mercoledì 10 dicembre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 10

Christian camminava da soli quindici minuti e già rimpiangeva la sua idea di essere uscito dal Sergent Pine. Era stato orgoglioso di essere riuscito per la prima volta a spuntarla con sua sorella, ottenendo tra l’altro ciò che voleva senza rimetterci niente, ma anche se era aprile, l’aria della sera era fredda e la sola camicia con sopra il giubbotto di jeans non gli bastava a coprirlo.
Trasse un lungo sospiro e inalò l’odore di salmastro. Esaminò nuovamente l’orologio al polso sinistro. Mancavano ancora quarantacinque minuti all’appuntamento per andare a riprendere Emma e non sapeva come impiegare il tempo.
Aveva percorso più di metà dell’isolato, senza incontrare nessuno e trovando la maggior parte delle vetrine coperte dalle serrande. Al primo incrocio sarebbe risbucato sullo stesso marciapiede che costeggiava l’agenzia immobiliare e poco più in là avrebbe ritrovato il pub. Non gli andava di fare di nuovo lo stesso giro una seconda volta, ma mancare all’accordo preso dava a Emma la possibilità di sottrarsi alla sua parte e lui voleva delle risposte.
Nel silenzio, Christian udì il rumore del mare non molto lontano. Si girò verso destra, oltre la strada individuò gli stabilimenti balneari chiusi, dietro i quali si estendeva la spiaggia.
L’idea di un giro lì lo allettava, ma rischiare di mettersi nei guai per così poco, lo fece desistere. Spostando di nuovo lo sguardo sul tragitto davanti a sé, il ragazzo scoprì di non essere più solo.
Proprio sotto la luce di un lampione, a una manciata di passi da lui, era comparso il solito bambino. Stesso abbigliamento della volta precedente e della fotografia. Stesso sguardo indecifrabile. Rimase a fissarlo per qualche istante
«Non dovresti essere in giro a quest’ora» disse Christian, cercando di reprimere la tensione al pensiero di avere di fronte un fantasma. «Tua madre sarà in pensiero.»
«La mia mamma non c’è più. Ora lo so» rispose il bambino. Mosse due passi verso il ragazzo. «Volevo chiederti scusa per l’atra volta.»
«Intendi ieri?»
Il bambino scosse la testa, si voltò e corse verso la strada.
«Aspetta. Non sono arrabbiato con te.» Christian gli corse dietro. «Fermati, non voglio farti del male.»
Il bambino era già arrivato sull’altro marciapiede, dove c’era l’ingresso degli impianti balneari.
Christian gli fu dietro in pochi secondi e vedendo che non accennava a rallentare, urlò: «So chi sei. Non scappare, Ezra.»
Il bambino si fermò di colpo.
Christian riuscì a raggiungerlo e si piegò sulle ginocchia. «Ho indovinato? Ezra è il tuo nome?»
Il bambino annuì.
Christian deglutì. «Ascolta, io mi chiamo Christian e anche se può sembrarti assurdo, so che ci siamo già incontrati anni fa.»
Ezra annuì di nuovo. «Vieni. Devo farti vedere una cosa.»
«Dove?»
Il bimbo gli afferrò la mano sinistra e lo tirò verso il muretto che racchiudeva il primo stabilimento davanti a loro. Lo scavalcò, guardando il ragazzo perché lo imitasse. Christian esitò per pochi secondi, poi lo seguì. Una volta dentro, gli riprese la mano nella sua e lo guidò sulla spiaggia.
«È molto lontano quello che vuoi mostrami?» chiese il ragazzo. «È vietato venire qui. Se qualcuno ci becca, sarà un problema.»
Ezra non rispose e lo portò fin dove le onde lambivano la sabbia, ritornando poi nel mare.
Christian guardò l’acqua e poi l’ambiente intorno a sé. Notò solo una barca di legno capovolta poco distante. «Cosa devo vedere?» domandò
Ezra indicò con l’indice destro la sabbia bagnata.
Il ragazzo abbassò lo sguardo sulla battigia e non notò nulla di particolare. Arrivò un’onda e quando si ritrasse, erano spuntate delle parole, come se fossero state scritte con la punta di un bastone di legno.
«Ma i pesciolini ancora non lo sanno. Sotto il mare anche gli squali abitano. Se attenti non staranno, nella loro pancia finiranno» lesse Christian ad alta voce. Sembrava una strofa di una filastrocca. Come quella sentita in radio e che sua sorella gli aveva rivelato di aver udito nel sogno.
Lasciò la mano di Ezra e avanzò di un passo verso la scritta. Era confuso, se stava cercando di dirgli qualcosa, non lo capiva.
Christian aprì la bocca per domandargli spiegazioni, ma un paio di mani possenti gli agguantarono la gola, mozzandogli il respiro.  

                                                     
                                                    Continua...

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