lunedì 9 novembre 2015

Recearticolo - Scream (serie tv) Stagione 1

Prima di iniziare a leggere avviso tutti che potrebbero esserci degli spoiler, quindi chi non ha ancora visto la prima stagione della serie e non vuole rischiare di rovinarsi la sorpresa, è meglio che non prosegua.
Per tutti gli altri, iniziamo.
È giusto precisare che il progetto di una serie tv tratta dalla serie cinematografica Scream mi lasciò un po’ perplesso fin da quando ne sentii parlare un anno fa, pur con un pizzico di eccitamento da nerd e un po’ di curiosità, ero anche molto scettico su quel che sarebbe stato il prodotto finale. Il motivo non è difficile da indovinare: come ogni fan che si rispetti di un’opera originale, non credi che un adattamento/rivisitazione possa reggere il confronto. Per fortuna però, posso dire di essere rimasto soddisfatto.
Per chi era adolescente negli anni 90, Scream ha rappresentato l’icona della rinascita del genere teen-horror-slasher che sia in quegli anni, che anche più avanti, diede il via a un gran numero di  titoli che non sempre hanno saputo reggere il confronto con il capostipite.
Bisogna anche ammettere che l’idea di un serial killer coperto da una maschera non era proprio un’idea mai esplorata (film come Halloween e Venerdì 13 sono stati i più famosi apripista), ma Scream ha avuto il merito di non prendersi troppo sul serio e saper giocare con gli spettatori inserendo un sottotesto di meta fiction in cui i personaggi dei film sottolineavano e svisceravano i punti forti, deboli ed essenziali del genere, arrivando a volte anche a stravolgere le regole.
Ed ecco la vera sfida: riprodurre questa miscela di elementi in una produzione seriale che non si esaurisce in 90-100 minuti, ma deve continuare di settimana in settimana e possibilmente poi in stagione dopo stagione, senza annoiare o diventare troppo pesante e autoreferenziale, mantenendo vivo l’interesse e tenendo conto che non c’è solo un intero genere con cui confrontarsi, ma anche la stessa saga su cui la serie è basata.
Il banco di prova è sicuramente la sequenza iniziale, un marchio di fabbrica di Scream, che deve rapportarsi con un pubblico diverso rispetto a quello del 1996 (anno di uscita del primo film della serie), più smaliziato, social e tecnologicamente avanzato, a cui non basta un maniaco telefonico per essere spaventati o incuriositi. Così, pur porgendo giustamente omaggio a Drew Barrymore vittima iniziale di Scream (e a Heather Graham sua copia in Squartati il film nel film), la serie tv riesce a darci una prima vittima eccellente con Nina Patterson (interpretata da Bella Thorne) una ricca sociopatica e manipolatrice, che pur con tutta la sua sicurezza e acidità, cade nelle grinfie del nuovo Ghostface (questo il nome dato non ufficialmente al serial killer nei film, ma non ancora nella serie) tra urla e inseguimenti, in maniera se non particolarmente originale, almeno efficace e senza scopiazzare il film.
Il secondo punto fondamentale è che Scream tratta una storia di famiglia. I vari psicopatici che si alternano nei tre film sotto la maschera del killer (o almeno uno per pellicola) hanno un forte risentimento verso la protagonista Sidney Prescott (interpretata da Neve Campbell)  per colpa di sua madre, personaggio già morto prima degli eventi del primo film, ma che con le sue azioni si è lasciata alle spalle una scia di nemici, mentre il padre della protagonista ricopre un ruolo quasi marginale, per lo più assente e all’oscuro del vissuto della moglie.
La serie doveva mantenere intatta questa caratteristica, senza però renderla ovvia e scontata e penso che ci sia riuscita. Prima di tutto non ha reso orfana la nostra protagonista Emma Duvall (interpretata da Willa Fitzgerald), affiancandole la madre Maggie (interpretata da Tracy Middendorf ) con un passato segreto alle spalle pronto a portar guai, ma in buoni rapporti con la figlia e un padre, Kevin Duvall (interpretato da Tom Everett Scott) che seppur assente, è vivo e a sua volta legato al passato del killer.
Così facendo gli ideatori della serie tv hanno mantenuto il principio “paghi le colpe della tua famiglia”, non solo discostandosi abbastanza dai film in modo da non apparire ripetitivi, ma creando anche una vera mitologia dietro il serial killer, i suoi omicidi e motivazioni e tenendo aperta la porta a un possibile sviluppo su più livelli, essenziale per la lunga serialità.
Il terzo punto fondamentale sono i personaggi di contorno, gli amici della protagonista. Se nel primo film Sidney aveva Billy Loomis (Skeet Ulrich), Randy Meeks (Jamie Kennedy), Stu Macher (Matthew Lillard) e Tatum Riley (Rose McGowan),  personaggi che potevano essere potenziali vittime, ma anche possibili identità del killer, qui Emma ha un gruppo meno unito e più sfaccettato di compagni, ognuno con un suo interesse e motivazione per indossare la maschera del killer, anche grazie a una sottotrama legata all’omicidio di Nina, che a differenza del primo film non è una semplice vittima casuale, ma amica della protagonista e collegamento con i vari personaggi.
Sfruttando proprio l’impianto seriale a episodi, gli sceneggiatori sono riusciti anche e dare un background ai vari personaggi, delle proprie storyline e metterli al centro di tematiche attuali come il cyberbullismo, i rapporti lgbt, il pericolo di dipendere troppo dalla tecnologia e di come questa spesso privi della privacy per la fame di essere protagonisti dei social network. Inoltre sono proprio loro a lanciare e portare avanti il gioco delle varie meta-citazioni: Audrey Jensen (Bex Taylor-Klaus), Noah Foster (John Karna), Will Belmont (Connor Weil), Brooke Maddox (Carlson Young), Riley Marra (Brianne Tju), Jake Fitzgerald (Tom Maden) e Kieran Wilcox (Amadeus Serafini)  a turno comparano quello che sta succedendo nelle loro vite con film, libri e serie tv senza limitarsi al solo genere horror-slasher e accentuando anche alcuni aspetti inverosimili delle altre opere. Ecco quindi che oltre a snocciolare le varie possibilità e regole che un film horror-slasher ha in più rispetto a una serie tv dove sono difficili da mettere in pratica (e facendo così una sorta di autocritica), prendono in esame Pretty Little Liars, serie di romanzi poi diventata serie tv teen nel 2010, che di sicuro deve molto a un altro film teen-horror del 1997 come So cosa hai fatto per la sua struttura di segreti, bugie e misteriosi stalker; oppure si auto paragonano agli archetipi dei teenagers dei film teen-comedy anni 80 come The Breakfast Club, quasi a sottointendere che nella vita al liceo tutti recitino un ruolo che hanno scelto o è stato appiccicato loro addosso; fino a sottolineare come possa essere più o meno facile dover affrontare killer di origine non umana come in The Faculty altro film teen-horror del 1998 con contaminazioni e citazioni fantascientifiche.
Addirittura in alcuni casi, come nelle relazioni tra i personaggi, viene portato alla luce il costante bisogno nelle produzioni attuali di dover per forza mettere una componente rosa anche nel genere horror per catturare il pubblico femminile e come in certi casi questo risulti superfluo per il prodotto. Tuttavia la stessa serie tv Scream non rinuncia a creare i suoi intrecci amorosi, costruendo anche il triangolo tra i tre protagonisti Emma, Will e Kieran.
Un altro evidente segno di distinzione con la quadrilogia cinematografica è dato dai personaggi di Piper Shaw (Amelia Rose Blaire) e Clark Hudson (Jason Wiles), se vogliamo i corrispettivi di Gale Weathers (Courtney Cox) e Linus Riley (David Arquette), ma con un ruolo, uno sviluppo e infine un destino differente dai loro “doppi” cinematografici.
Infine merita una nota anche l’ambientazione della serie tv, che pur basandosi sulla regola della città inventata, si discosta lievemente da quella del franchise. Sarebbe stato più  facile ambientare tutto nella già nota Woodsboro dei film, per avvicinare i fan e poter creare legami futuri con i suoi personaggi, ma invece i creatori hanno preferito inscenare il drama nella fittizia Lakewood che possiede luoghi ben più lugubri e oscuri.
Alla fine i fan riconosceranno nella trama lunga dieci episodi diversi rimandi non solo al primo Scream, ma anche ai tre successivi, piccoli o grandi, ma comunque doverosi visto che il gioco è proprio quello di citare/omaggiare i precedenti del genere.

E in conclusione, a differenza dei film, la serie tv lascia alcune domande senza risposta proprio perché cambiando media, cambiano le regole e gli spettatori dovranno tornare per la seconda stagione e guardare cosa la nuova incarnazione di Scream riserva.