lunedì 28 aprile 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 15

Casata Hood
Palazzo di Lord John Hood

Per tutto il tragitto che dal Bosco Profondo conduceva al palazzo della Casata Hood, Jerome era rimasto in silenzio. Camminava a un lato della carrozza, mentre Rachel con le redini in mano guidava una coppia di scoiattoli tramutati in cavalli dalle capacità delle Madrine.
Di tanto in tanto, Jerome buttava un occhio all’interno della carrozza, attraverso l’apertura sullo sportello e scorgeva che Lady Rose Briar incrociava i suoi occhi. Non sapeva dire con certezza se l’avesse riconosciuto, si erano visti per poco tempo prima che lui venisse maledetto e poi entrambi avevano dovuto prendere decisioni che li avevano condotti su strade diverse. Quando però aveva proposto di scortarli al palazzo degli Hood, dato che non sarebbe stato sicuro rimanere di notte nel Bosco Profondo, Rose aveva acconsentito subito, dimostrandogli uno slancio di fiducia.
Rachel fermò i cavalli davanti al portone in legno e ferro. Il cielo era scuro per l’arrivo della sera, la luna li illuminava fugacemente, così guardò verso l’alto, in modo che la sentinella sporgendosi con la torcia di fuoco, potesse riconoscerli.
Jerome alzò la testa e si avvicinò allo sportello. «Siamo arrivati.»
«Siete certo che non ci saranno problemi?» domandò titubante Lady Rose.
«Non preoccupatevi» la tranquillizzò Jerome. «Garantirò io per voi. Andrà tutto bene.»
«Credo che varrà di più la mia parola» replicò Rachel. Gli fece l’occhiolino e spronò i cavalli ad attraversare il portone spalancato.
Jerome sorrise. Era rassicurante poter contare sulla sua amica, nonché figlia del Signore della Casata.

Un drappello di guardie con indosso il mantello verde con cappuccio andò loro incontro, quando entrarono nel palazzo.
«Eravamo in pensiero per voi. Stavamo già per metterci in marcia e venirvi a cercare» disse l’uomo in capo al gruppo.
«State calmi, è tutto a posto. Abbiamo solo avuto un contrattempo» spiegò Rachel. «Ora, fateci passare. Abbiamo degli ospiti e l’urgenza di vedere mio padre.»
Lo stesso uomo scrutò i compagni dietro di loro. Tre dame dalle vesti con colori sgargianti, una misteriosa Lady e due bambini. Seppur confuso, rispose: «Lord Hood è nella sala dei banchetti con il resto della vostra famiglia.»
Rachel avanzò sicura e Jerome fece segno alle Madrine e a Rose di seguirli, con i bambini per mano.
La sala dei banchetti era aperta e Lord John Hood era seduto a capotavola, alla sua destra erano presenti la moglie Lady Jane e sua madre Lady Marguerite. Appena vide la figlia entrare, scattò in piedi e gridò: «Rachel! Finalmente!»
Jerome aveva concordato con Rachel che fosse lei a procedere prima di passargli la parola. La ragazza infatti entrò sicura e alzò le mani in segno di resa. «Non dire nulla, lo so. Eri preoccupato per me, io e Jerome non facciamo mai così tardi per il nostro giro di ronda, ma come puoi vedere, ci sono state delle sorprese.»
Lord John abbandonò la tavola e si avvicinò al gruppo in piedi nel centro della stanza. Scrutò le Madrine, soffermandosi per diversi istanti su di loro. «Non ci posso credere. Tre membri della Sorellanza delle Madrine al mio cospetto.» Si inchinò e i capelli lunghi castano scuro gli ricaddero oltre le spalle. «È un onore inaspettato.»
Jerome si sorprese: non aveva mai visto Lord John comportarsi con tanta galanteria. Quello era un lato della sua personalità di cui gli avevano solo parlato.
Florence fece un passo avanti. «Vi ringraziamo, Lord Hood. In realtà siamo noi le fortunate: vostra figlia Lady Rachel e il suo compagno Lord Jerome sono intervenuti in maniera provvidenziale per soccorrerci dall’imboscata di un gruppo di Dame Oscure.»
«Maledette figlie bastarde della Strega!» sbraitò Lord John adirato. «Sanno che non possono introdursi nei miei possedimenti.»
Jerome notò che Aurore e Jour si strinsero alla veste della madre nel sentirlo gridare con tanta rabbia. Stava per intervenire, ma venne preceduto.
Lady Marguerite scostò la sedia e si mise in piedi. «Non usare quel linguaggio, John! E non urlare in quel modo, spaventi quei due poveri piccini.» La donna camminò lentamente per via dell’età e del suo corpo grassottello che le impediva una maggiore scioltezza nei movimenti. Aveva i capelli grigi raccolti in una treccia che le circondava la fronte e un lungo vestito bianco perla. Si avvicinò a Lady Rose e le sorrise. «Sono i vostri figli, mia cara?»
«Sì, mia Signora» rispose Rose.
Marguerite si inclinò in avanti per osservare i volti dei piccoli. «Che visetti simpatici. Scommetto che non avete ancora cenato. Vi va di venire con me nelle cucine a trovare qualcosa di buono da mettere in pancia?»
Aurore e Jour la fissarono per un istante e poi rivolsero uno sguardo interrogativo alla madre. Rose accarezzo loro la testa. «In effetti sono a digiuno da quasi un giorno intero, ma non vorremmo creare disturbo.»
«Nessun disturbo. Che razza di nonna sarei se lascio due tesori a morir di fame» replicò Marguerite continuando a sorridere e porse una mano a testa ai bambini. Loro rimasero fermi, insicuri se afferrarla o meno. L’anziana lo intuì e aggiunse. «Magari le vostre Madrine possono accompagnarci, così mi diranno cosa offrirvi senza che io sbagli i vostri gusti.»
Radiose e Joelle le furono subito accanto e i bambini accettarono la mano che veniva loro porta. «Grazie molte per la vostra cortesia» disse Joelle.
Marguerite s’incamminò fuori dalla stanza, con Aurore e Jour per mano e le due dame al seguito. «È sempre un piacere avere ospiti così educati come voi» rispose, procedendo pian, piano.
Jerome li osservò svanire dietro una parete e tornò a guardare Rachel. L’amica annuì e così si rivolse a Lord John. «Mio Signore, mi sono permesso di scortare queste persone fino al tuo palazzo perché tra noi c’è un legame personale.»
«Spiegati meglio» disse Lord John incuriosito.
Jerome si schiarì la voce. «Sapete anche voi della maledizione che mi è stata inferta, fu Estelle a lanciarla e a costringermi a tramutarmi senza controllo in una Bestia Mannara. Prima che ciò avvenisse e che voi mi accoglieste nella vostra Casata, insegnandomi come tenebre a freno la Bestia, ero membro di un’altra famiglia e la Lady qui con noi è la moglie del maggiore dei miei fratelli.»
«È incredibile.» Lady Jane abbandonò la tavola e corse verso la ragazza in piedi tra lui e Rachel, facendo svolazzare dietro la schiena la coda di capelli rosso scuro. «Siete la figlia scomparsa della Casata Briar, siete Lady Rose.»
Rose annuì. Guardò Jerome confusa, ma sollevata. «Anche io vi ho riconosciuto quando siete apparso portando in salvo mio figlio, ma temevo che foste in collera con me per le sventure che vi sono capitate. Estelle punì voi, ma il suo obbiettivo eravamo io e Fabrice.»
«Non dite sciocchezze, mia cara» ribatté Lord John. «Nessuno può prendersela con voi, siete una vittima come il nostro Jerome. Tutta Ageloss sa delle colpe di quella strega bast…»
«John!» lo riprese la moglie Jane. «La vuoi smettere con quell’insulto. Ci farai fare brutta figura con Lady Briar.»
«Smettetela tutti e due. Ci state rendendo ridicoli» sbottò Rachel.
Rose sorrise. «Niente affatto, non potrei mai considerare ridicola la famiglia che ha slavato i miei figli. Sono in debito anche con voi, Lady Rachel.»
«Non ditelo nemmeno per scherzo» rispose la ragazza, ricambiando il sorriso. «E per favore, chiamatemi solo Rachel.»
«D’accordo. A patto che voi mi chiamate solo Rose.»
Jerome osservò piacevolmente sorpreso i presenti scambiarsi convenevoli. Guardando Rose serena, ricordò la dolcezza con cui l’aveva trattato quando si erano conosciuti anni prima. Nonostante tutto quello che aveva dovuto passare, non era cambiata e fu felice di aver scelto di andare in pattuglia con Rachel quella mattina. L’impossibile si era avverato: si era congiunto con la sua famiglia, o almeno con una parte di essa.
«Non voglio sembrare poco riconoscente, ma purtroppo il nostro viaggio non è ancora concluso» intervenne Florence.
Solo sentendola parlare, Jerome si rese conto che era rimasta lì con loro. «È vero, mi avete raccontato che volete raggiungere il palazzo di Lord Ludwig Charming.» Fece una pausa sentendosi in imbarazzo nel non chiamarlo padre davanti a Rose, ma lei non parve farci alcun caso. «Però dopo quello che è successo, credo sia meglio che non viaggiate sole. Se Lord John me lo consente, intendo scortarvi fino alla vostra meta.»
«Certo che hai il mio permesso» rispose John Hood. «Anzi, penso che la vostra scorta debba essere più numerosa e naturalmente anche Rachel vi seguirà.»
«Bene, ma è meglio rimandare a domani mattina i dettagli. Ormai è tardi e sono certa che anche Lady Rose ha bisogno di mangiare qualcosa e riposarsi» disse Lady Jane. «Rachel, Jerome, accompagnate le nostre ospiti in cucina e date loro tutto ciò che chiedono. Intanto manderò le nostre serve a preparare una stanza per voi e i vostri figli.»
Rose s’inchinò con referenza. «Vi ringrazio per la vostra ospitalità.»
Lord John la guardò in volto. «Voi ci trattate con rispetto e noi facciamo altrettanto. È ciò che molte altre Casate nobili dovrebbero imparare da voi.»
Jerome notò la confusione sul viso di Rose per a quell’affermazione e fece cenno con la testa a Rachel di portarla fuori prima che Lord John iniziasse con la sua solita solfa.
«Venite» disse Rachel prontamente. «Se non ci sbrighiamo, mia nonna rimpinzerà quei poveri bambini fino a farli scoppiare.»
Jerome con le ragazze e Florence, lasciò la sala dei banchetti e udì in lontananza Lady Jane rimproverare il marito per voler sempre rimarcare il fatto che gli altri nobili non gli portavano il rispetto che voleva. Per certi versi trovava delle somiglianze tra il Lord che lo aveva accolto come un figlio e il padre con cui condivideva un legame di sangue. Entrambi erano orgogliosi, cedevano facilmente all’ira e agivano d’impulso. Forse era anche per quello che era riuscito a mitigare la nostalgia per la Casata in cui era nato.
Arrivati in prossimità delle cucine, Rose gli prese gentilmente il polso. «Non dimenticherò quello che stai facendo per me. Quando tuo padre, Lord Ludwig ti ripudiò a causa della maledizione, non potei fare niente, ma ora lo obbligherò ad ascoltarmi.»
Jerome strinse la mano a pugno. «Non è necessario. Non dovete esporvi per me.»
«Voglio farlo» rispose Rose. «Quando arriveremo al palazzo, voi verrete con me al cospetto di Lord Ludwig. Sono sicura che Fabrice mi appoggerà e riavrete il vostro titolo di Lord Charming. Dovete essere libero di poter scegliere con che famiglia voler continuare a vivere e soprattutto ho piacere che i miei figli possano crescere con uno zio premuroso come voi.»
Aurore e Jour sbucarono dall’ingresso delle cucine, prima che Jerome potesse replicare. Avevano le mani e le guance sporche di farina e marmellata arancione e nei loro occhi non c’era più traccia della paura delle ore precedenti. Ridendo, trascinarono la madre dentro insieme a loro.
«Va tutto bene?» domandò Rachel, fissandolo mentre restava immobile all’esterno a  guardarli.
«Sì, certo» mentì Jerome. Le parole di Rose l’avevano scosso, ma non voleva darlo a vedere. L’idea di poter riabbracciare i suoi fratelli, di trascorrere nuovamente le sue giornate con loro, viziando tutti insieme i due bambini e farsi contagiare dalla loro allegria, era un pensiero che non lo aveva mai sfiorato. Ci aveva rinunciato anni prima.
«Dimmi la verità» continuò Rachel. «Il tuo odore è cambiato. Non c’è niente di male se vuoi provare a tornare a essere un Charming. Mio padre non se la prenderà e anche se lo facesse, è un problema suo. L’importante è che scegli quello che è meglio per te.»
«Che vuoi dire?»
«Non devi aiutarli solo per la speranza che Lady Rose interceda per te.» Rachel posò la mano sinistra sulla sua spalla. «Da quanto mi hai raccontato, tuo padre è difficile da convincere tanto quanto il mio. E la tua situazione non è cambiata solo perché stai aiutando la moglie di tuo fratello e i suoi figli.»
«Lo so bene» rispose brusco Jerome. «E non ho mai pensato se voglio davvero tornare a essere un Charming. L’unica cosa che mi importa è che Rose e i bambini tornino a casa sani e salvi. Mio padre non c’entra niente.» Scacciò dalla testa l’idea appena formata di una vita pacifica con chi amava. Doveva concentrarsi su altro. «Se proprio vuoi una ragione per la mia decisione, oltre alla sicurezza di mia cognata e dei miei nipoti, è la vendetta.»
«Ti riferisci a Estelle?» chiese Rachel.
Jerome annuì. «Non permetterò a quella strega di vincere. Le dimostrerò che non riuscirà mai a separare mio fratello, sua moglie e i loro figli. Mi ha trasformato in una Bestia credendo di indebolirci e io le dimostrerò che la Bestia è l’arma con cui distruggerò ogni suo piano.» 



                                                   Continua… 

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