lunedì 19 maggio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 18

Casata Hood
Bosco Profondo

La carrozza su cui viaggiava con Rose, Florence e la piccola Aurore, correva a gran velocità e Jerome udiva le suole degli stivali dei soldati dell’esercito della Casata Hood sbattere con violenza sul terreno per riuscire a stare loro dietro. Seppur aveva approvato il piano di Rachel, non era tranquillo a viaggiare per quei territori. Non erano solo le Dame Oscure a preoccuparlo, anche il Signore di quei luoghi poteva dimostrarsi altrettanto pericoloso.
Lo sguardo di Jerome si posò su Aurore.  La bambina dormiva pacifica in braccio a sua madre, per nulla infastidita da quel trasporto scomodo. Sul suo volto lesse un’innocenza che invidiava e al contempo una gran forza d’animo, inusuale per la sua giovanissima età.
«Anche io non mi capacito di come riesca ad abbandonarsi al sonno con tanta facilità» disse Rose incrociando i suoi occhi.
«È una bambina speciale» commentò Jerome.
Rose annuì. «Avrei solo voluto che lei e suo fratello avessero potuto godersi maggiormente la loro infanzia, invece devono pagare il prezzo per colpe che non hanno commesso. Come te.»
Nel corso della fuga divisi da Rachel, le altre due Madrine e Jour, Jerome aveva notato che sua cognata si era lasciata andare a un tono più confidenziale e gli venne spontaneo fare altrettanto. «Non devi rammaricarti per me. Non hai colpa di ciò che mi è successo.»
«Non è necessario che tu neghi la realtà» ribatté calma Rose. «Estelle ti maledisse con la trasformazione in Bestia perché eri un membro della Casata Charming, la stessa di Fabrice che avendomi messo incinta, aveva inconsapevolmente trovato il modo di rompere il suo Sacrifico del Sonno.»
Jerome la squadrò incredulo. «Non ero a conoscenza di questo particolare. Ho sempre creduto che mio fratello avesse trovato un antidoto o qualcosa del genere per risvegliarti.»
Florence, seduta accanto a Rose di fronte a lui, scosse la testa contrariata. Era evidente che non aveva piacere che quella verità fosse venuta a galla. «Il Sacrificio del Sonno è un rito antico, legato a popolazioni di Ageloss che si rivolgevano a divinità abbandonate e dimenticate e come la maggior parte dei riti perduti, si basa sul sangue. Solo del nuovo sangue poteva rompere il maleficio, ma nessuno immaginava che i gemelli nel grembo di Rose avessero questa capacità.»
«In ogni caso so riconoscere le mie responsabilità» riprese Rose. «L’unica colpa di Jerome era la sua origine, essere fratello di Fabrice. Estelle voleva che la nostra storia non si concludesse con amore, ma con odio e alla fine ci è riuscita.»
«Mio padre le ha dato un notevole aiuto» disse Jerome sforzandosi di ridere. «Estelle non poteva prevedere la sua reazione e lui è sempre stato un vecchio intransigente.»
«O forse Estelle ha agito così proprio perché si aspettava la reazione di Lord Ludwig» ipotizzò Florence.
«Per questo insisto nel parlare con Lord Ludwig, una volta arrivati sani e salvi a palazzo. Deve rendersi conto che ha commesso un errore. Non deve concedere questa soddisfazione a quella strega. È giusto che Jerome riabbracci i suoi fratelli e io voglio che i miei figli possano crescere con uno zio premuroso accanto.» Rose si zittì e nei suoi occhi passò una fugace ombra di dubbio. «Però se tu sei felice nella tua nuova casa, con la Casata che ti ha accolto, non voglio intromettermi.»
Jerome si voltò verso l’apertura dello sportello che dava sull’esterno. Distingueva i mantelli verde scuro come il suo di un paio dei sette soldati, che svolazzavano sullo sfondo di abeti che correvano sotto il suo sguardo, mentre il cielo si tingeva di un rosso violaceo per l’arrivo del crepuscolo. Le parole di Rose avevano risvegliato in lui quella stessa domanda. Alla fine, a che Casata voleva appartenere? Essere un Charming era un suo diritto di nascita e la possibilità di tornare a vivere con le persone con cui era cresciuto. Dall’altro lato però, Lord John Hood e la sua famiglia lo avevano accolto come se fosse stato sempre parte della loro Casata. In realtà si rese conto che avevano fatto molto di più: lo avevano aiutato a convivere con la sua situazione e a domare la Bestia. Doveva lealtà a entrambe e il suo cuore era diviso.
«Comunque, per quanto mi riguarda, potrai vedere Aurore e Jour ogni volta che vorrai» disse Rose, notando l’espressione malinconica del suo volto.
Jerome si girò per tornare a fissarla. «Aspetta a concedermi questo privilegio. Non hai ancora incontrato la Bestia.»
Rose aprì la bocca per replicare, ma la carrozza si bloccò di colpo. Jerome le finì quasi addosso, mentre fuori si udì trambusto e urla che avvisavano: «Le Dame Oscure. Sono qui.»
«Non muovetevi» ordinò loro Jerome. Aprì lo sportello e uscendo strizzò gli occhi per abituarsi all’oscurità che iniziava a calare. Erano già quasi al termine del Bosco Profondo, quindi in pieno nei territori di Lord Beard Blue. Avevano viaggiato per più di mezza giornata senza venir fermati dalle Dame Oscure, dopo averle intercettate a metà mattina, perché li attaccavano proprio ora? Jerome si chiese se non avessero puntato prima alla carrozza di Rachel e fossero venute dopo averli sconfitti.
I soldati avevano già iniziato la controffensiva. Avevano liberato il Demone Mannaro dentro di loro, assumendo l’aspetto di animali dal pelo marrone scuro e con artigli e zanne come armi di difesa, le uniche che potevano distruggere le loro avversarie. Erano già in  posizione di attacco, pronti a balzare addosso alle nemiche, quando queste li colsero alla sprovvista.
Le Dame Oscure adottarono una tattica inconsueta. Anziché abbattersi senza una vera strategia contro i loro obiettivi, colpirono a gruppi di tre ogni singolo soldato: due gli afferravano le braccia sollevandolo da terra e la terza gli infliggeva rapidi tagli con la lama di un coltello o di una spada, ripetutamente al petto e alle gambe, per rallentare il loro processo di guarigione.
Vedendole, i dubbi di Jerome divennero quasi una certezza. Conoscendo la loro famosa mancanza di acume, dovevano per forza avuto l’occasione di sfruttare un’esperienza recente per rispondere prontamente con un attacco a effetto. Sapevano come difendersi dalla minaccia dei Demoni Mannari perché dovevano aver affrontato i loro compagni pochi istanti prima.
Jerome si convinse che non poteva permettersi di avere delle remore. Anche se gli costava molto e temeva la reazione di Rose, non poteva trattenersi. La Bestia doveva essere liberata. Prima che le Dame lo individuassero e lo bloccassero, frugò nel profondo del suo animo. La rabbia che covava era sempre pronta a essere ridestata, la lasciò fluire come sangue nuovo e fresco nelle sue vene. La furia l’avrebbe raggiunta di lì a poco, infiammando il suo corpo con una scarica in grado di farlo cedere al suo istinto animale. Inspirò affannosamente l’aria della sera, come se non ne avesse più a sufficienza, innescando il primo sintomo della trasformazione. Poi toccò alla vista, che iniziò ad offuscarsi. Presto avrebbe perso le sue sembianze, per assumerne altre meno rassicuranti.
Una feccia fischiò alle sue spalle e gli passò accanto come una saetta, colpendo una delle Dame Oscure poco sopra di lui. La punta si conficcò nella schiena dello spettro femminile e in un battito di ciglia, la pelle grigiastra si sciolse in melma, lasciando lo scheletro dell’essere allo scoperto, che si trasformò all’istante in polvere.
Altre due frecce partirono da dietro Jerome e le vide colpire le altre due Dame, una in pieno petto e l’altra sempre sulla schiena, che subendo la stessa sorte delle loro compagne, lasciarono cadere a terra con un tonfo il soldato ferito. Jerome ricorse alla sua forza di volontà per fermare il mutamento. Non sapeva chi lo stava aiutando, ma se lo avesse visto diventare la Bestia, di certo avrebbe cambiato idea, magari scambiandolo per uno degli assalitori. Cadde in ginocchio per lo sforzo di trattenere la maledizione e conficcando le dita nella terra prima che gli spuntassero gli artigli,  udì avanzare qualcuno sull’erba. Dal rumore contò una decina di uomini.
«Presto, scoccate» gridò uno di loro. «Non dategli il tempo di reagire.»
Una nuova pioggia di frecce volò sopra la sua testa e rimettendosi lentamente in piedi, Jerome riconobbe nelle loro punte il familiare materiale delle ossa di Demone Mannaro. Gli spettri dall’aspetto femminile non riuscirono a riorganizzarsi per tenere testa all’arrivo di nuovi avversari e tentarono una fuga. I soldati feriti cadevano sul terreno come frutta matura dai rami degli alberi, mentre le Dame Oscure li abbandonavano o si liquefacevano e polverizzavano. Questi misteriosi benefattori sapevano chiaramente cosa stavano affrontando e come distruggerle.
La porta della carrozza si spalancò, probabilmente richiamate dal rumore, Florence e Rose con Aurore in braccio uscirono per accertarsi della situazione. Dapprima rimasero sconcertate nel vedere gli uomini stesi, ma poi realizzarono che delle Dame Oscure non c’era più traccia.
Jerome si voltò per ringraziare i loro soccorritori, ma le parole gli morirono in gola. Sul petto recavano ricamato uno stemma raffigurante una chiave blu che terminava con una punta affilata da cui cadevano gocce rosse. Il simbolo della Casata Blue.
«Chi siete? Identificatevi» ordinò lo stesso uomo armato di arco che aveva  sollecitato poco prima i suoi compagni a scoccare le frecce.
«Sono Lady Rose Briar» rispose la giovane prima che Jerome potesse fermarla. «Siamo in viaggio per raggiungere il palazzo della Casata Charming, di cui fa parte mio marito.»
«Come mai siete in compagnia di Demoni Mannari della Casata Hood?» domandò l’uomo.
«Siamo la loro scorta» disse Jerome, anticipando la cognata. «Ci siamo incontrati nel Bosco Profondo, quando un gruppo di Dame Oscure ci ha teso un agguato per la seconda volta.»
L’uomo lo guardò serio. «Qual è il vostro nome?»
«Sono Jerome Hood.»
L’uomo, che Jerome intuì dovesse essere a capo della guarnigione di soldati di Lord Blue, fissò nuovamente Rose e poi lui. Si scambiò un’occhiata veloce con due compagni e disse: «Seguiteci, vi accompagneremo al palazzo di Lord Blue.»
«Non è necessario, possiamo proseguire con il nostro viaggio.»
«Sta per arrivare la notte e in questa zona scende una nebbia fitta. Sarete più al sicuro al palazzo.»
«Vi ringrazio, ma decliniamo l’invito.» Jerome usò il massimo della cortesia nel rifiutare, ma stava perdendo la pazienza. «Manca poco alla nostra meta.»
Il capo della guarnigione avanzò sicuro verso di lui. «Non è un invito. Abbiamo l’ordine di portare al cospetto di Lord Blue chiunque varchi i confini delle sue terre. Sono certo che non offenderete il nostro Signore contraddicendolo.»
Jerome osservò l’espressione intimorita di Rose, mentre stringeva Aurore al suo petto. Si guardò intorno e scorse i soldati dell’esercito della Casata Hood rimettersi lentamente in piedi e riprendere sanguinanti la forma umana. Non avrebbero potuto affrontare uno scontro, erano stremati e rallentati dalle ferite. Anche se avevano dalla loro parte una Madrina, non era sicuro che Florence potesse proteggerli tutti e non intendeva rischiare di mettere in pericolo Rose e Aurore.
«Come desiderate» rispose tra i denti. «Date solo ai miei uomini il tempo di riprendersi e vi seguiremo.»
«Ce ne occupiamo noi.» Il capo fece un cenno con la testa e i suoi soldati raggiunsero quelli della Casata Hood, offrendo loro un sostegno a cui appoggiarsi per procedere. 
Jerome si avvicinò a Rose e la spinse verso lo sportello della carrozza. «Sali» le sussurrò e la seguì all’interno. Prima di richiudere lo sportello vide che uno degli uomini di Lord Blue prese posto sulla cassetta e afferrò le redini per guidare i cavalli.
Con un leggero dondolio la carrozza si rimise in moto e annusando l’aria, Jerome si accertò che tutti e sette i suoi soldati camminassero con loro verso la nuova destinazione.
«Cosa vi preoccupa?» domandò sottovoce Florence. «È palese che non volete avere nulla a che spartire con questi uomini.»
«Lord Bear Blue è pericoloso quanto le Dame Oscure. Tenetelo bene a mente» rispose Jerome. «Ho il sospetto che dal giorno della scomparsa di Rose, abbia sguinzagliato i suoi uomini per trovarla prima di chiunque altro. Non mi sorprenderei se questa guarnigione fosse sulle tracce delle Dame Oscure fin da questa mattina. Farò il possibile per proteggervi, ma al suo palazzo lui giocherà in un campo che gli è favorevole. Dovete essere sempre in guardia anche voi.»
«Cosa può volere da noi?» domandò Rose angosciata.
«Lord Beard Blue vuole mettere le mani sui territori di mio padre da quando io ero bambino e ora, senza il minimo sforzo, un membro acquisito della Casata dei Charming e una sua discendente stanno per entrare in casa sua» spiegò Jerome. «Non so di preciso quali siano le sue intenzioni, ma potete essere sicure che non sono buone.»


                                                Continua…

Nessun commento: