lunedì 27 agosto 2018

Darklight Children - Capitolo 79


CAPITOLO 79

Ricordi intermittenti

 
Leonardo avanzò lentamente sul terreno asciutto, dall’erba che circondava il sentiero proveniva un forte odore di vegetazione bagnata, come dopo un lungo temporale.
Alzò il capo verso il cielo. Nuvole grigie, sottili e filiformi si dileguavano, nascondendo solo parzialmente il sole, che si faceva strada con la sua luce fioca. Si guardò poi intorno, ritrovandosi a essere l’unico visitatore del cimitero. Proseguì sicuro, le lapidi gli scorrevano a fianco e pur cercando di concentrarsi, non riusciva a leggere i nomi dei morti. Si fermò davanti a un piccolo recinto in ferro. Circondava uno spiazzo verde, punteggiato da fiori gialli e nel mezzo si innalzava una lapide di marmo più chiaro delle altre.
Il ragazzo si inginocchiò per sapere a chi apparteneva. Le lettere si confusero tra loro, ebbe addirittura l’impressione che si cambiassero di posto solo per fargli un dispetto. 
«Non preoccuparti. Ti tornerà in mente.»
Una donna con un lungo vestito nero e i capelli castani radunati in modo scomposto in uno chignon, apparve al suo fianco, posandogli la mano destra sulla spalla.
Leonardo si rialzò. «Sono sicuro di conoscere il suo nome. Sono qui per questo, vero?»
La donna gli sorrise. «Non solo.» Gli prese il volto tra le sue mani, coperte da guanti neri che le avvolgevano la pelle lattea fino all’avambraccio. «Il passato ti troverà senza aiuto. Devi preoccuparti del futuro. Di chi arriverà, di chi potrai fidarti. E ciò che sembra inoffensivo, tornerà a minacciarti.»
«Chi è che mi minaccia?» le domandò.
Lei era svanita. Le lapidi pure. La sua voce riecheggiò in quel luogo silenzioso.

«Mi hai capito, Leonardo?» domandò scocciata Sara. «Questa volta è una minaccia!»
Leonardo aprì gli occhi e si guardò intorno. Era sul divano del salone. In casa sua. Sara era seduta alla sua sinistra con accanto Naoko; Yuri occupava la poltrona accanto, con in braccio Sabrina; Davide era stravaccato su quella alla destra. Tutti lo fissavano.
«Che cosa?» domandò stordito dal risveglio improvviso e dalla musica che proveniva dal televisore di fronte  a lui. Il cast di Glee stava intonando il ritornello di We are young dei Fun.
«Ho detto che se continui a sonnecchiare, spengo questa lagna» ripeté la sorella, agitandogli il telecomando del lettore DVD davanti al naso. «Ci hai costretto a fare una maratona di questa serie e sei il primo ad annoiarti.»
Leonardo ricordò perché fossero tutti lì. Dal ritorno dalla sua presunta morte, sua sorella e i suoi amici avevano insistito per passare una serata tranquilla tutti insieme e così, dopo vari rinvii, si erano riuniti davanti alla tv.
«Non vi ho costretto con la forza. Mi avete lasciato voi libero di scegliere che cosa guardare.»
«E comunque l’episodio è finito» fece notare Davide.
«Problema risolto.» Strappò il telecomando dalla mano della sorella, premette il tasto STOP e lo schermo diventò blu.
Sara si accasciò contro lo schienale e arricciò il naso. «Non capisco come fa a piacerti questa roba.»
Naoko si tirò su, sporgendosi in avanti. «Non è male, forse un po’ ripetitivo.»
«I numeri di ballo e canto sono carini» aggiunse Sabrina.
Leonardo sbuffò. «Non capite, questa serie è una metafora della nostra situazione.»
Yuri inarcò un sopracciglio. «Stai scherzando? Non abbiamo mai cantato o ballato in gruppo. Ne lo faremo mai.»
Alzò gli occhi al cielo e si alzò in piedi, mettendosi di fronte ai cinque compagni. «Mi riferisco ai personaggi, a quello che rappresentano.» Puntò il dito verso Sabrina e Yuri. «La ragazza insicura che rimane incinta e il bravo ragazzo che vuole sempre fare la cosa giusta.» Indicò poi Naoko. «La ragazza asiatica.» Guardò infine Sara e Davide. «Quella che vuole fare la dura, ma alla fine ha un gran cuore. E il bullo che però si è integrato tra le sue vittime. Sono tutti come noi. Sono più di quello che sembrano.»
Sabrina aggrottò la fronte «È davvero così che ci vedi?»
«Essere giudicata solo come la “ragazza asiatica” mi sembra uno stereotipo e anche un po’ razzista» commentò Naoko.
«E poi pensavo che il nostro gruppo di riferimento fosse più quello dei protagonisti di Buffy» gli ricordò Davide.
Leonardo sospirò. «È più o meno la stessa cosa. In Buffy sono degli emarginati che combattono il soprannaturale. In Glee sono degli emarginati che si uniscono ai ragazzi che non lo sono, ma alla fine riescono ad amalgamarsi tra loro ballando e cantando.»
Sara ridacchiò. «Mi sa che sei un po’ confuso e continuo a non vedere il collegamento con noi.»
Leonardo sbuffò. «Voglio dire che siamo anche noi dei diversi che hanno saputo far fronte comune e uscirne vincitori. Abbiamo appianato le differenze e imparato a collaborare come un gruppo. Senza le coreografie, ovviamente.»
Gli altri lo guardarono poco convinti.
Scosse la testa rinunciando all’idea di condividere la su visione. «Lasciamo perdere.» Premette il tasto EJECT e andò a recuperare il disco dal piatto del lettore.
Alle sue spalle i ragazzi scoppiarono a ridere. Lui li fissò interdetto, infilando il DVD nella custodia.
«Ti stavamo solo prendendo in giro» disse Yuri.
«Ho raccontato agli altri delle tue lunghe spiegazioni e similitudini tra la vita vera e i serial quando guardavamo una serie insieme» continuò Sara. «E abbiamo deciso di metterti alla prova.»
Davide abbozzò un sorriso. «Volevamo vedere fino a che punto ti spingevi.»
Sabrina gli afferrò una mano. «Ma è bello sapere che continuerai a tormentarci con le tue analogie. Mi sono mancate.»
«Io continuo a essere offesa» replicò Naoko, facendogli la linguaccia.
«Va bene, ora che vi siete divertiti, direi che la serata è conclusa» disse Leonardo, fingendosi contrariato. In realtà era contento che fossero tutti li a scherzare con lui e a condividere uno sprazzo di normalità.
«Su, non prendertela.» Sara si alzò e gli schioccò un bacio sulla guancia. «Avevamo perso l’abitudine a non dover pensare a embrioni di demoni o morti apparenti. Questi ultimi due mesi sono stari rilassanti.»
Naoko si stiracchiò «A dire il vero, preparare la tesina per gli esami è stressante quanto la caccia ai demoni.»
Sabrina sospirò. «E io in più, con le assenze che ho fatto, devo anche recuperare parte del programma di varie materie.»
«Però hai un bravo tutor.» Yuri la baciò sulle labbra. «E ti confermo che ti porterò preparata agli esami finali.»
«Vi ricordo che nessuno di voi ha una madre che è anche professoressa» si lamentò Davide. «Per me la pressione della scuola non finisce mai.» 
«A questo proposito, c’è qualcosa di cui dovremmo parlare.» Leonardo trasse un lungo respiro, sapeva che l’argomento che voleva affrontare era delicato. «Credo che dopo tutto quello che ci è successo, dovremmo mettere al corrente i nostri genitori.»
«Spiegati meglio» disse Naoko.
«Mi riferisco ai nostri poteri. Come è successo a me, ci possono mettere in situazioni… particolari. Credo debbano essere pronti ad affrontarle anche loro. E poi c’è tutta la faccenda delle nostre origini…»
«Neanche per sogno. Mi sembra un’idea pessima. E stupida» replicò secca Sara.
«No, non lo è vero. Avete mascherato la mia non-morte con un incantesimo, ma se non ci fosse questa possibilità? Se dovessimo trovarci in un’altra situazione estrema, non saremmo costretti a prendere delle decisioni così… ecco, estreme.»
Davide si massaggiò il mento «Non ha tutti i torti.»
Naoko si alzò dal divano e guardò Sara. «Tuo fratello potrebbe avere ragione. Sarebbe più comodo che dover sempre inventare scuse strane, o rischiare che lo scoprano in modo brusco.»
Sabrina scese dalle gambe del fidanzato. «Mia madre non la prenderebbe bene in nessun caso.»
«Neanche mio padre» disse Yuri.
«Come fate a dirlo?» chiese Leonardo. «Non gliene avete ancora parlato.»
«Non è un argomento facile da inserire in una conversazione e conosciamo i nostri genitori» gli rispose lei.
Yuri si voltò verso Sara. «Siamo d’accordo con te. È meglio non raccontare niente.»
Davide scrollò le spalle. «Mi sa che non abbiamo scelta: siamo tre contro tre e due di noi hanno opinioni differenti, ma gli stessi genitori.»
Leonardo incrociò lo sguardo con la sorella. Lo sapeva da tutta la vita: quando si metteva in testa qualcosa era un’impresa spuntarla e convincerla a cambiare opinione.
Lei doveva aver fatto lo stesso ragionamento perché gli sorrise brevemente e aggiunse: «Questione chiusa.» Si girò, prese dal divano il telecomando del televisore e lo spense. «Vieni Naoko, per noi si è fatto tardi. Dobbiamo andare.»
«È già ora della pattuglia alle rovine?» domandò l’amica, controllando l’orologio al polso.
Leonardo rinunciò a riprendere il discorso. Da quando avevano impedito la rottura del Sigillo si erano divisi in gruppi di due e ogni sera, su richiesta di Angelo Moser, controllavano che nessuno si avvicinasse a quel che un tempo era stato il Portale Mistico, il negozio di articoli magici. Era un appuntamento che rispettavano puntualmente perché erano tutti d’accordo che su quel fronte non era il caso di correre altri rischi.
«Sì, il signor Moser ci dà il cambio dopo mezzanotte» rispose Sara, prese l’amica sottobraccio e attraversò il corridoio arrivando alla porta d’ingresso.
Yuri prese Sabrina per mano. «È meglio che andiamo anche noi.» Insieme si avviarono verso le ragazze.
Leonardo guardò l’ultimo rimasto «E tu? Vai o resti ancora un po’?»
«Dovrei parlarti, se non ti dispiace» rispose Davide. «Non ci vorrà molto.»
Seppur perplesso, Leonardo annuì. Si affacciò poi sul corridoio. «Sara, chiamami se hai bisogno.»
«Va bene, stai tranquillo» gli rispose, fece uscire gli altri e chiuse la porta dietro di sé.
Rimasto in piedi nel salone, a fissare in silenzio per alcuni secondi l’altro ragazzo, Leonardo provò un lieve imbarazzo.
«Stavo ripensando al tuo paragone tra noi e i protagonisti di Glee» esordì di colpo Davide. «Hai ragione. Mi sento un po’ come quel bullo, non quello con la cresta. L’altro, quello che tormenta il ragazzo gay.»
«Non sapevo seguissi anche questa serie» ribatté sorpreso.
«Ho visto qualche episodio. A un certo punto questo bullo ammette di aver sempre infastidito il ragazzo perché aveva una cotta per lui. Credo… insomma… in qualche modo per me è uguale.» 
Leonardo sgranò gli occhi.
Davide lo squadro incerto. «Sembri… non so, infastidito… .»
«E ti pare strano?» domandò irritato. «Hai reso i miei giorni a scuola un inferno, te la sei presa con me senza che sapessi il motivo, ammesso che ce ne sia uno, e ora ti aspetti che mi beva la storia del “ti rifiutavo perché mi piacevi e non volevo accettarlo”?»
«D’accordo, ho fatto di tutto per farti pensare il peggio di me, ma non era quello che volevo, non completamente almeno.»
«E questo dovrebbe convincermi che sei sincero?»
«C’era qualcosa che mi attraeva in te e non volevo che fosse così. Ho pensato che odiandoti e facendomi odiare, sarebbe passato. Poi abbiamo scoperto dell’altra vita, che eravamo una coppia e ho capito che tu in rea…»
«Basta» lo zittì Leonardo. «Non voglio parlarne. È tardi. Dovresti andare.» Lo afferrò per il braccio e lo portò verso la porta.
«Vado, ma dobbiamo finire questo discorso» insistette Davide.
Leonardo stava per ribattere, quando sua madre fece capolino dalla sua camera. «Ragazzi, è tutto posto? Mi sembrava di sentirvi discutere.»
Davide sorrise. «Solo opinioni diverse e abbiamo alzato solo un po’ troppo la voce.»
«Oh… ok»  commentò Grazia Martini. «Dov’è Sara?»
«È uscita ad accompagnare a casa Naoko» inventò all’istante Leonardo.
«E vi ha lasciati qui da soli?»
«Be’… sì» rispose. «È tanto strano?»
Grazia sorrise. «Non è educato andarsene quando ci sono degli ospiti ancora in casa.»
Davide inarcò un sopracciglio. «Leonardo è rimasto con me.»
«Sì, mamma, anche io abito qui» sottolineo lui.
Grazia si mise a ridere. «Mi fa piacere che tu ti senta tanto a tuo agio da chiamarmi mamma e considerare questa come casa tua, ma credo che Sara non sia il tipo da riuscire a convivere con eventuali fratelli. Le piace troppo essere figlia unica.»

 

                                                                       Continua….

lunedì 13 agosto 2018

Darklight Children - Capitolo 78


CAPITOLO 78

Risveglio dall’incubo

 

Sara si svegliò all’improvviso. Si tirò su e si sedette nel centro del letto. Massaggiandosi la fronte, udì un rumore indistinguibile in lontananza.
Si sentiva confusa dopo gli eventi della notte appena trascorsa. Ricordava la chiusura del Sigillo, la vittoria sui demoni e l’incantesimo lanciato per ripristinare i ricordi su suo fratello… eppure era inquieta. Erano ritornati tutti a casa sani e salvi, ma non riusciva a scacciare la spiacevole sensazione di aver mischiato realtà e desideri, come se tutto fosse stato solo un lungo sogno.
Abbandonò il letto, aprì la porta e uscì dalla stanza. Il misterioso rumore la raggiunse e questa volta riuscì a riconoscerlo: uno crosciare insistente d’acqua.
Attraversò il corridoio scalza. «Papà. Mamma.»
Non ottenne risposta, ma il rumore dell’acqua che cadeva, continuò senza sosta.
«Leonardo? Dove sei?» domandò, ma nuovamente nessuno rispose.
Avanzò diretta al bagno. Forse è stato davvero tutto un sogno pensò. Quella prospettiva la angosciò. Significava che suo fratello era morto davvero, che gli ultimi eventi erano stati solo frutto della sua immaginazione e la vita reale era un incubo da cui non sarebbe potuta uscire.
Appena posò la mano sulla maniglia della porta, l’acqua smise di scorrere. Si era immaginata anche quello? Scosse la testa, arruffando i capelli scuri ancora scompigliati dal sonno. Devo calmarmi e affrontare la verità. Qualunque sia si disse. Prese coraggio e spalancò la porta come una furia. 
Avvolto in un accappatoio verde, suo fratello la guardò interdetto. «Sara, che cosa hai? Sembri Pamela che ha visto Bobby risorto nella doccia.»
«Come? Cosa?»
Leonardo si tolse il cappuccio dalla testa e si sfregò i capelli bagnati. «I personaggi di Dallas, ti ricordi? Il vecchio serial che guardavano mamma e papà.»
Sara sorrise. Ecco la normalità che temeva di non riavere. Ritrovarsi in bagno a fare discorsi strambi con il gemello fissato con le serie tv.  «No, ma non importa. È bello vedere che stai bene.»
Lui si voltò a fissarla e inarcò un sopracciglio. «Perché non dovrei? Dopo che il signor Moser vi ha fatto recitare l’incantesimo per restituire a tutti i ricordi che mi riguardano, è come se non me ne fossi mai andato. Tu, piuttosto, non mi sembri in gran forma.»
«È tutto a posto» rispose. «Quell’incantesimo deve avermi scombussolata un po’, ma sarà un piccolo effetto collaterale della magia.»
La guardò diffidente. «Sei sicura?»
«Sì, sì, stai tranquillo. Mamma e papà sono già usciti?»
Lui annuì e prese a srotolare il filo dell’asciugacapelli.
Sara gli lanciò un’ultima occhiata e poi si voltò per uscire dal bagno.
«Non devi preoccuparti, non ti lascerò più sola» disse Leonardo facendola fermare.
In realtà lo ripeteva dal girono prima, in continuazione quasi ogni dieci minuti, ma a lei faceva piacere.   
«Non devi rassicurarmi, ti ho creduto le prime sei volte che me lo hai detto.»
«Ok. Allora, parlando di me, cosa credi ricorderanno tutti dei mesi in cui mi avevate cancellato dalle loro vite?»
Sara ricordò solo allora che c’erano stati cambiamenti magici per giustificare la sua scomparsa. La stessa stanza di Leonardo era cambiata, per certi versi sostituita, solo per ritornare normale come niente fosse la sera prima. Poteva esserci qualche problema? Forse, ma non voleva dare pensieri al fratello.
Tornò a guardarlo e fece spallucce. «Non ci pensare. Sono sicura che non ci sarà nulla di strano. Tutto sarà come prima.»
«Me lo auguro.» Leonardo sorrise a sua volta. «Per la cronaca, non te l’ho detto, ma mi sei mancata anche tu.»
Le andò incontro e l’abbracciò stretta. Lei rimase a godersi quel momento, che aveva pensato per molto tempo di non poter mai più vivere e perse ogni angoscia e dubbio.
«Basta, mi stai bagnando tutta» disse poi, fingendosi infastidita. Si staccò da lui e andò in cucina. «Sbrigati, preparo la colazione.»
«Tenti di uccidermi epr davvero questa volta?»
«Scemo!» gridò Sara.
Lui scoppiò a ridere, accese l’asciugacapelli e il rumore dell’aria ovattò la risata.
Sistemando le tazze sul tavolo, Sara non resistette all’impulso di ridere a sua volta. Erano mesi che non era così allegra e si sarebbe goduta quella sensazione senza remore. Dopo tutto quello che avevano passato, se lo meritava. Tra lei e suo fratello non era cambiato niente e finalmente aveva ritrovato anche la serenità.

Angelo osservò l’esterno del Portale Mistico, ma anche alla luce del giorno, il suo aspetto era disastroso.
Le radici erano scomparse, così come ogni altro segno di attività soprannaturale, ma rimaneva una costruzione semidistrutta, che sembrava aver appena subito i danni di un terremoto combinato con un uragano, abbattutisi solo su quel luogo.
«Il locale è proprio messo male.» La voce di Patrick Molina, comparso alle sue spalle, lo riportò alla realtà.
Angelo si girò. «In effetti... Sara non si è risparmiata.»
«Cosa ha raccontato a chi le ha chiesto come è successo?»
«Ho detto che lo gestivo per conto dei proprietari e hanno deciso di demolirlo, dato che il negozio di magia non ha fruttato gli introiti sperati» rispose Angelo. «Non è neanche del tutto una bugia.»
Patrick aggrottò la fronte. «Quindi non riaprirà nessun altro negozio? Niente che funga da copertura?»
«No, con il Sigillo in superficie e impossibile da nascondere, sarebbe troppo pericoloso. Il terreno appartiene ancora all’Ordine, ma credo che erigeranno dei ponteggi, o qualcosa del genere, per tenere lontano i curiosi. Una volta svuotato l’interno dai resti dei mobili e di quel che rimane del materiale in vendita, lasceranno tutto così com’è.»
«La polizia non farà domande sul cambiamento così veloce, soprattutto visto che è avvenuto in una sola notte?»
Angelo sorrise compiaciuto. «Mi creda, gli Anziani sanno come far tenere le bocche chiuse.»
Patrick rimase a bocca aperta, poi la chiuse intuendo a cosa alludesse. I due rimasero qualche minuto in silenzio a fissare ancora l’edifico.
«E lei cosa farà signor Moser? Lascerà la città?»
«No. Il mio compito rimane comunque di vigilare sul Sigillo. Purtroppo attira i guai con estrema facilità.»
«Forse, dopo quello che hanno dovuto affrontare, i ragazzi saranno disposti ad aiutarla» disse Patrick. «Pensa di coinvolgerli?»
Angelo si massaggiò il mento pensieroso. «È una buona idea. In effetti potrei provare a chiederlo. Dopotutto sono ciò che più si avvicina a dei veri “Guardiani del Sigillo”.» Poi divenne serio. «Nel caso, avrebbe qualcosa in contrario?»
Patrick scosse la testa. «Ammetto di averli sottovalutati e di essere stato un po’ troppo apprensivo, ma la scorsa notte ci hanno dimostrato di essere in grado di affrontare brillantemente questo genere di minacce.»
«A proposito di minacce, posso permettermi di darle un consiglio?» Angelo cercò di riassumere un tono gioviale. «Valuti attentamente quanto e in che modo permette a Kaspar De Santi di coinvolgerla insieme ai ragazzi nelle faccende del C.E.N.T.R.O.»
«Credevo che…»
Angelo alzò le mani per interromperlo. «So qual è la sua opinione, ma per favore, accetti questo suggerimento da amico.»
Patrick annuì. «D’accordo. Prometto che starò in guardia.»

Kaspar De Santi si stiracchiò sulla comoda poltrona, seduto dietro la scrivania del suo ufficio al C.E.N.T.R.O. .
Era stata una lunga notte, aveva temuto e aspettato la telefonata da parte di Patrick Molina che chiedeva il suo aiuto per impedire la riapertura del Sigillo, ma non era arrivata. A quell’ora del mattino, non avere notizie, significava che tutto si era risolto per il meglio. 
Una donna con i capelli castani legati in una coda di cavallo e con indosso un tailleur marrone, fece capolino davanti all’uscio aperto della stanza.
«Ti è sembrata una buona idea lasciarli andare via?» gli domandò irritata.
«Buongiorno Clara, sei arrivata presto» la salutò Kaspar, pulendosi gli occhiali con il bordo inferiore della giacca.
«In realtà questa notte sono rimasta qui anche io. E non mi hai risposto: perché hai permesso agli Alpha di uscire dall’istituto?»
«Era la mossa migliore. Mi sono guadagnato la loro fiducia.»
Clara entrò nell’ufficio, camminando elegantemente sui tacchi. «E pensi che ci sarà la benché minima possibilità che rimettano piede qui dentro di loro spontanea volontà?»
«Certamente.» Kaspar inforcò gli occhiali e li sistemò sul naso. «Nonostante quello che Angelo Moser potrà raccontare, i ragazzi hanno avuto la prova che questo luogo è sicuro. Non rappresenta un pericolo per loro.»
Clara incrociò le braccia sul petto. «Secondo me sei troppo fiducioso. E anche un po’ ingenuo.»
Kaspar scoppiò a ridere. «Ti preoccupi troppo, mia cara. Non dimenticare che prendo sempre le mie precauzioni, per evitare spiacevoli sorprese.»
I lineamenti della donna si rilassarono. «E non potevi dirmelo subito?»
«Non ti arrabbiare. Non dimenticarti che prima di andarsene, quei ragazzi ci hanno lasciato più di quanto potessimo sperare.»
«Vuoi dire il progetto…»
«Meglio non fare nomi ad alta voce, ma sì, proprio quello
Kaspar e Clara si scambiarono uno sguardo soddisfatto.

 

 
                                                FINE STAGIONE/VOLUME 2

lunedì 30 luglio 2018

Darklight Children - Capitolo 77


CAPITOLO 77

Siamo il Sigillo

 
«Sembra tutto normale» disse Davide, osservando Leonardo steso sul cemento con la testa posata sulle gambe di Naoko, inginocchiata accanto a lui.
«Durante il periodo della sua falsa morte deve aver imparato a usare la forma astrale al meglio» gli rispose la ragazza. «E poi non credo che Sara voglia fargli del male.»
Sabrina si avvicinò. «Pensate che l’aiuterà a tornare normale?»
Davide incrociò le braccia sule petto e la fissò deciso.  «Ha iniziato a sbroccare con la sua morte, se vederlo vivo e vegeto non la calma, non so cosa altro possa farlo.»
I versi agitati di Ombra e Scintilla, che avevano girovagato senza tregua lungo tutto il perimetro delimitato dal cancello con le sbarre scure, attirò l’attenzione del gruppo. I gatti soffiarono agitati e rizzarono il pelo sulle rispettive schiene nera e bianca. Corsero poi dalla padrona e dal modo in cui si scambiarono gli sguardi, fu chiaro che stavano comunicando con il pensiero.
«Che succede?» domandò Yuri, allarmato.
«Suppongo brutte notizie, come al solito» replicò Davide.
Naoko accarezzò le loro teste e annuì con viso calmo. Poi sollevò di scatto il capo e rivolta a tutti loro, disse: «Stanno arrivando i demoni! E Sono decisamente più di quanti ne abbiamo mai affrontati!»
Davide si voltò verso la cancellata, imitato dai suoi compagni di sventura.
«Dovete prepararvi a combattere» disse Angelo Moser.
«E con Leonardo come facciamo?» domandò Sabrina.
Patrick si accovacciò e lo spostò dalle gambe di Naoko. «Me ne occupo io. Dobbiamo dargli altro tempo per convincere Sara.»
Annunciato da grugniti e ringhi, un piccolo esercito di circa trenta demoni dalle squame di varie sfumature, fece capolino dal limite opposto del parco di fronte a loro, diretti a ciò che rimaneva del Portale Mistico. Procedevano in maniera scomposta, alcuni muovendosi a quattro zampe e tutti con l’andatura simile a zombie, un po’ barcollando e con lo sguardo vacuo e spento.
«Signor Moser, aiuti Patrick con Leonardo. Proteggetelo a ogni costo» ordinò Davide.
Angelo si chinò. «Forse potrei…»
«No, Davide ha ragione. Senza poteri, voi non avete possibilità» lo interruppe Yuri.
Anche se sorpreso che la sua decisione fosse stata appoggiata dall’altro ragazzo, Davide rimase concentrato sulla battaglia imminente. «Cercherò di creare una barriera abbastanza grossa per tenerli alla larga.»
«Non puoi soffocarli come hai fatto con il bibliotecario?» chiese Naoko.
«Sono troppi e in movimento» rispose. «Ci vuole precisione per rifare quell’operazione e questa non è la situazione adatta.»
I demoni avevano già superato i confini del parco e stavano raggiungendo il cancello, quando la più grossa cupola grigia che Davide avesse mai creato arrestò la loro avanzata.
Seppur con occhi che sembravano non veder realmente ciò che avevano di fronte, i demoni si accorsero dell’ostacolo opaco che ostruiva il loro cammino verso la meta desiderata. Cominciarono a spingere e poi a camminare uno sopra l’altro, fino a tentare di squarciarla con gli artigli.
Davide gridò per il dolore. Ogni colpo, graffio o pugno alla cupola, si ripercuoteva nella sua testa.
«Stai bene?» domandò Patrick.
«Non per molto.» Strinse i pugni per non cedere all’impulso di annullare la creazione. «È come se continuassero a conficcarmi mille aghi nel cervello.»
Yuri lo guardò e dovette fargli particolarmente pena. «Basta! Fai scomparire il campo di forza. Non ci sarai di aiuto se rimani ferito» gridò.
Stringendo Leonardo addormentato tra le braccia, Angelo disse: «Il negozio è pieno di articoli magici. Se riuscissimo a entrare potrei usare qualche incantesimo per stordirli.»
«Se Sara non ci ammazza prima» fece Sabrina.
Stremato dal dolore, Davide notò Naoko fissare i gatti bianco e nero e subito dopo questi si mossero e raggiunsero guardinghi la porta del negozio deformato. Rimasero a osservarla per pochi istanti e  poi voltarono le teste in direzione della ragazza.
«Ombra e Scintilla dicono che il campo mistico alzato da Sara si sta indebolendo.» Naoko andò dai due animali, afferrò la maniglia e una lieve scossa bianca percorse il dorso della mano, facendogliela ritrarre.
«Non sei stata respinta» notò Angelo. «Vuol dire che Leonardo è quasi riuscito a convincere Sara ad abbassare le difese.»
Davide non resistette più: cacciò un secondo urlo di dolore e poi indietreggiò di qualche passo. Tenendosi la testa tra le mani, alzò lo sguardo. La cupola si sgretolò nello stesso istante e i demoni in prima fila caddero a terra, calpestati dai compagni alle loro spalle, che si lanciarono nello stretto ingresso del cancello.
Yuri avanzò davanti a lui. «Tranquillo, ci pensiamo noi.»
Sabrina gli corse vicino e lui le prese la mano sinistra nella sua. Lei alzò il braccio destro e  ricorse all’energia telecinetica, respingendo gli avversari e bloccando i primi demoni che si erano incastrati nell’apertura.
Davide avvertì i palmi guantati di Patrick sulle spalle. «È tutto a posto? Ce la fai a stare in piedi?» gli chiese preoccupato.
Annuì. «È tutto ok» rispose, ansando. «Mi gira solo un po’ la testa.»
Con la mano libera, Yuri creò una cortina di fuoco per terrorizzare i demoni. Alcuni rimasero a fissare le fiamme, ma poi si buttarono in mezzo, superandole con diverse abrasioni sulle squame.
Sabrina agitò di nuovo il braccio, li afferrò con il potere della sua mente e li rimandò indietro.
«Dovete farvi venire un’altra idea» disse Yuri. «Sabrina è troppo debole per continuare e il mio potere è inutile.»
Davide si guardò intorno annaspando. Non avevano più espedienti da provare. Poi con la coda dell’occhio, colse di nuovo Naoko: continuava ad afferrare la maniglia, e non ci fu alcuna scossa al contatto tra la pelle e il metallo.
Si girò verso di loro e urlò: «Venite. Il campo mistico è scomparso.» Piegò la maniglia, ma la porta non si mosse.
«È bloccata dalle radici e da come Sara ha schiacciato la struttura del negozio.» Angelo sollevò Leonardo da terra. «Aiutateci a spingere. È la nostra sola possibilità.»
Davide si fece avanti seguito da Patrick, diedero diverse violente spallate alla porta. Ci impiegarono una manciata di minuti prima che questa cedesse, sbattendo rumorosamente sul pavimento all’interno.
«Tutti dentro» gridò Davide.
Naoko s’intrufolò per prima con Ombra e Scintilla. Poi passò Angelo, prestando attenzione a non far sbattere la testa di Leonardo nello stipite. Yuri trascinò Sabrina, mentre allontanava telecineticamente un ultimo demone, ed entrò con lei. Patrick fece altrettanto, e Davide, fermo a metà dell’uscio divelto, gettò un ultimo sguardo all’orda infernale.
Senza più nessuno a ostacolarli, i demoni si riversarono oltre il cancello, sformando il portoncino di metallo vicino alle sbarre come se fosse fatto di gomma. 

La porta cadde sul pavimento, sollevando una nuvola di polvere biancastra. Non appena si dissipò, Leonardo, con al fianco Sara, vide entrare i loro amici.
Scorgendosi in braccio ad Angelo Moser, pensò fosse il caso di ricongiungersi con il suo corpo. Gli bastò fissarsi per percepire una forza che lo trascinava verso se stesso.
Sbatté le palpebre e disse: «Adesso può farmi scendere.»
Colto di sorpresa, Angelo lo lasciò libero dalla sua stretta. Leonardo barcollò per i primi due passi e poi raggiunse sua sorella, prendendola per mano.
«Sara… sei di nuovo con noi?» domandò Naoko.
«Scusatemi. Ho combinato un casino.»
«Ognuno ha fatto la sua parte» le rispose Yuri.
«L’importante è essere di nuovo tutti insieme» concluse Sabrina.
Leonardo li guardò con gratitudine.
«Non lo resteremo a lungo, se non blocchiamo quei demoni» ricordò loro Davide, allontanandosi dall’ingresso.
I primi demoni iniziarono a frasi avanti dall’apertura. Ignorarono i presenti e si diressero sicuri verso il Sigillo. Una volta sopra la pietra circolare, si tagliarono la gola con gli artigli e si accasciarono sopra i corpi dei demoni che li avevano preceduti.
«Questo è il sacrificio» disse Angelo disgustato.
Con il resto del gruppo intorno, Leonardo osservò i demoni praticare quel macabro rituale in modo metodico. Senza più alcuna frenesia, entravano ordinatamente in fila per uno, si dividevano in più file nella stanza, evitando calcinacci e radici, e raggiungevano a turno la destinazione. A ogni goccia di sangue e corpo morto che si riversava sulla pietra, questa emetteva un fugace lampo di luce rosso-violacea e la crepa sulla sua superficie si allargava di pochi millimetri.
«Non possiamo lasciarli continuare» disse Yuri. «Ci deve essere un modo per fermarli.»
Angelo si guardò intorno. «Qui dentro è peggio di quanto pensassi, Se mi metto a cercare forse pot…»
«No, è inutile. Una volta iniziato, il rito si conclude solo con la riapertura del Sigillo» rispose Sara con aria colpevole. «Neanche nel Ritus esiste un contro-incantesimo.»
«Allora, non possiamo fare altro che andarcene e cercare di essere il più lontano possibile da qui quando uscirà DiKann» fece Davide.
«Così condanneremmo la città e il mondo intero» replicò Naoko.
Sabrina si voltò verso Angelo Moser. «Cosa dobbiamo fare?»
Leonardo lo scorse abbassare lo sguardo sconfitto. E in effetti anche lui non vedeva più possibilità. Il locale era distrutto, vari oggetti e manuali di magia erano sparpagliati sul pavimento, nello stesso modo in cui potevano essere abbandonati dopo la razzia di una banda di sciacalli. Forse interpellando gli Anziani dell’Ordine potevano trovare una soluzione, ma non c’era abbastanza tempo. Eppure, quelle stesse persone avevano dato origine a tutto, perfino il Sigillo era opera loro, come le nuove vite...
«Restiamo solo noi» disse, arrivando a una improvvisa consapevolezza e attirando gli sguardi di tutti su di sé. «Tutto è iniziato con noi, noi siamo le chiavi di questa prigione. Non so se funzionerà, ma metà del Sigillo si apre grazie alla nostra energia, quindi c’è la probabilità che il nostro potere possa fermare il rituale.»
«Potrebbe funzionare, ma la percentuale è molto bassa» disse Angelo, scrutandolo incerto. «Ipotizzerei meno del cinquanta per cento.»
Patrick avanzò agitando le braccia. «No, è troppo bassa. Ero presente quando il professor Barbieri vi ha usati per aprire il Sigillo, avete rischiato di morire. Non ve lo lascerò fare. Vostro zio Fulvio non lo vorrebbe.»
Leonardo insistette. «Non abbiamo altra scelta. Anche se è rischioso, dobbiamo almeno provarci. E questa volta sarà diverso perché saremo tutti e sei insieme.»
Davide lo guardò confuso. «Noi a cosa serviamo? Non siete solo voi due ad avere potere su quella dannata pietra?»
«Mio fratello ha ragione» intervenne Sara. «Ci hanno detto che la nostra rinascita è legata alla vostra e i nostri incubi comuni sul passato hanno dimostrato che è vero.»
Naoko annuì. «È vero: siamo tutti collegati e se uniamo la nostra forza, abbiamo più probabilità di salvarci.»
Patrick si rivolse ad Angelo. «Cosa ne pensi?»
L’altro si massaggiò il mento. «Potrebbe funzionare.»
«Allora è deciso.» Yuri fece un passo avanti, tenendo Sabrina per mano e con l’altra prese quella di Sara. «Sbattiamo la porta in faccia a DiKann.»
Con i tre compagni, Leonardo si avvicinò ancora di più al Sigillo e offrì il suo palmo libero a Davide. Lui lo afferrò senza opporre obiezioni e porse l’altra mano a Naoko. Lei l’accetto e diede la seconda a Sabrina, chiudendo il cerchio. Riuniti tutti e sei attorno al Sigillo, furono illuminati dalla luce sinistra che emanava. I demoni non si scomposero per allontanarli: mettendosi a quattro zampe, passavano sotto le loro baraccia e andavano a morire sopra i loro simili.
«Concentratevi sulla spaccatura» urlò Angelo. «Cercate di chiuderla.»
Leonardo abbassò il capo. La spaccatura era coperta dai corpi ammassati, ma era lì sotto. Ogni suicidio la faceva sussultare e lo percepiva come un battito del cuore. Tutti loro potevano farlo, riuscivano ad attingere alla stessa energia che aveva portato alla loro rinascita e spinti a ritrovarsi nella vita del presente.
«Chiuditi» gridò Leonardo.
Inaspettata la sua vista passò attraverso ai cadaveri e vide nitidamente il simbolo del teschio con le corna da cui pendevano i serpenti: il sangue violaceo dei demoni stava fluendo in piccoli rivoli al suo interno, alimentando la spaccatura, che avanzava per aprirsi. Per pochi istanti però si placò, obbedendo al suo comando.
Udì i compagni gridare come lui e la fenditura sulla pietra si bloccò a metà. Erano più forti del rituale, avrebbero trasformato la punizione in una missione, dimostrando di aver imparato i loro errori ed essere diventati degli esseri migliori.
I lampi di luce del Sigillo si susseguivano sempre più frequentemente, ma una nuova luce emerse. Scaturì dai loro corpi, bianca e pura, e allo stesso tempo calda e rassicurante.
Leonardo percepì la stessa sensazione di quando si teletrasportava, la condivise con tutti e insieme la riversarono sul Sigillo.
I cadaveri dei demoni ai loro piedi si consumarono come neve sotto il sole: le squame si sciolsero, lasciando il posto agli scheletri, che divennero subito cenere. Il sangue colato evaporò in sottili fumi porpora e si disperse verso l’alto, mentre le radici rinsecchirono fino a sparire nel nulla.
I demoni, ormai entrati tutti nel negozio, smisero di avanzare, rimasero fermi, guardandosi intorno confusi. All’unisono lanciarono un latrato piegando la testa all’indietro e la luce bianca li avvolse, consumando anche i loro corpi e lasciando solo piccoli mucchi di cenere chiara.
Il Sigillo tremò e dalla sua superficie si innalzò una colonna di energia crepitante, che spense la luce che emanavano e li obbligò a rompere l’unione delle loro mani, facendoli cadere seduti sul terreno. Quando si restrinse fino a scomparire, nel Portale Mistico regnò il silenzio assoluto.
Muovendosi sulle ginocchia, Leonardo si  porse in avanti. Il Sigillo presentava ancora il principio di una spaccatura, ma la crepa non lo aveva attraversato interamente da parte a parte. Era chiuso e svolgeva la sua funzione.
«Ci siete riusciti» disse Angelo incredulo.
«Ce l’hanno fatta!» esultò Patrick e corse verso di loro.« State tutti bene? Nessuno è ferito?»
«Stiamo bene» rispose Yuri, rialzandosi per primo.
Leonardo lo imitò e così anche gli altri. Osservarono ancora la pietra.
«È tutta opera nostra?» chiese Naoko.
«Puoi giurarci! Li abbiamo disintegrati» fece Davide.
«Non riesco a credere che sia tutto finito» disse Sabrina.
Leonardo si girò verso Sara e lei ricambiò il suo sguardo, sorridendo. «Finalmente possiamo tornare a casa.»
«Niente affatto» rispose. «Prima dovete sistemare quel pasticcio della memoria delle persone. A parte voi, nessuno di quelli che conosco sa che esisto.»

 
Continua…

lunedì 16 luglio 2018

Darklight Children - Capitolo 76


CAPITOLO 76

Condividiamo luce e oscurità

 
Sara rimase paralizzata a fissarlo. Si chiese se l’energia del medaglione le avesse dato alla testa, o forse era colpa dei suoi poteri mentali: si era spinta troppo in là e ora aveva perso il contatto con la realtà.
Suo fratello non poteva essere vivo.
«Che ci fai tu qui?» gridò Carovus. «Nessun umano può penetrare la barriera.»
«Fatti gli affari tuoi faccia da lucertola. E per la cronaca sono stati troppo gentili nel descriverti: sei più brutto di quanto mi avessero detto» replicò Leonardo. Si voltò poi a guardarla. «Sara, è tutto reale. Non sono morto. Non lo sono mai stato. Ferma questa stupidaggine!»
Sara si portò le mani alle tempie. Stava impazzendo. Perfino la sua voce era uguale e il suo modo di fare battute per nascondere la paura. Era lui. Leonardo era tornato.
Carovus si girò di scatto e le urlò: «Non farti confondere, Principessa. È un trucco dei tuoi cosiddetti amici. Non è veramente chi dice di essere.»
«Sei parecchio testardo per essere uscito da una palude» rispose Leonardo. «Sono suo fratello.»
Sara mosse un passo dopo l’altro con estrema cautela. Avanzò insicura e stordita fino a raggiungere Leonardo. Alzò una mano per accarezzargli una guancia, ma le sue dita attraversarono la pelle, come se fosse un’immagine finta, come se fosse un fantasma...
«No!» Aarretrò disgustata. La sorpresa si tramutò in rabbia. «Come osate prendervi gioco di me in questo modo» gridò. «Usare mio fratello in questo modo… infangare la sua memoria!»
«Sara, calmati. Ti stai sbagliando» le rispose il ragazzo.
«Stai zitto!» sbraitò. In preda alla furia, Immaginò lame affilate e gli lanciò contro una scarica di energia mentale.
Leonardo parve vederla arrivare in anticipo e si scostò per evitare il colpo. «Smettila e ascoltami: non sono morto veramente. Ho sviluppato anche io il mio potere originario. Sayka aveva facoltà psichiche, mentre Lucen poteva usare la proiezione astrale. Ed è questa la forma con cui sono riuscito a entrare.»
Ancora una volta, Sara si sentì confusa. Nei suoi ricordi riaffiorò qualcosa, nel passato la se stessa demoniaca aveva combattuto spesso con l’alter ego di suo fratello e lui poteva separare la sua essenza dal corpo.
«Non dargli retta. Sono i tuoi ex-compagni a parlare per lui.» Carovus si mosse guardingo, per insinuarsi tra di loro. «Stanno provando a confonderti, temono il tuo potere e vogliono sfruttare il tuo defunto fratello per fermarti.»
«Sei davvero fastidioso! Avanti sorellina, non puoi davvero credere a questa patetica imitazione di Lizard» disse Leonardo.
Sara lo guardò speranzosa. C’era un riferimento a un fumetto in quella frase, non sapeva bene quale, ma era sicura che c’entravano i super-eroi. I suoi ex-amici non potevano impegnarsi al punto di cogliere quei particolari. Però l’avevano già manipolata in passato, come poteva fidarsi?  
«So cosa ti è successo» continuò lui. «Il tradimento di Yuri, la gravidanza di Sabrina… so quanto tutte le delusioni possono averti fatto arrabbiare, ma questa non sei tu.»
«Come fai a dirlo? Come puoi sapere chi sono?» domandò Sara. Lei stessa non riusciva più a essere certa della sua identità.
«Perché nessuno ti conosce bene quanto me.» Leonardo le sorrise. «Anche se hai sempre rifiutato sentirmelo ripetere, tra noi c’è un legame speciale, ancora prima di scoprire di avere dei poteri. Per questo motivo riuscivo a materializzarmi nel magazzino solo quando eri tu a pensarmi. Il tuo affetto e il tuo desiderio di rivedermi erano la mia fonte di energia. Mi permettevi di ritrovare la strada.»
Sara lo fissò per qualche secondo senza fiatare. Era un’informazione che Leonardo non conosceva, nessuno sapeva che lo aveva visto. E anche quel suo discorso melenso… era proprio il genere di sentimentalismo che solo il suo stupido adorato fratellino sapeva tirar fuori nei momenti di crisi.
«Fanno leva sulle tue debolezze» intervenne Carovus. «Tuo padre DiKann mi ha messo in guardia sugli stratagemmi dell’Ordine, la stessa organizzazione che vi ha spiati e portati alla rovina.»
Sara arretrò tenendosi la testa tare l mani. Era di nuovo confusa. La spiegazione della proiezione astrale aveva senso: poteva essersene ricordato quando il potere si era risvegliato; però era anche possibile che gli altri lo avessero letto dal Registro dell’Ordine che lo riguardava e stessero sfruttando quella scoperta contro di lei. Qual’era la verità? A chi doveva credere?
«Vorrei che fosse vero» disse con voce tremante. «Ma non so più di chi posso fidarmi…»
«Fidati di te stessa. Dei tuoi sentimenti Se fossi morto, davvero morto, lo avresti sentito. Una parte di te, sarebbe scomparsa per sempre.» Leonardo allungò il braccio e aprì la mano, offrendole il palmo. «Quando sei stata rapita e ti hanno aggredita, io ho avuto la certezza che fossi in  pericolo. Te lo ricordi? Il nostro legame, forse un po’ soprannaturale, ma comunque la forza della nostra unione.»
Sara cadde sulle ginocchia. L’ultima rivelazione scacciò ogni dubbio. Non era pazza, chi aveva di fronte non era un’imitazione di Leonardo. Era suo fratello ed era tornato da una morte illusoria. I suoi occhi si riempirono di lacrime e istintivamente si coprì il volto per non farlo vedere.  
Carovus balzò in avanti e con rapidità si avventò contro Leonardo.
«Ehi!» urlò il ragazzo.
Sara scostò le mani. Seppur colto di sorpresa, il fratello schivò gli artigli del nemico.
Il demone non rallentò il suo attacco spasmodico. «Maledetto falso spettro, non rovinerai il mio trionfo, non ti permetterò di intralciare la mia ascesa al fianco del Re DiKann» disse Carovus, mostrando le zanne e fendendo senza sosta l’aria con le mani artigliate per colpire il nemico. «A quanto pare sei realmente quel dannato ragazzino! Avresti dovuto rimanere morto! Anzi, avrei dovuto eliminarti io quando ne ho avuto l’occasione.»
«Ma di che parli? Non ti ho mai visto prima» rispose Leonardo, indietreggiando incerto.
«Non con questo corpo. Quella notte ero umano e tu sei comparso all’improvviso, come oggi. Mi hai inviato nel Primo Inferno, volevi punirmi per aver aggredito tua sorella e invece mi hai fatto un favore. Ricambierò il favore dandoti una morte rapida e definitiva.»
Leonardo scattò di lato e Sara lo vide guizzare come un lampo di luce: con quel unico movimento, arrivò al suo fianco.
La guardò aggrottando la fronte. «Hai visto chi hai come alleato? Qualunque cosa ti abbia promesso non puoi fidarti ora che sai chi è. Apri gli occhi: sei stata usata, ma sei ancora in tempo per rimediare.»
Sara fissò Carovus mentre si girava nella loro direzione. Aveva ragione. Si era fidata di quel demone solo perché l’aveva detto il padre demoniaco e per tutto il tempo aveva avuto al fianco il suo assalitore. La prospettiva di aprire il Sigillo e riunirsi a DiKann, non le sembravano più una buona idea.
«Ora basta» ordinò. «Sparisci dalla mia vis…»
Non riuscì a terminare la frase. Carovus corse in avanti a quattro zampe e poi con gli artigli della mano destra, squarciò la figura evanescente di Leonardo.
Rimase allibita a fissare lo spazio vuoto dove prima si trovava.
«Cosa hai fatto?» urlò. Non poteva accadere ancora. Non poteva perderlo una seconda volta.
«Quello che era necessario. L’ho eliminato» rispose Carovus. «È per il tuo bene, mia principessa. Mi ringrazierai quando ti troverai al cospetto di DiKann e capirai che ti ho impedito di fare la scelta sbagliata.»
«Sei morto» sibilò Sara. Il suo amato fratello le era stato strappato un’altra volta e non poteva accettarlo, tanto meno perdonare il colpevole.« Quando mi hai aggredita su quel prato ero indifesa. Da quella notte tu sei rimasto lo stesso mostro, ma io ora sono più forte.»  
Carovus perse la sua baldanza e il terrore invase i suoi occhi.
Sara allargò le braccia, concentrò ogni forza nella testa e lasciò che la mente liberasse tutto ciò che provava: odio, dolore, disperazione, vendetta.
«Ferma… hai bisogno di me…» mugolò. Si strinse la testa e inarcò la schiena. Sangue violaceo gli scorse dalle orecchie.
«Non ho mai avuto bisogno di te.» Sara spinse i suoi sentimenti come fossero un’arma e il colpo psichico si abbatté sul demone. «Non farai più del male a nessuno!»
Carovus cadde sulla schiena contro il pavimento. Emise un ultimo latrato di dolore e il suo sguardo si spense. Rimase immobile steso, la bocca spalancata, gli occhi sbarrati e senza vita.
Sara ansimò per lo sforzo. Trattenne i singhiozzi e si fece avanti. 
«Leonardo» urlò, scavalcando il cadavere. Si guardò intorno tremando. «Ti prego, Non lasciarmi di nuovo.»
Un fascio di luce azzurra apparve davanti a lei e prese la forma del corpo di un ragazzo.
«Credevo avessi capito che non è così facile sbarazzarsi di me.»
D’istinto si sporse in avnti epr buttargli le barccia al collo, ma poi ricordo che non poteva toccarlo. «Sciusa…  Ho avuto paura che fossi morto… ancora.»
«Ho solo dovuto “assentarmi” momentaneamente» rispose sorridendo. «È un trucco che ho imparato nei mesi da fantasma. Devo ancora perfezionarmi.»
Guardandolo di fronte a sé sano e salvo, Sara non riuscì a trattenere le lacrime. Finalmente si sentiva serena, la solitudine e il senso di vuoto erano spariti di colpo.
La pelle sotto il collo le bruciò e una forma sferica rossa si fece strada verso la sua carne. Il medaglione di DiKann fuoriuscì dal suo corpo e cadde per terra, infrangendosi in quattro pezzi.
«Cos’è quell’affare?»
«Era il Catalizzatore per risvegliare i demoni» rispose, asciugandosi con il dorso della mano sinistra le lacrime e massaggiandosi con la destra il collo e il petto. «Credo che rifiutandomi di eseguire gli ordini del demone, il mio fisico lo abbia espulso.»
Solo a quel punto ricordò l’altra funzione dell’oggetto. Si voltò di scatto e una nutrita fila di spettri dalla carnagione grigia li circondò all’istante, confermando i suoi timori.
«Stupida! Hai davvero creduto di esserti liberata di noi?» la derise il solito ragazzino.
«Sei stata astuta a ricorrere al potere di tuo padre per mettere a tacere la tua coscienza» disse la donna che aveva già incontrato in camera sua. «Hai fatto male a disfarti del tuo medaglione. Ci hai zittiti per poche ore e ora abbiamo l’eternità per farti scontare le tue colpe.»
«No! No!» gridò Sara in preda al panico «Vi prego… vi prego…»
«Sara, che sta succedendo?» domandò Leonardo. «Chi sono questi… tizi?»
Lei lo scrutò allibita. «Tu riesci a vederli?»
«Sì e credo che abbiano urgente bisogno di un check-up medico.»
La moltitudine di spettri grigi posò lo sguardo su suo fratello e parvero sorpresi quanto lei che fosse in grado di scorgerli.
«Sono gli spiriti delle vittime di Sayka» gli spiegò. «Mi perseguitano per ciò che ho fatto nell’altra vita.»
«Quindi è anche per questo che hai accettato di assecondare DiKann?»
«Non avevo scelta. Hanno giurato di tormentarmi per ricordarmi le mie colpe.» Sara arretrò, mentre sentiva il senso di oppressione stringersi intorno alla gola. «La vera punizione è avere a che fare con loro, non essere rinata come tua gemella.»
«Hai ragione e forse è questo il vero significato di ciò che ha fatto l’Ordine. Siamo rinati per essere legati, non devi più portare questo peso da sola.»
«Cosa vuoi dire?»
«Le tue azioni nel passato potevano essere sopportate da Sayka perché era stata cresciuta come un demone, ma tu sei un essere umano e il senso di colpa ti schiaccia. Ma se mi prendo una parte del tuo fardello, non ti accorgerai più di portarlo.»
«Non permetteremo che accada!» sbraitò una voce nel gruppo di spiriti.
«Voi non potete scegliere» ribatté serio Leonardo.
«Sei certo? Come riusciremo a farlo?» domandò Sara.
«Stupidi! Nessuno può cancellare le proprie colpe!» disse un altro spettro. «Non riuscirete mai a scacciarci.»
Leonardo lo ignorò e tornò a fissarla. «Fidati di me. Se ci credi, ci riusciremo.»
Lei ricambiò il suo sguardo pensierosa. «E se fosse troppo da sopportare? Non voglio che tu soffra a causa mia.»
«Quando siamo insieme, non c’è niente che possa spaventarmi.»
Leonardo posò il palmo della mano sinistra quasi sul dorso della destra della sua, illuminandola di luce azzurra. Sara vide davanti agli occhi delle parole. Una formula nacque nella sua mente. Senza timore la recitò: «Da uno a due in un tutt’uno. La colpa tua per metà sia mia, senza ostacolo alcuno!»
Nel pronunciarla, udì la voce di Leonardo ripetere quella frase insieme a lei, le stesse identiche parole.
Gli spiriti urlarono e si dimenarono, mentre le loro sagome si disgregavano per poi fondersi in una gigantesca nuvola di fumo grigio. Quell’ammasso vorticò su se stesso e poi si abbatté su di loro, dissipandosi alle loro spalle.
Lei e il fratello chiusero gli occhi. Sara sentì un legame fisico con lui. Sapeva che come lei provò un breve brivido; poi nausea per via dall’odore della terra marcia mischiato a carne morta; infine un lieve senso di sollievo. Riaprirono gli occhi, entrambi nello stesso momento.
«Sono scomparsi» notò Sara. «Eppure sento che non se ne sono andati.»
«Saranno sempre con noi» rispose Leonardo. «I loro volti si stanno diffondendo nella mia memoria. Finché li ricorderemo e proveremo rimorso per la loro morte, non ci tormenteranno.»
«Vuol dire che è tutto finito?»
«In un certo senso sì, finalmente è finita.»
Urla e versi disumani li raggiunsero dall’esterno. La porta venne scossa da colpi violenti e la polvere scivolò dai muri circostanti, cadendo sul pavimento.
Fuori era ancora in corso una battaglia contro i demoni.

 

                                                  Continua…

lunedì 2 luglio 2018

Darklight Children - Capitolo 75


CAPITOLO 75

La luce sul sentiero oscuro

 
Il Portale Mistico era diventato irriconoscibile. Sara riusciva a percepire con il potere della mente come apparisse all’esterno pur restando all’interno.
Dai muri spuntavano radici e rovi con spine simili ad aculei. Il tetto era crollato, distruggendo il piano superiore e ora l’unico spazio era costituito dal magazzino sotterraneo. L’edificio tozzo e basso, appariva come una goffa rappresentazione di  un gigantesco porcospino.
Circondata dai fusti delle radici, da rimasugli di calcinacci e macerie, frammenti di legno e pezzi di articoli un tempo in vendita, e seduta a gambe incrociate Sara scrutò il Sigillo in pietra davanti a sé.
I demoni che avevano fatto irruzione con lei si erano sparpagliati nel perimetro deformato del negozio, attirati dai veri oggetti mistici che ormai erano stati portati in superficie. Solo Carovus rimaneva calmo in piedi alle sue spalle, osservandola impettito con le braccia dietro la schiena.
«Libera la mente. Lascia che il medaglione di tuo padre ti guidi» le disse, con il tono dell’istruttore che sprona il suo allievo. «Scova in questa città i cuccioli di demone e aiutali a nascere.»
Sara riuscì a vedere con gli occhi della mente a chilometri di distanza e mentre scandagliava ogni zona, avvertì il medaglione circolare bruciare sotto la pelle. Potenziava le sue capacità e l’aiutava  focalizzarsi sui suoi obbiettivi, ma non le risultò comunque faticoso svolgere quell’azione. Era come se lo avesse fatto da sempre e ricordò che nel suo lontano passato era stato così.
Udì sibili e fremiti come di insetti, ma a un volume decisamente alto. Una piccola parte di lei provò un impeto di orrore e rifiuto, ma passò velocemente. La soddisfazione di aver compiuto correttamente il compito, la conquistò totalmente.
Svegliatevi! Prendete possesso del corpo che vi ospita ordinò con la voce della sua mente. Sayka, Principessa del Primo Inferno, vi richiama!
Ancora una volta, percepì il calore del Catalizzatore sotto la carne, emanò una luce cremisi che si espanse per tutto il locale, superò le pareti e si diffuse all’esterno, illuminando la notte scura.

«È stata una buona idea andare a comunicare noi le volontà dei ragazzi al posto loro» disse Angelo, mentre percorreva il corridoio del C.E.N.T.R.O. che portava all’ufficio di Kaspar De Santi.
Al suo fianco, Patrick lo fissò scettico. «Sono troppo coinvolti emotivamente e potrebbero diventare aggressivi senza motivo. Anzi, vorrei che rimanessi in silenzio anche tu.»
Angelo sorrise. «Cambierai idea.»
«Perché sei tanto diffidente nei confronti di Kaspar? Ammetto che ha tenuto dei segreti, ma mi ha aiutato e fino a ora ha fatto lo stesso con i ragazzi.»
Angelo capiva le buone intenzioni dell’altro, ma era un ingenuo se credeva alla buona fede di De Santi. E lui lo sapeva per esperienza. «Non è un benefattore. Ha sempre un secondo fine.»
«Come fai a esserne tanto sicuro?»
«Lo conosco da abbastanza tempo.»
Angelo bussò alla porta davanti a sé e dall’interno la voce di Kaspar li invitò a entrare. Si fermarono a pochi passi dalla scrivania e De Santi li guardò perplesso. «C’è qualche problema? Posso esservi utile?»
«Siamo venuti a salutarti» rispose Patrick. «Ti ringraziamo per tutto quello che hai fatto per Sabrina e anche per Leonardo, ma è il momento che ce ne andiamo.»
«I ragazzi vogliono venire con voi?»
Angelo lanciò una fugace occhiata a Patrick come a dire: “Te l’avevo detto”, poi disse: «Sì, sono già pronti all’ingresso.»
Kaspar abbandonò la sedia e si mise in piedi di fronte a loro. «Posso sapere la ragione di tanta urgenza?»
«Sara sta distruggendo il mio negozio» replicò Angelo. Voleva metterlo alla prova, mostrare a Patrick con chi avessero davvero a che fare. «Sta provando a spezzare il Sigillo e liberare suo padre DiKann.»
«Se avete bisogno di aiuto, dovete solo chiederlo» ribatté pacato Kaspar. «Alcuni degli ospiti del C.E.N.T.R.O. sono già preparati per affrontare situazioni di questo genere.»
«Ti ringrazio, ma non è necessario» lo precedette Patrick. «Per i ragazzi è una questione personale. Sara è la sorella di Leonardo e una loro amica, vogliono farcela con le loro forze e credo che sia necessario per aiutarli a chiudere definitivamente i conti con il passato. Sono certo che anche l’ispettore Fulvio Marchi vorrebbe che i suoi nipoti ce la facessero da soli.»
Kaspar sorrise. «Come preferite, allora posso solo augurarvi buona fortuna. E ricordatevi che le porte del C.E.N.T.R.O. sono sempre aperte per voi.»
Angelo rimase a fissarlo interdetto. Non si aspettava tanta gentilezza, né che fosse così ben disposto a farli andare via dopo quello che gli aveva rivelato. C’era sotto qualcosa, ma non aveva tempo di indagare. Girò sui tacchi e si avviò fuori dall’ufficio con Patrick al seguito.
A metà corridoio gli disse: «A quanto pare ti sbagliavi. Non ci ha ostacolato, si è perfino offerto di aiutarci. Forse dovresti rivedere la tua opinione su di lui e su questo posto.»
Non aveva voglia di affrontare quella discussione, così tagliò corto. «Credimi, sono sicuro di non potermi fidare di Kaspar. Temo che sarai tu a doverti ricredere.»

Arrivarono in prossimità dell’ex-negozio a bordo delle auto di Yuri e Angelo, dal finestrino del mezzo di quest’ultimo Leonardo osservò atterrito la trasformazione della costruzione. Aprì la portiera posteriore e uscì all’aperto. La luce fioca dei lampioni rendeva l’aspetto dell’edifico accartocciato e sformato ancora più raccapricciante e grottesco.
«È peggio di quando ce ne siamo andati» disse Naoko, scendendo dall’auto di Yuri.
Angelo chiuse la portiera del guidatore del suo mezzo e guardò accigliato la situazione. «Ha portato il Sigillo in superficie e tra poco questo posto sarà pieno di demoni. Ormai manca pochissimo al sacrificio.»
«E noi non abbiamo ancora un paino» fece notare Sabrina, posizionandosi accanto a Yuri, sceso a  sua volta dall’automobile.
Dopo aver fatto il giro del mezzo e superato Patrick, Davide si diresse verso la porta, che era stata risistemata nel nuovo ingresso creatosi dopo la “ristrutturazione” da Sara. «Non ci serve un piano. Entriamo e le facciamo vedere che suo fratello è ancora vivo.» Mise la mano destra sulla maniglia e una scarica elettrica lo sbalzò all’indietro, facendolo atterrare ai piedi dei compagni.
«Che diavolo è stato?» chiese Yuri, mentre con Patrick si piegava per aiutare l’amico a rialzarsi.
«Un campo mistico» rispose Angelo. «Sara l’ha usato per ricoprire tutta la struttura e tenere alla larga noi e qualsiasi altro essere umano.»
«Quindi nessuno può entrare» concluse Patrick.
«Io posso» replicò Leonardo. «Posso teletrasportarmi.»
Naoko scosse la testa. «No, è come quando sei rimasto bloccato nel campo di forza di Davide a scuola. La barriera inibisce il tuo potere.»
«Allora, userò la proiezione astrale.»
Yuri si voltò a guardarlo preoccupato. «Non sarebbe più sicuro se restassimo uniti?»
Sabrina annuì. «Ti ho già detto che dentro troverai esseri pericolosi e non possiamo rischiare di perd...»
«Andrà tutto bene» la interruppe lui. «Se dovesse ferire la mia proiezione, il mio corpo è qui fuori con voi, non sparirò chissà dove e non dovrete andare a cercarmi. Inoltre, potrete richiamarmi in caso di guai.»
Gli altri lo guardarono non del tutto convinti. Sembravano sicuri che fosse una missione suicida. Invece Leonardo era certo che fosse la soluzione migliore, l’unica per cercare di contenere i danni che erano già parecchi e risolvere tutto nel minor tempo.
«Siamo tutti d’accordo che sono l’unica possibilità di farla ragionare» ribadì. «So che mi darà ascolto e forse riuscirò anche a impedire che inizi a sacrificare i demoni.» 
«Ha ragione» disse Angelo. Era serio e con le braccia incrociate sul petto, sembrava stesse valutando mentalmente i pro e i contro. «Strategicamente, è il nostro asso nella manica. Sara non si aspetta di trovarselo davanti agli occhi.»
Patrick gli mise la mano destra sulla spalla. «Va bene, vai. Ma se la situazione diventa troppo pericolosa, torna da noi. Troveremo un altro modo.»
Leonardo annuì. Chiuse gli occhi e si concentrò sull’idea di rimanere lì fuori a proteggere i suoi amici e sull’idea di salvare sua sorella. Si sentì trascinare verso l’alto e prima che un bagliore azzurro offuscasse il suo sguardo, intravide il suo corpo che si accasciava al suolo con i compagni intorno.

Sara non sapeva se era per merito del medaglione o dei suoi poteri mentali, ma i simboli sulle pagine del Ritus – che le erano sembrati degli scarabocchi quando li aveva visti per la prima volta – ora erano chiari e comprensibili.
Prese a recitare le frasi che leggeva, intonando l’incantesimo perché avesse effetto il prima possibile. Il richiamo mentale era servito a far schiudere le uova e risvegliare i demoni, lo aveva percepito come se si fosse trovata accanto a ognuno di loro nel momento in cui accadeva, ma per guidarli fino al luogo del Sigillo, serviva l’aiuto di una magia più potente.
«Bravissima principessa» si congratulò Carovus. «Sta già cominciando a funzionare.»
Sara alzò gli occhi dal volume e notò che i demoni che avevano girovagato nella stanza, camminavano in fila barcollando verso il Sigillo.
Uno dopo l’altro, si posizionarono tutti e sei intono alla forma circolare e si tagliarono la gola con un colpo netto degli artigli. Caddero a terra e il sangue violaceo che usciva dalle ferite si riversò sulla pietra.
Il simbolo a forma di teschio con corna e serpenti prese a pulsare come un cuore e la lieve spaccatura, già presente per via del rituale a cui  era stata sottoposta con suo fratello, riprese lentamente a infrangere il disegno.
«Ci siamo!» esultò, chiudendo il Ritus. «L’apertura ha inizio.»
Sia lei che Carovus gongolarono all’idea che tra non molto tutti i demoni della città avrebbero fatto la stessa fine.
«A differenza di quanto mi hanno detto, non è cambiato niente.» disse una voce alle loro spalle.
Carovus si girò di scatto.
Sara restò di sasso. Conosceva quella voce, ma non era possibile che si trovasse lì con lei. Lasciò cadere per terra il libro, muovendosi quasi a rallentatore. Non riuscì a credere ai suoi occhi. 
Leonardo avanzò con le braccia incrociate. «A quanto pare, devo sempre venire a sistemare i tuoi casini, sorellina.»

 
Continua…