lunedì 20 giugno 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 25

25. Sognando un Ricordo da Sveglio

Billy rimase immobile nelle tenebre che lo circondavano. Aveva la bizzarra sensazione di essere ancora nella camera dell’ospedale dove dormiva Elliott Summerson, il se stesso adulto, ma allo stesso tempo in un luogo diverso.
Una luce con la sagoma di una porta lampeggiò davanti a lui, ci passò attraverso e si ritrovò in un corridoio dalle pareti bianche che emanavano un bagliore pallido.
«Ben arrivato» gli disse una donna alla sua destra. Era alta, con i capelli neri tagliati a caschetto. Indossava un lungo abito color vaniglia e lo fissava con espressione neutrale. «Forse è più corretto bentornato.»
«Chi sei?» le domandò. «E dove siamo?»
«Siamo in un luogo difficile da definire. E sinceramente non credo che nel tuo attuale stato potresti comprenderlo appieno. Ti basti sapere che non sei in pericolo. Quanto a me, il mio nome è Janna.»
Billy la squadrò per pochi istanti. «Il tuo volto mi è familiare. Sono quasi sicuro che tu sia un’attrice della serie Buffy. E per quanto mi sembra assurdo ammetterlo, avrebbe senso.»
«Non sono chi tu pensi, ma ho assunto questo aspetto perché risulta consono alla parte che rappresento.»
«Riesci a essere meno criptica?»
Janna sospirò. «Se sei qui, è perché conosci la verità su di te. Possiamo dire che in questo io e te siamo simili. Frammenti di uno stesso intero, solo che io rappresento la variante razionale.»
«Non sono sicuro di aver capito» ammise Billy. «Comunque, perché sono qui?»
«Per delle risposte. O almeno alcune.» Janna si incamminò nel corridoio. «Vieni, non è consigliabile perdersi in questo posto.»
Billy le fu subito dietro. Osservò che le pareti erano spoglie, del tutto simili alle corrispettive del lato opposto. Abbassò lo sguardo e notò il pavimento bianco, immacolato, ma non luminoso. Ragionò sull’unica azione compiuta prima di ritrovarsi nell’oscurità e lì. Aveva toccato Elliott. «Siamo nella sua testa?»
«Ad essere precisi è la nostra testa. Un tratto di memoria inconscia» precisò Janna. «Essendo entrambi un’emanazione della mente di Elliott, siamo collegati tra noi e ovviamente a lui. Quando ci hai sfiorato, una parte della nostra coscienza ha percepito il tuo bisogno è ha mandato me ad accoglierti.»
«Ma se percepisce tutto questo, come mai è ancora in coma?»
«Al momento non abbiamo la forza di svegliarci. Ma anche se dormiamo, il corpo è vivo e per tanto, rileva gli stimoli esterni.»
«Per favore, non parlare di me, te ed Elliott come un'unica persona e al plurale» disse Billy rabbrividendo. «È già complicato accettare di essere una parte della sua mente e non un bambino vero.»
«Un bambino vero» ripeté Janna sorridendo. «Una citazione dalla cultura popolare. Dimenticavo la tua attitudine.»
Billy la guardò sospettoso. «Sai più cose su di me di quanto ne so io, mi sembra.»
«Solo perché non mi sono separata dal corpo.»
Billy le afferrò il braccio. «Aspetta, vuoi dire che se rimanessi qui dentro saprei come fermare tutto il delirio da Bocca dell’Inferno? E potrò uscire di qua oppure ora sono bloccato?»
«Non ho risposta alla prima domanda» fece Janna, liberandosi dalla presa e proseguendo con la sua andatura. «Per la seconda, possiamo dire che sei in visita e non sapendo il meccanismo che ti ha permesso di uscire, non so come tu possa rientrare in maniera permanente.»
«Quindi nemmeno tu hai tutte le risposte.» Billy riprese a camminarle al fianco, sentendosi ancora un po’ confuso da tutto quello che stava accadendo.
«No, ma non siamo venuti per me.» Janna svoltò l’angolo, alzò il braccio destro davanti al busto e con la mano chiusa, sollevò l’indice per indicargli la direzione dove guardare.
Billy seguì la traiettoria del dito e riconobbe la sala d’aspetto dell’ospedale e alcune delle persone che erano riunite. Michelle era in piedi nella parte sinistra della sala, in mezzo a un gruppo di altri ragazzi e ragazze sovrappeso; Donovan era nel centro,  appoggiato al bancone dell’infermiera, con accanto un uomo che si teneva stretta con la sinistra la mano destra; Zec stava entrando in quel momento dalla porta, stringendo una foto in mano; Betty era seduta all’inizio della prima fila di sedie sulla destra e compilava assorta un modulo prestampato.
«Cosa ci fanno i miei compagni qui?» domandò Billy, alzando il volto per guardare la sua accompagnatrice.
«Non sono veramente qui. Come non lo siamo noi» rispose Janna. «Però lo sono stati, tempo fa e in questa riunione inconsapevole, abbiamo… hai scoperto qualcosa di rilevante.»
«Cosa dovrei fare?»
«Osservare e ascoltare.»
Billy si voltò a guardare la scena davanti a sé e fu come se le persone non collegate ai suoi quattro amici, scomparissero momentaneamente. Così come i suoni, gli unici rumori erano le voci dei ragazzi e dei loro interlocutori. Come se stesse rivivendo un frammento del passato già vissuto.
Un dottore giovane, con gli occhiali dalla montatura squadrata e i capelli corti e neri pettinati all’indietro, scese una scalinata e raggiunse il gruppo di Michelle. «Bene, mi sembra ci siate tutti. Seguitemi, l’incontro del gruppo per i problemi di disordine alimentare si svolge al secondo piano. Dalla prossima volta, venite direttamente nella stanza che vi mostrerò.» Prima di dar loro le spalle, li squadrò velocemente.
L’infermiera addetta alle informazioni, tornò al bancone passando accanto a lui e al gruppo. Consegnò una tessera a Donovan e poi rivolgendosi all’uomo al suo fianco disse: «Signor Brennon, mi segua che il chirurgo di turno le controllerà la ferita e vedrà se il caso di metterle dei punti.»
«Punti? Non aveva parlato di punti» brontolò l’uomo. «E comunque voglio l’anestesia. Mi dia un flacone di quelle pillole che tolgono il dolore.»
«Papà è solo un taglio» intervenne Donovan. «Sono sicuro che non sia necessario nessun antidolorifico.»
«E che ne sai tu? Non sei mica un dottore» lo rimbeccò il padre.
Zec avanzò spedito verso il bancone, fermandosi a poca distanza dal ragazzo e dall’uomo. Buttò un paio di volte un’occhiata alla foto in mano e poi arretrò di qualche passo, guardandosi attorno con fare indeciso.
Betty si alzò in piedi e un ragazzo con la tenuta da infermiere le andò a sbattere contro, facendole cadere i fogli e il modulo che aveva appena terminato di compilare.
«Scusami, vado di fretta» le disse, continuando per la sua strada senza neanche fermarsi ad aiutarla a raccogliere fogli e penna.
«Figurati, Edward» rispose Betty imbronciata, leggendo il suo nome sul cartellino appeso al petto. Si sistemò gli occhiali sul naso e si chinò a raccogliere le sue cose sul pavimento.
Una ragazza dai capelli biondi, tagliati appena sotto le orecchie, le passò al fianco e si appoggio annoiata al bancone, fermandosi a osservare Donovan.
Billy la riconobbe: era Anika, la ragazza che sarebbe diventata un Demone della Vendetta e questo confermò i suoi sospetti di stare assistendo a un insieme di eventi del passato. «Continuo a non capire, che senso ha tutto questo per me?» domandò, voltandosi verso la donna al suo fianco.
Janna rimase impassibile. «Continua seguire ciò che accade e ti sarà chiaro.»
Sbuffando, Billy riportò l’attenzione sui suoi compagni, inconsapevoli attori di quella strana rappresentazione. Era in piedi al lato opposto a dove si trovava Michelle, guardava lo svolgersi delle azioni quasi fosse davanti a uno schermo e gli sembrava un normale scenario di un ospedale. I suoi amici forse all’epoca non sapevano di essersi incontrati anche lì, ma giudicando il loro aspetto dovevano già frequentare lo stesso liceo. Non trovava un particolare che rendesse quel ricordo – perché era quasi certo che lo fosse – rilevante per avere una spiegazione ai suoi tanti quesiti.
Poi, qualcosa sul volto di Michelle, fece scattare una sorta di molla nei suoi pensieri. L’amica era rimasta in coda alla fila di ragazzi sovrappeso che si muovevano come un gregge obbediente dietro al medico giovane, venuto a prenderli. Si girò verso Anika e la osservò dapprima con odio, poi con una sorta di malinconia. Guardò il suo stesso corpo e una differente emozione le si dipinse sul viso: vergogna. A quel punto  si girò di scatto, rincorrendo i compagni già sulla prima rampa di scale.
Come una tessera del domino che spostandosi aveva fatto cadere quella davanti, Billy portò lo sguardo su Donovan. Non prestava più ascolto a suo padre, ma era concentrato su Anika. L’infermiera uscì da dietro al bancone e prese il braccio del signor Brennon, scortandolo nell’ambulatorio del medico. Rimasto solo, Donovan scivolò lungo il bancone in legno, avvicinandosi sorridente ad Anika e riassettandosi la camicia. «Ciao, come va? Sono…» disse, a meno di una spanna da lei.
«Scusa se ti ho fatto aspettare. Possiamo andare.» Un ragazzo con una giacca di pelle sbucò da dietro Donovan, lo sorpassò e mise un braccio intorno alle spalle di Anika, conducendola verso l’uscita. Lei rise divertita in risposta a qualcosa che il ragazzo le diceva, ignorando Donovan.
Ancora una volta, Billy riconobbe l’emozione che passò sul volto dell’amico: rassegnazione.
L’infermiera rientrò in scena e Zec la fissò dubbioso per un istante prima di andarle incontro. «Mi scusi, avrei bisogno di un’informazione. Per caso c’è stata qualche segnalazione su questa ragazza? O magari è stata ricoverata qui?» Sollevò la foto e Billy riconobbe il volto di Dana, prima della sua trasformazione demoniaca, ma l’infermiera non la degnò di uno sguardo.
«Santo cielo, ancora tu» gli rispose spazientita. «Ragazzino, non puoi venire qui ogni giorno a cercare questa tua amica. Non siamo un ente benefico. E comunque non potrei dirti nulla, sei minorenne. Vai alla polizia, o vieni accompagnato da un adulto. E ora va via, ho del lavoro da fare.»
La donna gli diede le spalle e Zec rimase ammutolito per pochi secondi. Poi si mise la foto in tasca e si avviò verso l’uscita. Billy continuò a osservarlo mentre si allontanava e nei suoi occhi colse delusione e anche angoscia.
A quel punto squillò un cellulare, Billy guardò sicuro in direzione di Betty e la vide rialzarsi con i fogli sotto braccio e frugare con la mano sinistra in tasca per prendere il telefono. Schiacciò il tasto di risposta e lo portò all’orecchio. «Ciao papà, sono ancora all’ospedale per la richiesta di volontariato.» Rimase in silenzio, mentre la voce dall’altro capo le parlava. «Ma avevamo deciso che andava bene. Mi avevi detto che potevo farlo per tre pomeriggi a settimana e…» si bloccò, interrotta dal padre. «Ma i miei voti sono ottimi. Non ne risentiranno se faccio l’infermiera volontaria e…» Betty divenne paonazza. «No, la mia passione per i vampiri non c’entra nulla. Ascolta, passami mamma così le spiego che…»
Billy osservò il corpo dell’amica irrigidirsi, mentre la conversazione continuava senza che lei potesse ribattere. Accartocciò i moduli che aveva compilato e tornò indietro verso la sedia.
Betty sospirò e disse: «D’accordo, d’accordo. Lascia perdere. Torno a casa.»  Chiuse la comunicazione, ripose il cellulare in tasca, buttò i fogli nel cestino e s’incamminò verso l’uscita.
Billy vide chiaramente la furia in lei sbollire e lasciare il posto alla disillusione.
«Ora ti è chiaro perché siamo tornati a questo momento?» gli domandò Janna, cogliendolo di sorpresa.
Billy rimase a guardare la sala d’aspetto e i suoi compagni che svanivano come nebbia che si dissolve, mentre la luce fredda riempiva il luogo vuoto e bianco come il corridoio che aveva attraversato per raggiungerlo.
Tornò a fissare Janna in volto. «Riguarda loro. Michelle, Donovan, Zec e Betty e i loro sentimenti, in questo momento in un modo o nell’altro si sono sentiti soli, abbandonati.»
Janna annuì. «Una solitudine che noi… tu conosci bene. Elliott l’ha percepita dal letto in cui dorme, ha trovato in questi ragazzi degli spiriti affini e possiamo dire che questo è stato il vostro primo incontro ufficiale anche se nessuno di voi ne era consapevole. Così, quando sei stato mandato a proteggere la città, involontariamente il tuo primo istinto è stato di riunirvi.»
«Non è stato un caso?»
«No. E se sei stato attento, anche i pericoli che i tuoi amici hanno affrontato li avevi già percepiti qui. Anika ed Edward, l’infermiere che avrebbe aggredito Betty portandola involontariamente dal vampiro che l’ha ucciso, li avevi già conosciuti in ospedale. Persone che Elliott,  nonostante il coma, avvertiva intorno a sé.»
Le idee si riordinarono velocemente nella mente di Billy. «Quindi questa è la conferma: se Elliott sente tutto ciò che succede e lui è la Bocca dell’Inferno, allora è responsabile di ogni mostro, demone o minaccia soprannaturale. E lo sono anche io.»
Janna gli posò pacatamente le mani sulle spalle. «Questa è la parte difficile. Purtroppo non è tutto come sembra.»
«A me pare proprio che sia semplicissimo.»
Janna scosse la testa. «Tu hai potuto osservare una parte della verità, quella che ti riguardava direttamente come Billy, il ragazzo che non voleva sentirsi solo e ha cercato ragazzi come lui per riformare un gruppo di combattenti del soprannaturale, ma c’è un’altra parte più complessa e che ha conseguenze più vaste.»
Billy la guardò timoroso. Quello che aveva appena scoperto era già tremendo, cosa poteva esserci di peggio?
«Sei pronto per la verità?»
«Ti ascolto» le rispose. «Dimmi quello che devo sapere.»

                                        

                                                 Continua…?

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