lunedì 19 gennaio 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 103

Sorge Oscurità Maggiore 28: Il Canto Finale di Dana Giller

 

Dana incrociò le braccia sopra la testa. Il fumo viola si avviluppò intorno alla sua figura.

Riapparve davanti al tavolo, guardandosi disorientata intorno.
«Bel tentativo, Dana» disse Zec, sorridendo soddisfatto. «Questa volta il tuo biglietto “esco gratis dai guai” non funziona. L’invito non permette di lasciare la festa finché non lo dico io.»
«Vuoi giocare pesante, fratellino?» Dana gli scoccò un’occhiata di sfida. «Va bene! Ci sto!»
Zec conosceva quello sguardo. Fin da bambini se non seguiva le sue regole e non faceva quello che aveva deciso lei, scattava una rissa, o anche un semplice litigio e si concludeva sempre con la vittoria di sua sorella. Non questa volta. Era stufo di accondiscendere, mediare, trovare una soluzione non conflittuale, rinunciando a quello che era meglio per lui.
Billy scattò in piedi, abbandonò il divanetto e sorpassò il tavolo. «Ragazzi… Zec, non precipitiamo la situazione. Possiamo sistemare tutto senza fare scelte di cui pentirci.»  
«Fatti gli affari tuoi» gli intimò Hart Wyngarde. «Questa è una faccenda tra i due Giller.» Si scostò dalla schiena di Zec e smosse l’aria davanti a sé con la mano destra.
Billy fu trascinato all’indietro, si ritrovò di nuovo al suo posto, seduto dietro al tavolo.
«Devi restartene in panchina anche tu» ordinò Dana all’uomo.
Zec fece un passo verso di lei. «Non preoccuparti, non mi serve l’aiuto di nessuno.»
Hart gli schioccò un bacio sulla guancia, poi sorrise e si allontanò, appoggiando il busto allo schienale di una sedia, abbandonata lì accanto.
Dana sollevò le braccia, batté i palmi una volta e poi schioccò le dita due volte.
Per tutto il Bronze Dust, svuotato della clientela e proprietario e con solo loro sette presenti, si diffuse una musica familiare.
Zec ascoltò le prime note dell’introduzione e poi riconobbe la canzone. «Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler. Scelta piuttosto azzeccata.» Osservò la sorella: era compiaciuta, ma la sua espressione mutò all’istante quando, all’attacco della canzone, scoprì di non avere il controllo.
Con lo stupore spalmato sul volto, Dana iniziò a dondolarsi, stringendosi le braccia rosso rubino al petto coperto dal top viola. Mentre le dita di entrambe le mani premevano sugli avambracci, fu costretta a cantare:
 
«Non mi guarderò indietro
Non mi importa se sei stato triste e solo
Dovevo pensare a me, al qui e ora.»
 
Zec incrociò le braccia sul petto e di sua volontà, intonò:
 
«Non ti sei guardata indietro
 
Dana abbassò lo sguardo e poi lo rialzò. Sapeva di non avere alternative e riprese:
 
«Mi sentivo imprigionata, in gabbia
Volevo trovare me stessa e la mia libertà
Non mi guarderò indietro
Volevo trovare me stessa e la mia strada
Senza rimpianti, prima di sprecare gli anni
Non mi guarderò indietro
Volevo trovare me stessa, superando la paura
E poi ho capito come farlo
 
La rabbia iniziò ad accendersi in Zec, come la piccola fiamma su un cerino. La verità che aveva sospettato e immaginato, veniva a galla. Così cantò:
 
«Guardami, occhi di demone
Guarda come mi hai fatto cadere
Guardami, occhi di demone
Guarda come mi hai fatto cadere
 
Dana si morse il labbro inferiore. Si sforzò con ogni fibra del suo corpo di resistere al suo stesso potere, ma come Hart Wyngarde, anche lui era riuscito a ritorcerglielo contro. E inerme cantò:
 
«Ho pensato solo a me
Ho scelto di scappare
Senza chiedere o ascoltare
Ti ho abbandonato a lottare
Della mamma ti dovevi occupare
Sul tuo senso di responsabilità ho scelto di puntare
 Questa è la verità, non posso negare
Il tuo affetto ho dato per scontato, di poter usare (poter usare)
Forse ho sbagliato, ora lo so, ma non si può cambiare
Indietro non si può tornare
Però possiamo ricominciare
Però possiamo ricominciare
 
Zec allargò le braccia. Il suo furore arrivò di colpo al culmine. I capelli si tinsero di nero. Gli occhi mutarono: senza pupilla e dalla sclera color petrolio. Vene nere sul viso e lampi scuri intorno al corpo.
Levitò a qualche centimetro del pavimento e cantò:
 
«C’è stato un tempo in cui ti avrei perdonato
Ma ora sono troppo deluso e amareggiato
Niente che dirai lo cambierà
Sono in un’eclissi nell’oscurità
In passato lo avremmo affrontato insieme
Adesso c’è solo spazio per rancore
Niente ti aiuterà
Cadi nell’eclissi nell’oscurità
 
Dana fu strappata dal terreno. Agitò braccia e gambe, senza poter far nulla per difendersi.
I lampi scuri di Zec le si abbatterono contro, correndole lungo tutto il corpo.
Michelle si alzò in piedi e spinse con forza contro il tavolo. «Lasciala Zec! Cosa vuoi farle?» Non riuscendo a muoversi, fece ricorso a sua volta al potere da Poltergeist. La trasformazione durò pochi secondi: i capelli passarono dal rosso al nero e tornarono subito al suo colore naturale, le vene scure non superarono le gote prima di ritrarsi e svanire, gli occhi non cambiarono per nulla.
«Per oggi l’oscurità è un’esclusiva di Ezechiel» annunciò Hart, rimanendo immobile.
Zec udì la conversazione, ma non gli interessò.
Era arrivato il tempo di pareggiare i conti.
Sofferenza per sofferenza.
«Zec!» urlò Billy. «Fermati!»
Zec si voltò a guardarlo. Scosse la testa. «Troppo tardi.» E riportò l’attenzione su sua sorella.
Sospesa a mezz’aria di fronte a lui, Dana non trattenne una lacrima dai suoi occhi verdi.
Nel Bronze Dust rimbombò il giro di batteria, la tastiera in sottofondo e gli intervalli degli scoppi simili a tuoni.
Con le braccia tese in avanti, Zec artigliò l’aria con le dita affusolate, le ripiegò verso l’interno del palmo e poi lentamente arretrò i gomiti. I lampi scuri presero a scorrergli lungo il corpo più rapidamente.
Dana si contorse ed emise lamenti di fastidio. Lampi neri le squarciarono i vestiti viola. Le orecchie a punta si accorciarono in comuni orecchie umane. I capelli castano scuro furono liberati dalla coda di cavallo e si scompigliarono intorno al volto. La pelle rubino sbiadì, la gradazione passò a un rosso tenue e poi divenne rosa, l’originale colorito da ragazza umana.
La musica si abbassò di tono e come se qualcuno ne avesse azzerato il volume, gradualmente si concluse.
Zec ridiscese a terra, posò i piedi sul pavimento e i lampi scuri si spensero dal suo corpo.
Dana atterrò davanti a lui. In ginocchio, aveva indosso una maglietta fucsia e un paio di jeans slavati. Si allontanò le ciocche di capelli dal volto, si guardò le braccia e poi alzò la testa. «Cosa mi hai fatto?»
«Ti ho tolto quello che per te era più importante» le rispose. «Non sei più la demone da musical. Sei solo Dana Giller: ragazza, sorella e figlia.»
«Perché?»
«Per ripagarti con la stessa moneta. Dopo che papà è morto, mamma ha avuto il suo esaurimento, è stato temendo e tu sei scappata via. Mi hai abbandonato. Poi ti ripresenti, sbattendomi in faccia di essere un demone e poter andare e venire a piacimento dalla tua dimensione infernale. Bé è il tuo turno di vedere tutto andare in fumo. Adesso sei costretta a vivere senza il futuro che ti eri costruita. Come tu hai fatto con me.»
Zec la superò e si rivolse ai suoi amici. «Siete liberi di andare. Volevo che vedeste di cosa sono capace e non intendo lottare con voi. Per quanto mi riguarda, tra noi non è cambiato nulla.»
«È un po’ difficile da credere» commentò Donovan.
Betty si sollevò dalla sedia, galleggiando a pochi centimetri dal terreno, dando l’impressione di stare camminando. «Penso che nulla sia più come prima.»
Michelle scivolò sul fondo del divanetto, gli passò accanto e raggiunse Dana. «Stai bene? Ti ha fatto male?»
Dana si appoggiò alle braccia della fidanzata, che l’aiutò a rialzarsi. «Non ho ferite, ma non saprei dirti se sto bene. Sono tornata una qualunque. E non so dove andare.»
«Verrai da me. Troverò una sc…»
«C’è un equivoco» la interruppe Zec. «Dana deve tornare a casa. Da nostra madre. Assumersi le sue responsabilità. Dato che non sono un mostro, ti do il tempo di salutare Michelle. Se entro le sei non sei arrivata, vengo a prenderti personalmente.»
Billy si alzò a sua volta dal divanetto e camminò verso di lui. «Zec, questo non sei tu.»
«Amore, questa è una parte di me.» Fece un passo in avanti e baciò Billy sulle labbra. «Il mondo è crudele, mi sono solo adeguato.»
Zec si voltò e tornò da Hart.
L’uomo lo accolse tra le braccia. «La mia offerta è ancora valida, se volete un aiuto per far emergere anche voi il vostro potenziale.»
«Ovviamente, Dana, tu sei esclusa» precisò Zec.
Lo sguardo della sorella fu carico di timore e un istante dopo lo fissò con rabbia.
Un velo di fumo nero lo avvolse insieme al suo compagno e non erano più lì.
 
  
                                                                       Continua…?

lunedì 5 gennaio 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 102

Sorge Oscurità Maggiore 27: Total Eclipse in the Dark

 

Billy osservò Michelle temporeggiare con la cannuccia tra le labbra, seduta sul divanetto a poca distanza da lui, dietro il tavolo del Bronze Dust.

«Non te lo chiederei se non fosse un’emergenza» insistette per la quinta volta da quando si erano ritrovati nel locale quel sabato pomeriggio.
«È solo che mi ero ripromessa di non interferire nel loro rapporto familiare» replicò lei e risucchiò il residuo di Cherry Coke dal fondo del bicchiere, stretto tra le mani.
«Lo so, e anche io mi sono sempre tenuto fuori, ma ora la situazione è diversa.» Billy allontanò  da davanti a sé il suo bicchiere di Coca Cola, pieno ancora a metà, e il cestino di plastica rossa con le ultime patatine bruciacchiate. «Zec non è solo sconvolto, gli sta succedendo qualcosa. Il mio legame psichico con Hart me lo continua a far percepire. E non è un buon segno. Abbiamo bisogno di Dana e che lei si confronti con lui. Però se anche mi dessi il numero e provassi a chiamarla io, non si presenterebbe.»
«Ne sei sicuro? Vuoi provare?»
«Dai, Michelle, sappiamo tutte e due come è fatta.»
Michelle staccò le labbra dalla cannuccia. «Sì… però, per capire meglio, che genere di sensazioni hai?»
Billy sbuffò. Aveva provato a convincerla senza dover entrare nei particolari, perché lui stesso non sapeva come spiegarlo a parole. «C’è come un cambiamento, oppure una decisione che ha rimandato a lungo, non sono sicuro, ma avverto un forte senso di sentirsi incompreso, abbandonato e attirato dall’oscurità.»
«Hart  ha provato a far leva su qualcosa del genere anche con me.» Michelle rifletté ad alta voce. Per un secondo il suo sguardo fisso in quello di lui sembrò perso altrove. Infilò la  mano destra nella tasca dei pantaloni, estrasse il cellulare e richiamò un numero dalla rubrica. «D’accordo. Di solito dopo due squilli Dana compare dove mi trovo.»
Billy annuì. Era contento di averla convinta. Rimase a osservarla con lo smartphone posato sull’orecchio destro e fu sicuro che dall’altra parte gli squilli erano già più di quattro.
Anche Michelle cambiò espressione, aggrottando la fronte. «È strano. Non impiega così ta…»
«Carotina, ciao.»
Billy udì la voce gracchiante dall’apparecchio dell’amica.
«Ciao, avrei, cioè avremmo bisogno di parlarti. Io e Billy. Siamo al Bronze Dust.»
«Non è un buon momento. Sono un po’ impegnata.»
«Oh… ok, ma si tratta di Zec.»
Billy attese, però non udì nessuna replica.
Michelle lo guardò mordicchiandosi il labbro inferiore. «Ecco so che non vuoi discutere di voi due, ma potrebbe essere...»
«Zec è in pericolo» disse Billy ad alta voce.
«Arrivo.»
Questa volta il tono di Dana fu forte e chiaro.
Michelle fece appena in tempo a riporre il cellulare e un vorticare di fumo violaceo si manifestò alla sua sinistra, dissolvendosi in pochi secondi e rivelando l’ingresso della ragazza demone.
«Spero non sia un qualche stupido trucchetto da fidanzati per appianare le divergenze.» Dana lo guardò con gli occhi verdi decisi e l’espressione seria. Incrociò le braccia dalla pelle rosso rubino sul seno coperto dal top viola e rimase in piedi. «Non intendo discutere di quello che è successo ieri mattina in cortile.»
«Fa come vuoi, ma non ti ho mentito.» Billy sostenne il suo sguardo. Non aveva mai avuto una grande opinione di lei, ma era certo che il suo affetto per il fratello fosse sincero. «Zec sta correndo il rischio di finire nella trappola di Hart Wyng… Oscurità Maggiore. Sai che il mio legame psichico non sbaglia.»
Dana arricciò le labbra, poi fece un cenno a Michelle di spostarsi verso il ragazzo e prese posto sul divanetto a sua volta. «E quindi? Cosa ti aspetti da me?»
«Dovete parlarvi. Trovare un modo per riunirvi» disse Billy.
Dana si strinse nelle spalle. «Gli ho offerto più volte di venire da me nel mio regno infernale. Ci siete stati anche voi l’estate scorsa.»
«Bé non è proprio il posto ideale per schiarirsi le idee e ritrovare il legame fraterno» ammise Michelle. «Non fraintendermi, mi piace come hai ricreato la tua zona personale del piacere, ma non credo sia adatto a Zec.»
«E non si tratta solo di quello, non è spingendolo a scappare che lo aiuterai» intervenne Billy. «La settimana scorsa ha baciato Dylan Derreck e prima che lo chiediate, non sono geloso o arrabbiato. Però ho percepito la sua solitudine, la paura dell’abbandono. E tutto è peggiorato dopo la canzone in cortile.»
Dana si portò i capelli castano scuro raccolti in una coda di cavallo oltre la spalla destra, li fece ricadere sul petto e ci passò in mezzo le dita della mano sinistra. «Va bene, l’ho percepito anche io. Nella strofa che ha cantato c’era un sottotesto rivolto a me.»
Michelle le sfiorò il braccio con la mano. «Cosa stava cercando di dirti?»
«Non saprei…»
Billy si sporse in avanti. «Davvero? O non vuoi ammettere che stai sbagliando?»
Dana si rizzò di colpo e lo spinse lontano. «E tu, allora? Ti ha sfiorato l’idea che sia anche colpa tua? In fin dei conti chiudendo la Bocca dell’Inferno annulli tutto, compresa la tua esistenza e questo non lo rallegra di certo.»
«Basta» s’intromise Michelle, frapponendosi tra loro. «Questo è quello che vuole Hart Wyngarde: separarci e metterci uno contro l’altro. Per questo ha preso il controllo della tua canzone ieri mattina e ha coinvolto Zec e gli altri. Anzi, sono preoccupata anche per Betty e Donovan, dopo quello che abbiamo scoperto non sono più riuscita a parlare con uno di loro e non li ho più visti insieme.»
Billy ritrovò la calma e si appoggiò allo schienale. «Hai ragione, non dobbiamo cadere nella sua trappola. E comunque hai ragione anche tu, Dana.» Tornò a fissarla negli occhi. «Di sicuro, la mia potenziale scomparsa farebbe cadere Zec in uno stato di timore, ma non posso evitarlo. Vorrei trovare un modo per non lasciarlo, ma la minaccia del sogno della Bocca dell’Inferno è più grande. Chiuderla è l’unica soluzione, a qualunque conseguenza porti. Per questo ho bisogno che tu e gli altri siate lì con lui. Per consolarlo e attenuare la sua solitudine.»
Dana fece una mezza risata. «E non ti importa delle mie ragioni? Del perché abbia scelto di scomparire?»
«Avrai avuto i tuoi motivi, giusti o sbagliati, non li giudico, però ora Zec ha la precedenza. È come se stesse in bilico sul ciglio di un precipizio, ma se cade svanirà nell’osc…»
Billy cacciò un mugugno di dolore, si piegò in avanti e si afferrò le tempie con le mani.
«Che ti succede?» domandò Michelle allarmata.
Billy inspirò ed espirò per allontanare il male alla testa. «Fitte… il potere psichico… mi avverte…»
Passi pesanti sul pavimento di linoleum e lo strisciare delle gambe delle sedie, attirarono la loro attenzione.  
Tenendo le palpebre strette, Billy intravide Donovan e Betty prendere posto al loro tavolo. I movimenti dei due amici erano meccanici, da automi e la sclera dei loro occhi era completamente bianca. Non appena ebbero tirato le sedie sotto il tavolo, parvero risvegliarsi, dalla trance.
Donovan si guardò intorno sbigottito. «Ma che diavolo succede? Cosa ci faccio qui?»
«È Oscurità Maggiore» rispose Dana. «O se preferite Hart Wyngarde.»
«Sono stufo di tutte queste assurdità! Non mi faccio manipolare da nessuno!» Donovan puntò i palmi sulla superficie del tavolo e si spinse in alto per alzarsi, ma il suo corpo rimase bloccato nella seduta. «Ehi! Ma che caz…»
«Non hai scelta.» Billy raddrizzò la schiena. La testa gli martellava, ma riuscì a concentrarsi. «Hart è qui vicino. Lo avverto con la mente. Ma non è da solo.»
Betty li scrutò uno a uno, distogliendo subito lo sguardo da Donovan. «Cosa vuole ancora da noi? Non gli basta quello che ci ha fatto ieri?»
«Non so perché ci ha riuniti, ma almeno siamo insieme. Questa volta non ci colpirà alla sprovvista.» Michelle allungò la mano, ma non riuscì ad afferrare quella dell’amica di fronte a lei, attraversandola. «Betty, perché sei intangibile?»
Billy la guardò e notò in parte il grigio dello schienale della sedia su cui era seduta attraverso il busto della ragazza, che non era appoggiata con il sedere, ma sollevata di pochi centimetri. Due particolari del suo potere mai mostrati prima. Nulla di rassicurante.
«Fate silenzio.» Dana richiamò la loro attenzione e con l’indice destro alzato indicò l’aria sopra di loro.
Billy e gli altri alzarono lo sguardo e si accorsero di essere immersi nel silenzio.
Nessuna musica di sottofondo dagli altoparlanti del locale.
Nessun brusio del chiacchiericcio dei clienti.
Neanche un tintinnio di boccali e bicchieri spostati.
Le poche altre persone ai tavoli spinsero indietro le sedie tutti nello stesso instante. Lo scricchiolare di gambe metalliche sul pavimento riempì il vuoto acustico del Bronze Dust. Sempre all’unisono, scattarono tutte in piedi e come ordinate formiche abbandonarono i rispettivi tavoli, dirigendosi verso l’uscita.
L’uomo alto, dalle spalle larghe e con la folta barba scura che stava dietro al bancone lasciò il bicchiere appena lavato e gettò lo straccio. Si girò a sua volta, oltrepassò il bancone nonostante fosse il proprietario e seguì la fila di clienti per andarsene.
Billy intravide il suo volto e riconobbe gli stessi occhi totalmente bianchi. Aprì la bocca per avvisare i compagni, ma una nuova e più acuta stilettata di dolore gli percorse la testa dalla nuca fino alla fronte e lanciò un urlo.
«Scusami amore, non volevo farti male.»
Zec avanzò dall’ingresso ormai sgombro e si avvicinò a loro.
Billy si lasciò cadere con la schiena contro il divanetto e ansimando, lo fissò con gli occhi sbarrati. «Non è possibile. Se questo dolore alla testa è per la tua presenza, significa che ormai sei parte di Oscurità Maggiore.»
Zec sorrise e inclinò di poco il capo all’indietro. «Vieni, Hart. Avevi ragione: se ne è già accorto.»
Alle sue spalle, filamenti di fumo nero si legarono e formarono la sagoma di una figura maschile. L’oscurità che lo permeava si attenuò e l’uomo rivelò l’aspetto di Hart Wyngarde.
«Non dovresti stupirti» commentò Hart. Premette il busto contro la schiena del ragazzo, gli avvolse il petto con il braccio destro, gli sollevò il mento con la mano sinistra e posò le labbra sul collo.
Lo baciò con passione per tre volte lungo la pelle e si fermò appena sopra la spalla, a contatto con il bordo del maglione blu scuro che indossava. Sollevò la testa e fece l’occhiolino a Billy.
E vedendo quella scena, Billy capì le vere intenzioni di quella perversa parte di sé ed Elliott. «Non volevi solo dividerci. Volevi averci. Tutti, o almeno uno di noi.»
«Non essere geloso, sono ancora il tuo ragazzo. Abbiamo appena inglobato Hart nel nostro rapporto, ma è pur sempre te» replicò Zec ammiccando.
«Ci hai riuniti qui per annunciarci di avere inaugurato un rapporto a tre, o c’è dell’altro?» chiese Dana senza scomporsi.
«C’è molto altro, sorellina, e riguarda te.» Il sorriso sulla bocca di Zec si allargò. «È il tuo turno di soffrire.»
 
 

                                                                 Continua…?