mercoledì 3 dicembre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 9

«Eccomi. Scusa se ti ho fatto aspettare.» Pamela si lasciò cadere sulla sedia di fronte all’altra ragazza, posando uno strofinaccio umido sul tavolo. «Dov’è tuo fratello?»
«È uscito a prendere un po’ d’aria. Non preoccuparti, tornerà più tardi» rispose Emma.
«Oh… non gli piaccio, vero?»
Emma scosse la testa. «No, trova noiosi i discorsi tra ragazze. Come tutti i maschi.»
«Non ha tutti i torti» ammise Pamela. «Se ci fosse stato anche Marti, avrebbe avuto anche lui qualcuno con cui chiacchierare, ma mi ha dato buca all’ultimo minuto.»
«Mi dispiace, ci sono dei problemi?»
«Sì, suo padre.» Pamela accavallò la gamba. «Non fraintendermi, il dottor Rivas è una persona gentile e mi lascia spesso delle buone mance, ma è un po’ un tiranno quando Marti viene a stare da lui.»
«Non vive anche lui qui?»
«No. I suoi genitori sono separati e secondo gli accordi con il tribunale, deve vivere con sua madre tutto l’anno. Vede suo padre due week-end al mese e se vuole, durante le vacanze.»
«Avete una relazione a distanza?» chiese ammirata Emma. «Non credo ci riuscirei.»
Pamela scosse la testa sorridendo. «Neanche io vivo qui tutto l’anno. Papà riapre solo durante le festività o se c’è qualche evento. Dice che è una strategia perfetta: con tutti gli altri locali chiusi, la gente viene sempre qui e così guadagna qualche extra.»
«Quindi vivi nella stessa città di Marti.»
«Esatto. La maggior parte di chi ha un’attività o un’abitazione fa così. Impazzirei a stare qui dodici mesi. In estate è divertente: i turisti, tutto aperto, ma appena finiscono le vacanze è un’altra storia. Sembra di vivere in una città abbandonata e sapendo quella storia da brividi...»
«Che storia?» la interruppe Emma incuriosita.
«È una voce messa in giro circa una ventina di anni fa» raccontò Pamela. «In estate e più raramente durante il resto dell’anno, ci sono persone che affermano di vedere due bambini emergere dal mare e andare in giro per la città. Nessuno però sa chi siano o chi sono i loro genitori e quando cercano di portarli alla polizia, i due scompaiono nel nulla.»
Emma la guardò incerta. «Sono bambini del posto?»
«Secondo alcuni sì, secondo altri no.» La ragazza si stiracchiò, allungando le braccia verso l’alto. «Non li vede mai più di una persona nello stesso momento. E con il fatto che svaniscono nel nulla, secondo molti sono spettri.»
«Spettri?» ripeté Emma. 
«Sì, fantasmi» rispose Pamela, soddisfatta di averla interessata. «Secondo i più anziani, come tutti i fantasmi, sono sensibili al sale e dato che il sale marino riempie l’aria, nelle città di mare come la nostra c’è un’invisibile barriera naturale per cui fanno fatica a manifestarsi.»
«Quando ci riescono, cosa fanno?»
«In che senso?»
Emma cercò un modo per saperne di più, senza apparire troppo interessata. «Si presentano alle persone e lasciano dei messaggi? O cercano di far loro del male?»
«Più che altro chiedono di loro madre. Vogliono sapere se qualcuno l’ha vista.» Pamela si slegò i capelli raccolti nella coda. «Per questo si pensa che lei li abbia uccisi, ma per il trauma non lo ricordano.»
«Non possono essere mancati per morte naturale?»
«No. I fantasmi, ammesso che i due bambini lo siano davvero, vagano tra i vivi solo se hanno questioni irrisolte o, se sono così giovani, per morti violente.» Notando poi l‘espressione stupita dell’altra aggiunse. «Non sono una fanatica, ma mi sono informata perché a certi turisti piace credere di stare in una città di fantasmi e a volte imbastire questa storia li fa rimanere uno o due giorni in più nella speranza di vederli.»
Emma fu invasa da un dubbio. Aveva convinto suo fratello che Ezra e Clarissa erano figli di amici di sua madre, ora temeva che ci fosse un legame più stretto e tremendo tra la donna e i bambini. E se fosse in qualche modo coinvolta nella loro morte? Si sentì raggelare al solo pensiero.
Saverio sbucò dalla cucina con un alto spazzolone con le setole bagnate e cominciò a passarlo con energia sul pavimento.
«Ti senti bene?» domandò Pamela. «Sei diventata pallida all’improvviso.»
«Sì, sto bene è solo che…» la ragazza rifletté se era il caso di menzionare quei misteriosi bambini. Poi riprese: «Quando ci siamo conosciuti, oltre a te e Marti, c’erano altri due bambini che giocavano con me e mio fratello. Te li ricordi?»
«Non so, sono passati parecchi anni.»
«Erano gemelli come me e Christian» continuò Emma, cercando di risvegliare qualcosa nella sua memoria. «Si chiamavano Ezra e Clarissa e comparivano spesso all’improvviso.»
«Comparivano come spettri? Pensi che i fantasmi della città possano essere loro?» domandò Pamela eccitata.
«No, ma…»
«Pamela, piantala di raccontare queste fesserie» intervenne brusco Saverio. «E tu ragazzina, tra cinque minuti chiudiamo. Dillo anche a tuo fratello.»
«Sei sempre cortese e gentile» rispose sarcastica la figlia. «E comunque nel locale non c’è nessun altro.»
Saverio si guardò in giro cambiando espressione. «Se ne andato anche il dottor Rivas?»
Pamela annuì. «Ci siamo solo io ed Emma.»
L’uomo piazzò lo spazzolone tra le mani della figlia. «Finisci tu di pulire. Poi chiudi bene e fila a casa.»
Pamela lo guardò confusa e contrariata. «Perché? Tu cosa devi fare?»
«Mi sono ricordato di un appuntamento e rischio di arrivare in ritardo.» Saverio corse verso la porta e uscì come un fulmine. 
Osservandolo, Emma intuì che  l’uomo voleva rintracciare qualcuno appena uscito dal locale, ma tutta quella 
fretta non sembrava motivata da buone intenzioni.


                                                                        Continua...

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