lunedì 24 marzo 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 10

Casata Cinder
Castello di Re Ebon

Terminato il pranzo, che aveva condiviso con il resto della servitù al tavolo della cucina principale, Ella raccolse la sua ciotola e il suo bicchiere.
Un delle ragazze addetta alle cucine, seduta al capo opposto al suo, si alzò di scatto e le prese le stoviglie dalle mani. «Lascia, faccio io» disse in tono cordiale, ma deciso.
«Molte grazie» rispose Ella. Sapeva che anche tra i servitori c’erano delle gerarchie da rispettare. Anche se non era riconosciuta come una nobile, era pur sempre la domestica di un ospite e per un’assurda regola non detta apertamente, era lei stessa un’ospite in quella cucina. A meno che non le fosse chiesto apertamente da un superiore di fare qualcosa, doveva accettare che fossero i responsabili del lavoro del castello a decidere a chi spettavano i vari compiti.
Uscì dalla cucina e si preparò per sfruttare la sua occasione di parlare a Lady Snow.
In primo luogo, Ella attraversò i corridoi principali e si diresse alla sala dei banchetti. Le porte erano spalancate, la tavola totalmente ripulita – come immaginava visto che lei e gli altri avevano potuto mettersi a mangiare – e la sala vuota. Sorridendo, proseguì per la strada che conduceva al portone principale, notò i soldati a guardia dei lati dei battenti aperti e chinò il capo in segno di rispetto. Uscì all’aria aperta e sentì il tocco piacevole del sole di inizio pomeriggio, girò sul lato sinistro del muro di mattoni di roccia e guardò verso l’alto, dove era collocata la terza finestra. Le tende erano tirate, quindi la sua matrigna e le sue sorellastre dovevano essersi coricate per il loro riposo di bellezza dopo il viaggio.
«È il momento giusto» disse Ella. Poi un cinguettio familiare la fece voltare verso la boscaglia oltre le mura. Un uccellino blu volava verso di lei.
Ella si fermò ad attenderlo, ma quando la ebbe raggiunta, la superò sbattendo le ali per portarsi più avanti. Lo rincorse e si ritrovarono all’ingresso delle scuderie.
L’usignolo spostò il capo a destra e a sinistra, assicuratosi che non ci fosse nessun occhio indiscreto oltre a quelli dei cavalli e congiunse le ali sopra la testa. In un turbinio di piume e polvere lucente, assunse la forma della Madrina Severine.
«Credevo avessi trovato un posto all’interno delle mura» disse Ella.
Severine scosse la testa. «Quando siamo arrivate ho sentito un miasma soffocante provenire da quel castello e mi sono sentita oppressa. Come se ci fosse una presenza che mi succhiasse le forze.» Si soffermò sui suoi pensieri per pochi secondi poi scosse le mani come a volerli scacciare. «Non preoccuparti: è qualcosa di cui mi occuperò io. Dimmi, hai qualche novità?»
«Sì e penso che per una volta il destino mi sia favorevole» rispose Ella. «Ho parlato con la principessa e si è offerta di ascoltare le mie richieste.»
«È una splendida notizia» commentò allegra Severine.
La ragazza annuì. «Ci incontreremo tra poco nelle sue stanze. Lady Snow è stata…»
«Lady Snow?» ripeté sorpresa la Madrina. «La principessa della Casata White è Lady Rosered.»
«Oh, scusa, mi sono spiegata male. Intendevo l’altra principessa. La sorella maggiore di Lady Rosered. Lady Snow White.»
«Sei certa di quello che dici, Ella? Per quanto ne so, Re Ebon ha una sola figlia.»
«Ti assicuro che ti sbagli. Tutto il regno conosce Lady Snow e parla della sua dolcezza, gentilezza e capacità di capire il prossimo.» Ella notò che il volto di Severine si rabbuiava per la seconda volta. «Conosco quello sguardo. Cosa c’è che non ti convince?»
Posando il gomito sinistro sulla mano destra e massaggiandosi il mento con l’altra, Severine espresse ad alta voce il suo ragionamento. «È molto strano. Nessuna Madrina è a conoscenza di una figlia di nobili con quel nome. E ognuna di noi è stata inviata dalle giovani delle Casate fin dalla loro nascita. Infatti anche la principessa Rosered è vegliata da Frea, una delle mie consorelle.»
«E non ti ha mai parlato di Lady Snow?»
«Non la ha neanche mai menzionata.» La Madrina riacquistò il suo piglio deciso. «Devo indagare, ci sono troppi misteri in questo castello. Cercherò Frea e mi consulterò con lei. Quanto a te, Ella, stai in guardia. Non so chi sia questa principessa Snow, potrebbe essere una potenziale alleata, oppure non avere buone intenzioni e fingere di volerti aiutare.»
Ella era confusa. «Cosa devo fare? Come devo comportarmi?»
«Vai da lei, per non destare sospetti, ma al suo cospetto sfrutta la tua intelligenza. Racconta ciò che ritieni utile farle sapere e se qualcosa non ti convince, o ti sembra illogico, non fidarti.» Severine richiuse le braccia sopra la testa e si tramutò nuovamente nell’usignolo blu. Spiccò il volo e scomparve dietro una delle torri del castello.         
Rimasta sola in mezzo al fieno, Ella si sentì sconfitta. Ancora una volta per lei la strada da intraprendere non era sicura, ma costellata di possibili ostacoli.

Immobile davanti alla porta della camera di Lady Snow, Ella era indecisa se bussare o meno. Il corridoio era deserto così poteva sostare e riflettere senza che le domandassero cosa stesse facendo.
Le parole della Madrina le avevano instillato mille dubbi. Non poteva credere che ci fosse qualcosa di poco chiaro o infido in Lady Snow. Era stata gentile con lei fin dal primo istante che l’aveva vista nel cortile. E poi non aveva motivo per tenderle un inganno: Ella non possedeva nulla che potesse interessare una principessa, anche se fasulla.
Portò la mano destra alla base del collo e sotto il corpetto avvertì la medaglietta con i ritratti dei genitori premerle sulla pelle. Aveva giurato a se stessa e sulle loro tombe di rivendicare il suo nome. Non poteva mancare a quel giuramento, doveva tentare ogni mezzo per tornare a essere una Signora della Casata Cinder.
«Forza, Ella» si fece coraggio e bussò due volte alla porta.
«Venite avanti» le rispose la voce ovattata di Lady Snow.
Ella aprì la porta ed entrò nella camera. Si inchinò come era suo dovere al cospetto di un nobile e poi alzò lentamente il capo. Nel farlo, gettò uno sguardo veloce alla stanza. Mobilio in legno. Letto a baldacchino. Tappeti di pelle di cervo. Niente che desse l’impressione di trovarsi di fronte a un impostore.
«Vieni avanti, Ella» la esortò Lady Snow, seduta sul bordo del letto. «Ti stavo aspettando.»
Ella ricambiò il sorriso che le veniva rivolto e scrutò quel volto dalla pelle chiara come la neve appena caduta. I suoi occhi azzurri non tradivano cattive intenzioni e osservandola non percepiva un senso di pericolo come quando fissava la sua matrigna o le sorellastre.
«Raccontami tutto. Qui nessuno ci disturberà, né ascolterà in segreto.»
«Vi ringrazio, ma prima devo mettervi in guardia.» Ella mise subito in atto il consiglio di Severine: valutare se fino a quel momento la ragazza di fronte a lei aveva mentito sulle sue vere intenzioni. «Quanto sto per raccontarvi e chiedervi, potrebbe mettervi in una situazione complicata e non voglio causarvi problemi.»
«Non devi temere per me» rispose Snow gentile. «Sono la figlia del Re, nessuno proverebbe a mettersi contro il mio volere.»
«Per esperienza so che Lady Genevieve può essere una nemica difficile da gestire.»
«Ciò che ti sta a cuore può scatenare l’ira di Lady Cinder?»
Ella annuì.
Fu il turno di Lady Snow di fermarsi a fissarla, con lo stesso sguardo indagatore che aveva avuto lei. Poi disse: «So cosa si prova a crescere con diffidenza verso gli altri. Diventare adulti senza una madre a proteggerti.»
«Così voi siete al corrente della mia situazione» replicò sorpresa Ella.
«Qualcosa mi era stato raccontato da mio padre e il resto l’ho intuito da sola» rispose Snow. «Ho visto il modo in cui Lady Genevieve ti tratta, non è certo il comportamento di una madre. E se non ricordo male, non era una Lady prima di sposarsi, ma lo è diventata sposando Lord Maurice Cinder. Quell’uomo era vostro padre, giusto? Ho visto un suo ritratto e tu gli assomigli in modo impressionante. Inoltre anche io ho perso mia madre quando ero molto piccola. È doloroso dover essere forte per sostenere il regno che è rimasto senza la sua Regina e non poter abbandonarsi alla disperazione per la mancanza di tua madre »
Ella notò nel suo tono malinconia e rammarico, sentimenti troppo difficili da inscenare alla perfezione, a meno che non fosse del tutto sincera. Non sapeva come mai la sua Madrina e  il resto della Sorellanza ignorasse l’esistenza di Lady Snow, ma il cervello le suggeriva che quella con lei era davvero la figlia di Re Ebon e la discendente della Casata White.
«Se mi è concesso, posso affermare di capirvi alla perfezione» disse rilassandosi. «E avete ragione, Lady Genevieve, la mia matrigna, deve il suo titolo a mio padre e una volta che lui è morto, me lo ha strappato.»
«Spiegatemi» la invitò Snow.
Ella trasse un lungo sospiro. «La sera stessa del funerale di mio padre, Lady Genevieve fece redigere un documento secondo il quale, con la dipartita di suo marito, lei risultava l’unica erede della Casata Cinder in quanto sua moglie e io non essendo sua figlia, ero una bastarda e non avevo più diritto al nome Cinder.»
«È una cosa ignobile» sbottò Snow. «Come è riuscita a farlo? Quale notabile potrebbe accettare di prendere parte a un imbroglio simile?»
«Un notabile disposto a farsi corrompere.» Ella  ricacciò il magone che sentì salirle in gola ripensando a quei fatti. «Ciò che sono venuta a chiedervi è di aiutarmi ad avere giustizia. Come membro della famiglia reale potreste esigere di valutare quel documento e permettermi così di dimostrare di essere una vera Cinder.»
Snow scese dal letto e le prese le mani nelle sue. «Ti aiuterò Lady Ella. Farò il possibile perché ti sia resa giustizia, ma quello che chiedi può eseguirlo solo il Re. È nelle sue facoltà mettere in dubbio la decisione di un nobile e io intercederò per te, farò in modo che mio padre ti garantisca un’udienza e così potrai raccontare la tua storia anche a lui.»
«Dite sul serio?»
«Te lo prometto, sul mio onore e il nome dei White» giurò seria Snow.
Ella sorrise felice. «Vi ringrazio. Non avete idea di quanto vi sia debitrice.»
«Non mi devi nulla» disse Snow, accarezzandole il braccio destro. «Ogni volta che posso rimediare a un torto, lo faccio con estremo piacere, è parte dei miei doveri. Però devo chiederti di pazientare ancora qualche giorno. Con il matrimonio in arrivo, mio padre sarà troppo occupato, ma il giorno dopo le nozze farò in modo che sia la prima questione di cui si occupi.»
«Aspetterò» rispose serena Ella. «L’ho fatto per anni, pochi giorni non mi peseranno.»
Snow le diede un ultimo ammonimento. «E per evitare che la tua matrigna ci impedisca di agire, dovrai continuare a comportarti come sempre. Nessuno deve sapere della nostra conversazione. Vedrai: la coglieremo di sorpresa e passerà dal tuo palazzo alle prigioni come la più stolta delle ladre.»
Ella non riuscì a trattenere una risata ed era la prima di vera gioia che faceva dalla morte di suo padre.

 Nella camera di Lady Snow, Ella aveva perso la cognizione del tempo. Corse per le scale e raggiunse la stanza di Lady Genevieve e delle sue sorellastre. Sperava che non l’avessero cercata mentre era stata occupata, o tutto il suo piano sarebbe andato a rotoli prima ancora di essere messo in pratica.
Con il cuore che le martellava nel petto, bussò alla porta. Udì il solito aggressivo «Avanti» della matrigna ed entrò.
«Ella, stavo giusto per mandare a chiamarti» l’accolse la donna.
Lei e le figlie si erano alzate dal letto da pochi minuti, da quanto Ella poteva constatare, vedendole concitate mentre si apprestavano a cambiarsi d’abito e sistemarsi i capelli.
«In cosa posso esservi utile?» domandò la ragazza.
«Riassetta i nostri letti e porta i vestiti a lavare. Se ti dicono che il turno è già stato preparato e compiuto, ti occuperai personalmente di pulire i nostri abiti e farceli ritrovare nell’armadio» ordinò Lady Genevieve. Poi si voltò verso le figlie, che litigavano per poter controllare il proprio aspetto nell’unico specchio disponibile nella camera. «Basta perdere tempo voi due. Lady Griselda ci ha invitato a prendere il tè insieme a lei e alle principesse. È scortese farle attendere.»
La donna oltrepassò Ella, scansandola in malo modo dalla porta. Lady Aneglique e Lady Sabine le sfrecciarono dietro, ignorando la sorellastra.
Quando la porta si richiuse, Ella tirò un sospiro di sollievo. Non aveva subito nessun rimprovero ed era arrivata in tempo prima che Lady Genevieve potesse cercarla e domandarsi dove fosse finita.
Corse verso la finestra e l’aprì. «Severine. Severine» chiamò in un sussurro.
Pochi istanti dopo, l’usignolo azzurro spuntò in lontananza e volò fin dentro la camera. Posatosi sul pavimento, ripeté il prodigio di acquisire la forma umana.
Ella strinse le spalle della Madrina non appena se la trovò davanti. «Severine è stato un successo. Lady Snow parlerà di me al Re e…» si accorse della sua espressione grave e affaticata «… cosa ti succede? Non ti senti bene?»
«Sono contenta per te» rispose lei, abbozzando un veloce sorriso. «Però la situazione in cui ci troviamo è delicata. L’energia negativa che ho percepito, pervade tutto il castello.»
«Sono più che sicura che tutto questo non ha nulla a che vedere con Lady Snow» ribadì Ella.
«Certamente è così, bambina mia, ma c’è qualcosa di ambiguo legato a quella ragazza.» Severine era seriamente turbata. «Ho cercato in lungo e in largo Frea, per avere  delucidazioni, ma senza alcun esito. Ho provato a contattarla con la forza che lega noi Madrine, ma non l’ho percepita. Sembra scomparsa nel nulla.»



                                   Continua…

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