mercoledì 17 dicembre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 11

L’assalitore di Christian era alle sue spalle. Teneva le dita serrate intono al suo collo e premeva con forza contro la gola.
Il ragazzo si precipitò a cercare di staccare quelle mani dalla sua carne, ma scivolò con i polpastrelli su guanti di plastica. Riprovò, ma l’aggressore strinse ancora più forte.
Christian rantolò. Era nel panico, gli mancava l’aria, non riusciva a urlare e il principio di soffocamento gli annebbiava la mente. Annaspò, incapace di difendersi e nelle sue narici entrò un prepotente odore di Acqua di Colonia con un’essenza predominante sulle altre.
Ezra era fermo davanti a lui. Alzò gli occhi oltre la spalla del ragazzo e le emozioni si susseguirono velocemente sul suo volto, modificando la sua espressione. Prima paura, poi rabbia. Spalancò la bocca e gridò a squarciagola.
Il suono che uscì assomigliò all’urlo di un bambino normale, ma poi si tramutò in un verso più acuto e stridulo.
La barca sottosopra abbandonata a poca distanza da loro, si rivoltò rumorosamente, poggiando pesantemente la base sulla sabbia. Frusciando sui granelli, iniziò a strisciare verso di loro, navigando sulla spiaggia in risposta al richiamo del grido del bambino come un marinaio stregato dal canto di una sirena.
Christian avvertì le dita dell’assalitore che allentavano la pressione sul collo. Osservando quel fenomeno, il misterioso uomo doveva essersi spaventato.
Abbandonò completamente la presa sulla sua preda e scappò via a gambe levate, aiutato dall’oscurità che mimetizzò la sua sagoma.
Christian cadde sulle ginocchia tra le piccole dune. Emise due colpi di tosse e poi inspirò voracemente aria dalla bocca, massaggiandosi la pelle. Era sudato e spaventato. Mentre si toccava il collo, avvertì ancora il calore di quelle mani violente, che era passato attraverso i guanti per via della foga con cui lo stringeva.
Il suo respiro tornò regolare, guardò la barca immobile e si voltò per parlare con Ezra. Ma il bambino non c’era più. Si mise in piedi e avanzò di un paio di passi, poi si girò a scrutare sia a destra, che a sinistra. Non scorse nessuno su entrambi i lati. Era scomparso di nuovo senza lasciare traccia.
Istintivamente, Christian guardò indietro e sulla sabbia, nel pezzo di tragitto percorso insieme, c’erano solo le sue orme mischiate a quelle del misterioso uomo che lo aveva aggredito.
«Ehi tu! Che sta succedendo?» urlò qualcuno correndo nella sua direzione.
Allarmato, Christian si mise in posizione difensiva, poi sgranò gli occhi e lo riconobbe. «Marti… ciao. Io… ho sentito un rumore strano e sono venuto a vedere.»
«Non dovresti essere qui, Christian. È pericoloso passeggiare da soli al buio in spiaggia.» Marti notò la barca posizionata sulla sabbia e il corto segno che aveva lasciato. «L’hai spostata tu?»
«No, quando sono arrivato era già così» mentì l’altro ragazzo. «Eri qui vicino anche tu?»
«Sono scappato alla sorveglianza di mio padre» rispose Marti con un mezzo sorriso. «Volevo fare una passeggiata sul lungomare prima di andare a letto e ho sentito quel baccano. Sembra che qualcuno abbia cercato di rubare la barca, ma devi averlo spaventato.»
«Già.» Christian era insospettito. Quel ragazzo era spuntato all’improvviso ed era strano che si trovasse proprio nelle vicinanze e non avesse visto scappare l’uomo che lo aveva aggredito. A meno che non fosse proprio lui il suo assalitore.
«È tutto ok? Sembri sconvolto» disse Marti.
«Ho freddo, pensavo facesse più caldo in aprile.»
«Un errore comune.» Il ragazzo strinse le braccia contro il giubbotto di pelle chiuso e con il bavero alzato a proteggere il collo. « Sei qui da solo?»
Christian tornò sulla difensiva. «No. Cioè, sì. Mia sorella mi aspetta al Sergent Pine.»
«Dai andiamo, ti accompagno» si offrì Marti. «Meglio essere in due, nel caso ci sia qualche altro balordo in giro.»
«Va bene.» Christian accettò controvoglia.
Si girò solo per pochi secondi e notò che la scritta sulla battigia era scomparsa. Probabilmente le onde l’avevano cancellata.
O forse Ezra non voleva che qualcun altro potesse scorgere il suo messaggio.



                                                        Continua...

Nessun commento: