lunedì 26 settembre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 34

34. La Canzone che Preannuncia la Fine

Michelle sbuffò contrariata. Come aveva supposto, era finita con l’essere la ruota di scorta del gruppo.
Dopo il ballo che gli aveva concesso Donovan, erano tornati al loro tavolo e Betty li aveva messi al corrente dell’arrivo di Billy. Sia lei che Donovan si erano voltati verso la pista e lo avevano visto insieme a Zec.
Donovan  non aveva perso tempo e aveva invitato Betty a seguire il loro esempio. 
In principio Michelle era stata contenta, aveva bisogno di riposarsi, ma poi mentre li aspettava sola al tavolo, la musica era cambiata, al primo ballo ne era seguito un altro, un lento e a quel punto anche Billy e Zec erano rimasti sulla pista.
Si guardò intorno, in pochissimi erano seduti ai tavoli, la maggior parte dei ragazzi erano tutti nel centro della palestra. Avvinghiati a i propri compagni, in un’atmosfera romantica e languida. Dubitava fortemente che i suoi amici sarebbero tornati a farle compagnia.
A tre tavoli di distanza incrociò gli occhi di una ragazza bionda, stretta in un abito bianco. La riconobbe: Marcy del gruppo dell’ospedale. Michelle distolse rapida lo sguardo. Conosceva l’estrema esuberanza di quella ragazza e se le avesse dato corda, il resto della serata poteva solo andare peggio: si sarebbe autoinvitata al tavolo e avrebbe dato inizio a un’interminabile sessione privata in cui si vantava dei suoi progressi sui suoi disturbi alimentari.  
«Sapevo che non dovevo venire a questo stupido ballo.» Tornò a fissare la mandria di coppie che si dondolava al ritmo della musica, finché non terminò. Notò che Zec e Billy si allontanarono dalla massa, non procedettero però verso di lei come sperava, ma in direzione delle porte della palestra. «Perfetto. Ecco i primi due che se ne vanno, senza di me.»
«Sai che il broncio non ti dona?»
Michelle girò il volto e trovò seduta di fronte a sé Dana, la sorella demone di Zec. Rimase a fissarla sorpresa.
«Eddai, fai un sorriso, carotina» continuò lei. «Sei così carina stasera.»
Michelle s’imbronciò ancora di più. «Non prendermi in giro.»
Dana divenne seria. «Non lo sto facendo. Quel vestito ti dona, il verde pastello crea un bel contrasto con il rosso dei tuoi capelli.»
«G-grazie» balbettò Michelle, spiazzata. «Mia madre mi ha detto la stessa cosa, quando mi ha costretto a indossarlo.»
«Ha buon gusto e posso confermarti che ha perfettamente ragione.» Dana mosse la mano sinistra, facendole compiere un giro a semicerchio, e in uno sbuffo di fumo violaceo sul palmo apparve un bicchiere di vetro con dentro un liquido dello stesso arancione del punch. «Come va la festa? A me sembra un po’ un mortorio.»
Michelle la squadrò con attenzione. Aveva imparato che quando si presentava, Dana aveva sempre un secondo fine. «Cosa sei venuta a fare, questa volta?»
«Mi conosci, dove c’è un party, ci sono anche io» rispose con un sorriso e una strizzatina d’occhio.   
«Proprio perché ti conosco, so che non è vero.» Michelle si sporse in avanti, posando i gomiti sul tavolo. «E poi non ti preoccupa che qualcuno ti veda e gridi al demone?»
Dana abbandonò il bicchiere sul tavolo. «Sei gentile a preoccuparti per me, ma so passare inosservata, se lo voglio.» Scostò la sedia e accavallò le gambe fasciate nei soliti pantaloni viola aderenti, mentre il top scollato lasciava in evidenza ampi pezzi di pelle rosso rubino. Nel decolté risaltò la collana con il pendente giallo che aveva rubato mesi prima alla rappresentazione di Romeo e Giulietta.
«Non mi hai detto perché sei qui?» ripeté Michelle.
«Neanche tu» replicò Dana. «E non rifilarmi la storiella che sei venuta per divertirti con i tuoi amici.»
«È la verità.»
Dana scosse la testa. «Ammettilo, non ci credi nemmeno tu. Ti hanno convinta a venire con loro per pietà, ma nessuno è qui con te.» Allungò il braccio destro e indicò Donovan e Betty che ballavano tra la folla di ragazzi. «Fred e Velma sono laggiù a dimenarsi come due idioti, in mezzo agli altri imbecilli in tiro. E di mio fratello e del suo ragazzo non vedo traccia. Che fine hanno fatto?»
Michelle si morse il labbro inferiore. Dava ragione a Dana, ma si trattenne dal dirlo apertamente. Sforzandosi di ricacciare indietro la sfuriata di rabbia contro i suoi amici che l’avevano mollata da sola, cercò di capire quale fosse la vera ragione della presenza della ragazza demone. La osservò. Sembrava interessata più alla mancanza di Billy e Zec, che a quello che facevano Donovan e Betty.
«Si tratta di tuo fratello» concluse ad alta voce Michelle. «Anzi di Billy. L’ultima volta che ci siamo viste, eri in ospedale proprio mentre scoprivamo il corpo di Elliott Summerson.»
Dana la guardò maliziosa, giocherellando con la collana. «Abbiamo fatto anche altro, io e te, in quell’ospedale.»
Michelle arrossì, ripensando al bacio con cui le aveva permesso di tornare visibile. «Non cambiare discorso. Avevi detto a Zec di chiamarti con il cellulare che gli hai lasciato, se avesse avuto bisogno, ma non lo ha fatto. Quindi sei qui perché sta per succedere qualcosa. Di cosa si tratta?»
«Ancora una volta mi sorprendi, carotina. Sei più vicina alla verità di quanto immagini, ma se vuoi tutte le risposte, devi darmi qualcosa in cambio.»
«Perché? Forse posso aiutarti a impedire questa “cosa” che spaventa anche te. Non ti basta?»
Dana scrollò le spalle. «Mi dispiace, ma sono un demone. Fare buone azioni gratis, non è parte delle regole.»
«Cosa vuoi?»
«Canta per me.»
Michelle la fissò confusa. «L’ho già fatto. La sera della recita.»
«Sì, ma era per salvarti. Ora voglio un’interpretazione più personale, più sentita. Capsici cosa intendo?»
Michelle lo sapeva. Cantare per Dana significava tirare fuori una parte personale che si teneva nascosta. Si partiva da una canzone famosa, si modificava il testo e un segreto, un sentimento negato, diventavano di dominio pubblico. Riluttante disse: «Accetto.»
«Ottimo» gongolò Dana. Scattò in piedi e prese la mano sinistra dell’altra ragazza, facendola alzare dalla sedia. «Ora non pensare a nulla. Lasciati andare, la musica farà il resto.»
Michelle deglutì per niente tranquilla.
Dana schioccò le dita, qualsiasi canzone stesse risuonando nella palestra si interruppe. Pochi secondi di silenzio e gli accordi di una nuova iniziarono.
I Kissed a Girl  di Katy Perry. Michelle la riconobbe all’istante e non ne fu poi così tanto sorpresa. Dana la osservò e in automatico, lei si preparò a  cantare:

«Non era ciò che avevo programmato
Mi hai incastrato
Volevo solo bere il punch e ballare
Ora perdo il controllo
Senza preavviso, non so che dirò
Mi vuoi mettere alla prova
So che sei curiosa
E forse anche io un po’
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Sapevi di ciliegia e zolfo
Ho baciato una Ragazza Demone per non svanire
Ma ho sperato che i miei amici non lo sapessero
Non so se è giusto
Non so se è sbagliato
Non so se potrei innamorarmi di te
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Mi è piaciuto davvero!»

Come succedeva ogni volta, all’intonare della strofa modificata, tutti i presenti nella palestra diedero il via a una coreografia. Ragazzi e ragazze si divisero in due file, i primi sulla sinistra e le seconde sulla destra. A loro si affiancarono anche i poliziotti di guardia alle porte, i professori e i genitori scelti come sorveglianti. Ancheggiarono a ritmo e si riunirono in modo da  lasciare una striscia di pavimento libera tra i loro gruppi, in attesa della coppia principale.
La palla da discoteca vorticava e lampi argentei colpirono i distintivi dei poliziotti, riflettendo la luce sui volti e gli abiti dei ballerini improvvisati.
Sculettando, Michelle si lasciò guidare da Dana in mezzo a loro, nel centro della pista. Giunte lì, la demone la fece girare e mettendosela di fronte, le circondò la schiena con il braccio e le strinse la mano sinistra in alto. Ballarono prima avanzando e poi retrocedendo una dall’altra.

«Non mi avresti mai notato
Non mi sarebbe importato
Credo di essere un gioco per te
È nella natura dei demoni
Corrompete brave ragazze
Non mi comporto mai così
Mi sento confusa
Ma non ho resistito
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Sapevi di ciliegia e zolfo
Ho baciato una Ragazza Demone per non svanire
Ma ho sperato che i miei amici non lo sapessero
Non so se è giusto
Non so se è sbagliato
Non so se potrei innamorarmi di te
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Mi è piaciuto davvero!»
 
Le persone intorno a loro si avvicinarono, formando sia delle coppie miste che dello stesso sesso. Imitarono le loro mosse, fissandosi negli occhi e continuando a ballare.
Anche Dana la fissò e cantò:

 «Sono una ragazza magica, ma non diversa dalle altre
Pelle rubino, labbra bollenti, pronta a baciare ancora
So che è difficile resistermi
Mi piace che non lo neghi
E non c’è niente di male, se ti va, mi puoi baciare»

Michelle si staccò da lei, imitata da una parte di ragazze e qualche ragazzo e uomo, si portò le mani ai capelli e agitò la testa cantando:

 «Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Sapevi di ciliegia e zolfo
Ho baciato una Ragazza Demone per non svanire
Ma ho sperato che i miei amici non lo sapessero
Non so se è giusto
Non so se è sbagliato
Non so se potrei innamorarmi di te
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Mi è piaciuto davvero!»
 
La canzone si concluse e di colpo tutti smisero di ballare. Si guardarono tra loro confusi, come accadeva ogni volta che Dana portava a termine un numero del suo spettacolo.
Il deejay notò il silenzio imbarazzante e riprese con un nuovo brano. Gli insegnanti e i genitori tornarono al banco del punch, i poliziotti ai loro posti di guardia alle porte e i ragazzi ripresero a ballare a coppie, come se nulla fosse accaduto.
Michelle rimase a guardare Dana sorridente.
«Niente male» si congratulò la ragazza demone. «Sono davvero impressionata.»
«Hai avuto ciò che volevi, dammi le mie risposte» disse Michelle.
Dana le andò al fianco. «Un patto è un patto» sussurrò al suo orecchio destro, superandola.  Andò a sedersi di nuovo al tavolo, costringendo l’altra ragazza a seguirla. Afferrò con pollice e indice destro il pendente della collana e disse: «In questo gioiello è stato racchiuso il sentimento più profondo di Billy. È l’unica forza in grado di mantenere reale qualsiasi cosa la sua mente ha creato, se l’uomo in coma dovesse svegliarsi.»
«Quindi sai la verità su Elliott» dedusse Michelle.
«Ho fatto le mie ricerche» replicò Dana. «Da quando l’ho addosso, oltre che un’assicurazione sulla vita, ho una sorta di collegamento con le emozioni del tuo amico ammazzavampiri. Niente di preciso, ma da un paio di giorni so che ha preso una decisione dolorosa.»
«Che vuoi dire?»
«Vuole mettere fine a questa storia della Bocca dell’Inferno. Da solo. Una volta per tutte.»

 
                                                                Continua…?

lunedì 12 settembre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 33

33. Riserva l'Ultimo Ballo per Me


Una pacchiana palla da discoteca, in stile anni settanta, girava appesa al soffitto della palestra, mandando riverberi di luce argentea in tutto l’enorme spazio.
Sfiorò anche la pelle di Zec, che di pessimo umore, sentiva crescere sempre più insistente la sua brutta sensazione riguardo la serata.
Seduto a uno dei tavoli sistemati a ridosso delle gradinate, osservò i due insegnanti e un paio di genitori, scelti come sorveglianti, che facevano la spola tra il tavolo del punch analcolico e la console improvvisata di un deejay, a cui ripeterono di abbassare il volume della musica.
Ai lati delle porte d’ingresso della palestra e alle due uscite d’emergenza notò che erano sistemate coppie di poliziotti: una misura di sicurezza che il comitato dei genitori aveva imposto, pena la cancellazione del ballo di fine anno, dopo gli eventi di un paio di giorni prima.
Zec spostò infine lo sguardo sul folto gruppo di ragazzi in abiti eleganti e acconciature curate, che ballavano nel centro della palestra, come se fosse l’evento più divertente ed eccitante a cui avessero mai partecipato. E non condivideva affatto tanto entusiasmo.
Pur avendo i suoi tre migliori amici al fianco, sentiva la mancanza di Billy. Il giorno prima aveva accettato il suo invito e gli era parso davvero contento all’idea di andare come coppia, ma pochi minuti prima di incontrarsi, lo aveva chiamato al cellulare dicendo di avviarsi e che lo avrebbe raggiunto poco dopo.
Era passata quasi mezz’ora.
«Vedrai che sta per arrivare» gli disse Betty, avvolta nel suo vestito giallo senza maniche e con i capelli castani raccolti in uno chignon. «Sarà stato trattenuto da qualche stupido vampiro.»
Donovan bevve il residuo di punch dal bicchiere e disse: «Oppure sta finendo di cucirsi il vestito per il ballo da solo.» Posò il bicchiere sul tavolo e si batte i palmi sulla giacca scura. «Affittare uno di questi è più costoso di quanto si possa pensare.»
«Ora mi sento anche in colpa per non averci pensato» rispose Zec, fissando il suo stesso abito nero con pantaloni e  giacca abbinati e camicia bianca. «Di sciuro, vista la sua situazione particolare di finto studente emancipato, Billy non ha soldi per permettersi un vestito per il ballo.»
Betty tirò una gomitata a Donovan che si voltò, alzò le sopracciglia e la guardò con aria innocente come a dire: “Non l’ho fatto apposta.”
Michelle si tirò per la terza volta la gonna verde verso il ginocchio, non sentendosi a proprio agio con il vestito che le aveva scelto la madre e di cui si era già lamentata. «Nella peggiore delle ipotesi può distruggere il mio e provare a ricavarci qualcosa di più comodo.»
«Basta con questa negatività» sbottò Betty. Scostò indietro la sedia e si alzò in piedi. Afferrò il braccio destro di Donovan e lo costrinse a mettersi in piedi. «Vai con Michelle in pista, le devi due balli.»
Donovan imitò il saluto militare, portando la mano destra all’altezza della tempia. «Agli ordini capo.» Raggiunse Michelle e le spostò cavallerescamente la sedia da sotto il tavolo.
«Non so… forse è meglio aspettare ancora un po’» disse lei intimorita.
Betty la guardò decisa. «A ballare. Ora!»
Michelle scattò in piedi e si attaccò al braccio che Donovan le porgeva. I due avanzarono verso la pista, mentre il ragazzo soffocava una risata.
Betty si sedette al posto del suo accompagnatore, vicino a Zec. «Avanti, dimmi cosa succede. Non sei agitato per un semplice ritardo. Cosa ti preoccupa davvero?»
Zec sospirò. «So che hai detto che non possiamo fare nulla per la questione dei poteri psichici, ma ho una sensazione strana. Ho l’impressione che Billy abbia qualcosa che non va.»
«Sai che tende a colpevolizzarsi di tutto.»
«Questa volta è diverso» rispose Zec. «È come se avesse deciso qualcosa, ma non vuole che lo sappiamo.»
Betty si fece pensosa e batté indice e medio sinistri sul mento. «Può essere. Oppure hai solo fifa da primo appuntamento.»
«Questo non è il mio primo appuntamento con Billy.»
«Oh, per favore. La vostra uscita al cimitero non conta» disse Betty. «Avete incontrato quegli Esseri Ombra e poi siamo finiti tutti nella camera di ospedale di Elliott. Decisamente non è stato un appuntamento.»
Zec concordò in silenzio con la sua descrizione. Non c’era stato niente di lontanamente simile a un appuntamento in quello che avevano fatto quella sera. Quindi, l’amica poteva avere ragione. La sua ansia per la serata poteva essere solo la sua stessa paura di rovinare la prima uscita ufficiale con il suo ragazzo.
«Forse hai ragione» ammise. «Tu invece sembri a tuo agio con Donovan. E anche per voi è la prima uscita in coppia.»
Betty sorrise. «Be’ io parto avvantaggiata. Ho già visto i lati peggiori di Donovan, non penso di dovermi aspettare niente di negativo.»
Entrambi si girarono a cercare lui e Michelle tra i ragazzi che ballavano. Lo individuarono mentre insegnava a un’impacciata Michelle alcune mosse per apparire meno rigida. E sembrava davvero a suo agio, riuscendo a divertirsi.
«Non sapevo che Donovan se la cavasse così bene nel ballo» ammise Zec sorpreso.
Betty continuò a fissarlo a bocca aperta. «Già, nemmeno io.»
«Io sono una frana e ho i miei dubbi che Billy sia un asso della danza.»
«Grazie per la scarsa fiducia.»
Billy arrivò alle loro spalle. Indossava un completo nero che gli calzava a pennello e Zec pensò che non poteva esserselo cucito da solo.
Billy si chinò e baciò Betty sulla guancia. Poi si avvicinò a Zec e gli stampò un bacio sulla bocca. «Scusami per il ritardo. Ora recuperiamo il tempo perso e ti dimostro che ti sbagli: sono un grande ballerino.»
«E lasciamo Betty da sola?» domandò Zec.
«Tranquillo, gli altri torneranno presto» lo rassicurò lei. «Credo che Michelle abbia bisogno di una pausa prima del secondo round.»
Billy prese per mano Zec e lo fece alzare. «Non hai più scuse.»
Lui rise, abbandonando il tavolo e seguendo l’altro ragazzo verso il gruppo che si dimenava. «Peggio per te, io riconosco i miei limiti. Non lamentarti se ti farò sfigurare.»
«Nessuna brutta figura. Lasciati guidare da me.»    

 

La musica era cambiata non appena Zec e Billy erano giunti in mezzo alla pista da ballo. Il pezzo dance, aveva lasciato il posto a una ballata più lenta, cogliendo Zec impreparato.
Billy mantenne la sua promessa. Gli fece mettere gentilmente le mani sulle sue spalle e gli strinse con sicurezza i fianchi, dandogli il giusto ritmo a cui muoversi.
In pochi attimi, Zec si sentì subito a suo agio e dimenticò ogni pensiero negativo.
«Non te la cavi poi così male» si complimentò Billy.
«Merito del mio maestro.»
Billy rise. Sembrava sereno, senza angosce.
Zec avvicinò le mani al collo. «Devi dirmi dove hai imparato a ballare i lenti.»
Billy aggrottò un sopracciglio. «Non saprei.» Lo attirò a sé, avvolgendogli la schiena con le braccia. «Penso che sia parte dell’addestramento da Ammazzavampiri.»
Questa volta fu Zec a ridere. «Sicuro. Già me lo immagino. “Lezione 27: stordisci il vampiro con un ballo” Anche se standogli così vicino è facile impalettare il nemico.»
«Si può fare anche altro a questa distanza.»
Billy si sporse e baciò di nuovo la sua bocca.
Fu un bacio meno affrettato, come se volesse gustarselo. Zec sentì il calore delle labbra di lui aprirsi e chiudersi sulle sue. Chiuse gli occhi e tutto svanì. Non c’era musica, non c’erano altri oltre a loro. Poi si riscosse e si allontanò.
«Qualcosa non va?» chiese Billy.
Zec arrossì. «No. È solo che… ecco non volevo dare spettacolo.»
Il compagno lanciò uno sguardo ai suoi lati. E lui fece altrettanto. Alcune ragazze si dondolavano a occhi chiusi con la testa posata sulla spalla del loro cavaliere. Altri erano impegnati nella stessa attività che loro avevano appena interrotto. E insieme scorsero una coppia di ragazze che ballavano strette, perse una negli occhi dell’altra.
«Non mi pare che siamo abbastanza interessanti» disse Billy.
Zec annuì. «Scusa. Questa serata sta andando così bene, che ho il timore che qualcuno, o qualcosa la rovini. Come una rissa perché due ragazzi si baciano.»
«Non dovresti preoccuparti di queste cose» lo rimproverò dolcemente Billy. «Devi essere libero di vivere i tuoi sentimenti. Soprattutto perché la vita è così breve.»
Zec rimase colpito da quell’affermazione. «Suona tanto come una dichiarazione di addio.»
«Non dire sciocchezze. Non ti libererai di me.» Billy pronunciò le parole con fermezza, ma poi il suo viso si rabbuiò. «Però, se dovesse accadermi qualcosa di brutto, voglio che tu vada avanti.»
«Perché dovrebbe accaderti qualcosa di brutto?»
«Caccio i vampiri, i demoni e le mostruosità della Bocca dell’Inferno. Il pericolo è sempre con me e anche se sono bravissimo in quello che faccio, può accadere che un giorno mi capiti il peggio.»
«Niente pensieri negativi.» Zec lo baciò sulla bocca per zittirlo. Rimasero così per diversi minuti, assaporando il piacere di essere insieme, poi si allontanò. «Seguirò il tuo consiglio, se tu farai lo stesso con il mio. Combatti solo battaglie che sai di vincere e non correre rischi inutili.»
Billy lo guardò serio e lentamente le labbra sia allargarono in un sorriso. «Lo farò. E sono felice di averti incontrato e che mi abbia invitato al ballo. Sarà tra i miei ricordi più belli.»
«I nostri ricordi più belli» lo corresse Zec.
Billy annuì. «Giusto. Grazie per tutto.»
Zec non seppe spiegarsi se fu il modo in cui lo disse, o l’aria di malinconia che balenò nei suoi occhi, ma gli parve un addio. E la sua brutta sensazione si rifece viva.
La musica terminò bruscamente. Le varie coppie assorte nella loro intimità, si ripresero, allontanandosi gli uni dagli altri di qualche centimetro.
«Mi sa che devo andare» disse Billy, toccandosi la fronte. «Il mio senso del soprannaturale pizzica.»
«Vengo con te» si offrì subito Zec.
«Non è necessario. Non mi sembra niente di particolarmente grave. Una scocciatura di cui mi libererò prestissimo.»
Zec insistette. «In due saremo ancora più veloci.»
Billy scosse la testa. «Allontanandoci insieme daremmo nell’occhio e qualcuno dei sorveglianti ci farebbe troppe domande. E poi non è il caso che ci roviniamo entrambi il vestito.»
Tenendolo per mano e schivando gli altri ragazzi, Billy si avviò verso l’uscita della palestra. Zec gli camminò dietro, non riuscendo però a scacciare l’agitazione e sapendo di potergli far cambiare idea.
Arrivati a un paio di metri dai poliziotti di guardia, Billy si fermò. Gli prese il viso tra le mani e lo baciò sulla fronte. «Ritieniti prenotato per l’ultimo ballo.» Sorrise e si incamminò da solo.
Zec lo seguì con lo sguardo. Vide che faceva segno alla guardia di aver bisogno di usare il bagno e ottenne un cenno di consenso. Lo vide allontanarsi fino il fondo del corridoio e poi svanire dietro l’angolo.
In quello stesso istante, la brutta sensazione che lo aveva tormentato, non fu più vaga. Si concretizzò e dentro di sé Zec ebbe la certezza che Billy non sarebbe tornato per l’ultimo ballo. Con una sicurezza che non riusciva a spiegare razionalmente, sapeva che se non lo avesse raggiunto e fermato, per loro non ci sarebbe mai più stato alcun ballo.

 

                                                                       Continua…?

lunedì 5 settembre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 32

32. Come si Sveglia un Uomo che Vuole Essere in Coma?

«Mi sembra ridicolo» sentenziò Donovan, seduto e stravaccato con le braccia allargate sulla base della prima fila della gradinata della palestra.
«E anche un po’ assurdo» concordò Michelle, in piedi accanto a lui. Guardò le altre ragazze e i pochi maschi che si muovevano avanti e indietro per l’enorme spazio, spostando tavoli e sedie, e abbassando la voce aggiunse: «Voglio dire, più assurdo delle cose assurde che ci sono capitate fino a ora.»
Zec sbuffò. Guadando le loro facce mentre gli era di fronte, sembrava proprio che i due amici non volessero affatto credere alla conclusione di cui li aveva informati, e a cui era giunto Billy, sugli undici anni di coma autoindotto di Elliott Summerson. E anche per lui era stato difficile abituarsi all’inizio, ma poi aveva dovuto cedere all’evidenza. «Invece ha perfettamente senso e combacia con quello che ci ha detto l’infermiere» insistette.
«Ok, ammettiamo che la storia di cadere in coma di spontanea volontà possa essere vera, come fa Billy a dare per scontato che Elliott avesse programmato tutto il seguito?» chiese poco convinto Donovan.
«Fenomeni psichici» rispose Betty.
Zec si girò di spalle. Seduta sul pavimento, Betty stava ripassando con un pennarello rosso le lettere di uno striscione steso davanti a lei. «Non mi credi nemmeno tu?»
«Certo che ti credo. Spiegavo a cosa si riferiva Billy con la sua deduzione» disse la ragazza, senza smettere il suo lavoro. «I fenomeni psichici sono studiati anche dalla scienza. Credo che la disciplina si chiami parapsicologia e studia appunto l’interazione tra mente e fenomeni paranormali. Quindi, sì, il ragionamento di Billy è altamente possibile e presuppone che Elliott sapesse a priori di possedere capacità psichiche abbastanza forti da scatenare tutto questo una volta portata la sua mente in uno stato simile alla morte.»   
Michelle si piegò in avanti. «Come fai a dirlo con tanta semplicità, mentre stai… cosa stai facendo di preciso?»
Betty terminò l’ultima lettera. Chiuse il pennarello rosso e si rimise in piedi. «Contribuisco ai preparativi per il ballo di fine anno. Faccio parte del comitato organizzativo.»
Donovan si tirò dritto sulla schiena. «Non me lo avevi detto.»
Betty lo guardò di sbieco da dietro le lenti degli occhiali. «Avrei dovuto?»
«Be’… visto che andremo al ballo insieme potevi mettermi al corrente.»
«Quindi, vuoi che siamo una di quelle coppie? Del tipo che devo dirti ogni mia decisione prima di prenderla?»
«No, non intendevo…»
«Aspettate!» intervenne allarmata Michelle. «Siete una coppia? Ufficiale? Da quanto?»
Donovan gongolò. «Da dopo il mio prode atteggiamento da baywatcher durante la crisi in piscina.»
«Quindi da pochissimo e non è cambiato niente per noi come gruppo» si affrettò a precisare Betty, guardando l’amica. «Quindi non farti venire paranoie e rischiare di diventare ancora invisibile.»
«Possiamo ritornare all’argomento principale?» li interruppe Zec. Era contento per i due amici, ma lo preoccupava di più la sorte del suo ragazzo.
«Cosa vuoi che ti diciamo?» domandò Donovan, scrollando le spalle. «Betty dice che c’è una spiegazione scientifica e quindi Billy ha ragione. Oltretutto, avere capacità mentali spiega anche da dove arriva il suo senso del soprannaturale, che lo avvisa dalle minacce. A ogni modo non vedo come potremmo risolvere la situazione questa volta.»
Michelle annuì. «Se si trattasse di vampiri da impalettare, o demoni da scacciare con formule o roba simile, potremmo intervenire subito. Ma questa cosa dei fenomeni psichici va molto oltre la nostra portata.»
«Starcene qui a organizzare il ballo di fine anno di sicuro non è di aiuto.» Zec era deluso e infastidito dalla velocità con cui gli amici avevano liquidato la faccenda. «Non avete visto quanto fosse sconvolto Billy dopo quella scoperta. Ho cercato di calmarlo e mi ha detto di non preoccuparmi, ma era chiaro che non ci credeva nemmeno lui. Temo possa fare qualche stupidaggine.»
Betty gli andò accanto e gli strinse amichevolmente il braccio destro. «Non penso che Billy abbia una soluzione a cui noi non siamo arrivati. Ora come ora, non può fare proprio nulla. Siamo abituati a  reagire all’istante al pericolo, o fare ricerche mirate. Forse questa volta dobbiamo prenderci più tempo per rifletterci e dopo quello che abbiamo passato, svagarci un po’ al ballo è la scelta migliore. Gli hai chiesto di farti da accompagnatore?»
Zec scosse la testa. «Non era il momento migliore e non sono sicuro gli interessi il ballo. Come vedete non è qui con noi.»
«In realtà neanche noi siamo qui per i preparativi, ma solo perché volevi parlarci e Betty ha detto di ritrovarci in palestra» precisò Donovan. «Comunque ho visto come ti guarda e di sicuro gli interessa stare avvinghiato a te durante un lento» disse, strizzando l’occhio.
Zec ripensò al loro bacio. Alla foga con cui Billy si era stretto a lui, quando era uscito dall’armadio nell’aula di matematica. Forse Donovan non aveva tutti i torti. «Ok, proverò a chiamarlo e ci prenderemo una pausa dalla Bocca dell’Inferno.»
Michelle li squadrò imbronciata. «Perfetto. Tutti accoppiati e io faccio da ruota di scorta.»
Donovan mise un braccio attorno alle spalle dell’amica. «Non essere stupida. Non sei una ruota di scorta. E ti prenoto per almeno due balli.»
Betty lo guardò soddisfatta. «È la prima cosa intelligente che dici da quando siamo in palestra.» Prese Zec sotto braccio e lo condusse vicino agli altri due amici. «Venerdì sera andremo al ballo tutti insieme. E ci divertiremo. Siamo la Scoobie Gang, ci meritiamo di festeggiare dopo tutte le minacce soprannaturali che abbiamo sventato.»
Zec sorrise. Avrebbe voluto tanto farsi coinvolgere dal loro buonumore. Pensare che per una sera potevano essere un gruppo di adolescenti normali che si divertivano al ballo scolastico. Nel profondo, però sentiva che non avrebbero avuto la possibilità di godersi quella serata. Di sicuro qualcosa sarebbe andato storto.

Poche ore dopo che il sole era tramontato, Billy si arrampicò sul cancello del cimitero  e lo scavalcò.
Non aveva fatto parola a nessuno degli amici sulle sue intenzioni. Si era limitato a inventare l’impegno di una ronda di controllo, in modo da essere solo. Non voleva nessuno con sé per quello che stava per fare.
Scivolò lungo le sbarre di ferro e saltò, atterrando sulla terra sabbiosa. S’incamminò sul sentiero che costeggiava la distesa di lapidi. Sapeva di non trovare quelle dei suoi genitori, ma questa volta avrebbe cercato quelle della famiglia Summerson, sperando di trovare anche altro.
Gli ci vollero diversi minuti, prima di scovare l’appezzamento erboso su cui sorgevano le due lapidi in marmo bianco. Billy si accovacciò accanto ai due monumenti, non c’erano fiori, Elliott era davvero rimasto solo e con lui in coma non c’erano altri aprenti che potevano rendere omaggio ai due defunti. Per un attimo si sentì stupido a parlare di Elliott come se fosse un estraneo. Per quanto gli suonasse alieno ammetterlo, lui era Elliott. Forse solo una parte di lui e forse per certi versi con alcune differenze, ma non erano due entità distinte. Se l’uomo in coma era solo, lo era anche lui.
Billy si rialzò in piedi e si guardò intorno. La vera ragione per cui era andato fin lì, non si era mostrata. Non essendoci nessun altro all’infuori di lui, disse: «Avanti! Fatevi vedere! Protettori dell’Oscurità Maggiore, venite fuori!»
Rimase in attesa, aspettandosi di veder comparire da un momento all’altro il mausoleo in cui i misteriosi Esseri Ombra erano comparsi intorno al fuoco, fornendogli la rivelazione che lo aveva condotto sulla strada della verità.
Non successe niente.
«Non compariranno.»
Voltandosi di scatto, Billy sapeva già a chi apparteneva quella voce femminile roca, prima ancora di vederla. La Prima Cacciatrice lo fissava in piedi a una manciata di passi di distanza, nel suo inconfondibile aspetto tribale.
«Come lo sai?» le domandò. «Sei forse tu a impedirlo?»
La Prima Cacciatrice non rispose. Si limitò a continuare a osservarlo.
Billy pensò che Donovan aveva ragione: avrebbero dovuto capire al più presto chi facesse saltare fuori la Prima Cacciatrice dal nulla, soprattutto perché forniva solo informazioni di sua scelta. L’istinto e la rabbia lo spingevano a urlarle contro di dirgli quello che voleva sapere, ma era sicuro che avrebbe ottenuto l’effetto opposto.
«Va bene, se anche c’entri in qualche modo, non vuoi dirlo. Però non credo tu sia qui per caso, giusto?» Billy rimase a guardarla: silenziosa e immobile.
Decise di fare un altro tentativo. «Da quando ci siamo visti l’ultima volta, ho avuto modo di imparare molto più su di me. Al punto in cui sono, però ho bisogno di aiuto. So del coma di Elliott, so che tutto quello che è successo è opera sua, ma se ha scelto di essere in quello stato, io cosa posso fare? Come lo sveglio?»
«Hai già la risposta.»
«Perché in parte sono lui? Ti assicuro che non mi è di nessuno aiuto.»
La Prima Cacciatrice scosse il capo. «Lo sai, perché te l’ho già detto.»
Billy sgranò gli occhi confuso. «Davvero? Quando?»
La ragazza si mosse, avvicinandosi a lui. Posò la mano destra sulla sua guancia e rispose: «Al nostro primo incontro. C’erano anche i tuoi amici.» Scostò la mano e arretrò, tornando al suo posto di partenza.
Billy si sforzò di ricordare velocemente. Il primo incontro era avvenuto in sogno. A casa di Michelle. Mentre guardavano gli episodi di Buffy. Era stato tutto confuso, fin quando non si erano ritrovati e lei aveva pronunciato un’ultima frase.
«Una sola soluzione. Abbracciare la morte» ripeté serio.
«Difficile, non vuol dire impossibile» gli disse la Prima Cacciatrice, come se volesse rispondere a una domanda non formulata. Si voltò di spalle e s’incamminò, oltrepassò varie lapidi, finché la sua figura non svanì nell’orizzonte lontano.
Billy distolse lo sguardo e si sentì uno stupido. Aveva sempre avuto la risposta, ma non era mai stato in grado di interpretarla.
Si rimise  a sua volta in marcia, diretto al cancello. Alla fine aveva ottenuto ciò per cui era venuto, anche se non pensava potesse costargli così tanto.
«Non importa» disse Billy nel silenzio tombale, afferrando con entrambe le mani le sbarre del cancello che chiudeva il cimitero. «Farò ciò che devo.»  
 
                                                     Continua…?