lunedì 14 marzo 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 19

19. Romeo e Giulietta e Vampiri (Atto Secondo)

Dobbiamo agire subito” pensò Michelle, vedendo che Sunday, sollevata di peso da terra da Kerry,  le rifilava un pugno in pieno ventre, obbligando l’altra a piegarsi in due. Girò il volto verso il sipario chiuso e notò al lato sinistro Betty e Donovan che correvano giù dal palco facendo segni al pubblico, osservati da Kenny. Li aveva visti parlare con lui, ma qualsiasi cosa si fossero detti, intuì che li aveva spinti a provare a mettere al sicuro le persone intervenute alla rappresentazione.
Un ragazzo vampiro che indossava la felpa con il cappuccio le andò addosso e la colse di sorpresa. Prima che Michelle potesse reagire, il vampiro si tramutò in polvere e mentre la sua figura si sgretolava, vide Billy che ritirava il paletto di legno da dove prima c’era il corpo del suo assalitore.
«Stai attenta. Dobbiamo aiutare gli altri, non sono preparati per questo agguato» le disse, mentre al suo fianco arrivava Zec.
Michelle annuì. I ragazzi del gruppo di teatro cercavano di difendersi, scalciavano, tiravano pugni, altri provavano a sfuggire alle prese possenti degli assalitori, ma non sapevano cosa volesse dire affrontare dei veri vampiri. Pensò con un pizzico di terrore che forse sua madre era tra il pubblico e nemmeno lei ne era in grado. «Richiamiamo la metà della Falce» annunciò e porse le mani ai due compagni.
Entrambi strinsero la sua e  in un lampo cremisi la parte superiore della Falce, a forma di ascia, si materializzò tra i loro corpi.
Billy l’afferrò. «Comincio io. Voi cercate di separare i vampiri dai nostri compagni» corse come una furia verso una donna di mezza età che addentava il collo di un ragazzo delle comparse e la decapitò.
«È l’ora di rifarci il trucco» disse Michelle a Zec. La transizione per richiamare il potere da poltergeist scaturito dal dolore represso diventava sempre più facile e spontanea. Osservando Zec accanto sé, notò che per lui doveva essere lo stesso: passò senza fatica dal suo solito aspetto innocuo, a quello con le vene scure e i capelli più neri del normale.
«Io provo a raccogliere i nostri compagni» disse Zec, sollevando le mani lentamente sopra la tasta. «Ti va di occuparti dei vampiri?»
«Ci provo» rispose Michelle. Allungò le braccia in avanti e come il braccio meccanico del gioco che pesca tra la marea di peluche quello che vuole vincere, aprì e chiuse più volte le dita, afferrando con la telecinesi i vampiri, staccandoli dalle prede e sbattendoli contro la scenografia in legno. Riuscì a tenerli bloccati senza sforzo e disse a Zec: «Aiuta gli altri a scappare. Credo che Betty e Donovan stiano facendo sfollare il resto degli ospiti.»
Zec annuì e scostò il sipario, facendo segno ai compagni di seguirlo. «Date una mano a chi non riesce a camminare e raggiungete i professori e il resto del pubblico.»
Dallo spiraglio aperto del sipario, Michelle scorse Donovan, a metà corridoio tra i sedili, che agitava le mani per far avanzare i ragazzi verso la folla di adulti che procedeva a sua volta per l’uscita dell’auditorium. Intanto Zec rimase a sorvegliare la fila come una guardia del corpo, mentre i ragazzi gli passavano davanti e scendevano dal palco senza fare domande.
Sunday si accorse di come il loro intervento aveva annientato la sua truppa e fatto scappare le sue vittime e ringhiò nella loro direzione. Pagò cara la sua distrazione.
Kerry le sferrò un pugno che la fece cadere distesa sul palcoscenico. «Te l’ho detto, bionda. Oggi hai a che fare con i professionisti.»
Kenny irruppe sulla scena brandendo il suo paletto e si lanciò sicuro su Sunday.
La vampira rotolò sulla sinistra e lui finì addosso alla gemella. Sunday si rimise in piedi, rapida lo prese per il collo della felpa, lo attirò a sé e con violenza gli morse il collo.
L’urlo di dolore del ragazzo richiamò l’attenzione di Billy, che libero dalla lotta contro gli altri vampiri tenuti a bada da Michelle, si gettò verso Sunday, deciso a tagliarle la testa.
Sunday si staccò da Kenny e lo usò ancora una volta come arma, lanciandolo tra le braccia di Billy e costringendolo ad abbassare l’arma che brandiva. «Volete giocare con me?» domandò, pulendosi la bocca sporca di sangue con il dorso della mano destra. «Bene, ma prima dovete prendermi.» Scansò con agilità Billy, Kenny e Kerry e buttando a terra i pochi ragazzi del club di teatro che non erano ancora scappati, strappò il sipario, saltò giù dal palco e spalancò la porta dell’uscita di sicurezza sulla parete destra, correndo nel cortile.
«Non me la farò scappare di nuovo» disse Billy, lasciando Kenny barcollante, ma in piedi e correndole dietro.
Kerry si strappò il vestito di scena della festa poco sopra il ginocchio e si mosse con più facilità. «Ammazzare quella vampira è compito nostro.» Mise un braccio dietro alla schiena del fratello e  se lo trascinò dietro senza troppa fatica, mentre seguiva Billy fuori dall’auditorium.
Zec guardò l’ultima ragazza raggiungere Donovan e poi correre con lui in salvo e rientrò dietro il sipario. Lanciò uno sguardo apprensivo alla porta spalancata sul cortile e poi si girò verso di lei.
«Vai. Corrigli dietro» disse Michelle, sapeva che era in pensiero per Billy.
«E tu? Forse dovrei restare ad aiutarti a tenere a bada quei vampiri.»
Michelle riportò lo sguardo sui vampiri prigionieri della forza invisibile che non li faceva avanzare. «Non preoccuparti. Posso farcela. Billy invece è solo contro Sunday e lei è davvero pericolosa.»
«In realtà ci sono anche Kerry e Kenny con lui» ribatté Zec, mordendosi il labbro inferiore.
«Non mi sembrano di grande aiuto: lui è ferito e lei non è certo affidabile» rispose. «Forza! Vai e guarda le spalle al tuo ragazzo.»
Zec le sorrise. «Faremo il più presto possibile.» Si voltò e corse giù dal palco e poi a sua volta all’esterno attraverso l’uscita di sicurezza.
Rimasta sola, Michelle iniziò a sudare freddo. In principio trattenere tutti quei vampiri non le era costata fatica, ma ora iniziava ad accusare il peso di dover impiegare tante energie in modo continuato.
«Non può tenerci qui all’infinito» urlò una donna vampiro.
«Sei già al limite» continuò una vampira adolescente con il piercing al naso.
«E quando cederai ci sarà da divertirsi» disse un vampiro in giacca e cravatta. «Sei così grassa, che saremo sazi per un mese dopo averti prosciugata.»
La dozzina di vampiri alla sua mercé scoppiò a ridere e Michelle gridò per la frustrazione. «Fate silenzio!» Anche con tutto il suo potere e l’aver dimostrato di essere in grado di sconfiggerli da sola, restava la ragazza sovrappeso da prendere in giro. La rabbia montò nelle sue vene, ma non servì a rinvigorire la fonte da cui traeva le sue capacità speciali. Per quanto cercasse di non darlo a vedere, non avrebbe retto a lungo. Forse con un allenamento, ammesso che fosse possibile allenarsi a essere un poltergeist umano, avrebbe imparato a resistere di più… ma non c’era tempo.
«Ci siamo» ghignò il vampiro che l’aveva sbeffeggiata. «Sei al limite» e iniziò a spingersi con forza nella sua direzione. 
Gli altri lo imitarono e anche se di pochi centimetri, riuscirono ad avanzare.
Michelle cadde in ginocchio. “Non avrei dovuto mandare via Zec” si disse con il sudore che le colava dalle tempie fino alle guance. Avvertì un fremito alla nuca e il vampiro in giacca e cravatta sgusciò dalla sua presa.
Rimase sorpreso per pochi istanti e poi sfruttò la sua rinnovata libertà per correrle contro.
Impaurita, Michelle provò a ricorrere al suo potere per fermarlo e nel panico perse la presa già debole su tutti gli altri. Strabuzzò gli occhi nel vedere il gruppo che le si avventava contro. Era pronta al peggio, questa volta non ce l’avrebbe fatta.
Con sua sorpresa però si fermarono tutti all’improvviso. Il primo a pochi centimetri da lei e alcuni degli altri addirittura a mezz’aria.
«Cosa diavolo succede?» chiese sbalordita.
«Diavolo, giusto» rispose una voce familiare in una nuvola di fumo rosso. «E come mi piace ripetere: “meglio il diavolo che conosci”.»
Dana comparve in fondo al palcoscenico, a poca distanza dalla scenografia graffiata e  danneggiata dai vampiri. Nel suo solito completo di top e pantaloni viola che mettevano in risalto la pelle rosso scuro, camminò verso Michelle con fare teatrale, evitando i vampiri, che bloccati come in un fermo immagine, non erano consapevoli della sua presenza.
«Mi hai salvata» constatò Michelle sorpresa. «Perché?»
«È stato involontario» rispose la ragazza demone con un mezzo sorriso. «Volevo evitare di avere a che fare con i vampiri e metterli in pausa era l’unico modo. Anche se, ammettiamolo: possiamo condannarli per il loro attacco? Eravate una tale lagna, avreste dovuto lasciar perdere la versione classica e scegliere quella di Buz Luhrmann.»   
Michelle inarcò un sopracciglio per nulla convinta delle sue parole. «Perché non hai messo in pausa anche me?»
«Non sapevo ci fossi anche tu.»
«Ma se hai appena detto che eravamo una lagna. Quindi stavi seguendo la rappresentazione» replicò Michelle, rialzandosi. «Sei qui per un motivo preciso e non vuoi che i vampiri lo scoprano. Perché?»
Dana sorrise. «Touché. Sei davvero intelligente. E io che pensavo che il cervello del gruppo fosse la quattrocchi.»
Michelle arrossì. «Non cambiare discorso. Dimmi cosa fai veramente qui.»
Dana girovagò sul palco e tra i vampiri. «Diciamo che ho percepito qualcosa di potente e sono venuta a prenderlo.»
«Devi dirmi cosa.»
«Non sfidare la sorte, fragolona» ribatté Dana, attorcigliando l’indice sinistro in una ciocca dei capelli castani, raccolti in una coda. «Ti ho già salvata dall’abbuffata dei vampiri.»
Michelle seguì lo sguardo dell’altra. Puntava verso il basso, tra i residui di stoffa dei costumi e i pezzi della scenografia. Tra i resti della battaglia individuò qualcosa che risaltava: la “Lacrima di Giulietta”, la collana con il pendente che aveva addosso Chas. Doveva esserle caduta durante l’assalto di Sunday ed era stata dimenticata dalla compagna, mentre strisciava via per mettersi in salvo. Dana si avvicinò furtiva per raccoglierla e Michelle sollevò la collana con il suo potere telecinetico, attirandola nella sua mano destra.  «Allora è questa che vuoi.»
Dana la fissò seria. «Non farmi arrabbiare. Il tuo look dark non ti aiuterà contro di me. Ti conviene consegnarmela senza storie.»
«Cosa te ne fai?» domandò Michelle. «È solo una pietra di vetro senza valore.»
«Proprio perché non ne capsici il valore, è inutile che la tenga tu. Non te lo ripeterò ancora. Dammi. Quella. Collana.»
Michelle gettò uno sguardo all’oggetto in mano sua. Non riusciva a  intuire quale macchinazione ci potesse essere dietro l’interesse di Dana. In passato aveva funto da catalizzatore per i sentimenti di Betty e attraverso la leggenda che la riguardava, fatto scattare la caccia a Billy, ma non vedeva nessun vantaggio ora che quell’effetto era stato spezzato.
«Non ti conviene perdere altro tempo.» Dana era sempre più minacciosa. «I vampiri si sbloccheranno tra poco e io posso andarmene e tornare a prendere la collana con calma quando avranno finito con te.»
Michelle tremò al pensiero di quello che avevano in serbo per lei. Era troppo provata per riuscire a tenerli a bada una seconda volta. Così, provò a portare la situazione a suo vantaggio. «Ti darò la collana, ma tu liberami dai vampiri. Falli svanire, mandali all’inferno, riducili in polvere, quello che vuoi, basta che spariscano.»
«Scordatelo. Non ho tutto questo potere» rispose Dana. «Però possiamo provare a far sì che si distruggano tra loro. Devi solo cantare per me.»
«È proprio necessario?»
«Se preferisci restare il piatto forte sul menù, accomodati.»
Michelle sbuffò. «Qual è la canzone?»
Dana le si posizionò alle spalle. «Devi sceglierla tu, come sai. Non importa che ti impegni a condividere i tuoi sentimenti, basta che ti concentri all’idea che si combattano tra loro, io guiderò la coreografia.»
Michelle annuì. Dana schioccò le dita e nell’auditorium risuonarono le note di Lovefool dei The Cardigans.
«Scelta curiosa» commentò la ragazza demone.
«È colpa tua. Prima hai menzionato il film con Leonardo DiCaprio.» Michelle chiuse gli occhi e quando li riaprì i vampiri erano “scongelati” e si guardavano intorno confusi. Iniziò a cantare di come si sentisse colpevole di essere la ragione della loro lotta. Più fazioni la amavano, ma lei non poteva essere di tutti. Solo uno o una tra loro poteva averla.
Dana le sfiorò gentilmente i lati del petto e poi scivolò sinuosa al suo fianco. Raccolse da terra un frammento di legno appuntito e lo porse la primo vampiro davanti a sé e questo lo conficcò nella vampira al suo fianco senza esitazione, polverizzandola.
Dana saltellò e prese altri oggetti della scenografia, selezionando solo quelli abbastanza appuntiti e in legno. Li distribuiva ai vampiri adulti e adolescenti e loro, senza porsi domande, si attaccavano a vicenda.
Michelle indietreggiò verso la scaletta sulla destra, continuando a cantare, scese dal palco e osservò con che composizione armoniosa e aggraziata i vampiri si battevano in un ballo di morte, culminando in esplosioni di polvere.
Al secondo ritornello rimase sulla scena solo una vampira poco più grande di lei. Sorrideva mostrando i canini, pensando di potersi pregustare il suo premio. Dana la raggiunse con due pirolette, le strappò di mano il paletto improvvisato e lo conficcò nel cuore, sbarazzandosi di lei.
Con la morte dell’ultimo avversario, terminò anche la musica.
Michelle tirò un sospiro di sollievo.
«Hai una bella voce, magari la prossima volta scegliamo qualcosa di più appropriato a te» disse Dana, comparendo in uno sbuffo di fumo al suo fianco. «E ora la mia ricompensa.»
«In realtà non hai fatto tutto da sola.»
«Avevamo un patto» le ricordò l’altra. «Vuoi rimangiarti la parola?»
«Dammi un indizio sul perché ti serve e siamo pari» disse Michelle. «Cos’hai da perdere?  Hai detto che non capisco il valore della collana e tu la otterrai comunque.»
Dana rimase con’espressione indecifrabile per qualche secondo, poi sorrise. «Va bene. Ti basti sapere che ho il sospetto che presto ci sarà una grossa crisi, qualcosa che potrà cambiare interamente la situazione in cui ci troviamo. Avere questo gioiello con me, potrebbe essere l’unica possibilità per salvarmi.»
Michelle le porse la collana. «Cosa intendi con “una grossa crisi”?»
Dana afferrò il ciondolo. «Al momento opportuno, lo capirai da sola.» Venne avvolta dal fumo rosso e scomparve dall’auditorium.  


                                                      Continua…?

Nessun commento: