lunedì 6 aprile 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 108

Sorge Oscurità Maggiore 33: Risorgere dalle Nostre Ceneri (1°parte)

 

Michelle versò il latte nella scodella con dentro i cereali a forma di anello e si fermò giusto al limite del bordo.

Erano passati due giorni dalla notte in cui si erano ritrovati nel sogno di Billy con la rivelazione sulla Prima Cacciatrice e non riusciva a toglierselo dalla testa. Perdere una madre in quel modo era orribile. Non ci aveva mai pensato veramente e solo in quelle ore aveva realizzato che se fosse successo qualcosa di brutto alla sua, tutto quello che avrebbe ricordato sarebbero state solo le occhiatacce e i continui battibecchi. Non voleva ridurre il loro rapporto alle incomprensioni.  
Aprì il frigorifero e ripose la confezione in cartone del latte. Chiuse l’anta, prese un cucchiaio dal cassetto alla sua destra e andò a sedersi al tavolo nel centro della cucina.
Michelle girò i cereali immersi nel liquido bianco, ne raccolse una cucchiaiata e li mise in bocca. Masticando, decise che era il momento di cambiare. Avrebbe parlato apertamente con sua madre e si sarebbero chiarite. Quella stessa mattina, senza rimandare oltre.
Il rumore di tacchi annunciò l’arrivo della donna e come di consueto, Sharon Berg emerse dall’ingresso della stanza perfettamente truccata e con un tailleur rosso. «Ah… sei già in piedi…»
Michelle la osservò girarle intorno per andare verso il frigorifero e notò lo sguardo di disapprovazione che le lanciò.
«Avevamo concordato che non avresti mangiato quella roba» disse sua madre, con il frigorifero aperto e mezzo volto all’interno. «Contengono zuccheri trattati e non ti fanno bene, non aiutano il tuo fisico. Ecco, è meglio un frutto.» Si ritrasse chiudendo lo sportello, reggendo in mano una mela rossa.
Michelle deglutì il boccone e domandò: «Perché fai così? Non puoi semplicemente chiedermi come ho dormito, o se mi serve qualcosa prima di andare a scuola?»
Sua madre la guardò sorpresa. «Mi sto preoccupando per te e della tua salute.»
«Non è vero, ti interessa solo il mio aspetto fisico.»
«Ti sei alzata con il piede sbagliato?»
Michelle lasciò cadere il cucchiaio nella ciotola con metà del latte e cereali. «Vorrei che non continuassi a giudicarmi. So di non essere la figlia che desideravi, sono grassa e poco popolare. Non sarò mai bella ed elegante come te, però mi piaccio così.»
«Pensi questo di me?» Sharon la guardò seria e appoggiò la mela sul bancone accanto al lavello. «Credi sul serio che tutto quello che mi importa sia come appari? E che non ti voglia bene?»
Michelle si strinse nelle spalle. «Non intendevo questo… ma mi sembra di non essere giusta… per come ti ossessiona quello che mangio, come mi vesto…»
«È vero, cerco di far emergere il meglio dal tuo aspetto fisico ed è superficiale, ma questo mondo è così. Le persone che appaiono belle hanno una vita facilitata ed è quello che vorrei per te.»
«Io no. Voglio essere me stessa e so di farcela come sono.»  
Sharon si avvicinò al tavolo. «Non me lo hai mai detto.»
«Non ho mai potuto. Mi imponevi le tue regole e non mi ascoltavi.» Michelle la guardò in volto. «Mamma, non voglio che tra noi continui così. Siamo diverse e abbiamo idee differenti su tanto, però non voglio solo discutere con te.»
Sharon mutò la sua espressione seria e apparve colpita. «Non piace nemmeno a me e forse sono stata un po’ troppo rigida, lo riconosco. Questo non cambia il fatto che voglio solo il meglio per te e non ho mai agito per sminuirti.» Scostò la sedia davanti a sé e si sedette al tavolo di fronte a lei. «D’accordo, come possiamo migliorare?»
«Potremmo allentare la mia dieta?»
«Solo se non nuoce alla tua salute.»
«Ok, possiamo anche diminuire le sedute dallo psicologo dei disturbi alimentari» propose Michelle. «Sono sicura che parlare con te e con papà sarà più utile che farlo con uno sconosciuto.»
Sharon la guardò dubbiosa. «D’accordo le ridurremo a due al mese, ma di questo dobbiamo discuterne anche con tuo padre.»
Michelle sorrise. Era un’esperienza nuova: parlare con sua madre senza sbuffare, o sperare di poter scappare lontano. Così le venne in mente di introdurre un argomento importante per lei.
«Ci sarebbe anche un’altra questione… riguarda una ragazza che frequento da un po’…»
«Una nuova amica?»
«Più una sorta di… ecco… fidanzata…»
«Oh…» Sharon strabuzzò gli occhi e rimase con la bocca aperta qualche secondo. Poi si ricompose e aggiunse: «Non immaginavo… insomma che tu avessi… cioè fossi…»
«Lesbica?» la aiutò Michelle. «È tutto un po’ nuovo anche per me.»
«Capisco. Credo che per questo genere di chiacchierata ci voglia più tempo e tra poco devi uscire per andare a scuola. Possiamo rimandare a cena questa sera, ti va bene?»
Michelle annuì. «Certo e vorrei che ci fosse anche papà.»
«Lo chiamo subito per assicurarmi che non manchi» rispose la donna. Scostò la sedia e si alzò in piedi. «Come inizio, ce la siamo cavata bene.»
«Direi di sì.»
Sharon tornò verso il bancone e afferrò la mela, si girò poi verso la figlia e rimase a fissarla.
«Allora, buona giornata, ci vediamo nel pomeriggio.» Riaprì il frigorifero e ripose il frutto nel cassetto. Chiuse l’anta e andò verso di lei, si piegò e le lasciò un leggero bacio al lato della fronte.   
Michelle non ricordava da quanto non si salutavano così amorevolmente e sorpresa le disse: «Grazie.»
Osservò sua madre uscire dalla cucina e riprese a mangiare i suoi cereali.  
 

Michelle controllò l’orologio del cellulare e poi premette il campanello dell’abitazione dei Giller.

Aveva fatto un po’ più tardi a causa della chiacchierata con sua madre, ma era ancora in tempo per il saluto mattutino alla sua ragazza prima di raggiungere il liceo.
Dana le aprì la porta quasi subito. «Ciao, carotina.» Le stampò un bacio sulle labbra e si scostò per farla entrare. «È tutto a posto?»
«Sì, ho avuto la prima conversazione civile con mia madre dai tempi delle elementari.»
«Un grande cambiamento, cos’è successo di speciale?»
«Penso sia merito dell’incontro con la Prima Cacciatrice e mamma di Elliott, ricordi del sogno di cui ti ho parlato?» Michelle abbassò il tono di voce, non sapeva se Zec fosse ancora in casa e non era sicura avesse fatto parola di quell’esperienza alla sorella. «A proposito, qui da te come procede?»
Dana abbozzò un sorriso. «Meglio di quello che mi aspettavo. Non mi piace essere prigioniera in casa mia, però stare vicina a mia madre non è tanto male.»
Entrambe ammutolirono udendo i passi di qualcuno e poi videro Leslie Giller andare loro incontro nell’ingresso. «Oh Michelle, sei tu. Sei gentile a passare ogni mattina» la salutò la donna. «Magari oggi riesci a convincere mia figlia a ritornare a scuola.»
«È ancora presto mamma, quando sarò pronta riprenderò. Te l’ho promesso» rispose Dana.
Michelle ricordò che la signora Giller non sapeva del blocco che Zec aveva imposto a Dana e le impediva di uscire di casa.
«Però potreste andare fuori qualche pomeriggio, magari al cinema» replicò Leslie.
«Lo faremo, signora» intervenne Michelle. «Per ora Dana preferisce recuperare il tempo perso con lei e rispetto la sua decisione.»
«D’accordo, non insisto, però per te sono Leslie, non signora.»
«Giusto.» Michelle sorrise imbarazzata e osservando la donna che le sorrise a sua volta, notò che qualcosa nel suo aspetto era cambiato, era più curato. I capelli corti erano pettinati all’indietro e non indossava più la tuta grigia che le aveva visto i primi giorni che era passata a trovarla. Ora portava una maglia color pesca con le maniche lunghe e un paio di pantaloni di cotone verde. E qualcosa nel suo viso le dava un’espressione più serena.
«Va bene, ora basta con le chiacchiere inutili, abbiamo alcune faccende da sbrigare.» Dana si avvicinò alla madre e le posò le mani sulle spalle. «La lavabiancheria è aperta, comincia a tirare fuori le lenzuola e io ti raggiungo tra un attimo.»
Leslie annuì. «Certo. A presto Michelle.» Poi si allontanò verso il corridoio.
«Quindi stai diventando una brava casalinga» scherzò Michelle.
Dana fece spallucce. «Inganno il tempo e chissà… potrebbe tornarmi utile per il futuro con te.» Le fece l’occhiolino con un pizzico di malizia.
Michelle riconobbe in quel gesto la ragazza che aveva sempre conosciuto. «Sembri più… tranquilla.»
«Ammetto che stare con mia madre è più piacevole di quanto mi aspettassi. E forse questa situazione non è solo negativa.»
Zec arrivò silenzioso nel corridoio, fece un cenno di saluto con la testa ad entrambe ed uscì di casa.
«Purtroppo non credo che l’esperienza in comune nel sogno gli abbia fatto bene come a te» commentò Dana.
Michelle ripensò all’espressione vista di sfuggita sul volto del ragazzo. «Già, non sembra diverso dall’ultima volta. Però rimedieremo.»
«In che modo?»
«Non  lo so ancora di preciso, ma so a chi rivolgermi.»
«Mi fido di te» rispose Dana sorridendo. «Vai anche tu, o farai tardi. E anche io: mia madre mi aspetta.»
Michelle la baciò sulle labbra, aprì la porta della casa e uscì. Doveva affrontare un’altra conversazione importante e non voleva rimandarla.
 

A fine lezioni, Michelle si diresse decisa all’aula multimediale. Era certa di trovare Billy lì e anche se avrebbe potuto avvicinarlo durante la pausa pranzo o tra una lezione e l’altra, aveva preferito aspettare e  ritrovarsi in un posto riservato in cui parlargli con calma.

Era a pochi passi dalla porta accostata dell’aula e sentì la voce di Kenny dall’interno.
«Ecco spiegato chi fosse in realtà, però è strano che la verità su di lei non l’abbia vista in uno dei miei sogni premonitori.»
«Probabilmente perché era una faccenda privata» commentò la voce di Kerry. «E la madre di Elliott è riuscita a tenere tutto segreto. Grazie per averlo condiviso anche con noi.»
«Era giusto che ne foste al corrente.»
Ascoltando le parole di Billy, Michelle realizzò che aveva raccontato ai gemelli Wood delle rivelazioni sulla Prima Cacciatrice.
«Mi dispiace per quello che Elliott e anche tu hai passato.» Era di nuovo Kenny a parlare. «È qualcosa che possiamo capire, anche se per motivi diversi.»
«E ti dobbiamo delle scuse, o almeno io.» Il tono di Kerry si addolcì. «Ho giudicato le motivazioni di Elliott senza conoscerle e ti ho rivolto accuse ingiuste, in fin dei conti mi sono comportata come lui e volevo sfruttare il suo potere per le stesse ragioni. Mi dispiace.»
A quel punto Michelle si mosse d’istinto, aprì la porta e rivelò la sua presenza. Osservò le tre paia di occhi puntati su di lei. «Non volevo ascoltarvi, stavo cercando Billy.»
Il ragazzo le rivolse un sorriso incerto. «Vieni, avevi bisogno di me?»
Michelle avanzò nella classe e si appoggiò a un tavolo, intravedendo il suo riflesso in uno degli schermi spenti dei PC. «Sì… ecco… dovrei parlarti…»
I gemelli e l’amico rimassero a guadarla in silenzio, rimanendo seduti sulle sedie intorno a un banco. Michelle pensò di essere una stupida: era andata fin lì per una ragione, ma era come bloccata, si vergognava ad andare fino in fondo perché lei e Billy non erano da soli.
«Per noi è ora di tornare a casa» disse Kerry, alzandosi dalla sedia e facendo un fugace sorrisetto.
Kenny la fissò inarcando un sopracciglio.«Ma no, non c’è nien…»
La sorella lo tirò su a forza dalla sedia.  «Quello che devono dirsi non sono affari nostri.»
Michelle le fu grata. Aveva capito il suo imbarazzo. Quando le passarono accanto per uscire dall’aula, le mimò un grazie con le labbra. Se Kerry lo notò, non le diede risposta.
«Stai bene?» domandò Billy, mettendosi in piedi. «È tutto a posto? Il mo senso del soprannaturale non ha pizzicato.»
Michelle lasciò cadere lo zaino per terra,  gli andò incontro e lo strinse in un abbraccio.
Lui rimase fermo e stupito dal gesto.
Allontanandosi e liberandolo dalla stretta, gli disse: «Mi dispiace per tutto quello che hai passato con tua mamma. È come hanno detto i gemelli, se mi fossi trovata nella tua situazione, cioè di Elliott, anche io avrei ceduto e magari fatto tutto questo.»
«Ti ringrazio, ma non devi scusarti di niente» Billy le poggiò la mano sulla spalla. «Non sapevamo cosa avesse scatenato il sogno da Bocca dell’Inferno, eppure hai accettato di stare dalla mia parte e di combattere le assurdità con me.»
«Voglio continuare a farlo»  gli disse seria. «Rimetteremo insieme la nostra gang, è come ha detto tua madre: stare insieme, trovarci, mi ha dato speranza, non so spiegarlo, ma mi sento più forte sapendo che ci siete voi con me.»
«Sei diventata forte da sola» replicò Billy. «Sei cambiata da quando ci siamo conosciuti, forse dovevi solo avere vicino qualcuno che ti appoggiasse. E anche io ho sbagliato a non considerare il tuo desiderio di aiutare Dana. Però ti aiuterò.»
«In realtà Dana non è tanto in pericolo come pensavo» ammise. «Prima dobbiamo concentrarci sugli altri.»
«Giusto e la nostra strategia sarà dimostrare loro che qualunque problema Hart Wyngarde ha portato a galla, hanno il nostro sostegno per affrontarlo.»
Michelle annuì. «Ovviamente inizieremo da Zec.»
Billy scosse la testa. «A questo punto ho capito che lui era una mia priorità in quanto mio ragazzo, ma non per il bene del gruppo.»
«Avevi  detto che più tempo era sotto l’influsso di Hart e più rischiavamo di perderlo nell’oscurità. Questo non lo mette in cima alla lista?»
«Per strapparlo a Oscurità Maggiore, dobbiamo essere di nuovo una Scoobie Gang » rispose Billy. «E come quando ci siamo separati per la cotta non corrisposta di Betty a me, ci vuole qualcuno abbastanza testardo da lottare per riunirci.»
Michelle non impiegò molto a ricordare a chi si era appoggiata in quell’occasione per ricucire i rapporti.  «Donovan.»
«Esatto. Lui ha deciso ufficialmente di separarci e non sappiamo cosa lo ha spinto a rompere con Betty. Aiutandolo, lo riporteremo da noi.»
Il suo ragionamento aveva senso, ma Michelle sapeva che non sarebbe stato affatto facile. La caparbietà di Donovan poteva essere un’arma a doppio taglio.
 
 

                                                                 Continua…?