lunedì 10 ottobre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 35

35. Accettare la Morte può Costarti l'Intera Estate

Zec lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. Guardò attorno a sé e notò le espressioni disarmate, confuse e in qualcuno anche un po’ divertite dei ragazzi e degli adulti. Intuì subito cosa era accaduto. Era pronto a seguire Billy, ma poi era partita una canzone, risuonava per tutta la palestra e si era dimenticato delle sue intenzioni, assecondando solo l’impulso irrefrenabile di ballare.
«Questa è opera di Dana» disse, mentre il deejay riprendeva possesso dell’attenzione dei presenti, facendo partire un nuovo brano musicale per colmare il silenzio.
Zec schivò le coppie di ragazzi che si rimettevano a ballare e gli adulti che riprendevano le loro postazioni e cercò i suoi amici. Individuò Donovan e Betty che scrutavano tra la folla come lui e li raggiunse.
«Mia sorella ha fatto di nuovo il suo numero da musical.» Afferrò entrambi per i polsi e li trascinò verso i tavoli dove si aspettava di trovare Michelle.
«Mi sembra che questa volta ti ha fatto infuriare più del normale» constatò il ragazzo. «Vuoi prenderla a calci?»
«Sì, ma ora dobbiamo pensare a Billy.»
«Perché? Che problemi ha Billy?» domandò Betty. 
Zec notò Michelle in piedi di spalle, che parlava con qualcuno seduto di cui intravide solo gli stivali, e continuò nella sua direzione. «Adesso vi spiego tutto.» A due passi da lei, si zittì all’istante. Spostandosi, l’amica rivelò l’identità della sua interlocutrice. «Dana! Cosa ci fai ancora qui?»
Michelle si voltò a guardarli e Dana si alzò in piedi.
La ragazza demone avanzò di un passo e  disse: «Guarda un po’ chi è tornato. Facevo compagnia a carotina, dato che voi l’avevate abbandonata.»
«È venuta ad avvertirci di un problema che riguarda Billy» s’intromise Michelle.
Betty guardò allarmata sia lei che Zec e chiese: «Volete spiegarci cosa sta succedendo?»
Dana fece lampeggiare un ghigno sulle labbra. «Il vostro piccolo eroe sta per cacciarsi in grossi guai.»
«E perché ti disturbi ad avvisarci?» domandò Donovan con sguardo torvo.
«Perché potrebbe essere in pericolo anche lei» rispose Michelle. «Nella pietra della collana che ha rubato alla recita c’è racchiusa l’energia di un sentimento di Billy e potrebbe essere abbastanza forte da salvarla. Ma se lui chiude la Bocca dell’Inferno, chiunque sia stato creato o trasformato dall’influsso del sogno di Elliott Summerson rischia di sparire per sempre.»
Zec guardò la sorella in volto. Era seria e non si stava prendendo gioco di loro. Una conferma che la sua brutta sensazione e i suoi timori erano veri. «Billy sta per fare qualcosa di definitivo. L’ho capito da come mi ha salutato. Ha detto che sarebbe tornato per l’ultimo ballo, ma credo che non lo rivedremo più.»     
Donovan spalancò le braccia come un arbitro che allontana due giocatori rissosi. «Aspettate un attimo. Non c’è un modo per svegliare Elliott e chiudere la Bocca dell’Inferno. Cosa potrebbe fare Billy di tanto grave da creare tutto questo caos?»
«L’unica soluzione sarebbe…» Betty esitò, quasi realizzasse in ritardo quello che stava per dire. «Oh no… vuole uccidere Elliott!»
Zec guardò i presenti. Tutti e quattro condividevano quella conclusione. E lui non era escluso. «Dobbiamo raggiungerlo e fermarlo.»
«Però Elliott è all’ospedale, per ucciderlo a Billy serve un’arma. E se entrasse armato lo noterebbero, giusto?» ipotizzò Michelle.
«Non se può evocare l’arma quando è già all’interno» rivelò Donovan.
«La Falce» dissero all’unisono Zec, Betty e Michelle.
Donovan agitò in maniera spasmodica le braccia, indicando l’uscita della palestra. «Dobbiamo andare al mio armadietto. Questa settimana è il mio turno di custodirla e prima di venire al ballo l’ho rinchiusa lì per le emergenze.»
Tutti e quattro corsero verso le porte, ma Dana comparve davanti a loro, bloccandoli. 
«Stupidi. I poliziotti non vi faranno mai uscire da qui senza una buona motivazione. E accusare un compagno di un potenziale omicidio, non mi sembra una grande idea, se volete aiutare il vostro amico.» Dana si sistemò in mezzo a loro e fece ruotare le braccia in senso orario. «Me ne occupo io.»
La foschia violacea li avvolse e quando si dipanò, erano nel centro del corridoio, diviso dalle due file di armadietti.
Donovan corse sicuro verso il suo. Sbloccò la combinazione e spalancò l’anta.
Zec gli fu subito alle spalle, insieme a Betty e guardarono con sgomento l’interno. Della Falce non c’era traccia.
«Billy ce l’ha già» disse Betty.
Zec si girò verso la sorella. Non c’era tempo da perdere e sperò che in lei fosse rimasto un briciolo dell’amore fraterno che gli aveva più volte ripetuto di provare ancora per lui.
«Per favore, Dana, portaci all’ospedale. Sei l’unica che puoi aiutarci.»
Lei lo fissò in volto. Gli altri ragazzi erano già intorno a loro. Senza aprire bocca, sollevò le braccia verso l’alto e la nuvola di fumo viola li ingoiò tutti.
 

Billy scelse di entrare in ospedale dall’ingresso principale. L’abito da cerimonia che indossava gli procurò diversi sguardi incuriositi, ma l’interesse svanì in breve e nessuno lo considerò un tipo dall’aria troppo sospetta.
Attraversò il pronto soccorso più affollato del solito, un dettaglio che giocò a suo favore. Quattro persone si accalcavano davanti al banco dell’infermiere di turno, sommergendolo di domande e lamentele, così occupato l’uomo non lo notò e poté raggiungere la porta che dava sulle scale indisturbato, salirle e arrivare fino al primo piano.
Billy aprì uno spiraglio della porta che introduceva al corridoio con le stanze. Spiò in silenzio e vide un’infermiera entrare in una camera. Approfittò dell’assenza di altro personale e sgusciò nel corridoio. Corse alla porta della camera di suo interesse, l’aprì, entrò e la richiuse con cura nel non fare rumore.
Allungò le mani davanti a sé e si concentrò sulla sua arma. La Falce prese forma sui suoi palmi e lui strinse l’asta rossa con forza. Alzò la testa e guardò Elliott dormire. Spinse con il pollice destro il tasto dell’interruttore e accese la luce elettrica nella camera.
«Forse è giusto che sia così» sussurrò. «Solo tu e io.»
Fece tre passi verso il letto e si fermò. Il suo senso del soprannaturale gli inviò una scossa nella testa. Non erano più soli.
«Avrei dovuto aspettarmi la vostra visita» disse Billy in tono neutrale. «È inutile restare nascosti.»
La porta alle sue spalle e la finestra di fronte a lui si aprirono quasi nello stesso momento.
La testa di Kerry sbucò nel vuoto, strinse con la mano sinistra l’anta aperta e si diede la spinta per balzare oltre il davanzale, atterrando sui calcagni all’interno.
Kenny si mosse leggero e i suoi passi sarebbero passati inosservati, se non ci fosse stato completo silenzio, chiudendo l’uscio dietro di sé.
Billy si mise di traverso, in modo da poter osservare entrambi. «Avete perso tempo a  venire qui.»
«Non puoi farlo» disse Kerry, girando intorno al letto per andargli di fronte. «Non te lo permetteremo.»
«Quindi sapete perché sono qui» fece Billy, senza sorpresa.
Kenny si tastò la tempia sinistra con l’indice. «Sogni premonitori da Cacciatrice. Un po’ confusi, ma riesco ancora a interpretarli.»
Billy squadrò i gemelli. «Strano che volgiate fermarmi. Non siete forse voi a definirvi gli unici adatti al ruolo di “Prescelti”? Chiudere la Bocca dell’Inferno e anche nel vostro interesse.» Fece finta di riflettere e aggiunse: «Oh giusto, se lo faccio però non otterrete quello che volete, che poi è il motivo per cui siete interessati alla Falce.»
Kerry lo guardò rabbiosa. «Non sai di cosa parli.»
«Lo so eccome.» rispose. «Vi serve quest’arma per riportare in vita un morto. Per resuscitare vostro padre.»
Kenny lo guardò sgomento. «Come lo sai?»
«A me non servono poteri da Cacciatrice. Mi è bastato osservarti nel seminterrato per capirlo. Quella figura che ha preso forma era un uomo in divisa. Un poliziotto. Come tuo padre morto. La tua più grande paura era che tuo padre tornasse sotto forma di zombie e fossi costretto a ucciderlo con le tue mani.»
«Basta! Fa’ silenzio!» ringhiò Kerry.
«Sai che è quello che accadrà se lo farete» replicò duro Billy. «Non potete sfruttare l’influsso della Bocca dell’Inferno per resuscitare un morto. Non ci riuscirete neanche usando questa» ribadì serrando la presa sulla Falce. «Non è solo una mancanza di rispetto. È un altro dolore che vi procurerete.»
Kenny scosse la testa. «Non sai niente. Ci siamo preparati e di sicuro…»
«Non serve parlare» lo interruppe Kerry e si avventò contro Billy.
L’assalto improvviso lo fece sbattere contro il muro, ma il ragazzo non perse dalle mani la sua arma. Kerry l’afferrò a sua volta e cercò di strappargliela.
«Siete degli ipocriti. Mi avete accusato di essere un impostore, un bugiardo, il male. Ma ora che voglio sistemare tutto, non vi va bene» disse Billy, mettendoci tutta la sua forza per contrastare la rivale, più potente di lui.
«Vuoi compiere un omicidio» rispose Kenny. «Ti sembra un gesto da eroe?»
«Sì, dato che quello nel letto sono sempre io.» Billy si concentrò sulla ragazza che gli stava praticamente addosso. Evitare che si appropriasse della Falce era più complicato di quanto avesse ipotizzato. «In questi termini è più corretto considerarlo un suicidio.»
«State fermi! Tutti!»
Billy riconobbe la voce di Zec. Spostando di poco lo sguardo, lo vide insieme a Betty, Donovan, Michelle e Dana irrompere dal nulla tra Kenny, lui e la gemella del ragazzo, mentre sottili rivoli di fumo viola scivolavano dai loro vestiti fino a svanire.
Donovan si staccò dal gruppo e spinse Kenny contro la parete opposta a quella dove si fronteggiavano. «Voi due proprio non volete capire quando è l’ora di rinunciare.»
Kerry si girò per capire cosa stava succedendo e Billy le diede una spallata per allontanarla da sé. La forza dell’urto tra loro, le fece scivolare le mani dalla Falce, ma riuscì comunque a staccare la parte del paletto, che cadde sul pavimento e rotolò sotto il letto.
La ragazza e Dana si abbassarono per lanciarsi a recuperarla, ma Billy distese il braccio con cui reggeva la sua metà e posizionò la lama dell’ascia alla gola di Elliott.
«State fermi. Un solo movimento e finisco quello per cui sono venuto» le minacciò, passando poi in rassegna ogni volto con sguardo serio.
Kerry e Dana si rimisero in piedi. Donovan e Kenny si voltarono a guardarlo. Betty e Michelle si irrigidirono. E Zec lo fissò dritto negli occhi.
«Non può essere questo quello che vuoi veramente» gli disse con voce tremante.
«Quello che voglio, non ha importanza» rispose Billy. «È l’unica cosa giusta da fare.»
Zec respirò affannato. «E non pensi a noi? Se lo fai, non avremmo mai una possibilità di un futuro insieme.»
«Non c’è nessun futuro per noi» spiegò Billy con rammarico. «Non esisto. Non sono vero. Lui lo è. Sei innamorato di un uomo che ha quasi il doppio dei tuoi anni. E non lo consoci minimamente.»
Zec aprì la bocca per replicare, ma non uscì un suono.
«Non è comunque una buona ragione» intervenne Betty. «Hai buone intenzioni, sei una brava persona. Non permettere che un solo gesto cambi tutto.»
Billy scosse la testa. «Quale brava persona scatena una serie di eventi infernali per avere intorno degli amici?»
«Non sappiamo se è l’unica ragione per cui Elliott ha creato questa replica da serie tv» rispose Donovan. «Forse ha altri motivi. Buoni motivi.»
Michelle annuì. «E poi forse non è così grave. Magari c’è un modo per sistemare tutto senza ricorrere a esecuzioni di persone in coma.»
«Vero» continuò Dana e sollevò con la mano destra il pendente della collana. «Avevo paura di scomparire così ho cercato una soluzione alternativa e l’ho trovata in questa pietra. Magari ce ne è un’altra per accontentare tutti.»
«Possiamo stare qui a parlarne all’infinito, ma non troveremo mai un modo sicuro al cento per cento perché tutti abbiano un lieto fine. E più aspettiamo, più orrori possono accadere.» Billy si avvicinò lentamente al letto, mantenendo la lama sulla gola di Elliott. Sulle sue labbra balenò un sorriso amaro. «In fondo però, sono contento che siate tutti qui. È il gran finale, era giusto che fossimo riuniti.»
Nel silenzio di quella attesa, lo scricchiolio della maniglia che girava risuonò come un tamburo.
La porta si spalancò. Un infermiera apparve sull’ingresso della camera. Vide la scena e reagì d’istinto. Cacciò un lungo e acuto urlo che riecheggiò in tutto il piano. 
 

Con il cappuccio della felpa calato sul volto, Kenny rimase appoggiato alla parete della sala d’ingresso della centrale di polizia. Aveva origliato le varie conversazioni, ottenendo le informazioni per cui si era intrufolato.
Attese che il poliziotto che aveva raccolto le deposizioni in ospedale si alzasse dalla scrivania, lo osservò mentre portava la cartelletta contenente il suo lavoro al bancone principale e lo seguì con attenzione mentre consegnava il tutto al collega e quest’ultimo lo inseriva nel primo cassetto. I due rimasero a  parlare pochi attimi e poi andarono entrambi verso la sala ristoro.
Kenny esaminò l’intero perimetro. Non c’era nessuno in giro. Era il momento adatto per agire. Corse al bancone, si mise dietro, si inginocchiò e aprì il cassetto. Prese la cartelletta appena riposta e l’aprì. Scorse con rapidità il verbale, cercando il resto delle notizie che gli interessavano.
Rimise i fogli a posto e ripose il tutto nel cassetto. Lo chiuse e si alzò in piedi.
Camminò spedito verso la porta e uscì dalla centrale di polizia.
Con le gocce di sudore che gli colavano sulla fronte scura, Kenny proseguì per alcuni metri. All’imboccatura del parco vide Kerry andargli incontro.
«È andato tutto bene?» gli domandò la sorella.
«In caso contrario non sarei qui» rispose lui.
Kerry lo afferrò per il braccio sinistro e imboccò il vialetto per il parco. «Non è il momento di scherzare. Dimmi cosa hai scoperto.»
«Nessuno sa cosa è successo veramente. L’infermiera che ha urlato e gli altri che sono arrivati sono stati interrogati come testimoni, ma nel rapporto sono definiti confusi» riferì Kenny. «Parlano di una ragazza con un trucco rosso rubino che è scappata con l’aiuto di un fumogeno viola. Due figure indistinte che si sono lanciate dalla finestra. E altri cinque adolescenti che sono stati trovati mentre impugnavano in maniera sospetta un’ascia contro un uomo in coma.»
Kerry sorrise. «Quindi non ci hanno identificati mentre ti afferravo e saltavamo fuori dalla stanza. Benedetta agilità da Cacciatrice.»
«E non hanno capito che gli amici di Billy volevano fermarlo. O comunque non credono a quella versione.»
«Meno male.» Kerry tirò un sospiro di sollievo. «E della metà della Falce, cosa hai scoperto?»
«Sembra svanita nel nulla» rispose Kenny. «C’era scritta una frase tipo: “La potenziale arma del crimine è scomparsa dalla scena.” E non c’è nessun accenno all’altra metà.»
«Non ne sanno niente neanche in ospedale» disse lei. «Sono rimasta nascosta a osservarli, ma  nessuno ha trovato niente che assomigliasse a un’ascia, o a un paletto. Pensi che sia stata la ragazza demone? Dopo il trambusto può essere tornata a prendere almeno la metà sotto il letto.»
Kenny fece segno di no con la testa. «Non penso che le interessi l’arma. Dovremmo indagare ancora e cercarle.»
«E Billy e la sua Scooby Gang? Ci saranno d’intralcio?»
Ora fu Kenny a sorridere. «Di loro non devi preoccuparti. Da dove li hanno mandati non possono crearci problemi: di sciuro resteranno nella clinica per ragazzi disturbati per tutta l’estate. Forse anche per più tempo.»

 

 

                                                     FINE STAGIONE 1  

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