mercoledì 22 ottobre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 3

All’imbrunire, Paolo e i figli erano per strada. Si stava avvicinando l’ora di cena e il frigorifero della casa era vuoto, così come la dispensa. Avevano cercato un emporio o minimarket aperto, ma le serrande erano tutte abbassate. Lo stesso valeva per quelle dei ristornati e delle tavole calde.
Sembrava di camminare in una città fantasma. 
Una luce rossa e verde al neon riportò loro un po’ di speranza. Era dell’insegna di un pub.
«Sergent Pine» lesse ad alta voce Paolo.
«I più buoni hot-dog che abbia mai mangiato» disse Christian. Sentire il nome gli aveva risvegliato subito nella memoria quel ricordo. «L’estate di cinque anni fa, ci passavamo la maggior parte dei pomeriggi, ti ricordi?»
Emma inarcò un sopracciglio. «Mi sembra.... avevamo fatto amicizia con la figlia del proprietario, giusto?»
«Be’ credo sia l’unico locale aperto» fece Paolo, spingendo la porta verso l’interno.
Un uomo dalla corporatura massiccia, le braccia muscolose, la testa calva e un paio di baffi neri sopra le labbra, li accolse da dietro il bancone. «Buona sera.»
«Buona sera. È possibile cenare?» domandò Paolo.
«Certamente» rispose l’uomo. Sembrava gradire l’arrivo improvviso di nuovi clienti. Abbandonò il boccale che stava asciugando e andò in contro ai tre. «Accomodatevi pure. Vi faccio portare dei menù.»
Li scortò al primo tavolo vicino all’ampia finestra e si girò verso la porta che dava sul retro del locale. «Pamela! Pamela!» urlò. Tornò a voltarsi verso i clienti e disse: «Scusate, mia figlia è l’unica cameriera disponibile in questa stagione. Sapete, città di mare come la nostra vivono principalmente sul turismo e si risvegliano solo tra giugno e settembre.»
«Per questo non abbiamo visto nessun negozio aperto qui in giro» commentò Emma.
L’uomo annuì. Riportò quindi lo sguardo impaziente verso la porta sul retro. «Pamela! Ti vuoi dare una mossa!»
La porta si spalancò, sbattendo contro il muro, ne uscì una ragazza di quindici anni, longilinea, con i capelli neri che stava raccogliendo in una coda di cavallo. «Pa’ la pianti di urlare in quel modo? Devi darmi il tempo di sistemarmi.» Indossava una minigonna nera e una maglietta rosa stropicciata.
«Ci sono dei clienti» replicò lui per giustificarsi.
Pamela si fermò al bancone e raccolse tre menù e un blocchetto con una penna. «Sono sicura che mi perdoneranno per l’attesa.»
«Non preoccuparti, non abbiamo fretta» disse Christian, sorridendo alla ragazza.
«Non sei cambiata poi tanto, ma forse non ti ricordi di noi» fece Emma gentilmente.
Sia il padre che la figlia li guardarono sorpresi.
«Conosci questi ragazzi?» domandò l’uomo.
Pamela li fissò per qualche secondo. «Ora che vi vedo bene… sì. Mi ricordo di voi. Siete i gemelli. Emma e Christian, giusto?»
«Complimenti. Ottima memoria» disse Paolo.
Pamela distribuì i menù ai tre clienti. «Grazie. Sono brava a ricordare i volti. Cosa vi porto?»
«Per me una birra» rispose l’uomo. Fece scorrere rapidamente l’indice sul menù e aggiunse: «E spaghetti allo scoglio.»
Pamela scrisse l’ordine. «E voi ragazzi?»
«Io prendo una Coca e un’insalata di tonno» rispose Emma, posando il menù sul tavolo.
Christian, invece, non aveva degnato il menù di uno sguardo. «Fate ancora quegli hot-dog pazzeschi?»
Il padre di Pamela sorrise soddisfatto. «Certo ragazzo! Sono il marchio di fabbrica del Sergent Pine di Saverio Schiavelli.»
«È più orgoglioso di quei panini che di me» borbottò Pamela.
«Ne prendo uno con senape, maionese e ketchup e da bere una Coca» disse Christian.
Saverio batté soddisfatto una pacca sulla spalla destra di Christian. «Vado a preparartelo subito.»
«Visto che è così gentile, potrei avere un’informazione?» domandò Paolo. «Sa se c’è un’agenzia immobiliare aperta in città?»
«Sì, in fondo alla strada, all’angolo con l’edicola. Quelli sono aperti tutto l’anno» rispose Saverio ridendo.
L’uomo e la figlia scomparvero dietro la porta della cucina.
«Sembrano simpatici» disse Paolo, con una lieve sfumatura di sorpresa nella voce. Il cellulare nella tasca dei pantaloni suonò e lo estrasse velocemente. Controllò il display. «È una questione di lavoro. Devo rispondere, ma ci metterò pochissimo.»
Alzando la testa per vederlo uscire dal locale, i ragazzi notarono una serie di foto appese al lato sinistro del bancone.
Pamela rientrò nella sala con le bibite nei bicchieri, posati su un vassoio e si sporse lungo il tavolo per distribuirli.
«Posso farti una domanda?» chiese Christian, mentre lei si allontanava. «Chi sono gli uomini accanto alla donna, nella seconda foto in basso?»
 «Che ficcanaso che sei!» lo punzecchiò Emma.
«Non è vero» replicò lui. «Sono curioso perché ce ne è una identica in un album che ho trovato oggi in casa. E la donna è la mamma.»
Pamela emise un leggero risolino. «Nessun problema. Quello sulla sinistra è mio padre, mentre l’atro non lo so. Ma possiamo chiederglielo.»
Pamela si allontanò verso la cucina e tornò subito dopo con Saverio. Gli indicò la foto e chiese: «Papà chi è l’uomo con te?»
«È il dottor Rivas. Ben Rivas.»
«Il padre di Marti?» fece Pamela sbalordita.
Saverio annuì. «Da giovani eravamo molto amici.»
«Quindi conosceva bene anche nostra madre» disse Emma,
«Come?» domandò l’uomo.
«La donna tra lei e il dottore» rispose Christian, indicando a sua volta la foto con l’indice. «È nostra madre Teresa.»
«Era» lo corresse la sorella. «È morta un mese fa di cancro.»
Saverio s’incupì. «Mi dispiace. Condoglianze.» L’espressione gioviale abbandonò il suo volto. «Scusatemi, devo tornare in cucina. Vieni Pamela.»
I gemelli li seguirono con lo sguardo, notando il suo repentino cambio di umore.
Il padre rientrò, cogliendoli di sorpresa.«Mi sono perso qualcosa?»
Christian ed Emma scossero la testa. Si misero a parlare della telefonata, domandandogli i dettagli e sviando la conversazione su argomenti di poca importanza.
Qualche minuto dopo, Saverio e la figlia tornarono nel salone con le loro ordinazioni. A nessuno dei gemelli sfuggì il modo brusco con cui lui posò le pietanze sul tavolo.
«Pensate di prendere altro?» chiese Pamela sorridente.
Paolo si sistemò il tovagliolo sui pantaloni «No, sono a posto così.»
Sentendo su di loro lo sguardo pungente di Saverio, i due ragazzi si affrettarono a rispondere.
«Anch’io» disse Emma.
«Idem» rispose Christian.
I due sparirono di nuovo in cucina e i gemelli si guardarono negli occhi. Senza bisogno di parlare, sapevano di condividere lo stesso pensiero. C’era qualcosa di strano in quell’uomo.

                                                      Continua...

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