lunedì 24 febbraio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 6

Dame Oscure
Rocca nelle Montagne Orientali

Appoggiata con i gomiti al davanzale in granito della sala del trono della Rocca, Estelle osservò la luna nel cielo. La sua luce argentea illuminava le Dame Oscure, le serve che pattugliavano le mura, donne spettro dal corpo completamente ingrigito che con magie proibite aveva risvegliato dalla morte. Erano state ferite in vita, come lei e non riuscivano a trovare pace nel sonno eterno, finché non aveva imposto loro di eseguire i suoi ordini e poter sfogare in quel modo il loro rancore. 
In realtà non c’era veramente bisogno di sorveglianza: nessuno si sarebbe avvicinato volontariamente alla loro dimora, tuttavia la Grandama lo riteneva un ottimo modo per dimostrare il suo potere.
Sospirando, Estelle constatò che c’era dell’altro in quel bagliore. La luna le trasmetteva anche malinconia, lo aveva sempre fatto, un sentimento che odiava ma che non era riuscita a scacciare dal suo corpo neanche dopo anni di pratica nelle arti oscure.
«I ricordi sono le armi più potenti e dolorose» disse voltandosi verso lo scanno in granito su cui era solita sedersi. Strinse i pugni e imprecò. «Maledizione!» Il sentimentalismo era un’altra caratteristica che si trascinava dal suo passato di Madrina.
Per le sue azioni era stata rinnegata dalle sue sorelle, perdendo ogni privilegio e la capacità di ritrovare la loro Magione nella Foresta Centrale. Possedeva ancora le sue abilità e con gli studi di riti antichi le aveva potenziate, aveva impiegato tutte le sue forze nel restituire il dolore subito ai sui nemici, ma erano riusciti a eludere i suoi tentativi. Da allora vivevano nella paura di un suo nuovo attacco, ma non le bastava. Voleva ottenere ciò per cui stava lavorando, che le era costato tutto e non intendeva rinunciare.
Attraversò la stanza seguendo la linea orizzontale, fino alla parete che le stava di fronte. Su un altare in marmo era depositata una coppa rifinita con scaglie viola di drago. La sollevò e la rigirò tra le mani. Dentro era contenuto il ricordo che più la feriva e che tratteneva anche tutti gli altri. Non poteva sbarazzarsene, non lo avrebbe mai fatto e se ciò significava mantenere in sé quei sentimenti che erano simbolo di debolezza, avrebbe imparato a conviverci.
Doveva però riconoscere che erano stati quegli stessi sentimenti, nelle loro accezioni più violente, a darle la forza per cinque anni di continuare le ricerche e provare a portare a termine la sua vendetta. Come per le Dame Oscure al suo servizio, il rancore era legname che continuava ad alimentare il suo fuoco interiore.
«Mia Signora.»
La voce gutturale e atona della Dama apparsa all’ingresso della sala, la strappò al suo rimuginare. Estelle posò la coppa sull’altare e tornò a sedersi sullo scanno. «Cosa succede?»
La Dama allungò il braccio coperto da una manica di pizzo grigia come la sua pelle e mostrò cosa reggeva nel palmo. Un foglio rettangolare di pergamena, i cui quattro lembi erano stati ripiegati verso l’interno e bloccati con un sigillò nero. «Sulla parte opposta c’è il vostro nome.»
«Chi te lo ha consegnato?»
«Un corvo» rispose la dama fissando in volto la padrona.
«Sai a che Casata appartiene?» domandò Estelle.
La Dama scosse la testa,agitando il groviglio di fili neri che erano stati i suoi capelli. «Lo ha lasciato cadere ai miei piedi e poi è volato via.»
«Fammi vedere.» Estelle sapeva che pur essendo i suoi occhi e le sue orecchie in tutto il regno, le Dame Oscure non brillavano per intelligenza. Una vera guardia avrebbe catturato l’uccello e glielo avrebbe consegnato insieme al messaggio.
La donna spettro avanzò verso di lei e le porse il pezzo di pergamena.
Con la punta dell’unghia dell’indice destro, Estelle infranse il sigillo nero notando la somiglianza con quello reale e una volta che la carta fu aperta, si accorse che era bianca. «Non c’è scritto nulla.»
Non appena i suoi polpastrelli toccarono la superficie ruvida, lettere in una calligrafia tondeggiante presero forma, rivelando un invito.
Onorabile Grandama Estelle, Signora delle Dame Oscure, spero perdonerete il mio stratagemma per recapitarvi questo invito.
Sono Lady Griselda e fra quattro giorni si celebreranno le mie nozze con Re Ebon della Casta White e la mia incoronazione a Regina. Sarei lusingata di potervi avere tra i miei ospiti. Rispondete pure qui in basso.
Estelle rilesse con attenzione il messaggio. Non conosceva nessuna Lady Griselda, ma era chiaro che per comunicare con lei stava usando un incantesimo misterioso e questo la intrigava. Mosse leggermente in circolo le dita affusolate della mano sinistra e comparve un piuma nera. Non era certa di come funzionasse la magia, ma posò la punta senza intingerla in nessun liquido e scrisse la sua risposta. In pochi istanti questa comparve sulla pergamena.
Per quale ragione dovrei intervenire a un evento del genere? Se mi conoscete, sapete che nessuno in Ageloss gradisce le mie visite.
Attese pochi attimi e nuovamente parole nella stessa calligrafia tondeggiante apparvero al posto delle sue.
Sarò la nuova Regina e voglio mostrare chiaramente che non faccio distinzioni tra i miei sudditi. Inoltre, so che non vi piace essere esclusa da certe cerimonie.
Estelle sorrise. Quella donna sapeva come lusingarla e affascinarla. Ma non intendeva cedere tanto facilmente. Puntò la penna sulla pergamena e scrisse.
Se così fosse, come mai non ho ricevuto un invito regolare come tutti gli altri invitati? Non vorrete farmi credere che avete usato questo mezzo con tutti i vostri ospiti?
Ancora, la replica non si fece attendere molto.
Voi non siete un ospite come tutti gli altri. Nutro un profondo rispetto per la vostra fama, ma so anche che non tutti condividono il mio pensiero. Ammetto che forse il mio futuro marito non approverebbe questa inclusione alla sua corte, ma se è questo che vi preoccupa, lasciate che sia io a calmarlo. Per quanto mi dispiaccia non potervi avere, se deciderete di rifiutare, non posso obbligarvi a presenziare. Vorrei solo farvi presente che sia Lord Gerard e sua moglie Lady Annette della Casata Briar che la Madrina Superiore Crystella saranno quasi sicuramente presenti, dopo anni che non vi vedete è una buona occasione per una rimpatriata...
Estelle non trattenne una vera risata. «Rimpatriata? Questa donna sa davvero come stuzzicare l’interesse delle persone.» Rifletté che al contrario di lei, sapeva benissimo anche con chi aveva a che fare. «E va bene Lady Griselda, sono proprio curiosa di incontrarvi.» Trascrisse la sua ultima risposta e attese di vederla materializzarsi.  
A questo punto, dopo tanta insistenza e lusinghe, sarei una maleducata a rifiutare. Contatemi pure tra i vostri convitati. Non vedo l’ora di essere tra voi.
Immancabile, comparve l’ultima battuta della donna.
Ne sono lieta. Anche io attendo con ansia di conoscervi di persona.
Dopo quella frase, la carta si seccò e indurì diventando un pezzo di ebano nella mano di Estelle. «Un trucco finale notevole.»
Si alzò dallo scanno, sollevò leggermente la lunga veste viola e superò la Dama ferma immobile a pochi passi da lei. «Manda qualcuno a preparare la mia carrozza. Dì di sbrigarsi devo partire subito per il castello di Re Ebon.»
La Dama si voltò, si inchinò e rispose: «Come desiderate. Cosa dobbiamo fare con le ricerche di Rose Briar e dei suoi figli?»
Estelle si bloccò. Coinvolta dal gioco di Lady Griselda, non aveva preso in considerazione la possibilità che poteva trattarsi di un trucco per ingannarla e dare tempo e spazio ai suoi nemici per fare le loro mosse. Ripensò allo scambio di informazioni e l’allusione ad alcuni particolari invitati le diede l’impressione che la donna volesse in realtà fornirle un modo alternativo per potersi vendicare. In ogni caso era meglio non correre rischi.
«Restate vigili. Lasciate che le Dame Oscure assegnate a pattugliare ogni zona del regno proseguano nel loro compito. Se ci saranno novità le saprò all’istante.» Estelle procedette all’esterno della sala del trono e diretta alla sua stanza per prepararsi per il viaggio, si convinse che quella si sarebbe rivelata di una vera festa indimenticabile ed erano troppi anni che non si concedeva un po’ di divertimento.


                                            Continua…

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