lunedì 24 febbraio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 6

Dame Oscure
Rocca nelle Montagne Orientali

Appoggiata con i gomiti al davanzale in granito della sala del trono della Rocca, Estelle osservò la luna nel cielo. La sua luce argentea illuminava le Dame Oscure, le serve che pattugliavano le mura, donne spettro dal corpo completamente ingrigito che con magie proibite aveva risvegliato dalla morte. Erano state ferite in vita, come lei e non riuscivano a trovare pace nel sonno eterno, finché non aveva imposto loro di eseguire i suoi ordini e poter sfogare in quel modo il loro rancore. 
In realtà non c’era veramente bisogno di sorveglianza: nessuno si sarebbe avvicinato volontariamente alla loro dimora, tuttavia la Grandama lo riteneva un ottimo modo per dimostrare il suo potere.
Sospirando, Estelle constatò che c’era dell’altro in quel bagliore. La luna le trasmetteva anche malinconia, lo aveva sempre fatto, un sentimento che odiava ma che non era riuscita a scacciare dal suo corpo neanche dopo anni di pratica nelle arti oscure.
«I ricordi sono le armi più potenti e dolorose» disse voltandosi verso lo scanno in granito su cui era solita sedersi. Strinse i pugni e imprecò. «Maledizione!» Il sentimentalismo era un’altra caratteristica che si trascinava dal suo passato di Madrina.
Per le sue azioni era stata rinnegata dalle sue sorelle, perdendo ogni privilegio e la capacità di ritrovare la loro Magione nella Foresta Centrale. Possedeva ancora le sue abilità e con gli studi di riti antichi le aveva potenziate, aveva impiegato tutte le sue forze nel restituire il dolore subito ai sui nemici, ma erano riusciti a eludere i suoi tentativi. Da allora vivevano nella paura di un suo nuovo attacco, ma non le bastava. Voleva ottenere ciò per cui stava lavorando, che le era costato tutto e non intendeva rinunciare.
Attraversò la stanza seguendo la linea orizzontale, fino alla parete che le stava di fronte. Su un altare in marmo era depositata una coppa rifinita con scaglie viola di drago. La sollevò e la rigirò tra le mani. Dentro era contenuto il ricordo che più la feriva e che tratteneva anche tutti gli altri. Non poteva sbarazzarsene, non lo avrebbe mai fatto e se ciò significava mantenere in sé quei sentimenti che erano simbolo di debolezza, avrebbe imparato a conviverci.
Doveva però riconoscere che erano stati quegli stessi sentimenti, nelle loro accezioni più violente, a darle la forza per cinque anni di continuare le ricerche e provare a portare a termine la sua vendetta. Come per le Dame Oscure al suo servizio, il rancore era legname che continuava ad alimentare il suo fuoco interiore.
«Mia Signora.»
La voce gutturale e atona della Dama apparsa all’ingresso della sala, la strappò al suo rimuginare. Estelle posò la coppa sull’altare e tornò a sedersi sullo scanno. «Cosa succede?»
La Dama allungò il braccio coperto da una manica di pizzo grigia come la sua pelle e mostrò cosa reggeva nel palmo. Un foglio rettangolare di pergamena, i cui quattro lembi erano stati ripiegati verso l’interno e bloccati con un sigillò nero. «Sulla parte opposta c’è il vostro nome.»
«Chi te lo ha consegnato?»
«Un corvo» rispose la dama fissando in volto la padrona.
«Sai a che Casata appartiene?» domandò Estelle.
La Dama scosse la testa,agitando il groviglio di fili neri che erano stati i suoi capelli. «Lo ha lasciato cadere ai miei piedi e poi è volato via.»
«Fammi vedere.» Estelle sapeva che pur essendo i suoi occhi e le sue orecchie in tutto il regno, le Dame Oscure non brillavano per intelligenza. Una vera guardia avrebbe catturato l’uccello e glielo avrebbe consegnato insieme al messaggio.
La donna spettro avanzò verso di lei e le porse il pezzo di pergamena.
Con la punta dell’unghia dell’indice destro, Estelle infranse il sigillo nero notando la somiglianza con quello reale e una volta che la carta fu aperta, si accorse che era bianca. «Non c’è scritto nulla.»
Non appena i suoi polpastrelli toccarono la superficie ruvida, lettere in una calligrafia tondeggiante presero forma, rivelando un invito.
Onorabile Grandama Estelle, Signora delle Dame Oscure, spero perdonerete il mio stratagemma per recapitarvi questo invito.
Sono Lady Griselda e fra quattro giorni si celebreranno le mie nozze con Re Ebon della Casta White e la mia incoronazione a Regina. Sarei lusingata di potervi avere tra i miei ospiti. Rispondete pure qui in basso.
Estelle rilesse con attenzione il messaggio. Non conosceva nessuna Lady Griselda, ma era chiaro che per comunicare con lei stava usando un incantesimo misterioso e questo la intrigava. Mosse leggermente in circolo le dita affusolate della mano sinistra e comparve un piuma nera. Non era certa di come funzionasse la magia, ma posò la punta senza intingerla in nessun liquido e scrisse la sua risposta. In pochi istanti questa comparve sulla pergamena.
Per quale ragione dovrei intervenire a un evento del genere? Se mi conoscete, sapete che nessuno in Ageloss gradisce le mie visite.
Attese pochi attimi e nuovamente parole nella stessa calligrafia tondeggiante apparvero al posto delle sue.
Sarò la nuova Regina e voglio mostrare chiaramente che non faccio distinzioni tra i miei sudditi. Inoltre, so che non vi piace essere esclusa da certe cerimonie.
Estelle sorrise. Quella donna sapeva come lusingarla e affascinarla. Ma non intendeva cedere tanto facilmente. Puntò la penna sulla pergamena e scrisse.
Se così fosse, come mai non ho ricevuto un invito regolare come tutti gli altri invitati? Non vorrete farmi credere che avete usato questo mezzo con tutti i vostri ospiti?
Ancora, la replica non si fece attendere molto.
Voi non siete un ospite come tutti gli altri. Nutro un profondo rispetto per la vostra fama, ma so anche che non tutti condividono il mio pensiero. Ammetto che forse il mio futuro marito non approverebbe questa inclusione alla sua corte, ma se è questo che vi preoccupa, lasciate che sia io a calmarlo. Per quanto mi dispiaccia non potervi avere, se deciderete di rifiutare, non posso obbligarvi a presenziare. Vorrei solo farvi presente che sia Lord Gerard e sua moglie Lady Annette della Casata Briar che la Madrina Superiore Crystella saranno quasi sicuramente presenti, dopo anni che non vi vedete è una buona occasione per una rimpatriata...
Estelle non trattenne una vera risata. «Rimpatriata? Questa donna sa davvero come stuzzicare l’interesse delle persone.» Rifletté che al contrario di lei, sapeva benissimo anche con chi aveva a che fare. «E va bene Lady Griselda, sono proprio curiosa di incontrarvi.» Trascrisse la sua ultima risposta e attese di vederla materializzarsi.  
A questo punto, dopo tanta insistenza e lusinghe, sarei una maleducata a rifiutare. Contatemi pure tra i vostri convitati. Non vedo l’ora di essere tra voi.
Immancabile, comparve l’ultima battuta della donna.
Ne sono lieta. Anche io attendo con ansia di conoscervi di persona.
Dopo quella frase, la carta si seccò e indurì diventando un pezzo di ebano nella mano di Estelle. «Un trucco finale notevole.»
Si alzò dallo scanno, sollevò leggermente la lunga veste viola e superò la Dama ferma immobile a pochi passi da lei. «Manda qualcuno a preparare la mia carrozza. Dì di sbrigarsi devo partire subito per il castello di Re Ebon.»
La Dama si voltò, si inchinò e rispose: «Come desiderate. Cosa dobbiamo fare con le ricerche di Rose Briar e dei suoi figli?»
Estelle si bloccò. Coinvolta dal gioco di Lady Griselda, non aveva preso in considerazione la possibilità che poteva trattarsi di un trucco per ingannarla e dare tempo e spazio ai suoi nemici per fare le loro mosse. Ripensò allo scambio di informazioni e l’allusione ad alcuni particolari invitati le diede l’impressione che la donna volesse in realtà fornirle un modo alternativo per potersi vendicare. In ogni caso era meglio non correre rischi.
«Restate vigili. Lasciate che le Dame Oscure assegnate a pattugliare ogni zona del regno proseguano nel loro compito. Se ci saranno novità le saprò all’istante.» Estelle procedette all’esterno della sala del trono e diretta alla sua stanza per prepararsi per il viaggio, si convinse che quella si sarebbe rivelata di una vera festa indimenticabile ed erano troppi anni che non si concedeva un po’ di divertimento.


                                            Continua…

lunedì 17 febbraio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 5

Sorellanza delle Madrine
Magione nella Foresta Centrale

Un ronzare fastidioso e innaturale fece alzare il capo di Crystella dal libro che stava consultando. Lo adagiò sul tavolo in frassino bianco davanti a lei e percorse il pavimento di roccia della sala delle udienze, raggiungendo la parete alla sua destra.
Non c’erano finestre in quella sala, ciò che veniva detto al suo interno veniva udito solo dai presenti e nessun animale era entrato con lei. Crystella si piegò e scostandosi una ciocca bianca di capelli, accostò l’orecchio sinistro alle scanalature della pietra.
Il ronzio si fece più acuto.
La donna aprì la bocca per parlare, quando un bombo nero come la pece sbucò all’improvviso, le svolazzò davanti agli occhi, compì tre giri e poi si dissolse, lasciando al suo posto un rettangolo di pergamena ingiallito che cadde nella mano destra della Madrina Superiore. Incredula, lesse il messaggio che conteneva.
Rispettabile Crystella,
Sarei felice di potervi avere come ospite di riguardo alle mie nozze e alla conseguente incoronazione a Regina di Ageloss. Le cerimonie si terranno al Castello di Re Ebon della Casata White tra quattro giorni. Sono certa che saprete come raggiungerci.
In Fede.
Lady Griselda.
Crystella lo lesse una seconda volta e non riuscì a nascondere il suo stupore. «Tutto questo è impossibile.» Nessun essere umano sapeva come trovare e raggiungere la loro Magione. Questa era la ragione per cui nei secoli si erano guadagnate la fama di Fate o Spiriti della Foresta. Ancora più improbabile era che qualcuno avesse la capacità di recapitarle un invito direttamente nella sala delle udienze.
Turbata, si diresse verso il seggio ricavato nel tronco di un castagno e si accomodò. Osservò la pergamena che aveva in mano. Era giunta tramite lei con una magia, non aveva dubbi, ma per quanto ne sapeva, nessun potere era tanto forte da sovrastare il loro che permeava l’intera Magione. «Chi è Lady Griselda?» si chiese.
In risposta, qualcuno bussò energicamente tre volte alla porta della sala.
Divisa tra i suoi pensieri, Crystella disse: «Avanti.» Poi chiuse nel pugno la pergamena per nasconderla.
Una Madrina dalla veste grigia e una treccia color cenere entrò e le si avvicinò con un inchino. «Madrina Superiore, ho notizie da riferirvi.» 
«Certo Cirea, parla liberamente» rispose Crystella sforzandosi di sorridere.
«Sono rimasta a guardia del palazzo di Lord Gerard Briar come mi avevate richiesto. Dopo aver visto arrivare una civetta messaggera l’ho attirato fuori dal suo palazzo, in una radura e mi ha fatto avere questo messaggio.» Cirea congiunse le mani e le divise subito dopo, rivelando una pergamena luminosa. «Ho provveduto che nessuno lo vedesse scrivere il contenuto e che lui stesso non conservasse il ricordo di averlo fatto. Come voi mi avevate ordinato.» Porse quindi il foglio di luce alla sua superiore.
Crystella lo afferrò e lo lesse ad alta voce. «Il matrimonio del Re Ebon con Lady Griselda avverrà tra quattro giorni. È l’occasione adatta per far sbocciare nuovamente una rosa.» Con un bagliore il biglietto si sgretolò in sfere di luce fino a svanire.
Osservando il volto di Crystella, Cirea disse: «Non sembrate sorpresa.»
«Non lo sono» rispose. Non serviva più tenerlo nascosto, aprì la mano e rivelò l’invito ricevuto. «Mi è arrivato poco prima che entrassi. Lady Griselda ha richiesto la mia presenza alle sue nozze e all’incoronazione a Regina. Immaginavo che Lord Gerard ne fosse al corrente e ci chiedesse di agire.»
«Non capisco… vuol dire che Lady Griselda è stata qui alla Magione?»
«No, ma a quanto pare sa come superare le nostre difese e vuole farcelo notare.»
«Non dovete andare» esclamò Cirea. «Nessun essere umano può tanto e quella donna potrebbe rappresentare un pericolo. Potrebbe avervi voluto tendere una trappola.»
«Cara Cirea, non posso esimermi dal presenziare. Sarebbe un’offesa alla corona e alla nuova Regina.»
«Avete detto che l’invito è solo a nome della sposa, forse il Re non ne è al corrente.»
«È solo una supposizione e non posso rischiare. Anzi, è giusto che sappia chi ho di fronte se dovrò confrontarmi con lei. Comunque ora non c’è tempo per questo. Dobbiamo occuparci di altro.» Si alzò ripose l’invito sul tavolo accanto al libro e si avviò verso la porta. «Vieni con me.»
Le due donne uscirono dalla sala delle udienze e si incamminarono per il corridoio illuminato da sfere luminescenti che galleggiavano poco sotto il tetto di legno e radici.
«Vai a chiamare Florence, Joelle e Radiose. Dì loro di portare anche Lady Rose Briar e raggiungermi tutte nel salone principale» disse Crystella.
«Provvedo subito» rispose Cirea e all’imboccatura del primo incrocio si separò da lei.
La Madrina Superiore proseguì solitaria per una decina di passi, si ritrovò davanti le porte arrotondate in un legno bianco e con un semplice gesto della mano sinistra le spalancò. Al suo ingresso, un grande globo galleggiante nel centro della parte superiore si accese di luce giallo opaca, illuminando fiocamente la stanza. Le  quattro pareti erano ricoperte di scaffali contenenti volumi rilegati, alcuni molto più vecchi della stessa Magione. Nel centro della camera si erigeva un piedistallo di vetro che reggeva una teca di cristallo.
Crystella si indirizzò verso di essa e la sfiorò con le dita: proteggeva un pezzo di legno secolare dalla forma rettangolare,  in cui erano iscritte lettere di resina ambrata. Quella era la profezia generatasi dopo il rito di purificazione avvenuto venticinque anni prima, che avevano chiamato Profezia della Corteccia.
Crystella guardò le parole e ripensò a ciò che le era appena accaduto e agli eventi che aveva messo in moto. «È forse tutto collegato? Mi domando se stiamo per compiere le azioni che porteranno al realizzarsi di quanto è predetto.» Trasse un lungo sospiro. «E chissà se Lady Griselda è a conoscenza anche della Profezia della Corteccia…»
I passi in avvicinamento la strapparono dai suoi pensieri. Si voltò verso le porte spalancate e vide entrare le tre Madrine vestite di rosso, verde e azzurro e la bella Lady Rose, dalla pelle color pesca e i lunghi capelli biondi.
«Ci sono novità?» domandò speranzosa la giovane.
Crystella annuì con un sorriso. Comprendeva la sua agitazione per quella convocazione e la sua eccitazione alla prospettiva di poter tornare dai suoi cari dopo quasi sei lunghi anni trascorsi solo in compagnia delle dame della Sorellanza per crescere i figli gemelli Aurore e Jour. «Presto verrà celebrato un matrimonio reale, l’intero regno sarà in fermento per questo evento e noi potremmo agire indisturbate.»
«A cosa vi riferite?» domandò Florence, dai capelli corti e rossi.
«Re Ebon White prenderà in moglie Lady Griselda e in base a un piano che ho stabilito con Lord Gerard Briar e Lord Fabrice Charming il giorno che abbiamo accolto qui Lady Rose, per noi è la giusta occasione di muoverci e far ricongiungere i due sposi e i loro bambini»
«E credete davvero che questo terrà a bada Estelle?» chiese scettica Radiose. «Non per mancarvi di rispetto, ma è solo un matrimonio e anche se attirerà l’attenzione degli umani, siamo certe che sarà lo stesso per Estelle?»
«Oh certo che lo sarà» la rincuorò Joelle, battendole dei colpetti leggeri con la mano sulla spalla. «Conosciamo tutte la Rinnegata. Sono proprio la sua superbia e il suo egocentrismo ad averla allontanata da noi.»
«Joelle ha ragione» confermò Crystella. «Estelle non ragiona più come noi, sono sentimenti egoistici che la fanno agire. Non si farà scappare l’occasione di incutere terrore in una cerimonia che coinvolge le personalità di Ageloss.»
Florence si fece avanti per prendere la parola. «Come dobbiamo organizzarci?»
«Voi tre, i bambini e Rose partirete domani mattina di buon ora e con una normale carrozza vi addentrerete nella terra della Casata Hood, attraverso il Bosco Profondo che ricopre quasi interamente il loro territorio» spiegò Crystella.
«È proprio necessario?» domandò apprensiva Lady Rose. «Abbiamo i bambini e circolano strane storie su quella Casata e le bestie demoniache.»
«È la scelta migliore» ribadì la Madrina Superiore. «I loro terreni distano due giorni di viaggio dalle Montagne Orientali in cui si trova la Rocca delle Dame Oscure di Estelle, inoltre non li attraverserà mai per arrivare al castello della Casata White. Il rischio di incappare in loro è minore che per qualunque altro tragitto.»
«Per di più il territorio della Casata Charming non dista molto dalla fine del bosco» ragionò Joelle.
Crystella notò l’espressione incerta di Lady Rose. Le prese le mani nelle sue e disse: «Non temere mia cara, a te e ai bambini non accadrà nulla di male. Le vostre tre Madrine saranno con voi e continueranno a proteggervi come hanno sempre fatto.»
Rose sorrise. «Lo so e non potrò mai ringraziarvi abbastanza.» Poi aggiunse: «E voi, non verrete con noi?»
«No, purtroppo dovrò partire anche io domani mattina per un altro impegno.» Crystella tornò seria e decise di non rivelare quali altre fosche idee le passavano per la testa. «Parteciperò alle nozze reali e controllerò che la nostra copertura non desti sospetti.»
Seppur sorprese da quella notizia, le Madrine non commentarono.
«Ora andate» le congedò Crystella. «Domani inizierà per tutti un lungo viaggio per garantire un lieto fine ai nostri sforzi.»



                                          Continua…   

lunedì 10 febbraio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 4

Casata Briar
Palazzo di Lord Gerard

Lady Annette percorse stancamente la scalinata che conduceva alle mura alte del palazzo. Ripeteva quel tragitto ogni giorno, ormai da cinque anni, quando il sole si apprestava a tramontare e sapeva che finché non fosse giunto il crepuscolo, suo marito Lord Gerard sarebbe rimasto lassù fermo a scrutare l’orizzonte.
Si era domandata un’infinità di volte cosa l’uomo aspettasse di veder arrivare e una parte di lei immaginava chi riguardasse, ma dopo averlo supplicato di rivelarglielo i primi giorni che aveva iniziato quella strana abitudine, Lady Annette aveva accettato passivamente il suo immutabile rifiuto a parlarne. La fiducia non era un punto forte del loro matrimonio.
Arrivata in cima alle scale, la donna si strinse nella pelle d’orso con cui era stato conciato il suo mantello. Il marito ne indossava uno simile, lo vide di spalle guardare le nubi tingersi di arancio, mentre al suo fianco sventolavano gli stendardi con ricamato lo stemma della Casata: una punta di lancia avvolta da rovi e piante d’erica. Trasse un sospiro, le era stato insegnato che l’amore era sacrificio e nonostante tutto quello che avevano affrontato, il suo amore per Gerard era sconfinato, si apprestò così a ripetere la solita frase.
«Mio caro, la cena sarà servita a breve. Non pensi sia il caso di rientrare?» domandò.
Senza voltarsi a guardarla, Lord Gerard rispose: «Ancora pochi istanti.»
Lady Annette avanzò sui mattoni di roccia e il vento le sollevò i capelli color nocciola. Vederlo logorarsi in quel modo le provocava dolore e non più rabbia come all’inizio. «Gerard, ti prego. È inutile, non accadrà niente di diverso da ciò che è accaduto ieri, o il giorno prima.»
Lord Gerard si voltò lentamente verso di lei. Il suo sguardo assente mutò in eccitazione e Lady Annette trasalì prima di scorgere un sorriso sulle sue labbra screpolate. «Ti sbagli» rispose. «Qualcosa è cambiato.»
«Cosa?»
Gerard percorse con poche falcate la distanza che li separava e frugando sotto il mantello, consegnò alla moglie una pergamena con il sigillo reale infranto. «È arrivata ieri.»
«Ieri? Perché hai atteso tanto a comunicarmi un messaggio reale?» replicò Annette offesa.
«Leggi. Leggi.»
Lady Annette dispiegò il foglio di pergamena e scorse velocemente il contenuto. «È l’invito al matrimonio e all’incoronazione reale. Cosa ha a che fare con i tuoi pomeriggi passati su queste mura?»
«Non capisci?» chiese lui senza perdere il sorriso. «È il segno.»
«Mi stai spaventando» ammise Annette. «Parli come se avessi perso la ragione. Sei incline a gesti impulsivi ed estremi, come quando desti l’ordine di bruciare tutti i fusi, gli aghi e gli arcolai dei villaggi delle nostre terre, ma c’è sempre stata una ragione che riuscivo a comprendere… ma questo? In che modo questo invito ha tanta importanza?»
«È ovvio: è il diversivo, proprio quello che aspettavamo» rispose con compassione. «Ci serviva una copertura, una…»
 Uno sbatter d’ali frenetico attirò l’attenzione di Lord Gerard. Abbandonò la moglie e corse verso il bordo delle mura. Una civetta dal piumaggio marrone dorato planò fino a posarsi con le zampe sul suo avambraccio. Le accarezzò la testa e poi le sfilò il piccolo rotolino di carta legato. Lo aprì e il suo sorriso si allargò ulteriormente.
«Gerard, di che si tratta? Di chi è questo nuovo messaggio?»
«È di Fabrice. La pensa come me: è la nostra occasione.»
Lady Annette gli strappò di mano il foglietto. « “A Lord G.B. Il risveglio è prossimo. F.C.” Mi vuoi spiegare?» Lo guardò con timore, il dolore per la lontananza di loro figlia Rose aveva infine spezzato il suo buon senso, ma doveva comunque provare a farlo ragionare. Sperare che non avesse perso del tutto il senno. «Per favore Gerard, raccontami tutto dal principio, aiutami a capire cosa sta accadendo.»
Come risvegliatosi da un sogno, Lord Gerard tornò serio. «Hai ragione, mia cara, devo aiutarti a comprendere.» La prese sottobraccio e tenendo su quello sinistro la civetta esausta dal suo viaggio, la accompagnò verso l’interno del palazzo e insieme scesero le scale.   
«Dopo quanto accaduto a Rose e dopo il suo miracoloso risveglio, pensai con Fabrice  a una strategia, un piano per garantirle questa volta la tranquillità di poter partorire i suoi figli senza alcun timore» cominciò Gerard. «Ovviamente nessuno di noi due poteva organizzare tutto questo con garanzie di successo, non senza un aiuto speciale. La Madrina Superiore Crystella si offrì di aiutarci e con le tre Madrine che avevano vegliato su Rose, progettammo la sua fuga, in modo che potesse trovare rifugio nella loro Magione, impenetrabile a chiunque.»
Lady Annette si fermò di colpo e liberò il braccio dalla presa del marito. «Allora è lì che è stata per tutti questi anni. Mi hai fatto credere che fosse scappata per tenerci al sicuro, mi hai giurato di non sapere dove potesse essere andata.»
«Perdonami, ma ho dovuto mentirti. Solo io e Fabrice potevamo esserne al corrente. Meno persone erano coinvolte, più Rose sarebbe stata protetta» si giustificò Gerard. «Sai anche tu di cosa è capace la Grandama Oscura.»
«Chiamala con il suo nome» ribatté Lady Annette. «Quell’essere dall’aspetto femminile si chiama Estelle.»
Lord Gerard provò imbarazzo a sentirla nominare e mantenne a fatica lo sguardo negli occhi della moglie.
«Mi hai tenuta all’oscuro di tutto. Io sono sua madre.»
«Temevo anche per la tua incolumità.»
Lady Annette gli credé. Era una delle poche cose di cui era sicura, allo stesso modo del quale era certa che il sole sarebbe sorto ogni mattino. «E hai mantenuto il segreto preferendo sopportare le ingiurie di Lord Ludwig Charming, piuttosto che rinfacciargli di stare salvaguardando le nostre famiglie. Temevi si tradisse.»
Il marito annuì.
«Penso di riuscire a seguire il tuo ragionamento fin qui» disse Annette. «Vai avanti.»
Gerard si schiarì la voce. «Una volta messa al sicuro Rose e nati i suoi bambini, restava da decidere in che maniera riportarla alla sua vita in modo sicuro per lei e i piccoli. E qui è stato Fabrice a darmi i consigli giusti. Ha pensato che la fama della Gran… di Estelle si è diffusa in tutto Ageloss dall’episodio del sonno e tutti la temono e in occasione di un evento che riguardasse l’intero regno, lei verrebbe in qualche modo coinvolta e sposterebbe così la sua attenzione dai propositi di vendetta.»
«Credi sul serio che il matrimonio del Re la possa interessare?»
«Ne sono certo. Ricorda che per nascondere la vera ragione della maledizione a Rose ha messo come scusa il mancato invito al suo battesimo. Chi si sognerebbe mai di escluderla da una cerimonia importante?»
«Sempre che lei voglia andarci» commentò scettica Lady Annette. «Quell’essere potrebbe aver ragionato come voi e disertare il matrimonio proprio per cogliere allo scoperto nostra figlia.»
«No, Crystella sa quanto Estelle ami essere venerata e ci ha consigliato di tenerlo bene a mente per il nostro piano. Ricevere un invito reale sazierà il suo orgoglio. Inoltre ha trascorso gli ultimi cinque anni rosa dal desiderio di trovare i piccoli e non si è mai mostrata spesso tra il popolo. Non perderà l’occasione di mettersi in mostra.»
Annette lo guardò negli occhi. Era sicuro mentre spiegava ogni particolare, tutto sembrava a prova di fallimento e sembrava impossibile avere dei dubbi. Però lei si era già messa nelle sue mani senza remore e l’aveva pagato a caro prezzo, una ferita che le rammentava sempre di riservare una parte di diffidenza a ciò che le garantiva.
«Ora ti è tutto più chiaro?» domandò Gerard, ansioso per il suo silenzio. «Con il matrimonio a confondere Estelle e il popolo, nostra figlia potrà ricongiungersi insieme ai nostri nipoti con Fabrice senza ostacoli.»
«Sì, metterò subito al lavoro i nostri servi. Prepareranno tutto per il viaggio e arriveremo al palazzo della Casata Charming prima di Rose.»
Mise un piede in avanti per riprendere a scendere le scale, ma Gerard le afferrò il braccio placcandola. «No, Annette. Non mi hai ascoltato. Niente deve mettere a rischio il piano per il ritorno di Rose.»
«È mia figlia» ribadì Lady Annette. «Non puoi chiedermi di attendere ancora per rivederla. Cosa ti aspetti che faccia?»
«Mi seguirai alle nozze di Re Ebon» rispose Gerard in tono fermo. «Ti comporterai come sempre, felice di essere tra gli invitati al matrimonio reale e a una incoronazione. Nessuno dovrà avere il minimo sospetto di cosa abbiamo organizzato.»
Gli occhi di Annette si riempirono di odio. Quell’uomo le stava imponendo il divieto massimo per una madre. Prese un fiato e le parole del marito le risuonarono in testa. A malincuore concordò che aveva pienamente ragione. Non presentarsi al matrimonio significava mettere Estelle sulle loro tracce e quindi su quelle di Rose. «D’accordo. Faremo a modo tuo.»
Gerard allentò gentilmente la presa sul braccio e Annette continuò la discesa, lasciandolo indietro. A voce alta, in modo che potesse udirla chiaramente aggiunse: «Auguriamoci che tutto vada per il meglio. Non so dove troverei ancora la forza di perdonarti se Rose pagasse di nuovo per le tue colpe con Estelle.»
Svoltò il piano della scala senza dare al marito possibilità di replica.


                                                    Continua…

lunedì 3 febbraio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 3

Casata Charming
Palazzo di Lord Ludwig

Appena mise piede fuori dalla camera, Lord Fabrice Charming incrociò il fratello più piccolo che correva verso la scalinata che portava dai loro alloggi privati al piano del salone principale. «Christoff, che succede? Perché nostro padre ci ha convocato con tanta urgenza?» domandò accodandosi a lui nella discesa e chiudendosi il bottone sotto il collo della giubba con lo stemma reale ricamato sul petto: due spade con le lame che si sfioravano una contro l’altra.
«Non ne ho idea» rispose il ragazzo. «Mi ha mandato a chiamare mentre ero nelle stalle. Ho dovuto darmi una ripulita rapidamente, ma temo che l’odore di letame e fieno sia ancora insistente.» Sollevò il braccio destro coperto da una maglia grigia e si annusò l’ascella e la parte superiore del torace.
Fabrice notò che la sua carnagione chiara da diciassettenne presentava chiazze rosse intorno alla fronte e alle guance dovute alla furia con cui era rientrato a palazzo dopo aver sgobbato tra i cavalli. I capelli corti biondo scuro erano scarmigliati e gli stivali neri sporchi di fanghiglia. Nonostante le sue buone intenzioni, Christoff non raffigurava il perfetto lord, era spesso intento in lavori umili destinati ai servitori e non si curava minimamente del suo aspetto. Sorrise vedendo sul mento le piccole ferite, un ricordo dell’ennesimo tentativo di radersi da solo: per fortuna la barba non gli ricresceva a gran velocità, perché nonostante i suoi insegnamenti avrebbe avuto sul volto più cicatrici di quante ne avrebbe collezionate sull’intero corpo dopo anni di battaglie. Il suo essere semplice e un po’ ingenuo era la ragione per la quale Fabrice aveva un debole per lui piuttosto che per l’altro fratello, il secondogenito Jonas.
«Pensi si tratti di cattive notizie?» domandò Christoff preoccupato, scendendo gli ultimi gradini davanti a lui.
Fabrice scosse la testa, agitando i capelli mossi castano scuro che gli incorniciavano il volto e sorridendo con la sottile barba scura che si piegava seguendo le linee delle guance. «Se così fosse, avremmo incontrato già cinque o sei soldati del nostro esercito, affannati a correre avanti e indietro con noi.»  
All’ingresso del corridoio principale incontrarono Jonas ad aspettarli. Era appoggiato a una colona, con indosso una maglia di lana nera bordata di bianco, calzoni chiari, stivali lucidati e mordeva una mela dalla buccia rosso brillante. Masticò e poi li squadrò sorridendo. «Eccovi, finalmente.»
«Non sembri in ansia per questa convocazione» disse Fabrice. Il fratello gli assomigliava più di quanto volesse ammettere, stessi occhi azzurri e capelli scuri, solo che i suoi erano ricci e lunghi fino al collo. Entrambi avevano un corpo snello e muscoloso, frutto di allenamenti a cui Christoff era stato sottoposto da pochi mesi.
«Forse perché so di cosa si tratta» rispose Jonas. Morse nuovamente il frutto, ingoiò e aggiunse: «Poco fa ho intercettato un messo reale che consegnava una pergamena al Maestro di palazzo.»
«Un messo reale» ripeté Christoff a bocca aperta. «Deve essere qualcosa di molto serio.»
Jonas terminò la mela e avvicinandosi alla finestra, buttò il torsolo nel cortile all’esterno. «Non farti prendere dal panico fratellino, se ci fosse una guerra in vista sarebbero arrivati i generali del Re e si sarebbero fatti annunciare con squilli di tromba.» Passò davanti ai due giovani e spettinò ulteriormente Christoff. «Ho il sentore che la nostra presenza al castello sarà richiesta per qualcosa di molto più piacevole.»
Fabrice lo guardò superarli e entrare per primo nell’ampio salone. Sbuffò, odiava il modo in cui ostentava la sua sicurezza e il suo essere sempre così spavaldo, sentendosi superiore a loro. Cercò di rimangiarsi le urla che voleva lanciargli contro e con un cenno del capo invitò il fratellino a seguirlo dietro a Jonas.
Lord Ludwig, loro padre e Signore della Casata Charming, era seduto dietro un tavolo rotondo in legno di quercia. Stringeva nella mano sinistra una brocca dorata e sollevandola versò del vino in un calice d’argento. Ne bevve una generosa sorsata e accorgendosi di loro, li accolse: «Coraggio, venite avanti, ci sono grandi notizie.»
I tre giovani presero posto intorno al tavolo, su sedie con lo schienale alto e Fabrice notò che l’umore del padre era particolarmente allegro, in parte anche per effetto del vino, segno che Jonas aveva avuto informazioni corrette.
Con una grassa risata Lord Ludwig posò il calice alla sua sinistra e sollevò dalla superficie di quercia il foglio di pergamena da cui s’intravedeva il sigillo reale spezzato in due. «Re Ebon ci è cascato un’altra volta! Si sposa, siamo tutti invitati alle nozze e la fortunata è…» l’uomo si riportò sotto gli occhi l’invito e scorrendo le parole lesse il nome della sposa «Lady Griselda! Non la ricordo tra le nobili di mia conoscenza, ma che importa? Al termine delle nozze diventerà Regina e finalmente parteciperemo a una festa in grande stile.» Si portò il calice alla bocca e lo svuotò.
«Davvero una ragione per dire che oggi è un buon giorno» disse Jonas. «Sicuramente saranno molte le dame e le giovani fanciulle presenti alla cerimonia, non tanto quanto i Lord ancora senza moglie.» Si massaggiò il mento liscio e riflettendo aggiunse: «Sono tre o quattro anni che non incontro la principessa Snow, ormai sarà sbocciata.»
Ludwig riempì ancora il calice con il vino e rise sonoramente. «Jonas, sei proprio come tuo padre: sempre a caccia di nuove conquiste» Bevve e si asciugò la barba grigia con il dorso della mano destra. «Mi raccomando però, non dimenticare mai il rispetto che un lord deve a una signora. Soprattutto alla principessa, a cui sono particolarmente affezionato.»
«Quindi, se non ho capito male, siamo richiesti in qualità di invitati?» domandò Christoff. «Padre, non pensi che Re Ebon ci voglia come sua scorta personale?»
«Perché mai dovrebbe farci una richiesta del genere?» domandò l’uomo.
«Per l’incoronazione saranno coinvolti molti membri autorevoli di Ageloss e nel trambusto delle nozze, forse qualcuno con cattive intenzioni potrebbe intrufolarsi e attentare alle loro vite, magari addirittura a quella del Re.»
Ludwig agitò in segno negativo la mano con cui reggeva la pergamena. «Lo escludo nel modo più assoluto. Frequentavo il castello prima che tu e i tuoi fratelli usciste dal grembo di vostra madre, Christoff, e una cosa di cui può andare più che fiero Re Ebon è il suo esercito. I suoi Sir pattuglieranno e vigileranno su tutti, garantendoci la tranquillità di goderci la festa.»
Jonas batté una pacca sulla spalla del fratello minore. «Sei troppo rigido Christoff. Ci  penserò io a insegnarti come ci si diverte a una cerimonia reale.»
«Giusto, giusto.» Ludwig trangugiò il terzo calice di vino e ridendo si versò il quarto.
«Bene, questo mi rende più tranquillo» disse Fabrice. «Dato che io non vi seguirò a corte.»
«Come sarebbe a dire?» Lord Ludwig calò con tale forza il calice sul tavolo, da far sobbalzare la brocca e spruzzare gocce di vino sulla pergamena. «Siamo stati invitati tutti, sarebbe un affronto non presentarsi.»
«La mia non è mancanza di educazione» precisò Fabrice. «Ritengo però che la mia presenza non sia essenziale.»
«Il tuo rifiuto è dovuto a tua moglie, non è così? Ti vergogni.» Ludwig si sporse in avanti sul tavolo, inarcando le spalle e mettendo in bella mostra il capo quasi del tutto pelato coperto da una stretta chierica di capelli ingrigiti. «Ci saranno Lord Gerard e Lady Annette della Casata Briar, i suoi genitori, perché non lasci che siano loro a mettersi in ridicolo e spiegare che fine hanno fatto fare a loro figlia dopo che è rimasta incinta?»
I due fratelli rimasero in silenzio e girarono imbarazzati gli occhi verso il maggiore.
Fabrice trattenne il furore. «Rose non è la ragione del mio rifiuto. Christoff ha ragione: la notizia del matrimonio e dell’incoronazione avrà fatto il giro del regno e sapendo della tua amicizia con il Re, in molti daranno per scontata la nostra presenza al castello.»
«E con ciò?» sbraitò il padre con gli occhi dilatati per la rabbia.
«Sai in quanti tra i lord maggiori, come Lord Beard della Casata Blue e anche di ceti minori aspirino alle nostre terre, cosa impedirà loro di approfittare della nostra assenza e delle celebrazioni per marciare verso il palazzo e conquistarlo?»
«Il nostro esercito» replicò Ludwig. «Uomini forti, valorosi e leali.»
«Abituati a combattere sotto la guida tua, o mia» ribatté Fabrice. «Non metto in dubbio le loro capacità, ma siamo noi gli strateghi che hanno tenuto al sicuro i nostri possedimenti e tu mi hai insegnato ogni segreto su come difendere al meglio il palazzo. Per questo motivo devo restare. In caso di attacco, saprò come ricevere gli invasori.»
Titubante e con una voce flebile, Christoff disse: «I nostri stessi alleati saranno lontani dalle loro case, molti di loro sono come noi amici del Re e quindi di certo invitati alle nozze, al contrario di Lord Blue. Fabrice non esagera con la prudenza.»
Lord Ludwig scrutò il primogenito. Aveva raggiunto da mesi i ventidue anni, la sua stessa età la prima volta che era sceso in battaglia. Lo aveva addestrato personalmente nelle tattiche belliche e il suo ragionamento lo aveva colpito. «D’accordo. La tua valutazione è comprensibile.» Rialzò il calice e sorseggiò il liquido rubino. «Hai il permesso di restare a palazzo e il compito di tenere in allerta l’esercito in caso di attacco.»
Fabrice sorrise. «Vi ringrazio, padre. Ora, se volete scusarmi, ho da fare i miei preparativi, come voi e i miei fratelli avrete i vostri.» Si alzò, scostando indietro la sedia dall’alto schienale, strinse con affetto la spalla destra di Christoff e uscì dal salone. 
Si fermò appena fuori e appoggiato alla parete in roccia, restò in attesa per udire se sospettassero qualcosa. Sentì Jonas fare una nuova battuta a Christoff su come spartirsi le prede, anzi le damigelle, e suo padre riprendere a ridere come se non ci fosse stata alcuna discussione.
«Perdonatemi» sussurrò, correndo lungo il corridoio. «Devo mentire per necessità.» Fabrice imboccò la scale che conducevano alla torre più alta del palazzo. Percorse i tre piani a chiocciola e si ritrovò davanti alla porta con la maniglia a battente. Spinse l’anello in metallo ed entrò nello stanzino stretto e freddo, illuminato dalla luce del giorno quasi al termine che entrava dall’unica finestra. All’altezza della fronte erano fissate tre sottili travi distanziate due spanne tra loro, sulle quali dormivano appollaiate una dozzina di civette messaggere.
Il giovane cercò il tavolino su cui lasciavano la penna piumata, il calamaio, corda tagliata in piccoli frammenti e pergamene per i messaggi, si avvicinò e scrisse velocemente la notizia da recapitare. Sollevò il quadrato di carta e osservò la sua calligrafia tremante.
A Lord G.B. Il risveglio è prossimo. F.C.
Il giovane arrotolò con cura la carta e tornò dalle civette.
Un paio di loro avevano aperto gli occhi e sveglie, lo osservavano muovendo la testa incuriosite. Fabrice legò il messaggio alla zampa di quella più giovane con le piume di un marrone striato d’oro. L’afferrò con entrambe le mani e la staccò gentilmente dalla trave. Raggiungendo la finestra, portò l’animale vicino alle sue labbra e disse: «A est, al palazzo Briar.»
Spinse la civetta fuori dalla finestra, verso il cielo e questa spalancò all’istante le ali, le sbatté un paio di volte per assestarsi e poi partì per la sua meta.
«Vola, amica mia e fai presto» disse Fabrice. «Dopo cinque anni, non vedo l’ora di abbracciare i miei figli.»

      
                                          Continua…