lunedì 16 novembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 12

12. Dillo con una Canzone

Zec entrò con i quattro compagni nell’aula multimediale. Lasciò che fossero Billy e Michelle a guidarlo, mentre nella sua mente continuava a rivivere a ripetizione l’apparizione di sua sorella Dana, ora un demone, che ballava e cantava come in un videoclip.
Donovan guardò a sinistra e a destra nel corridoio e poi chiuse la porta. «Non dovrebbe averci seguito nessuno.»
Michelle lo aiutò a sedersi sulla sedia che Billy gli sistemava e poi chiese: «Perché siamo qui invece che alla lezione di matematica?»
«Perché questa è la nostra versione della biblioteca dove si ritrovano Buffy e i suoi amici per fare il punto della situazione» rispose Betty. «E abbiamo molto da discutere. Zec, vuoi spiegarci che succede?»
Zec si riscosse come da un sogno. «Io? Come faccio a saperlo?»
«Perché la ragazza demone è tua sorella.»
«Però Zec era sorpreso quanto noi di trovarsela davanti» intervenne Billy. «E poi c’era qualcosa di familiare in quella situazione… come se l’avessi già vista da qualche parte.»
«Perché lo difendi?» chiese irritata Betty. «Ci ha tenuto nascosto che sua sorella è la diavolessa del pop.»
«Non lo sapevo» disse Zec. Estrasse dalla tasca dei pantaloni la fotografia che Simon e Stefan gli avevano rovinato settimane prima e la mostrò a tutti gli altri. «Dana è scappata di casa da tre mesi e aveva questo aspetto, non quello di poco fa. Non so dire come è diventata un demone.»
«E il cellulare misterioso? È opera sua?» continuò Betty. «Dovevi dirci dei tuoi sospetti.»
«Adesso calmati.» Donovan la prese per un braccio e la portò sul fondo dell’aula. «Sappiamo tutti e due che sei arrabbiata per altre ragioni: la situazione tra te, Billy e Zec la sistemerete in privato adesso è inutile che gli urli contro.»
Betty lo guardò con un’espressione indecifrabile tra il colpevole e l’arrabbiato.
Zec lo notò mentre riponeva la fotografia in tasca, ma non disse nulla. Gli tornò in mente il discorso di Donovan sulla sua cotta per Billy, ma non aveva voglia di occuparsi di quella faccenda proprio in quel momento.
«L’episodio musical» fece Michelle, rompendo il silenzio. «Ecco cosa mi ha ricordato lo spettacolo di stamattina. In quella puntata tutta Sunnydale canta e balla come in un musical senza darci troppo peso. E Dana assomigliava a quel demone rosso… come si chiamava?»
«Sweet.» Un vortice di fumo violetto introdusse Dana nell’aula. «Anche se nessuno lo sa con certezza.»
Zec balzò in piedi e i ragazzi la circondarono con fare minaccioso.
Dana li osservò e sospirò spazientita. «Non avete prestato ascolto alla mia canzone, vero? Non sono qui per farvi del male.»
«Sei un demone» sottolineò Billy.
«E tu avverti il soprannaturale. Come vedi nessuno è perfetto» replicò Dana.
Donovan si fece avanti. «Ok, sei qui in pace, ma nella puntata di Buffy il demone canterino faceva ballare gli altri finché non prendevano fuoco. Come possiamo fidarci?»
«Prima di tutto io non sono lui» precisò la ragazza demone. «In secondo luogo, come avete visto non posso creare canzoni originali, ma devo usare basi di canzoni già conosciute e in questo modo è impossibile portare qualcuno alla combustione spontanea.»
«D’accordo, possiamo provare a crederti. Per fidarci però devi darci delle risposte.» Betty sfiorò la montatura degli occhiali con la mano sinistra e la guardò con aria di sfida. «Cosa sta succedendo? E non intendo solo con te e i tuoi numeri musicali, ma anche con vampiri, demoni e altre stranezze del genere?»
«Siete fan di quella serie e ancora non l’avete capito?»  domandò Dana con un sorriso beffardo. «State vivendo su una Bocca dell’Inferno.»
«E dove si trova?» chiese Michelle.
Dana scrollò le spalle. «Non ne ho idea.»
«Ma come è potuto succedere?» domandò Billy. «Come si è creata una Bocca dell’Inferno?»
«Mi avete preso per un’enciclopedia ambulante? Non ho mica tutte le risposte ai problemi del mondo» rispose secca Dana.
«A me però ne devi parecchie di risposte.» Zec la fissò serio. Non riusciva a credere al suo comportamento tranquillo. «Perché sei scappata? Dove sei stata? E come sei diventata… così?»
Dana sorrise di nuovo, senza toni sarcastici. «È bello sapere che ti preoccupi ancora tanto per me, Ezechiel.»
Zec sentì gli occhi dei compagni puntati addosso. Non aveva mai detto loro il suo nome completo. «Che c’è? Mia mamma è molto religiosa.»
«È vero» confermò Dana. «E questo è uno dei motivi per cui sono scappata. Non accettava le mie aspirazioni, aveva deciso il mio futuro e quello che volevo io non contava. Senza papà a frenarla, l’unica alternativa era andarmene per la mia strada. E grazie a te, fratellino, ho ottenuto ciò che volevo.»
Zec sgranò gli occhi incredulo.«A me?» Era sicuro di non aver fatto nulla per ridurla in quello stato.
«Se non avessi condiviso con me la tua fissazione per Buffy the Vampire Slayer, non avrei riconosciuto Sweet quando l’ho incontrato. Abbiamo parlato, ho capito che poteva aiutarmi a realizzare i miei sogni e ci siamo sposati.»
«S-sei la moglie di un demone?» chiese Michelle a bocca aperta.  
«Una delle mogli, a dire il vero. La maggior parte dei demoni non conoscono la monogamia» rispose Dana facendole l’occhiolino. «Comunque ho avuto i miei vantaggi nel sposarlo, questo aspetto è una conseguenza come il potere di usare la musica in maniera più ampia.»
«Non posso credere che tu lo abbia fatto.» Zec strinse le mani a pugno, guardava sua sorella, i suoi occhi verdi e provava sentimenti contrastanti. Era sollevato nel saperla viva e da quanto poteva constatare non traumatizzata dalla sua trasformazione. Però covava anche una rabbia sconfinata. Aveva preso le sue decisioni senza pensare alle conseguenze. «È una questione di potere? Ti ha convinto in questo modo il tuo marito demone da musical? Hai idea del prezzo della tua scelta?»
«Non c’è nessun prezzo, solo vantaggi.» Dana gli si avvicinò. «Essere un demone mi ha permesso di aiutare te e i tuoi amici con Moloch, ricordi? E posso fare molto di più.»
«Non voglio niente da te» le urlò contro Zec.
«Hai bisogno di tirare fuori quello che provi. In completa sincerità. Ti farà bene.» Dana schioccò le dita. «E il modo migliore è farlo con una canzone.»
Zec e tutti gli altri, udirono risuonare nell’aula una base musicale. La riconobbe dalle prime note: (You drive me) Crazy di Britney Spears. Era strano perché era la canzone che aveva in testa in quel momento. E così realizzò cosa stava per fare. Cosa lei lo aveva spinto a fare.
Un coro dall’esterno intonò:

«Pazzo.»

Zec camminò all’indietro fino alla porta, la spalancò e si fermò nel mezzo del corridoio.
Le porte della altre aule si aprirono e ragazzi e professori uscirono dimenandosi a tempo di musica. Anche Betty, Donovan, Billy e Michelle lo raggiunsero ballando. Solo Dana rimase a osservarlo interessata, appoggiata allo stipite della porta.

«Sorella, sono preso da te
Ti voglio bene, che ci posso fare
Sorella, mi tiravi in ballo
Mettevi il mio mondo sottosopra e lo fai ancora
Ogni volta che pensavo a te
Il mio cuore perdeva un battito
Mi hai fatto impazzire
Non riuscivo a dormire
Preoccupato, pensando al peggio
Ohh… impazzire, ma ora è tutto a posto
Sorella, pensare a te mi ha tolto il sonno.»

I ragazzi e i professori ballerini si aprirono a ventaglio davanti a lui e Zec camminò verso Dana, fermandosi a un paio di spanne. Fissandola con astio cantò:

«Dimmi, ti sei divertita?
Essere l’unico pensiero che mi tormentava
Dimmi, non sono stato nei tuoi pensieri
Altrimenti non avresti calpestato il nostro legame
Ogni volta che pensavo a te
Il mio cuore perdeva un battito
Mi hai fatto impazzire
Non riuscivo a dormire
Preoccupato, pensando al peggio
Ohh… impazzire, ma ora è tutto a posto
Sorella, pensare a te mi ha tolto il sonno.»

Zec si ritrovò a ballare controvoglia con gli altri partecipanti. Aveva espresso apertamente l’angoscia che aveva provato per tutti quei mesi e si sentiva uno stupido nell’averlo fatto ballando e cantando come la scimmietta ammaestrata di Dana.
Continuava a manipolarlo, usava l’affetto che provava per lei per monopolizzare la sua vita, non lo sopportava più.
Il coro disse:

«Mi hai fatto impazzire.
Ohh cantalo
Pazzo.»

Infuriato e umiliato, mentre rientrava nei ranghi dei ballerini, Zec urlò:

«Stop!»

La musica si fermò di colpo.
Ragazzi e professori si fissarono instupiditi, come se non capissero quella pausa mentre il loro numero non era ancora finito.
Zec guardò gli occhi verdi di Dana e con sorpresa vi lesse all’interno meraviglia. Per quanto gli sembrasse inverosimile, sua sorella era davvero impreparata a quello che lui le aveva cantato, come se non si aspettasse che quelli fossero i suoi sentimenti nel periodo dalla sua scomparsa fino a oggi.
«È assurdo» disse Zec in un sussurro. Come poteva non aver mai pensato al dolore che aveva procurato? Senza guardare nessun altro volto, si girò verso sinistra e corse contro una delle porte anti panico che davano sul cortile.
Zec uscì prima che qualcuno potesse notare che stava per mettersi a piangere.


                                            Continua…?

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