Sorge Oscurità Maggiore 27: Total Eclipse in the Dark
Billy osservò Michelle temporeggiare con
la cannuccia tra le labbra, seduta sul divanetto a poca distanza da lui, dietro
il tavolo del Bronze Dust.
«Non te lo chiederei se non fosse
un’emergenza» insistette per la quinta volta da quando si erano ritrovati nel
locale quel sabato pomeriggio.
«È solo che mi ero ripromessa di non
interferire nel loro rapporto familiare» replicò lei e risucchiò il residuo di Cherry Coke dal fondo del bicchiere,
stretto tra le mani.
«Lo so, e anche io mi sono sempre tenuto
fuori, ma ora la situazione è diversa.» Billy allontanò da davanti a sé il suo bicchiere di Coca Cola, pieno ancora a metà, e il
cestino di plastica rossa con le ultime patatine bruciacchiate. «Zec non è solo
sconvolto, gli sta succedendo qualcosa. Il mio legame psichico con Hart me lo
continua a far percepire. E non è un buon segno. Abbiamo bisogno di Dana e che
lei si confronti con lui. Però se anche mi dessi il numero e provassi a
chiamarla io, non si presenterebbe.»
«Ne sei sicuro? Vuoi provare?»
«Dai, Michelle, sappiamo tutte e due
come è fatta.»
Michelle staccò le labbra dalla
cannuccia. «Sì… però, per capire meglio, che genere di sensazioni hai?»
Billy sbuffò. Aveva provato a
convincerla senza dover entrare nei particolari, perché lui stesso non sapeva
come spiegarlo a parole. «C’è come un cambiamento, oppure una decisione che ha
rimandato a lungo, non sono sicuro, ma avverto un forte senso di sentirsi
incompreso, abbandonato e attirato dall’oscurità.»
«Hart
ha provato a far leva su qualcosa del genere anche con me.» Michelle
rifletté ad alta voce. Per un secondo il suo sguardo fisso in quello di lui
sembrò perso altrove. Infilò la mano
destra nella tasca dei pantaloni, estrasse il cellulare e richiamò un numero
dalla rubrica. «D’accordo. Di solito dopo due squilli Dana compare dove mi
trovo.»
Billy annuì. Era contento di averla
convinta. Rimase a osservarla con lo smartphone posato sull’orecchio destro e
fu sicuro che dall’altra parte gli squilli erano già più di quattro.
Anche Michelle cambiò espressione,
aggrottando la fronte. «È strano. Non impiega così ta…»
«Carotina, ciao.»
Billy udì la voce gracchiante
dall’apparecchio dell’amica.
«Ciao, avrei, cioè avremmo bisogno di
parlarti. Io e Billy. Siamo al Bronze Dust.»
«Non è un buon momento. Sono un po’
impegnata.»
«Oh… ok, ma si tratta di Zec.»
Billy attese, però non udì nessuna
replica.
Michelle lo guardò mordicchiandosi il
labbro inferiore. «Ecco so che non vuoi discutere di voi due, ma potrebbe
essere...»
«Zec è in pericolo» disse Billy ad alta
voce.
«Arrivo.»
Questa volta il tono di Dana fu forte e
chiaro.
Michelle fece appena in tempo a riporre
il cellulare e un vorticare di fumo violaceo si manifestò alla sua sinistra,
dissolvendosi in pochi secondi e rivelando l’ingresso della ragazza demone.
«Spero non sia un qualche stupido
trucchetto da fidanzati per appianare le divergenze.» Dana lo guardò con gli
occhi verdi decisi e l’espressione seria. Incrociò le braccia dalla pelle rosso
rubino sul seno coperto dal top viola e rimase in piedi. «Non intendo discutere
di quello che è successo ieri mattina in cortile.»
«Fa come vuoi, ma non ti ho mentito.»
Billy sostenne il suo sguardo. Non aveva mai avuto una grande opinione di lei,
ma era certo che il suo affetto per il fratello fosse sincero. «Zec sta
correndo il rischio di finire nella trappola di Hart Wyng… Oscurità Maggiore.
Sai che il mio legame psichico non sbaglia.»
Dana arricciò le labbra, poi fece un
cenno a Michelle di spostarsi verso il ragazzo e prese posto sul divanetto a
sua volta. «E quindi? Cosa ti aspetti da me?»
«Dovete parlarvi. Trovare un modo per
riunirvi» disse Billy.
Dana si strinse nelle spalle. «Gli ho
offerto più volte di venire da me nel mio regno infernale. Ci siete stati anche
voi l’estate scorsa.»
«Bé non è proprio il posto ideale per
schiarirsi le idee e ritrovare il legame fraterno» ammise Michelle. «Non
fraintendermi, mi piace come hai ricreato la tua zona personale del piacere, ma
non credo sia adatto a Zec.»
«E non si tratta solo di quello, non è spingendolo
a scappare che lo aiuterai» intervenne Billy. «La settimana scorsa ha baciato
Dylan Derreck e prima che lo chiediate, non sono geloso o arrabbiato. Però ho percepito
la sua solitudine, la paura dell’abbandono. E tutto è peggiorato dopo la
canzone in cortile.»
Dana si portò i capelli castano scuro
raccolti in una coda di cavallo oltre la spalla destra, li fece ricadere sul
petto e ci passò in mezzo le dita della mano sinistra. «Va bene, l’ho percepito
anche io. Nella strofa che ha cantato c’era un sottotesto rivolto a me.»
Michelle le sfiorò il braccio con la
mano. «Cosa stava cercando di dirti?»
«Non saprei…»
Billy si sporse in avanti. «Davvero? O
non vuoi ammettere che stai sbagliando?»
Dana si rizzò di colpo e lo spinse
lontano. «E tu, allora? Ti ha sfiorato l’idea che sia anche colpa tua? In fin
dei conti chiudendo la Bocca dell’Inferno annulli tutto, compresa la tua
esistenza e questo non lo rallegra di certo.»
«Basta» s’intromise Michelle,
frapponendosi tra loro. «Questo è quello che vuole Hart Wyngarde: separarci e
metterci uno contro l’altro. Per questo ha preso il controllo della tua canzone
ieri mattina e ha coinvolto Zec e gli altri. Anzi, sono preoccupata anche per
Betty e Donovan, dopo quello che abbiamo scoperto non sono più riuscita a
parlare con uno di loro e non li ho più visti insieme.»
Billy ritrovò la calma e si appoggiò
allo schienale. «Hai ragione, non dobbiamo cadere nella sua trappola. E
comunque hai ragione anche tu, Dana.» Tornò a fissarla negli occhi. «Di sicuro,
la mia potenziale scomparsa farebbe cadere Zec in uno stato di timore, ma non
posso evitarlo. Vorrei trovare un modo per non lasciarlo, ma la minaccia del
sogno della Bocca dell’Inferno è più grande. Chiuderla è l’unica soluzione, a
qualunque conseguenza porti. Per questo ho bisogno che tu e gli altri siate lì
con lui. Per consolarlo e attenuare la sua solitudine.»
Dana fece una mezza risata. «E non ti
importa delle mie ragioni? Del perché abbia scelto di scomparire?»
«Avrai avuto i tuoi motivi, giusti o
sbagliati, non li giudico, però ora Zec ha la precedenza. È come se stesse in
bilico sul ciglio di un precipizio, ma se cade svanirà nell’osc…»
Billy cacciò un mugugno di dolore, si
piegò in avanti e si afferrò le tempie con le mani.
«Che ti succede?» domandò Michelle
allarmata.
Billy inspirò ed espirò per allontanare
il male alla testa. «Fitte… il potere psichico… mi avverte…»
Passi pesanti sul pavimento di linoleum
e lo strisciare delle gambe delle sedie, attirarono la loro attenzione.
Tenendo le palpebre strette, Billy
intravide Donovan e Betty prendere posto al loro tavolo. I movimenti dei due
amici erano meccanici, da automi e la sclera dei loro occhi era completamente
bianca. Non appena ebbero tirato le sedie sotto il tavolo, parvero
risvegliarsi, dalla trance.
Donovan si guardò intorno sbigottito.
«Ma che diavolo succede? Cosa ci faccio qui?»
«È Oscurità Maggiore» rispose Dana. «O
se preferite Hart Wyngarde.»
«Sono stufo di tutte queste assurdità!
Non mi faccio manipolare da nessuno!» Donovan puntò i palmi sulla superficie
del tavolo e si spinse in alto per alzarsi, ma il suo corpo rimase bloccato
nella seduta. «Ehi! Ma che caz…»
«Non hai scelta.» Billy raddrizzò la
schiena. La testa gli martellava, ma riuscì a concentrarsi. «Hart è qui vicino.
Lo avverto con la mente. Ma non è da solo.»
Betty li scrutò uno a uno, distogliendo
subito lo sguardo da Donovan. «Cosa vuole ancora da noi? Non gli basta quello
che ci ha fatto ieri?»
«Non so perché ci ha riuniti, ma almeno
siamo insieme. Questa volta non ci colpirà alla sprovvista.» Michelle allungò
la mano, ma non riuscì ad afferrare quella dell’amica di fronte a lei,
attraversandola. «Betty, perché sei intangibile?»
Billy la guardò e notò in parte il
grigio dello schienale della sedia su cui era seduta attraverso il busto della
ragazza, che non era appoggiata con il sedere, ma sollevata di pochi
centimetri. Due particolari del suo potere mai mostrati prima. Nulla di
rassicurante.
«Fate silenzio.» Dana richiamò la loro
attenzione e con l’indice destro alzato indicò l’aria sopra di loro.
Billy e gli altri alzarono lo sguardo e
si accorsero di essere immersi nel silenzio.
Nessuna musica di sottofondo dagli
altoparlanti del locale.
Nessun brusio del chiacchiericcio dei
clienti.
Neanche un tintinnio di boccali e
bicchieri spostati.
Le poche altre persone ai tavoli spinsero
indietro le sedie tutti nello stesso instante. Lo scricchiolare di gambe
metalliche sul pavimento riempì il vuoto acustico del Bronze Dust. Sempre all’unisono, scattarono tutte in piedi e come
ordinate formiche abbandonarono i rispettivi tavoli, dirigendosi verso
l’uscita.
L’uomo alto, dalle spalle larghe e con
la folta barba scura che stava dietro al bancone lasciò il bicchiere appena
lavato e gettò lo straccio. Si girò a sua volta, oltrepassò il bancone nonostante
fosse il proprietario e seguì la fila di clienti per andarsene.
Billy intravide il suo volto e riconobbe
gli stessi occhi totalmente bianchi. Aprì la bocca per avvisare i compagni, ma
una nuova e più acuta stilettata di dolore gli percorse la testa dalla nuca
fino alla fronte e lanciò un urlo.
«Scusami amore, non volevo farti male.»
Zec avanzò dall’ingresso ormai sgombro e
si avvicinò a loro.
Billy si lasciò cadere con la schiena
contro il divanetto e ansimando, lo fissò con gli occhi sbarrati. «Non è
possibile. Se questo dolore alla testa è per la tua presenza, significa che
ormai sei parte di Oscurità Maggiore.»
Zec sorrise e inclinò di poco il capo
all’indietro. «Vieni, Hart. Avevi ragione: se ne è già accorto.»
Alle sue spalle, filamenti di fumo nero
si legarono e formarono la sagoma di una figura maschile. L’oscurità che lo
permeava si attenuò e l’uomo rivelò l’aspetto di Hart Wyngarde.
«Non dovresti stupirti» commentò Hart.
Premette il busto contro la schiena del ragazzo, gli avvolse il petto con il
braccio destro, gli sollevò il mento con la mano sinistra e posò le labbra sul
collo.
Lo baciò con passione per tre volte
lungo la pelle e si fermò appena sopra la spalla, a contatto con il bordo del
maglione blu scuro che indossava. Sollevò la testa e fece l’occhiolino a Billy.
E vedendo quella scena, Billy capì le
vere intenzioni di quella perversa parte di sé ed Elliott. «Non volevi solo
dividerci. Volevi averci. Tutti, o almeno uno di noi.»
«Non essere geloso, sono ancora il tuo
ragazzo. Abbiamo appena inglobato Hart nel nostro rapporto, ma è pur sempre te»
replicò Zec ammiccando.
«Ci hai riuniti qui per annunciarci di
avere inaugurato un rapporto a tre, o c’è dell’altro?» chiese Dana senza
scomporsi.
«C’è molto altro, sorellina, e riguarda
te.» Il sorriso sulla bocca di Zec si allargò. «È il tuo turno di soffrire.»
Continua…?