lunedì 4 marzo 2019

Darklight Children - Capitolo 91


CAPITOLO 91
Cambio di strategia



Lunedì mattina, Leonardo insieme a Davide aspettò prima dell’inizio delle lezioni l’arrivo di Kaspar De Santi. Fermi davanti alla porta chiusa a chiave del suo ufficio, vedevano gli altri ragazzi passare per il corridoio ed almeno lui provò un pizzico d’invidia per la loro spensieratezza.
Kaspar emerse dalla scalinata di fronte ai due e sorrise non appena li individuò. «È un piacere trovarvi qui.»
Leonardo si scostò lo zaino dalle spalle, aprì la tasca inferiore ed estrasse i sei moduli piegati a metà. «Sono tutti firmati» disse consegnandoglieli.
«Ottima scelta» si complimentò l’uomo, sfilandoli dalle sue mani. Prese la chiave dell’ufficio dalla tasca dei pantaloni e la infilò nella serratura.
Davide si fece avanti. «Aspetti, quando sistemerà la situazione di Leonardo?»
«Dopo il vostro primo giorno di stage, ripristinerò i ricordi in maniera permanente.»
«Davvero? E poi come spera di convincerci a continuare a venire al C.E.N.T.R.O.?» chiese Davide con aria minacciosa.
Kaspar lo guardò impassibile. «Forse non ve ne siete accorti, ma a causa dei vostri problemi soprannaturali, avete perso diversi giorni di scuola e questo ha influito negativamente sul vostro rendimento. Ho controllato la media dei voti di ciascuno di voi, chi più e chi meno, avete comunque tutti bisogno di questi crediti extra. Arrivati a questo punto dell’anno scolastico, lo stage al C.E.N.T.R.O. è il vostro unico modo per ottenerli.»
Davide aprì la bocca per ribattere, ma la chiuse subito.
Leonardo si morse il labbro inferiore. Come aveva già fatto notare Angelo Moser, Kapsar era sempre un passo avanti a loro.
«Quando è fissato il primo giorno?» domandò infine rassegnato.
Kaspar girò la chiave nella serratura e aprì la porta dell’ufficio. «Domani pomeriggio, dopo le lezioni. Sapete già come raggiungere l’istituto. Siate puntuali.» Entrò nella stanza e richiuse l’uscio. Leonardo strattonò per un braccio Davide, obbligandolo a seguirlo verso l’aula. Era inutile perdere altro tempo, non potevano contrastare quell’uomo in nessun modo

Kaspar aveva imparato che il modo più sicuro per avere a che fare con Patrick Molina era cogliendolo di sorpresa, quindi non aveva avvisato l’altro del suo arrivo e si era presentato a casa sua.
Suonò il campanello. Due trilli e attese. Rimase fermo davanti all’uscio circa un minuto, ma non sentì nessun rumore dall’interno. Suonò di nuovo, più lungamente, non arrivò nessuno.
Era appena incappato nel problema principale della sua tattica: il padrone di casa poteva essere fuori.
Si voltò verso le scale e trovò Patrick, che le saliva andandogli in contro.
«Cosa ci fai qui?» gli domandò l’altro, stringendo con il braccio destro una busta di carta marrone da cui spuntava un cartone del latte. «È successo qualcosa al C.E.N.T.R.O.?»
«Tranquillo, nessuna emergenza» rispose, sfoderando un sorriso fasullo. «Avevo solo bisogno di parlarti.»
Patrick lo superò, infilò la chiave nella serratura della porta di casa e l’aprì. «Se mi avessi avvertito, avrei aspettato a uscire per fare la spesa.»
«Hai ragione. Nella fretta l’ho dimenticato.»
«Accomodati pure.» Entrò, lo fece passare e chiuse la porta. «Mi hai anticipato di poco. Ti avrei chiamato in giornata, anche io ho bisogno di parlarti.»
«Oh…»  Kaspar lo guardò allarmato. Non era un buon segno che volesse contattarlo. Non si erano più sentiti dalla sera in cui era piombato con i ragazzi e Angelo Moser all’istituto e se come immaginava continuava a frequentarli, poteva essere a conoscenza degli ultimi sviluppi sulla situazione di Leonardo. «Di cosa hai bisogno?» 
«Metto questa roba in frigorifero e ne parliamo con calma» rispose Patrick.
Kaspar annuì. Udendo i rumori provenire dalla cucina, diede una rapida occhiata al salone in cui si trovava. Cercò un indizio per capire se Patrick poteva rappresentare un fastidio e si fermò davanti al tavolo. Il ritratto a matita di un uomo era abbandonato in mezzo alla superficie liscia di legno. Lo riconobbe all’istante: si trattava di Hans Strom, il direttore del C.E.N.T.R.O. . Riconobbe anche gli strumenti usati per ritrarlo: erano gli stessi che lui aveva regalato al padrone di casa per “fissare” le sue visioni su carta e questo poteva aprire diverse prospettive.
Non ebbe però il tempo di formulare ipotesi, sentì l’anta del frigorifero chiudersi in un tintinnio di bottiglie e si sedé frettolosamente sul divano. Patrick entrò nella stanza pochi secondi dopo.
«Dimmi Patrick, di cosa volevi parlarmi?» domandò.
«Si tratta dei ragazzi. So che avevo preso l’impegno di seguirli per te, ma non me la sento più di farlo di nascosto.» 
«Non sarà più necessario» rispose Kaspar. «Ero venuto appunto per dirti che la situazione è cambiata e puoi smettere di raccogliere informazioni.»
Patrick corrugò la fronte. «Ha per caso a che fare con lo stage che hai proposto ai ragazzi?»
Kaspar si finse sorpreso. «Ne sei al corrente anche tu.» 
«Il mio compito era tenerli d’occhio» gli ricordò l’altro. «A ogni modo, voglio ancora affiancarti con loro e anzi mi chiedevo se era possibile essere presente con voi al C.E.N.T.R.O. durante le ore dello stage?»
Kaspar non era preparato a quella richiesta e non vedeva un collegamento con il disegno di Hans Strom, però pensò di poterla girare a suo vantaggio. «Non credo ci siano problemi, però dovrò consultarmi con il mio superiore, prima di potertelo confermare.»
«Ottimo» disse Patrick. «Aspetterò la tua chiamata.»
I due rimasero in silenzio per qualche secondo.
«Devi chiedermi altro?» gli domandò Patrick.
Kaspar rimuginò che qualsiasi quesito sul disegno, su Hans o sulla probabile visione che lo aveva originato, potevano metterlo in allarme. «No, scusa, ero soprapensiero.» Si alzò dal divano e si diresse alla porta. «Ci sentiamo, entro questa sera saprò se domani pomeriggio potrai partecipare allo stage.»
Patrick lo accompagnò fino al pianerottolo e lo seguì con lo sguardo finché non scomparve dietro la seconda rampa di scale.
Non appena mise piede fuori dal palazzo, Kaspar afferrò il cellulare e chiamò Clara Cluster.
«Ha fatto storie?» domandò la donna al capo opposto della linea.
«No, ma vuole essere presente durante lo stage.»
Clara fece una breve pausa. «Dovevamo aspettarci che uno degli Alpha glielo avrebbe raccontato. Cosa hai risposto?»
Kaspar si infilò nell’auto, chiuse la portiera e abbassò il finestrino per far entrare un po’ d’aria fresca nell’abitacolo. «Ho preso tempo dicendo che dovevo consultarmi con i superiori, ma acconsentirò alla sua richiesta.»
«Allora perché farlo attendere? Se avev…»
«Credo che l’esperimento sia riuscito» la interruppe. «Ho visto un disegno di Patrick, era chiaramente il frutto di una visione e raffigurava Hans Strom con l’aspetto di quella notte.»
Clara schioccò la lingua. «Mi sembra un po’ poco per esserne così sicuro.»
«Una ragione in più per reinserirlo nel C.E.N.T.R.O.» replicò Kaspar. «Potremmo accertarcene.»
«Mi fido delle tue idee, ma non possiamo compromettere questa fase dell’operazione» gli ricordò Clara. «Sei sicuro non possa rivelarsi un passo falso?»
Kaspar sorrise. «Non preoccuparti. So come gestirlo.» Chiuse la telefonata e mise in moto l’auto.
Un pipistrello si allontanò rapidamente dal retro della vettura per non inalare i gas di scarico. Sbatté con un’ampia falcata le ali e puntò verso il cielo.

Samuele faceva dondolare le gambe seduto sul letto della sua stanza al C.E.N.T.R.O., mentre Marcus, in piedi appoggiato alla parete accanto alla finestra aperta, osservava il cielo in attesa.
Il pipistrello comparve all’orizzonte e si infilò nella camera, andando ad appollaiarsi sulla spalla del suo addestratore.
«Cosa hai scoperto?» domandò Marcus alla bestiola, accarezzandogli la testa con il polpastrello dell’indice.
L’animale piegò di lato il capo e lui annuì compiaciuto. «Vai pure a riposare» disse poi inviandolo nuovamente fuori dalla finestra.
Samuele balzò in piedi. «Cosa ti ha detto?»
«Gli Alpha verranno qui domani pomeriggio e l’invito è stato esteso anche a Patrick Molina.» Marcus rimase a fissare il compagno. «Va tutto bene?»
«Certo. È tutto ok» gli rispose. «Devi andare ad avvisare Jonathan ed Erica.»
«Sì.» Marcus aprì la porta della stanza. «A dopo.» La richiuse alle sue spalle, lasciandolo solo.
Samuele andò verso la finestra e la chiuse. Poi si girò e raggiunse la scrivania. Aprì il primo cassetto e prese un raccoglitore ad anelli. Sollevò la copertina e girò due cartellette trasparenti. Estrasse il ritaglio di giornale riposto nella terza e lo guardò intensamente.
Era fotografato insieme a Patrick, il giorno che lo aveva salvato dall’incendio a casa sua, i loro nomi erano stampati nella didascalia.
«Finalmente potrò vendicarmi» disse, digrignando i denti. «Pagherai per avermi trascinato in questo posto.»


                                                           
Continua…

lunedì 18 febbraio 2019

Darklight Children - Capitolo 90

CAPITOLO 90
Effetti collaterali psichici



«Come mai Sabrina non viene?» domandò Leonardo, camminando dietro a Naoko.
La ragazza asiatica avanzò verso le sbarre del cancello che circondava le rovine del Portale Mistico e osservò Davide rimuovere la protezione in alluminio per aprire il loro accesso segreto. «Quando le ho telefonato, mi ha detto che aveva un forte mal di testa. Comunque ha già deciso di aiutarti.»
«E Yuri?»
Naoko scrollò le spalle. «Non ha risposto alle mie chiamate.»
Davide s’intrufolò tra le sbarre allargate e fece segno agli altri due di seguirlo. «Tua sorella dov’è? Perché non è con noi?»
«È uscita di corsa dicendo che doveva fare una commissione importante.»
«Più importante che discutere del tuo problema?» Davide gli lanciò un’occhiata diffidente.
Leonardo non gli diede peso. «Le riferiremo noi i suggerimenti del signor Moser.»
«Questo lo so. Ma non ti insospettisce il suo comportamento?»
Si fermò tra le macerie e si voltò di colpo. «Cosa vuoi insinuare?»
«Niente» si schermì Davide. «È solo un po’ strano.»
«Però, quando ti ha assecondato perché dormissi da te, ti andava bene.»
Naoko sbuffò. «La volete piantare? Sembrate una vecchia coppia sposata! Abbiamo altri problemi e Sara sa quello che fa.»
Proseguì in mezzo all’erba e ai calcinacci, e loro due la seguirono in silenzio. Balzarono all’indietro quando Angelo Moser sbucò da dietro un muro diroccato.
«Non volevo spaventarvi» disse loro. «Siete solo voi tre?»
«Sì, possiamo iniziare» tagliò corto Leonardo. Prese dalla tasca destra della giacca un foglio e lo passò all’uomo. «È il motivo per cui volevamo vederla.»
Angelo afferrò e lesse con attenzione il modulo. «Una proposta di partecipazione per uno stage al C.E.N.T.R.O. Ingegnoso da parte di Kaspar.»
«Non sembra sorpreso» fece Davide.
«Dalla telefonata di Leonardo, sospettavo che avesse architettato uno stratagemma per attirarvi ancora nell’istituto. Suppongo che ci sia dell’altro?»
«A quanto pare c’è lui dietro le amnesie a comando» spiegò Naoko.
«Non ne sono sicuro» precisò Leonardo. «Ma è quello che mi ha fatto intendere.»
Angelo gli riconsegnò il modulo. «È possibile. Ha le conoscenze e l’esperienza per farlo. Solo qualcuno come Kaspar, che ha studiato a fondo questi riti antichi, può intromettersi nell’incantesimo della memoria mentre è in atto e sfruttare le conseguenze una volta che viene sciolto.»
Davide si appoggiò a una coppia di lastroni ammassati su ciò che restava di un pezzo di parete. «E ora che sappiamo che è stato lui, non possiamo intervenire in qualche modo?»
Angelo scosse la tasta. «Solo chi ha aperto una falla nell’incantesimo può richiuderla.»
«È più o meno quello che mi ha detto Kaspar» disse Leonardo. «E se non andiamo tutti e sei al C.E.N.T.R.O. per lo stage, non rimetterà a posto le cose.»
«Se averci lì era la sua intenzione fin dall’inizio, perché non ci ha trattenuti quando ci siamo rivolti a lui per la gravidanza di Sabrina?» domandò Naoko.
Angelo si spostò dalla sua postazione e camminò nel centro dello spiazzo in cui si trovavano. «Vuole che agli occhi di chiunque la scelta sia vostra, così non potrà essere accusato di nulla. Senza contare che il suo è un ricatto che non si può dimostrare.» Si massaggiò con la mano destra il mento liscio. «Quello che non riesco a immaginare è perché vi voglia all’istituto.»
Davide sbadigliò annoiato. «Per manovrarci e usare i nostri poteri per i suoi scopi?»
«Ha già dei mezzo demoni al suo comando» replicò Angelo. «Inoltre, avete imparato a usare le vostre capacità da soli e su di voi non può sfruttare la sua autorità tramite il rapporto mentore-allievo instillato nelle sue reclute.»
Naoko incrociò le braccia sul petto pensierosa. «Quindi, ci sta dicendo che l’unica soluzione è accettare la sua proposta?»
«Una settimana fa però ci aveva ordinato di stare lontani da quel posto» ribatté Davide.
«Non sapevo quello che sappiamo adesso» rispose Angelo. «Da come si comporta Kaspar, tutto fa supporre che abbia un piano prestabilito, ogni sua mossa non è stata casuale, ha studiato ogni dettaglio per rimanere in vantaggio.»
«Ma non c’è più niente che possono volere da noi. Abbiamo richiuso il Sigillo, gli embrioni di demoni sono stati spazzati tutti via, cosa…» Leonardo s’interruppe.
Provò una vampata di calore. Sentì le guance andare a fuoco, era eccitato e pieno di gioia. Le gambe si fecero molli come se fossero di burro e cadde sulle ginocchia, ansimando.
Davide balzò verso di lui. «Che ti prende?»
Leonardo non lo ascoltò. Ancora stordito, vide davanti a i suoi occhi un’immagine nitida, quasi fosse lui stesso presente nel luogo in cui si svolgeva. Il salone di Patrick. Patrick e Sara che si baciavano stretti uno all’altro, seduti sul divano. Che diavolo sta succedendo? pensò.
La voce di Sara risuonò direttamente nella sua testa.
Leonardo! Perché sei nei miei pensieri?
«Leonardo, stai bene?» domandò Naoko, guardandolo stranita.
Mi vuoi rispondere? insistette Sara.
«Stai zitta» rispose Leonardo.
«Come scusa?» fece Naoko offesa.
«Non tu» disse Leonardo imbarazzato. Sara chiudi il becco disse con il pensiero rivolto alla sorella. Alzò gli occhi verso i tre che lo osservavano e spiegò: «È accaduto qualcosa… sento Sara nella mia testa. Come un colloquio telepatico.»
«Affascinante» esclamò Angelo. «Un nuovo effetto secondario della vostra fusione di anime.»
Mi vuoi dire perché sento la tua voce nella mente? tornò all’attacco Sara.
Sto cercando di capirlo le rispose. «Signor Moser, sta dicendo che ora possiamo comunicare mentalmente tra di noi?»
Angelo annuì. «Probabilmente il legame instaurato tra voi è ancora più profondo di quanto supponessi: riuscite a provare empaticamente le sensazioni dell’altro e una forte emozione di Sara può aver aperto il collegamento psichico tra di voi.»
«Aspettate» disse Leonardo al gruppo. Chiuse gli occhi e si concentrò su Sara.
Non voglio pensare a cosa avessi intenzione di fare con Patrick, ma so cosa provavi, me lo hai trasmesso e ci ha resi telepatici.
Primo, non sono affari tuoi; secondo, ora puoi entrare nella mia testa quando ti pare?
No, penso che con il tempo ci abitueremo a non invadere la nostra privacy. Perché sei andata da Patrick?
Stai invadendo la mia privacy. Di nuovo. Mantieni il segreto e chiedi al signor Moser se ci possono essere altri effetti collaterali.
Ok, ok.
Leonardo sospirò. «Sara vuol sapere se ci saranno altre novità come questa.»
«Credo di no, ma non posso dirlo con certezza» rispose Angelo. «Però questa nuova dote gioca a nostro favore. Non fatene parola con nessuno e potrebbe essere l’arma segreta nella vostra visita al C.E.N.T.R.O.»
Leonardo lo ripeté mentalmente alla sorella.
Ci mancava anche questo. Ora cerca di concentrarti su qualcosa d’altro: devo spiegare tutta questa situazione a Patrick. È qui accanto a me e non sta capendo niente. Prima di troncare la conversazione mentale, Sara aggiunse: Ricordati che non puoi tornare a casa. Mamma non si ricorda di te.
Lo so. Mi aspetta un’altra notte da Davide. Si aspettò un commento allusivo, o una battuta sarcastica, ma non arrivò niente.
«Sara sta bene?» chiese Angelo. 
«Sì, sembra sia più pratica di me con questo tipo di comunicazione» ammise Leonardo.
Angelo sorrise. «Non dimenticarti che i suoi poteri originali sono di origine psichica, lei è più abituata a gestirli.»
«Ti ha detto dov’era?» domandò Davide.
Leonardo lo guardò di sbieco. «A casa e non sa dirmi cosa ha fatto scattare il nostro legame psichico» mentì. Si rimise in piedi e si pulì i jeans all’altezza delle ginocchia. «Alla fine non abbiamo altra scelta. Accetteremo la proposta di Kaspar.»
«Sabrina e Yuri vi appoggeranno?» s’informò il signor Moser.
Naoko annuì. «Non ci sono problemi.»
«Bene, per questa sera è tutto.» Angelo li precedette sulla via per l’uscita. «Tornate a casa e ci aggiorniamo appena avrete novità.»

Davide spalancò la porta di casa, accese la luce e annunciò: «Bentornato nella mia dimora.»
Leonardo entrò in punta di piedi. «Non dovremmo provare a evitare di svegliare tua madre?»
L’altro chiuse la porta e avanzò nell’abitazione, diretto alla sua stanza. «Non c’è. È fuori per un intero week-end di relax con le amiche.»
Leonardo si fermò alle sue spalle. «Siamo soli?»
«Esatto. Una casa intera tutta per noi.» Davide si girò e gli sorrise malizioso. Gli prese le braccia e lo attirò lentamente a sé. «Potremmo stare più comodi, questa volta. Abbiamo un largo e accogliente letto matrimoniale che ci aspetta.» 
Leonardo era stupito di quella proposta, era invitante come idea e non provò a negarlo a se stesso, ma non voleva darlo a vedere a Davide. «Preferisco la sistemazione dell’altra settimana.»
«Sicuro? Era scomodo. Se dormi con me non te ne pentirai.» Davide era a mezza spanna da lui. Erano alti uguali e da quella distanza ravvicinata poteva anche leggere l’indecisione nei suoi occhi, vedere chiaramente il rossore aprirsi una breccia sulla pelle chiara delle sue guance e sentire aumentare il ritmo del suo respiro.
«Pr-preferisco do-dormire solo» balbettò Leonardo.
Davide avvicinò le labbra al suo orecchio sinistro. «Come vuoi» sussurrò. «Ma non ti aspetterò in eterno.» Lasciò le braccia dell’altro e si diresse nella camera da letto della madre, chiudendo la porta dietro di sé.
Leonardo sentì la tensione abbandonargli il corpo e si appoggiò allo stipite della stanza di Davide.
È tutto a posto?
La voce di Sara rimbombò nella testa di Leonardo.
Si coprì la bocca per soffocare un grido di sorpresa. Si rifugiò nella camera in cui avrebbe dormito e si chiuse all’interno.
Avevamo deciso di rispettare la privacy le rispose.
Ero preoccupata. Ho avuto una strana sensazione e poi ho avuto un flash di Davide quasi sopra di te rivelò. Ti stava dando fastidio?
Sto bene. Leonardo si buttò sul letto di Davide e tirò un sospiro.
Ho capito che è successo qualcosa. Dimmi di che si tratta.
Ok, tu allora raccontami cosa stavi facendo con Patrick replicò Leonardo. Ho visto che vi baciavate.
Da quello che ho visto io, sembrava che stavate per farlo anche voi lo punzecchiò lei.
Almeno lui ha la mia stessa età!
Non gridare. Le urla fanno più male quando sono mentali.
Leonardo non rispose. Non era una conversazione facile da affrontare, neanche se la facevano apparentemente in silenzio.  
Non devi vergognarti di niente continuò Sara. Se Davide ti piace, per me è ok. Basta che non ti faccia soffrire.
Per me è lo stesso rispose Leonardo. Voglio dire, non è importante quanti anni ha Patrick, solo… non voglio che tu stia male. Udì le risate della sorella nella sua mente. Perché ridi?
È buffo. Non parlavamo così apertamente da anni. Ci capiamo e ci ascoltiamo più facilmente parlandoci telepaticamente che di presenza.
Leonardo ci rifletté. Probabilmente è merito dello scambio di emozioni. Sentiamo più profondamente cosa si prova nei panni dell’altro.
In questo caso, è meglio lasciare che decidiamo da soli come comportarci. Io non mi intrometterò tra te e Davide e tu farai lo stesso tra me e Patrick propose Sara. Sappiamo di poter contare sull’appoggio reciproco, questo basterà.
Mi sta bene rispose. Buonanotte sorellina.
Buonanotte anche a te.

Il cellulare vibrò, sbattendo contro la lampada sul comodino. Sabrina si sollevò dal cuscino, intontita accese la luce, notò sul display che era passata mezzanotte e rispose alla chiamata. «Pronto Yuri, stai bene?»
«Ti credo» rispose il ragazzo al capo opposto del telefono.
«Per cosa?» domandò con la voce impastata.
Yuri respirò sommessamente nell’apparecchio. «È successo anche a me. Sono andato davanti al C.E.N.T.R.O. per schiarirmi le idee e ho sentito anche io una voce nella mia testa. Mi ha chiamato papà.»
Sabrina non sapeva se esserne felice o terrorizzata. «Che cosa dobbiamo fare? Devono saperlo anche gli altri?»
«No. Non lo diremo a nessuno» rispose Yuri in tono autoritario. «Accetteremo la proposta di Kaspar. Per tutti saremo lì per aiutare Leonardo,  ma in realtà cercheremo nostro figlio e ce lo riprenderemo.»
«Ok. Buonanotte.» Sabrina chiuse la telefonata, sapendo che ormai non si sarebbe più riaddormentata. Suo figlio era lì fuori e in un modo o nell’altro lo avrebbe trovato.
                                                            
                                                          
Continua…

lunedì 4 febbraio 2019

Darklight Children - Capitolo 89


CAPITOLO 89
Bacio rivelatore



«Mi sembra di essere il protagonista di un film di cospiratori» disse Patrick Molina, guardando intorno a sé le macerie del Portale Mistico lanciare lunghe ombre sul terreno, mentre il sole si apprestava a tramontare.
«La segretezza è necessaria» rispose Angelo Moser, passandogli una busta marrone, prelevata da sotto la giacca. «E in un certo senso, c’è una cospirazione in atto. È chiaro che il C.E.N.T.R.O. ha più segreti di quanti immaginassimo.»
Patrick afferrò la busta. «Cosa intendi dire? È successo qualcos’altro?»
«Mi ha telefonato Leonardo, c’è stato un nuovo blackout mnemonico che lo riguarda e mi ha accennato che c’è lo zampino di Kaspar. Dovremmo incontrarci tra poco e spiegare bene i dettagli.»
«Allora è meglio che mi sbrighi ad andarmene. Non voglio che i ragazzi mi trovino qui e rischiare di agitarli finché non ci avrò capito qualcosa.» Patrick sollevò poi la busta nuovamente. «C’è tutto quello che hai trovato?»
Angelo annuì. «Come ti avevo promesso: il dossier dell’Ordine che ho salvato dalla furia di Sara. Non è molto, ma spero che ti sia di aiuto e soprattutto che qualsiasi cosa ti leghi a quell’uomo, appartenga a un passato morto e sepolto.»
Patrick lo salutò, uscì attraverso il passaggio segreto tra le protezioni in alluminio e le sbarre della cancellata che solo il gruppo di ragazzi conosceva, oltre  a loro due. Si incamminò sulla strada verso casa, stringendo la busta al petto.
Le parole di Angelo lo avevano messo in agitazione, venire a patti con la verità aveva incominciato a fargli sempre più spesso quell’effetto.

Patrick infilzò con la forchetta una delle ali di pollo fritto che aveva riscaldato in forno.  Scostò il piatto di lato e con la mano destra adagiò il dossier sulla busta sopra il tavolo.
Una cena veloce era la soluzione migliore per calmare il brontolio dello stomaco e contemporaneamente la curiosità della sua mente.
Stando ben attento a non ungere i fogli, Patrick aprì il fascicolo. La piccola fotografia quadrata in alto a sinistra sul primo foglio raffigurava un uomo dai lineamenti più giovani rispetto a quelli che aveva disegnato, ma si trattava senza dubbio della stessa persona.
«Hans Strom» lesse a voce alta. Scorse velocemente i dati personali dell’uomo e si dedicò alla descrizione delle sue abilità. Era etichettato come un telepate, un mezzo demone dalle grandi capacità psichiche di cui erano state accertate la lettura e manipolazione del pensiero. Nelle note particolari veniva evidenziata una predisposizione al comando e innate doti di leadership.
Patrick girò la pagina e trovò una biografia di Hans stilata dall’Ordine.

Hans Strom entrò in contatto con membri dell’Ordine all’età di quattordici anni. Sembrava a suo agio nel aver trovato persone in grado di capire e accettare il suo dono. La procedura prevedeva che l’Ordine avvicinasse i genitori del ragazzo per proporre di affidare loro il giovane, così che potessero istruirlo all’uso delle sue capacità, rendere meno doloroso il suo sviluppo all’interno della società e ricondurlo poi alla famiglia.
Hans diede subito prova di essere un mezzo demone già esperto nell’utilizzo dei suoi poteri: convinse mentalmente i genitori a dargli il permesso di seguire i membri dell’Ordine senza che questi avessero avuto la possibilità di parlare con i due adulti.
Fu principalmente questa la ragione per cui i membri Anziani accettarono questa infrazione senza intervenire: il ragazzo poteva essere pericoloso e andava educato con precisione e attenzione.    
Hans Strom fu un vero e proprio ragazzo prodigio, la sua padronanza sul proprio dono cresceva di pari passo alla sua istruzione scolastica e mostrò uno spiccato interesse anche nella storia dell’Ordine e delle origini dei mezzo demoni. Superata la maggiore età, si dedicò completamente agli studi per diventare membro dell’Ordine e ne entrò a far parte nel giro di pochi mesi, risultandone il più giovane a essere accettato tra i nostri ranghi.
Hans era anche il primo mezzo demone della sua generazione a non cercare a tutti i costi di reintegrarsi nella società umana, preferendo invece continuare a lavorare per l’Ordine e accompagnando spesso i suoi colleghi più esperti nella ricerca di altri mezzo demoni.
In quegli stessi anni mostrò anche un principio di dissenso verso la politica dell’Ordine: più volte fu ripreso mentre tentava di promuovere (durante le lezioni con i mezzo demoni che gli erano stati affidati) la sua teoria che il loro compito fosse quello di combattere, di tornare agli antichi doveri degli antenati e rompere il Sigillo che separava il nostro mondo da quello dei demoni per sterminarli. 
Nonostante venne allontanato dalla ricerca e dal conseguente insegnamento ai mezzo demoni, Hans non perse interesse nella sua causa. Le precauzioni prese dai membri anziani per ricordargli i voti a cui aveva fatto giuramento quando si era unito all’Ordine, non servirono a impedire due tragici eventi che furono il prologo alla decisione di espulsione di Hans e allo scisma dei membri dell’Ordine che ne derivò.

Patrick girò il terzo foglio e scoprì con delusione che non c’era altro materiale da consultare. Risistemò il dossier nella busta e provò un moto di frustrazione. Non aveva ricevuto abbastanza risposte e anche se dubitava che nella parte mancante del fascicolo ci fossero informazioni su Hans durante i suoi anni al C.E.N.T.R.O. , si domandò cosa potesse aver fatto di tanto orribile da farlo cacciare dall’Ordine.
Immerso nelle sue congetture, sobbalzò sulla sedia udendo il suono del campanello di casa. Andò ad aprire e si ritrovò davanti Sara.
«So che è un brutto orario, ma avrei bisogno di parlarti» gli disse, abbozzando un sorriso.
«Vieni, entra.» Patrick la portò in salone e cercò di nascondere in fretta il piatto con i suoi avanzi.
«Stavi cenando…» Sara si morse il labbro inferiore. «Scusa, ti ho disturbato.»
«Non preoccuparti. Pensavo che fossi anche tu da Angelo Moser. Oggi ci siano visti e mi ha detto che aspettava tuo fratello.» Patrick coprì il piatto con il tovagliolo e fece segno alla sua ospite di sedersi.
Sara si accomodò sul divano e prese dalla tasca dei jeans un foglio piegato a metà. «Leonardo voleva che andassi con lui, ma preferisco parlarne con te.» Porse il foglio all’altro e continuò. «Kaspar De Santi ha fatto una proposta a tutto il gruppo: se accettiamo uno stage al C.E.N.T.R.O. , in cambio lui annullerà i continui vuoti di memoria su mio fratello.»
Patrick esaminò il modulo. «Questa richiesta è legale?»
Sara annuì. «È stampato su carta intestata della scuola e Kaspar ci ha promesso dei crediti extra per gli esami e non poteva farlo senza l’autorizzazione del preside.»
Lui la guardò in volto. «Sei venuta a chiedermi un consiglio? Dalla tua espressione mi sembra che tu abbia già scelto.»
«Sì, ovviamente accetterò. Non posso lasciare mio fratello nei guai.» Sara abbassò momentaneamente lo sguardo e strinse tra le dita il tessuto dei pantaloni. Alzò poi di colpo la testa e disse: «Vorrei che tu venissi con noi.»
«Non credo sia una buona idea.»
«Oh… » lo guardò sorpresa. «Pensavo che sfruttando la tua amicizia con Kaspar potessi trovare…»
«No» la interruppe. «Non mi sono spiegato. Non è una buona idea che tu vada al C.E.N.T.R.O.  Anzi nessuno di voi dovrebbe andare. Non è un luogo sicuro.»
«Mi sembrava che la pensassi diversamente qualche mese fa.»
«La situazione è cambiata.» Patrick era combattuto. Voleva raccontarle le sue scoperte per metterla in guardia, ma temeva che rivelare il suo passato potesse anche allontanarla. «Devi fidarti di me. State lontani da quell’istituto, so quello che dico.»
Sara lo scrutò preoccupata. «Mi stai nascondendo qualcosa. Quelli del C.E.N.T.R.O. ti hanno minacciato?»
Patrick scosse la testa. «Non si tratta di questo, ma ho le mie ragioni.»
«Se non vuoi dirmele, deve essere comunque grave.»
Patrick intuì che era meglio dirle la verità. O una parte di essa. «Ricordi la settimana scorsa, quando quella ragazza mi ha colpito? Non so spiegarti come, ma la sua arma ha sbloccato i miei ricordi sulla vita prima del coma.»
«È meraviglioso» esultò Sara. «Non era quello che desideravi?»
«Sì, il problema è che si tratta solo di piccoli flash, frammenti sconnessi che devo ancora comprendere. Tra questi, però, c’è un ricordo legato a uno strano rito svolto su di me da strane persone nel C.E.N.T.R.O. È tutto ancora confuso, ma qualsiasi cosa volessero farmi, ho la sensazione che non fosse piacevole.»
Sara rimase in silenzio. Pur guardandola, Patrick non riuscì a indovinare i suoi pensieri. «Non volevo spaventarti.»
«Non sono spaventata» gli rispose. «Non giudicarmi male, ma sono contenta che ti preoccupi per me… voglio dire per noi... anche se so che è perché ti senti in dovere verso mio zio Fulvio.»
«Non è solo per quello» ammise Patrick. «Tengo molto a te, più di quanto credi.»
«Intendi noi, tutto il gruppo...»
«No.» Patrick sospirò. «So che non dovrei, ma provo qualcosa per te. È per questo che sono venuto ogni sera quando eri di pattuglia ai resti del negozio e ti sto chiedendo di rivalutare la tua idea di accettare il ricatto di Kaspar.»
«Ma mesi fa… quando sono venuta da te… mi hai fatto capire che avevo frainteso.»
Patrick si sentì in colpa. «Era il momento sbagliato. Non volevo essere la tua vendetta su Yuri e Sabrina e tu eri vulnerabile, non era giusto approfittarne.»
Sara scivolò vicino a lui. Gli prese il volo tra le mani e lo baciò sulle labbra. Patrick non provò neanche a resistere all’impulso di non assecondarla. Si lasciò andare, l’attirò a sé e la baciò con desiderio per pochi istanti. Si staccò poi dolcemente da lei.
«Mi dispiace» le sussurrò.
«Non devi. Lo volevo anche io.» Sara arrossì. «Erano mesi che sper…»
Si zittì di colpo.
Patrick la guardò turbato.
«Tutto a posto? Sei sbiancata.»
«È Leonardo… ha appena urlato nella mia testa.»

                                         
                                                           Continua…

lunedì 21 gennaio 2019

Darklight Children - Capitolo 88


CAPITOLO 88
Tutte le strade portano al C.E.N.T.R.O.



Seduta sul sedile del passeggero nell’auto di Yuri, Sabrina continuava a rigirarsi tra le mani il modulo d’iscrizione dello stage al C.E.N.T.R.O. «Abbiamo solo due giorni di tempo. Lunedì dovremmo dare una risposta. È assurdo!»
«È assurdo che non abbiamo pensato fin da subito ci fosse lui dietro tutto questo» rispose Yuri, stringendo le dita intorno al volante. «Kaspar ha sempre avuto l’intenzione di portarci nella sua struttura di addestramento per mezzo demoni.»
«Perché ci ha lasciati andare via dopo il mio aborto? Leonardo era già in mano sua e avrebbero potuto trattenere anche me.»
«Un rapimento di gruppo avrebbe attirato troppa attenzione e non è di certo nel loro stile.»
«Un ricatto invece lo è?»
Yuri scrollò le spalle.
«A ogni modo non abbiamo molta scelta» continuò Sabrina. «Non possiamo lasciare Leonardo in questa situazione e dubito che Kaspar sistemerà l’incantesimo se mancherà qualcuno di noi.»
Yuri si girò a guardarla. «Quindi, hai già deciso?»
Sabrina annuì.
«E lo fai solo per aiutare il tuo amico? Il discorso di settimana scorsa sul cercare delle risposte sul bambino, non c’entra niente?»
Sabrina sapeva che avrebbero finito con il parlarne di nuovo. C’era però un particolare che Yuri ignorava, glielo aveva taciuto e non poteva più nasconderlo. «In effetti la mia scelta ha a che fare anche con la nostra conversazione, ma non per quello che pensi tu. Appena ci siamo allontanati dal C.E.N.T.R.O. ho sentito una voce nella testa che mi chiamava “mamma”.»
Lui spinse il piede sul freno e fece arrestare di colpo l’auto. Erano a pochi metri da casa di Sabrina e per fortuna stava già iniziando le manovre per il parcheggio.
«Perché hai aspettato tanto per dirmelo?» le urlò contro, strabuzzando gli occhi. «Ci eravamo ripromessi di parlare di tutto.»
«L’ho fatto. Solo con un po’ di ritardo. E comunque non è questo il punto.» Lo fissò con aria di sfida. «Mi credi?»
Yuri spalancò la bocca e poi la chiuse subito, scuotendo la testa. «È qualcosa di impossibile. Eri a soli due mesi di gravidanza. Il feto non era ancora minimamente sviluppato. Come puoi pensare che possa averti mandato un richiamo mentale?»
«Lo sapevo, non mi credi.»
«Andiamo Sabrina, ragiona. È oltre il limite dell’accettabile. Persino per i nostri standard!»
«Perché? Stiamo parlando di un istituto che si occupa di mezzo demoni da anni. Chissà quali esperimenti possono aver fatto sul mio…»
L’espressione di Yuri mutò. Passò dallo sbalordimento alla confusione. «Stai cercando di dirmi che… il nostro bambino… non è morto?»
Sabrina spostò lo sguardo e tornò a fissare il modulo. «Non ne sono sicura e voglio scoprirlo.»
Yuri mosse la leva delle marce e sistemò l’auto in un parcheggio decente. «Ci devo pensare, ma se sarete tutti d’accordo ad andare, non mi tirerò indietro.»
«Grazie.» Sabrina lo baciò sulla guancia e scese dal mezzo. «Ci sentiamo domani.»
Yuri annuì, rimise in moto e partì.
Sabrina lo osservò sparire all’orizzonte. Conoscendolo, doveva compiere uno sforzo enorme per accettare e subire la decisione di qualcun altro e per un momento aveva avuto l’impressione di sentirlo distante. Era chiaro che aveva già superato la morte del loro bambino. Per lei però era diverso. Nella sua mente e nel suo cuore persisteva la sensazione che ci fosse ancora una possibilità.
Si avviò verso il portone e, mentre frugava in tasca per pescare il mazzo di chiavi, un uomo uscì e lo tenne aperto per farla entrare.
«Grazie» disse, squadrandolo da capo a piedi. Era alto, con i capelli castani e una barba buffa che dalle basette gli arrivava intorno alle labbra, dandogli l’aspetto di un aristocratico del diciottesimo secolo, come venivano raffigurati nei dipinti. Non lo aveva mai visto nel palazzo e una persona tanto particolare l’avrebbe di certo notata.
Lui ricambiò il suo lungo sguardo. «Sei Sabrina Corti?»
«Sì» rispose sorpresa.
«Il mio nome è Hans Strom» fece lui sorridendo. «Speravo di incontrarti».
«Ci conosciamo?» 
«Purtroppo no. Ma conto di rimediare presto.» Hans le indicò il modulo che teneva in mano. «È un buon istituto e una buona proposta. Dovresti coglierla al volo.»
Sabrina riportò gli occhi sul foglio. Alzò la testa e vide l’uomo allontanarsi. «Aspetti, conosce il C.E.N.T.R.O.? Perché pensa sia una buona proposta per me?»
«Vieni e lo scoprirai» rispose Hans senza voltarsi.
Sabrina s’innervosì. Sentendosi minacciata, ricorse alla telecinesi e bloccò il cammino del suo interlocutore, immobilizzandolo.
«Voglio delle risposte adesso. Chi è lei e cosa sa di me?»
«Fai le domande giuste, ma alla persona sbagliata.» La voce di Hans era calma. Non era allarmato dallo strano fenomeno che lo aveva colpito. «Chiedilo a tua madre e per favore, usa la telecinesi per ragioni più valide.»
Sabrina lo rilasciò all’istante. Sentirlo nominare il suo potere ad alta voce, le sembrò come essere sorpresa a rubare. L’uomo proseguì tranquillo per la sua strada e lei si fiondò all’interno del palazzo. Salì gli scalini due a due, non era certa, ma a quell’ora sua madre poteva essere ancora in casa. Quell’uomo forse le aveva fatto del male, forse era un altro modo del C.E.N.T.R.O. per intimidirli. Ispezionò le quattro chiavi del mazzo e infilò quella dell’appartamento nella serratura della porta.
«Mamma! Mamma!» urlò spalancandola e richiudendola alle sue spalle. S’inserì nella sala da pranzo, cercando un indizio che ci fosse stato uno scontro tra la donna e Hans.
«Ciao tesoro» disse all’improvviso Miranda Corti, sbucando dalla sua camera da letto. Notò subito l’aria trafelata della figlia «È tutto a posto?»
«È venuto qualcuno poco fa in casa? Un uomo?»
Miranda si irrigidì. «L’hai incontrato. Ti ha infastidito?»
Sabrina scosse la testa. «No, sto bene. Cosa voleva?»  
«Niente che ti riguardi.»
«Sa chi sono. Io invece non ho idea di chi sia lui e mi ha detto di chiederlo a te.» Appoggiò chiavi e modulo sul tavolo e si avvicinò alla madre. «Chi è Hans Strom?» 
«Ti ho detto che non ti riguarda» rispose secca. «Devi solo stargli lontano e se lo incroci di nuovo cambia strada. Non devi nominarlo, né avvicinarlo.»
«Perché? Ti ha minacciata?» domandò preoccupata.
«No.»
«Allora spiegami. Cosa…»
«Il discorso è chiuso» la interruppe la madre. «Devo finire di prepararmi, tra poco inizia il mio turno al ristorante.» Tornò in camera e sbatté la porta.
Sabrina avanzò, decisa a usare i suoi poteri per non essere esclusa dalla discussione. Poi si fermò. Andò verso il tavolo e lasciò cadere lo zaino su una sedia. Prese una penna blu infilata in un quaderno e iniziò a compilare il modulo per lo stage al C.E.N.T.R.O.
Non aveva bisogno di sua madre per scoprire quali segreti le nascondeva. Avrebbe trovato le sue risposte da sola.

Sporto in avanti, con il mento appoggiato sulle braccia incrociate sul volante, Yuri osservava l’imponente edificio del C.E.N.T.R.O. che si stagliava oltre il parabrezza.
Se l’era presa con Sabrina quando lo aveva obbligato a guidare fin lì e ora ci era andato di sua volontà. Non se ne spiegava il motivo, eppure si era sentito attratto da quel luogo.
Buttò un’occhiata al modulo abbandonato sul sedile accanto.
«Comincio a credere che non ci libereremo mai di Kaspar e del suo C.E.N.T.R.O.»
In parte sentiva che era colpa sua. Mesi prima aveva scelto lui di portare nell’istituto Sabrina e anche se era servito a ritrovare Leonardo, con quella decisione pensava di aver condannato tutti. 
C’era qualcosa di angosciante oltre quelle mura, era una sensazione che non aveva avvertito la prima volta che ci era entrato, ma si era insinuata in lui fin dal primo istante in cui aveva messo piede fuori.
Ripensò alle ultime parole di Sabrina pochi minuti prima. Temeva che la morte del figlio le avesse lasciato una cicatrice più profonda del previsto e stesse perdendo il senso della realtà. Era anche vero che nessuno più di loro poteva facilmente accettare l’impossibile.
«Sei davvero là dentro?» domandò in un sussurro.
Nessuna risposta. Silenzio assoluto.
Yuri sorrise. Ovviamente aspettarsi “sì” era da pazzi. Poi divenne di colpo serio. Una voce riecheggiò nella sua testa. Confusa e debole, pronunciò un’unica, chiara parola.
Papà.


                                               Continua…