lunedì 14 dicembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 14

14. Un Demone con i tuoi Occhi




Zec osservò Betty scappare verso l’edificio scolastico e non poté non provare pena per lei. Capiva come si sentiva in quel momento più di quanto lei avrebbe voluto.
«Cosa fai? Pensi di seguirla?» domandò Donovan, fissando Billy.
Billy guardò il ragazzo confuso. «Io.. non saprei cosa…»
«Lascia stare. Ho capito. Me ne occupo io.» Donovan abbandonò i tre compagni e corse dietro alla ragazza.
Billy si girò a fissare sia lui che Michelle. «Mi dispiace. Non volevo creare problemi. Non volevo tutto questo…» si fermò come se volesse aggiungere altro, ma ripeté solo: «Mi dispiace.»  S’incamminò verso l’entrata del pianterreno e poi aumentò la velocità della sua andatura fino a correre.
«Spettacolo decisamente interessante.» Dana comparve nel campo di atletica,  camminando lentamente. «È stata un’interpretazione molto intensa, sentita.»
«Falla finita» le sbottò contro Zec.
Dana alzò le mani in segno di difesa. «Ehi! Non è colpa mia. Io metto solo il carburante, ma è quello che c’è dentro che fa reagire il motore.» Spostò gli occhi verdi su Michelle. «Allora, tesoro, vuoi essere la prossima?»
«Lasciala in pace» s’intromise di nuovo Zec. Si avvicinò alla compagna e aggiunse: «Vai dentro, vedi se Billy sta bene e se Betty e Donovan hanno bisogno di aiuto.»
Michelle lanciò uno sguardo fugace a Dana. «Sei sicuro di voler rimanere solo con lei?»
Zec annuì. «Non preoccuparti. So tenerla a bada.»
«Ok.» Michelle osservò ancora una volta la ragazza demone e poi voltò loro le spalle, procedendo per la strada che la riportava all’interno dell’edificio scolastico.
«E così siamo rimasti solo io e te» disse Dana, avanzando di pochi passi, fino a fermarsi a una spanna da lui. «Vuoi fare un altro numero musicale?»
«No, basta trucchi.» Zec la guardò arrabbiato. «Giochiamo a carte scoperte. Cosa vuoi?»     
«Te l’ho detto: assicurarmi che tu stia bene e farti vedere che sto bene anche io.»
«Bugiarda. Sei qui per un altro motivo.»
«Ah sì? E cosa te lo fa credere?»
«Se volevi tranquillizzarmi, non avresti scatenato tutto questo.» Zec sentiva la rabbia montargli dentro. Era come un fuoco che veniva attizzato, facendogli ribollire il sangue. «E ti saresti preoccupata di farlo prima. Dimmi perché sei qui?»
Dana gli accarezzò la guancia sinistra con la mano rosso rubino. «È così difficile credere che fossi in ansia per te? In fondo eri in pensiero anche tu, me lo hai cantato poco fa.»
Zec scostò il volto dal suo tocco. «Come speri che potrò mai più crederti.»
«Perché sono un demone, non è così?» Dana abbozzò un sorriso. «Non dovresti essere così bigotto e razzista. Visto quello che sai fare, si potrebbe pensare che anche le tue doti poltergeist o telecinetiche siano frutto di poteri demoniaci.»
«Non è perché sei diventata un demone. Cioè anche per quello, ma la verità è che tu mi hai tradito tre mesi fa, prima di sposare un demone e diventarlo tu stessa.»
Dana lo fissò ancora una volta con lo sguardo smarrito, lo stesso che aveva al termine della sua canzone per lei. «Ti ho detto come stavano le cose. Mamma mi soffocava, non avevo scelta.»
«Sì che ce l’avevi» urlò Zec esasperato. «Ero lì, vivevo con te, potevi parlarmene, sfogarti. Avremmo potuto trovare una soluzione insieme o al peggio condividere questo peso.»
«Ce l’hai con me perché me ne sono andata?»
«Perché sei scappata. E mi hai abbandonato.» Zec respirò cercando di trovare la calma. «Avendoti al mio fianco, non mi ero mai sentito solo e pensavo che fosse lo stesso per te. Che anche se c’erano delle differenze tra noi, se non eravamo sempre d’accordo su tutto, potevamo contare uno sull’altra. Invece mi sono reso conto che per te non era uguale. Sei stata egoista, te ne sei fregata di come mi sarei sentito nel perderti e sei andata via.»
«Non mi hai persa. Sono qui.» Dana assunse un’espressione seria. «Ho agito d’impulso, lo ammetto. Tu avevi un rapporto perfetto con mamma e non ho pensato che potessi capirmi,  anche perché neanche io capivo bene me stessa. In più dopo la morte di papà ogni cosa era più difficile: la scuola, la vita a casa… tutto.»
«E non ti è venuto in mente che fosse difficile anche per me?» Zec scosse la testa. «A quanto pare no, visto che appena un demone ti ha proposto di diventare sua moglie hai accettato, trovandola la soluzione perfetta a tutti i tuoi problemi.»
«Non è vero. Ho valutato a lungo la sua proposta, ma era una scelta solo mia. E sono diversa da Sweet, in molti modi che neanche immagini. Ma posso mostrarteli.» Dana gli afferrò le mani, stringendole nelle sue. «Non hai idea di cosa sono capace di fare e neanche io lo so ancora, sto scoprendo tutto un po’ alla volta. Potremmo farlo insieme, proprio come dicevi tu.»
Zec corrugò la fronte. «Cosa intendi?»
«Vieni con me.» Dana frugò sotto il top viola con la mano destra ed estrasse un badge appeso al collo con un cordone rosso, che si infuocò non appena lo toccò. Lo lasciò quindi cadere in evidenza sul tessuto e questo si spense. «È il mio passe-partout per le dimensioni infernali. Posso averne uno anche per te e sceglierci un posto in cui stare e rimodellarlo come ci piace. Creeremo il nostro angolo di Paradiso all’Inferno.»
«Vuoi che abbandoni la mamma, la nostra casa, il nostro mondo?»
«Potremmo tornare ogni volta che vuoi. Non siamo vincolati all’Inferno, per ora.»
«E i miei amici? Non posso lasciarli come se niente fosse, soprattutto con tutto quello che sta succedendo.»
«Vivete su una Bocca dell’Inferno, le cose possono solo peggiorare e non riuscirete sempre a cavarvela. E poi non mi sembra che siate così uniti. A quanto ho visto, il tuo essere gay ti sta creando qualche problema con loro e non accadrebbe con me.»
Fissandola negli occhi verdi che conosceva da una vita, Zec vide qualcosa di familiare. Riconobbe la sua natura prepotente, la stessa che aveva quando erano bambini e lo obbligava a fare quello che decideva lei. Solo che ora era peggio, c’era una scintilla oscura, più maligna, quella parte demoniaca che al contrario del passato, le impediva di frenarsi.
Allontanò di colpo le mani da quella della sorella e disse: «Ecco perché sei venuta. Questo era il tuo obbiettivo fin dall’inizio.»
«Non ti seguo» rispose Dana con aria innocente.
«Non fingere con me, non ci casco» ribadì Zec. «Hai inscenato tutta questa storia della sorella preoccupata e hai portato in superficie i sentimenti nascosti dei miei amici per portarmi con te. Voglio sapere perché. La verità.»
Dana rimase a osservarlo in silenzio. Poi sulle labbra balenò di nuovo il sorriso divertito. «Sei diventato più furbo di quanto ricordassi. E va bene, mi hai scoperto: mi sento sola. Il tempo scorre in maniera diversa all’Inferno, un giorno può essere lungo come un mese. All’inizio andare a zonzo per le dimensioni infernali era divertente: la scoperta di mondi nuovi, demoni nuovi, ma poi tornavo comunque nella mia nuova casa da sola. E il mio maritino ha altre mogli e affari di cui occuparsi.»
«Così hai pensato di usare i tuoi poteri per portare me e i miei amici a litigare tra noi, così mi sarei sentito di nuovo abbandonato e non avendo altra scelta, mi sarei unito a te.» Zec indietreggiò amareggiato. «In questo sei rimasta uguale. La solita egoista.»
«No. Penso davvero tutto quello che ti ho detto, anche se avevo uno scopo fin dal principio» disse Dana.
«Be’ hai fallito. Anche se non fossi un demone, non cancellerò tre mesi di dolore con un colpo di spugna. Sei ricomparsa da mezza giornata e già hai cercato di mandare all’aria la mia vita. Non mi muoverò da qui. Puoi andartene.»
Dana mutò espressione. Il suo volto calmo e controllato si distorse per la rabbia. «Ti ho mentito, forse manipolato, ma anche tu sei un bugiardo. Non è vero che ti preoccupi per me, non mi vuoi più bene.»
«Perché non faccio quello che vuoi? Questo non ha nulla a che vedere con l’affetto.»
«Ti stai vendicando.»
Zec scosse la testa. «Sto scegliendo in libertà quello che ritengo più giusto. Come hai fatto tu.»
Dana rise amaramente. «E quindi scegli di disconoscermi come sorella.»
«No.» Zec la guardò senza rancore. «Sarai sempre mia sorella e avrai sempre il mio amore incondizionato. Ma non posso perdonarti. Per oggi, per tre mesi fa, per la fuga. Le tue azioni hanno un peso, mi hai ferito e devo proteggermi.»
«Non ti farei mai del male.»
«Lo fai e non te ne rendi nemmeno conto.» Zec le baciò una guancia. Un gesto fatto di slancio, dettato dall’istinto. «E temo che in futuro potrebbe essere anche peggio. Davanti a me vedo un demone con i tuoi occhi e ho paura che tra non molto anche quelli scompariranno.»
Dana rimase immobile, disorientata. Poi sorrise. «Va bene. Mi basta sapere che non mi odi. Ci sarà tempo per convincerti a seguirmi. Ora ho altri progetti di cui occuparmi.»
«Cosa significa?»
Dana girò il polso sinistro e il fumo violaceo si alzò dai suoi piedi, avvolgendole il corpo. «Lo vedrai.» Gli soffiò un bacio, sospingendolo con la mano destra e svanì del tutto in uno sbuffo viola.
Zec s’incamminò pensieroso verso le porte antincendio della scuola. Se una parte di lui era sollevato all’idea di rincontrarla, con l’altra tremava a cosa potesse riferirsi con le sue ultime parole.
Rientrò nel pianterreno e si chiese dove potessero essere i suoi compagni. Immaginava che nessuno di loro fosse andato a lezione e l’unico posto in cui ritrovarsi era l’aula multimediale. O come l’aveva definita Betty, il corrispettivo di quello che la biblioteca rappresentava per Buffy e i suoi amici nella serie tv.
Zec si diresse verso la classe e scostò la porta, sperando che non ci fosse nessuno a fare lezione o altro. Sbirciando all’interno, vide Michelle seduta davanti a uno dei computer.
Non appena entrò, la ragazza gli andò in contro. «Me no male, stai bene. Cominciavo a stare in ansia.»
«È tutto a posto… più o meno» rispose. «Gli altri? Dove sono?»
«Billy non è più a scuola. Credo che dopo la faccenda con Betty se ne sia andato» disse Michelle. «E lei e Donovan non sapevo dove cercarli.»
Zec si rese conto che la situazione poteva essere peggio del previsto, Dana poteva aver fatto danni che non erano riparabili.
La porta si aprì e Donovan entrò facendoli girare. «Dov’è finita la demone da musical?»
«Se ne è andata, per un po’ non la rivedremo.» Zec studiò la sua espressione. Non sembrava arrabbiato. «E Betty? Le hai parlato?»
Donovan annuì. «Per il momento non vuole farsi vedere da nessuno di noi. Mi ha solo detto che è meglio se ci prendiamo una pausa dalle nostre cacce al soprannaturale.»
«Per quanto? Cioè, possiamo vederci per fare altro?» domandò Michelle.
«Credo che preferisca che ognuno di noi stia lontano dagli altri. E forse ha ragione» rispose Donovan. «Ci siamo messi a fare questa cosa della Scooby Gang un po’ troppo in fretta, in fin dei conti non ci conosciamo così bene. Lasciamo passare qualche giorno e vediamo cosa succede.»
La campanella del cambio dell’ora suonò, riempiendo il loro silenzio.
Donovan si mosse per primo e aprì la porta. «Andiamo. Dobbiamo presentarci almeno al resto delle lezioni.» Si sforzò di sorridere e uscì dall’aula.
Michelle guardò Zec intristita e lo seguì.
Zec rimase ancora qualche istante da solo. Quel giorno forse aveva ritrovato sua sorella, ma aveva l’impressione di aver anche perso gli unici amici che avesse al liceo.

                                                   
                                                     Continua…?

lunedì 30 novembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 13

13. Una Canzone Può Ferirti Più di Mille Parole




Betty si guardò intorno. I ragazzi e i professori stavano rientrando nelle aule, storditi e confusi, ma non particolarmente sconvolti dal balletto improvvisato.
«Dov’è Dana?» chiese Michelle.
Betty si girò verso l’ingresso dell’aula multimediale e sull’uscio non vide nessuno. Era scomparsa.
«Bisogna andare a cercare Zec» disse Billy. Corse in direzione delle porte antincendio da cui era uscito l’altro ragazzo. «Potrebbe essere in pericolo.»
«Billy, aspetta…» lo chiamò Betty, ma lui era già all’esterno. «Vado anche io.»
«No.» Donovan le si parò davanti. «Lasciali soli. Forse Billy può aiutare Zec in questo casino.»
Betty lo guardò seccata. «Si può sapere di che diavolo parli? E perché continui a metterti in mezzo?»
«Io mi metto in mezzo?» Donovan fece una risatina sarcastica. «Senti da che pulpito.»
Michelle s’inserì tra di loro. «Andiamo ragazzi, non è il momento di litigare. Cerchiamo insieme una soluzione per sistemare questo pasticcio.»
Betty non intendeva lasciar perdere. «Se Donovan ha qualcosa da dirmi, può parlare chiaramente.» 
«Cavoli! Davvero non ti sei accorta di nulla?» sbottò il ragazzo. «O non vuoi accettare che Zec ha una cotta per Billy e forse lui lo ricambia.»
Betty si morse il labbro inferiore. Aveva visto che tra quei due c’era un certo feeling, ma non era sicura che Billy ricambiasse l’interesse di Zec. Anche perché, pur non avendolo ammesso con nessuno, a lei piaceva Billy. Alzò lo sguardo sul volto di Michelle e le chiese: «La pensi come lui?»  
«Be’ ecco… insomma si vede che a Zec piace Billy… e forse Billy…» Michelle intrecciò le dita imbarazzata. «Però non so, magari è solo un’impressione.»
Betty scosse la testa. Non le interessava se pensavano che era un’impicciona o peggio. Non era omofoba o cose del genere, ma non voleva rinunciare a Billy senza essere sicura che lui fosse off-limits.
Si girò di scatto verso le porte antincendio e corse. «Vi sbagliate. Ve lo dimostrerò.» Non si voltò a guardare se la seguivano e non rimase abbastanza nel corridoio per sentire cosa dicevano.
Arrivata all’esterno, Betty non sentì nessun rumore, nessuna voce. Il cortile sembrava deserto, ma non potevano essere andati tanto lontani. Si incamminò verso il campo di atletica e li scorse. Erano seduti sugli spalti uno di fianco all’altro. Le davano le spalle e non poteva sentire cosa dicevano.
Betty rimase immobile, indecisa su cosa fare. Se fosse piombata lì, tra di loro, avrebbe dovuto mostrare interesse per la situazione di Zec e chiedergli cosa provava, o come si sentiva. In realtà erano altre le domande che voleva porre. Poi notò Billy che metteva un braccio intorno alle spalle di Zec e lo attirava a sé. Era un gesto innocente, una dimostrazione di amicizia, però le diede fastidio. La fece ingelosire.
«Allora, cosa vuoi fare?» domandò Dana, comparendo al suo fianco annunciata dal suo solito fumo viola. «Vuoi solo guardare, o pensi di agire?»
«Che vuoi da me?» domandò Betty, indietreggiando.
«Aiutarti.»
«In che modo?»
Dana lanciò uno sguardo ai due ragazzi seduti uno accanto all’altro. «Conosco mio fratello. È difficile resistere a quella sua aria da cucciolo maltrattato.»
«Non è come sembra. Billy è solo un ragazzo gentile e premuroso» replicò Betty.
«Non ho detto il contrario» disse Dana. «Ma forse è confuso e indeciso e Zec può spingerlo in una direzione diversa da quella che vuole in realtà.»
«No» sentenziò Betty. Aveva preso ogni dubbio e tentennamento. «Ci penso io a chiarire le idee a tutti e due.»
Dana sorrise. «Ottimo.» Schioccò le dita e la musica partì.
Betty si mosse e e dopo i primi passi, riconobbe le note. La canzone perfetta. The Boy is Mine di Brandy e Monica, un duetto che già sapeva avrebbe cantato da solista.
Si avvicinò agli spalti e Zec e Billy si alzarono in piedi, avevano sentito la musica e si guadavano in giro senza capire.
Betty arrivò di fronte a loro.
«Che succede?» domandò Zec.
«È tutto a posto?» le chiese Billy.
Betty allontanò con garbo, ma anche decisa Zec dall’altro e iniziò a catare:

«Devi lasciar perdere
So che ne hai abbastanza di tutto
Ma non è difficile da capire
Questo ragazzo non è tuo
Mi dispiace che tu
Sia così confuso
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»
Betty si voltò verso Billy e lo spinse gentilmente a sedersi di nuovo. Quindi riprese:

«Penso che sia ora di mettere tutto in chiaro
Puoi sederti e starmi ad ascoltare
Non c’è ragione per cui la tua premura sia fraintesa
È tutto un equivoco, vero?»

Guardò Zec e continuò:

«Capisco che tu possa
Esserne geloso
Però saresti cieco a confonderlo
Per amore verso te.»
Tornò a rivolgersi a Billy:

«Ti ho visto esitare
Forse per paura di ferire
Ma non posso più tirarmi indietro
Non è necessario che tu corra sempre al suo soccorso
Non c’è niente di male.»

Betty scese di un gradino, tornando sul prato e guardando Zec disse:

«E forse anche tu hai frainteso
Non ti colpevolizzo più di tanto
Billy è un gran bel ragazzo
E può avere tutto il mio amore.»

I due ragazzi la guardavano ammutoliti e Betty udì qualcuno raggiungerla alle spalle, senza voltarsi continuò a cantare, mentre i nuovi arrivati le facevano da coro.

«Devi lasciar perdere
So che ne hai abbastanza di tutto
Ma non è difficile da capire
Questo ragazzo non è tuo
Mi dispiace che tu
Sia così confuso
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»

Billy si alzò e scese dallo spalto per raggiungerla, ma Betty lo fermò alzando la mano destra.

«Devi continuare  fare ciò che fai
Cacciare i vampiri, combattere il male
Io sono con te, più di un’amica e compagna
Però devi sapere che quel che provo per te è vero.»

Betty puntò lo sguardo su Zec e disse:

«E tu devi capire
che è inutile fare la vittima
Puoi combattere con noi
Ma lui non combatte solo per te
Anche se ti fa male.»

Betty venne afferrata per una spalla e costretta a girarsi indietro.
Donovan era uno dei coristi e le cantò:

«Non puoi parlare così
Pretendere ciò che non hai
È inutile scappare dalla realtà
Devi distinguere il vero dall’illusione.»

Betty sentì una mano posarsi sul braccio e quando notò che l’altra arrivata era Michelle, fu costretta a sentirla dire:

«Se vedi il quadro nel suo insieme
Capirai che era così dall’inizio
Non insistere e non fare pressioni
Billy non è tuo.»

Betty si allontanò infuriata. La situazione le stava sfuggendo di mano.
Donovan e Michelle si fecero avanti con calma e cantarono:

«Devi lasciar perdere
So che ne hai abbastanza di tutto
Ma non è difficile da capire
Questo ragazzo non è tuo
Mi dispiace che tu
Sia così confusa
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»

Billy e Zec si accostarono ai due compagni. Betty scosse con violenza la testa. Non l’avrebbero convinta delle loro idee. Li fissò tutti con rancore e disse:

«Non potete distruggere i miei sogni d’amore
Non è uno stupido gioco per me
Billy non è mio, ma non è suo
Non getto la spugna
Cosa vi fa credere che voglia lui?
Sono stata la prima che ha avvicinato
L’ho cercato e aspettato
So che fin dal principio l’ho amato

La musica continuava in sottofondo e Betty sentì le lacrime rigarle le guance. Aveva detto più di quanto avrebbe dovuto e anche voluto. La canzone l’aveva trascinata ad aprirsi fino in profondità e ora non poteva fermarsi finché non fosse finita.
In un singhiozzo cantò:

«Billy amerà me
Sarà mio, non suo.»

Donovan, Michelle e Zec le risposero in coro:

«Non lo sai.»

E Betty insistette:

«Sarà mio!»

Loro replicarono:

«Non lo sai.»

Betty urlò:

«Sarà mio!
Mi dispiace che tu
Sia così confuso
Ma non ti appartiene
Billy non è tuo.»

La musica sfumò fino a svanire.
Betty sollevò gli occhiali e si asciugò le lacrime con il dorso delle mani.
Billy la fissava senza parlare. Non aveva interagito nella canzone. Tutti la fissavano.
Si era mortificata sotto il gioco di un demone e aveva spiattellato i suoi sentimenti.
Si girò di colpo e corse lontano. Ora era il suo turno di scappare a nascondersi.

                                                         
                                                          Continua…?

lunedì 16 novembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 12

12. Dillo con una Canzone




Zec entrò con i quattro compagni nell’aula multimediale. Lasciò che fossero Billy e Michelle a guidarlo, mentre nella sua mente continuava a rivivere a ripetizione l’apparizione di sua sorella Dana, ora un demone, che ballava e cantava come in un videoclip.
Donovan guardò a sinistra e a destra nel corridoio e poi chiuse la porta. «Non dovrebbe averci seguito nessuno.»
Michelle lo aiutò a sedersi sulla sedia che Billy gli sistemava e poi chiese: «Perché siamo qui invece che alla lezione di matematica?»
«Perché questa è la nostra versione della biblioteca dove si ritrovano Buffy e i suoi amici per fare il punto della situazione» rispose Betty. «E abbiamo molto da discutere. Zec, vuoi spiegarci che succede?»
Zec si riscosse come da un sogno. «Io? Come faccio a saperlo?»
«Perché la ragazza demone è tua sorella.»
«Però Zec era sorpreso quanto noi di trovarsela davanti» intervenne Billy. «E poi c’era qualcosa di familiare in quella situazione… come se l’avessi già vista da qualche parte.»
«Perché lo difendi?» chiese irritata Betty. «Ci ha tenuto nascosto che sua sorella è la diavolessa del pop.»
«Non lo sapevo» disse Zec. Estrasse dalla tasca dei pantaloni la fotografia che Simon e Stefan gli avevano rovinato settimane prima e la mostrò a tutti gli altri. «Dana è scappata di casa da tre mesi e aveva questo aspetto, non quello di poco fa. Non so dire come è diventata un demone.»
«E il cellulare misterioso? È opera sua?» continuò Betty. «Dovevi dirci dei tuoi sospetti.»
«Adesso calmati.» Donovan la prese per un braccio e la portò sul fondo dell’aula. «Sappiamo tutti e due che sei arrabbiata per altre ragioni: la situazione tra te, Billy e Zec la sistemerete in privato adesso è inutile che gli urli contro.»
Betty lo guardò con un’espressione indecifrabile tra il colpevole e l’arrabbiato.
Zec lo notò mentre riponeva la fotografia in tasca, ma non disse nulla. Gli tornò in mente il discorso di Donovan sulla sua cotta per Billy, ma non aveva voglia di occuparsi di quella faccenda proprio in quel momento.
«L’episodio musical» fece Michelle, rompendo il silenzio. «Ecco cosa mi ha ricordato lo spettacolo di stamattina. In quella puntata tutta Sunnydale canta e balla come in un musical senza darci troppo peso. E Dana assomigliava a quel demone rosso… come si chiamava?»
«Sweet.» Un vortice di fumo violetto introdusse Dana nell’aula. «Anche se nessuno lo sa con certezza.»
Zec balzò in piedi e i ragazzi la circondarono con fare minaccioso.
Dana li osservò e sospirò spazientita. «Non avete prestato ascolto alla mia canzone, vero? Non sono qui per farvi del male.»
«Sei un demone» sottolineò Billy.
«E tu avverti il soprannaturale. Come vedi nessuno è perfetto» replicò Dana.
Donovan si fece avanti. «Ok, sei qui in pace, ma nella puntata di Buffy il demone canterino faceva ballare gli altri finché non prendevano fuoco. Come possiamo fidarci?»
«Prima di tutto io non sono lui» precisò la ragazza demone. «In secondo luogo, come avete visto non posso creare canzoni originali, ma devo usare basi di canzoni già conosciute e in questo modo è impossibile portare qualcuno alla combustione spontanea.»
«D’accordo, possiamo provare a crederti. Per fidarci però devi darci delle risposte.» Betty sfiorò la montatura degli occhiali con la mano sinistra e la guardò con aria di sfida. «Cosa sta succedendo? E non intendo solo con te e i tuoi numeri musicali, ma anche con vampiri, demoni e altre stranezze del genere?»
«Siete fan di quella serie e ancora non l’avete capito?»  domandò Dana con un sorriso beffardo. «State vivendo su una Bocca dell’Inferno.»
«E dove si trova?» chiese Michelle.
Dana scrollò le spalle. «Non ne ho idea.»
«Ma come è potuto succedere?» domandò Billy. «Come si è creata una Bocca dell’Inferno?»
«Mi avete preso per un’enciclopedia ambulante? Non ho mica tutte le risposte ai problemi del mondo» rispose secca Dana.
«A me però ne devi parecchie di risposte.» Zec la fissò serio. Non riusciva a credere al suo comportamento tranquillo. «Perché sei scappata? Dove sei stata? E come sei diventata… così?»
Dana sorrise di nuovo, senza toni sarcastici. «È bello sapere che ti preoccupi ancora tanto per me, Ezechiel.»
Zec sentì gli occhi dei compagni puntati addosso. Non aveva mai detto loro il suo nome completo. «Che c’è? Mia mamma è molto religiosa.»
«È vero» confermò Dana. «E questo è uno dei motivi per cui sono scappata. Non accettava le mie aspirazioni, aveva deciso il mio futuro e quello che volevo io non contava. Senza papà a frenarla, l’unica alternativa era andarmene per la mia strada. E grazie a te, fratellino, ho ottenuto ciò che volevo.»
Zec sgranò gli occhi incredulo.«A me?» Era sicuro di non aver fatto nulla per ridurla in quello stato.
«Se non avessi condiviso con me la tua fissazione per Buffy the Vampire Slayer, non avrei riconosciuto Sweet quando l’ho incontrato. Abbiamo parlato, ho capito che poteva aiutarmi a realizzare i miei sogni e ci siamo sposati.»
«S-sei la moglie di un demone?» chiese Michelle a bocca aperta.  
«Una delle mogli, a dire il vero. La maggior parte dei demoni non conoscono la monogamia» rispose Dana facendole l’occhiolino. «Comunque ho avuto i miei vantaggi nel sposarlo, questo aspetto è una conseguenza come il potere di usare la musica in maniera più ampia.»
«Non posso credere che tu lo abbia fatto.» Zec strinse le mani a pugno, guardava sua sorella, i suoi occhi verdi e provava sentimenti contrastanti. Era sollevato nel saperla viva e da quanto poteva constatare non traumatizzata dalla sua trasformazione. Però covava anche una rabbia sconfinata. Aveva preso le sue decisioni senza pensare alle conseguenze. «È una questione di potere? Ti ha convinto in questo modo il tuo marito demone da musical? Hai idea del prezzo della tua scelta?»
«Non c’è nessun prezzo, solo vantaggi.» Dana gli si avvicinò. «Essere un demone mi ha permesso di aiutare te e i tuoi amici con Moloch, ricordi? E posso fare molto di più.»
«Non voglio niente da te» le urlò contro Zec.
«Hai bisogno di tirare fuori quello che provi. In completa sincerità. Ti farà bene.» Dana schioccò le dita. «E il modo migliore è farlo con una canzone.»
Zec e tutti gli altri, udirono risuonare nell’aula una base musicale. La riconobbe dalle prime note: (You drive me) Crazy di Britney Spears. Era strano perché era la canzone che aveva in testa in quel momento. E così realizzò cosa stava per fare. Cosa lei lo aveva spinto a fare.
Un coro dall’esterno intonò:

«Pazzo.»

Zec camminò all’indietro fino alla porta, la spalancò e si fermò nel mezzo del corridoio.
Le porte della altre aule si aprirono e ragazzi e professori uscirono dimenandosi a tempo di musica. Anche Betty, Donovan, Billy e Michelle lo raggiunsero ballando. Solo Dana rimase a osservarlo interessata, appoggiata allo stipite della porta.

«Sorella, sono preso da te
Ti voglio bene, che ci posso fare
Sorella, mi tiravi in ballo
Mettevi il mio mondo sottosopra e lo fai ancora
Ogni volta che pensavo a te
Il mio cuore perdeva un battito
Mi hai fatto impazzire
Non riuscivo a dormire
Preoccupato, pensando al peggio
Ohh… impazzire, ma ora è tutto a posto
Sorella, pensare a te mi ha tolto il sonno.»

I ragazzi e i professori ballerini si aprirono a ventaglio davanti a lui e Zec camminò verso Dana, fermandosi a un paio di spanne. Fissandola con astio cantò:

«Dimmi, ti sei divertita?
Essere l’unico pensiero che mi tormentava
Dimmi, non sono stato nei tuoi pensieri
Altrimenti non avresti calpestato il nostro legame
Ogni volta che pensavo a te
Il mio cuore perdeva un battito
Mi hai fatto impazzire
Non riuscivo a dormire
Preoccupato, pensando al peggio
Ohh… impazzire, ma ora è tutto a posto
Sorella, pensare a te mi ha tolto il sonno.»

Zec si ritrovò a ballare controvoglia con gli altri partecipanti. Aveva espresso apertamente l’angoscia che aveva provato per tutti quei mesi e si sentiva uno stupido nell’averlo fatto ballando e cantando come la scimmietta ammaestrata di Dana.
Continuava a manipolarlo, usava l’affetto che provava per lei per monopolizzare la sua vita, non lo sopportava più.
Il coro disse:

«Mi hai fatto impazzire.
Ohh cantalo
Pazzo.»

Infuriato e umiliato, mentre rientrava nei ranghi dei ballerini, Zec urlò:

«Stop!»

La musica si fermò di colpo.
Ragazzi e professori si fissarono instupiditi, come se non capissero quella pausa mentre il loro numero non era ancora finito.
Zec guardò gli occhi verdi di Dana e con sorpresa vi lesse all’interno meraviglia. Per quanto gli sembrasse inverosimile, sua sorella era davvero impreparata a quello che lui le aveva cantato, come se non si aspettasse che quelli fossero i suoi sentimenti nel periodo dalla sua scomparsa fino a oggi.
«È assurdo» disse Zec in un sussurro. Come poteva non aver mai pensato al dolore che aveva procurato? Senza guardare nessun altro volto, si girò verso sinistra e corse contro una delle porte anti panico che davano sul cortile.
Zec uscì prima che qualcuno potesse notare che stava per mettersi a piangere.

                                            Continua…?