mercoledì 19 novembre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 7

Nel pomeriggio, dato che era rimasto poco da imballare, Emma aveva esonerato il padre dall’aiutarli a farlo. Sperava in quel modo di rimediare al malumore che lo aveva colto di nuovo all’improvviso.
Paolo aveva accettato e sistematosi comodamente sul letto matrimoniale, si portò avanti con il suo lavoro usando il computer portatile che aveva con sé e inviando alcune e-mail tramite la chiavetta per la connessione in internet.
Nel salone, fratello e sorella erano ai lati opposti del tavolo, intenti ad avvolgere alcune stoviglie in vecchi giornali, ritrovati in casa.
Emma era incuriosita e sorpresa che il gemello non l’avesse aggredita per averlo coinvolto in quel lavoro, senza prima consultarlo. «Sei pensieroso e stranamente docile.»
«Che cosa?» domandò Christian, riemergendo dai suoi pensieri.
«Niente battute, niente “mi devi un grosso favore” o cose del genere» rispose lei. «Ti sta bene che abbia scelto io per tutti e due?»
«No, naturalmente, ma ero concentrato su altro.» Christian posò il piatto che aveva in mano. «Hai visto la reazione del dottore dopo che ha scoperto chi era nostra madre? Sembrava sospetto.»
«Aveva solo fretta e fame.»
«È andato a parlare con Saverio. Si sono messi a confabulare tra loro e l’ho sentito fare domande su di noi. Poi, quando per caso abbiamo incrociato lo sguardo tutti tre, mi si sono rizzati i peli delle braccia. Sanno qualcosa che ci riguarda e non vogliono che lo veniamo a sapere.»
Emma sospirò. «Stai diventando paranoico. Quei due vivono qui, si conoscono da una vita e i loro figli si frequentano. Avevano sicuramente altri argomenti di cui parlare.»
Christian mugugnò qualcosa, ma la ragazza lo ignorò e si spostò verso un cassetto dietro alla parte sinistra del tavolo, lo aprì e lo trovò semivuoto. Le ritornò poi in mente un trucco che aveva scovato cinque anni prima. Premé con il palmo della mano il centro del cassetto e fece sollevare una lista di legno, rivelando un doppio fondo segreto. All’interno erano ancora nascosti i tesori che aveva riposto da bambina: un sacchetto di biglie, un paio di conchiglie dalle sfumature rosa e una fotografia. La prese in mano e la scrutò con attenzione. «Non è possibile» mormorò.
Christian le si avvicinò. «Che c’è?»
«Guarda» disse Emma, passandogli la fotografia. «Ce l’hanno scattata l’estate di cinque anni fa. Li riconosci?»
Il ragazzo strabuzzò gli occhi. «Siamo noi con Ezra e Clarissa.» I bambini accanto a loro indossavano dei vestiti familiari. Pantaloni bianchi e una maglietta blu con un’ancora lui, un vestito giallo a fiori rosa e blu lei. «Sono identici ai due bambini che abbiamo rivisto ieri. Forse sono proprio loro.»
«È impossibile. All’epoca di quando è stata scattata, avevano dieci anni, quindi ora dovrebbero averne quindici come noi.»
«Clarissa era vestita così quando l’hai vista, vero?»
Emma si morse un labbro. «Era l’abito che avevo nell’incubo. E mi è parso lo stesso della bambina accanto al mio letto, ma era buio… e non so se era un sogno…»
«No, lei era lì. Proprio come Ezra era davanti al cancello» replicò Christian.
«Non è logico. Ci deve essere un’altra spiegazione.»
«C’è una spiegazione» ribadì il fratello. «Ma è soprannaturale.»
Emma scosse la testa. «È assurdo. Non puoi pensarlo sul serio.»
«Solo perché è qualcosa difficile da dimostrare o raro, non significa che sia impossibile.»
«È irrazionale.»
«D’accordo, allora chiediamolo a papà» sbottò Christian. «Noi eravamo piccoli in quegli anni, ma lui era adulto. Se c’è qualcosa che non ricordiamo, ce lo chiarirà.»
«No.» Emma gli strappò la fotografia di mano e la buttò nello scatolone insieme a piatti e bicchieri incartati. «Siamo stanchi. Nell’ultimo mese ne abbiamo passate tante. La malattia della mamma, la sua morte, il funerale, il ritorno in questa casa… troppo in poco tempo. Siamo solo sopraffatti e confusi dalle emozioni e rivangare il passato non fa bene. È doloroso per noi e anche per lui.»
«Vuoi rimanere con questo dubbio?»
«Domani verranno a vedere la casa e la metteranno in vendita, noi ce ne andremo e  dimenticheremo questa storia.» La ragazza riprese a impacchettare stoviglie.
Anche se non condivideva la sua opinione, Christian fece lo stesso.
Nel silenzio della casa si udì un cigolare lontano.
Fratello e sorella alzarono in contemporanea la testa e si fissarono confusi.
Il cigolio proseguì.
«Ma cosa…?» iniziò Emma.
«Shh!» la zittì Christian.
Il ragazzo si alzò in piedi e seguì il rumore debole, che lo condusse in cucina. Aprì lentamente la porta della cantina e superando ogni timore scese le scale.
Il cigolare era più forte e continuato.
Christian accese la luce e il respiro gli si bloccò in gola.
Sentì sua sorella arrivargli alle spalle. «Che cosa stai…» Anche lei rimase senza parole.
Le due culle dondolavano a ritmo frenetico, una al fianco dell’altra. Di colpo si fermarono, come se la mano invisibile che le agitava si fosse ritratta.
Christian si voltò all’indietro verso al sorella. «Sei ancora convinta che si tratti di stanchezza?»
Lei non rispose, ma lo tirò per un braccio e risalì di corsa per uscire dalla cantina.
Seguendola, Christian si convinse definitivamente che stava accadendo qualcosa di strano.   


                                                             Continua...

2 commenti:

Fefi ha detto...

Bello questo tuo nuovo romanzo a puntate!
Sono curiosa.

Ezio ha detto...

Grazie Fefi! Sono contento che stai seguendo anche questo nuovo romanzo :)