lunedì 31 marzo 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 11

Casata Briar
Bosco Profondo

Con la mano destra, Rose Briar accarezzò i capelli biondi della figlia Aurore, che dormiva con la testa posata sulle sue gambe, coperta da un mantello di pelliccia. Nonostante le attenzioni e le cure, quella sistemazione rendeva lei e suo fratello gemello Jour sempre più stanchi.
I bambini avevano dovuto svegliarsi di nuovo molto presto la mattina, prima ancora che il sole sorgesse e si erano abituati a passare l’intero giorno all’interno della carrozza senza fare capricci. Il crepuscolo era passato da poco e Rose pensò che faticassero a prendere sonno, invece favoriti anche dal dondolio della carrozza, erano ricaduti quasi subito in un sonno tranquillo. Aurore scivolando addosso a lei e Jour avvolto in una pesante coperta e stretto tra le braccia di Joelle
Il secondo giorno dalla loro partenza dalla Magione delle Madrine stava per terminare e per fortuna non erano incappati in pericoli. Florence, Joelle e Radiose si occupavano con le loro arti magiche di allestire una tenda per la notte e procurarsi il cibo per i pranzi e le cene. Anche il finto cocchiere era un animale tramutato in umano per opera loro, forse un cavallo come quelli che strigliava, ma Rose non ne era sicura e non le importava. Osservando il bosco diventare sempre più scuro al di fuori della finestra rettangolare sulla porta della carrozza, si sentì in colpa di dover costringere i suoi figli a quella vita da viandanti, ma se tutto fosse andato per il verso giusto, sarebbe stato l’ultimo sacrifico che avrebbero dovuto fare.
«È tutto a posto, mia cara?» le domandò Joelle. «Vuoi che ci fermiamo per passare la notte? Così provi a dormire anche tu.»
Rose scosse la testa. «Va bene così. Grazie. Proseguiamo.» Non ricordava più l’ultima volta che si era stesa sul letto e aveva fatto un lungo sonno: erano anni che aveva diversi problemi ad abbandonarsi al riposo.
La sua situazione non era legata agli avvenimenti recenti, non era solo l’agitazione per il viaggio, o l’eccitazione alla prospettiva di rivedere suo marito Fabrice dopo quasi sei anni. Il problema aveva radici più vecchie, risaliva a ciò che le aveva fatto la Grandama Estelle. Per colpa del suo Sacrificio del Sonno aveva dormito per mesi, i suoi sogni erano stati infestati da presagi nefasti e visite in luoghi orribili e una volta risvegliatasi si era accorta che non era più così facile riaddormentarsi.
Rose strinse la mano sinistra a pugno. “Me la pagherai Estelle, ti restituirò anni di dolore e paura” pensò. “Non appena i miei figli saranno al sicuro, ti verrò a cercare e rimpiangerai di avermi incontrato.” Era una promessa che aveva formulato spesso nella sua testa, ma che ora sapeva di poter mantenere, grazie alle scoperte fatte alla Magione delle Madrine.
La Madrina Florence, seduta al suo fianco, le posò la mano destra sulla sua. «Andrà tutto per il meglio. Non farti confondere da brutti ricordi.»
Rose annuì. Tra le sue tre Madrine, Florence era quella che la capiva meglio, leggeva i suoi sguardi e li interpretava sempre nel modo corretto. Per questo doveva stare attenta e non tradirsi.
«Ci provo» mentì Rose. «Se non ci fermiamo per il resto della notte, credete che il viaggio durerà ancora molto?»
«Secondo i miei calcoli, se potenziali nemici non si fanno vedere, dovremmo arrivare al palazzo di Lord Ludwig Charming tra due giorni» rispose Radiose.
«Sei proprio convinta a non voler fare una sosta durante la notte?» domandò con insistenza Joelle.
«Se non corriamo il rischio di sforzare troppo i cavalli, preferisco uscire dal Bosco Profondo il prima possibile» ribadì Rose. «Non ho nulla contro la casata Hood, ma da piccola mi spaventavano a morte le storie sulla loro stirpe di Demoni Mannari. Che abbiano buone o cattive intenzioni, non voglio incontrarli.»
«Capisco i tuoi timori, Rose, ma non sono in quella condizione per loro scelta» disse Florence.
La ragazza la guardò sorpresa. «Cosa intendi dire?»
«I membri della Casata Hood non sono sempre stati marchiati dalla maledizione della metamorfosi in Demoni Mannari» spiegò Radiose. «È successo durante la guerra contro il Demone Eterno, quella a cui partecipò anche tuo padre Lord Gerard. Tra i seguaci del Demone Eterno c’erano molti Demoni Mannari e durante un combattimento uno di loro morse Lord John Hood, all’epoca un giovane guerriero, che per salvarsi da morte certa e sfuggire al veleno del Mannaro, fu costretto a berne il sangue. Da allora, tutti i suoi discendenti sono maledetti dalla trasformazione in quelle bestie.»
«È terribile. Non ne ero a conoscenza» ammise dispiaciuta Rose.
Florence sospirò. «In molti hanno dimenticato, volutamente o meno, questa storia e li giudicano senza remore. In realtà sono stati coraggiosi a lottare per convivere con questo spiacevole problema. A ogni modo, noi non abbiamo nulla da temere: hanno sempre portato rispetto alla Sorellanza delle Madrine.»
Rose si fermò a riflettere. Dalle storie di quando era bambina ricordava che anche i signori della Casata Hood avevano avuta una figlia. «Quindi anche Lady Rachel Hood ha una Madrina a vegliare su di lei?»
Joelle scosse la testa senza abbandonare il suo dolce sorriso. «No, mia cara. La Casata Hood non ha nobili natali. Hanno ereditato i loro titoli come riconoscimento per il grande valore durante la guerra contro il Demone Eterno e di conseguenza a nessuna di noi è stata affidata Lady Rachel Hood.»
«E non credete che per questo provino risentimento verso di me?» domandò Rose. «Guardatemi: ho ben tre Madrine che vegliano anche sui miei figli.»
«Non preoccuparti di questo, Rose» la tranquillizzò Florence. «La ragione per cui alle giovani di nobili origini sono state inviate Madrine, non ha nulla a che vedere con diritti di ceto sociale. È qualcosa di molto più complesso e un giorno, non lontano, te ne parleremo.»
Rose notò che il tono della Madrina diventò d’improvviso grave e scrutando i volti delle altre due dame, le vide incupirsi e sfuggire il suo sguardo. Negli anni che erano state al suo fianco, le tre Madrine avevano accennato a un grande compito, un misterioso evento per cui era loro obbligo stare accanto alle fanciulle delle Casate, ma ogni volta che aveva tentato di saperne di più avevano rimandato il discorso. Non le rimproverava per questo. Aveva imparato che tutti hanno dei segreti e finché nessuno la obbligava a rivelare i suoi, avrebbe atteso che loro raccontassero il loro spontaneamente. 
«Chi dobbiamo temere sono le Dame Oscure al servizio di Estelle» continuò Florence. «Ora che non siamo più protette dai riti della Magione, possono rintracciarci in ogni stante.»
Rose la guardò insospettita. «Mi era parso di capire che la Madrina Superiore avesse insinuato che anche per  loro fosse un pericolo incontrare la Casata Hood.»
«Certo, ma questo non impedirà a quegli spettri femminili di insinuarsi fin qui» ribatté Radiose. «Come ricorderai, non sono famose per la loro arguzia.»
Florence non riuscì a trattenere un sorriso e anche Rose si scoprì a soffocare una risata per la risposta della Madrina. Le tornarono alla mente le  occasioni nelle quali l’aveva vista contrastarle facendosi beffe di loro.
Aurore si mosse sotto il mantello e spostò la testa dalle sue gambe. La alzò e strofinandosi gli occhi si mise a sedere. «Madre?»
«Sono qui, amore mio» rispose Rose, accarezzandole la guancia sinistra.
«Dove siamo? È vicino il palazzo di nostro padre?» domandò la bambina.
«Ci vuole ancora un bel po’ di strada» disse Rose.
Aurore si sporse verso la finestra alla sua destra e vide l’oscurità all’esterno. «È ancora buio.»
Rose annuì. «Torna a dormire.»
Aurore scosse la testa e i boccoli biondi le frustarono il viso. «Non ho più sonno.» Poi guardò Florence alla sua sinistra. «Zia Florence, non puoi far sorgere prima il sole?»
Florence si chinò a baciarle la fronte. «No, mia dolce Aurore, non ho queste capacità. Sai che la pazienza è una grande qualità e se saprai aspettare, il sole si alzerà tra poco e lo potrai vedere tu stessa. È uno spettacolo meraviglioso.»
La Madrina le sistemo sulle spalle il mantello di pelliccia e la prese tra le braccia, avvicinandola all’apertura sulla porta. In quello stesso momento, Jour si stiracchiò in braccio a Joelle, facendo scivolare la coperta e spalancò gli occhi.
«Ben svegliato» disse Rose di fronte a lui.
«È già ora di colazione?» domandò il bambino.
Joelle gli accarezzò i capelli biondo scuro. «Sempre affamato il mio piccolo principe.»
«Cosa vorresti mangiare?» domandò Rose.
Jour ci pensò qualche istante. «Il pane caldo croccante e il latte e miele che prepara zia Radiose.»
«Oh, ma se continui così farai diventare questo bel pancino più largo che lungo» rispose Radiose e con l’indice di entrambe le mani gli solleticò la pancia coperta dalla casacca grigia.
Jour rise sotto l’attacco a sorpresa e le due Madrine risero con lui a loro volta. Intanto Aurore urlò in preda alla gioia. «Il sole! Il sole! È come se ci venisse incontro.»
«È proprio così» le rispose Florence. «È il nuovo giorno che ci saluta.»
Mentre la Madrina si riaccomodava con Aurore al fianco, Rose osservò rapita i volti delle tre donne. Erano completamente differenti rispetto a pochi attimi prima. I loro occhi emanavano dolcezza e amore e i sorrisi riscaldavano anche l’interno di quella fredda carrozza. Permettevano ai suoi figli di chiamarle zie e sembravano sempre più felici nel sentire ripetere dalle loro voci quell’appellativo. Era a conoscenza del fatto che alle Madrine fosse precluso avere figli e sapeva che in qualche modo averli avuti intorno per tutti quegli anni, vedendoli crescere e affezionarsi a loro, aveva concesso a Radiose, Joelle e Florence di sperimentare una porzione delle gioia che a loro era negata.
Formulando quel pensiero, per la prima volta dalla sua fuga forzata, Rose fu contenta di essere dovuta scappare dalla sua famiglia per far nascere i suoi figli. Se lei aveva perso qualcosa, aveva di certo regalato molto alle sue protettrici.
Il nitrito terrorizzato dei cavalli la strappò ai suoi pensieri. Ci fu uno scalpiccio frenetico di zoccoli e poi la carrozza si fermò di colpo, sballottando una addosso all’altra i passeggeri.
Rose si raddrizzò per prima e si sporse quasi fino a metà busto all’infuori. «Cosa succede?» domandò al cocchiere, ma non ricevendo risposta pensò che pur possedendo una forma umana, non gli era stato fatto dono della parola.
Aprì lo sportello e uscì avanzando sul terreno. Si avvicinò all’uomo dinoccolato seduto sulla cassetta e chiese: «State bene?» Fu costretta ad alzare la voce perché i cavalli erano ancora agitati.
Lui non si voltò e puntò il braccio destro dritto davanti a sé.
Rose guardò nella direzione che indicava e sbiancò.
Delle figure sgusciarono da dietro i tronchi degli abeti che costeggiavano la strada e oltrepassarono la nebbia sottile. Avevano sembianze femminili, un colorito grigiastro sulla pelle scoperta dalle vesti lunghe e nere e si mossero fluide come spettri, procedendo verso la carrozza.
A Rose mancò il respiro. Le Dame Oscure l’avevano trovata.


                                            Continua…

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