martedì 14 gennaio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Antefatto

La fanciulla si rialzò allarmata dal cumulo di resti delle sale del castello. Tese l’orecchio e nel folto della foresta all’imbrunire udì il rumore di passi. Qualcuno stava arrivando, come lei stava venendo a saccheggiare ciò che rimaneva della dimora del suo Signore.
Muovendosi agilmente, trattenne il fiato e si nascose dietro il grande albero secolare con la corteccia nodosa. I suoi lisci capelli castano scuro si confusero con il fogliame bruno che riempiva i rami, tirò le vesti logore e sporche, appiattendole sulle gambe, in modo che niente potesse rivelare la sua presenza ai visitatori che si avvicinavano. Girò di poco il volto e osservò dal suo nascondiglio: un corteo di dame, ognuna con una veste di colore diverso e tutte con una cintura brillante che le avvolgeva in vita, avanzavano con andatura pacata nella sua direzione.
A capo del gruppo camminava una donna dai capelli bianchi e fluenti, il lungo vestito dello stesso colore s’intravedeva dal mantello argento che le scivolava addosso elegantemente. «Il luogo è questo» disse voltandosi verso le altre alle sue spalle. «Qui sorgeva il castello del Demone Eterno.»
«Lo sappiamo anche noi» rispose una dama, vestita con un abito dello stesso taglio, ma di colore viola e i capelli neri con riflessi violacei acconciati in due crocchie sulla nuca. «Quello che devi spiegarci è perché siamo di nuovo qui. La guerra è finita.»
La fanciulla nascosta si morse il labbro inferiore. Non osava pensare cosa le avrebbero fatto se l’avessero sorpresa ancora tra quelle rovine. Lei, come il suo Signore, apparteneva alla schiera degli sconfitti.
«Pazienza, Estelle» rispose la dama vestita di bianco. «Ogni cosa a suo tempo.»
Estelle la guardò spazientita. «Crystella, da quando sei diventata la nuova Madrina Superiore è tutto un mistero.»
Crystella ignorò il commento e si rivolse alle altre dame. «Florence. Joelle. Radiose. Avete svolto le ricerche che vi ho chiesto?»
Le tre fecero un passo avanti. «Sì» risposero in un unico coro.
«Ho viaggiato in ogni angolo del regno e non esiste nessun fratello o sorella del Demone Eterno» rispose Florence, avvolta nella lunga veste rossa e con i capelli lunghi fino alle spalle della medesima tonalità.
«Io ho controllato accuratamente e non c’è traccia di alcun erede del demone» continuò Joelle al suo fianco, stringendosi nel vestito verde e i capelli raccolti in uno chignon, che riflettevano il colore dell’abito.
«Tanto meno esiste una donna che ne porti in grembo uno in questo momento» sentenziò Radiose, più bassa delle altre due e con i capelli azzurri che le sfioravano il collo rimandando al colore del suo vestito. 
Crystella annuì. «Molto bene. In quanto membri della Sorellanza delle Madrine il nostro compito è vigilare sugli umani e dobbiamo assicurarci che il Regno Ageloss non debba più essere minacciato dalla presenza del demone o da qualcuno a lui collegato.» Si spostò nel centro dello spiazzo delimitato dalle macerie, mattoni di pietra erano sparsi dovunque e alcune torri spezzate resistevano debolmente in piedi, sporche di cenere e fumo degli incedi della lunga e sanguinosa battaglia di cui erano state testimoni. «Formiamo un cerchio.»
Le altre Madrine si radunarono al suo fianco, si presero l’un l’altra mano nella mano e crearono con i corpi una forma circolare. Il sole tramontava, allungando le ombre delle donne sulla terra rinsecchita  e il cielo dai colori rosso violacei faceva da sfondo al loro rituale.
«A cosa dobbiamo prepararci?» domandò una Madrina dalla veste e capelli ricci color arancione.
«A un rito di purificazione, Frea» rispose Crystella.
«Basteremo noi?» chiese una consorella con l’abito grigio scuro e capelli raccolti in una treccia di una sfumatura più tenue. «Siamo solo in otto.»
 «Cirea ha ragione» aggiunse la dama che le stringeva la mano destra con l’abito blu fornito di cappuccio che nascondeva i capelli scuri come la notte. «Avremmo dovuto condurre qui anche le altre.»
«Sono solo novizie, Severine. Non posseggono ancora i nostri poteri» replicò Crystella. «Averle qui le metterebbe solo in pericolo di consumare le loro energie in maniera irreversibile.»
Estelle la fissò seria. «Se è tanto pericoloso, perché vuoi che lo mettiamo in atto? Ormai il Demone Eterno è stato sconfitto e non c’è più nessuno della sua stirpe in circolazione.»
«La terra è pregna del suo malefico influsso. Anche se le dimore costruite per lui dagli uomini e i suoi altari e templi sono andati distrutti, la natura deve essere rigenerata» disse Crystella autoritaria. «Questo dovere possiamo compierlo solo noi.»
Una dopo l’altra le Madrine abbassarono la testa e lo sguardo in segno di riverenza. La Madrina Superiore chiuse gli occhi e senza proferire parola, collegò la sua essenza e il potere magico di cui disponeva a quello delle sue sorelle. Ognuna di loro si illuminò di una debole aura luminescente che rifletteva la tinta che la contraddistingueva.
Scrutando la loro posa e udendo solo il rumore del fruscio delle foglie mosse dal vento, la fanciulla si sporse un poco di più, in modo che il suo profilo sbucasse dal limitare del tronco. Osservandole, si coprì la bocca per celare il respiro.
Il vento sferzò con foga maggiore il suo volto e i rami vennero scossi con violenza, il cielo bruno si riempì di nuvole scure che si radunarono sopra il cerchio formato dalle donne, vorticando sulle loro teste. Le auree di diverso colore confluirono in quella bianca della Madrina Superiore e la colonna luminosa salì dal suo corpo fino a venire assorbita dal vortice di nubi.
Un istante di silenzio fu subito cancellato da un rombo di tuono, fulmini e saette squarciarono il cielo e si riversarono sul terreno.
La fanciulla cadde seduta per lo spavento e si premette con più forza la mano sulle labbra per costringersi a non liberare un urlo di terrore. Guardinga, fece scivolare il volto contro il legno, in modo da poter vedere cos’altro sarebbe successo oltre il suo riparo.
Lievi spirali di fumo biancastro si sollevavano dalla terra, dissipandosi rivelarono un uniforme manto marrone chiaro da cui spuntarono primi steli d’erba, che lo inverdirono in un battito di ciglia.
Crystella riaprì gli occhi, le Madrine sollevarono il capo, sciolsero il cerchio e si guardarono intorno.
«Possiamo ritenerci soddisfatte» disse Florence.
Joelle si chinò e sfiorò con il palmo l’erba. «La natura penserà al resto.»
«Se abbiamo finito, tornerei volentieri alla Magione» replicò Estelle, incrociando le braccia sui seni.
Crystella guardò con attenzione il frutto del loro rituale. Ci sarebbe voluto qualche anno, ma anche l’ultima traccia dell’esistenza del Demone Eterno nel regno sarebbe scomparsa. Poi un luccichio alla sua destra la incuriosì. Si mosse verso un grande albero dal fogliame scuro, sul suo legno era comparso qualcosa.
La fanciulla arretrò di scatto. Temette di essere stata scoperta, quella dama bianca poteva verla vista. Seduta ancora per terra, valutò la possibilità di scappare. Quelle donne però erano dotate di poteri magici e l’avrebbero raggiunta e bloccata senza alcuna fatica.
Crystella si fermò a una spanna dal tronco. «A quanto sembra il nostro operato ha portato alla luce dell’altro.» Con i polpastrelli dell’indice e del medio sinistro sfiorò la corteccia su cui brillavano lettere di resina ambrata. Il pezzo di legno si staccò dall’albero, prendendo una forma rettangolare e le scivolò tra le mani.
«Cosa hai trovato?» domandò Frea.
La Madrina Superiore lesse ad alta voce: «Il Demone Eterno è stato scacciato, ma la sua presenza non è ancora del tutto lontana dal Regno Ageloss. Anche se senza eredi e con i fedeli sterminati, Egli potrà contare su qualcuno con un forte sentimento per lui e negli anni a venire agirà per suo conto, orchestrando il suo ritorno. Solo una fanciulla di nobili origini potrà contrastarlo, lo getterà nell’abisso, impedendogli di nuocere ancora.»
«Sembra una profezia» disse Radiose.
«È una profezia» confermò Crystella.
«Significa che tutto quello che abbiamo fatto finora è stato inutile» fece Cirea sconsolata.
«No. Semplicemente abbiamo una nuova missione da compiere» sentenziò Severine.
«Esattamente e si tratterà di un piano da attuare con attenzione e nei minimi dettagli» concordò Crystella. «Non consociamo il nome della ragazza e dovremo avere cura di ogni giovane nata da questo momento in ogni Casata dai nobili natali.» La donna strinse al petto la corteccia con la profezia, s’incamminò verso le consorelle, le superò e proseguì per la strada del ritorno.
Le altre Madrine la seguirono ordinatamente in fila, scomparendo nella notte silenziosa.
Non avvertendo più alcun rumore alle sue spalle, la fanciulla si rimise in piedi e si scostò lentamente dal tronco dell’albero. Piccole lacrime solcavano le sue guance. Diverse emozioni avevano invaso il suo cuore nell’arco di pochi attimi. Dolore, paura e infine speranza. La profezia che aveva udito era una prova che non tutto era perduto, ci sarebbe stata ancora una possibilità di ricongiungersi al suo Signore. Era certa che tra quelle parole ci fosse un riferimento a lei.
Infilò la mano sotto la giacca strappata ed estrasse il frammento circolare di vetro nero. Lo aveva raccolto tra le macerie pochi secondi prima di percepire in lontananza l’arrivo del corteo di Madrine. «Ci rivedremo mio Signore. Ti riporterò da me.» Guidò le dita della mano destra sulla sua circonferenza e una scheggia la ferì. Gocce di sangue rosso rubino scivolarono sul vetro e vennero assorbite.
Incredula, la fanciulla lo osservò attentamente e illuminata dal bagliore della luna, scorse un paio di occhi di giada spalancarsi al di là dello specchio e fissarla.


                                                    Continua….

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