lunedì 16 giugno 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 21

Casata Hood
Palazzo di Lord Beard Blue

Il portone al centro delle mura, che circondavano il palazzo di Lord Blue, si aprì prima ancora che la carrozza sui cui viaggiava Jerome Hood con Rose, Aurore e Florence, o il gruppo di soldati delle due Casate a piedi vi si avvicinasse. Lo interpretò come una chiara dimostrazione da parte del Signore di non avere timore di assalti nelle sue terre. Lì si sentiva al sicuro e imbattibile.
«Fate parlare me» disse serio Jerome alle donne sedute di fronte a lui, mentre la luce delle torce affisse all’ingresso delle mura illuminava la notte e velocemente anche l’interno durante il loro passaggio. «Se non è strettamente necessario, non date particolari sul perché siamo in viaggio. Mantenete come unica versione che vi ho soccorso con i miei uomini da un attacco delle Dame Oscure e da allora mi sono unito a voi per la vostra sicurezza.»
Le donne annuirono e leggendo sui loro volti la tensione, capì che avevano ben inteso che non si trovavano in un luogo dove c’erano amici. Lanciò uno sguardo ad Aurore addormentata e si convinse che era meglio così: non correva il rischio che li tradisse accidentalmente e per lui era più facile tenerla sotto controllo.
La carrozza venne fermata nel centro del cortile. Il capo guarnigione aprì lo sportello e annunciò: «Siamo arrivati. Vi scortiamo dal nostro Signore.»
Jerome annuì. Scese per primo e porse la mano per aiutare Rose e Florence. Con la coda dell’occhio controllò gli uomini della sua Casata: la maggior parte di loro erano già guariti dalle ferite, ma vedeva senza dubbio quanto fossero ancora provati dallo scontro. L’aria in quel posto era gelida, molto più che nel territorio degli Hood o nel Bosco Profondo, ebbe l’impressione che non era solo per colpa dell’inverno, tutto in quel palazzo gli trasmetteva una sensazione di freddo capace di congelargli le ossa.
Percorsero il tragitto verso l’interno della costruzione in completo silenzio. Jerome non poté vedere dove portavano la carrozza, ma era un problema di cui si sarebbe occupato in un secondo momento. Fermi nel salone principale, si rese conto che l’illuminazione era volutamente fioca, solo un paio di candele erano accese nel lampadario e la brace del camino non veniva alimentata da ore, così anche la temperatura non era troppo differente dall’esterno. 
«Vi do il benvenuto nel palazzo della Casata Blue» disse una voce femminile giovane e sicura. «Sono Lady Belle Blue.»
Jerome sgranò gli occhi vedendola comparire all’entrata del salone e continuando a fissarla mentre procedeva incontro a loro. Non si aspettava che a riceverli fosse una donna. Se come immaginava Lord Blue aveva dato l’ordine di seguirli e condurli da lui senza replica, era convinto che come minimo si sarebbe goduto il suo trionfo al loro arrivo.
«Mia Signora, abbiamo trovato questi viaggiatori sotto attacco delle Dame Oscure nelle nostre terre. Sono Lady Rose Briar e Lord Jerome Hood e come ci ha sempre ordinato Lord Blue li abbiamo condotti qui» disse il capo della guarnigione.
«Avete fatto bene» rispose Lady Belle seria. «Mio marito era stanco ed è andato a riposare. Mi ha chiesto di fare gli onori di casa in sua vece, in caso foste tornati con qualcuno al seguito. Potete scortare i soldati negli alloggi predisposti per loro, io mi occuperò dei nobili.»
Il capo guarnigione s’inchinò e poi si mosse per uscire dalla stanza. I soldati della Casata Hood rimasero fermi a guardare Jerome. Intuì che non si fidavano a lasciarli soli, ma non era il caso di scatenare una rivolta. Le condizioni di svantaggio in cui si trovavano non erano cambiate
«Seguiteli, ci ritroveremo di sicuro domani mattina» disse Jerome.
Gli uomini ubbidirono e nella sala rimasero solo la padrona di casa, la Madrina, Rose con in braccio Aurore e lui.
Lady Belle gli si avvicinò, tirandosi il lungo scialle di lana color ciliegia in modo da coprire parte del vestito verde scuro di velluto che indossava. «Dalle vostre parole deduco che siete già a conoscenza delle fama di vedovo sanguinario di mio marito. Suppongo sappiate anche che la vostra presenza qui può esservi fatale.»
«Non mi aspettavo un’ammissione tanto esplicita» rispose schietto Jerome.
«Sono sposata a un mostro, una vera bestia, ma so come tenerlo a bada. Voglio che vi sia chiaro che non approvo i suoi comportamenti, ma purtroppo non posso oppormi. Perverso o meno, è lui a regnare in questo palazzo, nelle sue terre e su chiunque viva in questi luoghi.» Lady Belle si scostò di lato e il suo sguardo si posò su Aurore. «Farò quanto mi è possibile per proteggere la bambina, ma a voi stessi dovrete provvedere da soli.»
Jerome inspirò con il naso e non avvertì cambiamenti nell’odore della donna. Anche l’udito confermava che il suo cuore batteva in maniera normale, i suoi sensi amplificati gli suggerivano ciò che già aveva percepito: quella donna non stava mentendo. Al contrario avvertì il cuore di Rose aumentare la frequenza dei battiti e si voltò a guardarla. Lei deglutì e annuì a Belle, senza dire nulla.
«Perché ci date tutti questi ammonimenti?» domandò a sorpresa Florence.
Lady Belle si portò la treccia di capelli castani sulla spalla e arrotolò la ciocca finale nel mignolo destro. «Perché temo che questa sia la nostra unica occasione di poter parlare sinceramente e senza orecchie indiscrete.» Si girò verso la porta e aggiunse: «Andiamo, sono riuscita a procurarvi stanze vicine, almeno potrete provare a dormire tranquilli per questa notte.»
Jerome prese per un braccio Rose e la invitò a incamminarsi. «Non preoccuparti. Non permetterò che accada nulla di male a nessuno di voi.»
La giovane si sforzò di sorridergli. «Lo so. Non penso comunque di riuscire a dormire.»
Florence si unì a loro. «Invece devi tentare. Hai bisogno di un po’ di riposo per poter affrontare questa nuova prova. Sai che io non necessito del sonno, quindi mi occuperò di sorvegliare Aurore.»
Jerome non disse altro. Avanzò con loro dietro a Lady Belle, sapendo con certezza che nessuno, eccetto la bambina, avrebbe chiuso occhio quella notte. 

Seduto sul bordo del letto, Jerome osservò il sole sorgere attraverso il barlume di luce emanata dai raggi, che raggiungevano il vetro della finestra della stanza che gli era stata assegnata.
Si bagnò sbrigativamente il volto con l’acqua contenuta nella bacinella accanto al letto e si asciugò con la pezza messa a sua disposizione. Raccolse la casacca dalla sedia in fondo alla stanza e se la infilò.
Come aveva previsto non era riuscito a prendere sonno. Si era steso, ma i suoi sensi erano rimasti all’erta, pronti a cogliere il minimo odore sospetto, o suono allarmante.
Jerome aprì lentamente la porta della stanza e scrutò il corridoio vuoto. Uscì e camminò quatto, senza fare rumore bussò lievemente alla porta della camera al fianco della sua e Rose gli aprì subito.
«Sei già sveglio anche tu» disse scostandosi per farlo entrare.
«Non hai dormito» rispose lui, notando gli occhi stanchi e la sua espressione affaticata.
«L’unica che non sembra avere problemi di insonnia è Aurore» disse Florence, seduta al fianco della bimba ancora distesa nel letto e addormentata. Poi emise due colpi di tosse.
Jerome si sorprese, gli sembrò un evento impossibile per una Madrina: da ciò che ricordava gli avevano raccontato nessuna di loro si ammalava. «È tutto a posto?» domandò.
«È la prima volta che ti sento tossire» ammise Rose, confermando i suoi dubbi.
«State tranquilli, non è niente di grave» rispose Florence. «Il mio fisico è solo un po’ provato dal cambiamento di temperatura tra il Bosco Profondo e questo luogo. Non è qualcosa che capita di frequente, ma può succedere.»
Aurora si mosse nel letto. Aprì gli occhi e si stiracchiò, distogliendo l’attenzione da quel discorso. Si tirò a sedere e li guardò in volto. «Ciao. Siamo a casa di papà?»
«No, tesoro mio. Siamo stati costretti a fermarci perché era molto tardi e buio e Lord Blue, il padrone di questo palazzo ci ha ospitati» spiegò Rose, prendendo una spazzola dal mobile accanto all’entrata e iniziando a passarla sui capelli biondi della piccola.
Jerome vide che era più tesa della sera prima e assorta nei suoi pensieri, spazzolava con foga la testa della figlia.
«Mamma fai piano! Mi tiri i capelli» si lamentò infatti Aurore.
Rose trasalì, ritornando con la mente a ciò che faceva. «Scusa, tesoro.»
Florence le si avvicinò e le prese gentilmente la spazzola dalle mani. «Lascia fare a me, cara. Me ne occupo io.» La fece alzare, si accomodò al suo posto e prese con delicatezza la cascata di capelli biondi di Aurore sulla mano sinistra, e iniziò a massaggiarli con movimenti lenti tenendo la spazzola nella sinistra.
Jerome prese sotto braccio Rose e la fece avvicinare alla finestra nel lato opposto della stanza, in modo che la bambina non li udisse. «So di chiederti molto, ma devi mantenere il sangue freddo. Tua figlia e tanto meno Lord Beard, devono percepire la tua paura. Sarebbe deleterio in entrambi i casi.»
«Hai ragione, ma questo viaggio sta diventando un incubo peggiore di quanto mi aspettassi. Ho atteso così tanto di poter tornare a casa, rivedere Fabrice, i miei genitori… e tutto sembra essere contro di me.» Rose si mise le mani tra i capelli dello stesso colore di quelli della figlia. Tirò un lungo sospiro, riacquistando la calma e chiese: «Cosa intendi fare?»
«Uscire di qui non sarà una passeggiata» disse Jerome. «Prima di tutto devo ritrovare i miei soldati, senza di loro non abbiamo alcuna speranza di cavarcela nel tentare una fuga.»
«Veniamo con te. Non voglio che restiamo sole» replicò Rose.
Jerome annuì. Non si sentiva sicuro nemmeno lui a non sapere dove ritrovarle e dopo l’avvertimento di Lady Belle, aveva deciso che rimanere uniti era la strategia migliore. «D’accordo. Andiamo e cerchiamo di non farci notare.»
Florence prese in braccio Aurore che disse: «E la colazione? È da ieri che non mangio.»
La Madrina la guardò negli occhi e rispose: «Se farai la brava e resterai in silenzio, poi ti preparerò qualsiasi cibo desideri.»
Aurore sorrise entusiasta. «Va bene.»
Jerome lanciò un ultimo sguardo a Rose per ricordarle quanto le aveva appena detto e lei rispose chinando il capo in segno di assenso. Avanzò dunque verso la porta, con le due donne e la bambina alle spalle. Mise fuori la testa e non rilevò la presenza di nessuno. Annusò l’aria e concentrò il suo udito ricevendone conferma. Fece segno alle altre di stargli dietro e si avviarono con passo spedito nel corridoio. Raggiunsero senza intoppi la scalinata salita la sera precedente e iniziarono la discesa.
A metà rampa, Jerome si bloccò di colpo. «Non siamo soli.»
Due soldati con il fodero della spada ben visibile sul fianco, salivano verso di loro.  Se erano sorpresi di trovarseli davanti, non lo diedero a vedere. Quello alla loro sinistra disse: «Lord e Lady Blue vi aspettano per la colazione.» Entrambi si voltarono e ripresero a scendere la scale, dando per scontato che loro non opponessero repliche.    
«Dobbiamo assecondarli» disse Jerome. «Non abbiamo scelta.» Sentendosi stupido per aver creduto che fosse tanto facile riunirsi ai suoi soldati, proseguì con il suo seguito, raggiungendo le guardie.
I due uomini li portarono in un salone non lontano dalla fine delle scale. Alle quattro pareti erano affissi gli stendardi con lo stemma della Casata, un lungo tavolo sottile occupava al porzione centrale della stanza e al capotavola opposto alla porta d’entrata era seduto il padrone del palazzo.
Jerome lo riconobbe senza fatica. Anche se l’ultima volta che l’aveva visto era poco più di un bambino, Lord Beard Blue non era cambiato molto: stempiato, con capelli scuri lunghi fino a metà del collo, piccoli occhi azzurri indagatori e quella barba dai riflessi blu che dava il nome alla Casata e gli circondava le labbra strette e pendeva dal mento in un filo lievemente folto e intrecciato.
«Benvenuti, miei cari ospiti» li accolse Lord Beard con un sorriso e alzandosi in piedi, rivelando il petto muscoloso sotto una maglia nera, aperta fino a sotto le clavicole. «Accomodatevi, stavo giusto mandando a farvi chiamare per unirvi a noi.»
Jerome si inchinò per mostrare rispetto, rimuginando nella sua mente che mandare guardie invece che servi per richiamarli fosse tutt’altro che ospitale.
Rose fece altrettanto e prese posto al lato sinistro di Lady Belle, seduta al capotavola che dava le spalle all’entrata della sala.
«Spero abbiate dormito bene» fece Lady Belle con un sorriso rassicurante.
«Certamente» mentì Rose.
Jerome fece un cenno con la testa a Florence e le indicò di far sedere Aurore vicino alla madre, con lei all’altro lato. Lui si accomodò al lato sinistro di Belle e così tutti loro erano sistemati a debita distanza dall’uomo.
Lord Beard batté le mani. «Avanti, portate le pietanze.»
Tre servitori entrarono subito dopo, reggendo ognuno un vassoio. Il primo conteneva delle uova, il secondo pancetta di maiale cotta al forno e l’ultimo frutta fresca. Pane appena sfornato era già presente in ceste di vimini sulla tavola e così brocche contenenti acqua e vino.
Approfittando della presenza dei servi, che depositavano il contenuto dei vassoi nei loro piatti cominciando da quello di Lord Beard, Jerome iniziò il suo tentativo di poter contrattare il loro rilascio senza che fosse troppo palese. «Devo ringraziarvi per averci fatto fermare al vostro palazzo. In effetti viaggiare di notte con la nebbia non era la scelta migliore. E vi sono anche grato per l’invito al vostro tavolo.»
«Non dovete ringraziarmi, è mio il piacere di avervi come commensali» replicò Lord Beard.
«Dato che siete tanto gentile, mi permetto di chiedervi dove si trovano i soldati della Casata Hood che ci accompagnavano» s’informò Jerome. «Non li ho ancora incontrati.»
«Sono insieme agli uomini del mio esercito. Non mi direte che avete l’abitudine di far mangiare i vostri sottoposti con voi?» Lord Beard scoppiò in una grassa risata e si versò del vino nel calice davanti al piatto. «Inoltre, voglio godere della vostra compagnia, dato che entrambi siete quasi delle leggende ad Ageloss.»
Jerome si irrigidì. «Come dite?»
Lord Beard scostò la sedia e si incamminò dietro Florence e Aurore per raggiungere Rose. Le mise le mani sulle spalle, facendola sussultare. «La storia di Lady Briar è giunta alle orecchie di chiunque. Nel regno è stata conosciuta come la Bella Addormentata, la giovane sposa del primogenito della Casata Charming sparita misteriosamente dopo essere rimasta incinta è finalmente ricomparsa nelle mie terre con la sua prole.»
Jerome vide la forchetta con la fetta di mela scivolare dalla mano destra di Rose e cadere nel piatto, mentre lei rimaneva a bocca aperta. Alzò gli occhi e incontrò quelli di Lord Beard.
«E poi voi. Ora potete anche farvi chiamare Lord Hood, ma io vi ho conosciuto quando eravate un bimbo e vi riconosco anche ora» continuò l’uomo. «Siete il figlio ripudiato di Lord Ludwig Charming, Jerome Charming.»
Jerome cercò di trattenere la furia, scostò la sedia e si mise in piedi. «Bene, siete stato onesto e farò altrettanto. Abbiamo un viaggio da proseguire. Dopo la colazione ripartiremo con la nostra carrozza e i miei soldati.»
«No, non credo che questo sarà possibile» rispose Lord Beard scostandosi dietro la sedia della moglie. «Ho grandi piani per voi tutti e non intendo cambiarli. Potete essere dei prigionieri, o degli ospiti che collaborano per compiacermi. La scelta è vostra.»
Jerome passò in rassegna i volti davanti  a sé. Florence era seria e tesa. Aurore intenta a mangiare le uova non si era accorta di ciò che accadeva realmente. Rose lo supplicò con lo sguardo di non essere imprudente. Non aveva alcuna scelta in realtà.
«Resteremo in vostra compagnia» rispose Jerome, riaccomodandosi e sfogando la sua rabbia sul pane croccante.
«Saggia decisione.» Lord Beard ripercorse il corto tragitto e ritornò al suo posto. «E ora godiamoci la nostra colazione.»
Jerome rimase in silenzio. Si rese conto solo in quell’attimo di avere un vantaggio che il suo nemico ignorava. Lady Belle aveva paragonato il marito a una bestia e se si fosse reso necessario, Lord Beard avrebbe sperimentato cosa comportava scontrarsi con una vera Bestia. 

                                                  
                                               Continua…

Nessun commento: