lunedì 20 gennaio 2014

La Guerra delle Casate capitolo 1 - Puntata 1

Casata White
Castello di Re Ebon

«Non ti preoccupare, mia cara» disse Re Ebon, guardando negli occhi la donna in piedi al suo fianco, stretta in un abito di seta beige che le metteva in risalto la curva del seno. «Sarà l’evento più importante degli ultimi venticinque anni.»
La donna inarcò un sopracciglio. «Non starete paragonando le nostre nozze alla fine di una guerra?»
Re Ebon rise seduto sul trono rifinito in oro, dietro il quale era affisso lo stendardo bianco con ricamato uno scudo azzurro contenente un cristallo di ghiaccio circondato da fiocchi di  neve, lo stemma della Casata White. «Mia dolce Lady Griselda, intendo dire che da allora non c’è stato nulla di tanto importante da festeggiare in tutto il Regno Ageloss. I miei alleati, amici e sudditi potranno gioire senza aver prima dovuto sperimentare il dolore di una lunga guerra contro un demone.» Baciò la mano sinistra della donna, che teneva stretta nella sua e alzò gli occhi per guardarla in volto.
Lady Griselda sorrise. «Sono dispiaciuta di dover coinvolgere nei preparativi anche le vostre figlie» rispose, scandagliò con lo sguardo la pareti di marmo e girò debolmente il volto oltre le sue spalle. «Dovrebbe essere un giorno di festa anche per loro, o almeno avrei piacere che lo fosse.»
«Lo è, non avere timore» replicò il Re. «Snow e Rosered sono felici di esserti di aiuto, vero ragazze mie?» L’uomo puntò gli occhi lungo lo spazio che separava i troni reali dal tappeto borgogna, che delimitava il perimetro della sala del trono da cui potevano rivolgersi le persone per avere udienza dal re. In piedi con le mani intrecciate in grembo, le due ragazze erano rimaste in attesa di essere interpellate, avanzarono di un paio di passi e lo superarono.
«Certamente, è un onore per noi potervi aiutare» rispose Snow, scostando una ciocca dei lunghi capelli neri dietro l’orecchio. Il vestito rosso faceva risaltare la sua pelle chiara, che aveva suggerito quel nome alla madre al momento della nascita e la faceva apparire più matura e sofisticata dei suoi diciassette anni. «Inoltre, occuparci della spedizione degli inviti e ricevere gli ospiti non è un compito stancante.»
Rosered, più giovane di un anno, annuì agitando intorno al volto i capelli castano ramati. «Abbiamo completato tutti gli inviti e i messi reali sono già partiti tra questa mattina e questo pomeriggio, in modo che la consegna avvenga al più presto in ogni territorio del regno.» Si lisciò il vestito rosa acceso come la sua carnagione e si schiarì la voce. «A questo proposito, dato che fino all’arrivo degli invitati non ci sono altri impegni urgenti, vorremmo sapere se possiamo essere utili anche per l’altro evento in programma.»
«L’altro evento?» ripeté Re Ebon.
«Credo intenda la mia incoronazione a Regina» intervenne in suo aiuto Lady Griselda. «Immagino però che non ci siano molti preparativi da organizzare.»
«No, niente di particolare. Sembra più altisonante di quello che in realtà sarà» spiegò Ebon. «Lady Griselda giurerà fedeltà a me, alla Casata White e al Regno, dopodiché potremmo coprire la sua graziosa testa con una corona gemella alla mia. E il tutto avverrà dopo le promesse nuziali.»
Rosered notò che Snow si tormentava il mignolo sinistro mentre il padre parlava, così disse: «In questo caso, se la nostra presenza non è più necessaria, chiediamo il permesso di congedarci.»
L’uomo si alzò dal trono. Raggiunse le figlie e le baciò entrambe sulla fronte, provocando un breve pizzicore sulla pelle per via della barba castana che gli circondava le labbra. «Permesso accordato. Saranno giorni impegnativi anche per voi, riposatevi finché potete.»
Le sorelle fecero un inchino, si voltarono e uscirono dalla sala del trono. Proseguirono a passo spedito, facendo ticchettare le scarpe sul pavimento lucido e giunte a metà del corridoio, Rosered afferrò il polso della sorella. «Quella donna non piace neanche a te.»
«No, io…»
«Non mentirmi» la interruppe Rosered. «Ho visto come trattavi il tuo povero mignolo, lo fai solo quando c’è qualcosa che vorresti dire, ma non hai il coraggio per aprire bocca.»
Snow sospirò. «Non ho nulla contro Lady Griselda, ma i suoi modi non mi convincono in pieno. È molto fredda e distante, non ha legato con nessuna delle dame di corte e pur essendo educata con noi, non ha mai dimostrato apertamente di essere felice di diventare parte della nostra famiglia. Mi domando solo se potrà essere una buona moglie e una Regina capace di far fronte ai bisogni del popolo.»
«Capisco cosa vuoi dire.» Rosered avanzò e aprì la terza porta laccata di bianco alla loro sinistra, entrando nel salottino che usavano per il tè pomeridiano. Si lasciò cadere su una poltroncina di velluto creme e aggiunse: «Più la guardo, più mi dà l’impressione che ogni sua parola, o azione siano calcolate. Come se stesse seguendo un piano.»
La sorella prese posto nel divanetto accanto a lei, spostando in avanti il piccolo tavolo rettangolare con il piano in vetro e le gambe in ottone. «Forse ci facciamo solo influenzare dall’affetto per nostro padre. E dal ricordo di nostra madre.»
«Vorrei che fosse così» brontolò Rosered rattristandosi. «Ogni giorno che passa, mi rimangono meno immagini di lei nella mente. Sono certa che un mattino mi sveglierò e non saprò più con certezza di che colore erano i suoi occhi, o i suoi capelli. Non mi è possibile fare paragoni.»
Snow la osservò desolata. Sua madre era morta pochi anni dopo averla data alla luce e anche lei ricordava sempre più a fatica l’aspetto della donna. Quello che non avrebbe mai ammesso con la sorella, era che non c’era nella sua memoria un episodio che riguardasse tutte e tre. Come se per i primi anni di vita fosse stata figlia unica. Scacciò quell’idea dai pensieri e accarezzò la mano sinistra dell’altra ragazza. «Non ti devi preoccupare. Ti ripeterò ogni giorno quello che c’è da sapere su nostra madre e il suo volto resterà vivido nel tuo cuore e nella tua mente.»
Rosered si spinse in avanti, le buttò le braccia al collo e tuffò il volto nei lisci e lucenti capelli neri di Snow. «Sono felice che tu sia con me.»
«Ci sarò sempre, ogni volta che avrai bisogno.» Snow le massaggiò la schiena. Si era sempre presa cura di lei dal momento in cui erano rimaste orfane di madre. Il Re era sempre molto impegnato e per quanto ci fossero una nutrice e una governante a disposizione, pronte a occuparsi di loro, lei e sua sorella erano state dipendenti l’una dall’altra per crescere serene. «Sai che potrai venire da me per qualunque problema.»
Rosered si scostò delicatamente dal suo corpo. «Parli sul serio? Posso confidarti davvero tutto?»
«Non devi avere dubbi. Tra noi non c’è mai stato questo problema.»
«In effetti ho un’idea che mi assilla e ho bisogno di dirtela, ma deve restare un segreto.» La ragazza si sistemò il vestito rosa e si riaccomodò sulla poltroncina. «Prima, quando parlavamo di Lady Griselda… penso che la questione sia più grave di una nostra innocente antipatia.»
«Spiegati meglio» disse Snow, non riuscendo a nascondere la preoccupazione.
«Sai che la sua stanza è situata prima della mia e alcune sere, passando davanti alle sue porte accostate, che lasciano aperta solo una piccola fessura, ho sentito le sue conversazioni. Non ho percepito tutte le parole, ma senza ombra di dubbio ho udito risponderle una voce maschile.»
«Potrebbe trattarsi di un servo» ipotizzò Snow.
Rosered scosse la testa. «No, il tono della sua voce era dolce, rilassato, l’ho sentita addirittura ridere.» Si sporse per diminuire la distanza tra loro e poter sussurrare. «Ho paura che tradisca nostro padre.»
L’altra ragazza si irrigidì. «La tua è un’accusa molto grave, sei proprio sicura che si tratti di tradimento? Hai detto che le porte erano quasi del tutto chiuse, sei rimasta a controllare che uscisse un uomo?»
«No, temevo di essere scoperta e così me ne sono andata prima che le loro confidenze finissero» ammise Rosered.
«Quindi non hai prove concrete.»
«Ho detto la verità» replicò concitata la sorella.
Snow cercò di calmarla. «Non lo sto mettendo in dubbio, ma senza una prova da sottoporre a nostro padre, non possiamo fare niente. Sono convinta che hai buone intenzioni e ti sta a cuore il suo bene, ma ora come ora sembrerebbe solo un attacco di gelosia verso la nostra futura matrigna.»
«Quindi, cosa proponi di fare?»
«Aspettiamo. Forse presa dalla stanchezza per l’organizzazione del matrimonio, Lady Griselda commetterà una leggerezza e ci fornirà l’occasione per scoprire se hai ragione.» Snow si alzò e prese la sorella per mano. «Per stasera non pensarci più. Torniamo nelle nostre stanze e rinfreschiamoci, la cena sarà servita tra poco.»
Anche se sperava in una reazione più agguerrita della sorella, Rosered assecondò il suo suggerimento. Uscirono insieme dalla sala del tè, proseguirono fino al termine del corridoio, arrivando alle scale in marmo e le salirono  per un  piano, dove erano ubicate le stanze personali.
Nell’istante in cui le due principesse scomparirono oltre la rampa di scale, la porta della camera accanto alla sala da tè si aprì lentamente. Lady Griselda fece capolino stringendo con tanta forza un lembo del vestito da farle sbiancare le nocche. Con il volto contratto dall’indignazione, stava rimuginando su quanto aveva appena origliato. Si era allontanata dalla sala del trono e fortunatamente aveva carpito parte del colloquio tra Snow e Rosered in tempo per rifugiarsi nella biblioteca. Lì i muri di contatto erano meno spessi e appoggiandosi alla parete si potevano udire ovattate le voci di chi si trovava al di là.
«Quelle due sono troppo curiose e non posso rischiare che si intromettano nei miei piani. Dovrò prendere dei provvedimenti» sibilò. Poi aprì le dita liberando la stoffa e le sue labbra si distesero, formando un lieve sorriso. «È arrivato il momento che quelle due scoprano la verità sul loro legame di sorelle.»

                                                         

                                                              Continua…  

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