mercoledì 21 gennaio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 15

La piscina della villa del dottor Rivas era riscaldata. L’acqua tiepida era piacevole a contatto con la pelle e la compagnia era allegra. Nonostante tutto questo, Christian non riuscì a rilassarsi.
Aveva visto i gemelli fantasma uscire verso la zona della piscina quando erano saliti a cambiarsi, ma prima di poter fare qualcosa i due erano scomparsi. Per questa ragione, appoggiato alla scaletta con la schiena e cercando di non darlo a vedere, il ragazzo si guardava intorno preoccupato.
Emma al contrario si stava godendo il passatempo. «Complimenti, tuo papà ha una casa stupenda» disse stando a galla a poca distanza da Marti, ricordando però di dover indagare sull’uomo e sulla sua connessione con Ezra e Clarissa. «L’ha arredata tua mamma?»
Marti posò la lattina di birra sul bordo della piscina alle sue spalle e annuì. «Il suo ruolo nel riempire la villa di cose inutili è stato uno dei punti di forza dell’avvocato di papà durante il divorzio dei miei. Ecco perché la casa è rimasta a lui.»
«Mi dispiace. Deve essere difficile doversi dividere tra i due genitori» disse Emma.
«Non essere in pena per lui» commentò Pamela, dandosi una spinta con i piedi e nuotando lontano dal bordo. «Sa come approfittarsi del senso di colpa dei suoi genitori.»
«Sei insensibile» replicò Marti, fingendosi offeso. «Comunque mio padre ha tutti i motivi per sentirsi in colpa. Ha sposato mia madre, ma il vero matrimonio è con il suo lavoro.»
«È un medico molto scrupoloso?» domandò Christian.
«Più che altro molto attaccato alla carriera» rispose l’altro ragazzo. «Essere primario lo fa sentire importante. Vedere il rispetto negli altri, quando passa tra di loro in ospedale o in città, per lui è come una scarica di adrenalina. E non gli basta mai. Sembra che voglia essere l’unico medico al mondo.»
«Essere ambiziosi non è certo una colpa» ribatté Pamela.
«Sì che lo è, se per seguirla metti da parte tua moglie e tuo figlio.» Marti afferrò la lattina di birra. Ne bevve una sorsata e poi gli volò via di mano, rovesciandosi in piscina e mischiandosi con l’acqua. «Cosa diav…» Lasciò la frase in sospeso e sprofondò sott’acqua, increspando la superficie.
Emma e Christian si scambiarono un’occhiata dubbiosa, poi si voltarono verso Pamela.
«Non preoccupatevi. Fa sempre il cretino, è il suo modo per attirare attenzione» disse la ragazza leggendo la confusione sui loro volti. «Basta non dargli corda.»
I minuti trascorsero ma il ragazzo non emergeva.
«Forse non si sente bene» ipotizzò Emma.
 «Magari ha un crampo o…» Christian non fece in tempo a terminare la frase, che Marti spuntò in superficie terrorizzato.
Ansimò e annaspò per immettere aria nei polmoni. Agitò le mani, cerando di aggrapparsi a qualcosa, ma venne attirato ancora in profondità. Finì sott’acqua senza fornire spiegazioni.
«Adesso sta esagerando» sbottò Pamela contrariata. «Lo tiro su a forza.»  Si buttò verso il fondo e raggiunse il ragazzo. Lo strattonò un paio di volte e poi riemerse angosciata. «Non riesco a muoverlo. È come se fosse diventato pesantissimo. Non sta scherzando, è spaventato.»
«Andiamo giù insieme» disse Emma. «In tre ci riusciremo.»
Le due ragazze si immersero, Christian stava per fare lo stesso, ma notò Ezra e Clarissa in piedi sul prato di fronte a lui.
Stavano fissando il punto esatto della piscina in cui era bloccato Marti sotto l’acqua, con uno sguardo diabolico. Lo stesso del giorno della gita in mare di cinque anni prima.
«Basta! Smettetela!» urlò Christian.
I gemelli sollevarono gli occhi verso di lui e svanirono in quel preciso istante.
Il ragazzo guardò in basso per andare in aiuto della sorella e di Pamela e le vide rincorrere Marti, che riemergeva a forza come un pallone riempito d’aria. Nuotò verso di lui e lo afferrò per le spalle. «Sta bene?»
Pamela si scostò i capelli scuri appiccicati al volto. «Marti! Marti!» lo chiamò impaurita e preoccupata, senza però avere risposta.
«Non respira» esclamò Emma nel suo stesso stato.
La porta scorrevole di vetro alla sinistra della piscina si aprì di colpo. Il Dottor Ben Rivas saltò fuori e osservando la scena chiese: «Che sta succedendo? Vi si sente urlare a fin dal cancello.»
«Dottor Rivas, Marti sta male» rispose Pamela trafelata. «Stava quasi per annegare.»
Christian trascinò il corpo del ragazzo privo di sensi verso la scaletta e trovò il dottore inginocchiato che lo sollevava dalle sue braccia per stenderlo sul prato.
L’uomo aprì la bocca al figlio e gli praticò la respirazione artificiale. «Cosa è successo?» domandò, continuando a premere sul petto del ragazzo per fargli buttar fuori l’acqua.
«Stavamo chiacchierando in acqua e all’improvviso Marti è andato sotto» rispose Christian.
Ben lo scrutò come se si rendesse conto solo in quel momento che il ragazzo fosse in casa sua. Spostò lo sguardo e notò anche Emma. «Che ci fate voi qui?»
«Li ho invitati io» disse Pamela, accovacciandosi accanto a Marti ancora svenuto. «Quando si è immerso credevo fosse uno dei suoi soliti scherzi, ma poi non riusciva a tornare su e non siamo riuscite a tirarlo fuori nemmeno io ed Emma. Era come se fosse più pesante del piombo e poi di colpo è tornato a galla.»
Ben provò a immettere aria nella bocca del figlio per la seconda volta, ma non riuscì a farlo rinvenire. «Pamela, vai in casa e chiama un’ambulanza. Subito!»
La ragazza scattò in piedi e corse all’interno della villetta.
Il dottor Rivas continuò la sua manovra e senza guardare in volto gli altri due ragazzi, ordinò: «Rivestitevi e andatevene. Fuori da casa mia.»
Christian ed Emma uscirono dalla piscina, rientrarono in casa e salirono al piano superiore per recuperare i loro vestiti. Li indossarono, anche se la loro pelle era ancora parzialmente bagnata e scesero giù di corsa.
Trovarono Pamela che si era avvolta in un accappatoio e stava uscendo dalla porta principale. La seguirono e lei disse: «È arrivata l’ambulanza. Lo portano all’ospedale del dottor Rivas. Vado con loro.»
«Facci sapere come sta» le urlò Emma, mentre la ragazza saliva sul retro dell’ambulanza dove era già steso Marti su una lettiga con accanto il padre.
La porta sul retro venne chiusa da un paramedico. L’uomo salì sul mezzo, accese le sirene e attraversò in un lampo il prato della villa, oltrepassando il cancello spalancato.
Emma e Christian corsero verso le due ante prima che la chiusura automatica li bloccasse all’interno. Fermi sulla strada, osservarono l’ambulanza scomparire all’orizzonte e si resero conto di non essere gli unici.
Ezra e Clarissa erano fermi a pochi passi da loro. Osservavano il mezzo con sguardo truce e non appena l’ambulanza fu fuori dalla loro visuale, svanirono nel nulla.
«Sono stati loro» disse Christian. «Volevano uccidere Marti.»


                                                                    Continua...

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