mercoledì 15 ottobre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 2

Christian premé il fondo dello scatolone, per assicurarsi che fosse sigillato bene e reggesse il peso della roba con cui stava per riempirlo.
Lui, Emma e Paolo non avevano fatto altro dall’inizio del pomeriggio, quando avevano messo piede in casa. Suo padre si stava occupando della camera da letto matrimoniale e sua sorella dell’altra stanza da letto. A lui era rimasto il salotto, che fungeva anche da sala da pranzo. L’idea era di raggruppare tutto nelle scatole, portarle via con loro e controllarle poi con calma.
Christian sapeva che in realtà quegli scatoloni sarebbero rimasti nel garage a prendere polvere per anni. Suo padre non voleva avere a che fare con ciò che riguardava quella casa e il periodo in cui sua madre ci aveva vissuto, anche se non riusciva a spiegarsene il motivo. Ed Emma odiava tutto ciò che coinvolgeva le parole “vecchio” e “riordinare”.
Il ragazzo posò la scatola di cartone sulla sedia di fronte a lui e aprì gli sportelli della parte inferiore del mobile alla sua destra. Estrasse un vecchio mangianastri, tre contenitori rettangolari con all’interno decine di audiocassette e afferrò un grosso libro che sembrava un album di fotografie.
Si avvicinò al tavolo e iniziò a sfogliarlo. C’erano diverse foto di sua madre. Di quando era nata, del giorno del battesimo, di quello della prima comunione, altre a scuola e poi in riva al mare, dove poteva avere la sua età.
Christian ricordò di non aver mai visto immagini che raffigurassero sua madre prima della sua nascita. In effetti quella parte della vita della donna era sempre stata un mistero, lei non ne aveva parlato in nessuna occasione e nessuno di loro aveva avuto il desiderio di chiederglielo.
Qualcosa si scontrò contro il vetro della porta finestra.
Christian si girò di scatto. Camminò verso il vetro e vide un sassolino colpirlo per la seconda volta. La spalancò e uscì in veranda, osservando il piccolo appezzamento d’erba che al loro arrivo il padre aveva definito giardino.
Oltre il cancello, che immetteva nella proprietà, c’era un bambino. Aveva i capelli tagliati corti, indossava una maglietta blu con sopra un’ancora bianca e pantaloni corti dello stesso colore, era a piedi nudi. E lo stava fissando.
«Ehi» disse Christian. I sassolini erano nel giardino e il bimbo era in strada, con intorno solo asfalto. «Non dovresti stare lì.»
Il bambino continuò a guardarlo senza parlare.
«Come ti chiami?» domandò Christian. «Ti sei perso?»
Il bimbo non rispose e non allontanò lo sguardo da lui.
Christian si sentì in soggezione. Forse era straniero.
«Cosa fai fuori?» domandò Emma dall’interno. «Batti la fiacca?»
Christian si voltò, si appoggiò allo stipite e rimase con la gamba sinistra fuori. «No. C’è un bambino davanti al cancello.»
«Be’ saluta il tuo nuovo amico e torna a lavorare.»
«Sei senza cuore» disse Christian. Tornò in veranda per capire come comunicare con il piccolo.
Osservò il cancello e non vide nessuno.
Il bambino era scomparso.
 
                                                           Continua...

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