Voleva
sentire il suo odore. Il suo sapore. La raggiunse alle spalle, premette con
forza il petto contro la sua schiena e le strinse i seni. Aprì la bocca e
scansando i canini fuoriusciti, le leccò il collo…
«No. Non ci siamo.» Betty tenne premuto
il tasto “cancella” sulla tastiera del notebook fino a far scomparire le ultime
due righe scritte. Voleva che la sua fan-fiction sui vampiri somigliasse il
meno possibile a un porno-soft.
La sveglia impostata sul cellulare la
distolse completamente dai suoi dubbi artistici. Il bip con vibrazione le
ricordò che era ora di prepararsi per l’appuntamento.
Spense il timer e si alzò dalla
scrivania. Camminò fin davanti all’armadio e poi aprì le ante.
«Vediamo un po’ cosa posso mettermi
senza sembrare una sfigata o una facile.» Si legò i capelli castani sulla nuca,
raccogliendoli con una pinza e infilò le mani tra i vestiti. «Al primo
appuntamento con un tizio conosciuto sul web, l’apparenza è più importante
della sostanza.»
Lei ed Eddy si erano incontrati sul
forum di appassionati di vampiri nei romanzi, nei film e serie tv. Trovare
fauna maschile in quel genere di siti non era un problema, ma trovarne qualcuno
che sapesse davvero di cosa parlavano
e avesse un’opinione articolata era un vero colpo di fortuna.
Betty infilò la camicetta borgogna di
velluto e la gonna nera. Era più attillata di quanto ricordava e spiegava
perché fosse rimasta a far muffa nel suo guardaroba. Si accovacciò e prese la
lunga scatola di cartone. Sollevò il coperchio e afferrò gli stivali neri alti.
Li aveva comprati in preda a un impulso incontrollabile mesi prima, sapeva che
non li avrebbe mai indossati per andare a scuola, ma le erano piaciuti al primo
sguardo ed era sicura che l’occasione di usarli sarebbe arrivata. E
quell’appuntamento era quella adatta.
Betty si sedette sul letto per infilarli
e scoprì che era un’impresa più complicata del previsto. Trovò infine il modo
di far scivolare il piede fino in fondo e calzato il primo, ripeté più
velocemente l’operazione anche per il secondo. Si alzò e chiuse l’anta
dell’armadio in cui era inserito le specchio.
«Ai miei verrà un colpo vedendomi così»
disse osservandosi e lisciandosi la gonna e liberando i capelli castani sulle
spalle. Il suo look abituale erano jeans e felpe scure. Non era un maschiaccio,
ma riteneva che mettersi in ghingheri per andare a scuola era sensato quanto
indossare un abito con diamanti Swarovski per andare al supermercato. E
comunque era in perfetta sintonia con la sua parte femminile. Si tolse gli
occhiali e annunciò. «Un po’ di trucco li lascerà a bocca aperta.»
Ritornò alla scrivania, dietro il
notebook era abbandonata una trousse quasi del tutto nuova. L’aprì e passò la
matita azzurra sulle palpebre chiuse e ridefinì meglio le labbra con il lucidalabbra
color rosa pesca. Inforcò gli occhiali con la montatura rossa sul naso e tornò
a specchiarsi.
«Perfetto. E adesso le cose pratiche.»
Betty andò verso il letto e aprì il secondo cassetto del comodino. Rovistò
sotto i cd e afferrò la boccetta di spray al peperoncino.
Eddy si era dimostrato un ragazzo
spiritoso e a posto nelle loro chiacchierate online, ma non era una garanzia
che fosse chi diceva di essere. Inoltre si erano ripromessi di non mostrarsi in
video e neanche inviarsi foto. Così non sapeva esattamente quale esemplare di
essere umano si sarebbe ritrovata davanti ed era meglio essere pronta a ogni
eventualità.
Prese la giacca di jeans dallo schienale
della sedia davanti alla scrivania e infilò nella tasca sinistra il cellulare e
il portafoglio, in quella destra lo spray. «Anche se vi mentirò sulla mia
compagnia di stasera, almeno potete stare tranquilli che vostra figlia sa
badare a se stessa» disse Betty, prima di uscire dalla camera e andare a
salutare i genitori.
La prima regola quando ti trovi con uno
sconosciuto incontrato sul web è scegliere un luogo familiare e affollato.
Betty lo sapeva e non serviva che qualcuno glielo spiegasse, era abbastanza
intelligente da arrivarci da sola. E niente rispondeva a queste due
caratteristiche meglio del Bronze Dust,
il locale non distava nemmeno troppo da casa sua e lo frequentava spesso.
L’appuntamento con Eddy era fissato alle
otto, davanti al McDonald’s appena aperto. Betty si fermò a pochi passi
dall’entrata del ristorante e controllò l’orologio al polso sinistro. La
lancetta dei minuti si posizionò sulla tacca in alto proprio in quel momento.
Sollevò la testa e vide un ragazzo avanzare verso di lei.
«Cominciamo bene» sussurrò sarcastica,
spingendo indietro le lenti degli occhiali.
Eddy aveva scherzato sulla sua
carnagione pallida che ricordava quella di un vampiro e quello che le veniva
incontro rispondeva a quella descrizione. Le aveva anche detto di avere
diciotto anni, ma il tizio ormai di fronte a lei ne aveva almeno venticinque.
«Ciao, sei Betty?» le domandò.
Betty annuì.
Lui sorrise, passandosi la mano destra
sui capelli ricci biondo scuro, lisciati all’indietro dal gel. «Sono Eddy.»
«Hai più di diciotto anni» disse lei
d’impulso.
Eddy divenne serio e sembrò imbarazzato.
«Sì, ecco, non volevo mentire, ma se ti avessi detto che ero più grande e mi
interessavo ancora ai vampiri, mi avresti preso in giro… come tutti gli altri.»
Betty si morse il labbro inferiore. Era
stata precipitosa e indelicata. «Ma no, non c’è niente di male» cercò di rimediare,
«Solo mi aspettavo un mio coetaneo e…»
Eddy ritrovò il sorriso. «Essere più
grande ha anche i suoi vantaggi. Posso comprarti degli alcolici, se ne hai
voglia.»
«In effetti, visto che stiamo andando in
un locale, può tornare utile.»
«Visto? Vieni, la mia auto è da questa
parte.»
La parte razionale nel cervello di Betty
le ricordò che entrare in un auto con uno sconosciuto era da oca cretina. «Non
serve, possiamo andare a piedi. Il Bronze
Dust è qui vicino.»
«Con la mia auto arriveremo ancora
prima» rispose Eddy senza scomporsi. «Un altro vantaggio di essere più grande:
posso evitare che ti stanchi a camminare.»
Betty era diffidente, ma rifiutare con
insistenza poteva offenderlo e non era certo partita con il piede giusto. Così,
contro il suo buon senso, disse: «Come vuoi, fai strada.»
Lo segui fino all’auto, Eddy fece un
paio di battute spiritose e Betty si sentì a suo agio.
«Dico davvero» continuò lui. «Quando
sanno che lavoro come infermiere e mi piacciono i vampiri, pensano che sia un
cleptomane del sangue.»
Betty salì, sedendosi al posto del
passeggero. «È logico, quale modo migliore per procurare il sangue ai tuoi
amici con le zanne?»
Eddy mise in moto e scoppiò a ridere.
«Già. Come se l’ospedale non catalogasse le sue scorte. Oltretutto non sai quanti
permessi ci vogliono per prendere le sacche di sangue. Non è come nelle serie
tv.»
«Forse quelli che ti prendono in giro
hanno visto quelle serie e non hanno il coraggio di ammetterlo.»
«Ci ho pensato anche io.» Eddy girò il
volante con una mano sola e prese al volo un semaforo che stava per diventare
rosso. «Come mai hai scelto il Bronze
Dust per il nostro primo incontro?»
«Ci sono stata qualche volta. È un posto
carino.»
«Anche tu sei carina.»
Betty avvertì il calore sulle guance e
portò lo sguardo sulla strada. Si accorse che si erano allontanati dal Bronze Dust e di parecchio. «Stai
sbagliando strada. Guarda che dev… »
«Lo so» rispose secco. «Andiamo da
un’altra parte.»
«Perché?»
«Perché ho cambiato idea. Ti piacerà.»
Betty si voltò verso le portiere e notò
la sicura bloccata. «Andiamo al Bronze
Dust, o fammi scendere. Subito.»
Eddy divenne scuro in volto. «Non fare
la rompipalle.»
Betty fece scivolare la mano nella tasca
con lo spray e lo sfilò lentamente.
Eddy si voltò all’improvviso verso di
lei. «Che cazzo vuoi fare?» urlò, sorprendendola con l’arma di difesa in mano.
«Non ci provare.» La spinse con forza contro il vetro del finestrino.
Betty batté la testa, poi divenne tutto
buio e perse i sensi.
Fu risvegliata da mani sudaticce, si
muovevano frenetiche, le dita impegnate a sbottonarle la camicetta e a palparle
il seno.
«Cosa diavolo…» gridò e trovò Eddy quasi
completamente sopra di lei. Le aveva abbassato le maniche del giubbotto fino ai
polsi, bloccandole il movimento.
«Shh» le sibilò all’orecchio. «Siete
tutte uguali.» Le baciò il collo. «Come se non fosse per questo che cercate
compagnia su quei siti di vampiri. Volete anche voi il vostro Edward che vi
faccia godere.» Le strinse ancora di più il seno. «Tu sei la più carina tra
quelle che mi sono fatto. Anche se sei una quattrocchi.»
«No!» gridò Betty e gli tirò una
ginocchiata all’inguine.
Eddy si scostò di colpo per il dolore.
«Brutta troia!»
Betty si tirò su di corsa le maniche e
chiuse la giacca, lo spray le era caduto tra i piedi, ma poteva usare il
cellulare. Lo estrasse di corsa, ma lui le fu di nuovo addosso.
«Questo non ti serve» disse afferrandolo
e buttandolo sul sedile posteriore. «Vuoi fare la dura? Bene, mi piace.» Le
strinse il collo con la mano sinistra, mozzandole il respiro. «Quella merda sui
vampiri vi fa credere delle eroine, ma io so come tenervi buone.»
Betty gli puntò i palmi sulla faccia
biancastra per spingerlo indietro, ma era notevolmente più forte di lei.
Eddy ghignò. «Me lo fai solo div…»
Il finestrino dalla parte del guidatore
si fracassò, interrompendolo. Una coppia di mani albine lo afferrarono per i
capelli e le spalle e lo trascinarono fuori a forza, sradicando la portiera.
Betty tossì e subito dopo inspirò aria.
Osservò confusa la strada vuota davanti a sé, attraverso quell’apertura
improvvisa e non vide nessuno. Poi sentì un tonfo sul tettuccio, rumore di
squarci, le urla di Eddy e di nuovo silenzio.
Con il cuore che batteva, pulsandole contro il petto, strinse
con il braccio sinistro la giacca per coprire il reggiseno rosa in evidenza
sotto la camicia borgogna aperta. «Chi c’è?»
Nessuna risposta.
Si spostò sul posto del guidatore e
tremante, sporse metà volto all’esterno per osservare la scena. Le sembrava di
trovarsi nei pressi di un parco, lontano dalle abitazioni. Era quasi tutto buio
se non fosse stato per la luce bianco-gialla di un lampione non molto distante
dall’auto di Eddy.
«C’è qualcuno?» domandò.
Di nuovo silenzio.
Betty si fece coraggio e uscì lentamente
dall’auto. Indietreggiò e vide sul tetto il corpo senza vita di Eddy, con il
collo e la camicia grigia macchiati di sangue. Diversi litri di sangue. Si
tappò la bocca con la mano libera per soffocare un grido.
«Buona idea. Non serve urlare.»
Betty si girò di scatto. Alle sue spalle
era comparso una ragazzo. Forse poco più giovane di Eddy, indossava una giacca
di pelle e una t-shirt di una qualche band che non conosceva. Sul mento aveva
delle macchie rosse e i capelli spruzzati di sangue.
«Non mi ringrazi?» La sua voce era calma
e suadente.
«Chi sei?» chiese Betty. Era una domanda
stupida, ma la sua mente non riuscì a fare di meglio in quel momento.
«Mi sembra ovvio, il tuo salvatore.» Il
ragazzo la guardò con occhi languidi. «Allora, mi ringrazi?»
«G-grazie» balbettò Betty.
«Puoi fare di meglio.» Il volto del
ragazzo sfigurò. La fronte si riempì di rughe, gli occhi si strinsero e le
iridi divennero gialle. Spalancò la bocca e mostrò una coppia di canini
appuntiti.
«Sei un vampiro.»
«Quegli occhiali servono a qualcosa.»
Betty deglutì e provò a ragionare. Era
assurdo, irrelae… ma l’aveva appena aiutata. Forse non voleva farle del male.
«Sei un vampiro buono, vero? Uno di quelli vegetariani.»
Il vampiro scoppiò a ridere. «Non volete
proprio capirlo. Non esistono vampiri vegetariani.»
«Ma comunque sei uno di quelli buoni,
giusto? Mi hai slavata.»
«È vero, ma qui non si tratta di buoni o
cattivi» rispose il vampiro. Le afferrò le braccia con entrambe le mani e la
strinse così forte che in confronto il tocco di Eddy sembrava una carezza. «Si
tratta di catena alimentare. Il più forte mangia il più debole.»
Betty sentì un singhiozzo salirle in
gola. «No, ti prego.»
«Può essere piacevole, sai? E magari poi posso anche trasformarti in una
come me.»
Betty scosse la testa. «No. No...»
«Sei noiosa.» Il vampiro la attirò a sé
e le spinse di lato al testa, per aver libero accesso al collo.
Betty era pronta al dolore dei canini
che le laceravano la carne, ma senti un rigurgito. Il vampiro la fissò
sorpreso. Il volto divenne grigio e si sgretolò, riducendosi in polvere insieme
al resto del corpo.
Senza nessuno a sorreggerla, Betty
ritrovò l’equilibrio e vide davanti a lei un nuovo ragazzo. Impugnava un
paletto di legno.
«Sai bene?» le chiese.
Betty rimase confusa a fissarlo. Aveva
la sua stessa età, aveva i capelli scuri e sotto una camicia blu aperta che gli
arrivava a metà coscia dei jeans, indossava una maglietta nera con su scritto a
lettere rosse sanguinanti The Real
Vampires Bite!
«È tutto a posto. Nessuno ti farà più
del male» disse il ragazzo.
«Quello era un vampiro. Un vero
vampiro.» Betty lo ripeté, voleva la conferma di non essere pazza.
«Proprio così. Ed è un mostro. Come il
tizio che ti ha aggredito. Scusa se non sono intervenuto, ma dovevo stanare la
mia preda.»
«Ma prima mi ha difeso… come può essere
cattivo?»
Il ragazzo sospirò. «Come ti chiami?»
«Betty.»
«Ok, Betty, purtroppo non esistono
vampiri buoni, gentili o altruisti. Un vampiro è un demone con le sembianze di
un uomo o di una donna. Non ha un’anima, non può amare. Solo un vampiro con
l’anima può essere definito buono, ma sono casi rarissimi e il rituale per
ridargliela è perduto da tempo. Tutti i vampiri non sono diversi dal tizio
sull’auto: vogliono qualcosa da te. Nello specifico il tuo sangue per nutrirsi.
Loro vivono, tu muori. Fine della lezione.»
Betty lo guardò incuriosita. Non la
stava rimproverando voleva solo metterla in guardia, come se si preoccupasse perché
non le accadesse di nuovo.
«Ce la fai a tornare a casa da sola?» le domandò.
«Io… mi serve qualche minuto per
riprendermi.»
«C’è qualcuno che puoi chiamare?»
«Sì, il mio cellulare è in macchina.
Chiamo mio padre e mi faccio venire a prendere.»
Il ragazzo andò verso l’auto e tirò giù
il cadavere di Eddy prendendolo per le gambe. «Bene. È il caso di far sparire
questo bastardo.»
Betty si ricordò solo in quel momento di
essere mezza nuda e si chiuse velocemente la camicia. «Grazie per tutto.» Prese
a respirare normalmente e percepì i cuore rallentare la corsa. Si osservò la
mano destra ed era ferma, il tremolio dello shock stava svanendo. «Mi inventerò
qualcosa per spiegare a mio papà perché sono qui. Vuoi aspettarlo con me?»
«Meglio di no. La notte è ancora lunga.»
Il ragazzo si girò, trascinandosi dietro il defunto Eddy.
«Aspetta, non so il tuo nome» disse
Betty.
«Sono Billy l’ammazzavampiri.»
Strabuzzando gli occhi, Betty sussurrò:
«Come Buffy.»
Continua…?
4 commenti:
Heilà! Sono tornata.^^
Parto col dire che non ti nascondo che pensavo fosse una storia alla twilight -_-". Non sono mai stata così contenta di sbagliarmi ^A^. Questi si che sono vampiri veri! Come inizio è davvero interessante spero continuerai presto
Ciao Lady Red Moon, bentornata!
Ammetto che il creare un'idea sbagliata sui vampiri alla Twilight era voluta e quindi sono contento di esserci riuscito! In realtà la mia ispirazione per questa nuova storia è la serie Buffy, quindi aspettati altri elementi soprannaturali oltre ai vampiri ;)
Grazie e torna a controllare ogni tanto per i nuovi capitoli :)
Scrivi molto bene, accidenti :D In più io sono un appassionato di Buffy l'Ammazzavampiri. Vinci facile!
Grazie Jumping Jack!
Se sei anche fan di Buffy, allora sei avvantaggiato: molti indizi ti saranno chiari fin da subito!
Grazie ancora per i complimenti.
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