lunedì 3 febbraio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 3

Casata Charming
Palazzo di Lord Ludwig

Appena mise piede fuori dalla camera, Lord Fabrice Charming incrociò il fratello più piccolo che correva verso la scalinata che portava dai loro alloggi privati al piano del salone principale. «Christoff, che succede? Perché nostro padre ci ha convocato con tanta urgenza?» domandò accodandosi a lui nella discesa e chiudendosi il bottone sotto il collo della giubba con lo stemma reale ricamato sul petto: due spade con le lame che si sfioravano una contro l’altra.
«Non ne ho idea» rispose il ragazzo. «Mi ha mandato a chiamare mentre ero nelle stalle. Ho dovuto darmi una ripulita rapidamente, ma temo che l’odore di letame e fieno sia ancora insistente.» Sollevò il braccio destro coperto da una maglia grigia e si annusò l’ascella e la parte superiore del torace.
Fabrice notò che la sua carnagione chiara da diciassettenne presentava chiazze rosse intorno alla fronte e alle guance dovute alla furia con cui era rientrato a palazzo dopo aver sgobbato tra i cavalli. I capelli corti biondo scuro erano scarmigliati e gli stivali neri sporchi di fanghiglia. Nonostante le sue buone intenzioni, Christoff non raffigurava il perfetto lord, era spesso intento in lavori umili destinati ai servitori e non si curava minimamente del suo aspetto. Sorrise vedendo sul mento le piccole ferite, un ricordo dell’ennesimo tentativo di radersi da solo: per fortuna la barba non gli ricresceva a gran velocità, perché nonostante i suoi insegnamenti avrebbe avuto sul volto più cicatrici di quante ne avrebbe collezionate sull’intero corpo dopo anni di battaglie. Il suo essere semplice e un po’ ingenuo era la ragione per la quale Fabrice aveva un debole per lui piuttosto che per l’altro fratello, il secondogenito Jonas.
«Pensi si tratti di cattive notizie?» domandò Christoff preoccupato, scendendo gli ultimi gradini davanti a lui.
Fabrice scosse la testa, agitando i capelli mossi castano scuro che gli incorniciavano il volto e sorridendo con la sottile barba scura che si piegava seguendo le linee delle guance. «Se così fosse, avremmo incontrato già cinque o sei soldati del nostro esercito, affannati a correre avanti e indietro con noi.»  
All’ingresso del corridoio principale incontrarono Jonas ad aspettarli. Era appoggiato a una colona, con indosso una maglia di lana nera bordata di bianco, calzoni chiari, stivali lucidati e mordeva una mela dalla buccia rosso brillante. Masticò e poi li squadrò sorridendo. «Eccovi, finalmente.»
«Non sembri in ansia per questa convocazione» disse Fabrice. Il fratello gli assomigliava più di quanto volesse ammettere, stessi occhi azzurri e capelli scuri, solo che i suoi erano ricci e lunghi fino al collo. Entrambi avevano un corpo snello e muscoloso, frutto di allenamenti a cui Christoff era stato sottoposto da pochi mesi.
«Forse perché so di cosa si tratta» rispose Jonas. Morse nuovamente il frutto, ingoiò e aggiunse: «Poco fa ho intercettato un messo reale che consegnava una pergamena al Maestro di palazzo.»
«Un messo reale» ripeté Christoff a bocca aperta. «Deve essere qualcosa di molto serio.»
Jonas terminò la mela e avvicinandosi alla finestra, buttò il torsolo nel cortile all’esterno. «Non farti prendere dal panico fratellino, se ci fosse una guerra in vista sarebbero arrivati i generali del Re e si sarebbero fatti annunciare con squilli di tromba.» Passò davanti ai due giovani e spettinò ulteriormente Christoff. «Ho il sentore che la nostra presenza al castello sarà richiesta per qualcosa di molto più piacevole.»
Fabrice lo guardò superarli e entrare per primo nell’ampio salone. Sbuffò, odiava il modo in cui ostentava la sua sicurezza e il suo essere sempre così spavaldo, sentendosi superiore a loro. Cercò di rimangiarsi le urla che voleva lanciargli contro e con un cenno del capo invitò il fratellino a seguirlo dietro a Jonas.
Lord Ludwig, loro padre e Signore della Casata Charming, era seduto dietro un tavolo rotondo in legno di quercia. Stringeva nella mano sinistra una brocca dorata e sollevandola versò del vino in un calice d’argento. Ne bevve una generosa sorsata e accorgendosi di loro, li accolse: «Coraggio, venite avanti, ci sono grandi notizie.»
I tre giovani presero posto intorno al tavolo, su sedie con lo schienale alto e Fabrice notò che l’umore del padre era particolarmente allegro, in parte anche per effetto del vino, segno che Jonas aveva avuto informazioni corrette.
Con una grassa risata Lord Ludwig posò il calice alla sua sinistra e sollevò dalla superficie di quercia il foglio di pergamena da cui s’intravedeva il sigillo reale spezzato in due. «Re Ebon ci è cascato un’altra volta! Si sposa, siamo tutti invitati alle nozze e la fortunata è…» l’uomo si riportò sotto gli occhi l’invito e scorrendo le parole lesse il nome della sposa «Lady Griselda! Non la ricordo tra le nobili di mia conoscenza, ma che importa? Al termine delle nozze diventerà Regina e finalmente parteciperemo a una festa in grande stile.» Si portò il calice alla bocca e lo svuotò.
«Davvero una ragione per dire che oggi è un buon giorno» disse Jonas. «Sicuramente saranno molte le dame e le giovani fanciulle presenti alla cerimonia, non tanto quanto i Lord ancora senza moglie.» Si massaggiò il mento liscio e riflettendo aggiunse: «Sono tre o quattro anni che non incontro la principessa Snow, ormai sarà sbocciata.»
Ludwig riempì ancora il calice con il vino e rise sonoramente. «Jonas, sei proprio come tuo padre: sempre a caccia di nuove conquiste» Bevve e si asciugò la barba grigia con il dorso della mano destra. «Mi raccomando però, non dimenticare mai il rispetto che un lord deve a una signora. Soprattutto alla principessa, a cui sono particolarmente affezionato.»
«Quindi, se non ho capito male, siamo richiesti in qualità di invitati?» domandò Christoff. «Padre, non pensi che Re Ebon ci voglia come sua scorta personale?»
«Perché mai dovrebbe farci una richiesta del genere?» domandò l’uomo.
«Per l’incoronazione saranno coinvolti molti membri autorevoli di Ageloss e nel trambusto delle nozze, forse qualcuno con cattive intenzioni potrebbe intrufolarsi e attentare alle loro vite, magari addirittura a quella del Re.»
Ludwig agitò in segno negativo la mano con cui reggeva la pergamena. «Lo escludo nel modo più assoluto. Frequentavo il castello prima che tu e i tuoi fratelli usciste dal grembo di vostra madre, Christoff, e una cosa di cui può andare più che fiero Re Ebon è il suo esercito. I suoi Sir pattuglieranno e vigileranno su tutti, garantendoci la tranquillità di goderci la festa.»
Jonas batté una pacca sulla spalla del fratello minore. «Sei troppo rigido Christoff. Ci  penserò io a insegnarti come ci si diverte a una cerimonia reale.»
«Giusto, giusto.» Ludwig trangugiò il terzo calice di vino e ridendo si versò il quarto.
«Bene, questo mi rende più tranquillo» disse Fabrice. «Dato che io non vi seguirò a corte.»
«Come sarebbe a dire?» Lord Ludwig calò con tale forza il calice sul tavolo, da far sobbalzare la brocca e spruzzare gocce di vino sulla pergamena. «Siamo stati invitati tutti, sarebbe un affronto non presentarsi.»
«La mia non è mancanza di educazione» precisò Fabrice. «Ritengo però che la mia presenza non sia essenziale.»
«Il tuo rifiuto è dovuto a tua moglie, non è così? Ti vergogni.» Ludwig si sporse in avanti sul tavolo, inarcando le spalle e mettendo in bella mostra il capo quasi del tutto pelato coperto da una stretta chierica di capelli ingrigiti. «Ci saranno Lord Gerard e Lady Annette della Casata Briar, i suoi genitori, perché non lasci che siano loro a mettersi in ridicolo e spiegare che fine hanno fatto fare a loro figlia dopo che è rimasta incinta?»
I due fratelli rimasero in silenzio e girarono imbarazzati gli occhi verso il maggiore.
Fabrice trattenne il furore. «Rose non è la ragione del mio rifiuto. Christoff ha ragione: la notizia del matrimonio e dell’incoronazione avrà fatto il giro del regno e sapendo della tua amicizia con il Re, in molti daranno per scontata la nostra presenza al castello.»
«E con ciò?» sbraitò il padre con gli occhi dilatati per la rabbia.
«Sai in quanti tra i lord maggiori, come Lord Beard della Casata Blue e anche di ceti minori aspirino alle nostre terre, cosa impedirà loro di approfittare della nostra assenza e delle celebrazioni per marciare verso il palazzo e conquistarlo?»
«Il nostro esercito» replicò Ludwig. «Uomini forti, valorosi e leali.»
«Abituati a combattere sotto la guida tua, o mia» ribatté Fabrice. «Non metto in dubbio le loro capacità, ma siamo noi gli strateghi che hanno tenuto al sicuro i nostri possedimenti e tu mi hai insegnato ogni segreto su come difendere al meglio il palazzo. Per questo motivo devo restare. In caso di attacco, saprò come ricevere gli invasori.»
Titubante e con una voce flebile, Christoff disse: «I nostri stessi alleati saranno lontani dalle loro case, molti di loro sono come noi amici del Re e quindi di certo invitati alle nozze, al contrario di Lord Blue. Fabrice non esagera con la prudenza.»
Lord Ludwig scrutò il primogenito. Aveva raggiunto da mesi i ventidue anni, la sua stessa età la prima volta che era sceso in battaglia. Lo aveva addestrato personalmente nelle tattiche belliche e il suo ragionamento lo aveva colpito. «D’accordo. La tua valutazione è comprensibile.» Rialzò il calice e sorseggiò il liquido rubino. «Hai il permesso di restare a palazzo e il compito di tenere in allerta l’esercito in caso di attacco.»
Fabrice sorrise. «Vi ringrazio, padre. Ora, se volete scusarmi, ho da fare i miei preparativi, come voi e i miei fratelli avrete i vostri.» Si alzò, scostando indietro la sedia dall’alto schienale, strinse con affetto la spalla destra di Christoff e uscì dal salone. 
Si fermò appena fuori e appoggiato alla parete in roccia, restò in attesa per udire se sospettassero qualcosa. Sentì Jonas fare una nuova battuta a Christoff su come spartirsi le prede, anzi le damigelle, e suo padre riprendere a ridere come se non ci fosse stata alcuna discussione.
«Perdonatemi» sussurrò, correndo lungo il corridoio. «Devo mentire per necessità.» Fabrice imboccò la scale che conducevano alla torre più alta del palazzo. Percorse i tre piani a chiocciola e si ritrovò davanti alla porta con la maniglia a battente. Spinse l’anello in metallo ed entrò nello stanzino stretto e freddo, illuminato dalla luce del giorno quasi al termine che entrava dall’unica finestra. All’altezza della fronte erano fissate tre sottili travi distanziate due spanne tra loro, sulle quali dormivano appollaiate una dozzina di civette messaggere.
Il giovane cercò il tavolino su cui lasciavano la penna piumata, il calamaio, corda tagliata in piccoli frammenti e pergamene per i messaggi, si avvicinò e scrisse velocemente la notizia da recapitare. Sollevò il quadrato di carta e osservò la sua calligrafia tremante.
A Lord G.B. Il risveglio è prossimo. F.C.
Il giovane arrotolò con cura la carta e tornò dalle civette.
Un paio di loro avevano aperto gli occhi e sveglie, lo osservavano muovendo la testa incuriosite. Fabrice legò il messaggio alla zampa di quella più giovane con le piume di un marrone striato d’oro. L’afferrò con entrambe le mani e la staccò gentilmente dalla trave. Raggiungendo la finestra, portò l’animale vicino alle sue labbra e disse: «A est, al palazzo Briar.»
Spinse la civetta fuori dalla finestra, verso il cielo e questa spalancò all’istante le ali, le sbatté un paio di volte per assestarsi e poi partì per la sua meta.
«Vola, amica mia e fai presto» disse Fabrice. «Dopo cinque anni, non vedo l’ora di abbracciare i miei figli.»

      
                                          Continua…

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