mercoledì 25 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 24

Seduto a cavalcioni del muretto che conduceva alla spiaggia, Christian si strinse nei vestiti asciutti che gli aveva portato il padre e osservò il mare non molto distante da lui.
«La vuoi smettere di venire qui!» sbottò Emma. «Non ti è bastato rischiare di morire due volte in questo posto?»
Dopo essersi cambiata dagli abiti bagnati, la ragazza era uscita dal Sergent Pine per cercare il fratello. Non aveva fatto molta strada prima di scorgerlo solo in quel luogo che associava solo a brutte esperienze.
«Pensi che stiano bene?» domandò il ragazzo, come se non avesse sentito quello che le aveva appena detto.
Emma lo guardò incuriosita. «A chi ti riferisci?»
Christian si voltò verso di lei. «A Ezra e Clarissa. Hanno avuto la loro vendetta e forse questo li aiuterà a trovare un po’ di pace, ma hanno comunque ucciso un uomo. E una cosa così non finisce con il cambiarti?»
Emma andò a sedersi di fronte a lui. Capiva che suo fratello aveva bisogno di essere rincuorato. «Non sono sicura che il motivo della loro comparsa fosse davvero la vendetta. Io credo che volessero farci sapere la verità. Siamo loro parenti e dovevamo sapere come erano morti. Sono intervenuti solo perché volevano che fossimo al sicuro.»
«Però hanno agito in maniera un po’ drastica. E poi ci è andato di mezzo anche Marti.»
«Mentre uscivo dal bagno ho sentito Saverio dire che aveva avuto sue notizie da Pamela: è fuori pericolo.»
«Sono contento» disse Christian. «Un po’ mi dispiace per lui. Chissà se riuscirà a superare la scomparsa del padre…»
Emma fece spallucce. «Ho l’impressione che non fosse un genitore modello. Magari Ezra e Clarissa lo hanno fatto anche per Marti. Probabilmente è l’istinto dei fratelli maggiori. Sapevano di cosa era capace quell’uomo e volevano proteggerci, dato che nessuno era riuscito a farlo con loro.»
Christian la scrutò per qualche secondo e sorrise. «Mi piace questa interpretazione.» Si alzò in piedi. «È sicuramente andata in questo modo.»
Emma sorrise a sua volta. Nonostante le sue fissazioni e il gusto per il soprannaturale, per lei il fratello rimaneva un animo puro, contento solo se tutti avevano un lieto fine. «Dici che Saverio ha finito di parlare con papà?»
«È passata quasi mezz’ora e non è ancora venuto a chiamarci per andare dalla polizia» commentò Christian. «Se non hanno finito, deve essere un segno che è riuscito a convincerlo.»
Un alito di vento freddo soffiò dal mare nella loro direzione e i due ragazzi rabbrividirono, essendo entrambi senza giacca.
«Torniamo al pub a vedere se hai ragione» disse Emma, massaggiandosi le braccia.
«In ogni caso non resteremo qui ancora a lungo.» Christian la prese per mano. «Ho l’impressione che non torneremo in quella casa stasera.»
«Speriamo, anche se papà aveva detto di non voler partire con il buio.»
«Ho visto l’auto fuori dal locale ed era già carica. La brutta avventura di oggi deve avergli fatto cambiare idea.»  
Emma trascinò il fratello per la mano con cui la teneva. «Allora sbrighiamoci!»
Corsero lungo la strada, come se fossero due bambini.
E due bambini comparvero alle loro spalle, tenendosi per mano.
Sereni, Ezra e Clarissa li guardarono scomparire dietro l’angolo del marciapiede. Si girarono verso la spiaggia. Oltrepassarono il muretto, avanzarono sulla sabbia, senza lasciare orme e entrarono in mare.

Camminarono finché l’acqua arrivò sopra il loro collo. Un’onda sovrastò le loro teste, inghiottendoli e facendoli svanire nel suo abbraccio eterno. 

                                                        FINE 

mercoledì 18 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 23

Christian si irrigidì, appoggiando la tazza accanto al piatto. «Cosa intende dire?»
«So cosa è successo negli ultimi giorni. I loro spettri vi hanno contattato. L’ho immaginato quando ti ho sentito parlarne con Pamela» rivelò Saverio, guardando Emma.
«Se era al corrente di tutto, perché ci ha trattato con distacco? Perché ha cambiato atteggiamento così all’improvviso?» lo accusò la ragazza.
«Cercavo di proteggervi. Temevo che se si fosse saputo che avevate visto i due fantasmi, Ben si sarebbe sentito minacciato e vi facesse del male. Così ho pensato di tenervi sotto controllo, cercando di non dare troppo nell’occhio. Purtroppo non è servito.»
Emma posò a sua volta la tazza sul tavolo. «In verità non avevamo capito neanche noi cosa volessero Ezra e Clarissa. Apparivano e ci lasciavano dei messaggi confusi. Ci siamo resi conto del significato solo oggi.»
Christian si voltò verso Saverio. «Però abbiamo anche commesso un grosso errore. Abbiamo trovato le lettere che lei aveva scritto alla mamma e abbiamo frainteso. Sembrava che si sentisse colpevole di qualcosa, come se… insomma…»
«Se fossi un assassino» completò la frase l’uomo.
I ragazzi annuirono.
Saverio si alzò. Andò dietro il bancone e si versò un boccale di birra. «Sono stati i segreti e le mezze verità a confonderci. E la paura di accettare la realtà.»
«Ben Rivas ha ammesso di essersi sbarazzato di loro perché rappresentavano un problema per il suo futuro. Ed Ezra e Clarissa ci hanno mostrato che il ha affogati dopo averli fatti salire su un canotto.» spiegò Emma. «Dalle lettere però ci è parso di capire che lei dubitava che si fosse trattato di un incidente.»
«Aveva già scoperto quello che quell’uomo aveva fatto ai bambini?» domandò Christian.
«All’epoca in cui Ezra e Clarissa morirono, lavoravo come bagnino. Il giorno in cui Teresa gli rivelò di essere il padre dei suoi figli, vidi Ben chiacchierare con loro in riva al mare. Aveva un canotto sulle spalle e pensai che cercasse un modo per imparare a conoscerli. Non diedi molta importanza alla cosa, ma qualche minuto dopo notai i bambini soli in mezzo al mare su quello stesso canotto.» Saverio tornò a sedersi con il bicchiere in mano. «Entrai in acqua per raggiungerli, ma il mare era agitato e non potei far niente. Li intravidi cadere fuori dal canotto e rischiai io stesso di affogare. Fu Ben ad aiutarmi a tornare a riva.»
Christian bevve un sorso di tè. «Non gli chiese niente?»
«Lo aggredii. Lo accusai di essere un irresponsabile e che lo avrei denunciato» raccontò Saverio. «Lui si difese dicendo che ero pazzo e che non aveva fatto niente. Gli dissi del canotto e che lo avevo visto mentre lo teneva. Ben però negò tutto e io non avevo altre prove. Ciononostante, mi sentivo in colpa per non aver potuto salvarli.»
«E la mamma?» chiese Emma. «Eravate amici, non le parlò dei suoi sospetti?»
Saverio sorrise amaramente. «Provai a convincerla con ogni mezzo che Ben c’entrava qualcosa, ma lei non volle credermi. Era convinta che Ben non avrebbe mai potuto compiere un gesto del genere. Cambiò idea cinque anni fa, quando vide la sua reazione dopo che cadeste con Pamela e Marti dalla barca, ma a quel punto era troppo tardi.»
«E i loro corpi?» s’informò Christian. «Non c’erano impronte digitali che lo incastrassero?»
«Non lo sapete?» domandò Saverio sorpreso. «I corpi di Ezra e Clarissa non furono mai ritrovati. Il mare non li ha mai restituiti. Penso sia una delle ragioni per cui sono rimasti bloccati in questo posto.»
Christian guardò la sorella e lei acconsentì silenziosamente con un cenno del capo. «Sappiamo per certo che volevano rimanere anche per vendicarsi. Hanno preso di mira Marti, ma il loro obbiettivo era Ben.»
«Volevano punire il padre che li aveva rifiutati e uccisi.» Emma deglutì ripensando all’ultimo sguardo del dottor Rivas. «Sono comparsi sulla barca per salvarci e hanno trascinato Ben sott’acqua con loro.»
«Penso che il mare si terrà anche il suo corpo» disse il fratello.
Saverio trangugiò la sua birra e si pulì  con il dorso della mano i baffi dalla schiuma. «Meglio così. Subirà la stessa sorte che ha riservato a quei due innocenti.» Si alzò e andò a riporre il bicchiere dietro il bancone.  
Emma si girò sulla sedia. «E cosa facciamo con la polizia? Papà sembra deciso a denunciare Ben Rivas.»
«Non preoccupatevi. Lo convincerò a non farlo» rispose Saverio. «Non ci sono prove di quello che mi avete raccontato. Nessuno vi ha visto e può testimoniare la vostra versione. Sono certo che la pistola non era dichiarata e di sicuro se è finita in acqua, non si ritroverà tanto facilmente. Inoltre voi partirete tra poco e un’indagine vi obbligherebbe a prolungare ulteriormente il vostro soggiorno in città e da quello che ho visto, vostro padre vuole andarsene quanto prima.»
Christian non era sicuro che potesse funzionare. «E per la scomparsa di Ben Rivas? Cosa faremo quando indagheranno su di lui? Sappiamo che non tornerà a casa mai più.»
«Mi occuperò anche di questo» lo tranquillizzò l’uomo. «Come vi ho già detto, nessuno a parte me e vostro padre sa che eravate insieme a lui. Per tutti il dottor Rivas ha lasciato l’ospedale ed è andato in spiaggia per svolgere ricerche sull’acqua di mare, che sembrava essere presente nei polmoni del figlio. La sua sparizione sarà uno dei tanti casi irrisolti. In questo modo anche vostro padre desisterà all’idea di denunciarlo.»
Emma e Christian rimasero in silenzio. Saverio era disposto a coprirli e risolvere ogni loro problema. Intendeva mantenere la sua promessa di proteggerli fino alla fine.
«Grazie» disse d’impulso la ragazza.
«Sono felice di esservi d’aiuto. Lo devo a Teresa e a Ezra e Clarissa.» Saverio sorrise. «Mangiate, prima che si raffreddi.»
I due ragazzi lo seguirono con lo sguardo mentre rientrava in cucina. Entrambi avvertirono la sensazione di essersi liberati di un peso che li opprimeva sin dalla prima visita dei loro gemelli.
Addentarono il pane croccante e si prepararono a gustare il resto delle pietanze cucinate dall’uomo. Era il primo passo per tornare alla normalità.

                                                      Continua...

mercoledì 11 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 22

Christian ed Emma furono trasportati a riva.
Non sapevano se era stato l’istinto di sopravvivenza, o la prepotenza del mare a condurli fuori dall’acqua, ma erano salvi.
Stringendosi ancora la mano uno in quella dell’altra, si misero in ginocchio. Tossirono quasi contemporaneamente e poi si guardarono in volto.
«Quello che abbiamo visto e sentito era il loro racconto» sussurrò Emma. «Ci hanno rivelato come è successo.»
Christian annuì. «Ezra e Clarissa ci hanno voluto far capire come sono morti. Il modo in cui quel mostro li ha ammazzati.»
Emma si girò verso le onde agitate. «Dove sono adesso? E dov’è Ben Rivas?»
«Non so» rispose il fratello. Scrutò anche lui il mare. Sarebbe potuto diventare una tomba anche per loro, ma i due gemellini avevano agito per impedirlo.
«Emma! Christian!»
I ragazzi si misero in piedi e andarono verso le voci che li chiamavano.
Paolo e Saverio apparvero all’orizzonte, all’ingresso della spiaggia. Percorsero la distanza che li separava in pochi secondi. Erano angosciati, ma vedendo i due giovani fradici e incolumi, si rilassarono.
Paolo allargò le braccia e afferrò i figli, premendo i due corpi contro il suo. «Cos’è successo? Dove eravate finiti?»
«Abbiamo sentito uno sparo e siamo corsi a vedere» aggiunse Saverio ansando.
Christian si allontanò gentilmente dall’abbraccio del padre. «È stato il dottor Ben Rivas. Ci ha minacciato con una pistola e ci ha trascinato su una barca in mezzo al mare.»
«Quell’uomo è un pazzo. Un violento e… un assassino.» Emma singhiozzò, liberandosi della tensione e della paura che aveva represso durante gli ultimi minuti.
Paolo guardò serio, ma anche con estrema dolcezza i figli in volto. «Cosa voleva da voi? Perché vi ha portati fin qui?»
«Non si trattava di noi. Non direttamente almeno.» Christian alzò gli occhi per incrociare quelli di Saverio. «I suoi obbiettivi erano Ezra e Clarissa.»
«I nostri gemelli» disse Emma, asciugandosi le lacrime con le mani.
«Alla fine questa storia è venuta a galla» commentò amaro Paolo.
Saverio si guardò intorno. «Dov’è Ben?»
Emma e Christian si girarono a fissare il mare, riportando poi lo sguardo sugli adulti.
«Non lo sappiamo» rispose Emma.
«Siamo riusciti a buttarci in acqua» continuò Christian. Non era convinto che raccontare la verità fosse una buona idea, o che uno dei due uomini potesse crederci. «Non abbiamo idea di che fine abbia fatto. La barca è scomparsa dal mare.»
«Dobbiamo chiamare la polizia» disse Paolo.
Saverio posò le mani forti sulle spalle tremanti dei ragazzi. Li guardò sereno e i suoi occhi rivelarono che sapeva più di quanto diceva. «È meglio aspettare. I ragazzi sono sotto shock. Andiamo al pub, vi preparo qualcosa di caldo e potremo parlare con calma.»

Sulla porta del Sergent Pine risaltava il cartello con la scritta CHIUSO. Saverio aveva spedito la figlia a casa. Sapeva di doverle dare diverse spiegazioni e raccontarle molte verità taciute a lungo, o almeno parte di esse, ma preferiva farlo in privato.
Uscì dalla cucina reggendo due piatti con pane tostato, wurstel alla griglia e patatine fritte. Li posò davanti a Emma e Christian, che avvolti in pesanti coperte, reggevano le tazze con il tè fumante. Lo sorseggiarono stando attenti a non scottarsi, seduti al tavolo a cui avevano pranzato e cenato negli ultimi giorni.
«Come sapevate dove cercarci?» chiese Christian.
«Il signor Schiavelli ha notato uno strano comportamento nel dottor Rivas fin dal giorno in cui vi ha incontrati» spiegò Paolo. «Si è ricordato di cinque anni fa, quando aveste quell’incidente in mare con sua figlia e il figlio del dottore. Non pensavo che lo avesse sconvolto così tanto, ma dopo il racconto di Pamela su quanto accaduto oggi in piscina, Saverio ha avuto paura che Ben Rivas potesse compiere qualche gesto sconsiderato dove tutto era già avvenuto in passato.»
Saverio prese posto di fronte a loro, accanto a Paolo. «Mi dispiace. Parte di quello che vi è successo è colpa mia. Avrei dovuto avvertirvi delle manie di Ben. Diventa esageratamente apprensivo e protettivo quando si tratta del figlio.»
«Non deve scusarsi. La colpa è anche vostra» aggiunse Paolo, guardando scuro i figli. «Dovevate dirmi che andavate a casa di quel ragazzo. Perché mi avete mentito?»
«Ci dispiace.» Christian strinse ancora più forte la tazza tra le mani. «Avevamo appena scoperto dell’esistenza di Ezra e Clarissa e volevamo qualche spiegazione in più.»
«Tu non ci avevi mai parlato di loro e non sapevamo se eri al corrente che fossero figli della mamma» ammise Emma.
La durezza sul volto di Paolo si sciolse. «A quanto pare ho sbagliato anche io.» Si passò le mani tra i capelli con aria colpevole. «Speravo di poter rimandare ancora… vostra madre era morta da così poco e questa storia era il suo segreto….» Si sforzò di sorridere. «Ezra e Clarissa erano vostro fratello e sorella, ma morirono prima che nasceste. Teresa li partorì quando aveva solo diciotto anni e Ben Rivas era loro padre.»
Emma appoggiò la tazza sul tavolo. «Da quanto lo sapevi?»
«Me lo disse l’estate che venimmo qui» rivelò il padre. «Quando partimmo di furia, le chiesi il motivo e lei mi raccontò tutto una volta giunti a casa. La morte dei bambini era una ferita aperta e si era resa conto che tornare in quella casa e in questa città, le dava solo altro dolore. Le imposi io di tenervelo nascosto finché non foste stati abbastanza grandi per saperlo.»
«In realtà fui io a spingerla a partire. Ci fu quell’episodio terribile in mare quando rubaste la barca» intervenne Saverio. «Vi portammo in salvo, ma Marti rischiò di affogare e Ben si dimostrò instabile. Era come impazzito quando scoprì che voi eravate insieme al figlio. Capii che qualcosa non tornava così convinsi Teresa ad andarsene.»
«Aveva paura che ci facesse del male?» domandò Emma.
Saverio annuì. «Però non immaginavo una cosa del genere.»
Paolo si sporse in avanti sul tavolo. «Come avete saputo dei bambini? Lo avete capito da quei vecchi ricordi trovati in cantina?»
«In parte» ammise Christian. «E anche per altre ragioni.»
Emma gli strinse il braccio. Era restia a parlare a tutti di fantasmi. Poi starnutì un paio di volte.
Christian fece lo stesso.
«Non dovete stare con i vestiti bagnati addosso.» Paolo si alzò e si diresse verso la porta. «Torno con della roba asciutta, così potrete cambiarvi.» Uscì di corsa, lasciandoli soli con il proprietario del pub.

Saverio notò il loro silenzio imbarazzato. «Non dovete vergognarvi. Ora siamo soli e potete parlare liberamente. So che avete visto Ezra e Clarissa. È il momento di essere tutti completamente sinceri.»

                                                     Continua...

mercoledì 4 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 21

Ben sgranò gli occhi, poi senza timore, sparò due colpi, facendo dissolvere i gemelli di dieci anni attraversati dai proiettili.
Alle sue spalle, Emma si buttò tra le baraccia di Christian che la strinse forte a sé, con fare protettivo.
Il dottor Rivas si voltò per controllare i suoi prigionieri ed Ezra e Clarissa riapparvero, frapponendosi tra lui e i loro fratellastri.
«Andatevene!» urlò Ben. Rivedendoli davanti a sé perse la calma. Ansimò tutto sudato, senza più il controllo di se stesso. «Sparite! Tornatevene all’Inferno!»
«Non farai più del male a nessuno» esordì Ezra.
«Puniremo solo te per il dolore che ci hai dato» continuò Clarissa.
L’uomo puntò nuovamente la pistola contro i due spettri, ma prima che potesse piegare il dito sul grilletto, questa gli fu strappata di mano da una forza invisibile. L’arma volò all’indietro e finì in acqua, affondando rapidamente.
Ben arretrò di un passo, ma non c’era abbastanza spazio per scappare. «Basta. Mi dispiace. Non volevo» piagnucolò.
Ezra e Clarissa avanzarono. Ognuno afferrò una gamba del padre e la strinse con entrambe le braccia.
«È troppo tardi» disse Clarissa.
«Ora starai con noi per sempre» sentenziò Ezra.
I corpi dei due bambini si sciolsero, diventando acqua scura, sporca, che ribolliva di una schiuma grigia. Ben provò a divincolarsi, ma quella sostanza melmosa era come cemento. Si avviluppò sulle sue gambe e lo imprigionò, bloccandole da sotto il ginocchio fino ai piedi.
I corpi ormai liquefatti dei bambini riempirono in breve la barca, la melma emise bolle in continuazione e l’aumento di peso la portarono a inabissarsi lentamente. Ben guardò supplichevole i due ragazzi che aveva minacciato fino a pochi attimi prima. «Aiutatemi! Vi prego!»
Christian lo ignorò. Si alzò in piedi e tirò su la sorella. «Prendi un respiro» le urlò. Fece lo stesso e poi si lanciò con lei in mare.
L’acqua gelida li spinse a riemergere velocemente, districandosi tra le onde violente, Emma e Christian osservarono Ben affondare, ancorato suo malgrado alla misera imbarcazione mentre urlava a squarciagola.
«Ezra! Clarissa!» chiamò l’uomo. Il suo tono era pieno di angoscia. La barca era già sparita sotto i flutti e lo stesso accadde a lui, gorgogliando terrorizzato.
Catturati da quella scena tragica, ma per certi versi liberatoria, i due ragazzi furono travolti dalla potenza del mare, che li trascinò negli abissi senza possibilità di replica.
Sprofondando mano nella mano, Emma e Christian udirono voci familiari e osservarono delle scene prendere forma nella trasparenza tremolante dell’acqua.

“Era una giornata di sole, quello caldo di piena estate.”
“Era l’ora più calda del giorno, la mamma era addormentata sotto l’ombrellone e noi fermi sulla riva.”
“Non potevamo entrare in acqua senza il suo permesso.”
“Ci controllava sempre quando andavamo a fare il bagno.”
“Ci annoiavamo, così cantammo la filastrocca della buona notte.”
“Due pesciolini nuotano felici. Sotto le onde veloci si rifugiano. Sotto il mare sorprese troveranno. Tra i flutti altri pesci incontreranno. Giù, giù, giù, le bolle vanno su.”
“Il signore bello e strano arrivò in quel momento. Dietro la schiena teneva un canotto con la mano destra.”
“Era un canotto di quelli grandi, in cui si  può salire in tre, o anche in quattro.”
“Giallo e Verde.”
“La mamma ci aveva presentato a quell’uomo. Era un suo vecchio amico e si chiamava Ben. Aveva detto che conosceva anche lui la filastrocca, ma molti non sapevano il finale. Ci ha chiesto se volevamo impararla.”
“Il suo canotto era bellissimo, la mamma non voleva comprarcelo. Diceva che non poteva guardarci se ci allontanavamo con quello, era pericoloso e noi eravamo troppo piccoli.”
“Lui ci disse che potevamo andare a fare il bagno insieme. Rispondemmo che la mamma non ci aveva dato il permesso, dovevamo aspettare che si svegliasse. Lui però disse che non c’era problema. Le aveva chiesto lui di portarci in acqua prima che si addormentasse, così non era come disubbidire.”
“Ci avrebbe lasciato usare il canotto. Anzi lo aveva portato proprio per noi.”
“Gli chiedemmo perché. Ci rispose che lo facevano tutti i papà. E lui poteva essere nostro papà.”
“Era vero. Tutti i papà portavano i figli a fare il bagno. Nelle barche, sui materassini. O con quei bei canotti. Poteva davvero essere il nostro papà.”
“Ci fece salire sul canotto e  poi lo spinse in acqua. Sembrava bello.”
“Era bello. Il mare iniziava a ingrossarsi. Le onde ci facevano fare i salti. Sembrava di volare.”
“Ci stavamo allontanando troppo dalla riva, ma non ce ne accorgevamo.”
“Era tutto così divertente. Non come quando facevamo il bagno da soli.”
“L’uomo era in acqua e nuotava, spingendoci sul canotto. Disse che doveva insegnarci la fine della filastrocca. Così iniziò a canticchiarla.”
“Ma i pesciolini ancora non lo sanno. Sotto il mare anche gli squali abitano. Se attenti non staranno, nella loro pancia finiranno.”
“Non credevamo che la filastrocca finisse davvero così, ci girammo per dirglielo, ma era sparito.”
“Eravamo soli. Sul canotto. In mezzo al mare agitato.”
“Un vero papà non lo avrebbe mai fatto. Non ci avrebbe abbandonato.”
“Mi sporsi per vedere sott’acqua. Una mano spuntò fuori dal mare, mi afferrò il braccio e mi tirò. Era più forte di me. Finii con la testa  sotto l’acqua.”
“Lo vidi, ma prima che potessi fare qualcosa, un altro braccio tirò in mare anche me. Sentivo l’acqua salata nel naso e in bocca.”
“Lo vedemmo. Ben, l’uomo strano. Quello che diceva di poter essere il nostro papà.” “Era come uno squalo. Sotto le onde, ci teneva la tasta in acqua. Era serio, con lo sguardo cattivo. Dalla sua bocca uscivano piccole bolle, mentre dalle nostre urla soffocate entrava solo acqua. Ci mancava l’aria. Poi tutto divenne buio e ci lasciammo cadere fuori dal canotto”.
“Il mare ci inghiottì in un solo boccone.”

Le immagini e le voci dei fratellini svanirono e Christian ed Emma ebbero la consapevolezza di stare affogando.

                                                Continua...