mercoledì 26 novembre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 8

«Vado in bagno» disse Christian. Scostò la sedia e si incamminò verso la toilette del Sergent Pine.
Anche se lui era scettico, consumare i pasti nel pub era diventata un’abitudine. Loro padre si trovava bene ed Emma aveva liquidato velocemente i suoi dubbi, nonostante anche lei non provasse simpatia per Saverio. Anzi lo fulminava con lo sguardo ogni volta che provava a condividere con loro padre gli eventi inspiegabili che stavano vivendo. Così anche quella sera non ebbe altra scelta che seguirli nel locale per cena.
Christian si mosse lentamente, osservando con cura gli spostamenti dei presenti. Pamela stava entrando in cucina, dove l’aspettava il padre, mentre Ben Rivas era seduto su un alto sgabello al bancone, con lo stesso boccale di birra da mezz’ora, bevendone di tanto in tanto un sorso.
Per una frazione di secondo lo intravide sollevare il capo per guardarlo dirigersi verso la sua meta e poi abbassare di nuovo gli occhi sul bicchiere. Una volta dentro lo stanzino del bagno, il ragazzo chiuse la serratura rapidamente. 

Al tavolo, Paolo allontanò la tazza di caffè vuota da sotto il naso. «È stata una buona cena. Appena arriva Christian, torniamo a casa.»
«Cosa? Sono solo le nove e mezza!» brontolò Emma.
Il padre la guardò sorpreso. «E dov’è il problema?»
«Siamo in vacanza. Mi fai andare a letto prima di quando vado a scuola.»
«Domani devo alzarmi presto, la responsabile dell’agenzia verrà prima delle dieci e deve trovare tutto in ordine. Scatoloni a parte.»
«Ma non voglio fare molto tardi» replicò Emma. «Mi basta un’ora.»
«Per andare dove e con chi?» chiese Paolo serio.
«Da nessuna parte. Prima, mentre eri al telefono, Pamela mi ha chiesto se avevo voglia di farle compagnia finché non chiudeva. Staremo qui a fare due chiacchiere. Si annoia anche lei senza intorno nessuno sotto i quaranta anni.»
«E quel suo fidanzato… Marti?»
«È occupato» rispose la ragazza. «Dai papà! Non mi sembra di chiedere chissà cosa. Solo un’ora a parlare con una vecchia amica.»
Paolo ci rimuginò su, poi si arrese. «Va bene, ma a una condizione. Christian deve rimanere con te. Non voglio che te ne vada in giro da sola con il buio.»
«Ok. Affare fatto.»
Christian tornò pochi secondi dopo al tavolo e riprese posto. «Bagni impeccabili» commentò.
Il padre si alzò e disse: «Siamo d’accordo: ci vediamo tra un’ora. Buona notte.»
«Aspetta dove…» Christian si interruppe bruscamente. Le unghie di sua sorella erano infilate nei jeans, all’altezza del suo ginocchio.
«Ciao papà. Buona notte» lo salutò Emma.
Paolo uscì guardando poco convinto i figli. Ben Rivas trangugiò ciò che restava della birra, si chiuse in vita l’impermeabile beige e un minuto dopo abbandonò a sua volta il locale.
«Sei impazzita?» fece Christian arrabbiato.
«Scusa, ma se papà pensava che non volevi restare, non avrebbe dato il permesso neanche a me» spiegò Emma. «Era l’unico modo per poter stare fuori casa un po’ più a lungo.»
«Abbiamo dei programmi?» chiese lui inarcando un sopraciglio
«Restare qui a chiacchierare con Pamela. Ce l’ha proposto poco fa.»
«Me lo ricordo e la risposta era stata “forse”.» Christian mise il broncio. «Devi smetterla di fare proposte o accettarne a nome di tutti e due.»
«Vuoi metterti a dormire a quest’ora?»
«No, ma non ho voglia di fare salotto con te e Pamela. Vi mettereste a parlare di ragazzi ed è inutile che cerchi di convincermi del contrario» ribatté il ragazzo.
«Ti prego, fammi questo favore. Se torni a casa ora, dovrò farlo anche io.» Emma lo guardò dritto negli occhi, sapeva che carta giocare per convincerlo. «Se tu appoggi me, io farò lo stesso con te.»
Christian cambiò espressione. «Ci sto. Io ti lasciò ai tuoi pettegolezzi, se tu domani parli con me a papà di Ezra, Clarissa e le culle.»
«È un colpo basso.»
«Prendere o lasciare.»
Emma constatò che aveva imparato a tenerle testa. «Ok. Domani potrai fare tutte le domande che vuoi e io ti asseconderò.»  
Christian sorrise soddisfatto. Si alzò e rimise la sedia al suo posto.
«Che stai facendo?» domandò la sorella confusa.
«Rispetto il nostro patto. Ho detto che ti avrei lasciata con Pamela, non che sarei rimasto anche io.» Christian diede uno sguardo all’orologio al polso sinistro. «Faccio un giro qui intorno e alle dieci e mezza in punto ti vengo a prendere.»
Emma lo osservò mentre oltrepassava la porta del pub e spariva all’esterno. Sorrise. Lo aveva sottovalutato, suo fratello era diventato più furbo di quanto immaginasse.
Christian però ignorava che avrebbe presto rimpianto questa sua vittoria.

                                            

                                                                Continua... 

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