lunedì 3 marzo 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 7

Casata White
Castello di Re Ebon

Rosered sbadigliò e sollevando lo sguardo, si coprì velocemente la bocca con la mano sinistra.
«Mi dispiace, sei molto stanca» disse Lady Griselda osservandola con un sorriso. «Ti prometto che abbiamo quasi finito e dopo potrai andare a dormire.»
«Sì, non preoccupatevi. Non c’è nessun problema» rispose la ragazza. Piegò la testa sul lungo rotolo con la lista degli invitati e riprese a leggere i nomi. Lady Griselda l’aveva scelta come sua aiutante per conteggiare gli ospiti che avevano risposto positivamente all’invito. Aveva detto che era un modo per compensare il fatto di poter avere solo una damigella e aver scelto Snow, in quanto sorella maggiore, per quel ruolo, ma a Rosered sembrava più una punizione che un premio di consolazione. Si era quindi ritrovata dopo cena a dover trascorrere quasi due ore sola con la donna nella camera degli studi. Giunta agli ultimi nominativi segnati, lesse ad alta voce: «Lord Walt e sua moglie Lady Daisy Wunder.»
Griselda inserì la mano sinistra nel cestino di vimini sulle sue ginocchia, in cui aveva raccolto le pergamene e controllò. «Sì, eccola qui. Anche loro parteciperanno.»
La ragazza tirò una lunga striscia nera con la punta della penna d’oca sporca di inchiostro sui nomi dei due nobili. «Erano gli ultimi. Hanno risposto quasi tutti. Abbiamo concluso» disse soddisfatta.
«Non ne sono sicura» la corresse la donna. Si alzò dalla sedia e frugò in un secondo cesto ai suoi piedi, che conteneva tutte le risposte appena valutate. «Ricordo un nome di una casata che non abbiamo segnato, eppure sono certa di aver letto la loro risposta che presenzieranno al matrimonio.»
Temendo di dover ripetere tutta l’operazione da capo Rosered disse: «Vi ricordate l’iniziale del nome della casata? Così posso confrontare sulla lista.»
«Certo, l’iniziale era la lettera “B”.»
Rosered scorse velocemente i primi invitati segnati in ordine alfabetico sul rotolo per vedere se qualche nominativo era stato saltato. «No, tutti i nomi con la lettera “B” hanno dato risposta affermativa, non manca nessuno.»
«Lord Bauer» esclamò Lady Griselda alzandosi e guardando in volto la ragazza. «Era questo il nome. La risposta è arrivata dopocena, poco prima che iniziassimo il nostro lavoro. Ero in camera di Re Ebon a prendere la lista degli invitati e devo averla dimenticata lì.»
«Ma non compare in questa» replicò Rosered, segnando il rotolo che aveva esaminato fino a quell’ora tarda.
«Infatti, è una casata di cui ci siamo ricordati all’ultimo momento e ho scritto la partecipazione di mio pugno, provvedendo a recapitarla questa mattina presto» precisò la donna. «Mentre io sistemo queste risposte, tu vai in camera di tuo padre a prenderla, in modo da terminare.»
«A dire il vero, non ho il permesso di entrare nella stanza privata di mio padre, se non è lui a concedermelo.»
Griselada la guardò allargando il suo solito sorriso, impostato in modo da apparire gioviale. «Mia cara, tra pochi giorni sarò la Regina e tua matrigna, quella diverrà anche la mia stanza e non ci sono problemi, puoi andare se sono io a dirtelo.»
«Siete sicura? Magari è meglio se controllo se mio padre è ancora nella sala dei banchetti e lo domando direttamente a lui» obiettò Rosered.
«Non è il caso di disturbarlo. Ho l’impressione che tu non ti fida di me, stai forse mettendo in dubbio le mie parole?»
«No… io…» Rosered ripensò agli ammonimenti di sua sorella Snow. Per quanto quella donna non le piacesse e in tutta sincerità non nutrisse il minimo granello di fiducia in lei, offenderla e inimicarsela a poca distanza dalle nozze era un gesto che era meglio evitare. «Come desiderate. Torno subito.»
Griselda annuì compiaciuta e Rosered uscì dalla camera degli studi. Percorso il corridoio, svoltò e sulla destra trovò la stanza di suo padre. Bussò due volte, sperando di udire la sua voce, ma non ricevendo risposta spinse l’uscio e la trovò vuota. Entrò e controllò sul primo tavolo posto di fronte al letto. Tutto era in perfetto ordine, avrebbe notato senza sforzo una pergamena di riposta all’invito, ma non ebbe fortuna. Si girò e andò verso il secondo tavolo alla sinistra del letto, sulla superficie erano impilati un paio di tomi, un registro reale e poco distante, messa di traverso, una pergamena ingiallita.
Lo sguardo di Rosered cadde di sfuggita su quel pezzo di carta e individuò il suo nome scritto sopra. Incuriosita, abbandonò la sua ricerca e sollevò la pergamena per leggerla con attenzione. Dall’intestazione, riconobbe che s si trattava di un contratto reale stipulato tra suo padre, Re Ebon e Lord Georg Bear.
Non ricordo dei nobili con questo nome” rifletté Rosered. Continuò a leggere e rimase senza fiato.

Io, Lord Georg Bear, Signore della Casata Bear, cedo in pagamento di cinquanta monete doro e venticinque monete d’argento,la mia primogenita Lady Rosered Bear a sua maestà Re Ebon.
Rinuncio inoltre a ogni pretesa sulla fanciulla. In nessun momento della sua vita e per nessuna ragione, potrò esercitare e rivendicare il diritto di paternità su di lei.
Con la firma di questo contratto, stipulato regolarmente e secondo l’autorità del Re, Rosered Bear non mi appartiene più, e non porterà il nome dei Bear. 

«Non è possibile» disse Rosered con le mani tremanti.
Controllò le firme sul fondo del foglio. Quella di Lord Georg era vergata con una calligrafia semplice e sghemba, quella di suo padre era inconfondibile. L’aveva vista su diversi documenti reali ed editti. Non c’era dubbio che fosse stato lui a concludere le trattative.
Le servivano delle risposte, ma non sapeva a chi rivolgersi. Poi un’idea le balenò nella mente. «Forse c’è una persona che sa la verità e di cui posso fidarmi.»
Arrotolò velocemente il contratto e lo nascose nella manica sinistra a sbuffo del vestito vermiglio. Corse fuori dalla camera, chiuse la porta e si diresse alle scale.
«Hai trovato quello che cercavi?» domandò cordialmente Lady Griselda, rivelandosi alle sue spalle.
Un brivido percorse la schiena di Rosered. Si era dimenticata dell’incarico ricevuto dalla futura matrigna. «No» rispose, voltandosi verso di lei. «Non ho trovato la risposta all’invito di cui parlavate.»
«Oh, non importa. Ormai si è fatto tardi. Ci penseremo domani mattina.» La osservò per pochi secondi in silenzio, con il suo abituale sorriso stampato sul volto. «Buona notte, mia cara.» La precedette verso la scala e s’incamminò verso la sua stanza.
«Buona notte» rispose frastornata Rosered. Rimase ferma in piedi  e contò fino a dieci mentalmente, attendendo che la donna raggiungesse il piano e la camera prima di lei. Poi Si diresse spedita alla scalinata, salì i gradini con il cuore in gola e corse nel corridoio deserto, raggiungendo la sua stanza.   
Si lanciò all’interno e chiuse la porta dietro di sé. Fece scivolare il rotolo di pergamena fuori dalla manica e prese due ampi respiri per tentare di calmarsi.
«Frea, presentati a me, ti prego» invocò agitata. «Ho bisogno di parlarti.»
Dalle ante accostate della finestra della stanza s’intrufolò una farfalla dalle ali ramate. Volò leggiadra nella camera e in prossimità della ragazza, fu avvolta da spirali di luce, trasformandosi in una dama dai capelli color carota, con un fiore di dente di leone che risaltava tra l’intrico di riccioli e con indosso un vestito arancione.
«Cosa succede?» domandò Frea, vedendola sconvolta.
Rosered si buttò tra le sue braccia e balbettando per trattenere i singhiozzi, disse: «Frea… aiutami… non capisco…»
«Adesso calmati» la rassicurò l’altra, carezzandole i capelli castano rossicci. «Sono la tua Madrina, puoi raccontarmi tutto ciò che ti angoscia e farò il possibile per aiutarti.»
Mentre la donna la scostava gentilmente dal suo corpo, Rosered la fissò nei suoi vivaci occhi verdi. Da quando era bambina, la Madrina era stata al suo fianco, crescendo si era rivolta a lei per ogni dubbio e preoccupazione, insieme a Snow era stata un po’ come una madre. Era l’unica a cui poter raccontare di quella scoperta e capire se c’era del vero.
Rosered alzò la mano sinistra e mostrò il contratto alla Madrina. «In camera di mio padre ho trovato questo. C’è scritto che sono stata venduta, dal mio vero padre Lord Bear al Re. Capisci? L’uomo che mi ha cresciuta, mi ha comprata.»
Frea esaminò la pergamena con una singola occhiata e rimase seria a fissare la ragazza. «Mi dispiace. Non era così che avresti dovuto conoscere le tue origini.»
«Tu lo sapevi?» Quella rivelazione scosse nuovamente Rosered. «Perché non me ne hai mai parlato?»
«Non spettava a me metterti al corrente.»
«Ora però dimmi quello che sai. Perché la mia famiglia mi ha venduta a Re Ebon? Cosa ho di tanto importante per lui?»
«Non posso risponderti. Tutto ciò che riguarda questa faccenda mi è stato raccontato, ma ho dovuto giurare di non parlartene senza il permesso delle persone da cui l’ho saputo. È un segreto vincolato e finché chi è coinvolto non rompe il vincolo, io sono impossibilitata a fartene parola.»
Rosered gettò a terra il contratto. «Allora andrò da mio padre, questa notte stessa e lo costringerò parlarmene.»
«Non posso impedirtelo, se è quello che senti di voler fare» replicò Frea. «Ma dovrai spiegare come sei venuta in possesso di questo documento e dato che non lo hai detto neanche a me, non credo sia qualcosa che potevi fare liberamente.»
Rosered non ribatté. Raccontare l’accaduto significava coinvolgere anche Lady Griselda e non voleva che sapesse questa realtà e dubitava fortemente che avrebbe sostenuto la sua versione. «Posso sempre chiedere a Snow. Sono certa che se ne è al corrente, mi rivelerà tutto.»
«Chi è Snow?»
La ragazza la guardò inarcando un sopraciglio. «Ti prendi gioco di me? È mia sorella maggiore, vive qui al castello e anche se non ti ho mai convocata davanti agli altri come mi hai chiesto, l’avrai vista girare qui intorno.»
L’espressione di Frea mutò. Rosered non sapeva spiegarsi in cosa fosse diversa, ma perse la sua affabilità. «Per favore, Rosered, dimmi tutto quello che puoi su Snow.»
«Che richiesta assurda.»
«Per favore» insistette Frea.
«D’accordo» acconsentì Rosered, reputando insensato il comportamento della Madrina. «Ha diciassette anni  ed è la primogenita del Re. Anche se ora mi chiedo se non sia anche l’unica vera figlia del Re. Siamo cresciute insieme, lei è sempre gentile e ha una pelle chiarissima e lunghi capelli neri. Cosa altro vuoi sapere?»
«Questo è sufficiente» rispose Frea, sforzandosi di apparire normale. «Devo andare, ma non raccontare a nessuno che ti ho chiesto di Snow. Deve restare un segreto come la mia presenza al tuo fianco.»
«Va bene.» Rosered vide la Madrina pronta a mutare di nuovo le sue sembianze e la fermò. «Aspetta, cosa devo fare con il contratto? E come posso sapere  la verità su di me?»
«Rimettilo dove lo hai trovato e attendi paziente. Se la risposta alle tue domande non arriverà da sola, prova a parlare con tuo padre. Trova un modo per spingerlo a parlarti apertamente del tuo passato.» Frea congiunse le braccia sopra la testa e il bagliore arancio della sua aura la restrinse nella farfalla dalle ali ramate.
Osservandola volare fuori dalla stessa finestra da cui era entrata, Rosered si domandò cosa ci fosse di tanto urgente riguardo a sua sorella da costringere Frea a lasciarla in quel modo. «In fin dei conti è la mia Madrina» disse. Per la prima volta nella sua vita e su una questione molto importante, la Madrina non le era stata di alcun aiuto e Rosered provò rabbia nei confronti della sua adorata sorella.

         

                                                 Continua…    

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