lunedì 5 ottobre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 9

9. Condivisione

«Smettila di tirarla verso di te» disse Betty seccata, serrando la presa sull’ascia dalla testa rossa.
«Non la sto tirando verso di me» rispose Michelle. «Sei tu che vuoi tenertela tutta per te.»
Betty la guardò di sbieco. Non si sentiva a suo agio ad averla come compagna di caccia. Anche se non c’erano molti paragoni visto che quella era la sua prima ufficiale caccia ai vampiri. «Se non ti vado bene, perché hai scelto di venire con me?»
«Non ho scelto te, ho scelto l’ascia» disse Michelle, fissandola seria. «Mi dà più sicurezza della metà a paletto.»
Betty sospirò. Camminando nel corridoio deserto che portava all’ingresso della scuola, non poté darle torto. Era ovvio che non fossero in sintonia. Non si erano mai parlate, l’aveva ignorata quando era stata più volte presa di mira in mensa e non era mai stata ben disposta da quando si era formato il loro gruppo.
«Ti guarderò le spalle, se è questo che ti preoccupa» le disse gentilmente. «Puoi stare tranquilla e concentrarti per accendere la telecinesi.»
Michelle le lanciò un’occhiataccia. «Non  sono un elettrodomestico. Non credi che se sapessi come fare, avrei già assunto l’aspetto di Dark Willow
Betty si trattenne dal risponderle sgarbatamente a sua volta. «Ok, cercavo solo di rendermi utile.»
«Non farlo. Quelle come te e quelle come me non sono fatte per il lavoro di coppia.»
«Che vuol dire?»
Michelle si bloccò in mezzo al corridoio, obbligandola a fare lo stesso. «Guardati. Sei magra, non pelle e ossa ma quasi. Sì, porti gli occhiali, ma non hai problemi a farti vedere in giro. Non potrai mai capire come mi sento io.»
«Allora prova a spiegarmelo.»
«Perché? Così diventiamo migliori amiche per sempre?»
Betty non si trattenne più. «Non riesci a non fare la stronza per due minuti? Vuoi sapere la realtà: anche io sono sola. Forse non vengo derisa ogni volta che entro in una stanza, ma so cosa vuol dire sentirsi fuori posto. E non lo uso come scusa per attaccare chi cerca di essere gentile con me.»
L’ascia della Falce vibrò nelle loro mani.
Entrambe si guardarono sorprese.
«Dobbiamo preoccuparci, vero?» chiese Michelle.
Betty annuì. «Significa che sono qui vicine. Tieni gli occhi aperti e…»
Ricevette una spinta violenta che le mozzò il fiato e la buttò in avanti, facendole scivolare la mano dall’arma. L’aggressore misterioso la rivoltò a schiena a terra e le fermò il corpo sotto il suo. Betty si riprese e dalle lenti scese troppo sul naso, intravide il volto arcigno di Alice che incombeva su di lei.
«Cavoli quanto siete rumorose!» disse la vampira dai capelli corti e neri. «I tuoi discorsi melensi mi hanno fatto venire ancora più voglia di ucciderti.»
Betty la ignorò. «Colpiscila, Michelle!»
Michelle si mosse incerta, ma una figura dai capelli biondi le si parò davanti.
«Non provarci neanche» disse Caroline. «Non puoi competere con noi e poi sei il piatto forte del menù.»
Alice ghignò.
«Non darle retta» insistette Betty. «Hai la Falce, sei più forte. Usala!»
L’espressione sul volto di Michelle cambiò. Non era più insicura. Strinse le dita intorno all’impugnatura dell’arma e nei suoi occhi Betty riconobbe la determinazione che la Falce trasmetteva. Si lanciò contro Caroline, che però sfoderò l’agilità della sua nuova condizione e spostandosi dietro di lei, la schivò senza fatica. Michelle colpì il vuoto e cadde in ginocchio, piantando la lama nel pavimento.
Le due vampire scoppiarono a ridere.      
«Patetica, come sempre.» Alice tornò a guardarla con il volto sfigurato dai tratti da vampiro. «Se lei è la tua miglior chance di batterci, sei già morta. Anzi, avevi più possibilità da sola.»
«Non dirmi che ti aspettavi qualcosa di diverso da questa grassona» continuò Caroline. Afferrò poi la spalla di Michelle. «E ora in piedi. Ho voglia di dare un morso al mio Big Mac.»
Bloccata a terra, Betty ruotò il volto di lato e osservò l’espressione della compagna, in ginocchio poco distante, mutare ancora. Non impugnava più la Falce e nuove emozioni stavano emergendo. Le riconobbe non appena le vene nere comparvero sulla fronte e i capelli rossicci si tinsero di scuro. Dolore. Rabbia.
Michelle si girò di scatto e sibilò: «Sei morta, stronza.» Alzò la mano sinistra e con quel singolo movimento scaraventò Caroline contro il muro alla sua destra. «Mi hai affibbiato un nomignolo per l’ultima volta.»
Caroline cercò di scappare, ma Michelle la trattenne con il suo potere, piegando semplicemente le dita come ad arpionare l’aria. Camminò quindi verso di lei, con andatura pacata, si stava godendo il momento.
Alice era rapita dalla scena e fissava l’ex-vittima che ancora una volta si rivoltava contro le sue persecutrici. Betty provò ad approfittarne per scansarsela di dosso, ma anche se distratta, rimaneva più forte. Premere con insistenza i pugni contro il suo petto e scalciare, ebbero solo l’effetto di riportare l’attenzione su di lei.
«Non pensare di cavartela» le intimò. «Caroline è così stupida da farsi uccidere, ma io mi nutrirò e scapperò.» Alice calò il volto sul suo collo, la morse con i canini  e succhiò avidamente.  
«Michelle!» urlò Betty in un misto di dolore e paura. La vide girarsi di scatto a  guardarla,  alzare il braccio destro e sentì il sollievo del suo copro che si liberava del peso di Alice, sollevata dalla forza invisibile fino a sbattere contro il soffitto.
Michelle le chiese: «Ce la fai da sola?»
Betty si rimise in piedi, tamponandosi il sangue che colava dalla ferita. «Sì, la sistemo e sono da te.»
«Non serve.» Michelle abbassò il braccio destro e Alice piombò in picchiata contro il pavimento.
Betty corse a recuperare l’ascia. Tirò con forza e la estrasse dalle mattonelle scalfite. Guardò intorno e si accorse che Alice era già in piedi e le correva incontro. Non ebbe esitazioni. Impugnò con entrambe le mani il manico della Falce, la paura e il dolore svanirono e  tornò la certezza di essere forte abbastanza per batterla. Sferrò la lama contro la testa della vampira e la decapitò con un colpo netto.
Non appena la testa di Alice rotolò a terra, il suo corpo si dissolse in un cumulo di polvere.
Betty tornò a guardare Michelle e ne fu inorridita. Con il palmo sinistro aperto, teneva Caroline premuta contro il muro, mentre con la mano destra le infliggeva dei graffi sul volto e  sul corpo che si chiudevano diventando delle cicatrici. Non si stava difendendo da un vampiro, si stava vendicando di un bullo.
La raggiunse e la prese per il braccio che usava come una lama. «Basta, non così.»
Michelle aveva uno sguardo sadico. «Perché? Credi mi avrebbe trattato diversamente? La sto ferendo quanto ha ferito me ogni giorno.»
«Tu sei migliore di lei» disse Betty e le porse la metà della Falce. «Eliminala, non perché è divertente farlo, ma perché è un vampiro e non hai altra scelta.»
Michelle osservò l’ascia e dopo un attimo di esitazione, la prese.  
Betty notò che anche se i segni del risveglio del potere telecinetico erano ancora visibili sul suo volto, il tocco della Falce fece scomparire dagli occhi della compagna l’aria perversa e le restituì un’espressione ragionevole.
«Basta sofferenza» fece Betty.
Michelle alzò l’ascia con entrambe le mani. «Hai ragione.» La calò contro il collo di Caroline ancora tramortita e le staccò la testa, riducendola in polvere.
«Andiamo, gli altri possono aver bisogno di noi» disse Betty.
Michelle annuì e le allungò l’ascia. «Io… ecco… mi dispiace per prima e… grazie.» 
Betty scosse la testa. «Siamo una squadra, non devi ringraziarmi.» Le posò la mano sul braccio con cui le voleva restituire l’arma e lo abbassò. «Tienila tu. So che se ne avrò bisogno, me la cederai.»
Michelle sorrise, le vene scure svanirono e i capelli tornarono dello stesso rosso che colorò anche le sue guance.

In piedi, nascosto dietro la porta della caffetteria, Billy strinse con la mano sinistra il  paletto che gli aveva lasciato Donovan, l’altro era infilato nei pantaloni, pronto a essere estratto. Il dolore al polso destro era insopportabile, più di quanto aveva ammesso con gli altri e cominciava a temere di non aver preso le decisioni giuste.
Mandare i suoi nuovi amici a caccia dei quattro bulli vampiri gli era parsa la soluzione migliore. Erano fan come lui di Buffy e questo lo considerava sufficiente come attestato delle loro capacità. Aspettando il loro ritorno però, era stato assalito dai dubbi. Forse veder eliminare i vampiri in televisione non bastava per riuscire a farlo per davvero. Potevano restare feriti, o peggio uccisi. E anche i vampiri potevano avere un loro piano. Invece che aspettare di venire cacciati, usare il loro istinto di predatori, tornare indietro e sapendolo solo e privo della Falce, tendergli un agguato.
Billy era certo che non se la sarebbe cavata una seconda volta.
Udì un rumore in lontananza. Si concentrò sul suono. Passi. Trattenne il respiro. Sbirciò le ombre dalla fessura tra la porta e il muro e quando furono prossime a entrare, balzò sull’uscio brandendo il paletto.
«Wow! Calma amico, siamo noi» disse Donovan, evitando l’arma.
«Meno male, cominciavo a preoccuparmi» ammise Billy.
«Hai un faccia…» fece Zec. Era tornato al suo solito aspetto, niente vene nere e capelli scuri. «Vieni, ti portiamo in ospedale per medicarti.»
«No, potrebbero fare domande.»
«Non hai altra scelta» disse Michelle, sbucando all’entrata della caffetteria con Betty accanto. «A meno che tu non guarisca come una vera Cacciatrice.»
Billy scosse la testa sconsolato. «Purtroppo no. Resta il problema di cosa inventarmi.»
«Useremo l’aggressione fuori dal Bronze Dust come storia di copertura» intervenne Betty. «Ci hanno visto portare dentro il ragazzo e abbiamo chiesto di chiamare un’ambulanza. Diremo che hai voluto fare l’eroe, hai rincorso gli aggressori e sei rimasto ferito.»
«Mi sembra una buona idea» concordò Zec.
Billy acconsentì e facendosi aiutare, uscì con i quattro compagni dalla finestra della stanza, lasciando la scuola.
Dopo aver sorpassato il cancello, Donovan disse: «Aspettate, non possiamo farci vedere con questa.» Agitò il paletto e indicò l’altra metà della Falce in mano a Michelle.
«Riunitela e poi uno di voi la terrà in custodia» rispose Billy. «E non dovrà venire in ospedale, daremmo troppo nell’occhio.»
«Se a voi va bene, posso tenerla io» disse Michelle. Si avvicinò con il manico dell’ascia al paletto in mano a Donovan e la Falce ritornò integra senza fatica. «Pensavo che presto qualcuno si domanderà che fine hanno fatto Caroline e gli altri. Cosa diremo?»
«Mentiremo» rispose Billy. «Manterremo la versione di averli visti l’ultima volta al locale. Nessuno potrà più trovare loro tracce.»
«Resta comunque la questione Sunday da risolvere» continuò Betty. «È  ancora là fuori a fare danni ed è in cima alla lista delle assurdità che stanno capitando.»
«Già, fino ad ora non avevamo incontrato un vero e  proprio personaggio della serie» concordò Donovan.
Zec si voltò a guardarlo. «Billy, sei d’accordo con noi che in qualche modo quello che accade è legato a Buffy The Vampire Salyer
Billy annuì. «Sì, è l’unico elemento comune. Ma non saprei come e dove trovare le risposte che cerchiamo.»
Michelle si fece avanti. «Forse ho io un’idea. Ma è stata una serata pesante. Venite domani pomeriggio a casa mia e ve la mostro.»

                                                      Continua…?

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