martedì 23 dicembre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 12

Pamela si fermò sull’uscio del Sergent Pine. «Sei proprio sicura che vuoi aspettarlo da sola? Posso farti compagnia.»
Emma scosse la testa. «Mio fratello sarà qui tra pochi minuti. E poi tuo padre ti ha ordinato di chiudere. Non voglio crearti casini con lui.»
«È un rompiscatole» commentò Pamela e l’altra ragazza rise. «Prima che me ne dimentichi, vi va di venire con me da Marti domani mattina? Il dottor Rivas è impegnato in ospedale e così abbiamo la casa libera.»
«Sei sicura? Non vuoi restare sola con lui?»
«Non preoccuparti. Abbiamo tutto il tempo, mentre voi partirete tra poco. Voglio che ricordi la tua breve gita qui in modo piacevole. E Marti sa come divertirsi.»
La prospettiva di fare qualcosa di diverso e che facesse assomigliare quei giorni a una vacanza, convinse Emma. «Accettiamo. Grazie.»
«Bene. Ci vediamo qui davanti alle dieci. A domani.» Pamela chiuse la porta del pub, girando due volte la chiave nelle rispettive serrature e andò per la sua strada.
Emma si allontanò e si guardò intorno. Il marciapiede era parzialmente illuminato dai tre lampioni posti a poca distanza l’uno dall’altro sul brodo di cemento. Suo fratello non poteva essere andato molto lontano e mancavano solo cinque minuti allo scadere del tempo che le aveva dato.
«Speriamo non mi ricatti ancora per convincerlo a venire con me domani» disse la ragazza stiracchiandosi.
Una mano le sfiorò la schiena, facendola sobbalzare. Girandosi di scatto, Emma trovò accanto a sé la bambina che la perseguitava.
«Siete in pericolo» disse la piccola, guardandola seria, avvolta nel suo solito abito estivo.
«Cosa? Chi sei?» domandò Emma. Non ricevette risposta. «Sei Clarissa, non è vero? Cosa vuoi da me?»
«Siete in pericolo» ripeté Clarissa. «Lui ha già cercato di fare del male e non si fermerà.»
«Di chi stai parlando? Lui chi?» La ragazza era preoccupata. Non le piaceva essere minacciata, anche se il tono spaventato della bimba le dava l’idea che volesse più metterla in guardia, che intimidirla. Le si avvicinò e l’altra arretrò di un passo. «Non sono arrabbiata con te. Vuoi aiutarmi? Devo capire da chi vuoi che mi difenda.»
La luce del lampione crepitò e tremolò. Per il tempo di un battito di ciglia la strada fu immersa nel buio della sera. Emma non fece in tempo ad abituare la vista che tutto tornò normale.
«Emma! Emma!» Christian  la chiamò a gran voce.
Lei si voltò nella direzione opposta e lo vide arrivare in compagnia di Marti. Si rigirò per convincere Clarissa a non andarsene, ma era tropo tardi.
La bambina era svanita.
«Pamela ti ha buttato fuori?» domandò Marti raggiungendola con Christian.
«Suo padre le ha imposto di chiudere» rispose la ragazza, sforzandosi di sorridere e mascherare l’inquietudine per la misteriosa e fugace apparizione di Clarissa. Poi ricordò le lamentele dell’amica. «Che ci fate voi due insieme? Pamela mi ha detto che hai disdetto il tuo appuntamento con lei per colpa di tuo padre.»
«Mio padre, cavoli!» esclamò Marti. «Sono uscito di nascosto, ma se non mi sbrigo rischio che si accorga della mia assenza.»
«Vai pure» fece Christian. «Possiamo proseguire da soli.»
«Ok. Buona notte e… state attenti!» li salutò il ragazzo. Corse via e spari al primo incrocio.
«Che significa?» domandò Emma, rimasta sola con il fratello.
«Qualcuno si è intrufolato in spiaggia e… mi ha aggredito» rivelò Christian.
«Cosa aspettavi a dirmelo? Stai bene? Cosa ti ha fatto?»
«Niente, stai calma. Sto bene. Mi ha solo colto di sorpresa arrivandomi alle spalle, ma è tutto a posto» rispose lui, alzandosi il collo del giubbotto di jeans per nascondere eventuali segni del tentato strangolamento.
«Hai visto che aspetto aveva?» domandò Emma.
«Era buio e ho capito solo che era un maschio.» Christian si impegnò a non farle vedere quanto fosse spaventato in realtà, però temeva che quel pazzo fosse ancora lì intorno. «Sbrighiamoci a tornare a casa. Questo posto comincia a piacermi sempre di meno.»
«Anche a me» ammise Emma. «Forse mi sono fatta suggestionare dalle chiacchiere con Pamela, ma sono quasi sicura che non siamo ospiti graditi in città.»
Christian si fermò a fissarla. «Hai qualche idea di chi non ci vuole intorno?»
Emma scosse la testa. «No, ma forse hai ragione tu. Dobbiamo cominciare a preoccuparci non solo dei vivi, ma anche dei morti.» Gli afferrò il polso e prese a camminare a passo spedito.
Il fratello tentò di farsi dire di più, ma Emma rimase in silenzio. Le paure irrazionali che covava da bambina erano riemerse all’improvviso, terrorizzandola ancora più di allora.

                                                                 
                                                          Continua...

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