lunedì 26 maggio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 19

Casata White
Castello di Re Ebon

Snow si trattenne più a lungo del necessario al tavolo della colazione. Suo padre si era già allontanato da tempo con Lord Ludwig Charming e Lord Jonas aveva trascinato il fratello minore Christoff in cerca di qualche nobile con cui svolgere qualche attività divertente e che non coinvolgesse dame e chiacchiere. Nel dirlo aveva lanciato uno sguardo fugace a Lady Sabine che era parsa offesa.
Snow si era coperta il volto per nascondere una risata e aveva incrociato involontariamente lo sguardo austero di Lady Genevieve Cinder. La donna si era poi alzata di malumore dal tavolo, imponendo alle due figlie di seguirla.
A due posti da lei, Rosered era rimasta seduta, guardando assorta  il suo piatto vuoto e dando così a Snow l’occasione per restare un po’ in intimità. «A cosa stai pensando?» le domandò sedendosi sulla sedia libera più vicina a lei.
La sorella alzò il capo come se fosse stata scossa all’improvviso. «Cosa?»
«Sei silenziosa e sono un paio di giorni che ho l’impressione che mi eviti» disse Snow. «C’è qualche problema di cui vuoi parlarmi?»
Rosered la guardò indecisa. «No» rispose e tornò a fissare il piatto.
«Non troverai le risposte che cerchi nei resti della colazione.» Snow non intendeva desistere. Sua sorella era strana da giorni, non poteva restare a far niente mentre qualcosa la preoccupava. «Ci siamo sempre confidate, non vuoi dirmi cosa ti affligge?»
«È.. è … complicato» replicò Rosered.
«Va bene. Mi piacciono le sfide.»
«Questa volta è diverso. È un segreto di cui non posso fare parola.»
Snow si scostò una ciocca di capelli scuri da davanti gli occhi con fare pensieroso. «Non pensavo che avessi dei segreti con me.»
Rosered tornò a fissarla. «Non vorrei, ma non ho altra scelta.»
Snow accarezzò amorevolmente i capelli castano ramati della sorella. «Qualcuno ti impone a tenere nascosto qualcosa? Se è così e non vuoi, non sei tenuta a farlo.»
«È una mia scelta. Non voglio parlarne con nessuno» ribadì.
Snow si allarmò, sua sorella non era mai stata così reticente. Pensò che doveva trattarsi di qualcosa di realmente grave. «Rosered, se sei nei pasticci devi dirmelo. Ti aiuterò, l’ho sempre fatto, ma devi essere sincera.»
Rosered balzò in piedi con uno scatto nervoso. «Perché pensi sempre che abbia combinato un guaio? Non posso avere dei pensieri solo miei?»
Snow si alzò in piedi a sua volta. «Non ti sto accusando di nulla, voglio capire cosa ti sta succedendo.» Si rese conto che stavano per sfociare in una lite, ma non riuscì a trattenersi. L’apprensione la rese aggressiva come la femmina di un animale che protegge i suoi cuccioli, vedendo ovunque una minaccia. «So che questo matrimonio è difficile, ma abbiamo già concordato che in assenza di prove, non possiamo fare niente per impedirlo. Devi accettarlo e non comportarti in modo infantile.»
«Il matrimonio non c’entra nulla» sbottò Rosered. «Lasciami in pace e non immischiarti dei fatti miei.»
La sorella si voltò per andarsene, ma Snow le afferrò il braccio sinistro. «Qualsiasi cosa ti stia capitando, non ti permetto di trattarmi così. Ricordati che merito il tuo rispetto. Sono tua sorella maggiore.»
Rosered si divincolò e la guardò con aria di sfida. «Forse, ma non per mia scelta. E neanche per volere delle Forze Superiori.»
Snow rimase interdetta e la osservò uscire dalla sala dei banchetti. Non capiva cosa intendesse con quella risposta, tanto meno si spiegava perché cercasse di ferirla in quel modo.

Snow rimase di malumore per tutto il resto della mattinata. Secondo i suoi doveri di principessa avrebbe dovuto occuparsi dei loro ospiti, intrattenerli, assicurarsi che fossero a loro agio, ma per la prima volta mancò ai suoi compiti e si rinchiuse nella sua stanza. Non le andava di farsi vedere in quello stato e ancor meno di sforzarsi a essere allegra e gioviale, quando il suo cuore e la sua mente erano avvolti in oscuri pensieri.
Il litigio con Rosered la feriva profondamente. Non rimanevano arrabbiate l’una con l’altra per più di qualche ora e invece era passata tutta la mattina senza che si incontrassero per le scuse. Anche se voleva risolvere la situazione, qualcosa dentro di lei le impediva di cedere per prima. Non era lei quella in torto.
Qualcuno bussò alla porta.
«Avanti» disse speranzosa. Snow si demoralizzò quando vide presentarsi un paggio.
«Lady Snow, gli ospiti stanno già radunandosi verso la sala dei banchetti. Lady Griselda richiede la vostra presenza, dato che vostro padre sarà assente.»
«Mio padre non presenzierà al pranzo?»
«No, mia Signora» rispose il paggio. «Re Ebon è ritirato nella sua stanza a causa di un’emicrania insistente.»
Snow si preoccupò. I mal di testa di suo padre continuavano da troppi giorni e forse l’accumulo di stanchezza per le nozze non era la sola causa. Poi la sua mente realizzò che essendo la figlia maggiore, avrebbe dovuto far più che semplicemente presenziare al banchetto. Toccava a lei intavolare le discussioni, seguire che la servitù rispettasse gerarchie nel servizio e assicurarsi che tutto procedesse per il meglio e avrebbe dovuto farlo lavorando a stretto contatto con Lady Griselda. Non se la sentiva. Non aveva nessuna voglia di doversi unire in quegli obblighi con la donna e nello stesso tempo guardare con un sorriso di circostanza il volto arrabbiato di Rosered.  
«Dite a Lady Griselda che non mi sento molto bene» disse Snow. «Mi scuso con tutti gli ospiti, ma purtroppo non sarò presente al pranzo e sono sicura che lei saprà rappresentare la Casata White nel modo migliore anche senza di me.»
Il paggio si inchinò e uscì dalla camera. 
Snow volse lo sguardo alla finestra. Aveva bisogno di uno spazio isolato in cui rifugiarsi per pensare, il castello era affollato e poteva sfruttare quell’unico momento in cui erano tutti riuniti nello stesso luogo per soddisfare questa necessità.
Aprì l’armadio, prese lo scialle di lana color glicine e se lo avvolse sulle spalle. Lasciò la stanza e scese fino al pianterreno, raggiunse l’ala adiacente alle cucine dove entravano i mercanti per i rifornimenti e si diresse verso il giardino.
L’aria era frizzante e sarebbe diventata gelida a metà pomeriggio. Snow respirò a grandi boccate e le sembrò di risvegliarsi da un torpore profondo. Il giardino era situato nella parte esterna opposta alla sala dei banchetti, nessuno l’avrebbe notata.
Stando lontana dalla zona riservata al frutteto di Lady Griselda, Snow si sedé ai piedi di un roseto. Era lo stesso luogo in cui si rifugiava sempre quando aveva bisogno di riflettere o di prendersi una pausa dalla vita al castello, lo aveva scelto perché vi crescevano le rose rosse che sua madre coltivava e curava con amore quando lei era bambina. Aveva l’impressione che stando proprio in quel luogo, potesse sentirla e ricevere da lei un consiglio.
In questo momento ho un gran bisogno di consigli” pensò. “Voglio essere una buona sorella e comportarmi come faresti tu mamma.” Rifletté che Rosered condivideva il nome con quei fiori tanto amati dalla madre e anche se non trovava dei ricordi di loro tre insieme, poteva averlo ricevuto dalla donna perché in cuor suo sentiva che era simile per più di un motivo alle rose rosse. Osservò i boccioli, l’inverno rallentava il rivelarsi del fiore, come se celassero un segreto che sarebbe stato noto a tutti più avanti, quando la temperatura sarebbe stata più mite e adatta a loro per sopravvivere.  “Dovrei dare del tempo a Rosered di chiarirsi le idee. Forse anche lei non è ancora pronta a confidarsi, ma magari se saprò aspettare verrà da me spontaneamente e potrò aiutarla davvero.
«Non dovreste essere qui, se siete indisposta» disse una voce maschile alle sue spalle.
Snow si girò di scatto e vide Lord Jonas Charming avanzare sorridente verso di lei. «Io…»
«Non dovete darmi nessuna spiegazione» la interruppe Jonas. «Siete la principessa e se non volete condividere ogni pasto con decine e decine di sconosciuti è un vostro diritto. E non posso che concordare.»
Snow si rilassò. «Vi ringrazio per la vostra gentilezza.»
«Però dovete ricambiarla. Vi prego, almeno in momenti privati come questo, potreste essere meno formale con me?»
«La buona educazione me lo impone. E anche il rispetto verso la vostra Casata.»
Joans sollevò il mantello e si accomodò sull’erba al suo fianco. «Lo so, lo so. Ma vi prego, facciamo uno strappo alla regola. Voi e io abbiamo pochi anni di differenza e non dovremmo parlare come i nostri padri.»
«D’accordo. Ti consento di abbandonare le formalità anche nei miei riguardi» disse Snow in tono solenne. Scoppiò in una risata leggera e aggiunse: «Come mai non sei a pranzo?»
«Avevo bisogno anche io di una boccata d’aria.»
«Lady Sabine non ti dà tregua?»
Jonas girò il volto verso di lei. «Sarei un bugiardo se dicessi che non apprezzo le attenzioni delle fanciulle, ma quella ragazza è peggio di un edera.»
«Non sapevo che ti intendessi di botanica» scherzò Snow.
«Non sono un esperto, ma so riconoscere un fiore da un rampicante» rispose Jonas, sfoderando un sorriso lusinghiero. «E ti avranno già detto a migliaia che nessun fiore regge il confronto con te.»
Snow arrossì. Si alzò in piedi e disse: «Forse è meglio ritornare al castello e alle formalità.»
«Così presto?» domandò lui imitando il broncio di un bambino.
Snow rise di nuovo. «Temo di sì.»
Jonas balzò in piedi. «Va bene, ma dato che vi ho strappato due sorrisi, vi chiedo una promessa in cambio. Permettetemi di essere il vostro cavaliere ufficiale il giorno delle nozze. Mi salvereste da Lady Sabine e io potrei regalarvi ancora dei sorrisi.»
«Non so. Non credo possa prendere questo impegno.» Snow era indecisa. Era attratta da Joans, ma era anche consapevole che mostrare apertamente interesse per lui portava una serie di aspettative per le loro Casate di cui non era ancora sicura di volersi fare carico. «Sono la damigella di Lady Griselda ed è un ruolo che mi impegnerà molto.»
Joans le afferrò le mani nelle sue, facendo oscillare le frange dello scialle che le solleticarono al pelle. «Lo considero come un forse. Mi confermate che penserete alla mia proposta?»
Snow lo guardò in volto. I loro occhi di un azzurro quasi uguale si incontrarono e lei avvertì come una scossa per tutto il corpo che la spinse a spostare di colpo le mani da quelle di lui. «Non posso garantirvi nulla.» Si girò e corse verso l’entrata riservata ai mercanti.
Poco prima di rientrare, Snow lo sentì urlare: «Confido che salverete un giovane dallo strangolamento di un’edera appiccicosa» e non poté evitare di ridere ancora.

Il breve incontro con Lord Jonas le aveva risollevato la giornata. Anche se le preoccupazioni non erano sparite del tutto, Snow prese la decisione di comportarsi da ragazza matura.
Poco prima di cena, salì le scale che portavano alle stanze e andò verso quella di Rosered. Le avrebbe chiesto scusa per la sua insistenza di quella mattina e non l’avrebbe più forzata a raccontare cosa la turbava. Avrebbe atteso che fosse lei a sentirsi pronta a riferirlo.
Devo seguire l’istinto e la deduzione avuta nel roseto” si disse. “Essere presente, ma non soffocarla con le mie apprensioni.
Snow passò davanti alla porta chiusa della stanza di Lady Griselda e si convinse di doversi scusare anche con lei per averle addossato la responsabilità di occuparsi del pranzo da sola. Avvicinò le nocche della mano destra al legno, ma prima di batterle contro, la udì dire: «Tutto procede per il meglio, i suoi mal di testa si stanno intensificando: mi ha fatto sapere che salterà anche la cena.»
Si riferisce a mio padre” pensò Snow. Rimase immobile a origliare per capire con chi stava parlando.
«Sei certa di non aver esagerato?»
Snow trasalì. Era la voce di un uomo, anche se sembrava ci fosse una eco lontana, proveniva dall’interno della camera. Rosered aveva ragione: Lady Griselda si intratteneva con un uomo nella sua stanza.
«Tranquillo, andrà tutto come stabilito» rispose la voce ovattata della donna.
«Molto bene. Domani, dopo le nozze sarai mia. Solo mia.»
Lady Griselda rise. «Non cantiamo vittoria troppo presto. Per scaramanzia è meglio dire che potrei essere tua.»
L’uomo rise e quel suono rimbombò per la camera.
Snow si allontanò disgustata. Lady Griselda non solo tradiva suo padre un giorno prima del matrimonio, ma era responsabile delle sue emicranie. Corse in corridoio verso la sua camera e si chiuse all’interno. Dimenticò le scuse e i suoi buoni propositi. Doveva trovare una soluzione per mettere in guardia suo padre.


                                                  Continua…

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