lunedì 17 marzo 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 9

Casata White
Castello di Re Ebon

Lady Snow raggiunse trafelata il salone principale del piano terra del castello. Era una mattina importante e non voleva rischiare di fare tardi. Scrutò l’ambiente intorno a sé, sperando di trovare la sorella Rosered ad attenderla, ma vide solo serve e paggetti correre freneticamente per i preparativi. La sera precedente non si erano viste per la buona notte, dopo la sua incombenza con Lady Griselda sarebbe dovuta andare nella sua stanza per uno scambio veloce di chiacchiere, ma non si era fatta viva.
Speriamo non abbia agito d’impulso come suo solito” pensò Snow. Incontrarla prima dell’arrivo degli ospiti era l’unico modo per accertarsene e mettersi il cuore in pace. Anche se sospettava che qualcosa dovesse essere successo. Rosered non mancava mai un appuntamento tra di loro.
Re Ebon attraversò il corridoio e sbirciò all’interno del salone. «Snow, meno male, sei già pronta. I nostri primi ospiti stanno per arrivare.» Entrò e la servitù mise in pausa ogni incombenza e si inchinò. «Continuate pure il vostro lavoro» li esortò.
Snow si avvicinò all’uomo e notò sul suo volto un’espressione sofferente. «Ti senti bene, padre?»
«Solo un po’ di emicrania» rispose Ebon, massaggiandosi le tempie sotto la corona. «Sarà colpa della stanchezza per tutti questi impegni per i preparativi. Vieni, andiamo insieme al portone del castello.» Porse il braccio destro e la figlia vi fece scivolare il suo.
I due uscirono dal salone e fianco a fianco, camminarono tranquillamente nel corridoio che portava all’ingresso. Snow continuava a guardarsi intorno, non abbandonando la speranza di intravedere Rosered.
«Mi sembri inquieta, mia cara» notò Ebon. «C’è qualcosa che ti preoccupa?»
«Sono in pensiero per Rosered» ammise Snow. «Dovevamo accogliere gli ospiti insieme, ma non la trovò da nessuna parte.»
Il Re sorrise. «Stai tranquilla, tua sorella ha il fuoco vivo addosso, sarà già al portone ad attenderci. Piuttosto, come ha preso questa storia delle nozze? So che si confida con te e non vorrei che ci fossero attriti tra lei e Lady Griselda.»
«Conosci anche tu Rosered: ha un carattere impetuoso e fatica ad abituarsi ai cambiamenti. Bisogna darle solo un po’ di tempo.»  Era un abbellimento della verità e Snow pensò fosse la risposta migliore che potesse dare per mitigare la reale opinione della sorella.
«E tu, mia dolce Snow? Come ti senti all’idea di avere una matrigna e una nuova Regina?»
Snow non si aspettava quella domanda così diretta. Non poteva parlare apertamente dei dubbi che covava sulla futura sposa senza averne le prove, ma non voleva nemmeno mentire a suo padre. Cercò quindi una via di mezzo. «Se questa donna ti rende felice, non ho problemi che diventi la mia nuova matrigna. Tuttavia, ho sensazioni confuse sul suo ruolo da Regina.»
«Cosa intendi?»
«Sono solo supposizioni, padre, non voglio che ti faccia influenzare da idee che potrebbero rivelarsi sbagliate.»
Ebon si voltò a guardarla. «Ti ho detto quanto assomigli sempre più a tua madre?»
Snow annuì.
«Però non si tratta solo dell’aspetto fisico» continuò il Re. «Tua madre aveva un istinto quasi infallibile, che non le mentiva mai e seguendolo faceva sempre la scelta giusta. Sono sicuro che tu abbia ereditato anche questa capacità, quindi non avere timore, confidami i tuoi pensieri.»
Snow prese coraggio e disse: «Nel modo in cui Lady Griselda si comporta, trovò una sfumatura… ambigua. Non voglio dire che abbia cattive intenzioni, ma mi chiedo se sappia veramente cosa comporta diventare Regina. Avrà davvero a cuore i sudditi di Ageloss? Saprà usare il suo ruolo per far prosperare il regno o cederà alla tentazione di sfruttarlo per perseguire i suoi interessi?»
Ricevendo un lungo silenzio come risposta, Snow incrociò gli occhi azzurri, che condivideva con Re Ebon, mentre la fissavano intensamente ed ebbe paura di aver parlato troppo, poi l’uomo distolse lo sguardo.
«Quando parli così mi sembra strano che tu abbia solo diciassette anni. Sono orgoglioso e fiero della la tua dedizione al popolo e al regno intero.» L’uomo la baciò sui capelli neri. «E in tutta sincerità, una parte di me condivide i tuoi dubbi, però credo che anche per la mia futura sposa valga ciò che hai detto per tua sorella. Agire da Regina è un grande cambiamento e non è qualcosa che può essere insegnato. Di sicuro le ci vorrà del tempo, probabilmente commetterà degli sbagli, ma con consigli giusti, Lady Griselda potrà essere la Regina di cui tutti abbiamo bisogno.»
Snow vide nello sguardo del padre una luce che non ricordava di aver notato da anni. C’era fiducia e nonostante le sue paure andassero ben oltre la fedeltà al regno, decise di non proseguire nel tentativo di metterlo in guardia. Salvo non fossero emerse prove schiaccianti di ciò che le aveva confidato Rosered, avrebbe dovuto dare ancora una possibilità a Lady Griselda.  
Padre e figlia giunsero infine davanti al portone. Due soldati a guardia lo spalancarono per loro, permettendo di varcare il cortile interno. All’orizzonte si vedevano chiaramente una coppia di carrozze viaggiare verso il ponte levatoio abbassato per farle entrare.
Sforzando un po’ di più la vista, Snow identificò lo stemma sui piccoli stendardi che sventolavano sui tetti delle due carrozze: una colomba bianca adagiata in un nido di cenere nera. Arricciò il naso delusa. I primi ospiti di cui occuparsi erano le odiose donne della Casata Cinder. Sospirò e venne colta di sorpresa dalla comparsa di Rosered al suo fianco.
«Buongiorno, padre» disse la ragazza.
«Buongiorno, piccola mia» rispose Ebon con un sorriso.
Rosered rimase seria a fissare le carrozze in avvicinamento e Snow si insospettì: sua sorella non restava mai impassibile a un sorriso di loro padre.
Abbandonò il braccio dell’uomo e si accostò a Rosered. «È tutto a posto? Ieri sera non sei venuta da me» sussurrò.
«Ho fatto tardi e non volevo disturbarti» rispose con un tono rilassato forzato. 
«Sei sicura che vada tutto bene?» insisté Snow.
Rosered la guardò dubbiosa. Poi disse: «Sì, solo un po’ di sonno mancato.» Sbadigliò, sembrando convincente.
Le carrozze attraversarono il ponte e i cavalli vennero fatti fermare quando giunsero ai lati del cortile. I cocchieri scesero e aprirono gli sportelli. Dalla prima uscirono Lady Genevieve e le sue figlie Sabine e Angelique. Dalla seconda si fece strada titubante una ragazza dai capelli biondo scuro che iniziò a tirar fuori i bagagli con cui aveva evidentemente viaggiato.
Re Ebon si diresse verso la donna più anziana che gli andava in contro con un largo sorriso e Snow e Rosered camminarono al suo seguito.
«Vostra Maestà, è stato un vero onore e un immenso piacere essere invitate alle vostre nozze.» Dicendolo, Lady Genevieve compì un pomposo ed esagerato inchino, subito imitata dalle figlie.
«Lieto di avervi tra di noi» rispose cortese Re Ebon.
«Benvenute al castello» le salutò Snow, esibendosi in un sorriso di circostanza.
«Benvenute» disse laconica Rosered.
Lady Genevieve si rialzò e le guardò ammirata. «Oh principesse, come siete cresciute. Spero che anche le mie figlie possano un giorno aspirare a tanta bellezza.»
Snow provò nausea per quel complimento che suonava tanto falso e si sorprese che sua sorella non bofonchiasse qualche commentò sarcastico.
«Seguitemi, Lady Griselda è dovuta rimanere al castello per le ultime sistemazioni, ma è impaziente di incontrarvi.» Re Ebon si voltò e si diresse verso l’interno del castello.
Lady Genevieve, Lady Angelique e Lady Sabine, gli furono subito dietro.
Snow stava per incamminarsi quando notò la ragazza della seconda carrozza in difficoltà nell’estrarre i pesanti bauli delle tre donne. Le si avvicinò e le posò la mano sinistra sulla spalla. «Non occorre che tu faccia tanta fatica, manderò dei servi a prenderli.»
La ragazza la osservò titubante.
«Non serve che vi disturbiate» intervenne Lady Genevieve ferma con la mano sinistra appoggiata al battente dello stesso lato del portone. «Ella è abituata a questo genere di mansioni.»
Osservandola di spalle, mentre con noncuranza avanzava nel castello, Snow desiderò poter rispondere alla donna che era una schiavista nel pretendere che una giovane facesse il lavoro destinato a un uomo adulto. Il suo ruolo di principessa non le permetteva però di poter interferire con gli ordini che un nobile, per giunta ospite, impartiva alla sua serva personale.
Snow lanciò un ultimo sguardo dispiaciuto a Ella, che ricambiò con un timido sorriso, e proseguì per la sua strada.

Non appena si presentò l’occasione di abbandonare la spiacevole compagnia delle Signore della Casata Cinder, Snow la colse al volo.
Bisognava mostrare ai servitori le stanze delle ospiti in cui depositare i bagagli e la principessa si offrì di adempiere a quella incombenza anche per potersi accertare che Ella non subisse lo stesso trattamento riservatole al suo arrivo.
Procedendo verso il salone all’ingresso dove la attendevano, Snow si sorprese nuovamente per il comportamento di sua sorella. Era convinta che con un’occasione simile, Rosered sarebbe corsa con lei fuori dalla sala di ricevimento e invece aveva declinato il suo invito ad accompagnarla, preferendo restare a intrattenere le ospiti.
Devo assolutamente parlare a quattr’occhi con lei e farmi spiegare cosa le succede” si ripromise Snow, scorgendo Ella circondata da bauli e sacche di varie dimensioni.
La ragazza si esibì in un rispettoso inchino non appena la vide. «Principessa.»
«È un piacere rivederti Ella e chiamami pure Lady Snow.»
«Come desiderate.» Ella si piegò per raccogliere le prime sacche.
«Ferma, non è un lavoro per una ragazza.» Snow si guardò intorno e batté le mani. Un paggio la raggiunse all’istante. «Per favore, scegli tre uomini forti tra i nostri servitori e mandali qui a prendere questi bagagli.»
«Subito, principessa» rispose il paggio e sparì di corsa imboccando il corridoio alla loro sinistra.
«Vi ringrazio, Lady Snow, ma non è necessario» disse Ella. «Posso provvedere io. Non voglio creare disturbi.»
«Nessun disturbo» rispose solare l’altra ragazza. «Riconosco che ogni servitore debba fare il suo lavoro, ma tutta questa roba è troppo per te. E l’ordine di una principessa non si discute.»
Ella le rivolse di nuovo il suo timido sorriso. «Se è ciò che desiderate, non mi opporrò.»
Gli uomini richiamati dal paggio le raggiunsero e Snow indicò i bauli di cui dovevano occuparsi. Ella raccolse due piccole sacche e se le mise a tracolla sulle spalle e la principessa la lasciò fare. Poi le prese un braccio e fece segno agli uomini di seguirle.
«Lady Genevieve, Lady Sabine e Lady Angelique alloggeranno al primo piano» spiegò Snow, salendo la scalinata per raggiunge la stanza. «Purtroppo le camere degli ospiti non prevedono che i servi personali abbiano una sistemazione al loro fianco. Dovrai adattarti con il resto della nostra servitù al pian terreno.»
«Andrà benissimo» la rassicurò Ella.
Snow la scrutò con attenzione. «Non sembri una serva.»
Ella arrossì. «Come?»
«I tuoi modi, le tue risposte… sembra che tu abbia avuto l’educazione di una Signora di una Casata. Mi sbaglio?»
Ella abbassò lo sguardo e Snow si sentì in colpa. Raggiunta la stanza, lasciò che gli uomini depositassero i bauli e li inviò a prendere gli altri all’ingresso. Rimasta sola con la ragazza, le si avvicinò mentre si liberava delle sacche. «Volevo scusarmi se poco fa ho insinuato qualcosa che ti ha messo in imbarazzo.»
«Non dovete.» Ella le prese le mani nelle sue. «Quello che si racconta di voi nel regno è vero: sapete guardare oltre le apparenze, vedere il vero volto delle persone. Avete detto la verità e per questo ho una richiesta da farvi.»
«Parlate liberamente» rispose Snow, sollevata di non averla offesa. Quella giovane le piaceva, in lei c’era la stessa sincerità e fiducia che trovava in suo padre Ebon.
«La mia situazione è complicata e io…» Ella si zittì di colpo.
Seguendo il suo sguardo fuori dalla camera, oltre la porta aperta, Snow vide due addette alla cucina passare nel corridoio e intuì che la questione che voleva sottoporle doveva essere delicata.
«Questo non è il momento adatto» le disse. «Dopo pranzo, quando Lady Genevieve e le sue figlie verranno in camera per riposare, raggiungetemi nella mia. È la terza del secondo piano. Lì potremo parlare con calma e in privato.»
Gli occhi verdi di Ella le illuminarono l’intero volto. «Vi ringrazio, Lady Snow.»
Snow sorrise. «Fallo dopo che ti avrò detto di poter esaudire la tua richiesta.»


                                           Continua… 

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