mercoledì 8 ottobre 2014

Il Richiamo dei Gemelli - Puntata 1

Emma guardò la distesa di cemento dal finestrino alla sua sinistra. «Per quanto tempo dovremo restarci?»
Suo padre Paolo, tenendo le mani sul volante, la guardò nello specchietto retrovisore. «Non lo so. Il tempo necessario per svuotare la casa e metterla in vendita.»
«E tradotto in giorni, vuol dire?» domandò lei, arrotolando un riccio castano intorno all’indice.
«Due, o tre giorni. Forse anche di più» rispose Paolo.
«Fantastico» esclamò Christian, il gemello di Emma seduto nel sedile del passeggero, mentre armeggiava con la radio. «C’è la possibilità che prolunghiamo le vacanze di Pasqua.»
«Il tuo odio per la scuola è infantile» replicò Emma.
«E il tuo desiderio di tornarci è da secchiona» ribatté Christian. Continuava a premere il pulsante per cambiare le stazioni, ma si sentiva solo un fastidioso sfrigolare di fondo.
«Non voglio tornare prima a scuola» sbottò la ragazza, sporgendosi dal sedile posteriore. «Voglio trascorrere le vacanze in un luogo decente. È chiedere tanto?»
«Non puoi dire che quel posto è brutto» Christian procedeva imperterrito nei suoi tentativi di alleggerire il viaggio in auto con un po’ di musica. «Ci siamo stati solo un’estate cinque anni fa.»
Emma fece un sorriso ironico. «E siamo scappati in fretta e furia.»
Dalla radio partì una filastrocca, cantata dalle voci di bambini.
«Due pesciolini nuotano felici. Sotto le onde veloci si rifugiano. Sotto il mare sorprese troveranno…»
«Che roba è?» domandò Christian aggrottando la fronte.
«Non cambiare discorso» ribatté la sorella.
«Adesso basta!» Paolo spense la radio. «Avete quindici anni, non comportatevi come dei bambini. Vostra madre è morta e ci ha lasciato quella maledetta casa. Avrei voluto occuparmi di questa faccenda da solo, ma senza aiuto ci vorrebbero settimane per risolvere la questione e non posso assentarmi troppo dal lavoro. Non ci tengo a restare lì più di quanto lo vogliate voi.»
I due gemelli erano rimasti a fissare l’orizzonte, nonostante il padre si fosse girato di tre quarti per guardarli. Entrambi notarono che c’era qualcuno sulla strada davanti a loro.
Due bambini, un maschio e una femmina, si tenevano per mano e comparsi dal nulla, rimanevano fermi in piedi a pochi metri di distanza dalla loro auto.
«Papà! Attento!» urlarono all’unisono Emma e Christian.
L’uomo istintivamente fece pressione con il piede sul pedale del freno e l’auto si arrestò. Alzò lo sguardo oltre il parabrezza, ma non vide nulla. «Che vi prende?»
 I ragazzi strizzarono gli occhi e con stupore constatarono che la strada era sgombra.
«C’erano dei bambini» rispose Christian.
Emma annuì. «Erano fermi proprio...»
«Finitela con tutte queste storie» la interruppe Paolo. Schiacciò l’acceleratore e ripartì. «Se anche per una volta non ho chiesto la vostra opinione e ho deciso da solo, non mi sembra una buona ragione per farmi scherzi del genere. Prima arriviamo, prima ce ne andiamo.»
Sorella e fratello rimasero in silenzio. Dalla morte della madre non si era mai rivolto a loro con tanta rabbia. Fino a quel momento, l’astio del padre verso quella casa era stato solo una supposizione, ora era diventata una certezza.

 
                                                        Continua...

Nessun commento: