lunedì 9 novembre 2015

Recearticolo - Scream (serie tv) Stagione 1

Prima di iniziare a leggere avviso tutti che potrebbero esserci degli spoiler, quindi chi non ha ancora visto la prima stagione della serie e non vuole rischiare di rovinarsi la sorpresa, è meglio che non prosegua.
Per tutti gli altri, iniziamo.
È giusto precisare che il progetto di una serie tv tratta dalla serie cinematografica Scream mi lasciò un po’ perplesso fin da quando ne sentii parlare un anno fa, pur con un pizzico di eccitamento da nerd e un po’ di curiosità, ero anche molto scettico su quel che sarebbe stato il prodotto finale. Il motivo non è difficile da indovinare: come ogni fan che si rispetti di un’opera originale, non credi che un adattamento/rivisitazione possa reggere il confronto. Per fortuna però, posso dire di essere rimasto soddisfatto.
Per chi era adolescente negli anni 90, Scream ha rappresentato l’icona della rinascita del genere teen-horror-slasher che sia in quegli anni, che anche più avanti, diede il via a un gran numero di  titoli che non sempre hanno saputo reggere il confronto con il capostipite.
Bisogna anche ammettere che l’idea di un serial killer coperto da una maschera non era proprio un’idea mai esplorata (film come Halloween e Venerdì 13 sono stati i più famosi apripista), ma Scream ha avuto il merito di non prendersi troppo sul serio e saper giocare con gli spettatori inserendo un sottotesto di meta fiction in cui i personaggi dei film sottolineavano e svisceravano i punti forti, deboli ed essenziali del genere, arrivando a volte anche a stravolgere le regole.
Ed ecco la vera sfida: riprodurre questa miscela di elementi in una produzione seriale che non si esaurisce in 90-100 minuti, ma deve continuare di settimana in settimana e possibilmente poi in stagione dopo stagione, senza annoiare o diventare troppo pesante e autoreferenziale, mantenendo vivo l’interesse e tenendo conto che non c’è solo un intero genere con cui confrontarsi, ma anche la stessa saga su cui la serie è basata.
Il banco di prova è sicuramente la sequenza iniziale, un marchio di fabbrica di Scream, che deve rapportarsi con un pubblico diverso rispetto a quello del 1996 (anno di uscita del primo film della serie), più smaliziato, social e tecnologicamente avanzato, a cui non basta un maniaco telefonico per essere spaventati o incuriositi. Così, pur porgendo giustamente omaggio a Drew Barrymore vittima iniziale di Scream (e a Heather Graham sua copia in Squartati il film nel film), la serie tv riesce a darci una prima vittima eccellente con Nina Patterson (interpretata da Bella Thorne) una ricca sociopatica e manipolatrice, che pur con tutta la sua sicurezza e acidità, cade nelle grinfie del nuovo Ghostface (questo il nome dato non ufficialmente al serial killer nei film, ma non ancora nella serie) tra urla e inseguimenti, in maniera se non particolarmente originale, almeno efficace e senza scopiazzare il film.
Il secondo punto fondamentale è che Scream tratta una storia di famiglia. I vari psicopatici che si alternano nei tre film sotto la maschera del killer (o almeno uno per pellicola) hanno un forte risentimento verso la protagonista Sidney Prescott (interpretata da Neve Campbell)  per colpa di sua madre, personaggio già morto prima degli eventi del primo film, ma che con le sue azioni si è lasciata alle spalle una scia di nemici, mentre il padre della protagonista ricopre un ruolo quasi marginale, per lo più assente e all’oscuro del vissuto della moglie.
La serie doveva mantenere intatta questa caratteristica, senza però renderla ovvia e scontata e penso che ci sia riuscita. Prima di tutto non ha reso orfana la nostra protagonista Emma Duvall (interpretata da Willa Fitzgerald), affiancandole la madre Maggie (interpretata da Tracy Middendorf ) con un passato segreto alle spalle pronto a portar guai, ma in buoni rapporti con la figlia e un padre, Kevin Duvall (interpretato da Tom Everett Scott) che seppur assente, è vivo e a sua volta legato al passato del killer.
Così facendo gli ideatori della serie tv hanno mantenuto il principio “paghi le colpe della tua famiglia”, non solo discostandosi abbastanza dai film in modo da non apparire ripetitivi, ma creando anche una vera mitologia dietro il serial killer, i suoi omicidi e motivazioni e tenendo aperta la porta a un possibile sviluppo su più livelli, essenziale per la lunga serialità.
Il terzo punto fondamentale sono i personaggi di contorno, gli amici della protagonista. Se nel primo film Sidney aveva Billy Loomis (Skeet Ulrich), Randy Meeks (Jamie Kennedy), Stu Macher (Matthew Lillard) e Tatum Riley (Rose McGowan),  personaggi che potevano essere potenziali vittime, ma anche possibili identità del killer, qui Emma ha un gruppo meno unito e più sfaccettato di compagni, ognuno con un suo interesse e motivazione per indossare la maschera del killer, anche grazie a una sottotrama legata all’omicidio di Nina, che a differenza del primo film non è una semplice vittima casuale, ma amica della protagonista e collegamento con i vari personaggi.
Sfruttando proprio l’impianto seriale a episodi, gli sceneggiatori sono riusciti anche e dare un background ai vari personaggi, delle proprie storyline e metterli al centro di tematiche attuali come il cyberbullismo, i rapporti lgbt, il pericolo di dipendere troppo dalla tecnologia e di come questa spesso privi della privacy per la fame di essere protagonisti dei social network. Inoltre sono proprio loro a lanciare e portare avanti il gioco delle varie meta-citazioni: Audrey Jensen (Bex Taylor-Klaus), Noah Foster (John Karna), Will Belmont (Connor Weil), Brooke Maddox (Carlson Young), Riley Marra (Brianne Tju), Jake Fitzgerald (Tom Maden) e Kieran Wilcox (Amadeus Serafini)  a turno comparano quello che sta succedendo nelle loro vite con film, libri e serie tv senza limitarsi al solo genere horror-slasher e accentuando anche alcuni aspetti inverosimili delle altre opere. Ecco quindi che oltre a snocciolare le varie possibilità e regole che un film horror-slasher ha in più rispetto a una serie tv dove sono difficili da mettere in pratica (e facendo così una sorta di autocritica), prendono in esame Pretty Little Liars, serie di romanzi poi diventata serie tv teen nel 2010, che di sicuro deve molto a un altro film teen-horror del 1997 come So cosa hai fatto per la sua struttura di segreti, bugie e misteriosi stalker; oppure si auto paragonano agli archetipi dei teenagers dei film teen-comedy anni 80 come The Breakfast Club, quasi a sottointendere che nella vita al liceo tutti recitino un ruolo che hanno scelto o è stato appiccicato loro addosso; fino a sottolineare come possa essere più o meno facile dover affrontare killer di origine non umana come in The Faculty altro film teen-horror del 1998 con contaminazioni e citazioni fantascientifiche.
Addirittura in alcuni casi, come nelle relazioni tra i personaggi, viene portato alla luce il costante bisogno nelle produzioni attuali di dover per forza mettere una componente rosa anche nel genere horror per catturare il pubblico femminile e come in certi casi questo risulti superfluo per il prodotto. Tuttavia la stessa serie tv Scream non rinuncia a creare i suoi intrecci amorosi, costruendo anche il triangolo tra i tre protagonisti Emma, Will e Kieran.
Un altro evidente segno di distinzione con la quadrilogia cinematografica è dato dai personaggi di Piper Shaw (Amelia Rose Blaire) e Clark Hudson (Jason Wiles), se vogliamo i corrispettivi di Gale Weathers (Courtney Cox) e Linus Riley (David Arquette), ma con un ruolo, uno sviluppo e infine un destino differente dai loro “doppi” cinematografici.
Infine merita una nota anche l’ambientazione della serie tv, che pur basandosi sulla regola della città inventata, si discosta lievemente da quella del franchise. Sarebbe stato più  facile ambientare tutto nella già nota Woodsboro dei film, per avvicinare i fan e poter creare legami futuri con i suoi personaggi, ma invece i creatori hanno preferito inscenare il drama nella fittizia Lakewood che possiede luoghi ben più lugubri e oscuri.
Alla fine i fan riconosceranno nella trama lunga dieci episodi diversi rimandi non solo al primo Scream, ma anche ai tre successivi, piccoli o grandi, ma comunque doverosi visto che il gioco è proprio quello di citare/omaggiare i precedenti del genere.

E in conclusione, a differenza dei film, la serie tv lascia alcune domande senza risposta proprio perché cambiando media, cambiano le regole e gli spettatori dovranno tornare per la seconda stagione e guardare cosa la nuova incarnazione di Scream riserva. 

mercoledì 25 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 24

Seduto a cavalcioni del muretto che conduceva alla spiaggia, Christian si strinse nei vestiti asciutti che gli aveva portato il padre e osservò il mare non molto distante da lui.
«La vuoi smettere di venire qui!» sbottò Emma. «Non ti è bastato rischiare di morire due volte in questo posto?»
Dopo essersi cambiata dagli abiti bagnati, la ragazza era uscita dal Sergent Pine per cercare il fratello. Non aveva fatto molta strada prima di scorgerlo solo in quel luogo che associava solo a brutte esperienze.
«Pensi che stiano bene?» domandò il ragazzo, come se non avesse sentito quello che le aveva appena detto.
Emma lo guardò incuriosita. «A chi ti riferisci?»
Christian si voltò verso di lei. «A Ezra e Clarissa. Hanno avuto la loro vendetta e forse questo li aiuterà a trovare un po’ di pace, ma hanno comunque ucciso un uomo. E una cosa così non finisce con il cambiarti?»
Emma andò a sedersi di fronte a lui. Capiva che suo fratello aveva bisogno di essere rincuorato. «Non sono sicura che il motivo della loro comparsa fosse davvero la vendetta. Io credo che volessero farci sapere la verità. Siamo loro parenti e dovevamo sapere come erano morti. Sono intervenuti solo perché volevano che fossimo al sicuro.»
«Però hanno agito in maniera un po’ drastica. E poi ci è andato di mezzo anche Marti.»
«Mentre uscivo dal bagno ho sentito Saverio dire che aveva avuto sue notizie da Pamela: è fuori pericolo.»
«Sono contento» disse Christian. «Un po’ mi dispiace per lui. Chissà se riuscirà a superare la scomparsa del padre…»
Emma fece spallucce. «Ho l’impressione che non fosse un genitore modello. Magari Ezra e Clarissa lo hanno fatto anche per Marti. Probabilmente è l’istinto dei fratelli maggiori. Sapevano di cosa era capace quell’uomo e volevano proteggerci, dato che nessuno era riuscito a farlo con loro.»
Christian la scrutò per qualche secondo e sorrise. «Mi piace questa interpretazione.» Si alzò in piedi. «È sicuramente andata in questo modo.»
Emma sorrise a sua volta. Nonostante le sue fissazioni e il gusto per il soprannaturale, per lei il fratello rimaneva un animo puro, contento solo se tutti avevano un lieto fine. «Dici che Saverio ha finito di parlare con papà?»
«È passata quasi mezz’ora e non è ancora venuto a chiamarci per andare dalla polizia» commentò Christian. «Se non hanno finito, deve essere un segno che è riuscito a convincerlo.»
Un alito di vento freddo soffiò dal mare nella loro direzione e i due ragazzi rabbrividirono, essendo entrambi senza giacca.
«Torniamo al pub a vedere se hai ragione» disse Emma, massaggiandosi le braccia.
«In ogni caso non resteremo qui ancora a lungo.» Christian la prese per mano. «Ho l’impressione che non torneremo in quella casa stasera.»
«Speriamo, anche se papà aveva detto di non voler partire con il buio.»
«Ho visto l’auto fuori dal locale ed era già carica. La brutta avventura di oggi deve avergli fatto cambiare idea.»  
Emma trascinò il fratello per la mano con cui la teneva. «Allora sbrighiamoci!»
Corsero lungo la strada, come se fossero due bambini.
E due bambini comparvero alle loro spalle, tenendosi per mano.
Sereni, Ezra e Clarissa li guardarono scomparire dietro l’angolo del marciapiede. Si girarono verso la spiaggia. Oltrepassarono il muretto, avanzarono sulla sabbia, senza lasciare orme e entrarono in mare.

Camminarono finché l’acqua arrivò sopra il loro collo. Un’onda sovrastò le loro teste, inghiottendoli e facendoli svanire nel suo abbraccio eterno. 

                                                        FINE 

mercoledì 18 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 23

Christian si irrigidì, appoggiando la tazza accanto al piatto. «Cosa intende dire?»
«So cosa è successo negli ultimi giorni. I loro spettri vi hanno contattato. L’ho immaginato quando ti ho sentito parlarne con Pamela» rivelò Saverio, guardando Emma.
«Se era al corrente di tutto, perché ci ha trattato con distacco? Perché ha cambiato atteggiamento così all’improvviso?» lo accusò la ragazza.
«Cercavo di proteggervi. Temevo che se si fosse saputo che avevate visto i due fantasmi, Ben si sarebbe sentito minacciato e vi facesse del male. Così ho pensato di tenervi sotto controllo, cercando di non dare troppo nell’occhio. Purtroppo non è servito.»
Emma posò a sua volta la tazza sul tavolo. «In verità non avevamo capito neanche noi cosa volessero Ezra e Clarissa. Apparivano e ci lasciavano dei messaggi confusi. Ci siamo resi conto del significato solo oggi.»
Christian si voltò verso Saverio. «Però abbiamo anche commesso un grosso errore. Abbiamo trovato le lettere che lei aveva scritto alla mamma e abbiamo frainteso. Sembrava che si sentisse colpevole di qualcosa, come se… insomma…»
«Se fossi un assassino» completò la frase l’uomo.
I ragazzi annuirono.
Saverio si alzò. Andò dietro il bancone e si versò un boccale di birra. «Sono stati i segreti e le mezze verità a confonderci. E la paura di accettare la realtà.»
«Ben Rivas ha ammesso di essersi sbarazzato di loro perché rappresentavano un problema per il suo futuro. Ed Ezra e Clarissa ci hanno mostrato che il ha affogati dopo averli fatti salire su un canotto.» spiegò Emma. «Dalle lettere però ci è parso di capire che lei dubitava che si fosse trattato di un incidente.»
«Aveva già scoperto quello che quell’uomo aveva fatto ai bambini?» domandò Christian.
«All’epoca in cui Ezra e Clarissa morirono, lavoravo come bagnino. Il giorno in cui Teresa gli rivelò di essere il padre dei suoi figli, vidi Ben chiacchierare con loro in riva al mare. Aveva un canotto sulle spalle e pensai che cercasse un modo per imparare a conoscerli. Non diedi molta importanza alla cosa, ma qualche minuto dopo notai i bambini soli in mezzo al mare su quello stesso canotto.» Saverio tornò a sedersi con il bicchiere in mano. «Entrai in acqua per raggiungerli, ma il mare era agitato e non potei far niente. Li intravidi cadere fuori dal canotto e rischiai io stesso di affogare. Fu Ben ad aiutarmi a tornare a riva.»
Christian bevve un sorso di tè. «Non gli chiese niente?»
«Lo aggredii. Lo accusai di essere un irresponsabile e che lo avrei denunciato» raccontò Saverio. «Lui si difese dicendo che ero pazzo e che non aveva fatto niente. Gli dissi del canotto e che lo avevo visto mentre lo teneva. Ben però negò tutto e io non avevo altre prove. Ciononostante, mi sentivo in colpa per non aver potuto salvarli.»
«E la mamma?» chiese Emma. «Eravate amici, non le parlò dei suoi sospetti?»
Saverio sorrise amaramente. «Provai a convincerla con ogni mezzo che Ben c’entrava qualcosa, ma lei non volle credermi. Era convinta che Ben non avrebbe mai potuto compiere un gesto del genere. Cambiò idea cinque anni fa, quando vide la sua reazione dopo che cadeste con Pamela e Marti dalla barca, ma a quel punto era troppo tardi.»
«E i loro corpi?» s’informò Christian. «Non c’erano impronte digitali che lo incastrassero?»
«Non lo sapete?» domandò Saverio sorpreso. «I corpi di Ezra e Clarissa non furono mai ritrovati. Il mare non li ha mai restituiti. Penso sia una delle ragioni per cui sono rimasti bloccati in questo posto.»
Christian guardò la sorella e lei acconsentì silenziosamente con un cenno del capo. «Sappiamo per certo che volevano rimanere anche per vendicarsi. Hanno preso di mira Marti, ma il loro obbiettivo era Ben.»
«Volevano punire il padre che li aveva rifiutati e uccisi.» Emma deglutì ripensando all’ultimo sguardo del dottor Rivas. «Sono comparsi sulla barca per salvarci e hanno trascinato Ben sott’acqua con loro.»
«Penso che il mare si terrà anche il suo corpo» disse il fratello.
Saverio trangugiò la sua birra e si pulì  con il dorso della mano i baffi dalla schiuma. «Meglio così. Subirà la stessa sorte che ha riservato a quei due innocenti.» Si alzò e andò a riporre il bicchiere dietro il bancone.  
Emma si girò sulla sedia. «E cosa facciamo con la polizia? Papà sembra deciso a denunciare Ben Rivas.»
«Non preoccupatevi. Lo convincerò a non farlo» rispose Saverio. «Non ci sono prove di quello che mi avete raccontato. Nessuno vi ha visto e può testimoniare la vostra versione. Sono certo che la pistola non era dichiarata e di sicuro se è finita in acqua, non si ritroverà tanto facilmente. Inoltre voi partirete tra poco e un’indagine vi obbligherebbe a prolungare ulteriormente il vostro soggiorno in città e da quello che ho visto, vostro padre vuole andarsene quanto prima.»
Christian non era sicuro che potesse funzionare. «E per la scomparsa di Ben Rivas? Cosa faremo quando indagheranno su di lui? Sappiamo che non tornerà a casa mai più.»
«Mi occuperò anche di questo» lo tranquillizzò l’uomo. «Come vi ho già detto, nessuno a parte me e vostro padre sa che eravate insieme a lui. Per tutti il dottor Rivas ha lasciato l’ospedale ed è andato in spiaggia per svolgere ricerche sull’acqua di mare, che sembrava essere presente nei polmoni del figlio. La sua sparizione sarà uno dei tanti casi irrisolti. In questo modo anche vostro padre desisterà all’idea di denunciarlo.»
Emma e Christian rimasero in silenzio. Saverio era disposto a coprirli e risolvere ogni loro problema. Intendeva mantenere la sua promessa di proteggerli fino alla fine.
«Grazie» disse d’impulso la ragazza.
«Sono felice di esservi d’aiuto. Lo devo a Teresa e a Ezra e Clarissa.» Saverio sorrise. «Mangiate, prima che si raffreddi.»
I due ragazzi lo seguirono con lo sguardo mentre rientrava in cucina. Entrambi avvertirono la sensazione di essersi liberati di un peso che li opprimeva sin dalla prima visita dei loro gemelli.
Addentarono il pane croccante e si prepararono a gustare il resto delle pietanze cucinate dall’uomo. Era il primo passo per tornare alla normalità.

                                                      Continua...

mercoledì 11 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 22

Christian ed Emma furono trasportati a riva.
Non sapevano se era stato l’istinto di sopravvivenza, o la prepotenza del mare a condurli fuori dall’acqua, ma erano salvi.
Stringendosi ancora la mano uno in quella dell’altra, si misero in ginocchio. Tossirono quasi contemporaneamente e poi si guardarono in volto.
«Quello che abbiamo visto e sentito era il loro racconto» sussurrò Emma. «Ci hanno rivelato come è successo.»
Christian annuì. «Ezra e Clarissa ci hanno voluto far capire come sono morti. Il modo in cui quel mostro li ha ammazzati.»
Emma si girò verso le onde agitate. «Dove sono adesso? E dov’è Ben Rivas?»
«Non so» rispose il fratello. Scrutò anche lui il mare. Sarebbe potuto diventare una tomba anche per loro, ma i due gemellini avevano agito per impedirlo.
«Emma! Christian!»
I ragazzi si misero in piedi e andarono verso le voci che li chiamavano.
Paolo e Saverio apparvero all’orizzonte, all’ingresso della spiaggia. Percorsero la distanza che li separava in pochi secondi. Erano angosciati, ma vedendo i due giovani fradici e incolumi, si rilassarono.
Paolo allargò le braccia e afferrò i figli, premendo i due corpi contro il suo. «Cos’è successo? Dove eravate finiti?»
«Abbiamo sentito uno sparo e siamo corsi a vedere» aggiunse Saverio ansando.
Christian si allontanò gentilmente dall’abbraccio del padre. «È stato il dottor Ben Rivas. Ci ha minacciato con una pistola e ci ha trascinato su una barca in mezzo al mare.»
«Quell’uomo è un pazzo. Un violento e… un assassino.» Emma singhiozzò, liberandosi della tensione e della paura che aveva represso durante gli ultimi minuti.
Paolo guardò serio, ma anche con estrema dolcezza i figli in volto. «Cosa voleva da voi? Perché vi ha portati fin qui?»
«Non si trattava di noi. Non direttamente almeno.» Christian alzò gli occhi per incrociare quelli di Saverio. «I suoi obbiettivi erano Ezra e Clarissa.»
«I nostri gemelli» disse Emma, asciugandosi le lacrime con le mani.
«Alla fine questa storia è venuta a galla» commentò amaro Paolo.
Saverio si guardò intorno. «Dov’è Ben?»
Emma e Christian si girarono a fissare il mare, riportando poi lo sguardo sugli adulti.
«Non lo sappiamo» rispose Emma.
«Siamo riusciti a buttarci in acqua» continuò Christian. Non era convinto che raccontare la verità fosse una buona idea, o che uno dei due uomini potesse crederci. «Non abbiamo idea di che fine abbia fatto. La barca è scomparsa dal mare.»
«Dobbiamo chiamare la polizia» disse Paolo.
Saverio posò le mani forti sulle spalle tremanti dei ragazzi. Li guardò sereno e i suoi occhi rivelarono che sapeva più di quanto diceva. «È meglio aspettare. I ragazzi sono sotto shock. Andiamo al pub, vi preparo qualcosa di caldo e potremo parlare con calma.»

Sulla porta del Sergent Pine risaltava il cartello con la scritta CHIUSO. Saverio aveva spedito la figlia a casa. Sapeva di doverle dare diverse spiegazioni e raccontarle molte verità taciute a lungo, o almeno parte di esse, ma preferiva farlo in privato.
Uscì dalla cucina reggendo due piatti con pane tostato, wurstel alla griglia e patatine fritte. Li posò davanti a Emma e Christian, che avvolti in pesanti coperte, reggevano le tazze con il tè fumante. Lo sorseggiarono stando attenti a non scottarsi, seduti al tavolo a cui avevano pranzato e cenato negli ultimi giorni.
«Come sapevate dove cercarci?» chiese Christian.
«Il signor Schiavelli ha notato uno strano comportamento nel dottor Rivas fin dal giorno in cui vi ha incontrati» spiegò Paolo. «Si è ricordato di cinque anni fa, quando aveste quell’incidente in mare con sua figlia e il figlio del dottore. Non pensavo che lo avesse sconvolto così tanto, ma dopo il racconto di Pamela su quanto accaduto oggi in piscina, Saverio ha avuto paura che Ben Rivas potesse compiere qualche gesto sconsiderato dove tutto era già avvenuto in passato.»
Saverio prese posto di fronte a loro, accanto a Paolo. «Mi dispiace. Parte di quello che vi è successo è colpa mia. Avrei dovuto avvertirvi delle manie di Ben. Diventa esageratamente apprensivo e protettivo quando si tratta del figlio.»
«Non deve scusarsi. La colpa è anche vostra» aggiunse Paolo, guardando scuro i figli. «Dovevate dirmi che andavate a casa di quel ragazzo. Perché mi avete mentito?»
«Ci dispiace.» Christian strinse ancora più forte la tazza tra le mani. «Avevamo appena scoperto dell’esistenza di Ezra e Clarissa e volevamo qualche spiegazione in più.»
«Tu non ci avevi mai parlato di loro e non sapevamo se eri al corrente che fossero figli della mamma» ammise Emma.
La durezza sul volto di Paolo si sciolse. «A quanto pare ho sbagliato anche io.» Si passò le mani tra i capelli con aria colpevole. «Speravo di poter rimandare ancora… vostra madre era morta da così poco e questa storia era il suo segreto….» Si sforzò di sorridere. «Ezra e Clarissa erano vostro fratello e sorella, ma morirono prima che nasceste. Teresa li partorì quando aveva solo diciotto anni e Ben Rivas era loro padre.»
Emma appoggiò la tazza sul tavolo. «Da quanto lo sapevi?»
«Me lo disse l’estate che venimmo qui» rivelò il padre. «Quando partimmo di furia, le chiesi il motivo e lei mi raccontò tutto una volta giunti a casa. La morte dei bambini era una ferita aperta e si era resa conto che tornare in quella casa e in questa città, le dava solo altro dolore. Le imposi io di tenervelo nascosto finché non foste stati abbastanza grandi per saperlo.»
«In realtà fui io a spingerla a partire. Ci fu quell’episodio terribile in mare quando rubaste la barca» intervenne Saverio. «Vi portammo in salvo, ma Marti rischiò di affogare e Ben si dimostrò instabile. Era come impazzito quando scoprì che voi eravate insieme al figlio. Capii che qualcosa non tornava così convinsi Teresa ad andarsene.»
«Aveva paura che ci facesse del male?» domandò Emma.
Saverio annuì. «Però non immaginavo una cosa del genere.»
Paolo si sporse in avanti sul tavolo. «Come avete saputo dei bambini? Lo avete capito da quei vecchi ricordi trovati in cantina?»
«In parte» ammise Christian. «E anche per altre ragioni.»
Emma gli strinse il braccio. Era restia a parlare a tutti di fantasmi. Poi starnutì un paio di volte.
Christian fece lo stesso.
«Non dovete stare con i vestiti bagnati addosso.» Paolo si alzò e si diresse verso la porta. «Torno con della roba asciutta, così potrete cambiarvi.» Uscì di corsa, lasciandoli soli con il proprietario del pub.

Saverio notò il loro silenzio imbarazzato. «Non dovete vergognarvi. Ora siamo soli e potete parlare liberamente. So che avete visto Ezra e Clarissa. È il momento di essere tutti completamente sinceri.»

                                                     Continua...

mercoledì 4 marzo 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 21

Ben sgranò gli occhi, poi senza timore, sparò due colpi, facendo dissolvere i gemelli di dieci anni attraversati dai proiettili.
Alle sue spalle, Emma si buttò tra le baraccia di Christian che la strinse forte a sé, con fare protettivo.
Il dottor Rivas si voltò per controllare i suoi prigionieri ed Ezra e Clarissa riapparvero, frapponendosi tra lui e i loro fratellastri.
«Andatevene!» urlò Ben. Rivedendoli davanti a sé perse la calma. Ansimò tutto sudato, senza più il controllo di se stesso. «Sparite! Tornatevene all’Inferno!»
«Non farai più del male a nessuno» esordì Ezra.
«Puniremo solo te per il dolore che ci hai dato» continuò Clarissa.
L’uomo puntò nuovamente la pistola contro i due spettri, ma prima che potesse piegare il dito sul grilletto, questa gli fu strappata di mano da una forza invisibile. L’arma volò all’indietro e finì in acqua, affondando rapidamente.
Ben arretrò di un passo, ma non c’era abbastanza spazio per scappare. «Basta. Mi dispiace. Non volevo» piagnucolò.
Ezra e Clarissa avanzarono. Ognuno afferrò una gamba del padre e la strinse con entrambe le braccia.
«È troppo tardi» disse Clarissa.
«Ora starai con noi per sempre» sentenziò Ezra.
I corpi dei due bambini si sciolsero, diventando acqua scura, sporca, che ribolliva di una schiuma grigia. Ben provò a divincolarsi, ma quella sostanza melmosa era come cemento. Si avviluppò sulle sue gambe e lo imprigionò, bloccandole da sotto il ginocchio fino ai piedi.
I corpi ormai liquefatti dei bambini riempirono in breve la barca, la melma emise bolle in continuazione e l’aumento di peso la portarono a inabissarsi lentamente. Ben guardò supplichevole i due ragazzi che aveva minacciato fino a pochi attimi prima. «Aiutatemi! Vi prego!»
Christian lo ignorò. Si alzò in piedi e tirò su la sorella. «Prendi un respiro» le urlò. Fece lo stesso e poi si lanciò con lei in mare.
L’acqua gelida li spinse a riemergere velocemente, districandosi tra le onde violente, Emma e Christian osservarono Ben affondare, ancorato suo malgrado alla misera imbarcazione mentre urlava a squarciagola.
«Ezra! Clarissa!» chiamò l’uomo. Il suo tono era pieno di angoscia. La barca era già sparita sotto i flutti e lo stesso accadde a lui, gorgogliando terrorizzato.
Catturati da quella scena tragica, ma per certi versi liberatoria, i due ragazzi furono travolti dalla potenza del mare, che li trascinò negli abissi senza possibilità di replica.
Sprofondando mano nella mano, Emma e Christian udirono voci familiari e osservarono delle scene prendere forma nella trasparenza tremolante dell’acqua.

“Era una giornata di sole, quello caldo di piena estate.”
“Era l’ora più calda del giorno, la mamma era addormentata sotto l’ombrellone e noi fermi sulla riva.”
“Non potevamo entrare in acqua senza il suo permesso.”
“Ci controllava sempre quando andavamo a fare il bagno.”
“Ci annoiavamo, così cantammo la filastrocca della buona notte.”
“Due pesciolini nuotano felici. Sotto le onde veloci si rifugiano. Sotto il mare sorprese troveranno. Tra i flutti altri pesci incontreranno. Giù, giù, giù, le bolle vanno su.”
“Il signore bello e strano arrivò in quel momento. Dietro la schiena teneva un canotto con la mano destra.”
“Era un canotto di quelli grandi, in cui si  può salire in tre, o anche in quattro.”
“Giallo e Verde.”
“La mamma ci aveva presentato a quell’uomo. Era un suo vecchio amico e si chiamava Ben. Aveva detto che conosceva anche lui la filastrocca, ma molti non sapevano il finale. Ci ha chiesto se volevamo impararla.”
“Il suo canotto era bellissimo, la mamma non voleva comprarcelo. Diceva che non poteva guardarci se ci allontanavamo con quello, era pericoloso e noi eravamo troppo piccoli.”
“Lui ci disse che potevamo andare a fare il bagno insieme. Rispondemmo che la mamma non ci aveva dato il permesso, dovevamo aspettare che si svegliasse. Lui però disse che non c’era problema. Le aveva chiesto lui di portarci in acqua prima che si addormentasse, così non era come disubbidire.”
“Ci avrebbe lasciato usare il canotto. Anzi lo aveva portato proprio per noi.”
“Gli chiedemmo perché. Ci rispose che lo facevano tutti i papà. E lui poteva essere nostro papà.”
“Era vero. Tutti i papà portavano i figli a fare il bagno. Nelle barche, sui materassini. O con quei bei canotti. Poteva davvero essere il nostro papà.”
“Ci fece salire sul canotto e  poi lo spinse in acqua. Sembrava bello.”
“Era bello. Il mare iniziava a ingrossarsi. Le onde ci facevano fare i salti. Sembrava di volare.”
“Ci stavamo allontanando troppo dalla riva, ma non ce ne accorgevamo.”
“Era tutto così divertente. Non come quando facevamo il bagno da soli.”
“L’uomo era in acqua e nuotava, spingendoci sul canotto. Disse che doveva insegnarci la fine della filastrocca. Così iniziò a canticchiarla.”
“Ma i pesciolini ancora non lo sanno. Sotto il mare anche gli squali abitano. Se attenti non staranno, nella loro pancia finiranno.”
“Non credevamo che la filastrocca finisse davvero così, ci girammo per dirglielo, ma era sparito.”
“Eravamo soli. Sul canotto. In mezzo al mare agitato.”
“Un vero papà non lo avrebbe mai fatto. Non ci avrebbe abbandonato.”
“Mi sporsi per vedere sott’acqua. Una mano spuntò fuori dal mare, mi afferrò il braccio e mi tirò. Era più forte di me. Finii con la testa  sotto l’acqua.”
“Lo vidi, ma prima che potessi fare qualcosa, un altro braccio tirò in mare anche me. Sentivo l’acqua salata nel naso e in bocca.”
“Lo vedemmo. Ben, l’uomo strano. Quello che diceva di poter essere il nostro papà.” “Era come uno squalo. Sotto le onde, ci teneva la tasta in acqua. Era serio, con lo sguardo cattivo. Dalla sua bocca uscivano piccole bolle, mentre dalle nostre urla soffocate entrava solo acqua. Ci mancava l’aria. Poi tutto divenne buio e ci lasciammo cadere fuori dal canotto”.
“Il mare ci inghiottì in un solo boccone.”

Le immagini e le voci dei fratellini svanirono e Christian ed Emma ebbero la consapevolezza di stare affogando.

                                                Continua...

mercoledì 25 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 20

Il mare agitato fece scuotere le onde una contro l’altra, come in una battaglia senza vincitori.
Dentro di sé Emma si sentiva nello stesso modo. Era in preda a una lotta interiore. Scossa e impaurita e anche arrabbiata e confusa. Non capiva cosa avesse portato quell’uomo dall’apparenza rispettabile a condurli fin lì sotto la minaccia di una pistola.
«Perché ci sta facendo tutto questo?» gridò la ragazza dando sfogo al suo tormento. «Perché ha aggredito mio fratello? Cosa c’entra tutto questo con Marti?»
«Lo sapete benissimo» urlò a sua volta Ben. «È di questo che volevate avere informazioni, o sbaglio? Ve lo hanno detto loro!»
«Di che diavolo sta parlando?» domandò Christian. Intuiva a cosa si riferisse, o meglio a chi, ma non giustificava il suo comportamento.
«Non prendermi per il culo» inveì l’uomo. «Ti ho sentito l’altra sera, proprio davanti all’acqua, mentre ripetevi il finale di quella filastrocca. Non potevi conoscerlo, solo loro lo sapevano. Quella strofa, gliela ho insegnata io.»
«Sta parlando di Ezra e Clarissa» ragionò Emma ad alta voce. «Allora li ha conosciuti.»
«Quei due piccoli bastardi mi hanno dato il tormento.» Nella foga delle sue risposte, Ben agitò freneticamente la pistola. «Sono sempre riuscito a tenerli a bada. Anche dopo che è nato Marti. Ho divorziato e l’ho mandato via, così che non potessero manifestarsi. La mia sola presenza non bastava!»
Entrambi i gemelli realizzarono cosa significasse quella frase. Il dottor Rivas era a conoscenza della leggenda sui fantasmi e su come potessero acquisire forza dai consanguinei.
«Lei era loro padre» dissero all’unisono Emma e Christian.
Sentirlo ripetere ad alta voce, ebbe uno strano effetto sull’uomo. Si immobilizzò a fissarli. Quello smarrimento durò però solo un istante. Riprese il controllo della situazione. «Credevo di non dovermi più preoccupare, anche se vedevo poco mio figlio, sapevo che era al sicuro. Ma poi, cinque anni fa siete comparsi voi e loro sono tornati. Hanno cercato di annegare Marti e lo hanno rifatto oggi. Siete maledetti. Voi permettete a quei due demoni di agire liberamente e quindi non posso lasciarvi in circolazione.»
«Non si è fermato a pensare perché ce l’hanno tanto con lei?» tentò di farlo ragionare Christian. «Proviamo a comunicare con loro. Se ci spiegano perché provano tanto rancore potremmo…»
«Taci!» lo zittì bruscamente Ben, alzando la canna della pistola all’altezza del volto del ragazzo. Si guardò intorno e individuò la barca che era stata spostata la notte prima e che lo aveva costretto alla fuga. La indicò con un cenno della testa. «Trascinatela in acqua.»
Emma guardò terrorizzata il fratello. «Aspetti possiamo…»
«Subito» sbraitò Ben.
Christian prese la sorella per mano e la portò con sé verso la barca. La spinsero contro le onde, lasciandola galleggiare sulla riva.
Ben controllò che all’interno ci fossero i remi e poi disse: «Salite a bordo e spostiamoci verso il largo.»
I gemelli gauardarono con terrore il mare mosso e poi l’uomo con l’arma ancora pronta a fare fuoco contro di loro. Entrarono all’interno della barca e si sedettero ognuno a un lato. Afferrarono un remo a testa, mentre il dottor Rivas prendeva posto di fronte a loro.
I ragazzi iniziarono a remare con fatica per contrastare l’impeto dell’acqua e la barca si avviò sempre più lontano dalla spiaggia.
Christian guardò il loro rapitore dritto negli occhi. «Non la farà franca.»
«Io dico di sì» replicò lui.
«Se ci spara, non le basterà buttare i nostri corpi in mare» fece Emma. «Il rumore richiamerà sicuramente qualcuno in spiaggia e la vedranno tornare con la barca. Sarà condannato.»
Ben sorrise minaccioso. «Non ho alcuna intenzione di spararvi.» Si alzò lentamente in piedi. «Qui può andare bene. Fermatevi.»
I due ragazzi ritirarono a bordo i remi.
«Cosa vuole farci?» domandò Christian, valutando se prendere tempo potesse tornare a loro favore.
«I vostri fratellini non ve lo hanno detto?» chiese Ben sarcastico. «Ricreeremo tutto come allora, così Ezra e Clarissa avranno compagnia e non si impicceranno più della mia vita.»
Emma si portò le mani alla bocca. «O mio Dio» esclamò. Scostò le dita dalle labbra. «Non fu un incidente. È stato lei a ucciderli.»
«Ha ammazzato i suoi figli» esclamò sconvolto Christian.
L’espressione di Ben fu stravolta dalla rabbia. «Non erano figli miei. Teresa mi ha incastrato. Ha aspettato dieci anni, ha aspettato che mi fossi fatto una posizione e poi mi ha buttato addosso questa bomba. Mi ha nascosto di proposito la verità. Voleva obbligarmi a mantenerli. Dovevo rinunciare a tutto, alla carriera, al mio futuro, per uno sbaglio compiuto a diciotto anni.»
«Resta il fatto che erano suoi figli» ripeté Christian.
Ben si buttò in avanti, facendo dondolare la barca, già scossa dal mare mosso. Afferrò con la mano libera la maglia del ragazzo e lo strattonò malamente. «Piantala di dirlo. Non erano miei figli! Ezra e Clarissa non erano miei figli!»
«Sei cattivo, papà» due voci sovrastarono il fragore delle onde.
Ben si girò di scatto nel panico. I figli che ripudiava erano su quella barca. 
In piedi nel capo opposto al suo, Clarissa ed Ezra lo fissarono rancorosi.


                                             Continua...

mercoledì 18 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 19

Emma osservò spaventata l’arma puntata contro di loro. «Cosa sta succedendo?»
«Silenzio!» gridò Ben Rivas. «Consegnatemi i cellulari.»
I due ragazzi presero i cellulari dalle rispettive tasche dei jeans e li porsero all’uomo. Lui cacciò frettolosamente le lettere nella tasca dell’impermeabile e fece lo stesso con i telefoni.
«Camminate davanti a me e non fate scherzi» ordinò.
«Dove dobbiamo andare?» domandò Christian, maledicendosi per non essere stato più veloce nel mettersi al sicuro insieme alla sorella.
«Proseguiamo per la spiaggia» rispose Ben. Premendo la canna della pistola contro le loro spalle, li spinse a girarsi e muovere il primo passo. «Lì nessuno ci disturberà.»
I due giovani si mossero, seguiti dall’uomo. Attraversarono la strada e raggiunsero il muretto che introduceva alla distesa di sabbia.
«Perché ci sta facendo questo?» chiese Emma.
«Tuo fratello sa perché» replicò Ben. «Ti sei ricordato di avermi già incontrato, non è vero?»
«È l’uomo che mi ha aggredito qui una sera fa» spiegò Christian.
Emma respirò affannosamente per la paura. «Ma avevi detto di non averlo visto in faccia.»
«È stata la sua Acqua di Colonia a tradirlo. Quell’odore mi è rimasto impresso, anche se stavo per soffocare.»
«Sapevo che portavate guai. L’ho capito fin dal primo momento in cui mi hanno detto chi eravate.» Ben agitò nuovamente la pistola. «Andiamo in spiaggia, avanti!»
I ragazzi scavalcarono il muretto senza fiatare. L’uomo li imitò tenendoli ancora sotto tiro. Avanzarono tra le piccole dune, isolati da tutti, arrivando fin sulla battigia.
«Fermi» ordinò l’uomo. Prese i due cellulari dalla tasca e li lanciò in mare. Le onde li attirarono in profondità, facendoli scomparire nel loro abbraccio. «Non correremo il rischio di essere disturbati.»
«Nostro padre ci sta aspettando. Si insospettirà e verrà a cercarci» gridò Emma, sperando di avere ragione.
«In questo caso è meglio che ci sbrighiamo.» ribatté Ben. «Prima mi libererò di voi, prima mio figlio starà meglio.»

Paolo La Vigna spinse soddisfatto la porta d’ingresso del Sergent Pine. Ripensò a come era riuscito a concludere velocemente le trattative per dare l’incarico all’agenzia immobiliare di vendere la casa della moglie e si sentì sollevato. Finalmente quel capitolo della sua vita sarebbe stato chiuso per sempre.
L’uomo si guardò intorno cercando i figli, a cui aveva dato appuntamento, sperando che notassero il suo post-it attaccato al tavolo.
Saverio Schiavelli gli andò incontro con un’espressione seria e burbera. «Oggi pranza da solo?»
«No, aspetto i miei figli» rispose Paolo. «Dovrebbero arrivare a momenti.»
«Davvero?» domandò l’altro insospettito. «So che avevano appuntamento con mia figlia e lei ha voluto l’intera giornata libera.»
Paolo non seppe cosa rispondere. Emma aveva chiesto il permesso di fare un giro, ma non aveva accennato di aver già preso accordi con Pamela. Se i figli gli avevano mentito, non se ne spiegava il motivo.
«Non ne era al corrente» constatò Saverio, leggendolo sul suo volto. «È meglio che li chiami per accertarsi dove sono.»
Anche se non apprezzava l’intromissione dell’altro uomo, Paolo prese il telefono cellulare dalla tasca e richiamò dalla rubrica il numero della figlia. Lo appoggiò all’orecchio e sentì la voce registrata che annunciava che l’utente non era raggiungibile. Ripeté l’operazione con il numero di Christian e ricevette la stessa risposta. «Devono averlo spento. O sono da qualche parte con poca ricezione.»
Saverio si adombrò. «Vado a prendere il mio e chiamo Pamela.» Diede le spalle al cliente, pronto a tornare in cucina dove era rimasto il suo cellulare, quando la porta del locale si spalancò.
Pamela entrò trafelata e sconvolta e si impalò davanti ai due uomini che la fissavano. «Papà, signor La Vigna…»
«Dove sei stata?» le domandò Saverio con fare inquisitorio.
«È successa una cosa tremenda. Ero a casa di Marti, stavamo divertendoci in piscina, poi lui e finito sul fondo. Non ho capito come, ma non riusciva a risalire e poi finalmente è riemerso, ma non respirava.»
«I miei figli erano con te?» domandò Paolo agitato.
«Sì… pensavo lo sapesse» rispose Pamela sorpresa. «Sono usciti da casa di Marti quando è arrivata l’ambulanza.»
«Quale ambulanza?» chiese Saverio.
«Quella che mi ha fatto chiamare il dottor Rivas. Per fortuna è rientrato al momento giusto, credo per pranzare con Marti ed è intervenuto subito. Ha cercato di rianimare Marti senza riuscirci e così siamo andati all’ospedale» raccontò Pamela, senza prendere fiato.
Paolo si sforzò di mantenere un contegno. «Mi dispiace per il tuo amico, ma dove sono adesso Emma e Christian?»
Pamela scrollò le spalle. «Non lo so. Sono andata in ospedale con il dottor Rivas e sono rimasta finché la situazione non si è assestata. Possiamo provare a chiamarli, volevano essere messi al corrente in caso di novità.» 
«I loro cellulari sono staccati» rivelò Paolo.
«Probabilmente hanno la batteria scarica. Intanto chiamo il dottor Rivas, per aggiornarlo» Pamela si avviò verso la cucina.
«Ben non era con te in ospedale?» domandò Saverio allarmato.
La ragazza si voltò verso il padre. «È rimasto lì per un po’, ma la situazione non migliorava. I dottori si ostinavano a dire che nei polmoni di Marti c’era acqua di mare, così mi ha chiesto di restare mentre lui andava a risolvere il problema. Prima però volevo cambiarmi, non ho avuto...»
Saverio afferrò la figlia per entrambe le braccia e la scosse violentemente. «Ti ha detto dove andava?»
«Papà, mi fai male!» brontolò lei.
«Pamela, è molto importante, cosa ha detto Ben?» domandò ancora Saverio, allentando la presa sulla figlia, visibilmente agitato.
Pamela si preoccupò per quella reazione. «Ha parlato del mare e di come tutto è legato a quel luogo. Non so cosa volesse dire, forse pensa che ci sia qualcosa nell’acqua che ha fatto male a Marti.»
Saverio staccò le mani da lei. «Rimani qui e pensa tu al locale.»
«Ma papà io…»
«Fai come ho detto!» ribadì l’uomo. Si rivolse quindi a Paolo. «Venga con me, dobbiamo andare di corsa in spiaggia.»
«Perché? Mi vuole spiegare cosa sta succedendo?» domandò Paolo interdetto.
Trascinandoselo dietro verso la porta, Saverio rispose: «I suoi figli corrono un grande pericolo.»

                                                 
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mercoledì 11 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 18

«Promettimi che, qualsiasi cosa scopriremo, non coinvolgeremo papà» disse d’un tratto Emma, camminando al fianco del fratello.
Christian si girò a guardarla. «Non credi che sia un po’ tardi? Le lettere erano nello scrittoio, nella camera che lui ha svuotato e in cui dorme.»
«Magari le ha viste, ma non le ha lette» ipotizzò Emma.
«Ok, ma se papà arriva mentre stiamo per parlare con Saverio, che facciamo?»
«Convinciamo Saverio a seguirci in un luogo più appartato.»
«Ti ricordo, che potrebbe essere l’uomo che mi ha aggredito in spiaggia.» Christian ripensò a quello spiacevole episodio. «Fisicamente sembrerebbe corrispondere alla persona che ha provato a strangolarmi e a questo punto potrebbe anche avere un movente che non sappiamo.»
«Non ne siamo sicuri» gli fece presente Emma. «Ad ogni modo saremo insieme e non ci allontaneremo troppo dal pub. Se anche fosse lui il tuo assalitore, non lo rifarebbe con papà e Pamela nelle vicinanze.»
Assorti nella conversazione, i due non si accorsero di un automobile che si accostava al marciapiede su cui avanzavano. «Emma! Christian!» chiamò il conducente.
I ragazzi si voltarono e dal finestrino abbassato riconobbero Ben Rivas.
«Buongiorno dottore. Va tutto bene?» domandò Emma, fermandosi e sentendosi responsabile per quanto accaduto a Marti, ora che avevano scoperto la loro parentela con i due fantasmi.
L’uomo parcheggiò l’auto. Spense il motore e uscì dalla vettura. «Volevo darvi notizie di mio figlio e scusarmi per come vi ho trattato.»
«Non si preoccupi, era una situazione complicata» lo giustificò Christian. «Come sta Marti? Si è ripreso?»
«Purtroppo non ancora.» Ben si affiancò ai giovani e prese a camminare, imitato dai due. «Dalle analisi risulta che i suoi polmoni contengono acqua marina.»
«Acqua marina?» gli fece eco Emma. «Quella della sua piscina era normalissima acqua.»
«Lo so e ho continuato a ripeterlo ai miei colleghi all’ospedale.» Il tono di Ben rivelava il suo terrore nel non saper dare un senso a quella stranezza. «E restando in tema di fatti inspiegabili, quell’acqua continua a riformarsi nei polmoni. Non riescono a liberarlo.»
Christian annuì per circostanza. Dava per scontato chi fossero i responsabili di quella situazione. Per lui era sicuramente un trucco di Ezra e Clarissa, ma non lo disse ad alta voce.
«Ammetto di essere in pensiero.» continuò Ben. «Voi avete notato qualcosa di insolito mentre andava sott’acqua?»
Sia Christian che Emma scossero la testa. Superarono il Sergent Pine senza prestare troppa attenzione e al ragazzo venne in mente di sfruttare la conoscenza passata dell’uomo con sua madre per svelare il mistero sul rancore dei gemelli e salvare la vita a Marti.
Christian si fece coraggio e chiese: «Posso farle una domanda personale, dottore?»
Emma guardò il fratello interdetta, non capendo le sue intenzioni.
L’uomo lo fissò, esitando per pochi istanti. Poi disse: «Cosa vuoi sapere?» 
«Lei, Saverio e nostra madre eravate molto amici, vero?»
Ben annuì.
«Vi siete conosciuti quando eravate giovani?» domandò Christian.
«In pratica ci conoscevamo da quando siamo nati. Come avete visto la città è quasi come un paesino e i bambini che iniziavi a frequentare da piccolo, sarebbero stati tuoi amici per tutta la durata degli studi, li incontravi ogni giorno e non cambiava a meno che non te ne andavi via di qui.»
«E voi tre progettavate di andarvene?» s’intromise Emma.
Ben sorrise. «Io e Saverio avevamo idee opposte. Lui voleva lasciare questa città il prima possibile. Io volevo restare e farmi una posizione. Vostra madre invece cambiava idea in continuazione. Teresa ripeteva sempre che voleva prendersi il meglio della vita in questa città e se non ci fosse riuscita, se ne sarebbe andata altrove a cercare la sua strada.»
Il gruppetto era arrivato quasi al termine del marciapiede. Oltre la strada li attendevano gli ingressi degli stabilimenti balneari.
«Avete voglia di accompagnarmi in spiaggia? Voglio raccogliere un campione d’acqua per analizzarlo» propose Ben, cambiando discorso. «Potremmo continuare a chiacchierare di Teresa.»
«D’accordo» accettò Emma.
Mentre si avviavano sulla strada, Christian chiese: «In verità c’è solo un particolare che vorremmo sapere. Lei ha conosciuto gli altri figli di nostra madre?»
Ben si fermò di colpo, costringendo i due ragazzi a voltarsi per guardarlo. Una coppia avvinghiata a una motocicletta apparve all’improvviso, sfrecciando a tutta velocità. Il dottor Rivas si sporse  avanti e afferrò entrambi i gemelli, attirandoli indietro accanto a sé.
A contatto con l’impermeabile beige dell’uomo, Christian avvertì un odore familiare. La fragranza di Acqua di Colonia con un’essenza più accentuata delle altre lo investì. L’olfatto risvegliò nella mente un ricordo recente. Le mani dell’assalitore sul suo collo e il profumo che emanava mentre lo strozzava.
Il ragazzo si staccò di scatto dalla presa di Ben e nel movimento gli scivolarono dalla tasca le lettere di Saverio per sua madre, depositandosi per terra.
Christian lo scrutò in volto incredulo. Il suo senso non lo tradiva. Quello era l’uomo che lo aveva assalito.
Ben si girò verso di lui. «Dovete stare attenti quando attraversate.»
«Sì certo. Ora dobbiamo tornare indietro» rispose sbrigativo Christian.
«Il dottore non ci ha ancora risposto» disse Emma, sorpresa della misteriosa fretta del fratello.
«Non importa. Ne parleremo un’altra volta» replicò il ragazzo, sperando che la sorella riuscisse comunque a capire che c’era una ragione se agiva in quel modo.
Ben sembrava confuso da quel cambio di programma. «È tutto a posto? Non mi dispiace ricordare i vecchi tempi.» Poi notò i fogli per terra accanto a Christian. Si chinò a raccoglierli con la mano sinistra e riconobbe la calligrafia di Saverio. Si soffermò a leggerli e la tranquillità della sua espressione svanì.
Christian oltrepassò l’uomo e prese la sorella per mano. «Scappiamo!»
«Che ti prende?» domandò Emma.
Ben Rivas infilò fulmineo la mano destra nella tasca dell’impermeabile e la estrasse reggendo una pistola. La puntò contro di due ragazzi e intimò: «State fermi dove siete.»


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mercoledì 4 febbraio 2015

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 17

Trascorsero diversi minuti di completo silenzio. Entrambi i gemelli stavano indagando su un passato che li tormentava, su segreti che speravano svelassero le assurdità degli ultimi giorni.
«Bingo!» disse Emma all’improvviso. «Vieni a dare un’occhiata. Ho scoperto qualcosa.»
«Anche io» ribatté Christian. Si sedé sul bordo del letto accanto alla sorella, tenendo le ultime due lettere in mano.
«Prima io.» Emma incrociò le gambe, ci sistemò il portatile sopra e guardò seria il fratello. «Quasi venti anni fa una coppia di bambini gemelli morì tragicamente durante una gita in mare. Sembra che siano rimasti soli in mezzo alle onde agitate e siano affogati, nonostante l’intervento del bagnino di portarli in salvo.» Emma fece una pausa. Non aveva finito ancora di leggere l’articolo e la rivelazione successiva la colse impreparata. «I loro nomi erano Ezra e Clarissa McKenzie, figli di Teresa McKenzie.»
«Eravamo fratellastri.» Christian lo disse senza emozione.
Lei lo guardò con gli occhi sgranati. «Non sembri sorpreso.»
«Tu non avevi nessun dubbio? Voglio dire, abbiamo trovato le loro culle e il resto giù in cantina… non ho mai creduto veramente alla storia degli amici di famiglia.»
«Mamma li ha avuti prima di noi. E non ce ne ha mai parlato» commentò la ragazza. «È strano saperlo adesso. Se le nostre teorie sono esatte, la prima volta che li abbiamo conosciuti erano già dei fantasmi.»
«C’è scritto chi era il padre?» domandò Christian.
Emma fece scorrere la pagina web. «No, non viene menzionato.»
«La mamma probabilmente lo ha detto solo al diretto interessato.» Christian aprì le lettere piegate, posandole sulla tastiera del portatile. «Sono state scritte da Saverio Schiavelli, e indirizzate alla mamma, dal 1994 fino a tre anni fa. In tutte dice di essere affranto per quello che è accaduto ai gemelli, di capire il suo dolore e di sentirsi da cani per non poter fare qualcosa per cambiare il passato.»
«Aspetta, stai insinuando che la mamma aveva avuto una storia con Saverio e che lui era il padre di Ezra e Clarissa?»
«Sappiamo che erano amici da ragazzi e Saverio ha cambiato atteggiamento con noi appena ha saputo che eravamo figli della sua vecchia amica Teresa. Due indizi formano una prova.»
«Stai correndo un po’ troppo» lo rimbeccò la sorella. «Quelle che scrive in queste lettere possono anche essere le parole di conforto di un vecchio amico e basta.»
«E cerca di confortarla per anni? Sono dieci lettere, quasi una all’anno» replicò il fratello. «Inoltre spiegherebbe perché ce l’hanno con Pamela: sono arrabbiati perché Saverio ha avuto un’altra figlia, mentre non ha voluto conoscere loro.»
«Non sono convinta. È troppo contorto, anche se i bambini hanno avuto modo di maturare un’idea di vendetta, questa è più adatta a un maniaco adulto.»
«Però spiegherebbe perché Ezra e Clarissa continuano a infestare la città» rispose il ragazzo. «Vogliono punire il padre.»
«No. Pamela mi ha raccontato che quando vengono avvistati, i due gemelli fantasma chiedono della madre.»
«Eppure ci deve essere un motivo per cui continuano a rimanere in questo luogo. I fantasmi rimangono nel mondo terreno quando hanno qualcosa di irrisolto.» Christian strappò dalle gambe della sorella il portatile, facendo cadere le lettere sul copriletto. «Voglio controllare una cosa.»
Emma lo lasciò fare, assorta nei suoi pensieri. «Nell’articolo dicono che sono morti per un incidente, ma nel mio sogno, il primo che ho fatto quando siamo arrivati in questa casa, Clarissa affogava perché qualcuno la trascinava sott’acqua.»
«Come se fosse stata assassinata?» domandò il fratello sollevando gli occhi dallo schermo. «La morte violenta è una ragione per cui si cerca vendetta.»
«Forse dovremmo smetterla qui. Questa storia inizia a spaventarmi.»
Christian la ignorò e continuò a digitare frasi e consultare siti internet. «Interessante» affermò a un certo punto.
«Cosa?»
«A quanto pare, secondo le credenze delle città di mare come questa, il sale che si diffonde dall’acqua nell’aria crea una barriera naturale contro spettri e fantasmi.»
«Si, Pamela me ne ha parlato» disse Emma.
«E il modo per aggirare questa barriera è che nella città in questione ci sia un consanguineo per ogni spettro» continuò lui, alternando lo sguardo tra lo schermo e sua sorella. «Così possono attingere forza da loro, manifestandosi più frequentemente e nitidamente, arrivando a poter usare capacità soprannaturali.»
«E sai cosa significa questo?»
«Che Ezra e Clarissa ci riescono grazie al fatto che siamo arrivati noi.»
«Sì e anche che la tua teoria sul padre è completamente sbagliata» aggiunse Emma. «Se Saverio e Pamela fossero loro consanguinei, Ezra e Clarissa sarebbero ben visibili più spesso durante tutto l’anno, rivoltando barche o affogando persone senza fatica, prendendo energia da lui e anche da Pamela. Invece, in base ai racconti di chi li ha avvistati, sono riusciti a farlo solo cinque anni fa e ultimamente, dopo il nostro arrivo.»
Christian storse il naso, sua sorella aveva ragione e lui odiava quando succedeva. «Ok. Comunque Saverio sa qualcosa. Di sicuro ha riconosciuto i fantasmi, ma non lo ha rivelato a nessuno, nemmeno a sua figlia.»
«Questo è vero.»
«Quindi dobbiamo andare da lui e fargli sputare la verità» disse Christian risoluto.
Emma inarcò un sopracciglio. «E come speri di riuscirci?»
«Raccontandogli quello che abbiamo scoperto e usando queste come prove.» Il ragazzo sventolò le lettere davanti al volto della sorella.
Emma cercò di sottrargliele. «Non puoi. Sono personali. Appartengono alla mamma!»
«Noi potremmo essere in pericolo. E gli altri suoi figli stanno meditando vendetta contro qualcuno» le fece notare Christian. «Credi che si opporrebbe se sapesse che queste lettere potrebbero aiutare a salvare noi, Marti e forse dare anche la pace a Ezra e Clarissa?»
Emma lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. «Va bene, faremo come vuoi tu.»
Christian spense il computer. «Sbrighiamoci. Abbiamo un appuntamento al Sergent Pine.»

                                                   Continua...