mercoledì 14 gennaio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 14

Paolo entrò nel salone vestito di tutto punto, trovando i figli già svegli ad attenderlo. Sorpreso che si fossero alzati, lavati e vestiti prima di lui, li scrutò seduti uno di fronte all’altra e si accorse che avevano il volto tirato. «Non avete una bella cera. Vi sentite la febbre?»
«Abbiamo solo dormito male» rispose Emma sbadigliando.
«Avete fatto tardi? Non vi ho sentito rincasare» rivelò il padre.
«Non volevamo disturbarti» spiegò Christian. «Sono stati gli incubi a tenerci in piedi.»
L’uomo posò una mano su una spalla di ognuno dei figli. «Tra poco sarà tutto finito. Sono sicuro che la responsabile dell’agenzia prenderà l’incarico di vendere la casa e potremo partire. Magari riusciremo a rientrare giusto in tempo per Pasqua.»
«È dopodomani» esclamò Emma, guardando allarmata il fratello. «Voglio dire… c’è un giorno intero.»
Lui le sillabò “Ci basterà”, in modo che il padre non vedesse.
«Penso che quelli dell’agenzia mi risponderanno entro stasera, ma sai che non mi piace viaggiare di notte» replicò Paolo, fraintendendo il suo commento. «Dovrai pazientare per poco.» Le baciò i riccioli castani e andò in bagno per sciacquarsi.
«A che ora è l’appuntamento con Pamela?» domandò Christian sottovoce.
«Alle dieci, davanti al Sergent Pine» sussurrò Emma.
«Come usciamo senza dirgli dove andiamo?»
Emma sorrise. «Me ne occupo io.» Si alzò in piedi e si fermò sulla porta del bagno. «Papà, ti dispiace se andiamo a farci un giro? A te serve far vedere la casa vuota e noi ci annoieremmo a stare qui a far niente.»
«Dove andate?»
«Non so… facciamo un giro qui nei dintorni» mentì Emma.
Paolo rimase in silenzio a riflettere. Poi disse: «Va bene. Vi chiamo sul cellulare quando ho finito.»
«Ok. Allora usciamo subito.» Emma tornò in salone dove trovò Christian che apriva la porta.
«Aspettate, non facciamo colazione insieme?» gridò l’uomo, per sovrastare il rumore dell’acqua aperta del rubinetto. Non ricevette risposta e capì che i figli erano già usciti.

Camminando con passo spedito verso il pub, Christian si complimentò con la sorella. «Pensavo ci volesse molto di più per convincerlo a lasciarci andare.»
«Un giorno, forse, ti svelerò tutti i miei trucchi» scherzò lei. «Piuttosto, cosa facciamo se compaiono i due spettri?»
«Non chiamarli in quel modo. Hanno un nome» la rimproverò. «Non saprei. Improvviseremo sul momento.»
«Bel piano» commentò sarcastica Emma.
Incrociarono quasi subito Pamela che usciva dal locale del padre. «Ciao ragazzi» li salutò. «Andiamo, la casa di Marti non è molto lontana.»
Emma e Christian lasciarono che si inserisse tra di loro e parlarono di tutto, fuorché di fantasmi, durante la passeggiata. 
La villetta che si trovarono davanti, pochi minuti dopo, contrastava con la semplicità delle abitazioni vicine. Oltre il cancello si poteva vedere una parte della struttura in marmo dell’ampia abitazione e un paio di statue che aprivano la strada al prato.
«Al padre di Marti piace far vedere che è un ricco medico» spiegò Pamela, notando le loro facce. Si posizionò con il volto davanti al videocitofono e premette il pulsante.
La voce radiofonica di Marti disse: «Vi apro.»
Il doppio cancello si spalancò con un sonoro clack e il ragazzo attraversò il sentiero di ghiaia, che divideva il prato, per andare ad accoglierli. «Benvenuti nella mia umile dimora.» Fece un inchino volutamente ed esageratamente plateale.
«Che scemo!» Pamela gli diede un colpetto sul braccio e poi lo baciò sulla bocca.
Emma e Christian li seguirono fin dentro la villetta. Il salone era grande come tutta la casa di loro madre. Sulla parete sinistra c’era una porta scorrevole aperta e dalla loro posizione, i gemelli poterono scorgere una piscina.
«Quello sarà il nostro impegno per la giornata» disse Marti, vedendo che l’avevano notata.
«Non abbiamo i costumi» ribatté Christian. Gli tornò in mente il sogno, il pericolo rappresentato dall’acqua e si chiese se fosse saggio passare il giorno in piscina.
«Faremo il bagno nudi» replicò l’altro ragazzo con un sorriso malizioso.
Pamela gli tirò un pugno. «Non dategli retta. Sopra ci sono i costumi per gli ospiti.»
Ridendo, Marti salì i primi scalini che portavano al piano superiore, Pamela lo seguì scuotendo la testa ed Emma s’incamminò dietro di lei.
Christian rimase immobile. Aveva la sensazione che si sarebbe pentito di essere andato lì. Posò un palmo sul corrimano e si avviò sulle scale, poi sentì il suono di piedi nudi sul pavimento e guardò in basso.
Ezra e Clarissa apparvero dal nulla, corsero verso la piscina e ridendo in modo raccapricciante, svanirono in un battito di ciglia.

                                                         
                                                          Continua...

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