lunedì 2 marzo 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 106

Sorge Oscurità Maggiore 31: Il Giorno in cui la Speranza è Morta

 

Billy fissò la Falce abbandonata davanti alla punta della sue scarpe.

Era frastornato. Non riusciva a elaborare il pensiero che fosse successo davvero.
Donovan aveva lasciato il loro gruppo. E anche Betty, senza nemmeno guardarlo in faccia.
Il corpo si mosse da solo, in automatico. Si piegò sulle ginocchia e raccolse l’arma con entrambe le mani.
«Cosa pensi di fare?» domandò Michelle.
La sua voce lo riscosse, riportandolo nell’aula.
«Non lo so» ammise.
Michelle si mordicchiò la punta dell’unghia del pollice sinistro. «Io sì. Devo pensare a un modo per aiutare Dana. È la cosa più importante. Quindi è meglio che anche noi due seguiamo da soli i nostri obbiettivi.»
Billy percepì un peso premere contro il centro del petto. «Allora, è ufficiale. La nostra squadra non esiste più.» La consapevolezza lo faceva star male, era deluso e arrabbiato, ma anche stanco. «Non possiamo ragionarci e provare a rimettere insieme il gruppo?»
«Non adesso. Ognuno di noi deve affrontare i suoi problemi.»
«E quando?»
Michelle si strinse nelle spalle.
«Non accadrà mai» disse Billy rassegnato.
«No. Cioè, non lo so. Per ora è così.» Michelle raccolse lo zaino da terra e se lo sistemò sulla spalla destra. «Ci… vediamo.»
Billy abbassò lo sguardo. Udì i passi della ragazza sul pavimento farsi sempre più lontani fino a essere impercettibili. 
Oscurità Maggiore aveva vinto. Billy si era illuso che fosse solo l’ennesima battaglia persa e l’esito della guerra fosse ancora da stabilire. Si sbagliava. Assumendo l’identità di Hart Wyngarde aveva fatto la mossa decisiva, spaccando in maniera precisa il legame tra lui e i suoi amici.
Afferrò lo zaino dal pavimento e lo aprì facendo scorrere la cerniera lampo. Lasciò cadere all’interno la Falce, che si adagiò tra un libro e un quaderno ad anelli. Richiuse lo zaino e se lo mise in spalla.
Lasciò l’aula multimediale da solo.
 

Billy ritornò nel suo appartamento quando il sole era prossimo al tramonto.

Chiuse meccanicamente la porta con la chiave, si trascinò lungo il soggiorno in penombra ed entrò nella camera da letto.
Il groppo in gola spingeva per far uscire i singhiozzi e lui si sforzò ancora per reprimerlo, come aveva fatto lungo tutto il percorso da scuola fino a casa.
Fece scivolare gli spallacci dello zaino e lo girò, tenendolo sospeso davanti al petto con la mano sinistra. Usò la destra per aprirlo e afferrò la Falce. La estrasse e si liberò del tutto dello zaino, lasciandolo atterrare con un tonfo sordo sul pavimento.
Billy salì a carponi dal fondo del materasso, muovendosi fiacco sulla coperta, fino a raggiungere il cuscino e si distese.
La luce si affievolì oltre i vetri della finestra, coperti da una tenda.
Osservò la Falce accanto a sé. In qualche modo aveva capito che era la manifestazione fisica di parte dei poteri psichici di Elliott Summerson, però era nata dall’unione tra lui e i suoi amici. Anche se si erano già allontanati in passato, quell’arma era rimasta intatta.
Ma sarebbe stato lo stesso anche adesso?
Questa volta la frattura era drastica, Billy lo avvertiva nel profondo, come se quella verità serpeggiasse in ogni muscolo del suo corpo. Riconobbe la stessa sensazione da un rapporto di amicizia spezzato nel passato: con Nicole Racher era stato uguale.
E per le manovre di Hart/Oscurità non avrebbe mai più potuto recuperarlo.
Billy strinse la Falce con entrambe le mani e l’avvicinò al petto, quasi fosse un vecchio peluche da cui ricevere conforto. Stremato, scoppiò a piangere.
Non trattenne i singhiozzi, i singulti gli scuotevano il petto e le guance si bagnarono con le lacrime. Era un senso liberatorio sfogare così quel dolore che lo lacerava dall’interno, eppure era anche angosciato. Come avrebbe superato quel senso di perdita?
Le ombre si allungarono sulla stanza.
Chiuse gli occhi, la mente voleva trascinarlo in altri ricordi di perdita e senso di vuoto, ma lui non voleva andare in quella direzione. I singhiozzi rallentarono, tirò su con il naso. Respirò con frequenza regolare e poi ebbe la sensazione di annegare in un silenzio confortevole.
Avvertì la Falce venire scossa e riaprì di colpo gli occhi.
Billy era in piedi all’ingresso della sua camera e vide se stesso disteso a letto. Stava dormendo e accanto a lui, seduta sul bordo del materasso, c’era la Prima Cacciatrice. Era la sua mano sinistra che aveva stretto la Falce e l’aveva fata scivolare dalla sua presa. 
«È un sogno» disse.
La giovane donna annuì e si alzò dal letto. «Sei pronto.»
«Per cosa?»
«Per comprendere il senso dei frammenti di ricordo che ti legano ad Oscurità Maggiore.» Gli tese la mano libera e compì un passo verso di lui.  «Ti accompagnerò, andiamo.»
Billy avanzò e strinse la mano.
La stanza svanì e lo scrosciare della pioggia li accolse nel cimitero.
«Per prima cosa devi schiarirti l’idea su questo evento» gli disse la Prima Cacciatrice.
Billy guardò la scena come se venisse proiettata sullo schermo della sala di un cinema. Elliott vestito di nero. Fermo in piedi davanti a una buca. Le mani stette intorno a un’urna. «È un funerale.»
«Di chi?»
Girò il viso per guardarla. «Non ne sono sicuro.»
«Il ricordo è mischiato, ma cela un unico significato.» La Prima Cacciatrice avanzò nel sogno e ricordo, tenendogli la mano, lo guidò lungo il cimitero sotto la pioggia che non li bagnava. Sfiorò con il bordo della lama della Falce le altre persone e queste si dissolsero in un sottile alito di fumo bianco. Si bloccò quando furono accanto ad Elliott, davanti alla buca e alla lapide. «Osserva con più attenzione.»
Billy guardò dentro all’apertura scavata nel terreno e scorse una bara in legno scuro. «È il funerale di papà. In questo momento ho deciso che mi sarei preso cura della mamma.»
La Prima Cacciatrice annuì e allungò il braccio in modo che la Falce indicasse la lapide. «Al contempo stiamo rivivendo un’altra cerimonia funebre.»
Billy lasciò che il suo sguardo cadesse sulla pietra con le lettere in rilievo. «Mamma. È il funerale di mia madre, anche se è accaduto anni dopo.» Girò la testa e fissò l’urna tra le mani di Elliott «Qui ho dovuto dirle addio per sempre.»
«In verità, lo hai fatto molto prima.»
La Prima Cacciatrice sollevò la Falce sopra la testa e un bagliore scarlatto si espanse per il cimitero.
Quando si attenuò, si ritrovarono sul retro di un’ambulanza in corsa.
«No, non voglio stare qui!» Billy si divincolò dalla presa sulla sua mano, ma lei non lo lasciò. «Ti prego! Fammi andare via.»
«Shh!» La Prima Cacciatrice mise l’indice sinistro davanti alle labbra, stringendo le altre dita sul manico dell’arma.
Billy deglutì.
«Ascolta» gli ordinò.
Il rantolio soffocato riempì l’ambiente. Era il respiro affaticato di sua madre.
Quasi impercettibile, Billy udì una voce accompagnare quel verso che gli lacerava il cuore e si sporse in avanti.
Elliott era piegato accanto alla donna distesa sulla lettiga. Gli occhi quasi chiusi. Le stringeva la mano e a meno di una spanna dal volto di lei, le parlava.
«Va tutto bene» ripeté Billy, doppiando la voce di Elliott. «Fai piano, un respiro alla volta. Sono qui e puoi andare tranquilla. Poi, ci rivedremo in un sogno.»
La Prima Cacciatrice gli strinse la mano. «Sapevi che un polmone era collassato e la sua malattia impediva all’altro di lavorare per due. La stavi salutando. Qui hai appreso che era un addio.»
Billy si portò una mano alla gola, voleva urlare e piangere, ma dalla sua bocca non uscì nulla. Deglutì e osservò un’ultima volta la scena. Quindi rivolse lo sguardo alla sua compagna in quel viaggio. «Nel momento in cui siamo saliti su questa ambulanza, ho capito che non sarebbe più tornata a casa con me. Eppure continua a farmi male. È un dolore che non mi abbandona.»
La Prima Cacciatrice ricambiò il suo sguardo. «Sarà sempre parte di te. Accettalo. Vivilo. E vai avanti.»
«E se non ne fossi capace?»
«Lo sei, ma hai perso l’elemento essenziale per affrontare questo male ad armi pari.» La donna agitò la Falce davanti a loro.
L’interno dell’ambulanza si sgretolò e i muri di una camera da letto si innalzarono intorno a loro.
Billy la riconobbe subito. «È la camera da letto di Elliott, la mia camera. Ho già sciolto il senso di questo evento.»
«Solo la parte che Oscurità Maggiore voleva ricordassi, ma c’è ne è un’altra.»
Billy fissò Elliott steso a letto e febbricitante. Lo udì ripetere: «Questa volta brucerò e basta», poi indirizzare con gli occhi l’attenzione alla libreria e la costina del volume a fumetti risaltare tra gli altri. Non notò nulla di diverso.
«In questo istante Elliott… io mi sono arreso. Ho ricordato della connessione con il fumetto e il senso di bruciare come una fenice che non risorge. In pratica ho ceduto al mio lato oscuro, decidendo di scatenare il sogno da Bocca dell’Inferno. Cos’altro dovrei trovare?»
«È tutto corretto» disse la Prima Cacciatrice. «Ma ti sei chiesto perché hai fatto questa scelta?»
«Perché poche ore prima avevo avuto conferma della malattia neurodegenerativa di mia mamma.»
«Vai più a fondo.»
Billy si tastò la tempia destra con la mano. «Io… mi sono sentito… sopraffatto. La presa di coscienza di quel male mi ha fatto capire che era qualcosa che non potevo controllare. Non potevo sconfiggerlo.»
«E questo, cosa ti ha fatto perdere?»
Billy alzò la tasta e la fissò negli occhi. «La speranza. Se non potevo salvare mia mamma, non avevo più una ragione per lottare.»
«Proprio come ora.» La Prima Cacciatrice lasciò la presa sulla sua mano e si scostò di pochi passi da lui. «Nella manifestazione di Billy Springday oggi è il giorno in cui la speranza è morta e ora sai quando lo è stato per la versione di te che è Elliott. Però non è tutto perduto.»
La donna sollevò con entrambe le mani la Falce, la fece roteare sopra la testa e un turbinio di luce rosso e grigio si allargò, separandosi in un istante in quatto scintille differenti. Ognuna di esse si allungò in forma umana, assumendo l’aspetto di quattro persone.
Michelle, Zec, Betty e Donovan.
Billy  li guardò sorpreso e confuso.
Loro ricambiarono la sua espressione.
«Cosa sta succedendo?» chiese Betty.
«Come ci hai portato fuori di casa?» domandò Zec.
Billy scosse la tasta. «Non sono stato io.»
La Prima Cacciatrice appoggiò la Falce sul pavimento. «L’ho fatto io. Non siete veramente qui. State dormendo, ma ho dirottato qui la vostra mente tramite il sonno.»
Donovan incrociò le braccia sul petto. «Ti ha detto Billy di farlo?»
«No. C’è una rivelazione di cui dovevate essere testimoni» rispose lei.
Michelle la guardò incerta. «Non potevi farlo di giorno?»
La Prima Cacciatrice sorrise. «Ormai il mio tempo si sta esaurendo.»
Billy fece un passo avanti, ritrovandosi al centro del gruppo di ragazzi. «Cosa significa?»
«Hai compreso tutte le ragioni che hanno spinto Elliott a rifugiarsi nel suo sonno e per rimettere Oscurità Maggiore al suo posto, devi riappropriarti di un’ultima verità. Per farlo, però, io devo abbandonare queste sembianze.» La Prima Cacciatrice si sfregò i palmi sul volto e la pittura bianca le colò dal viso, le treccine scure che raccoglievano i capelli si sciolsero e caddero a terra. I suoi stracci scivolarono lungo il corpo. «Ora sai chi sono in realtà.»
Billy distanziò i compagni e guardandola incredulo, la riconobbe. «Non è possibile… sei Gillian Summerson.»
La donna anziana annuì. «Esatto, ma puoi chiamarmi mamma.»
 

                                                     Continua…?