lunedì 23 giugno 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 22

Casata White
Castello di Re Ebon

Snow sollevò lo strato doppio di coperte e sgusciò fuori dal letto. Non aveva chiuso occhio quella notte, lambiccandosi la mente al pensiero di come parlare a suo padre di una faccenda tanto delicata.
Illuminata dai primi deboli raggi del sole appena sorto, che filtravano da una fessura tra i due lembi di tende, immerse le mani nell’acqua gelida raccolta nel vaso posto sul mobile accanto al letto. Si ripassò l’acqua sul volto e si asciugò con una pezza di stoffa piegata lì vicino.
Aprì l’armadio e si ricordò di non poter scegliere un vestito qualunque. Quella era la mattina fatidica del giorno delle nozze. Snow si voltò e trovò sulla poltrona ai piedi del letto a baldacchino l’abito color vaniglia, ben disteso in modo che non prendesse pieghe, scelto appositamente per lei da Lady Griselda. Osservandolo si rese conto che il tempo era davvero contro di lei: aveva solo poche ore per convincere suo padre a non sposarsi.
Si riscosse e si sfilò la camicia da notte, gettandola sul materasso. Infilò il vestito, lo lisciò con le mani e diretta al cassettone in fondo alla camera, frugò nel piccolo scrigno accanto allo specchio. Cercò la collana di sua madre che avrebbe dovuto indossare in abbinato, quando la catenina dorata con le cinque perle infilate le sfiorò le dita, invocò silenziosamente una preghiera: “Aiutami, madre”. La legò intorno al collo e controllò nello specchio che le cadesse proprio poco sopra il bordo del vestito.
Snow tirò un lungo sospiro e si ravvivò i capelli scuri in modo che sembrassero in ordine. L’acconciatura non era compito suo, avrebbe dovuto essere pettinata a dovere insieme a Lady Griselda da serve scelte personalmente dalla donna. Al momento in cui le era stata formulata, aveva considerato quella richiesta fastidiosa, ma ora le consentiva di velocizzare i suoi preparativi e poter incontrare così suo padre sapendo che Lady Griselda sarebbe stata molto impegnata in altre faccende per imporle doveri da damigella d’onore.
Camminò convinta verso la porta della camera. Nessuno le avrebbe impedito di salvare suo padre da quel matrimonio.

Snow arrivò nel corridoio davanti alla porta della stanza del padre e scoprì di non essere l’unica sveglia di buon ora e in attesa di vederlo.
Rosered era in piedi, a pochi passi della camera, vestita e pettinata di tutto punto per la cerimonia.  
Avvicinandola, Snow le domandò sorpresa: «Cosa ci fai qui così presto?» Solo dopo aver parlato si ricordò che in seguito alle scoperte della sera precedente sulla futura matrigna, aveva dimenticato di mettere in pratica le sue intenzioni di fare pace con la sorella.
Rosered infatti la squadrò sostenuta. «Potrei farti la stessa domanda.»
«Devo vedere nostro padre» rispose Snow, cercando di apparire serena.
«Anche io» replicò secca Rosered. «Ho già parlato con il suo servo personale. Mi ha detto che nostro padre si sta preparando per le nozze e ha poco tempo. Verrà fuori a chiamarmi appena sarà disponibile e non so se potrà ricevere anche te.»
Snow colse il tono acido nella sua voce e cercò di mantenere la calma. Nonostante ogni istante fosse prezioso e sua sorella fosse convinta che entrare o meno in quella stanza si trattasse ancora di una banale lite tra di loro, provò a farle capire che la questione era molto più complessa. «Rosered, ho davvero bisogno di parlare con nostro padre prima che si celebri il matrimonio. È di vitale importanza che ascolti quello che ho da dirgli.»
«Lo stesso vale per me» ribatté piccata l’altra. «Anche ciò di cui devo parlargli io è importante e non può più aspettare.»
Snow le prese la mano sinistra. «Non capisci, non si tratta di me. È per Lady Griselda. Avevi ragione, ho sentito anche io quella voce e forse…»
Rosered si liberò dalla sua stretta e la scansò via. «Non mi importa. Non mi interessa Lady Griselda o qualsiasi altra cosa. Devo parlare con nostro padre e per una volta avrò la precedenza su di te.»
Snow la guardò incredula. Era sicura che non aspettasse altro, solo pochi giorni prima sua sorella aveva cercato una piccola opportunità per allontanare quella donna dalle loro vite e ora che le stava rivelando che c’era un modo per farlo, invece di aiutarla le si erigeva contro come un ostacolo. Capiva che il segreto che non voleva rivelarle e che la tormentava doveva essere molto grave, se la spingeva a comportarsi così, ma non poteva farsi da parte. Non questa volta.
La porta della stanza del Re si aprì e il servo personale uscì. «Principessa, può entrare. Suo padre le concede qualche minuto.»
Snow chiese mentalmente scusa a Rosered per ciò che stava per fare. Avanzò decisa, si frappose fra la sorella e il servo e disse: «Sono la figlia maggiore, ho la precedenza a conferire con mio padre.»
Il servo guardò confuso le due ragazze, Rosered si fece avanti per replicare, ma approfittando dello smarrimento dell’uomo, Snow lo superò, entrò nella camera e chiuse la porta dietro di sé.  
Seduto alla scrivania, Re Ebon si voltò a guardarla sorpreso. «Snow… avevo capito che fosse Rosered a volermi parlare?»
«Entrambe, ma io… ecco la mia richiesta è più urgente.» Snow sentì che le mancava il fiato. Non aveva un discorso pronto e nemmeno il tempo per spiegare la questione in modo pacato. Doveva riferire al padre la sua notizia rapidamente e senza farsi bloccare da timori.
L’uomo rimase a fissarla. «Qualcosa non va? Sembri agitata.»
«Non posso negarlo» ammise lei. «Padre, non vorrei doverti parlare così, ma credimi: è per il tuo bene. Devi sospendere le nozze Anzi, non devi più prendere Lady Griselda in moglie.»
Re Ebon si alzò in piedi. «Snow, cosa stai dicendo? Che discorso è mai questo?»
«Devi ascoltarmi. Ieri sera ho involontariamente ascoltato Lady Griselda parlare e ammetteva di essere responsabile per le tue continue emicranie.»
Il padre s’incupì. «Sono accuse gravi e soprattutto assurde. Il dottore di corte mi ha visitato e dice che non c’è nessuna malattia. Sono solo stanco per i preparativi.»
«Non è vero. Forse lo ha pagato per dirlo… o riesce a mascherare ciò che ti sta facendo, ma è la verità» insistette Snow. «Ti ripeto che l’ho sentita io dirlo e parlava con un uomo. C’era un uomo nella sua stanza, che professava che dopo le nozze sarebbe stata solo sua. Ti tradisce, qui nel tuo castello e a un giorno dal vostro matrimonio.»
«Stai esagerando» le rispose lui infuriato. «Come osi accusare Lady Griselda senza uno straccio di prova? Mi aspettavo un comportamento del genere da Rosered, ma non da te. Quella donna vive nel mio castello, come dici e tra le sue serve ci sono molte donne fidate, credi che non mi avrebbero avvertito se avessero visto un uomo intrufolarsi e uscire dalle sue stanze? Senza contare che il piano è sempre sorvegliato da guardie che avrebbero notato uno sconosciuto aggirarsi intorno alla camera della futura Regina.»  
Erano tutte ottime obiezioni a cui Snow non aveva pensato cosa ribattere. «Non sto mentendo. So cosa ho sentito» riuscì solo a dire.
«Ma non hai visto nessuno.» Il padre le afferrò il bracciò e la portò poco gentilmente fino alla porta. «Ho sempre dato ascolto alle tue opinioni e tornerò a farlo quando saranno sensate. Fatti passare questo attacco di gelosia, o qualunque cosa sia, prima delle nozze. Sei la damigella d’onore e devi comportati di conseguenza.»
Snow non riuscì a trovare niente altro con cui convincerlo. Lui aprì la porta e la spinse all’esterno, dove il servo personale e Rosered li guardarono sbigottiti.
Re Ebon fissò il viso della sorella e poi di nuovo il suo e rivolto al servo, disse: «Non voglio più essere disturbato. Vieni a chiamarmi solo al memento di andare nella sala del trono per il matrimonio. Non posso rischiare che qualcuno mi provochi davvero un’emicrania proprio oggi.»
Il servo s’inchinò e il Re chiuse la porta con un rumore secco.
Snow avanzò verso la sorella. «Rosered io…»
L’altra non la lasciò finire. Le lanciò un’occhiata gelida, si girò e si allontanò da lei quasi correndo.

Seduta nella sala da tè, adibita a camera di preparazione per la vestizione, il trucco e l’acconciatura di Lady Griselda, Snow osservava il suo volto riflesso nello specchio, mentre le serve le intrecciavano ciocche di capelli neri con le primule colte quella mattina.
Non riusciva a togliersi dalla mente lo sguardo di sua sorella. Per la prima volta aveva riversato dell’odio contro di lei. Avrebbe voluto scappare, fuggire da quella follia, dal rancore e dal giudizio affrettato di suo padre. Poi scorse la donna al suo fianco. Lady Griselda era intenta a farsi raccogliere i capelli sulla nuca e rideva contenta. Non poteva andarsene, tanto meno lasciare i suoi cari nelle sue mani. Era una bugiarda e una traditrice, anche se significava andare contro il volere di suo padre, doveva trovare il modo di dimostrarlo.
Una delle serve occupata a ultimare le modifiche al vestito si avvicinò a Lady Griselda e disse: «Mia Signora, ho bisogno del vostro bouquet per le ultime decorazioni.»
«Certo» rispose Lady Griselda. Si guardò intorno nella stanza ma non lo scorse. «Deve essere rimasto nella mia camera.»
Snow colse al volo l’occasione che le si presentava. «Vado a prenderlo io. È un compito che spetta alla damigella d’onore e con i capelli hanno finito.»
Lady Griselda le sorrise. «Grazie, cara.»
Snow ricambiò il sorriso e uscì a passo spedito dalla stanza. Salì la scalinata e all’imboccatura del piano vide i due soldati di guardia. Era talmente abituata alla loro presenza da dimenticarsi il più delle volte che erano sempre lì. E questo avvalorava la tesi di suo padre che nessuno poteva introdursi senza essere scoperto.
Raggiunse la porta della stanza di Lady Griselda, piegò la maniglia in ottone ed entrò. Era stata al suo interno poche volte e tutto era in perfetto ordine. Letto a baldacchino già risistemato dopo la notte, nessun vestito abbandonato sulle poltrone e il bouquet in bella vista sul primo mobile accanto all’entrata.
Snow richiuse la porta e andò diretta verso la finestra del muro di fronte a lei. L’aprì e guardò giù. Il lato su cui dava la camera era quello del fiume, che scorreva sotto i suoi occhi, separato da due piani in altezza e da un piccolissimo appezzamento di terra verde dalle mura in roccia del castello. Nessun uomo poteva calarsi di lì senza rischiare di cadere nel fiume,  o scalare quel tratto sperando che nei piani inferiori non lo notassero. Era evidente che l’uomo aveva un altro modo per entrare e uscire indisturbato.
Snow si inginocchiò e tastò il pavimento, ma non trovò nessuna possibilità che ci fosse una botola o altro di simile. Si rimise in piedi e andò verso la scrivania di Lady Griselda. I suoi pochi oggetti personali erano raggruppati contro il muro: una boccetta di profumo, uno scrigno porta gioielli e un minuscolo fiore di dente di leone.
Osservandolo, Snow disse: «Che strano, non sembra fresco di giornata. Chissà come ha fatto a sopravvivere in questa stagione.» Poi scosse la testa, non poteva perdersi in sciocchezze. Doveva trovare prove del tradimento e del coinvolgimento nell’emicrania.
«Deve nascondere la sostanza con cui sta facendo ammalare mio padre qui da qualche parte.» Snow si spostò di un passo, mettendosi davanti a un ampio armadio a due ante. Aprì quella di sinistra e trovò solo vestiti sgargianti appesi con cura e riposti uno accanto all’altro. Spalancò quella di destra e la sua attenzione fu catturata da una scatola in legno, incassata e fissata nel fondo del mobile, posta sopra le tre file di cassetti. Era chiusa da due piccoli sportelli, entrambi con un pomo nel centro.
«A cosa serve una scatola in un armadio?» si chiese Snow incuriosita. Forse era quello l’indizio che cercava. Si allungò all’interno, piegandosi in avanti. Afferrò i piccoli pomi tra l’indice e il pollice di ogni mano e li tirò, aprendo gli sportelli. Dietro di essi si rivelò uno specchio rotondo, con una cornice dorata intorno al vetro nero.
Snow si sbilanciò per potersi specchiare, ma su quella superficie la sua immagine non si rifletteva. «È molto strano… uno specchio nascosto che per giunta non mostra il proprio riflesso… come può utilizzarlo?» All’altezza dei suoi occhi si manifestarono una coppia di pupille color giada e alla stessa velocità sparirono, strappandole un sussulto.
«Principessa. Principessa Snow» chiamò una voce femminile nel corridoio al di fuori della camera, oltre la porta alle sue spalle.
Colta di sorpresa, Snow balzò all’indietro e quasi cadde sul pavimento. Ritrovò l’equilibrio e fissò di nuovo la superficie nera, ma le pupille erano sparite. Udì i passi della persona che la cercava avvicinarsi e così chiuse in fretta gli sportelli della scatola e le ante dell’armadio. Corse verso la porta e afferrò il bouquet dalla base del mobile. Uscì dalla stanza giusto in tempo per trovarsi di fronte la serva addetta al vestito. «Eccomi, l’ho trovato» disse alzando la composizione di gigli scelta dalla sposa. 
«Bene, siamo a corto di tempo» rispose la serva trafelata.
Snow la seguì verso le scale e si convinse che se anche non sapeva come sfruttare quella scoperta, la segretezza con cui teneva celati gli occhi verdi giada nello specchio nero era comunque la prova che Lady Griselda stava tramando qualcosa.


                                                        Continua… 

Nessun commento: