lunedì 17 febbraio 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 79

 Sorge Oscurità Maggiore 4: Non Puoi Ignorare l’Oscurità

 

«Vi ho detto che lo farò» sbottò Billy. Nel cortile della scuola, tenendosi a distanza dagli altri studenti che aspettavano di entrare, con i gemelli Wood al suo fianco, strinse gli spallacci dello zaino per evitare di urlare. «Racconterò tutto agli altri della notte scorsa, di come mi avete trovato e di chi mi teneva in ostaggio. Però dopo il test!»

«Devi farlo subito» ripeté Kerry. «Ti ho spiegato che più tempo ne sono all’oscuro, più aumenta il pericolo.»
Kenny si posizionò al lato opposto in cui stava la sorella. «Non puoi mettere uno stupido test davanti alla loro sicurezza.»
«Si tratta del loro futuro, della possibilità di entrare in un college e lasciare Dorms e tutte le sue assurdità.» Billy inalò aria dal naso e la espulse dalla bocca per calmarsi. «Se li metto in guardia adesso, saranno distratti dalla minaccia incombente e perderanno questa occasione.»
I gemelli si scambiarono un’occhiata del tipo comprensivo, ma non troppo.
Kenny si schiarì la voce. «Ok, lo capsico, ma questa nuova minaccia ti ha sconvolto.»
«Appunto! In che stato metterebbe loro?» ribatté. «Contano su di me.»
«E il tuo esito del test?» Kerry lo guardò sottecchi. «Non ti importa se comprometti il tuo futuro?»
Billy sorrise scuotendo la testa. «Non è detto che ne abbia uno. Comunque, non penso sia fuori da Dorms. A livello pratico, quanto posso allontanarmi da Elliott Summerson, la fonte primaria della mia esistenza, senza subire conseguenze fisiche?»
I gemelli ammutolirono.
Billy posò una mano su entrambe le loro spalle. «So perché insistete e avete ragione e vi sono grato per quello che avete fatto per me la scorsa notte, ma finché è possibile, devo proteggere i miei amici anche in questo modo. E poi, se dovesse accadere qualcosa, sarete qui fuori per intervenire.»
«Ci puoi giurare» disse Kerry.
Billy annuì. Poi scorse Betty farsi strada tra i vari gruppetti di ragazzi. «Ottimo. Ne riparleremo a fine mattinata e ora cambiamo discorso.»
L’amica li raggiunse e li squadrò incerta. «Ehi… è tutto ok? Voi due che ci fate qui? Avete fatto il test preparatorio di ammissione al college l’anno scorso.»
«Li ho incontrati venendo verso la scuola e hanno deciso di accompagnarmi» mentì Billy. «Tanto hanno l’intera giornata libera.»      
Betty si sistemò gli occhiali sul naso e continuò a fissarlo. «Mmm… okay…»
In quello sguardo, Billy lesse il dubbio dell’amica e la conferma che non avrebbe potuto tenerle nascosto a lungo la presenza di Oscurità Maggiore.
 

Betty sistemò la penna, la matita e la gomma sul banco a lato del plico sigillato con dentro i fogli del test per l’ammissione al college. Si scrutò poi intorno. Donovan era nel banco dietro al suo, aveva dovuto quasi obbligarlo per presentarsi a scuola quel giorno. Michelle era a due banchi dalla sua sinistra, si morsicava le unghie nervosa. Zec era a un banco dalla sua destra, vicino alla finestra, tamburellava il piede sul pavimento. E Billy nel secondo posto davanti a lui, fermo.

Rimase a fissarlo qualche secondo più degli altri. Le nascondeva qualcosa. Betty non sapeva spiegarsi perché avesse quella sensazione, forse per averlo visto con i gemelli Wood, o forse perché ostentava una sicurezza forzata anche quando il resto del loro gruppo li aveva raggiunti, ma era sicura ci fosse un pensiero che lo tormentava e non voleva condividerlo con loro.
«… ore  a partire dal momento che vi dirò di aprire la busta» disse la professoressa Flores in piedi dietro alla cattedra. La voce perentoria della donna ricondusse Betty al presente. «Chiunque verrà sorpreso a copiare, parlare con compagni, o cercare di alterare le risposte, verrà espulso dal test e il suo scritto sarà invalidato. Rispettate le regole. Se aveste bisogno di andare in bagno, dovrete consegnarmi i fogli e tornare dopo dieci minuti, o la prova sarà invalidata.»
Betty si diede due buffetti sulle guance. Doveva rimanere concentrata. Qualunque stranezza turbasse Billy, ne avrebbero parlato al termine di quella giornata.
La professoressa Flores si girò a fissare l’orologio circolare appeso al muro. «Bene. Potete aprire la busta e cominciare. Buon lavoro.»
Il sigillo di carta e colla si strappò con facilità e Betty afferrò la matita. Iniziò con la prima materia e barrò le risposte corrette delle domande a risposta multipla.
Uno schiocco deciso contro il vetro attirò la sua attenzione. Come lei, un paio di ragazzi sollevarono la testa e si voltarono a guardare.
Una coppia di vespe, piuttosto grandi, picchiavano decise contro la superficie trasparente.
Betty abbassò il capo e riprese a rispondere ai quesiti.
Un secondo e poi un terzo schiocco, più forti, la distrassero di nuovo.
«Il vetro è sicuro?» Aiden Cheung strabuzzò gli occhi a mandorla. «Voglio dire, non possono entrare?»
Betty alzò lo sguardo e notò solo in quell’istante che il ragazzo asiatico era seduto nel posto accanto al suo.
«Proceda con il suo test, signor Cheung» replicò la professoressa Flores.
Aiden emise un ringhio soffuso e poi abbassò la testa.
Gli schiocchi ripresero, molteplici e più simili a un bussare furioso.
Aiden scattò in piedi, spostando con foga la sedia all’indietro. «No, sono troppe! Spaccheranno la finestra.»
Betty si voltò di nuovo e rimase a bocca aperta.
Uno sciame nero premeva con forza e a più riprese contro il vetro esterno. Le vespe volavano in picchiata, retrocedevano e poi ripetevano l’operazione. Volevano entrare a tutti i costi.
La fila di ragazzi accanto alla finestra balzò in piedi e si scansarono dal banco. Tutti, tranne Billy.
La professoressa Flores girò intorno alla cattedra e si avvicinò alla corda della veneziana. «Mantenete la calma. Adesso abbasserò le stecche  cos…»
«No!» gridò Aiden. «Se le copre non le vedremo piombare in classe e sarà troppo tardi.»
Betty cercò il volto di Donovan dietro di lei. «È terrorizzato. Credi sia qualcosa di soprannaturale?»
«Billy è chinato sui fogli» le rispose, indicando l’amico. «Il suo senso del soprannaturale lo avrebbe avvertito, giusto?»
Betty si morse il labbro inferiore incerta. «Sarebbe meglio pr…»
Dei mugolii soffocati e lo stridere delle gambe della sedia sul pavimento la zittirono di colpo.
Chas Chain scattò in piedi, tenendosi le dita pigiate sotto il naso. Gli occhi sgranati e carichi di paura.
Betty non aveva fatto caso nemmeno a lei: era seduta dietro a Michelle e l’amica scattò in piedi e le andò accanto.
«Oh Santo Cielo! La tua bocca…» Michelle allontanò le mani dell’altra ragazza e la obbligò a girarsi verso i due compagni.
Betty inorridì: il viso di Chas era privo delle labbra, come se le fossero state cancellate con una gomma.
Altre due ragazze lo notarono e urlarono spaventate.
«State tutti calmi e tornate ai vostri posti» ripeté la professoressa Flores, tornando davanti alla cattedra e agitando le mani come per spingere indietro una folla. «Ora… ora… chiameremo il preside e… troverà…»
Il rombo di un tuono scoppiò nel corridoio. E subito ne proruppe un secondo.
Betty e quasi l’intero gruppo presente in classe si voltarono verso la porta che chiudeva l’aula. Stava per scoppiare un temporale. Si girò d’istinto di nuovo in direzione della finestra e dietro allo sciame insistente e deciso a rompere il vetro, splendeva il sole in un cielo azzurro con poche nuvole. La pioggia sarebbe caduta, ma solo dentro all’edificio.
Betty afferrò il polso di Donovan. «Sta decisamente accadendo qualcosa di soprannaturale.»
«Sembra come il casino che ha combinato Jordan con la prigione infernale qui a scuola» le rispose.
«Ma lui non è presente oggi» replicò. «Ha fatto il test l’anno scorso.»
Il pavimento tremò sotto i loro piedi, Betty si aggrappò al ragazzo e vide le pareti tremolare come gelatina e allungarsi in avanti con dei tentacoli.
Un nuovo urlo di orrore la fece girare a destra.
«Fermateli! Fermateli!» Dylan Derreck era stretto in quell’abbraccio di cemento grigio e molliccio e trascinato verso il fondo. «Aiutatemi!»
Il ragazzo venne inglobato nella parete, Zec gli corse davanti e lo strinse per le spalle, cercando di staccarlo a forza. Si voltò poi verso di loro. «È bloccato dentro… più tiro, più il muro cerca di farlo sprofondare.»
«Tiratemi fuori da qui! Vi supplicò!» gridò Dylan.
Uno scricchiolio dalla finestra destò l’attenzione di Betty dall’ultimo problema.
Una sottile crepa correva in trasversale lungo il vetro e le vespe sbattevano contro con l’intento di allagarla.
Aiden arretrò nel panico. «Ve lo avevo detto! Ci uccideranno. Fatemi uscire da qui.»
«D’accordo lasciate tutto sui banchi e camminate con calma e ordinati verso la porta.» La professoressa Flores si mosse per prima, aprì l’uscio e si bloccò a guardare il corridoio. «Madre de Dios! Cosa sta succedendo oggi?»
Betty si fece avanti e vide la pioggia cadere da grosse nuvole scure che coprivano le lampade al neon sul soffitto, mentre lampi fugaci illuminavano il piano dell’edificio.
«Non si muova professoressa Flores» le ordinò. Si girò e cercò Billy tra i vari ragazzi in piedi e terrorizzati. Lo vide seduto al suo posto, chino sui fogli con la penna stretta nella mano destra. «Billy! Ehi, Billy!»
Non le rispose e nemmeno mosse un muscolo.
Betty corse verso di lui e lo strattonò. «Cosa ti prende?» Lo sguardo le cadde poi sui fogli del test. Billy non aveva barrato nessuna delle caselle dei quesiti, ma aveva scritto per tutto il foglio, coprendo anche la parte stampata.
OSCURITÀMAGGIOREOSCURITÀMAGGIOREOSCURITÀMAGGIOREOSCURITÀMAGGIORE
Non accennava a smettere di ripetere quelle lettere sulla carta, Betty lo obbligò a girarsi per guardarla in volto e le mancò il respiro.
La sclera dei suoi occhi era bianca, priva delle pupille. Il suo amico non era in sé. 
«Perché  non si alza e… oh cavolo!» Donovan le comparve accanto e rimase allibito dallo stato dell’amico.
«Non possiamo contare su di lui. Dobbiamo cavarcela da soli e portare tutti fuori.» Betty deglutì, ragionando sul da farsi. Dovevano lasciare la classe prima che le vespe piombassero dentro, il temporale in corridoio sembrava il male minore e una volta superato, si augurò di trovare intatte le porte per uscire. «Cerca di tirarlo in piedi e andate verso la porta, con Michelle impedite a chiunque di uscire. Dobbiamo muoverci in gruppo.»
Donovan annuì e passò un braccio intorno alle spalle dell’amico in trance. «E tu cosa fai?»
«Devo tirare Dylan fuori dal muro» rispose e corse verso il fondo dell’aula, più vicino del normale.
Zec la guardò sollevato. «Potrei provare con i miei poteri da Poltergeist?»
Betty scosse la testa. «Temo che la trasformazione spaventerebbe solo di più gli altri.»
«Vi prego tiratemi fuori» supplicò Dylan. «Non voglio rimanere incastrato qua dentro!»
Betty trovò la concentrazione in mezzo alla confusione e percepì il senso di leggerezza del corpo prima di accedere al suo stato intangibile. Affondò le braccia nel muro molle e attraversò il fisico del ragazzo. All’interno vide tutto oscuro, tranne la schiena di lui coperta dalla camicia sintetica a quadri. Lo strinse a sé, trasmettendogli lo stato intoccabile e fece un balzò all’indietro. Si ritrovarono sollevati di un paio di centimetri dal pavimento, fuori dal muro.
«Mi hai salvato» disse sorpreso Dylan.
«Non è ancora finita, devi fare anche tu la tua parte.» Betty tornò tangibile insieme al compagno e toccarono il pavimento. «Andate da Aiden, obbligatelo a seguirvi e a non correre fuori da solo. Io vado dalla Flores.»
Zec annuì. «E Billy? Cosa gli è successo? Prima l’ho visto quando l’hai scosso.»
«Non lo so, ma è con Donovan» disse Betty, sapendo non sarebbe servito a cancellargli la preoccupazione per il fidanzato.
L’amico le fece un altro cenno di assenso, prese per un braccio Dylan e andò verso Aiden che sbraitava per uscire.
Betty osservò di nuovo il vetro. Con il loro attacco, le vespe avevano creato una venatura di crepe abbastanza profonde da mandare in frantumi la finestra entro pochi minuti.  Aggirò i compagni e raggiunse la professoressa Flores.
«Signorina Swanson, rimanga indietro con gli altri» le ordinò la donna, guardandosi intorno allarmata.
«Professoressa, deve ascoltarmi. Possiamo uscire, ma deve fare come le dico.»
«Mi vuol far credere che sa come muoversi in una situazione del genere?»
«Diciamo che ho una certa esperienza.»
La professoressa Flores sospirò e la fissò rassegnata. «Va bene. Cercherò di aiutarla… se posso.»
Betty le sorrise grata. Si sistemò davanti all’uscio e fissò il temporale infuriare nel corridoio: l’acqua raccolta sul pavimento stava iniziando a salire quasi all’altezza delle caviglie e i lampi che spargevano sprazzi di luce le mostrarono delle lapidi sparse lungo il pavimento. La sua mente fece un collegamento veloce. Sembrava l’incubo di qualcuno. Mischiato con le loro paure. E un cimitero. Una sola persona aveva tanto in comune con tutto. Si girò indietro e disse: «Donovan, porta qui Billy.»
Il ragazzo eseguì e sorreggendolo per il busto, lo scortò in cima alla fila di compagni.
«Ho provato a parlargli, ma non mi sente» fece Donovan.
«Non importa.» Betty prese Billy dalle braccia dell’altro e lo spinse fuori sotto la pioggia scrosciante.
Buttato in mezzo al temporale, l’amico si infradiciò in pochi istanti, però si mosse sicuro, incamminandosi.
«Seguiteci.» Betty afferrò un lembo del maglione del ragazzo, temendo di perderlo in caso di una distorsione dello spazio. Scrutò alle sue spalle i compagni camminare in fila, la professoressa Flores chiuse la processione, tirando la porta della classe alle spalle. E aggiunse: «Tenete la mano a chi avete davanti e date l’altra a chi vi sta dietro.»
Nonostante la caduta dell’acqua in uno spazio chiuso, Billy continuò deciso, quasi seguisse un percorso prestabilito. Betty avvertì addosso il peso dei vestiti bagnati e udì lo scalpicciare dei loro piedi nel ruscello piovano, mentre tra le gocce che le colavano sugli occhiali, osservò le lapidi illuminate sporadicamente dai lampi, senza però scorgere nessun nome sulla pietra.
La traversata li condusse fradici fino alle porte dell’ingresso del liceo, le spinse insieme a Billy e si spalancarono senza fatica sul cortile esterno.     
Betty fu obbligata a stringere le palpebre trovandosi addosso la luce naturale e sentì i gemelli Wood andarle incontro, ma nessun suono di acqua che scorre.
«Cosa è successo?» domando Kenny.
«Cosa hanno gli occhi di Billy?» chiese Kerry.
«Emergenza da Bocca dell’Inferno» tagliò corto. Si guardò poi i vestiti e fissò i compagni che le passavano accanto: erano tutti asciutti e osservando oltre i vetri delle porte anche il corridoio era tornato alla normalità. Chas le mise una mano sul braccio e mimò con le labbra ritornate: “grazie”. «Andate con la professoressa e gli altri, controllate che arrivino al cancello. Noi vi raggiungiamo tra poco.»
Kerry e Kenny diedero un ultimo sguardo perplesso a Billy e poi si accodarono ai ragazzi.
Betty fu raggiunta da Donovan, Zec e Michelle, si chiusero a semicerchio intorno all’amico e poi all’improvviso le pupille riempirono di nuovo i suoi occhi.
Billy li scrutò confuso. «Perché siamo in cortile? Il test è stato sospeso?»
«Non ti sei accorto di nulla.» Betty non era sorpresa. «Sei entrato in una specie di trance, o sogno a occhi aperti, e si è scatenato un incubo infernale.»
Billy aprì la bocca per replicare, poi guardò il cielo e annaspò.
Betty si girò nella direzione che fissava e intravide una massa fumosa grigia vorticare verso di loro. Il fumo si divise in spire e poi assunse i contorni di una figura umana. Una volta dissipate, la persona che levitava a mezz’aria aveva tratti somatici che le erano familiari.
Un uomo sui venticinque anni rassomigliante a Billy e a Elliott Summerson.
«Dall’espressione delle vostre facce, devo dedurre che Billy non vi ha parlato del nostro incontro della notte scorsa.» L’uomo si rivolse a loro con un sorriso di scherno. «Piacere, sono Oscurità Maggiore.»
 
 
                                                                 Continua…? 

lunedì 3 febbraio 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 78

Sorge Oscurità Maggiore 3: Il Primo Squarcio è il Più Semplice

 

Una mano le afferrò il braccio e lo scosse. Kerry Wood spalancò gli occhi, gli ultimi residui del sonno in cui era immersa già l’abbandonavano, un vantaggio di essere sempre in stato vigile grazie ai sensi da Cacciatrice e nel dover vivere su una versione della Bocca dell’Inferno.

Strinse le dita dalla pelle scura intorno all’arto che le premeva sulla manica del pigiama e si ritrovò gli occhi del fratello gemello a fissarla. «Cosa succede?»
«Sogno da Cacciatrice» rispose Kenny ansando. «Billy è sonnambulo. È arrivato fino al cimitero, ma qualcosa di oscuro lo blocca.»
«Qualcosa di oscuro?»
«Non saprei come altro definirlo.»
Kerry si sollevò dal cuscino e scese dal letto. «Vestiti e torna qui tra meno di due minuti.»
«Andiamo a liberarlo?»
«Prima facciamo una sosta nel suo appartamento.»
Kenny aggrottò la fronte. «Perché?»
«Abbiamo bisogno di un’arma per combattere questa cosa oscura e credo che la Falce sia l’unica efficace.»
Il fratello annuì e tornò nella sua camera a cambiarsi.
Kerry slacciò la blusa del pigiama e si infilò il maglione, appoggiato sulla sedia accanto al letto. Sperò fosse il turno di Billy di custodire l’arma, o avrebbero dovuto allungare il giro di perlustrazione tra i suoi amici, perdendo tempo e aveva la sensazione che ogni minuto fosse prezioso. 
 

Erano diventati esperti a sgattaiolare di notte fuori dalla casa dello zio. Anzi, dopo la sua trasformazione in lupo mannaro, suo fratello era più svelto e agile nei movimenti.

Quasi quanto me constatò Kerry e ne fu infastidita. Non era colpa di Kenny quel cambiamento, ma non le andava a genio che fossero allo stesso livello. Aveva perso la sua unicità.
Correndo, arrivarono davanti al lato destro del palazzo in cui Billy aveva il suo appartamento.
«Sei sicura non nasconda la Falce a scuola?» domandò Kenny.
«No, dopo la questione di Kate e del branco, ognuno la tiene a casa propria e se la porta in giro.» Kerry sollevò la testa e osservò la finestra al quarto piano. Sarebbe stato alquanto laborioso raggiungerla, per intrufolarsi da Billy. «Scavalchiamo la ringhiera e poi mi arrampico sulla scala antincendio. Tu mi seg…»
«Non serve.»
Kenny la caricò sulle spalle, strappandole un verso di sorpresa e fastidio. Con un balzo superò la piccola serie di sbarre di metallo, atterrando nella striscia di cemento che la separava dall’edificio. Si piegò sulle ginocchia e compì un secondo salto, arrivando ad aggrapparsi al davanzale del quarto piano. «Che fortuna! Dorme con la finestra mezza aperta. Entra.»
Kerry scivolò dalla schiena di lui fino all’interno e sollevò il resto del vetro. «Che ti è preso? Ti stavo spiegando il mio piano.»
«In questo modo abbiamo fatto prima e con meno rumore.» Kenny si issò sul davanzale, lo scavalcò e fu all’interno a sua volta.
Kerry lo fissò pronta a ribattere, poi si morse il labbro inferiore. «Fermo lì» gli intimò. «Tu resti di guardia.»
«Perché?»
«Sono la maggiore e decido io. Abbiamo sempre fatto così.»
«Solo di due minuti» ribatté il gemello. «E adesso è diverso. Controllo la licantropia e i miei poteri.»
Fin troppo pensò Kerry. Storse il naso e trovò una buona ragione. «Appunto, con l’olfatto e l’udito super sviluppati puoi sentire qualunque persona o creatura si avvicini e avvertirmi.»
Kenny sbuffò. «Okay. Sbrigati.»
Kerry lo lasciò imbronciato, appollaiato sulla finestra con una gamba pronta a scattare all’esterno. Si addentrò nella cucina, la attraversò e andò verso la camera da letto. Rimuginò sul diverbio con il fratello. Non litigavano così spesso, in passato si era sempre affidato al suo istinto, ma ora che aveva poteri maggiori, sembrava molto più deciso. La lampada sul comodino era rimasta accesa, illuminando la stanza di Billy e ai piedi del letto scoperto, trovò la Falce.
Si inginocchiò per raccoglierla e nello stesso istante una mano scura con delle bende toccò l’impugnatura in metallo rosso.
Kerry alzò di scatto il viso e i suoi occhi si scontrarono con quelli della Prima Cacciatrice.
La donna dal look tribale la squadrò. «Non ti appartiene.»
Kerry deglutì. «Non la sto rubando. È un prestito» disse. «Mi serve per aiutare Billy.»
Il metallo freddo dell’arma divenne tiepido sotto il suo palmo, ma non mollò la presa.
«Salvalo» rispose la Prima Cacciatrice. «Non devi avere incertezze o gelosie.»
Kerry sbatté le palpebre confusa.
La donna staccò le dita dalla Falce. Si alzò in piedi e arretrò, oltrepassò la porta della camera e si confuse tra le ombre del salottino, fino a scomparire.
Kerry si riprese, tirò l’arma contro il petto e corse dal fratello. Non capì il senso dell’avvertimento, ma ci avrebbe pensato fuori da lì.
«L’hai trovata» esultò Kenny con un sorriso. «Con chi stavi parlando?»
Kerry sistemò con cura la parte di legno della Falce tra il bordo dei jeans e il maglione, sotto alla giacca. Lo strusciare ruvido della superficie con il suo indumento le accapponò la pelle. «La Prima Cacciatrice. Voleva assicurarsi non fosse un’appropriazione indebita.» Intrecciò poi le braccia intorno al collo del fratello.
«Che fai?»
«Sfrutto la tua sicurezza sulle doti da lupo per scendere rapidamente» rispose. «Coraggio, non perdiamo tempo. Abbiamo un sonnambulo da salvare.»
 

Arrivati all’ingresso della cancellata del cimitero, Kerry ripeté la procedura fatta per intrufolarsi nell’appartamento di Billy: le scocciava ammetterlo, ma era davvero molto comodo e veloce.

Kenny atterrò sull’erba umida con poco sforzo e lei si staccò dalla sua schiena ed estrasse la Falce, reggendola con entrambe le mani.
«Ok, ora seguimi»  ordinò il gemello.
«Sai dove andare?» Lo guardò incredula.
Kenny si picchiettò la narice con l’indice destro. «Olfatto sensibile, ricordi? Ho già individuato l’odore di Billy.»
«Si, ma s..»
Lui partì alla caccia e Kerry fu costretta a stargli dietro, senza poter ribattere. Di nuovo.
Si mossero per un sentiero di ghiaia e poi sorpassarono tre file di lapidi. L’intero luogo aveva come unica fonte di illuminazione il mischiarsi del bagliore della mezza luna con la luce dei lampioni sparsi all’esterno lungo il perimetro, ma non era un problema per nessuno dei due. Lupo mannaro e Cacciatrice sapevano come destreggiarsi nella semioscurità.
I gemelli si bloccarono quasi all’unisono: un gigantesco baccello galleggiava a pochi centimetri dal terreno, pulsando luce verde militare.
«Sembra una versione gigante di quelle verdure che puliva la nonna sulla veranda di casa, quando veniva a trovarci» disse Kenny.
Kerry fece un passo avanti. La Falce nelle sue mani vibrò, la tirò di poco come attratta da un magnete. «È un bozzolo psichico. Dentro, Billy non dovrebbe essere ferito, solo addormentato.»
«Come lo sai?»
«È stata la Falce. È come se me lo avesse… mostrato nella mente.»
Una sagoma maschile prese forma dalle ombre circostanti e le afferrò un polso. «Brava. Sei tu la cervellona della famiglia.»
Kerry strinse le pupille. «Chi c’è?» Intravide a fatica una sagoma, ma non riusciva a distinguerne i tratti del volto. Era solo una macchia scura. «Dimmi chi sei?»
«Come? Non ci arrivi da sola» replicò l’essere oscuro.
«Ehi, sorellina» Kenny le afferrò la spalla sinistra. «Con chi parli? Non c’è nessuno.»
Kerry si girò a scrutarlo in volto: era sul serio stupito e confuso. Riportò la sua attenzione sullo straniero tutto nero e percepì un tremolio all’altezza del volto.
«Voglio che resti una conversazione privata» le disse. «Tra me e te.»
«Perché?» Kerry avvertì le dita del fratello stringerle con maggiore insistenza la giacca. «Shh!»
«Brava, zittiscilo, mettilo a cuccia, come si fa con un cane fastidioso.» Emise un gorgoglio, simile  a una risata strozzata. «È da un pezzo che volevi farlo.»
«Non sai niente di me. Non parlo con chi non ha il coraggio di dirmi il suo nome.» Kerry liberò il polso dalla stretta oscura e piegò le braccia pronta a colpire con la Falce quell’essere. Colpire era sempre il suo primo istinto, però si fermò. Quella situazione era differente e lei doveva agire diversamente. Doveva farlo parlare. «Perché hai preso in ostaggio Billy?»
«Sai, forse ti ho sopravvalutata. E lo fai anche tu. Sei solo una presunta Cacciatrice, un’imitazione, ma Kenny è avanzato di grado. Lui ha i sensi di un lupo, i sogni rivelatori e ora è anche forte e agile. Come te, quindi in che modo sei utile?»
«Io sono… più di questo.»
«Sul serio? Dico che quella inutile, ora sei tu. Che motivo ha Kenny di fare squadra con te? Da solo ti supera in tutto.»
Kerry scosse la testa. «Non è vero.» La stava distraendo, sviando il discorso, non doveva cadere in quel trucco. Si impose di rimanere concentrata. Il suo obbiettivo era capire chi aveva davanti. Non poteva fargli altre domande, ma quello che le aveva già detto bastava. Puntava alle sue insicurezze.
Non devi avere incertezze o gelosie le aveva raccomandato la Prima Cacciatrice. Qualcosa di oscuro erano state le parole di Kenny. 
Kerry tornò a fissare decisa quell’essere. Aveva già percepito in passato qualcosa di simile. «Sei Oscurità Maggiore.»
«Complimenti. Sei fiera di te? Per così poco?»
Kerry lo ignorò, qualsiasi cosa avesse risposto, sarebbe stato solo una perdita di tempo. Ed era quello che Oscurità Maggiore voleva. Corse in avanti e lo scansò.
«Dove vai?» urlò Kenny. «Cosa vuoi fare?»
Kerry non gli rispose. Non perché considerasse suo fratello inferiore a lei, o si sentisse inutile se non agiva. Non poteva rivelare le sue intenzioni al nemico.
Strinse la presa, serrando le dita sulla Falce, balzò verso il bozzolo psichico e calò con forza la lama sulla sostanza luminescente. Procurò uno squarcio obliquo e l’aprì, vedendo Billy addormentato al suo interno.
Kerry si voltò verso Oscurità Maggiore. «Io e mio fratello siamo una squadra perfetta, possiamo solo migliorare. Per qualsiasi ragione volessi tenere Billy qui dentro, te l’ho impedito. Chi è quello inutile?»
«Non è finita.» Oscurità Maggiore si disperse tra le ombre e svanì.
Il bozzolo infranto si strappò in minuscoli fili luminescenti, scomparve e Billy cadde sul terreno.
Kenny le corse a fianco e si accovacciò per sostenere la testa del ragazzo. «Oscurità Maggiore era qui? Cosa ti ha detto? E tu come sapevi aprire questa roba?»
Kerry si inginocchiò a sua volta accanto al compagno slavato. «Non importa. Dobbiamo occuparci di lui.» Gli massaggiò un braccio coperto dalla manica del pigiama, dapprima rigido e poi percepì i muscoli rilassarsi. «Billy, è tutto a posto. Siamo Kerry e Kenny, sei con noi.»
Billy spalancò gli occhi e si sollevò a sedere. Li guardò pieno di terrore. «Oscurità Maggiore è qui. Siamo tutti in pericolo.»
Kenny gli strinse un spalla con dolcezza. «Stai calmo, adesso è finita.»
Billy scosse la testa. Era sul punto di piangere. «No. È appena cominciato.»
Kerry lo scrutò preoccupata. Oscurità Maggiore le aveva detto lo stesso e se Billy era tanto sconvolto, questa volta erano in guai seri.
 
 

                                                                      Continua…?