giovedì 9 luglio 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 3


3. Indossa il Dolore Come un'Arma (1° parte)

Zec diede un morso al sandwich, fece scivolare l’indice sul bottone centrale del mouse e la pagina internet sullo schermo, davanti al quale era seduto, scorse verso il basso.
Ormai era un’abitudine trascorrere la pausa pranzo in aula multimediale. Ed era anche piacevole dato che non la frequentava nessuno in quell’ora e poteva starsene in pace. In più era un rifugio perfetto dai bulli che lo tormentavano e che non avevano ancora scovato il suo nascondiglio.
Masticando, continuò a leggere con attenzione la rassegna di articoli del quotidiano locale sulle scomparse misteriose e gli omicidi senza spiegazione. Erano iniziati tutti due mesi prima, nello stesso periodo in cui sua sorella Dana era scappata di casa senza lasciare traccia e l’ultimo articolo era della settimana precedente e si riferiva al ritrovamento di un infermiere morto dissanguato. 
La polizia non aveva spiegazioni e anche per quanto riguardava Dana sembrava brancolare nel buio e così Zec si era messo a investigare come poteva: consultando giornalmente i quotidiani per trovare qualche indizio su cosa potesse esserle successo e recandosi quotidianamente all’ospedale per essere certo di avere ogni possibile novità subito.
Zec prese la foto piegata a metà che teneva nella tasca posteriore dei pantaloni e la fissò. Dana sorrideva ed era un evento raro, il suo viso era ben illuminato dal sole e in quello scatto era facile identificarla se qualcuno l’avesse vista. Poi si mise una mano tra i capelli castani mossi e ricacciò il magone giù in gola. Tutti quei misteriosi delitti aumentavano l’angoscia che non avesse più speranze di ritrovare sua sorella, ma cercò di scacciare quel pensiero.
Posò la foto piegata e prese la lattina di Coca Cola alla sua destra, bevve e alzando gli occhi dallo schermo, vide due ragazzi entrare nell’aula. Lei la riconobbe subito: era Betty, sua compagna di laboratorio di chimica. L’altro era un ragazzo di cui aveva sentito parlare, anche se non ricordava per quale motivo, e gli sembrava si chiamasse Don o Vance.
Betty gli fece un cenno di saluto con la mano sinistra e poi trascinò il compagno a una delle ultime postazioni sul fondo della stanza.
Zec non era particolarmente felice di dover condividere con loro il suo posto speciale, ma era un’aula aperta a tutti e doveva aspettarsi che prima o poi qualcun altro si sarebbe rintanato lì.
«Perché tanta fretta?» sentì dire sotto voce al ragazzo.
«Donovan, ti avevo chiesto di incontrarci ieri» rispose stizzita Betty. «La questione è urgente!»
Anche se non era sua abitudine, Zec non poté fare a meno di restare ad ascoltare.
«Quello che è successo non è un caso. Billy mi ha aiutato una settimana fa e proprio ieri ricompare per salvarti» continuò Betty.
«Mi preoccupa di più la faccenda del demone.»
D’istinto, Zec si girò di scatto a guardare Donovan. I loro occhi si incontrarono e poi incrociò anche quelli di Betty.
La ragazza strattonò il compagno per la manica e lo obbligò ad appiattirsi ancora di più dietro lo schermo rettangolare, nascondendosi alla sua vista.
Zec si voltò di nuovo verso il suo di schermo e scosse la testa. Di certo aveva sentito male e comunque non erano affari suoi. Però, tornando a leggere gli articoli, si rese conto che la parola demone calzava a pennello con le sue letture. Nei pochi dettagli che trapelavano dalle parole dei giornalisti si parlava di dissanguamenti, inspiegabili ferite e brutali sventramenti. Le vittime erano principalmente ragazzi e ragazze e avevano spesso sul corpo strani segni o simboli rituali.     
Sembrano quasi ispirati a film horror” pensò Zec. “Anzi, a me fanno venire in mente Buffy The Vampire Slayer.”
«Buffy» disse ad alta voce Donovan in quello stesso momento.
«L’ho pensato anche io» rispose Betty.
Zec si girò, ma questa volta si alzò in piedi. «Scusate, cosa avete detto?» Posò il mezzo sandwich vicino alla tastiera e avanzò verso di loro. «Non volevo origliare, ma sto facendo una ricerca e…»
Anche Donovan si mise in piedi. «Senti amico, non ti offendere, ma è meglio se non ti impicci.»
«Donovan! Puoi essere anche meno stronzo.» Betty provò a sorridergli. «Quello che voleva dire è che stiamo parlando di problemi personali. Scusa Zec, ma non ci va di condividere la nostra conversazione.»
«Sì, ok, non voglio ficcanasare, ma…» Zec si fermò a riflettere se era il caso di dire ad alta voce quello che pensava e poi si buttò. «Stavo leggendo degli omicidi irrisolti degli ultimi mesi e mi è venuto in mente che hanno somiglianze con la serie Tv Buffy e voi ne stavate parlando, giusto?»
Betty e Donovan si guardarono perplessi e poi lo fissarono con la stessa espressione.
«Cosa hai trovato di preciso?» domandò Betty.
«Venite, vi faccio vedere.» Zec ritornò verso il suo posto quando due figure apparvero sull’uscio. 
«Ecco dove si nasconde» disse un ragazzo alto e bruno con un ciuffo di capelli che svettava sulla fronte tenuto insieme dal gel. Al suo fianco un ragazzo con i capelli corti rasati e gli occhiali sogghignò.
«Stefan e Simon» sussurrò Zec sorpreso. Era finita. I suoi aguzzini lo avevano scovato. «Perché siete qui?»
«Non possiamo?» domandò Stefan aggressivo.
Simon precedette l’amico nella stanza e sistemandosi gli occhiali, si fermò davanti a Zec. «La scuola è grande, ma non così tanto. Era inevitabile trovarti, prima o poi.»
«Che volete da me?»
Stefan entrò a sua volta e si posizionò alle spalle di Zec. «Non lo immagini? Passare del tempo insieme, non hai detto tu che ti piacciono i ragazzi?»
Zec si rese conto che la sua ammissione di essere gay non era stata una grande trovata. Non smaniava dalla voglia di fare outing, ma quando pochi giorni prima i due ragazzi avevano iniziato a  dargli del frocio aveva ammesso di essere gay, più per zittirli che per il bisogno di renderlo pubblico. Si era già accettato da tempo e non era un problema. Per lui almeno.
«Ehi aspetta, forse non è vero che è gay. Guarda qua» intervenne Simon. Prese la foto di Dana e la mostrò al compare. «Forse gli piacciono le ragazze, ma il sentimento non è reciproco.»
Zec cercò di strappargliela di mano. «Ridammela.»
Stefan lo afferrò per le spalle. «Cosa credi di fare?» Lo fece giare a forza e lo strattonò per il collo dalla maglietta. «Sei zero. Non vali niente e se a Simon piace la foto se la tiene. Anzi, adesso andiamo a cercare la tua amichetta e ce la facciamo. Fermaci se credi di riuscirci.»
«Idiota» lo apostrofò Zec.
Simon, che ora gli era alle spalle lo spintonò in avanti. «Che hai detto? Ripetilo frocetto.»
Zec finì contro Stefan che lo spinse indietro verso il mittente. Simon rispose respingendolo ancora  e così si ritrovò inerme, come una pallina da ping pong, sballottata tra due racchette.
«Dai ragazzi, fatela finita» disse Donovan.
Simon si girò a guadarlo, come se notasse lui e Betty solo in quel momento. «Fatti i cazzi tuoi.» Distratto, non respinse in tempo Zec, che gli finì addosso ed entrambi caddero contro la postazione del computer. «E levati!»
Zec venne spinto contro la sedia, la quale colpì a sua volta il banco. Il nuovo urto fece rotolare in avanti la lattina aperta di Coca Cola e il liquido scuro scivolò in un rivolo verso terra, inzuppando la foto di Dana che Simon aveva perso di mano.
«No.» Zec si chinò a raccoglierla e si rese conto che l’immagine già logora per i viaggi in tasca, ora era zuppa e appiccicosa.
Stefan scoppiò a  ridere. «Scommetto che inizia a piangere.»
Simon rise in rimando rimettendosi al fianco dell’amico.
Zec si alzò e si voltò lentamente. «Siete solo degli stronzi e bastardi» li apostrofò. Guardandoli con rabbia e odio.
«Stai esagerando» lo minacciò Stefan tirando un pugno sul palmo sinistro. «Hai proprio bisogno di una nuova lezione.»
«Già, vediamo se la tua amichetta ti guarderà quando la tua faccia sarà blu dai lividi.»
«Non sapete niente di me. Non capite niente» gridò Zec inferocito.
Tutto il dolore che provava per la scomparsa di Dana gli esplose nelle vene, nel cuore, nell’anima. Nessuno a scuola si preoccupava di lei o di cosa provasse lui. Nessuno aveva cercato di fargli coraggio. Si disinteressavano alla sua situazione, lo ignoravano, salvo farsi avanti per sbeffeggiarlo o sibilare offese. Aveva sopportato sempre in silenzio, ma ora sentiva di essere arrivato al limite, ogni giorno era uno strazio alzarsi dal letto e trovare la forza per andare avanti.
«Ve la farò pagare» gridò Zec. «Per tutto quanto!»
Stefan mosse un passo vero di lui. «Poi non dire che non te la sei cercata.»
«Ma ti senti? Parli come il cliché di un bullo.»
Tutti spostarono lo sguardo sull’entrata. Un ragazzo dai capelli scuri e una maglietta con sopra la scritta rosso sangue The Real Vampires Bite! s’introdusse nell’aula.
«E tu chi cazzo sei?» chiese Simon.
«Billy» disse Betty con espressione sorpresa.
Billy la guardò per un istante, poi spostò la sua attenzione sui tre ragazzi. Girò quindi intorno ai banchi e raggiunse Zec. «Non credere a quello che ti dicono. Sei più forte di loro. Pensano che ferirti li rende superiori, ma si sbagliano. Quel dolore che senti e che in parte è colpa della loro indifferenza e della loro cattiveria, non lasciare che ti logori, ma usalo.» Gli posò le mani sulle spalle. «Indossalo come un’arma.»
Zec sentì che una molla invisibile si era sbloccata dentro il suo corpo. Aveva aperto uno scomparto che non credeva esistesse e poteva tirar fuori tutto il dolore per  trasformarlo nella sua forza.
«Hai ragione» disse, mentre l’aria crepitò intorno a lui. «Ora posso pareggiare i conti.»
Betty e Donovan lo guardarono allibiti e anche Simon e Stefan rimasero a bocca aperta.
Gli occhi di Zec si tinsero completamente di nero come la pece, piccole venature scure comparvero sulla pelle, diramandosi nelle guance e nella fronte e i capelli castani divennero scuri fino alle punte.
Anche se non poteva vedersi, Zec percepì quel cambiamento. Sicuro di sé come non lo era mai stato, allungò il braccio destro in avanti e piegando le dita come per graffiare l’aria, spinse i due bulli contro il muro. Non contento allungò anche il braccio sinistro e sollevandoli dal pavimento con violenza, li sbatté contro il soffitto, in modo che i loro volti fossero rivolti verso il basso.
«Facci scendere» urlò Simon.
«Mettici giù» gridò Stefan.
Zec esibì un sorriso compiaciuto. «Mi era parso di capire che volevate divertirvi un po’ con me. E io mi sto divertendo.» Scostò il braccio verso sinistra e i due volarono contro le finestre, infrangendo i vetri e rimanendo sospesi a mezz’aria. «Sapete cosa sarebbe un vero spasso? Un bel volo dal secondo piano.»
Betty si avvicinò a Billy che stava osservando la scena con loro. «Devi fermarlo. Sta esagerando.»
«Dici?» Billy sembrava incerto. «Quei tizi se lo meritano. Ho percepito il loro male.»
«Ma ci andrà di mezzo Zec» disse Donovan.
«Che vuoi dire?» chiese Billy.
«Non lo vedi? Ora sembra posseduto, come… Dark Willow
«Donovan ha ragione. Non so come hai liberato quel potere in Zec, ma se continua così ne verrà consumato. E non è giusto. Lo conosco, non è cattivo.»
Billy parve convinto. Raggiunse Zec e gli mise gentilmente una mano sulla spalla. «Può bastare.»
«Lo decido io» rispose Zec, voltandosi. «Forse qualche osso rotto gli farà passare la voglia di prendersela con me, o con altri, solo perché si considerano predatori e noi le loro deboli prede.»
«Forse. Ma i tuoi amici lì dietro mi hanno fatto notare che sarebbe sbagliato e non ti renderebbe diverso da quei due» rispose Billy. «Dimostra che sei migliore.»
Zec  guardò Betty e Donovan. Per una frazione di secondo si rivide riflesso nei loro occhi e scorse un mostro e un prepotente. E non gli piacque. Alzò le braccia e riportò nell’aula Simon e Stefan facendoli fluttuare, infine li atterrò con poca grazia sul pavimento.
Betty si sporse in avanti imitata da Donovan. Entrambi osservarono i due stesi a terra con gli occhi chiusi. Lei disse: «Sono…»
«Svenuti» rispose Zec. Poi si rivolse a Billy. «Non voglio perdere questo potere. Hai intenzione di togliermelo?»
«Non te l’ho dato io» rispose Billy. «È frutto del tuo dolore, ti appartiene e potrai sempre usarlo, ma devi saperti controllare.»
«E se non ci riuscissi?»
«Ti farai del male, ne farai ad altri e io poi dovrò farne ancora a te.» Billy divenne serio. «In modo definitivo.»
Anche se una parte di lui continuava a suggerirgli di metterlo alla prova, Zec non le diede ascolto. «Puoi aiutarmi a… diciamo scaricarmi?»
Billy sorrise. «Bel termine, ma forse è meglio che rimani ancora un po’ così.»
«Perché?» domandò Donovan preoccupato.
«Probabilmente dovrà aiutarci» disse Billy. «In questo stesso momento sta succedendo qualcosa di simile in mensa.»
   
                                               Continua…?

2 commenti:

Lady Red Moon ha detto...

Eccomi di ritorno^^
Questa storia mi mette sempre più curiosità,ogni cap è meglio del precedente e sono curiosa di sapere chi è veramente Billy e cosa si nasconde dietro tutta sta faccenda.Spero che il prossimo capitolo arrivi presto^^

Ezio ha detto...

Ciao Lady Red Moon e bentornata!
Grazie mille per i complimenti, mi fa piacere che la storia ti stia incuriosendo.
Per le risposte dovrai pazientare ancora un po ;)