lunedì 30 novembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 13

13. Una Canzone Può Ferirti Più di Mille Parole

Betty si guardò intorno. I ragazzi e i professori stavano rientrando nelle aule, storditi e confusi, ma non particolarmente sconvolti dal balletto improvvisato.
«Dov’è Dana?» chiese Michelle.
Betty si girò verso l’ingresso dell’aula multimediale e sull’uscio non vide nessuno. Era scomparsa.
«Bisogna andare a cercare Zec» disse Billy. Corse in direzione delle porte antincendio da cui era uscito l’altro ragazzo. «Potrebbe essere in pericolo.»
«Billy, aspetta…» lo chiamò Betty, ma lui era già all’esterno. «Vado anche io.»
«No.» Donovan le si parò davanti. «Lasciali soli. Forse Billy può aiutare Zec in questo casino.»
Betty lo guardò seccata. «Si può sapere di che diavolo parli? E perché continui a metterti in mezzo?»
«Io mi metto in mezzo?» Donovan fece una risatina sarcastica. «Senti da che pulpito.»
Michelle s’inserì tra di loro. «Andiamo ragazzi, non è il momento di litigare. Cerchiamo insieme una soluzione per sistemare questo pasticcio.»
Betty non intendeva lasciar perdere. «Se Donovan ha qualcosa da dirmi, può parlare chiaramente.» 
«Cavoli! Davvero non ti sei accorta di nulla?» sbottò il ragazzo. «O non vuoi accettare che Zec ha una cotta per Billy e forse lui lo ricambia.»
Betty si morse il labbro inferiore. Aveva visto che tra quei due c’era un certo feeling, ma non era sicura che Billy ricambiasse l’interesse di Zec. Anche perché, pur non avendolo ammesso con nessuno, a lei piaceva Billy. Alzò lo sguardo sul volto di Michelle e le chiese: «La pensi come lui?»  
«Be’ ecco… insomma si vede che a Zec piace Billy… e forse Billy…» Michelle intrecciò le dita imbarazzata. «Però non so, magari è solo un’impressione.»
Betty scosse la testa. Non le interessava se pensavano che era un’impicciona o peggio. Non era omofoba o cose del genere, ma non voleva rinunciare a Billy senza essere sicura che lui fosse off-limits.
Si girò di scatto verso le porte antincendio e corse. «Vi sbagliate. Ve lo dimostrerò.» Non si voltò a guardare se la seguivano e non rimase abbastanza nel corridoio per sentire cosa dicevano.
Arrivata all’esterno, Betty non sentì nessun rumore, nessuna voce. Il cortile sembrava deserto, ma non potevano essere andati tanto lontani. Si incamminò verso il campo di atletica e li scorse. Erano seduti sugli spalti uno di fianco all’altro. Le davano le spalle e non poteva sentire cosa dicevano.
Betty rimase immobile, indecisa su cosa fare. Se fosse piombata lì, tra di loro, avrebbe dovuto mostrare interesse per la situazione di Zec e chiedergli cosa provava, o come si sentiva. In realtà erano altre le domande che voleva porre. Poi notò Billy che metteva un braccio intorno alle spalle di Zec e lo attirava a sé. Era un gesto innocente, una dimostrazione di amicizia, però le diede fastidio. La fece ingelosire.
«Allora, cosa vuoi fare?» domandò Dana, comparendo al suo fianco annunciata dal suo solito fumo viola. «Vuoi solo guardare, o pensi di agire?»
«Che vuoi da me?» domandò Betty, indietreggiando.
«Aiutarti.»
«In che modo?»
Dana lanciò uno sguardo ai due ragazzi seduti uno accanto all’altro. «Conosco mio fratello. È difficile resistere a quella sua aria da cucciolo maltrattato.»
«Non è come sembra. Billy è solo un ragazzo gentile e premuroso» replicò Betty.
«Non ho detto il contrario» disse Dana. «Ma forse è confuso e indeciso e Zec può spingerlo in una direzione diversa da quella che vuole in realtà.»
«No» sentenziò Betty. Aveva preso ogni dubbio e tentennamento. «Ci penso io a chiarire le idee a tutti e due.»
Dana sorrise. «Ottimo.» Schioccò le dita e la musica partì.
Betty si mosse e e dopo i primi passi, riconobbe le note. La canzone perfetta. The Boy is Mine di Brandy e Monica, un duetto che già sapeva avrebbe cantato da solista.
Si avvicinò agli spalti e Zec e Billy si alzarono in piedi, avevano sentito la musica e si guadavano in giro senza capire.
Betty arrivò di fronte a loro.
«Che succede?» domandò Zec.
«È tutto a posto?» le chiese Billy.
Betty allontanò con garbo, ma anche decisa Zec dall’altro e iniziò a catare:

«Devi lasciar perdere
So che ne hai abbastanza di tutto
Ma non è difficile da capire
Questo ragazzo non è tuo
Mi dispiace che tu
Sia così confuso
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»
Betty si voltò verso Billy e lo spinse gentilmente a sedersi di nuovo. Quindi riprese:

«Penso che sia ora di mettere tutto in chiaro
Puoi sederti e starmi ad ascoltare
Non c’è ragione per cui la tua premura sia fraintesa
È tutto un equivoco, vero?»

Guardò Zec e continuò:

«Capisco che tu possa
Esserne geloso
Però saresti cieco a confonderlo
Per amore verso te.»
Tornò a rivolgersi a Billy:

«Ti ho visto esitare
Forse per paura di ferire
Ma non posso più tirarmi indietro
Non è necessario che tu corra sempre al suo soccorso
Non c’è niente di male.»

Betty scese di un gradino, tornando sul prato e guardando Zec disse:

«E forse anche tu hai frainteso
Non ti colpevolizzo più di tanto
Billy è un gran bel ragazzo
E può avere tutto il mio amore.»

I due ragazzi la guardavano ammutoliti e Betty udì qualcuno raggiungerla alle spalle, senza voltarsi continuò a cantare, mentre i nuovi arrivati le facevano da coro.

«Devi lasciar perdere
So che ne hai abbastanza di tutto
Ma non è difficile da capire
Questo ragazzo non è tuo
Mi dispiace che tu
Sia così confuso
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»

Billy si alzò e scese dallo spalto per raggiungerla, ma Betty lo fermò alzando la mano destra.

«Devi continuare  fare ciò che fai
Cacciare i vampiri, combattere il male
Io sono con te, più di un’amica e compagna
Però devi sapere che quel che provo per te è vero.»

Betty puntò lo sguardo su Zec e disse:

«E tu devi capire
che è inutile fare la vittima
Puoi combattere con noi
Ma lui non combatte solo per te
Anche se ti fa male.»

Betty venne afferrata per una spalla e costretta a girarsi indietro.
Donovan era uno dei coristi e le cantò:

«Non puoi parlare così
Pretendere ciò che non hai
È inutile scappare dalla realtà
Devi distinguere il vero dall’illusione.»

Betty sentì una mano posarsi sul braccio e quando notò che l’altra arrivata era Michelle, fu costretta a sentirla dire:

«Se vedi il quadro nel suo insieme
Capirai che era così dall’inizio
Non insistere e non fare pressioni
Billy non è tuo.»

Betty si allontanò infuriata. La situazione le stava sfuggendo di mano.
Donovan e Michelle si fecero avanti con calma e cantarono:

«Devi lasciar perdere
So che ne hai abbastanza di tutto
Ma non è difficile da capire
Questo ragazzo non è tuo
Mi dispiace che tu
Sia così confusa
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»

Billy e Zec si accostarono ai due compagni. Betty scosse con violenza la testa. Non l’avrebbero convinta delle loro idee. Li fissò tutti con rancore e disse:

«Non potete distruggere i miei sogni d’amore
Non è uno stupido gioco per me
Billy non è mio, ma non è suo
Non getto la spugna
Cosa vi fa credere che voglia lui?
Sono stata la prima che ha avvicinato
L’ho cercato e aspettato
So che fin dal principio l’ho amato

La musica continuava in sottofondo e Betty sentì le lacrime rigarle le guance. Aveva detto più di quanto avrebbe dovuto e anche voluto. La canzone l’aveva trascinata ad aprirsi fino in profondità e ora non poteva fermarsi finché non fosse finita.
In un singhiozzo cantò:

«Billy amerà me
Sarà mio, non suo.»

Donovan, Michelle e Zec le risposero in coro:

«Non lo sai.»

E Betty insistette:

«Sarà mio!»

Loro replicarono:

«Non lo sai.»

Betty urlò:

«Sarà mio!
Mi dispiace che tu
Sia così confuso
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»

La musica sfumò fino a svanire.
Betty sollevò gli occhiali e si asciugò le lacrime con il dorso delle mani.
Billy la fissava senza parlare. Non aveva interagito nella canzone. Tutti la fissavano.
Si era mortificata sotto il gioco di un demone e aveva spiattellato i suoi sentimenti.
Si girò di colpo e corse lontano. Ora era il suo turno di scappare a nascondersi.

                                                         
                                                          Continua…?

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