mercoledì 25 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 20

Il mare agitato fece scuotere le onde una contro l’altra, come in una battaglia senza vincitori.
Dentro di sé Emma si sentiva nello stesso modo. Era in preda a una lotta interiore. Scossa e impaurita e anche arrabbiata e confusa. Non capiva cosa avesse portato quell’uomo dall’apparenza rispettabile a condurli fin lì sotto la minaccia di una pistola.
«Perché ci sta facendo tutto questo?» gridò la ragazza dando sfogo al suo tormento. «Perché ha aggredito mio fratello? Cosa c’entra tutto questo con Marti?»
«Lo sapete benissimo» urlò a sua volta Ben. «È di questo che volevate avere informazioni, o sbaglio? Ve lo hanno detto loro!»
«Di che diavolo sta parlando?» domandò Christian. Intuiva a cosa si riferisse, o meglio a chi, ma non giustificava il suo comportamento.
«Non prendermi per il culo» inveì l’uomo. «Ti ho sentito l’altra sera, proprio davanti all’acqua, mentre ripetevi il finale di quella filastrocca. Non potevi conoscerlo, solo loro lo sapevano. Quella strofa, gliela ho insegnata io.»
«Sta parlando di Ezra e Clarissa» ragionò Emma ad alta voce. «Allora li ha conosciuti.»
«Quei due piccoli bastardi mi hanno dato il tormento.» Nella foga delle sue risposte, Ben agitò freneticamente la pistola. «Sono sempre riuscito a tenerli a bada. Anche dopo che è nato Marti. Ho divorziato e l’ho mandato via, così che non potessero manifestarsi. La mia sola presenza non bastava!»
Entrambi i gemelli realizzarono cosa significasse quella frase. Il dottor Rivas era a conoscenza della leggenda sui fantasmi e su come potessero acquisire forza dai consanguinei.
«Lei era loro padre» dissero all’unisono Emma e Christian.
Sentirlo ripetere ad alta voce, ebbe uno strano effetto sull’uomo. Si immobilizzò a fissarli. Quello smarrimento durò però solo un istante. Riprese il controllo della situazione. «Credevo di non dovermi più preoccupare, anche se vedevo poco mio figlio, sapevo che era al sicuro. Ma poi, cinque anni fa siete comparsi voi e loro sono tornati. Hanno cercato di annegare Marti e lo hanno rifatto oggi. Siete maledetti. Voi permettete a quei due demoni di agire liberamente e quindi non posso lasciarvi in circolazione.»
«Non si è fermato a pensare perché ce l’hanno tanto con lei?» tentò di farlo ragionare Christian. «Proviamo a comunicare con loro. Se ci spiegano perché provano tanto rancore potremmo…»
«Taci!» lo zittì bruscamente Ben, alzando la canna della pistola all’altezza del volto del ragazzo. Si guardò intorno e individuò la barca che era stata spostata la notte prima e che lo aveva costretto alla fuga. La indicò con un cenno della testa. «Trascinatela in acqua.»
Emma guardò terrorizzata il fratello. «Aspetti possiamo…»
«Subito» sbraitò Ben.
Christian prese la sorella per mano e la portò con sé verso la barca. La spinsero contro le onde, lasciandola galleggiare sulla riva.
Ben controllò che all’interno ci fossero i remi e poi disse: «Salite a bordo e spostiamoci verso il largo.»
I gemelli gauardarono con terrore il mare mosso e poi l’uomo con l’arma ancora pronta a fare fuoco contro di loro. Entrarono all’interno della barca e si sedettero ognuno a un lato. Afferrarono un remo a testa, mentre il dottor Rivas prendeva posto di fronte a loro.
I ragazzi iniziarono a remare con fatica per contrastare l’impeto dell’acqua e la barca si avviò sempre più lontano dalla spiaggia.
Christian guardò il loro rapitore dritto negli occhi. «Non la farà franca.»
«Io dico di sì» replicò lui.
«Se ci spara, non le basterà buttare i nostri corpi in mare» fece Emma. «Il rumore richiamerà sicuramente qualcuno in spiaggia e la vedranno tornare con la barca. Sarà condannato.»
Ben sorrise minaccioso. «Non ho alcuna intenzione di spararvi.» Si alzò lentamente in piedi. «Qui può andare bene. Fermatevi.»
I due ragazzi ritirarono a bordo i remi.
«Cosa vuole farci?» domandò Christian, valutando se prendere tempo potesse tornare a loro favore.
«I vostri fratellini non ve lo hanno detto?» chiese Ben sarcastico. «Ricreeremo tutto come allora, così Ezra e Clarissa avranno compagnia e non si impicceranno più della mia vita.»
Emma si portò le mani alla bocca. «O mio Dio» esclamò. Scostò le dita dalle labbra. «Non fu un incidente. È stato lei a ucciderli.»
«Ha ammazzato i suoi figli» esclamò sconvolto Christian.
L’espressione di Ben fu stravolta dalla rabbia. «Non erano figli miei. Teresa mi ha incastrato. Ha aspettato dieci anni, ha aspettato che mi fossi fatto una posizione e poi mi ha buttato addosso questa bomba. Mi ha nascosto di proposito la verità. Voleva obbligarmi a mantenerli. Dovevo rinunciare a tutto, alla carriera, al mio futuro, per uno sbaglio compiuto a diciotto anni.»
«Resta il fatto che erano suoi figli» ripeté Christian.
Ben si buttò in avanti, facendo dondolare la barca, già scossa dal mare mosso. Afferrò con la mano libera la maglia del ragazzo e lo strattonò malamente. «Piantala di dirlo. Non erano miei figli! Ezra e Clarissa non erano miei figli!»
«Sei cattivo, papà» due voci sovrastarono il fragore delle onde.
Ben si girò di scatto nel panico. I figli che ripudiava erano su quella barca. 
In piedi nel capo opposto al suo, Clarissa ed Ezra lo fissarono rancorosi.


                                             Continua...

mercoledì 18 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 19

Emma osservò spaventata l’arma puntata contro di loro. «Cosa sta succedendo?»
«Silenzio!» gridò Ben Rivas. «Consegnatemi i cellulari.»
I due ragazzi presero i cellulari dalle rispettive tasche dei jeans e li porsero all’uomo. Lui cacciò frettolosamente le lettere nella tasca dell’impermeabile e fece lo stesso con i telefoni.
«Camminate davanti a me e non fate scherzi» ordinò.
«Dove dobbiamo andare?» domandò Christian, maledicendosi per non essere stato più veloce nel mettersi al sicuro insieme alla sorella.
«Proseguiamo per la spiaggia» rispose Ben. Premendo la canna della pistola contro le loro spalle, li spinse a girarsi e muovere il primo passo. «Lì nessuno ci disturberà.»
I due giovani si mossero, seguiti dall’uomo. Attraversarono la strada e raggiunsero il muretto che introduceva alla distesa di sabbia.
«Perché ci sta facendo questo?» chiese Emma.
«Tuo fratello sa perché» replicò Ben. «Ti sei ricordato di avermi già incontrato, non è vero?»
«È l’uomo che mi ha aggredito qui una sera fa» spiegò Christian.
Emma respirò affannosamente per la paura. «Ma avevi detto di non averlo visto in faccia.»
«È stata la sua Acqua di Colonia a tradirlo. Quell’odore mi è rimasto impresso, anche se stavo per soffocare.»
«Sapevo che portavate guai. L’ho capito fin dal primo momento in cui mi hanno detto chi eravate.» Ben agitò nuovamente la pistola. «Andiamo in spiaggia, avanti!»
I ragazzi scavalcarono il muretto senza fiatare. L’uomo li imitò tenendoli ancora sotto tiro. Avanzarono tra le piccole dune, isolati da tutti, arrivando fin sulla battigia.
«Fermi» ordinò l’uomo. Prese i due cellulari dalla tasca e li lanciò in mare. Le onde li attirarono in profondità, facendoli scomparire nel loro abbraccio. «Non correremo il rischio di essere disturbati.»
«Nostro padre ci sta aspettando. Si insospettirà e verrà a cercarci» gridò Emma, sperando di avere ragione.
«In questo caso è meglio che ci sbrighiamo.» ribatté Ben. «Prima mi libererò di voi, prima mio figlio starà meglio.»

Paolo La Vigna spinse soddisfatto la porta d’ingresso del Sergent Pine. Ripensò a come era riuscito a concludere velocemente le trattative per dare l’incarico all’agenzia immobiliare di vendere la casa della moglie e si sentì sollevato. Finalmente quel capitolo della sua vita sarebbe stato chiuso per sempre.
L’uomo si guardò intorno cercando i figli, a cui aveva dato appuntamento, sperando che notassero il suo post-it attaccato al tavolo.
Saverio Schiavelli gli andò incontro con un’espressione seria e burbera. «Oggi pranza da solo?»
«No, aspetto i miei figli» rispose Paolo. «Dovrebbero arrivare a momenti.»
«Davvero?» domandò l’altro insospettito. «So che avevano appuntamento con mia figlia e lei ha voluto l’intera giornata libera.»
Paolo non seppe cosa rispondere. Emma aveva chiesto il permesso di fare un giro, ma non aveva accennato di aver già preso accordi con Pamela. Se i figli gli avevano mentito, non se ne spiegava il motivo.
«Non ne era al corrente» constatò Saverio, leggendolo sul suo volto. «È meglio che li chiami per accertarsi dove sono.»
Anche se non apprezzava l’intromissione dell’altro uomo, Paolo prese il telefono cellulare dalla tasca e richiamò dalla rubrica il numero della figlia. Lo appoggiò all’orecchio e sentì la voce registrata che annunciava che l’utente non era raggiungibile. Ripeté l’operazione con il numero di Christian e ricevette la stessa risposta. «Devono averlo spento. O sono da qualche parte con poca ricezione.»
Saverio si adombrò. «Vado a prendere il mio e chiamo Pamela.» Diede le spalle al cliente, pronto a tornare in cucina dove era rimasto il suo cellulare, quando la porta del locale si spalancò.
Pamela entrò trafelata e sconvolta e si impalò davanti ai due uomini che la fissavano. «Papà, signor La Vigna…»
«Dove sei stata?» le domandò Saverio con fare inquisitorio.
«È successa una cosa tremenda. Ero a casa di Marti, stavamo divertendoci in piscina, poi lui e finito sul fondo. Non ho capito come, ma non riusciva a risalire e poi finalmente è riemerso, ma non respirava.»
«I miei figli erano con te?» domandò Paolo agitato.
«Sì… pensavo lo sapesse» rispose Pamela sorpresa. «Sono usciti da casa di Marti quando è arrivata l’ambulanza.»
«Quale ambulanza?» chiese Saverio.
«Quella che mi ha fatto chiamare il dottor Rivas. Per fortuna è rientrato al momento giusto, credo per pranzare con Marti ed è intervenuto subito. Ha cercato di rianimare Marti senza riuscirci e così siamo andati all’ospedale» raccontò Pamela, senza prendere fiato.
Paolo si sforzò di mantenere un contegno. «Mi dispiace per il tuo amico, ma dove sono adesso Emma e Christian?»
Pamela scrollò le spalle. «Non lo so. Sono andata in ospedale con il dottor Rivas e sono rimasta finché la situazione non si è assestata. Possiamo provare a chiamarli, volevano essere messi al corrente in caso di novità.» 
«I loro cellulari sono staccati» rivelò Paolo.
«Probabilmente hanno la batteria scarica. Intanto chiamo il dottor Rivas, per aggiornarlo» Pamela si avviò verso la cucina.
«Ben non era con te in ospedale?» domandò Saverio allarmato.
La ragazza si voltò verso il padre. «È rimasto lì per un po’, ma la situazione non migliorava. I dottori si ostinavano a dire che nei polmoni di Marti c’era acqua di mare, così mi ha chiesto di restare mentre lui andava a risolvere il problema. Prima però volevo cambiarmi, non ho avuto...»
Saverio afferrò la figlia per entrambe le braccia e la scosse violentemente. «Ti ha detto dove andava?»
«Papà, mi fai male!» brontolò lei.
«Pamela, è molto importante, cosa ha detto Ben?» domandò ancora Saverio, allentando la presa sulla figlia, visibilmente agitato.
Pamela si preoccupò per quella reazione. «Ha parlato del mare e di come tutto è legato a quel luogo. Non so cosa volesse dire, forse pensa che ci sia qualcosa nell’acqua che ha fatto male a Marti.»
Saverio staccò le mani da lei. «Rimani qui e pensa tu al locale.»
«Ma papà io…»
«Fai come ho detto!» ribadì l’uomo. Si rivolse quindi a Paolo. «Venga con me, dobbiamo andare di corsa in spiaggia.»
«Perché? Mi vuole spiegare cosa sta succedendo?» domandò Paolo interdetto.
Trascinandoselo dietro verso la porta, Saverio rispose: «I suoi figli corrono un grande pericolo.»

                                                 
                                                     Continua...

mercoledì 11 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 18

«Promettimi che, qualsiasi cosa scopriremo, non coinvolgeremo papà» disse d’un tratto Emma, camminando al fianco del fratello.
Christian si girò a guardarla. «Non credi che sia un po’ tardi? Le lettere erano nello scrittoio, nella camera che lui ha svuotato e in cui dorme.»
«Magari le ha viste, ma non le ha lette» ipotizzò Emma.
«Ok, ma se papà arriva mentre stiamo per parlare con Saverio, che facciamo?»
«Convinciamo Saverio a seguirci in un luogo più appartato.»
«Ti ricordo, che potrebbe essere l’uomo che mi ha aggredito in spiaggia.» Christian ripensò a quello spiacevole episodio. «Fisicamente sembrerebbe corrispondere alla persona che ha provato a strangolarmi e a questo punto potrebbe anche avere un movente che non sappiamo.»
«Non ne siamo sicuri» gli fece presente Emma. «Ad ogni modo saremo insieme e non ci allontaneremo troppo dal pub. Se anche fosse lui il tuo assalitore, non lo rifarebbe con papà e Pamela nelle vicinanze.»
Assorti nella conversazione, i due non si accorsero di un automobile che si accostava al marciapiede su cui avanzavano. «Emma! Christian!» chiamò il conducente.
I ragazzi si voltarono e dal finestrino abbassato riconobbero Ben Rivas.
«Buongiorno dottore. Va tutto bene?» domandò Emma, fermandosi e sentendosi responsabile per quanto accaduto a Marti, ora che avevano scoperto la loro parentela con i due fantasmi.
L’uomo parcheggiò l’auto. Spense il motore e uscì dalla vettura. «Volevo darvi notizie di mio figlio e scusarmi per come vi ho trattato.»
«Non si preoccupi, era una situazione complicata» lo giustificò Christian. «Come sta Marti? Si è ripreso?»
«Purtroppo non ancora.» Ben si affiancò ai giovani e prese a camminare, imitato dai due. «Dalle analisi risulta che i suoi polmoni contengono acqua marina.»
«Acqua marina?» gli fece eco Emma. «Quella della sua piscina era normalissima acqua.»
«Lo so e ho continuato a ripeterlo ai miei colleghi all’ospedale.» Il tono di Ben rivelava il suo terrore nel non saper dare un senso a quella stranezza. «E restando in tema di fatti inspiegabili, quell’acqua continua a riformarsi nei polmoni. Non riescono a liberarlo.»
Christian annuì per circostanza. Dava per scontato chi fossero i responsabili di quella situazione. Per lui era sicuramente un trucco di Ezra e Clarissa, ma non lo disse ad alta voce.
«Ammetto di essere in pensiero.» continuò Ben. «Voi avete notato qualcosa di insolito mentre andava sott’acqua?»
Sia Christian che Emma scossero la testa. Superarono il Sergent Pine senza prestare troppa attenzione e al ragazzo venne in mente di sfruttare la conoscenza passata dell’uomo con sua madre per svelare il mistero sul rancore dei gemelli e salvare la vita a Marti.
Christian si fece coraggio e chiese: «Posso farle una domanda personale, dottore?»
Emma guardò il fratello interdetta, non capendo le sue intenzioni.
L’uomo lo fissò, esitando per pochi istanti. Poi disse: «Cosa vuoi sapere?» 
«Lei, Saverio e nostra madre eravate molto amici, vero?»
Ben annuì.
«Vi siete conosciuti quando eravate giovani?» domandò Christian.
«In pratica ci conoscevamo da quando siamo nati. Come avete visto la città è quasi come un paesino e i bambini che iniziavi a frequentare da piccolo, sarebbero stati tuoi amici per tutta la durata degli studi, li incontravi ogni giorno e non cambiava a meno che non te ne andavi via di qui.»
«E voi tre progettavate di andarvene?» s’intromise Emma.
Ben sorrise. «Io e Saverio avevamo idee opposte. Lui voleva lasciare questa città il prima possibile. Io volevo restare e farmi una posizione. Vostra madre invece cambiava idea in continuazione. Teresa ripeteva sempre che voleva prendersi il meglio della vita in questa città e se non ci fosse riuscita, se ne sarebbe andata altrove a cercare la sua strada.»
Il gruppetto era arrivato quasi al termine del marciapiede. Oltre la strada li attendevano gli ingressi degli stabilimenti balneari.
«Avete voglia di accompagnarmi in spiaggia? Voglio raccogliere un campione d’acqua per analizzarlo» propose Ben, cambiando discorso. «Potremmo continuare a chiacchierare di Teresa.»
«D’accordo» accettò Emma.
Mentre si avviavano sulla strada, Christian chiese: «In verità c’è solo un particolare che vorremmo sapere. Lei ha conosciuto gli altri figli di nostra madre?»
Ben si fermò di colpo, costringendo i due ragazzi a voltarsi per guardarlo. Una coppia avvinghiata a una motocicletta apparve all’improvviso, sfrecciando a tutta velocità. Il dottor Rivas si sporse  avanti e afferrò entrambi i gemelli, attirandoli indietro accanto a sé.
A contatto con l’impermeabile beige dell’uomo, Christian avvertì un odore familiare. La fragranza di Acqua di Colonia con un’essenza più accentuata delle altre lo investì. L’olfatto risvegliò nella mente un ricordo recente. Le mani dell’assalitore sul suo collo e il profumo che emanava mentre lo strozzava.
Il ragazzo si staccò di scatto dalla presa di Ben e nel movimento gli scivolarono dalla tasca le lettere di Saverio per sua madre, depositandosi per terra.
Christian lo scrutò in volto incredulo. Il suo senso non lo tradiva. Quello era l’uomo che lo aveva assalito.
Ben si girò verso di lui. «Dovete stare attenti quando attraversate.»
«Sì certo. Ora dobbiamo tornare indietro» rispose sbrigativo Christian.
«Il dottore non ci ha ancora risposto» disse Emma, sorpresa della misteriosa fretta del fratello.
«Non importa. Ne parleremo un’altra volta» replicò il ragazzo, sperando che la sorella riuscisse comunque a capire che c’era una ragione se agiva in quel modo.
Ben sembrava confuso da quel cambio di programma. «È tutto a posto? Non mi dispiace ricordare i vecchi tempi.» Poi notò i fogli per terra accanto a Christian. Si chinò a raccoglierli con la mano sinistra e riconobbe la calligrafia di Saverio. Si soffermò a leggerli e la tranquillità della sua espressione svanì.
Christian oltrepassò l’uomo e prese la sorella per mano. «Scappiamo!»
«Che ti prende?» domandò Emma.
Ben Rivas infilò fulmineo la mano destra nella tasca dell’impermeabile e la estrasse reggendo una pistola. La puntò contro di due ragazzi e intimò: «State fermi dove siete.»


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mercoledì 4 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 17

Trascorsero diversi minuti di completo silenzio. Entrambi i gemelli stavano indagando su un passato che li tormentava, su segreti che speravano svelassero le assurdità degli ultimi giorni.
«Bingo!» disse Emma all’improvviso. «Vieni a dare un’occhiata. Ho scoperto qualcosa.»
«Anche io» ribatté Christian. Si sedé sul bordo del letto accanto alla sorella, tenendo le ultime due lettere in mano.
«Prima io.» Emma incrociò le gambe, ci sistemò il portatile sopra e guardò seria il fratello. «Quasi venti anni fa una coppia di bambini gemelli morì tragicamente durante una gita in mare. Sembra che siano rimasti soli in mezzo alle onde agitate e siano affogati, nonostante l’intervento del bagnino di portarli in salvo.» Emma fece una pausa. Non aveva finito ancora di leggere l’articolo e la rivelazione successiva la colse impreparata. «I loro nomi erano Ezra e Clarissa McKenzie, figli di Teresa McKenzie.»
«Eravamo fratellastri.» Christian lo disse senza emozione.
Lei lo guardò con gli occhi sgranati. «Non sembri sorpreso.»
«Tu non avevi nessun dubbio? Voglio dire, abbiamo trovato le loro culle e il resto giù in cantina… non ho mai creduto veramente alla storia degli amici di famiglia.»
«Mamma li ha avuti prima di noi. E non ce ne ha mai parlato» commentò la ragazza. «È strano saperlo adesso. Se le nostre teorie sono esatte, la prima volta che li abbiamo conosciuti erano già dei fantasmi.»
«C’è scritto chi era il padre?» domandò Christian.
Emma fece scorrere la pagina web. «No, non viene menzionato.»
«La mamma probabilmente lo ha detto solo al diretto interessato.» Christian aprì le lettere piegate, posandole sulla tastiera del portatile. «Sono state scritte da Saverio Schiavelli, e indirizzate alla mamma, dal 1994 fino a tre anni fa. In tutte dice di essere affranto per quello che è accaduto ai gemelli, di capire il suo dolore e di sentirsi da cani per non poter fare qualcosa per cambiare il passato.»
«Aspetta, stai insinuando che la mamma aveva avuto una storia con Saverio e che lui era il padre di Ezra e Clarissa?»
«Sappiamo che erano amici da ragazzi e Saverio ha cambiato atteggiamento con noi appena ha saputo che eravamo figli della sua vecchia amica Teresa. Due indizi formano una prova.»
«Stai correndo un po’ troppo» lo rimbeccò la sorella. «Quelle che scrive in queste lettere possono anche essere le parole di conforto di un vecchio amico e basta.»
«E cerca di confortarla per anni? Sono dieci lettere, quasi una all’anno» replicò il fratello. «Inoltre spiegherebbe perché ce l’hanno con Pamela: sono arrabbiati perché Saverio ha avuto un’altra figlia, mentre non ha voluto conoscere loro.»
«Non sono convinta. È troppo contorto, anche se i bambini hanno avuto modo di maturare un’idea di vendetta, questa è più adatta a un maniaco adulto.»
«Però spiegherebbe perché Ezra e Clarissa continuano a infestare la città» rispose il ragazzo. «Vogliono punire il padre.»
«No. Pamela mi ha raccontato che quando vengono avvistati, i due gemelli fantasma chiedono della madre.»
«Eppure ci deve essere un motivo per cui continuano a rimanere in questo luogo. I fantasmi rimangono nel mondo terreno quando hanno qualcosa di irrisolto.» Christian strappò dalle gambe della sorella il portatile, facendo cadere le lettere sul copriletto. «Voglio controllare una cosa.»
Emma lo lasciò fare, assorta nei suoi pensieri. «Nell’articolo dicono che sono morti per un incidente, ma nel mio sogno, il primo che ho fatto quando siamo arrivati in questa casa, Clarissa affogava perché qualcuno la trascinava sott’acqua.»
«Come se fosse stata assassinata?» domandò il fratello sollevando gli occhi dallo schermo. «La morte violenta è una ragione per cui si cerca vendetta.»
«Forse dovremmo smetterla qui. Questa storia inizia a spaventarmi.»
Christian la ignorò e continuò a digitare frasi e consultare siti internet. «Interessante» affermò a un certo punto.
«Cosa?»
«A quanto pare, secondo le credenze delle città di mare come questa, il sale che si diffonde dall’acqua nell’aria crea una barriera naturale contro spettri e fantasmi.»
«Si, Pamela me ne ha parlato» disse Emma.
«E il modo per aggirare questa barriera è che nella città in questione ci sia un consanguineo per ogni spettro» continuò lui, alternando lo sguardo tra lo schermo e sua sorella. «Così possono attingere forza da loro, manifestandosi più frequentemente e nitidamente, arrivando a poter usare capacità soprannaturali.»
«E sai cosa significa questo?»
«Che Ezra e Clarissa ci riescono grazie al fatto che siamo arrivati noi.»
«Sì e anche che la tua teoria sul padre è completamente sbagliata» aggiunse Emma. «Se Saverio e Pamela fossero loro consanguinei, Ezra e Clarissa sarebbero ben visibili più spesso durante tutto l’anno, rivoltando barche o affogando persone senza fatica, prendendo energia da lui e anche da Pamela. Invece, in base ai racconti di chi li ha avvistati, sono riusciti a farlo solo cinque anni fa e ultimamente, dopo il nostro arrivo.»
Christian storse il naso, sua sorella aveva ragione e lui odiava quando succedeva. «Ok. Comunque Saverio sa qualcosa. Di sicuro ha riconosciuto i fantasmi, ma non lo ha rivelato a nessuno, nemmeno a sua figlia.»
«Questo è vero.»
«Quindi dobbiamo andare da lui e fargli sputare la verità» disse Christian risoluto.
Emma inarcò un sopracciglio. «E come speri di riuscirci?»
«Raccontandogli quello che abbiamo scoperto e usando queste come prove.» Il ragazzo sventolò le lettere davanti al volto della sorella.
Emma cercò di sottrargliele. «Non puoi. Sono personali. Appartengono alla mamma!»
«Noi potremmo essere in pericolo. E gli altri suoi figli stanno meditando vendetta contro qualcuno» le fece notare Christian. «Credi che si opporrebbe se sapesse che queste lettere potrebbero aiutare a salvare noi, Marti e forse dare anche la pace a Ezra e Clarissa?»
Emma lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. «Va bene, faremo come vuoi tu.»
Christian spense il computer. «Sbrighiamoci. Abbiamo un appuntamento al Sergent Pine.»

                                                   Continua...