mercoledì 28 gennaio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 16

Christian ed Emma camminavano con passo spedito per la strada deserta che li avrebbe ricondotti a casa della madre.
«Ti ripeto che sono stati loro» sibilò Christian.
«Ne sei proprio sicuro?»
«Ho visto Ezra e Clarissa due volte a casa del dottor Rivas. Quando siamo andati a cambiarci e poi mentre Marti era bloccato sul fondo della piscina. Lo fissavano in quel modo.»
«In che modo?» chiese Emma. «Intendi come nel sogno?»
Il fratello annuì. «Che in realtà è un ricordo.»
«Ok, ma che senso ha? Fino a ora Ezra e Clarissa ci hanno voluto aiutare. Hanno cercato di metterci in guardia su un pericolo. Non sono mai stati aggressivi.»
Il ragazzo si strofinò con la mano sinistra i capelli umidi, un gesto abituale quando cercava di schiarirsi le idee. «Ieri sera, prima di portarmi in spiaggia, Ezra mi ha chiesto scusa per l’altra volta.» Ci ripensò per pochi istanti e aggiunse: «Non l’avevo capito in quel momento, ma si riferiva a cinque anni fa, all’incidente in mare.»
«Vuoi dire che sono stati loro a far capovolgere la barca quella volta?»
«Chi altro poteva? Ezra si scusava per aver fatto cadere in acqua anche noi, ma a quanto pare in realtà il loro obbiettivo era Marti.»
«Perché?» domandò Emma scettica. «Per quale motivo sono arrabbiati con Marti?»
«Non lo so, magari vogliono colpire qualcun altro attraverso lui.»
«Mi sembra un piano troppo complesso per due bambini così piccoli.»
«No, quello è solo il loro aspetto» replicò Christian. «Sono più vecchi, cioè sono spettri da diverso tempo, non sono cresciuti nel corpo ma hanno avuto modo di osservare e imparare tanto, compresi vari modi per fare del male.»
Emma cominciava a dare credito alla sua versione. «Pamela mi ha raccontato che la storia dei fantasmi circola da circa venti anni.»
«Pamela!» le fece eco il fratello, fermandosi accanto alla cassetta della posta con sopra stampato il cognome MCKENZIE. «Era presente sia cinque anni fa, che oggi. Forse è lei che vogliono far soffrire e usano il suo ragazzo per punirla.»
«Punirla di cosa?»
Christian ci rifletté. «Non lo so. Però se abbiamo ragione e i fantasmi della sua storia sono Ezra e Clarissa, forse la ragione del loro comportamento è legato al modo in cui sono morti.»
Emma estrasse il mazzo di chiavi dalla tasca dei jeans. «Non abbiamo scelta: dovremmo metterci a studiare.» Infilò la prima chiave nella serratura del cancello e lo fece scattare. Lo spostò con un cigolio e s’incamminò nel giardino, seguita dal fratello.
«Vuoi fare i compiti? I libri di scuola sono rimasti a casa e abbiamo…»
Emma si voltò e lo guardò di sbieco.
«Oh… ti riferisci a fare ricerche su Ezra e Clarissa» disse Christian imbarazzato.
«Esatto.» Emma prese tra l’indice e il pollice la seconda chiave e aprì anche la porta di casa.
Il ragazzo entrò dopo di lei e la chiuse dietro di sé. «E dove pensi di cercare?»
Emma lo fissò come se la risposta fosse ovvia. «Nell’unico posto in cui ci sono quasi sempre tutte le risposte.» Perlustrò la casa e chiamò a gran voce: «Papà. Papà. Siamo tornati.»
Christian si fermò nel salotto, vicino al tavolo e notò un post-it giallo appiccicato nel centro. «Non è in casa» disse alla sorella. Appena lei fu rientrata nella stanza lesse il messaggio sul foglietto. «“Sono all’agenzia immobiliare per le ultime firme. Ci vediamo al pub per pranzo. Papà.”» Accartocciò il messaggio. «Adesso mi spieghi dove pensi di trovare le risposte che ci servono?»
Emma sorrise. «Su internet. E se ci sbrighiamo, papà non lo scoprirà.»
I due ragazzi entrarono nella camera da letto matrimoniale in cui si era insediato il padre. Il computer portatile era abbandonato sul piumone scuro. Emma lo aprì e premendo il bottone dell’accensione, si concentrò per individuare username e password nei primi due tentativi.
Christian rimase a osservare la stanza. Non ci era entrato da quando avevano messo piede in casa. Gli sembrava piccola e non confortevole come si immaginava un luogo del genere, quasi che avesse perso, o le fosse stata rubata, quella qualità. Gli armadi erano addossati alla parete sinistra, con le ante aperte e svuotati dagli abiti che contenevano. Lo scrittoio antico era posto quasi di fronte al letto e l’apertura scorrevole era abbassata. Era curioso di sapere cosa conteneva quel vano. Andò verso il mobile, lo sollevò e all’interno trovò solo una fotografia in una cornice di plastica bianca e una decina di buste impilate. 
Il ragazzo afferrò la foto e riconobbe la madre, raffigurata mentre abbracciava due bambini: Ezra e Clarissa. C’era gioia e amore nel suo sguardo e li stringeva a sé con affetto. Nello stesso modo in cui stringeva lui e sua sorella nelle loro foto da piccoli.
«Sono un genio» esultò Emma, facendo girare il fratello verso di lei. «Indovinate username e password al primo tentativo.»
«E adesso?» domandò Christian, posando la cornice e prendendo il plico di buste.
«Cerco nell’archivio del giornale locale qualche notizia sui nostri fantasmi.»
«Sai il nome del giornale locale?»
«Ce ne era una copia nella stanza in cui Marti ci ha fatto cambiare» rispose lei, senza alzare gli occhi dallo schermo e digitando freneticamente le lettere sui pulsanti della tastiera.
Christian tornò a darle le spalle e osservò le buste. Erano indirizzate tutte a sua madre, Teresa McKenzie, riportando il cognome da nubile. Girò la prima e sul retro lesse il nome del mittente: Saverio Schiavelli.
Incuriosito e insospettito, Christian estrasse il foglio che conteneva la prima e dopo le righe iniziali, intuì che era una lettera. Controllò gli indirizzi sulle altre ed erano tutte uguali.
Prese a leggerle, seguendo l’ordine cronologico in cui erano state scritte. Mano a mano che le parole scorrevano sotto i suoi occhi, iniziò a farsi un’idea su quale segreto celassero. Sollevò lo sguardo e fissando la foto di sua madre con Ezra e Clarissa realizzò che nel passato della donna c’era molto più di quanto avessero potuto immaginare.


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mercoledì 21 gennaio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 15

La piscina della villa del dottor Rivas era riscaldata. L’acqua tiepida era piacevole a contatto con la pelle e la compagnia era allegra. Nonostante tutto questo, Christian non riuscì a rilassarsi.
Aveva visto i gemelli fantasma uscire verso la zona della piscina quando erano saliti a cambiarsi, ma prima di poter fare qualcosa i due erano scomparsi. Per questa ragione, appoggiato alla scaletta con la schiena e cercando di non darlo a vedere, il ragazzo si guardava intorno preoccupato.
Emma al contrario si stava godendo il passatempo. «Complimenti, tuo papà ha una casa stupenda» disse stando a galla a poca distanza da Marti, ricordando però di dover indagare sull’uomo e sulla sua connessione con Ezra e Clarissa. «L’ha arredata tua mamma?»
Marti posò la lattina di birra sul bordo della piscina alle sue spalle e annuì. «Il suo ruolo nel riempire la villa di cose inutili è stato uno dei punti di forza dell’avvocato di papà durante il divorzio dei miei. Ecco perché la casa è rimasta a lui.»
«Mi dispiace. Deve essere difficile doversi dividere tra i due genitori» disse Emma.
«Non essere in pena per lui» commentò Pamela, dandosi una spinta con i piedi e nuotando lontano dal bordo. «Sa come approfittarsi del senso di colpa dei suoi genitori.»
«Sei insensibile» replicò Marti, fingendosi offeso. «Comunque mio padre ha tutti i motivi per sentirsi in colpa. Ha sposato mia madre, ma il vero matrimonio è con il suo lavoro.»
«È un medico molto scrupoloso?» domandò Christian.
«Più che altro molto attaccato alla carriera» rispose l’altro ragazzo. «Essere primario lo fa sentire importante. Vedere il rispetto negli altri, quando passa tra di loro in ospedale o in città, per lui è come una scarica di adrenalina. E non gli basta mai. Sembra che voglia essere l’unico medico al mondo.»
«Essere ambiziosi non è certo una colpa» ribatté Pamela.
«Sì che lo è, se per seguirla metti da parte tua moglie e tuo figlio.» Marti afferrò la lattina di birra. Ne bevve una sorsata e poi gli volò via di mano, rovesciandosi in piscina e mischiandosi con l’acqua. «Cosa diav…» Lasciò la frase in sospeso e sprofondò sott’acqua, increspando la superficie.
Emma e Christian si scambiarono un’occhiata dubbiosa, poi si voltarono verso Pamela.
«Non preoccupatevi. Fa sempre il cretino, è il suo modo per attirare attenzione» disse la ragazza leggendo la confusione sui loro volti. «Basta non dargli corda.»
I minuti trascorsero ma il ragazzo non emergeva.
«Forse non si sente bene» ipotizzò Emma.
 «Magari ha un crampo o…» Christian non fece in tempo a terminare la frase, che Marti spuntò in superficie terrorizzato.
Ansimò e annaspò per immettere aria nei polmoni. Agitò le mani, cerando di aggrapparsi a qualcosa, ma venne attirato ancora in profondità. Finì sott’acqua senza fornire spiegazioni.
«Adesso sta esagerando» sbottò Pamela contrariata. «Lo tiro su a forza.»  Si buttò verso il fondo e raggiunse il ragazzo. Lo strattonò un paio di volte e poi riemerse angosciata. «Non riesco a muoverlo. È come se fosse diventato pesantissimo. Non sta scherzando, è spaventato.»
«Andiamo giù insieme» disse Emma. «In tre ci riusciremo.»
Le due ragazze si immersero, Christian stava per fare lo stesso, ma notò Ezra e Clarissa in piedi sul prato di fronte a lui.
Stavano fissando il punto esatto della piscina in cui era bloccato Marti sotto l’acqua, con uno sguardo diabolico. Lo stesso del giorno della gita in mare di cinque anni prima.
«Basta! Smettetela!» urlò Christian.
I gemelli sollevarono gli occhi verso di lui e svanirono in quel preciso istante.
Il ragazzo guardò in basso per andare in aiuto della sorella e di Pamela e le vide rincorrere Marti, che riemergeva a forza come un pallone riempito d’aria. Nuotò verso di lui e lo afferrò per le spalle. «Sta bene?»
Pamela si scostò i capelli scuri appiccicati al volto. «Marti! Marti!» lo chiamò impaurita e preoccupata, senza però avere risposta.
«Non respira» esclamò Emma nel suo stesso stato.
La porta scorrevole di vetro alla sinistra della piscina si aprì di colpo. Il Dottor Ben Rivas saltò fuori e osservando la scena chiese: «Che sta succedendo? Vi si sente urlare a fin dal cancello.»
«Dottor Rivas, Marti sta male» rispose Pamela trafelata. «Stava quasi per annegare.»
Christian trascinò il corpo del ragazzo privo di sensi verso la scaletta e trovò il dottore inginocchiato che lo sollevava dalle sue braccia per stenderlo sul prato.
L’uomo aprì la bocca al figlio e gli praticò la respirazione artificiale. «Cosa è successo?» domandò, continuando a premere sul petto del ragazzo per fargli buttar fuori l’acqua.
«Stavamo chiacchierando in acqua e all’improvviso Marti è andato sotto» rispose Christian.
Ben lo scrutò come se si rendesse conto solo in quel momento che il ragazzo fosse in casa sua. Spostò lo sguardo e notò anche Emma. «Che ci fate voi qui?»
«Li ho invitati io» disse Pamela, accovacciandosi accanto a Marti ancora svenuto. «Quando si è immerso credevo fosse uno dei suoi soliti scherzi, ma poi non riusciva a tornare su e non siamo riuscite a tirarlo fuori nemmeno io ed Emma. Era come se fosse più pesante del piombo e poi di colpo è tornato a galla.»
Ben provò a immettere aria nella bocca del figlio per la seconda volta, ma non riuscì a farlo rinvenire. «Pamela, vai in casa e chiama un’ambulanza. Subito!»
La ragazza scattò in piedi e corse all’interno della villetta.
Il dottor Rivas continuò la sua manovra e senza guardare in volto gli altri due ragazzi, ordinò: «Rivestitevi e andatevene. Fuori da casa mia.»
Christian ed Emma uscirono dalla piscina, rientrarono in casa e salirono al piano superiore per recuperare i loro vestiti. Li indossarono, anche se la loro pelle era ancora parzialmente bagnata e scesero giù di corsa.
Trovarono Pamela che si era avvolta in un accappatoio e stava uscendo dalla porta principale. La seguirono e lei disse: «È arrivata l’ambulanza. Lo portano all’ospedale del dottor Rivas. Vado con loro.»
«Facci sapere come sta» le urlò Emma, mentre la ragazza saliva sul retro dell’ambulanza dove era già steso Marti su una lettiga con accanto il padre.
La porta sul retro venne chiusa da un paramedico. L’uomo salì sul mezzo, accese le sirene e attraversò in un lampo il prato della villa, oltrepassando il cancello spalancato.
Emma e Christian corsero verso le due ante prima che la chiusura automatica li bloccasse all’interno. Fermi sulla strada, osservarono l’ambulanza scomparire all’orizzonte e si resero conto di non essere gli unici.
Ezra e Clarissa erano fermi a pochi passi da loro. Osservavano il mezzo con sguardo truce e non appena l’ambulanza fu fuori dalla loro visuale, svanirono nel nulla.
«Sono stati loro» disse Christian. «Volevano uccidere Marti.»


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mercoledì 14 gennaio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 14

Paolo entrò nel salone vestito di tutto punto, trovando i figli già svegli ad attenderlo. Sorpreso che si fossero alzati, lavati e vestiti prima di lui, li scrutò seduti uno di fronte all’altra e si accorse che avevano il volto tirato. «Non avete una bella cera. Vi sentite la febbre?»
«Abbiamo solo dormito male» rispose Emma sbadigliando.
«Avete fatto tardi? Non vi ho sentito rincasare» rivelò il padre.
«Non volevamo disturbarti» spiegò Christian. «Sono stati gli incubi a tenerci in piedi.»
L’uomo posò una mano su una spalla di ognuno dei figli. «Tra poco sarà tutto finito. Sono sicuro che la responsabile dell’agenzia prenderà l’incarico di vendere la casa e potremo partire. Magari riusciremo a rientrare giusto in tempo per Pasqua.»
«È dopodomani» esclamò Emma, guardando allarmata il fratello. «Voglio dire… c’è un giorno intero.»
Lui le sillabò “Ci basterà”, in modo che il padre non vedesse.
«Penso che quelli dell’agenzia mi risponderanno entro stasera, ma sai che non mi piace viaggiare di notte» replicò Paolo, fraintendendo il suo commento. «Dovrai pazientare per poco.» Le baciò i riccioli castani e andò in bagno per sciacquarsi.
«A che ora è l’appuntamento con Pamela?» domandò Christian sottovoce.
«Alle dieci, davanti al Sergent Pine» sussurrò Emma.
«Come usciamo senza dirgli dove andiamo?»
Emma sorrise. «Me ne occupo io.» Si alzò in piedi e si fermò sulla porta del bagno. «Papà, ti dispiace se andiamo a farci un giro? A te serve far vedere la casa vuota e noi ci annoieremmo a stare qui a far niente.»
«Dove andate?»
«Non so… facciamo un giro qui nei dintorni» mentì Emma.
Paolo rimase in silenzio a riflettere. Poi disse: «Va bene. Vi chiamo sul cellulare quando ho finito.»
«Ok. Allora usciamo subito.» Emma tornò in salone dove trovò Christian che apriva la porta.
«Aspettate, non facciamo colazione insieme?» gridò l’uomo, per sovrastare il rumore dell’acqua aperta del rubinetto. Non ricevette risposta e capì che i figli erano già usciti.

Camminando con passo spedito verso il pub, Christian si complimentò con la sorella. «Pensavo ci volesse molto di più per convincerlo a lasciarci andare.»
«Un giorno, forse, ti svelerò tutti i miei trucchi» scherzò lei. «Piuttosto, cosa facciamo se compaiono i due spettri?»
«Non chiamarli in quel modo. Hanno un nome» la rimproverò. «Non saprei. Improvviseremo sul momento.»
«Bel piano» commentò sarcastica Emma.
Incrociarono quasi subito Pamela che usciva dal locale del padre. «Ciao ragazzi» li salutò. «Andiamo, la casa di Marti non è molto lontana.»
Emma e Christian lasciarono che si inserisse tra di loro e parlarono di tutto, fuorché di fantasmi, durante la passeggiata. 
La villetta che si trovarono davanti, pochi minuti dopo, contrastava con la semplicità delle abitazioni vicine. Oltre il cancello si poteva vedere una parte della struttura in marmo dell’ampia abitazione e un paio di statue che aprivano la strada al prato.
«Al padre di Marti piace far vedere che è un ricco medico» spiegò Pamela, notando le loro facce. Si posizionò con il volto davanti al videocitofono e premette il pulsante.
La voce radiofonica di Marti disse: «Vi apro.»
Il doppio cancello si spalancò con un sonoro clack e il ragazzo attraversò il sentiero di ghiaia, che divideva il prato, per andare ad accoglierli. «Benvenuti nella mia umile dimora.» Fece un inchino volutamente ed esageratamente plateale.
«Che scemo!» Pamela gli diede un colpetto sul braccio e poi lo baciò sulla bocca.
Emma e Christian li seguirono fin dentro la villetta. Il salone era grande come tutta la casa di loro madre. Sulla parete sinistra c’era una porta scorrevole aperta e dalla loro posizione, i gemelli poterono scorgere una piscina.
«Quello sarà il nostro impegno per la giornata» disse Marti, vedendo che l’avevano notata.
«Non abbiamo i costumi» ribatté Christian. Gli tornò in mente il sogno, il pericolo rappresentato dall’acqua e si chiese se fosse saggio passare il giorno in piscina.
«Faremo il bagno nudi» replicò l’altro ragazzo con un sorriso malizioso.
Pamela gli tirò un pugno. «Non dategli retta. Sopra ci sono i costumi per gli ospiti.»
Ridendo, Marti salì i primi scalini che portavano al piano superiore, Pamela lo seguì scuotendo la testa ed Emma s’incamminò dietro di lei.
Christian rimase immobile. Aveva la sensazione che si sarebbe pentito di essere andato lì. Posò un palmo sul corrimano e si avviò sulle scale, poi sentì il suono di piedi nudi sul pavimento e guardò in basso.
Ezra e Clarissa apparvero dal nulla, corsero verso la piscina e ridendo in modo raccapricciante, svanirono in un battito di ciglia.

                                                         
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mercoledì 7 gennaio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 13

Christian si rigirò più volte nel letto. Gli eventi della serata lo avevano scosso e pensò di non riuscire ad addormentarsi. Un paio d’ore dopo però, iniziò a rilassarsi e sentì il suo corpo cadere nel piacevole torpore che precede il sonno.
Sognò di essere bambino nell’estate di cinque anni prima. Era seduto in barca con sua sorella, Pamela e Marti. Proprio il ragazzino aveva guidato la spedizione, avendo l’idea di prendere l’imbarcazione e remare fino a che la spiaggia non fosse stata latro che un’immagine lontana. Nessuno degli adulti li aveva visti e si sentivano eccitati per essere riusciti nel piano.
La barca galleggiava ferma da qualche minuto e lui e Marti reggevano stanchi un remo a testa con entrambe le mani.
«Cosa facciamo?» chiese Pamela.
«Sempre a fare domande» rispose irritato Marti.
«Ci hai trascinato tu fin qui» ribatté lei.
Christian guardò la sorella. I due amici erano simpatici, ma litigavano troppo spesso. Emma scrollò le spalle.
Marti e Pamela erano ancora impiegati a discutere, quando la barca fu scossa da tremiti, come sotto l’effetto di un mare agitato. L’acqua intorno ribollì e prima che qualcuno potesse dire qualcosa, l’imbarcazione si impennò. Tutti e quattro finirono sul lato opposto e poi vennero sbattuti sotto le onde, con il sole coperto dal fondo del loro mezzo.
Christian riemerse dall’acqua per primo e notò Emma risalire subito dopo di lui. Pamela li raggiunse in superficie. Marti non c’era.
Lui e la gemella nuotarono verso la barca capovolta e trovarono sopra Ezra e Clarissa, accovacciati e con un sorriso perverso a guardare un punto preciso del mare.
Christian si svegliò di soprassalto. Si massaggiò la faccia sudata. “Ci mancavano anche gli incubi” si disse, come se non fosse già abbastanza in agitazione. Si alzò dal divano letto e andò in cucina, attaccata al salone in cui dormiva.
Accese la luce elettrica e aprì il rubinetto. Afferrò un bicchiere dalla credenza all’altezza della sua fronte e lo riempì con l’acqua corrente. Se lo portò alla bocca e bevve tutto d’un fiato.
«Neanche tu riesci a dormire?» domandò Emma, apparendo all’entrata della stanza.
«Ho fatto un sogno… particolare.»
«Lasciami indovinare: eravamo in barca con Pamela e Marti. Si è ribaltata, facendoci andare sott’acqua e poi in superficie hai visto Ezra e Clarissa con un’espressione tremenda.»
Christian la guardò sbigottito. «Come…»
«L’ho appena fatto anche io.» Emma gli si avvicinò. Prese il bicchiere dalle sue mani, lo sciacquò,  lo riempì d’acqua e bevve a sua volta. «Non penso sia una coincidenza.»
«Concordo» replicò lui. Si appoggiò allo stipite della porta e incrociò le braccia. «In realtà mi sembrava più un ricordo che un sogno.»
«Hai ragione. Qualcosa di simile ci è successo l’estate che venimmo qui. Fu per questo incidente che lasciammo di corsa la casa e la città E come abbiamo ricordato, all’epoca conoscevamo già Ezra e Clarissa.»
«Forse sono stati proprio loro a spingerci a riportarlo a galla» suggerì il ragazzo. «Non te l’ho detto, ma questa sera mi è riapparso Ezra. Mi ha portato in spiaggia e sulla sabbia era scritta una parte di una filastrocca, come quella che hai sognato.»
Emma ripensò alle strofe del sogno. «Diceva qualcosa sui pesciolini che vanno in fondo al mare e trovano altre creature marine e poi vedono bolle che salgono in superficie. Era carina.»
«La mia versione era decisamente diversa» precisò Christian. «Parlava di un pescecane e di come i pesciolini sarebbero finiti nella sua pancia. Sembrava un modo dei genitori per avvertire i figli di un pericolo.»
«Hai chiesto spiegazioni a Ezra?»
«Non ho fatto in tempo. Quel tizio mi ha cercato di strangolare e poi lui è sparito.» Christian si accorse in ritardo di aver raccontato troppo.
«Ti ha cercato di strangolare?» ripeté la sorella adirata. «Non me lo hai detto. Dobbiamo subito fare qualcosa! Svegliamo papà e…»
Il ragazzo le tappò velocemente la bocca. «No.» Controllò che la porta della camera dell’uomo rimanesse chiusa e poi trascinò la sorella a sedere al tavolo del salone, illuminati dalla luce che proveniva dalla cucina. «Non dobbiamo coinvolgere in alcun modo papà.»
«Eri tu che volevi fargli tutte quelle domande su Ezra e Clarissa» gli ricordò lei. 
«Ho cambiato idea. Ezra mi ha salvato. Quando sono stato aggredito, lui ha fatto muovere una barca li vicino e il mio assalitore è scappato per la paura.»
«Un bambino così piccolo ha spostato una barca? Dove ha trovato la forza per farlo?»
Christian la guardò serio. «Non ha usato le mani. Ha solo urlato.»
Emma rimase a fissarlo. Dalla sua espressione, il fratello intuì che stava ripensando a  qualcosa di preciso. «Clarissa è venuta a farmi visita prima che tu arrivassi e mi ha messo in guardia su un pericolo.» disse la ragazza.  «E su un lui che vuole farci del male. Penso, anzi sono certa al cento per cento, che abbia ragione.»
«Non che mi dispiaccia, ma come mai tanta convinzione?»
«Pamela mi ha parlato di una storia su due fantasmi che infestano la città. Sono una coppia di bambini.»
«Sono loro. Sono Ezra e Clarissa» concluse Christian. «Spiegherebbe i sogni, le apparizioni e sparizioni e il trucco in spiaggia. Oltre al fatto che sanno più cose di quanto ci hanno detto.»
«Ma perché continuano a venire da noi? Di chiunque abbiano paura, perché dovrebbe prendersela con me e te? Noi non viviamo qui.»
«La mamma ci ha vissuto» fece notare il fratello.
Rimasero in silenzio a fissarsi. Ripensare a lei e alla sua vita sconosciuta faceva male, tanto quanto sapere che non potevano più chiederle delle risposte.
«Secondo te è successo qualcosa di brutto di cui la mamma non ci ha mai parlato?» domandò Emma.
Christian  annuì. «Non sono sicuro, ma quei due bambini devono essere legati in qualche modo a lei e a qualcuno che lei conosceva e che noi abbiamo incontrato quando siamo stati qui.»
Emma rifletté sul fatto che non avevano avuto molti contatti con le persone del posto. «Intendi Saverio e Pamela?»
«E anche il dottor Riavs e Marti. Lui è arrivato misteriosamente subito dopo che il mio aspirante strangolatore è scappato. È sospetto. Dobbiamo indagare, scoprire la verità prima di partire di nuovo. E non c’è molto tempo.»
«Cavoli! L’invito per domani» disse Emma. «Ho accettato l’invito di Pamela di passare la mattina con lei e Marti a casa di lui.» Guardò con aria colpevole il fratello. «Domani la chiamo per disdire.»
«No, andiamoci» la sorprese Christian. «È un buon modo per indagare su Marti e suo padre senza destare sospetti.»
«Sei sicuro? In giro c’è un pazzo che ci vuole morti. E tu sospetti di Marti.»
«Basta che non ci separiamo» la tranquillizzò il ragazzo. «Restiamo sempre uniti e non ci succederà niente di male. E poi penso che Ezra e Clarissa ci sorveglieranno.»

                                                         Continua....