lunedì 5 maggio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 16

Sorellanza delle Madrine
Castello di Re Ebon

Crystella scese leggiadra i gradini della scala che la portavano dalla stanza che le era stata assegnata fino al piano all’ingresso.
Erano le prime ore del nuovo giorno, il sole sarebbe sorto di lì a poco e contrariamente a quasi la totalità degli altri residenti, la Madrina Superiore non aveva bisogno di dormire. In realtà, nessuna Madrina dormiva, era una necessità che non condividevano con gli umani, come il mangiare, anche se per rispetto nelle occasioni in cui era richiesto, partecipavano ai loro banchetti non nutrendo alcun piacere però per il gusto.   
La cena della scorsa sera deve essere stata particolarmente fastidiosa per Estelle” pensò Crystella. “Restare bloccata a udire i commenti delle persone, svolgendo per giunta un’attività che per noi è superflua.
Non le era chiaro come mai Estelle avesse deciso di sopportare quella tortura, anziché alzarsi  e andarsene, o peggio ancora, sfogare la sua rabbia sui convitati. Per questo ora vagava nel corridoio principale, era sicura che fosse sveglia come lei e da qualche parte a rimuginare in quel castello addormentato.
Crystella rifletté che poteva essere la sua occasione per parlarle con calma, provare a capire in che modo conoscesse la futura Regina e cercare di avere una nemica in meno in quella situazione che diventava sempre più ambigua.
Tenendo sollevato il lembo inferiore della sua veste bianca e camminando pacatamente con scarpette basse dello stesso colore, Crystella fu attratta da un sussurro affannato. In principio non capì di cosa si trattasse, poi lo riconobbe. Entrò nella sala della musica nell’ala ovest, fiocamente illuminata da candele poste in un lampadario a raggiera e vide Estelle di spalle circondata da strumenti a cui faceva emettere note basse e armoniose. Il suo era un tentativo disperato di seguire la musica e provare con la sua voce a cantare di nuovo. Seppur circondata da un’arpa, una coppia di flauti, dei cimbali e un mandolino, dalla sua bocca però uscivano solo versi rauchi, che stonavano con la melodia che faceva risuonare grazie alla magia.
Perdere la predisposizione al canto tipica di tutte le Madrine, in grado di incantare con una voce soave ogni creatura, era una delle conseguenze della sua decisione di aver voltato loro le spalle anni addietro.
«Non pensavo di trovarti in questa sala» disse Crystella.
Estelle si girò di scatto e i capelli sciolti, scuri e dai riflessi violacei, le fluttuarono intorno al volto. La musica leggera si fermò e ogni strumento venne spinto agli angoli della stanza. «Sei venuta a deridermi?»
«Niente affatto.»
«Bugiarda.» Estelle la guardò con odio. «Ti ho visto a cena. Sentivi il modo in cui mi chiamavano e non hai mostrato pietà o dispiacere. Se li provassi, non pretenderei che prendessi le mie difese, ma almeno mi restituiresti una capacità innocua come il canto.»
«È stata una tua scelta» replicò Crystella. «Tradire le nostre regole ti ha portato a diventare una Rinnegata.»
«Scelta…» Estelle abbozzò un sorriso. «Non è proprio la parola più adatta per definire quello che accadde.»
«Su questo hai ragione.»
Estelle la guardò sorpresa. Era la prima volta che Crystella le mostrava sostegno in questa discussione. «Ipocrita.»
«Perché?» domandò la Madrina Superiore. «In passato ho faticato a capire le tue azioni, ma posso concordare che quando tutto successe non hai avuto propriamente scelta. L’amore è improvviso e irrazionale, non è un sentimento che si può comandare a piacere.»
Estelle rimase in silenzio a fissarla. Crystella lesse nel suo sguardo confusione e dubbio. In tanti anni si era trincerata dietro il suo ruolo di guida della Sorellanza delle Madrine, ma ora con un pericolo in avvicinamento, provò a guardare la vicenda che le aveva coinvolte con gli occhi di una sorella. Estelle era da condannare per ciò che aveva fatto, ma in principio era stata guidata solo dal suo amore, una novità che non era preparata a gestire.
Crystella mosse un passo avanti e l’altra dama non si allontanò. «Anche se reputo di aver agito a fin di bene, so di avere anche io le mie colpe. Probabilmente Lady Griselda ha ragione: questa faida va avanti da troppo tempo ed è giunto il momento di porvi fine, forse questo matrimonio è la giusta occasione per trovare un punto d’incontro.»
«Parli sul serio?» Estelle avanzò a sua volta.
Qualcosa sul volto della donna era cambiato, Crystella lo notò subito, ma non riuscì a decifrare se fosse un bene o un male. «Certamente. Non pensare che ieri sera mi abbia fatto piacere sentirti chiamare  la “Madrina Malefica”, “Strega” e “Rinnegata Malvagia”. Avrei voluto che tutti ricordassero Estelle che io ho conosciuto.»
«Al mio arrivo però eri con loro.» Gli occhi di Estelle divennero gelidi. «Nonostante le tue belle parole hai continuato a schierarti con chi mi ha tolto tutto.»
Crystella scosse la testa. «Per favore, non ricadiamo ancora in questo discorso sterile. Ti ho dimostrato di provare a comprendere le tue motivazioni, ma devi farlo anche tu. Ti sto tendendo una mano.»
«E dove era questa mano quando te l’ho chiesta? Quando ho davvero avuto bisogno di te e della Sorellanza?»
«Sai bene che era impossibile» rispose secca Crystella.
«È solo una tua opinione.»
«È una realtà. Non puoi continuare a voler vedere quello che ti fa comodo.» Crystella si rimproverò per aver perso la pazienza appena pochi istanti dopo averla incontrata. Provò a ritrovare la calma e disse: «Fermati e poni fine a questa lotta. Lascia libera la Casata Briar.»
«La Casata Briar mi deve un figlio» replicò aggressiva Estelle. «Non mi fermerò finché quel debito verrà saldato.»
«Non puoi portare via a Rose Briar i suoi bambini e tanto meno avrai mai un figlio tuo» ribadì paonazza Crystella. Non c’era più modo di mantenere la discussione su un tono civile. «Chi ci ha provato prima di te, ha dimostrato che ci sono conseguenze terribili e che per questa ragione il nostro corpo non è adatto a generare la vita.»
Estelle strinse i pugni. «La Madrina Superiore Originale e che ti ha preceduto ha dato vita a un demone, ma non ci sono state altre nascite. Niente che testimoni senza ombra di dubbio che possa generarsi anche una creatura innocente.»
Crystella si spazientì ulteriormente. «Ero con lei quando il seme si manifestò nel suo ventre, quando percepì che una vita stava per esser originata. Studiammo insieme la via per far germogliare quel seme, fuori dal suo corpo perché venne espulso spontaneamente e con tutte le nostre arti gli riservammo ogni cura perché potesse maturare e crescere, ma il risultato ci ha dimostrato che pur coltivandolo con amore e usando forze benevole, abbiamo portato nel mondo un essere carico di malvagità.»
«Allora bisognerebbe provare con altre arti» replicò stranamente calma Estelle. «Ho studiato vie alternative, esistono sortilegi definiti proibiti che potrebbero garantire una vita diversa, un corpo diverso…»
«Basta!» gridò Crystella. «Non puoi neanche pensare che prenda in considerazione questa ipotesi. E in ogni caso il padre del figlio che aspettavi ti ha detto chiaramente di non volerne sapere. Non era favorevole a un erede tuo.»
«Lord Gerard Briar è uno smidollato. E come tutti gli uomini umani un falso e bugiardo» replicò adirata Estelle. «Quando scoprì di mio figlio, la donna che aveva già preso in sposa ne stava per partorire un altro suo. Appena ha messo al mondo la bambina, Rose che ti sta tanto a cuore, è corso da lei come un cane fedele, ma quando ha cercato la mia compagnia non ha pensato a sua moglie.»
«Sei stata tu a mancare per prima. Eri la Madrina di Lady Annette, quella donna ti era stata affidata e tu l’hai tradita» le ricordò con freddezza Crystella. «Ti chiese di vegliare sul suo sposo in guerra e tu hai pensato solo a te stessa e ad assecondare i tuoi sentimenti. Invece che agire da egoista, avresti dovuto venire da me.»
«E limitare la nostra libertà è un comportamento corretto? Prima che diventasti la nuova Madrina Superiore, eravamo prive di vincoli, poi comparve quella maledetta Profezia della Corteccia e ci hai obbligate a seguire la tua idea di proteggere ogni figlia nobile di Ageloss. Non abbiamo più avuto la possibilità di dedicarci alla difesa e alla guida di chi noi ritenevamo degno. Ci hai imposto la tua decisione. Chi fra noi due è meno egoista?»
Crystella era impreparata a risponderle. Non aveva mai visto le sue scelte da quella prospettiva. Era davvero così simile a Estelle? Anche lei si era fatta condizionare dalle sue idee, tanto da mettere il bene delle sue Consorelle in disparte e non accorgersi che le altre Madrine la pensavano diversamente e potevano aver sofferto di ciò che aveva imposto loro?
«Quando vi ho invitate per un confronto non volevo scatenare tutto questo risentimento.» Lady Griselda apparve sulla soglia della stanza, cogliendole di sorpresa.
Crystella si girò a guardarla e notò che anche Estelle rimase infastidita dal suo arrivo. Si chiese quanto avesse udito dei loro discorsi.
«Mi sono alzata prima per dare le disposizioni della giornata e ho udito delle urla. Forse ho sbagliato a costringervi a questa riunione» proseguì Lady Griselda. «A ogni modo, sono certa che vi comporterete da vere Signore d’ora in avanti. E potreste cominciare a farlo porgendomi le vostre scuse.»
«Per cosa?» domandò irritata Estelle.
«Nessuna di voi due mi ha portato un regalo di nozze» rispose Griselda.
Crystella si mise sulla difensiva. «Non sapevamo di questa usanza. Non frequentiamo molte cerimonie ufficiali.»
Lady Griselda sorrise. «Capisco, comunque potete ancora rimediare. Per caso prima vi ho udito menzionare la Profezia della Corteccia. Sapete, è un nome leggendario, per molti solo una favola. Personalmente però posso dire di esserne stata a conoscenza da molto prima che la voce sulla sua esistenza si diffondesse, ma quello che mi interessa riguarda qualcosa che venne rubato la stessa notte che quella Profezia comparve, annunciata da un fulmine.»
«Non capisco a cosa si riferisce» disse Crystella, incredula che la futura Regina fosse a conoscenza di dettagli di cui solo la Sorellanza era informata.
«Ne è sicura?» domandò Griselda. «Non vi viene in mente nulla che potesse trovarsi nei pressi delle rovine del castello del Demone Eterno, una preziosa reliquia per la precisione, che potrebbe essere un buon dono che voi potreste fare a me e io al mio futuro sposo per celebrare le nozze e al contempo il venticinquesimo anniversario della sconfitta del suo mortale nemico?»
Crystella guardò Estelle che le restituì uno sguardo confuso.
«Non sappiamo di che parlate, ma se è qualcosa rubato venticinque anni fa, se fossi in voi rinuncerei all’idea di ritrovarlo» disse Estelle. Si avviò poi verso la donna e passandole accanto con tranquillità, uscì dalla sala della musica.
Crystella rimase a fissare in volto Lady Griselda che non le levò gli occhi di dosso. «Se volte scusarmi, tornerei nella mia stanza.»
«Certamente.»  Griselda si fece di lato e la lasciò passare. Prima che si allontanasse aggiunse: «Forse vi tornerà in mente, sappiate che io non rinuncerò mai a trovare quello che cerco.» 
Crystella proseguì senza fiatare. Quella donna sapeva molto ed era piena di segreti. Non riusciva a immaginare a che reliquia si riferisse, ma il suo istinto le suggeriva che non sarebbe stato un bene che l’avesse. Decise di abbandonare l’idea di convincere Estelle a deporre le sue ostilità e preferì concentrarsi nel cercare risposte su Lady Griselda, parlando con qualcuno di fiducia, che viveva da tempo nel castello.

La porta della camera di Lady Rosered White si spalancò e Crystella se la trovò di fronte. Aveva atteso paziente davanti alla sua stanza, facendo attenzione a non essere scoperta, doveva conferire con lei in privato.
«Buongiorno, Lady…» la ragazza lasciò la frase in sospeso, non riconoscendola.
«Sono Crystella, la Madrina Superiore» le disse.
«Oh… io vi ho intravisto ieri sera ma non ero certa di chi foste, perdonatemi» disse Rosered.
«È tutto a posto» rispose Crystella con un sorriso. «Ho bisogno di parlare con una persona, qualcuno che ti è vicino da sempre, ma non riesco a trovarla. Sai dirmi dove posso incontrare Frea?»
Rosered si irrigidì. «Non credo di conoscere nessuno con questo nome.»
«Tranquilla, non devi mantenere il segreto con me. So che è la tua Madrina, la inviai io a vegliare su di te.»
Rosered si rilassò, ma solo per un istante. «Mi dispiace, ma non posso aiutarvi. L’ho chiamata diverse volte, ma non si è più presentata.»
Crystella si insospettì. Frea era tra le più precise nella Sorellanza, non avrebbe mai mancato alla chiamata di una protetta. «Da quanto tempo non la vedi?»
«Sono due giorni.» Rosered corrugò la fronte vedendola rimanere perplessa. «Pensate le sia successo qualcosa?»
Crystella cercò di mutare l’espressione del suo volto. Non voleva mettere in allarme la ragazza. «No, sono certa che se qualcosa la ha trattenuta, non è niente di grave. Sono arrivata solo ieri, probabilmente non l’ho cercata abbastanza bene.» Si impose di sorridere ancora. «Appena le avrò parlato la manderò da te. Fino ad allora, per favore, non dire  a nessuno della nostra chiacchierata.»
Rosered annuì e la Madrina Superiore si dileguò in fretta e furia. Non voleva far trasparire i suoi veri timori. Era stato proprio due giorni prima l’ultima volta che anche lei l’aveva vista, tramite il contatto di emergenza che Frea aveva usato per comunicarle la scoperta di Lady Snow White.
Crystella si fermò a metà della rampa di scale che aveva imboccato. Se ne rese conto solo in quel momento, ma né durante o dopo la cena, aveva visto questa misteriosa figlia di Re Ebon. Se la scomparsa di Frea era legata a questa ragazza e se Lady Griselda sapeva molto più di quanto aveva rivelato sulla Profezia della Corteccia e del ruolo futuro delle fanciulle di nobili origini, per la sicurezza di tutte loro doveva provvedere al più presto a identificare Lady Snow.

                                   
                                         Continua… 

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