mercoledì 4 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 21

Ben sgranò gli occhi, poi senza timore, sparò due colpi, facendo dissolvere i gemelli di dieci anni attraversati dai proiettili.
Alle sue spalle, Emma si buttò tra le baraccia di Christian che la strinse forte a sé, con fare protettivo.
Il dottor Rivas si voltò per controllare i suoi prigionieri ed Ezra e Clarissa riapparvero, frapponendosi tra lui e i loro fratellastri.
«Andatevene!» urlò Ben. Rivedendoli davanti a sé perse la calma. Ansimò tutto sudato, senza più il controllo di se stesso. «Sparite! Tornatevene all’Inferno!»
«Non farai più del male a nessuno» esordì Ezra.
«Puniremo solo te per il dolore che ci hai dato» continuò Clarissa.
L’uomo puntò nuovamente la pistola contro i due spettri, ma prima che potesse piegare il dito sul grilletto, questa gli fu strappata di mano da una forza invisibile. L’arma volò all’indietro e finì in acqua, affondando rapidamente.
Ben arretrò di un passo, ma non c’era abbastanza spazio per scappare. «Basta. Mi dispiace. Non volevo» piagnucolò.
Ezra e Clarissa avanzarono. Ognuno afferrò una gamba del padre e la strinse con entrambe le braccia.
«È troppo tardi» disse Clarissa.
«Ora starai con noi per sempre» sentenziò Ezra.
I corpi dei due bambini si sciolsero, diventando acqua scura, sporca, che ribolliva di una schiuma grigia. Ben provò a divincolarsi, ma quella sostanza melmosa era come cemento. Si avviluppò sulle sue gambe e lo imprigionò, bloccandole da sotto il ginocchio fino ai piedi.
I corpi ormai liquefatti dei bambini riempirono in breve la barca, la melma emise bolle in continuazione e l’aumento di peso la portarono a inabissarsi lentamente. Ben guardò supplichevole i due ragazzi che aveva minacciato fino a pochi attimi prima. «Aiutatemi! Vi prego!»
Christian lo ignorò. Si alzò in piedi e tirò su la sorella. «Prendi un respiro» le urlò. Fece lo stesso e poi si lanciò con lei in mare.
L’acqua gelida li spinse a riemergere velocemente, districandosi tra le onde violente, Emma e Christian osservarono Ben affondare, ancorato suo malgrado alla misera imbarcazione mentre urlava a squarciagola.
«Ezra! Clarissa!» chiamò l’uomo. Il suo tono era pieno di angoscia. La barca era già sparita sotto i flutti e lo stesso accadde a lui, gorgogliando terrorizzato.
Catturati da quella scena tragica, ma per certi versi liberatoria, i due ragazzi furono travolti dalla potenza del mare, che li trascinò negli abissi senza possibilità di replica.
Sprofondando mano nella mano, Emma e Christian udirono voci familiari e osservarono delle scene prendere forma nella trasparenza tremolante dell’acqua.

“Era una giornata di sole, quello caldo di piena estate.”
“Era l’ora più calda del giorno, la mamma era addormentata sotto l’ombrellone e noi fermi sulla riva.”
“Non potevamo entrare in acqua senza il suo permesso.”
“Ci controllava sempre quando andavamo a fare il bagno.”
“Ci annoiavamo, così cantammo la filastrocca della buona notte.”
“Due pesciolini nuotano felici. Sotto le onde veloci si rifugiano. Sotto il mare sorprese troveranno. Tra i flutti altri pesci incontreranno. Giù, giù, giù, le bolle vanno su.”
“Il signore bello e strano arrivò in quel momento. Dietro la schiena teneva un canotto con la mano destra.”
“Era un canotto di quelli grandi, in cui si  può salire in tre, o anche in quattro.”
“Giallo e Verde.”
“La mamma ci aveva presentato a quell’uomo. Era un suo vecchio amico e si chiamava Ben. Aveva detto che conosceva anche lui la filastrocca, ma molti non sapevano il finale. Ci ha chiesto se volevamo impararla.”
“Il suo canotto era bellissimo, la mamma non voleva comprarcelo. Diceva che non poteva guardarci se ci allontanavamo con quello, era pericoloso e noi eravamo troppo piccoli.”
“Lui ci disse che potevamo andare a fare il bagno insieme. Rispondemmo che la mamma non ci aveva dato il permesso, dovevamo aspettare che si svegliasse. Lui però disse che non c’era problema. Le aveva chiesto lui di portarci in acqua prima che si addormentasse, così non era come disubbidire.”
“Ci avrebbe lasciato usare il canotto. Anzi lo aveva portato proprio per noi.”
“Gli chiedemmo perché. Ci rispose che lo facevano tutti i papà. E lui poteva essere nostro papà.”
“Era vero. Tutti i papà portavano i figli a fare il bagno. Nelle barche, sui materassini. O con quei bei canotti. Poteva davvero essere il nostro papà.”
“Ci fece salire sul canotto e  poi lo spinse in acqua. Sembrava bello.”
“Era bello. Il mare iniziava a ingrossarsi. Le onde ci facevano fare i salti. Sembrava di volare.”
“Ci stavamo allontanando troppo dalla riva, ma non ce ne accorgevamo.”
“Era tutto così divertente. Non come quando facevamo il bagno da soli.”
“L’uomo era in acqua e nuotava, spingendoci sul canotto. Disse che doveva insegnarci la fine della filastrocca. Così iniziò a canticchiarla.”
“Ma i pesciolini ancora non lo sanno. Sotto il mare anche gli squali abitano. Se attenti non staranno, nella loro pancia finiranno.”
“Non credevamo che la filastrocca finisse davvero così, ci girammo per dirglielo, ma era sparito.”
“Eravamo soli. Sul canotto. In mezzo al mare agitato.”
“Un vero papà non lo avrebbe mai fatto. Non ci avrebbe abbandonato.”
“Mi sporsi per vedere sott’acqua. Una mano spuntò fuori dal mare, mi afferrò il braccio e mi tirò. Era più forte di me. Finii con la testa  sotto l’acqua.”
“Lo vidi, ma prima che potessi fare qualcosa, un altro braccio tirò in mare anche me. Sentivo l’acqua salata nel naso e in bocca.”
“Lo vedemmo. Ben, l’uomo strano. Quello che diceva di poter essere il nostro papà.” “Era come uno squalo. Sotto le onde, ci teneva la tasta in acqua. Era serio, con lo sguardo cattivo. Dalla sua bocca uscivano piccole bolle, mentre dalle nostre urla soffocate entrava solo acqua. Ci mancava l’aria. Poi tutto divenne buio e ci lasciammo cadere fuori dal canotto”.
“Il mare ci inghiottì in un solo boccone.”

Le immagini e le voci dei fratellini svanirono e Christian ed Emma ebbero la consapevolezza di stare affogando.

                                                Continua...

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