lunedì 24 agosto 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 6


6. Mai Più Vittime

Seduto a un tavolo del Bronze Dust, Zec giocherellava con il telefono recuperato negli scatoloni dell’auditorium. Continuava a rigirarselo nelle mani, lo teneva spento, era un giorno intero che lo fissava indeciso cosa farne. Si continuava a domandare come fosse arrivato fino a lui e se la persona che pensava glielo avesse fatto avere, fosse realmente chi credeva.
«Ciao, ero convinta di essere la prima ad arrivare.»
La voce di Betty lo riscosse dai suoi pensieri e alzò il volto. «Ciao, ero un po’ in anticipo sull’orario che ci eravamo dati… così ho preso un tavolo.»
Betty sorrise. «Hai fatto bene.» Si sedette al suo fianco e attraverso le lenti degli occhiali fissò il cellulare che si passava da una mano all’altra. «Posso farti una domanda?»
Zec annuì.
«Ieri hai letteralmente cambiato faccia quando hai letto il messaggio, hai riconosciuto la persona che lo ha mandato?»
Zec si morse il labbro inferiore. Era pessimo nel mascherare ciò che gli passava per la testa. «Non ne sono sicuro. Potrebbe essere qualcuno che sto cercando.»
«E invece ha trovato te» continuò Betty. «Non è comunque quello che vuoi?»
«Sì, ma…» Zec non sapeva se fosse il caso di raccontare la sua storia a qualcuno che fino a una settimana prima lo aiutava solo a svuotare le provette durante la lezione di chimica. «Se fosse davvero questa persona, come ha fatto a farmi arrivare questo cellulare proprio nel momento del bisogno? E perché sapeva con certezza come distruggere un demone?»
«Perché non accendi il cellulare e provi a vedere se ti ha contattato?» propose Betty. «Magari è l’occasione per fare a lei o a lui queste domande.»
«Ho paura delle risposte» rispose pentendosi della sua sincerità. «Ti sembrerò stupido.»
Betty scosse la testa. «Niente affatto. Dopo tutte le stramberie degli ultimi giorni è normale. Saresti pazzo a non temerle.»
Zec sorrise a sua volta. «Grazie.»
«In realtà, voglio anche io delle risposte» ammise lei. «Voglio capire cosa diavolo sta succedendo: se il mondo è impazzito o lo siamo solo noi. E tu ora penserai che sono un’egoista impicciona.»
«No» si affrettò a rispondere Zec. «È giusto, anche io voglio vederci chiaro. Però… se quello che scoprissimo fosse peggio del non sapere?»
Betty gli mise gentilmente la mano destra sulla sua. «Lo affronteremo insieme. Ce la caviamo bene in gruppo.»
Zec sorrise di nuovo, poi sentì dei passi alle sue spalle e delle risatine a cui era già abituato.
«Guarda, guarda, il nostro frocetto ha una nuova amichetta.»
La voce tagliente di Stefan era inconfondibile e come Zec sia spettava, al suo fianco c’era Simon, la vera sorpresa fu trovarli in compagnia di Alice e Caroline.
«Sei sicuro che sia una ragazza?» domandò acida Caroline. «Forse stanno insieme perché lei assomiglia più a un maschio.»
Zec li guardò perplesso. Non si meravigliò delle offese, ma non ricordava di essere mai stato nel mirino di Alice e Caroline, né che lo fosse Betty. E ancora di più si chiese come quei quattro tornassero a rivolgersi a loro tanto spavaldi, dopo quello che era successo due giorni prima.
«Siete scemi o masochisti?» domandò Betty senza scomporsi. «Non vi è bastata la lezione dell’altra volta?»
Simon si piegò in avanti, guardandola attraverso gli occhiali. «Forse vogliamo un altro round.»
«Bene, io ci sto» disse Donovan, spuntando alle spalle e avanzando verso di loro. «Tu che ne dici?»
Michelle si fece avanti da dietro la sua schiena e rispose: «A me sta bene. Questo posto mi sembra l’ideale.»
I quattro bulli li guardarono sottecchi. Sorrisero con scherno e si allontanarono senza rispondere.
Osservandoli sparire tra gli altri clienti, Zec disse: «Non vi sono sembrati diversi, strani?»
Donovan spostò la sedia accanto a Betty. «È strano che vengano a cercar guai dopo che hanno visto cosa sapete fare.»
«Quelli come loro non cambiano mai» fece Betty.
«Avete notizie di Billy?» cambiò discorso Michelle.
Zec e gli altri scossero la testa.
«Allora intanto vado a prendere delle patatine.»

Due piatti di patatine più tardi, Zec cominciava a dubitare che Billy si sarebbe presentato all’appuntamento. «Non aveva detto un’ora precisa, giusto?»
«No» rispose Donovan.
«Siamo sicuri che verrà?» chiese apertamente Michelle, strisciando il polpastrello dell’indice destro sui residui di sale nel piatto.
«Lo farà.» Betty sembrava convinta della sua affermazione.
«E come lo sai con certezza? Potrebbe averci preso in giro» replicò Donovan. «Non abbiamo nessuna notizia su di lui. Per quanto ne sappiamo, a quest’ora potrebbe essere scappato dalla città.»
«E perché dovrebbe farlo?» domandò Zec aggrottando la fronte.
Donovan lo fissò come se fosse un ingenuo. «Magari è un balordo, uno psicopatico, perfino un serial killer.»
«Non sono un serial killer» rispose Billy. «E grazie per la stima che hai di me.» Prese uno sgabello dal tavolo accanto e lo posizionò a capotavola.
Zec lo osservò ammirando il suo modo di entrare in scena. Riusciva a sorprenderli ogni volta ed era carino con quell’atteggiamento sicuro e deciso, ma non eccessivo.
«È tutto a posto?» gli domandò Billy.
Zec arrossì, rendendosi conto di essere rimasto a fissarlo mentre si sedeva. «Sì, certo» rispose, distogliendo lo sguardo.
«Sei pronto a parlare?» fece Michelle squadrandolo.
«Cosa volte sapere di preciso?» chiese Billy.
«Cos’è questa storia dell’Ammazzavampiri?» iniziò Betty. «Perché ti definisci così?»
Billy si voltò a fissarla. «Vi sarete accorti che da settimane accadono eventi particolari. Quelli in cui ci siamo incontrati sono solo gli ultimi a cui ho assistito. La prima volta che ho avvertito il male è successo senza preavviso, mentre ero al cimitero e un vampiro appena sorto mi ha attaccato. Non sapevo cosa fare, ma avevo guardato e riguardato in Tv Buffy un sacco di volte e ho agito d’istinto. Essendo sopravvissuto al mio primo incontro con un vero vampiro, ho deciso di autonominarmi Ammazzavampiri.»
«Che ci facevi in un cimitero?» domandò Donovan diffidente.
«Secondo te?» replicò Billy. «Ero andato a trovare i miei genitori. Sono morti entrambi un anno fa, prima delle stramberie.»
«Quindi tu… vivi da solo…» si rese conto Michelle.
«Già. Sono un minorenne emancipato. E per la cronaca, non avete trovato dati su di me a scuola perché fino alla morte dei miei genitori ero istruito a casa. Dopo, essendo in una situazione particolare, il preside ha preferito tenere un fascicolo solo cartaceo che mi riguarda. Per evitare che altri studenti impiccioni invadessero la mia privacy.»
Zec e gli altri rimasero zitti. Di sciuro nessuno di loro era fiero di quello che avevano fatto e pensato.
Billy abbozzò un sorriso. «Che c’è? Sembrate delusi. Non era la storia che vi aspettavate di sentire su di me?»
«No, solo che…» cercò di rimediare Zec. «Ecco speravo, cioè speravamo che tu avessi qualche spiegazione in più sull’origine di questi fatti.»
«Sì, eravamo convinti che ci avresti chiarito come mai ci sembra di vivere in una serie tv» gli diede man forte Betty.
«No, ne so quanto voi. Però…» Billy si girò di scatto.
Seguendo il suo sguardo, Zec vide che fissava Stefan, Simon, Alice e Caroline in piedi al bancone, ridere intorno a un ragazzo che abbassava lo sguardo mortificato.
«Che ti prende?» domandò Donovan.
«Quei tizi, c’è qualcosa di malvagio in loro.»
«L’hai già detto a scuola che avverti il male» ricordò Michelle.
«Ma adesso è diverso.» Billy saltò giù dallo sgabello. «Devo andare ad accertarmi che sia tutto a posto.»
Zec balzò in piedi. «Veniamo con te.»
«Giusto» disse Betty imitandolo.
«Perché?» domandò Billy.
«Vogliamo dare una mano» rispose Michelle.
«Io ne farei anche a meno» replicò Donovan.
Zec  lo guardò di sbieco. «In gruppo siamo più forti.»
Billy li scrutò incerto. «Non è un gioco. Per quanto assurdo, tutto ciò che sta accadendo è reale. Se vi fate male, non è un trucco di scena.»
«Lo sappiamo» rispose impettita Betty.
Donovan si alzò in piedi a sua volta. «E visto come ti sei addestrato, abbiamo la stessa preparazione.»
«Ok, venite.» Billy si girò verso il bancone nuovamente e lo trovò vuoto. «Dove sono andati?»
Michelle si alzò e guardò gli altri tavoli occupati dai ragazzi nel locale. «Forse sono usciti.»
«Muoviamoci, ho un brutto presentimento.» Billy corse verso l’uscita.
Zec e i compagni lo seguirono, lui condivideva la sua sensazione e una volta all’aperto ebbero la conferma.
Il ragazzo che i quattro stavano deridendo era accasciato contro una siepe, dando loro le spalle, ma non sembrava in buone condizioni.
Billy fu il primo ad avvicinarlo. Gli posò una mano sula spalla e l’altro gli cadde tra le braccia. «Che ti prende?»
Il ragazzo aveva gli occhi socchiusi e quattro fori agli angoli del collo, ancora sporchi di sangue. «Mi sono venuti addosso… non capivo… mi hanno morso…»
«Vado a chiedere aiuto» disse Donovan rientrando al Bronze Dust.
Michelle strattonò il braccio a  Zec. «Quei segni sul collo… loro sono…»
«Sì» rispose Zec. «Vampiri.»
«Com’è possibile? Fino a due giorni fa erano normali e… vivi» disse Betty.
«Qualcuno li ha trasformati» replicò Billy. «Bisogna ucciderli, prima che facciano guai più seri e trovare chi li ha trasformati e sbarazzarcene.»
Donovan tornò da loro. «Portiamolo dentro, hanno chiamato un’ambulanza.»
«Non posso aspettare i soccorsi» disse Billy mentre aiutava il ragazzo a rimettersi in piedi.
Betty lo prese per il lato destro e lo aiutò a rientrare nel locale. Insieme a Billy lo fecero sedere su una sedia, mentre una cameriera si avvicinava con un bicchiere d’acqua.
Zec e gli altri tornarono all’esterno. «Qual è il piano?»
«Bisogna dar loro la caccia. Prima però devo tornare a scuola. Nello stanzino del bidello al pian terreno,dietro un pannello removibile del soffitto tengo la maggior parte del mio arsenale: paletti, croci acqua santa» spiegò Billy. «In casa farebbero insospettire quelli dei servizi sociali durante le visite di controllo.»
«Noi cosa possiamo fare?» domandò Betty.
«Se volete ancora aiutarmi, dovrete venire con me e armarvi.»
I quattro ragazzi si guardarono in volto. Poi Zec disse: «Siamo con te.»

A Zec fu subito chiaro che non era la prima volta che Billy si introduceva di notte a  scuola, vedendo la sicurezza con cui si muoveva nel scavalcare il cancello e li guidava verso la finestra della caffetteria, spalancandola senza bisogno di rompere il vetro o innescando allarmi.
«La lasciano sempre aperta» raccontò, mentre aiutava Zec a scavalcare il davanzale, illuminato dai lampioni esterni. «Non so se è negligenza o estrema fiducia.»
«A ogni modo è utile» commentò Zec. Allungò il braccio per far appoggiare Michelle, che era quella più in difficoltà nelle varie manovre. «Giusto per sapere, ti hanno mai beccato?»
«No. Ma ero silenzioso e veloce.»
«Vuol dire che noi siamo lenti e rumorosi?» chiese Michelle, scavalcando il davanzale con l’affanno.
«Tu non passi certo inosservata» replicò Donovan, infilandosi dopo di lei.
«Smettila di fare lo stronzo» lo rimproverò Betty, entrando per ultima.
«Ragazzi! Cosa non vi è chiaro di “silenzioso e veloce”?» fece Billy serio.
Zec e gli amici ammutolirono.
Billy avanzò guardingo, uscendo dalla zona della caffetteria e loro gli stettero dietro, camminando in punta di piedi e stando attenti nel muoversi nella penombra. Si immisero nel corridoio, diretti allo stanzino del bidello.
Avevano appena superato le porte dei bagni, quando le lampade al neon sul soffitto si accesero, illuminando l’intero pian terreno.
Infondo al corridoio, quattro figure avanzarono a passo lento.
«Sono loro» disse Donovan. «Che ci fanno qui?»
«Pensavate di essere gli unici a saper cogliere di sorpresa?» domandò sorridendo Alice.
«Intrufolarsi di notte a scuola» disse Stefan scuotendo la testa. «Poi dicono che siamo noi i cattivi soggetti.»
«E non sanno cosa siamo ora» continuò Simon ridendo.
«Noi lo sappiamo» rispose Betty.
I quattro si fermarono a una decina di passi da loro.
«In questo caso…» il volto di Caroline si deformò, la fronte si riempì di rughe, gli occhi si rimpicciolirono e le iridi si tinsero di giallo. Dalle labbra aperte in una smorfia, spuntarono in bella vista i canini appuntiti. «… addio effetto sorpresa.»
Zec trasalì e lo stessero fecero gli altri, mentre Simon, Stefan e Alice subivano la stessa trasfigurazione. Anche se preparati ne furono comunque sconvolti.
Billy, al contrario, corse in avanti e spalancò la porta sulla parete sinistra. «Entrate, svelti!»
I quattro bulli scattarono in avanti, nello stesso istante in cui Betty, Michelle, Donovan e Zec si lanciavano dentro lo stanzino del bidello.
Billy diede un pugno a Simon, troppo vicino, facendolo arretrare.
«Sbrigati, Billy» urlò Zec, porgendogli la mano.  
Billy l’afferrò, ma Stefan e Caroline lo presero per le spalle, trascinandolo fuori.
Alice si parò davanti alla porta. «Il vostro amico è atteso altrove.» Chiuse loro la porta in faccia e ruppe la maniglia, bloccandoli all’interno.
Zec picchiò i pugni contro il metallo. «Billy! Cosa volete da lui?» In risposta udì solo delle risatine il lontananza e poi un completo e spaventoso silenzio.
Donovan gli andò al fianco e picchiò a sua volta i pugni. «Ehi! Che volete fare?»
Nessun suono.
«Siamo in trappola» piagnucolò Michelle. «Prima uccideranno Billy e poi noi.»
«No, potevano farlo subito, devono avere un qualche piano» disse Betty. «Alice ha detto che lo volevano altrove. Forse lo portano da chi li ha trasformati.»
Donovan tornò nel centro dello stanzino, diviso dagli scaffali contenenti candeggina, secchi e prodotti per le pulizie. «Siamo comunque loro prigionieri e indifesi.»
Zec si voltò e guardò il soffitto. «Ti sbagli.» Prese un secchio e girandolo al contrario, salì sulla base. Tastò i vari pannelli sopra di lui finché uno non si smosse e sul pavimento cadde un sacco della spazzatura. Scese e lo aprì, mostrando a tutti il contenuto: le armi di Billy. Afferrò un paletto e disse: «Possiamo combattere. Dimostriamo a quei bulli vampiri che non saremo mai più delle vittime.»


                                                Continua…?   

2 commenti:

Lady Red Moon ha detto...

Waaa ora mi strapperò i capelli aspettando il prossimo capitolo. Questo non ha una cadenza regolare giusto? Penso dovresti dirmi quando pubblicherai il prossimo altrimenti o le mie unghie o i miei capelli faranno una brutta fine. Capitolo spettacolare come sempre ma come faceva Zac a sapere dov'erano le armi?Mi sono persa qualche pezzo?

Ezio ha detto...

Ciao Lady Red Moon!
Sono contento che la storia continui ad appassionarti! Per la cadenza cercherò di mantenere il lunedì, ma non sarà ogni settimana, ogni tanto passa a controllare ;)
Rileggi il pezzo di storia in cui i ragazzi sono fuori dal locale, Billy spiega in quel punto come trovare le armi :)
Grazie mille per i complimenti :)