lunedì 9 giugno 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 20

Casata Hood
Fortezza della Confraternita dei Cacciatori

Quel maledetto muschio” pensò Rachel Hood nello stesso istante in cui si trovò davanti gli uomini della Confraternita dei Cacciatori. “Lo mischiano con qualche loro intruglio e se lo spalmano addosso sotto le casacche in modo che il loro odore passi inosservato. E ci colgono di sorpresa.”
Controvoglia e ignorando il suo istinto, Rachel abbandonò la pelliccia rossa da Demone Mannaro e lasciò che il suo corpo ritornasse alle fattezze di giovane donna. Nel mutamento, la casacca e i pantaloni si erano strappati in vari punti, lasciandole ora visibile la pelle. Per fortuna il suo prezioso mantello con il cappuccio rosso era sano e salvo, lo legò sotto il collo con il fermaglio e lo lasciò cadere sulle spalle e scivolare fino alle gambe. Era stato tenuto al sicuro nelle mani di Jour, che a una spanna da lei, restava immobile, irrigidito e impaurito a guardare gli uomini senza fiatare.
«Non ci hai sentito, dannato animale?» le urlò contro di nuovo uno dei Cacciatori. «Allontanati da quel bambino.»
«Non posso» rispose Rachel. «È terrorizzato da voi.»
«Da noi?» ringhiò il Cacciatore. «Sei tu a essere spaventosa.»
«Basta Willhelm.» Il compagno al suo fianco abbassò l’ascia e gli afferrò la spalla sinistra con la mano libera. «È chiaro che il bambino ha paura e non degli Hood.»
«Ma Jacob…» replicò Willhelm guardandolo storto.
Jacob fece un passo avanti. «Sentiamo, cosa ci fate nel nostro territorio? E perché ci sono un umano e due…» sollevò lo sguardo e scrutò le donne uscite fuori dalla carrozza. «…Madrine con voi?»
Rachel ricordò che era il comandante della squadra dei Cercatori, secondo solo al Generale Capo della Fratellanza e suo uomo di fiducia, probabilmente uno dei pochi con cui era possibile provare ad avere un dialogo. «Siamo la loro scorta. Ieri sono incappati in un attacco delle Dame Oscure, fatto che si è ripetuto poco fa, e abbiamo offerto loro la nostra protezione.» Non conoscendo le loro intenzioni, evitò di dilungarsi in dettagli.
Jacob le puntò addosso i suoi occhi grigi con fare indagatore. Chiaramente non credeva alla sua versione. «Vuoi dire che sono con voi di loro spontanea volontà?»
Rachel annuì.
«Sì, abbiamo accettato il loro aiuto per attraversare indenni il Bosco Profondo» confermò Radiose.     
«In questo caso siete in arresto anche voi» annunciò Willhelm.
«Cosa?» domandò Joelle allibita.
«Sono le leggi della Fratellanza» rispose pacato Jacob. «Chiunque si associ per sua scelta ai Demoni Mannari è considerato loro complice.»
«Complice? E di quale reato?» ribatté Radiose.
«Manteniamo la calma» intervenne Joelle, provando a sorridere. «Sono sicura che parlandone civilmente troveremo una soluzione.»
«Non ci sono soluzioni, Signora» disse Willhelm. «Queste sono le leggi dei nostri territori. Voi siete nel nostro territorio e le avete infrante. Siete in arresto.»
Rachel notò i suoi soldati rimettersi in piedi, pronti a ingaggiare una nuova lotta contro gli avversari, non era la prima volta che membri della Casata Hood e Cacciatori si scontravano, ma in quel momento la situazione era diversa. Non era una delle solite diatribe tra loro. C’erano degli innocenti che loro avevano trascinato in quella faida. «D’accordo, vi seguiremo senza storie.»
«Ma Lady Hood…» provò a opporsi uno dei soldati.
«È un ordine.» Rachel prese per mano Jour, lo spinse a muoversi con lei e lo guardò con un sorriso. «Dovrai avere ancora un po’ di pazienza, il nostro viaggio si prolunga.» Il bambino la seguì in silenzio e lei lo guidò fino allo sportello della carrozza dove sostavano le Madrine.
«Cosa pensate di fare?» domandò aggressivo Willhelm, stringendo con più forza il manico della sua ascia.  
Rachel aprì lo sportello della carrozza e disse: «Ho preso degli obblighi verso il bambino e le sue Madrine e intendo rispettarli. Io e i miei uomini vi seguiremo alla vostra Fortezza, ma non tutti lo faremo a piedi.»
«Siete dei prigionieri, non un gruppo di visitatori» replicò Willhelm.
«Va bene così» lo contraddisse Jacob. «I soldati si avvicinino alla carrozza, uno di noi la guiderà. Non fate movimenti bruschi o ne pagherete le conseguenze. E ora muoviamoci, voglio rientrare prima che cali la notte.»
Rachel spinse le Madrine ad entrare nell’abitacolo del mezzo. Una volta che furono sedute, cercò di tranquillizzarle. «Andrà tutto bene. I Cacciatori sono cocciuti, ma tra loro ci sono anche persone ragionevoli.»
«Perché ce l’hanno con voi?» domandò Radiose.
«È una vecchia storia che risale ai tempi della guerra contro il Demone Eterno. Sapete che mio padre venne morso da un Demone Mannaro e così la nostra Casata generò una serie di uomini e donne con la capacità di trasformarsi. Subito dopo la guerra però non eravamo in grado di controllarci e così molti villaggi vicini subirono attacchi e uccisioni. Per salvaguardare i normali umani, si istituì la Confraternita dei Cacciatori, uomini votati a debellare quella che considerano una minaccia rappresentata ogni essere umano infettato da Demone Mannaro.»
«È terribile» esclamò Joelle. «Come puoi essere sicura che non ci faranno del male?»
«Perché nonostante tutto, il loro Generale Capo ha forti legami con la Casata Hood» rispose Rachel. «Anche se tra noi i rapporti sono pessimi, sono l’unica che può permetterci di uscire indenni da questa condizione. Anche se ci odia, mi darà ascolto e valuterà bene come agire prima di mettere a morte la sua stessa nipote.»

Il sole era già calato da tre ore quando la carrozza di Rachel, i suoi soldati e i Cacciatori entrarono oltre le mura che delimitavano la Fortezza dei Cacciatori. Due di loro messi a guardia, chiusero il portone e ripresero la postazione. Nella costruzione regnava il silenzio, Rachel pensò che dopo il rancio della sera, gli altri uomini erano obbligati a chiudersi nelle stanze e dormire o fare altro, ma con il divieto di disturbare i compagni. Per loro era un vantaggio, non correvano il rischio che qualche testa calda innescasse una carneficina. Al pensiero di aver trovato un punto strategico a loro favore, sentì la mancanza di Jerome. Era lui, tra loro due, quello razionale e riflessivo, lei si affidava solo al suo istinto e si buttava nella mischia per menare le mani.
Adesso è necessario comportarmi come farebbe Jerome” si disse spostando lo sguardo su Jour, mentre lo sportello veniva aperto e le Madrine fatte scendere. “Con l’astuzia posso trovare un modo per farci riprendere il viaggio senza spiacevoli conseguenze.”
Lasciò che Joelle prendesse il bambino in braccio e permise che Jacob e la sua squadra la trascinassero insieme ai soldati lungo il cortile fino all’interno della Fortezza. Willhelm guidava la fila, dietro di lui le Madrine e il piccolo Lord Charming, una coppia di Cacciatori li dividevano e poi lei in testa ai prigionieri della Casata Hood. Sentì i suoi uomini mormorare e li zittì con uno schiocco veloce della lingua. Si accorse che Jacob, al termine della fila, lo aveva notato ma non disse niente. Ciononostante, Rachel sperò lo prendesse come un segno di non avere intenzioni bellicose e potesse dar loro delle attenuanti a cui aggrapparsi.
A seguito di una camminata che le parve interminabile e che li portò in corridoi lugubri, appena illuminati da candele fissate a bracci in ferro alle pareti, si ritrovarono in una grande sala circolare. Un lampadario di candele inserite in una raggiera dava luce alla stanza e Rachel calcolò che tutti i presenti ne riempivano l’intero perimetro.
Un uomo dai capelli bianco-grigi era seduto su una sedia dallo schienale alto in legno e dietro un bancone dello stesso materiale. Anche se erano passati mesi, forse un intero anno dall’ultima volta che lo aveva visto di presenza, Rachel lo riconobbe: il Generale Capo dei Cacciatori, suo zio Lord Charles Hood li stava aspettando.
Scrutandoli, l’uomo si grattò la cicatrice sotto l’occhio sinistro e si massaggiò la barba corta intorno alle guance. «Capo Cercatore Jacob, fai rapporto.»
«Sì, Signor Generale.» Jacob fece un passo avanti. «Durante la pattuglia per stanare eventuali Demoni Mannari, abbiamo scovato nella parte del Bosco Profondo sotto la nostra giurisdizione questo gruppo della Casata Hood che, reduce da uno scontro con delle Dame Oscure, ha affermato di fare da scorta a due Madrine e al loro giovane protetto. Le Madrine hanno ammesso di aver accettato e seguito spontaneamente i Demoni Mannari.»
Charles Hood sembrò sconvolto. «Sapendo con chi avevate a che fare, voi avete comunque accettato?» domandò alle due dame.
«I membri della Casata Hood ci hanno salvato un giorno fa, appena ci hanno trovato in difficoltà» rispose piccata Radiose. «Senza preoccuparsi a cosa potevano andare incontro, Lord John Hood ci ha gentilmente proposto la scorta dei suoi uomini e di sua figlia per garantirci un passaggio sicuro nel Bosco Profondo. Non abbiamo nulla di cui pentirci o vergognarci.»
«Quello che la mia consorella intende dire, è che non eravamo a conoscenza delle leggi che regolano il vostro territorio» si affrettò a precisare Joelle. «Abbiamo accettato di buon grado l’aiuto della Casata Hood perché hanno dimostrato di poter sconfiggere le Dame Oscure, che osteggiano il nostro viaggio da giorni, e non hanno mai mostrato intenti diversi da quello di farci raggiungere la nostra meta sani e salvi.»
«E dove sareste dirette?» domandò Charles.
«Dobbiamo raggiungere il confine tra le vostre terre e quelle di Lord Blue per ritornare dalla Casata Charming» spiegò Joelle. «Lady Rose Briar ci aspetta lì.»
Charles scostò di colpo la sedia e si alzò in piedi. «La figlia perduta della Casata Briar?»
«Proprio lei» si intromise Rachel. Era la sua occasione di usare le parole giuste per far capire a suo zio che commetteva un grosso errore nel tenerli bloccati. «E il bambino che Joelle tiene tra le braccia e suo figlio. Suo e del primogenito della Casata Charming: Lord Fabrice.»
Charles si voltò adirato verso Jacob. «Perché non me lo avete detto subito?»
«Non lo sapevamo» si giustificò il Cacciatore.
«Lo hai fatto di proposito, non è così?» Charles puntò ora la sua ira verso di lei.
Rachel sostenne il suo sguardo. «Nessuno me lo ha chiesto. Anzi non ci hanno dato neanche il tempo di fornire spiegazioni. Siamo stati subito arrestati e costretti a seguire i nostri carcerieri qui alla Fortezza.»
«Non prenderti gioco di me, ragazzina. Ti conosco bene» disse Charles. «La tua lingua è lunga e loquace quando occorre.»
«Pensi davvero che i tuoi uomini mi avrebbero creduto, zio? Quando si tratta di noi, voi non perdete tempo a dialogare. Sarei stata accusata di averli rapiti.»
«Come se la tua razza non ne fosse capace. Avete ucciso e depredato per anni senza rimorso.»
«Quei tempi sono passati» gridò Rachel. «Perché non vuoi vedere la realtà? Non siamo animali senza giudizio, ora ci controlliamo e sappiamo prestare soccorso se è necessario. Tu più di tutti dovresti accorgerti che non siamo così diversi. Siamo entrambi degli Hood.»
«No, io non sono più parte di quella Casata» ribatté Charles. «A differenza di tuo padre, non ho lasciato che il sangue immondo di demone mi infettasse. Ho mantenuto il nome della Casata solo per rispetto a mia madre.»
«Allora dovresti comportarti secondo i suoi desideri.»
«Come osi darmi degli ordini, piccola ragazzina ignorante» urlò paonazzo Charles. «Non sai niente.»
«So che agisci per rancore e non per giustizia. Sei infuriato perché nonna Marguerite ha scelto di vivere con mio padre, con noi Demoni Mannari, anziché appoggiare te e la tua crociata della Fratellanza dei Cacciatori.»
«Ho sentito abbastanza» ringhiò lui.
Rachel si morse la lingua non appena realizzò cosa aveva appena combinato. Assecondando senza pensare la sua indole impulsiva, aveva parlato troppo e si era giocata la sua unica possibilità di convincerlo che loro erano dalla parte della ragione.
Charles rimase in piedi a fissarla. Poi lentamente, la sua fronte e le guance tornarono del normale colorito. Digrignò i denti e cercò con la mano destra il martello di legno steso sulla superficie del bancone. «Rachel Hood. Tu e i tuoi soldati siete colpevoli di aver violato i confini dei territori della Confraternita dei Cacciatori e per questo verrete incarcerati.»
 «Zio, ti prego, ho esagerato, ma…» provò a rimediare Rachel.
Charles batté con violenza il martello sul bancone due volte. «Silenzio. Sei nella Camera delle Sentenze e i prigionieri non hanno diritto a una replica dopo che la pena è stata decisa. Jacob, Willhelm, Portateli nelle celle e se si rifiutano, usate Le Poison d’Argent
«Un momento» si divincolò Rachel, mentre Jacob le afferrava le braccia. «Dovete lasciar andare le Madrine e Jour Charming. Devono ricongiungersi alla madre.»
Charles tornò a guardare le Madrine e il bambino, che non si era voltato neanche per un istante verso di lui, tenendo la testa tra il collo e la spalla di Joelle.
«Signor Generale, sono comunque colpevoli di associazione» gli ricordò Willhelm. «Non possiamo contravvenire alla regole.»
«Questo è un caso particolare e devo rifletterci con calma. Preparate una stanza per le donne e il bambino, domani mattina deciderò cosa è giusto fare con loro.» Charles colpì nuovamente per due volte il bancone, con meno forza. «La seduta è sciolta.»
Rachel intravide il volto di Jour, mentre veniva tirata fuori a forza dalla Camera delle Sentenze, i suoi occhi si riempirono di lacrime che gli rigarono il volto e i suoi singhiozzi soffocati le rombarono nelle orecchie come tuoni. Fu come una pugnalata in pieno petto. Aveva appena fallito la sua missione e tradito la fiducia di Jerome e di quel bambino innocente.

                                                Continua…

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